Home In Evidenza Nella laicità santa di Francesco. La Provvidenza come dono divino

Nella laicità santa di Francesco. La Provvidenza come dono divino

Francesco è il più grande rivoluzionario dell’Occidente perché riporta il Vangelo dentro la polvere. Dentro le piaghe. Dentro gli occhi del lupo e del lebbroso. Se non custodisci la terra, non custodisci l’uomo. Se profani la Natura, profani Dio. La sua lezione laica parte dal custodire…

di Pierfranco Bruni

Il coraggio o è esemplare e lascia un segno tangibile o non è coraggio. Porto con me da anni lunghi Francesco d’Assisi. Da giovane appena laureato, direi giovanissimo, mi sono recato ad Assisi. Ho fatto visita alla tomba di Francesco. Lì abbiamo deciso di sposarci. Un richiamo forte. Ho organizzato il matrimonio tutto da solo. Erano tempi di un’altra età. Certamente. Mi ha guidato Francesco. Ad Assisi ci ritorno spesso. Ad Assisi con mia moglie ci ritorniamo spesso. Non è un atto soltanto di devozione. È un richiamo forte. Perchè i richiami bisogna ascoltarli. Bisogna viverli. Bisogna custodirli. La mia andata per la prima volta ad Assisi, da Roma come universitario fuori sede perché le mie origini sono calabresi, è stato in viaggio laico. Da laico nella laicità del pensiero. In questo passaggio il sacro è diventato dominante. In tutto questo c’è una voce sottesa che è quella della Provvidenza. Il vero cammino del laico che ha fede. Agostino ci regala una visione che ha un carisma metaforico importante: “Niente accade in questo mondo che non sia disposto o permesso dalla Provvidenza divina”. È un viaggio insondabile. Vero. Dalla laicità del laico alla sacralità del credente. Ma la vita è mistero. Se non è mistero a cosa servirebbero i combattimenti. La buona battaglia paolina è anche qui. Allora… Francesco: “I combattimenti difficili vengono riservati solo a chi ha un coraggio esemplare”. San Francesco d’Assisi può essere letto in forma laica? Certamente sì. Perché il senso del creato, in Francesco, è in stretta comparazione con la Natura. Ovvero Natura come paesaggio e come inviolabilità della vita. Non solo oltre la morte. Ma nella vita. Qui. Ora. Nell’immanenza che si fa trascendenza senza mai tradire la terra. Mi sembra che questo sia un segno bello, importante e metafisico. Proprio tra vita e terra si realizza la metafisica di Francesco. Una metafisica che non sale, ma scende. Che si china. Che tocca. In realtà Francesco è il più grande rivoluzionario dell’Occidente perché riporta il Vangelo dentro la polvere. Dentro le piaghe. Dentro gli occhi del lupo e del lebbroso. Una delle frasi più forti, più laceranti, più laiche che san Francesco abbia mai pronunciato è questa: “Io, frate Francesco, ho fatto la mia parte, la vostra ve la insegni Cristo”. È il testamento di un uomo che ha capito che l’istituzione avrebbe tradito il carisma, che la struttura avrebbe soffocato la profezia. Osserva Jacques Dalarun, che coglie il nodo con precisione: “…la riedizione del destino della Cristianità: tra insegnamento del Vangelo e necessità di istituire una Chiesa, come tra il carisma del santo fondatore… e la necessità, per una fondazione, per un Ordine di vivere queste esigenze giorno per giorno. Tutto sommato ciò che viene svelato in maniera frammentaria nella morte del santo fondatore, è la difficoltà, il paradosso o la sfida che costituisce l’esistenza stessa di una società cristiana”. Dalarun sembra voler dire che la morte di Francesco svela il paradosso di una società cristiana che non riesce a vivere cristianamente. L’Ordine che sopravvive al Fondatore tradendolo per sopravvivere. È la storia di tutti gli Ordini. È la storia della Chiesa stessa. Perché secondo Dalarun: “Francesco non cambiò il mondo con una dottrina. Lo cambiò mostrando che il Vangelo poteva essere vissuto fino in fondo”. Francesco muore spogliato. Letteralmente. Vuole morire nudo sulla terra nuda. Dunque, è teologia laica. È metafisica della terra. Restituisce alla terra ciò che la terra gli ha dato. A tal proposito Leonardo Boff, che ha compreso fino in fondo lo scandalo, chiosa: “…pensare e agire nel contesto di una proposta integralmente cristiana – a pieno titolo all’interno della sua tradizione, dei suoi dogmi, dei suoi riti – e nondimeno aver proiettato tale sua visione su uno sfondo più ampio, più comprensivo, tale da essere in grado di parlare ad ogni uomo, religioso o laico che sia. In ciò sta lo scandalo e il paradosso di Francesco, che tante interpretazioni divergenti ha suscitato”. Lo scandalo e il paradosso. Ecco le due parole chiave. Non sono contraddizioni. È ontologia nel mistero. È metafisica del tempo cristologico. Anzi cristocentrico. Francesco è scandaloso perché è integralmente cristiano e proprio per questo è universalmente laico. Parla ad ogni uomo. La sua cattolicità è cosmica, non confessionale. La sua laicità non è quella dei laicisti. È una laicità più profonda, più antica, più radicale. È la laicità del Cantico. Fratello Sole, Sorella Luna, Fratello Vento, Sorella Acqua, Fratello Fuoco, nostra Madre Terra. Non c’è gerarchia. C’è fratellanza. Non c’è dominio sulla Natura. C’è appartenenza alla Natura. È mistero dentro l’uomo orante. La sua metafisica ci dice che la terra non è un luogo da attraversare per andare in cielo. La terra è il cielo che comincia. La vita non è uno spazio d’attesa per l’aldilà. La vita è il luogo dove si gioca e si intreccia tutto. Francesco laico è il Francesco più vero. Il Francesco che non ha bisogno di miracoli per essere credibile. Ha bisogno di coerenza. E la sua coerenza è stata totale. Ha scelto la povertà non come mortificazione, ma come libertà. Solo chi non possiede nulla non può essere ricattato da nulla. In un tempo di crisi e macerie, di guerre per le terre rare, di territori devastati, di vite inviolabili violate ogni giorno, Francesco ci parla di un fatto semplicissimo e rivoluzionario. Se non custodisci la terra, non custodisci l’uomo. Se profani la Natura, profani Dio. La sua lezione laica parte dal custodire. Tra vita e terra perché secondo Leonardo Boff: “Senza la fraternità reale, mai arriveremo a formare la famiglia umana che abita la sorella e Madre Terra”. Un inciso molto attuale che lo riporta nel nostro tempo. Un tempo che dovrebbe rileggere Francesco: “La povertà consiste nel non fare più caso al denaro che alla polvere della strada”. Con i sandali ha percorso le sue strade testimoniandosi. Occorre lasciare testimonianze d’amore e di carità. Il suo insegnamento ha la spiritualità della Provvidenza. Credo nella Provvidenza. Salva. La Provvidenza salva. Non ho mai badato al denaro. Cammino sempre senza mai avere denaro in tasca. Non è una scelta. È una distrazione? Ma le distrazioni sono il sale delle onde che sfuggendo dal mare si intagliano negli scogli. Gli scogli sono grotte case abitati. Vorrei soltanto che Francesco mi desse ancora il sorriso per poter incontrare gli anni che ancora mi saranno dati come dono. Tutto è un dono. Anche l’essere laico nella fede. San Francesco sa. Il laico che ha vissuto la laicità e lungo la vita la conversazione ha abitato il sacro e il sacro la santità. Un segno impareggiabile che è diventato quel gesto in cui la parola ha tracciato il canto della preghiera che permette di illuminare le tenebre. Un vero chiaro nel bosco. Nel coraggio si diventa esemplari. Credere nella Provvidenza è credere nella salvezza. San Francesco di Paola, che porta il nome di Francesco d’Assisi per dono della madre, ha sottolineato: “Camminare significa lasciare ciò che pesa, affidarsi alla Provvidenza e andare avanti”. È questo in fondo il monito che sembra mi accompagna

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