Per oltre un secolo l’urbanistica si è concentrata su come difendere l’uomo dalla natura. Oggi,di fronte agli effetti del cambiamento climatico, la domanda è cambiata: come progettare città in cui i processi naturali possano continuare a svolgere il proprio ruolo senza trasformarsi in fattori di rischio?
di Francesco Cancellieri Componente del CTS Fondazione Architetti nel Mediterraneo
Messina si conferma punto di riferimento nel dibattito nazionale sulla rigenerazione urbana sostenibile ospitando una delle tappe del tour italiano dedicato alle Città Osmotiche, il progetto promosso dall’Istituto Nazionale di Bioarchitettura che raccoglie esperienze, progetti e cantieri già avviati in numerose città italiane.
Dopo le tappe di Portoferraio e Napoli, la mostra approda a Messina, dove resterà visitabile presso il Museo Regionale Accascina fino al 31 agosto, prima di proseguire il suo percorso a Roma, dal 4 al 6 settembre, nell’ambito della manifestazione B-CAD presso il Centro Congressi La Nuvola di Fuksas.
Al centro del progetto vi è una nuova idea di città resiliente, capace di integrare acqua, paesaggio, infrastrutture e qualità urbana in un unico sistema. Una visione che considera l’ambiente non come un elemento da contrastare, ma come una componente essenziale del progetto urbano.
L’iniziativa è stata promossa dal Dipartimento Ambiente e Sostenibilità e dal Dipartimento Politiche del Mare dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Messina responsabile l’Arch. Graziella Arena, in collaborazione con la Fondazione Architetti nel Mediterraneo, e propone la mostra Città Osmotiche – Progettare il futuro tra Uomo, Natura e Tecnologia allestita nella Sala Cripta del Museo Accascina dalla MABE di Mariella Bellantone.
Ospite dell’inaugurazione è stato anche l’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Reggio Calabria, con cui è stato avviato un confronto sul futuro dell’area integrata dello Stretto, sottolineando il valore della collaborazione tra i due ordini.
Ad aprire i lavori sono stati Anna Carulli, Presidente della Fondazione Architetti nel Mediterraneo di Messina e dell’Istituto Nazionale di Bioarchitettura, promotrice dell’iniziativa, insieme al Presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Messina Giovanni Lazzari, alla Direttrice del Museo Regionale Marisa Mercurio, alla Presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Reggio Calabria Santina Dattola e all’Assessore comunale Liana Cannata, intervenuta in rappresentanza dell’Amministrazione comunale.
L’incontro ha dato vita a un importante momento di confronto sulle criticità ambientali e urbanistiche del territorio, affrontando il tema della risposta ai cambiamenti climatici e alla crescente fragilità delle città.
La crisi climatica impone un profondo ripensamento del metabolismo urbano, è emerso durante il dibattito. Non è più sufficiente progettare città capaci di resistere agli eventi estremi: occorre realizzare sistemi urbani che collaborino con i processi naturali, valorizzandoli anziché ostacolarli.
Su questi principi si fonda il programma Città Osmotica elaborato dall’Istituto Nazionale di Bioarchitettura, che propone una nuova visione della pianificazione urbana: edifici e quartieri vengono concepiti come membrane attive, in grado di regolare i flussi di acqua, energia e materiali, contribuendo al miglioramento dell’equilibrio ecosistemico del territorio.
Anche Messina aderisce a questo percorso scientifico e progettuale, che proseguirà attraverso tavoli tecnici dedicati allo sviluppo di strategie innovative per la sostenibilità urbana.
Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo dell’acqua, elemento che non conosce confini amministrativi e segue esclusivamente le leggi della natura. Per questo motivo, la pianificazione del futuro dovrà imparare a dialogare con i cicli naturali, integrandoli nelle trasformazioni urbane anziché limitarne gli effetti.
Per oltre un secolo l’urbanistica si è concentrata su come difendere l’uomo dalla natura. Oggi,di fronte agli effetti del cambiamento climatico, la domanda è cambiata: come progettare città in cui i processi naturali possano continuare a svolgere il proprio ruolo senza trasformarsi in fattori di rischio?
La risposta proposta dall’Istituto Nazionale di Bioarchitettura è quella della Città Osmotica: un modello di pianificazione ecosistemica che assume i cicli naturali come struttura portante del progetto urbano e valuta ogni trasformazione in funzione della sua capacità di migliorare il funzionamento ambientale del territorio.
Una visione che pone al centro non soltanto l’architettura e la sostenibilità, ma anche la tutela della salute, della sicurezza e della qualità della vita delle comunità, promuovendo un nuovo equilibrio tra uomo, natura e tecnologia.
Francesco ing. Cancellieri Componente del CTS Fondazione Architetti nel Mediterraneo
Resta dentro le notizie che contano
Segui il canale WhatsApp di La Freccia Web per ricevere aggiornamenti, articoli e approfondimenti direttamente sul tuo telefono.
Segui il canale WhatsApp
