Home In Evidenza Kandinsky a Roma: a Palazzo Bonaparte la grande mostra internazionale che riporta nella Capitale il genio dell’astrazione

Kandinsky a Roma: a Palazzo Bonaparte la grande mostra internazionale che riporta nella Capitale il genio dell’astrazione

Giorgia Piccolella
 Oltre settanta capolavori, prestati eccezionalmente dal Centre Pompidou di Parigi, raccontano tutta la storia umana e artistica di Kandinsky, in un percorso ricchissimo, con l’inconfondibile firma di Arthemisia. Per la prima volta esposte anche alcune opere di Gabriele Münter, artista straordinaria e compagna di vita di Kandinsky. La mostra è visitabile  fino al 14 febbraio 2027

Roma ritrova Kandinsky dopo oltre venticinque anni. Dal 15 settembre 2026 al 14 febbraio 2027 Palazzo Bonaparte ospita una grande mostra dedicata a uno degli artisti che più hanno cambiato il volto dell’arte del Novecento.

In esposizione ci sono oltre settanta opere, molte delle quali arrivate eccezionalmente dal Centre Pompidou di Parigi, che conserva uno dei nuclei più importanti al mondo dedicati a Vassily Kandinsky. Il percorso permette di seguire da vicino non soltanto l’evoluzione della sua pittura, ma anche le tappe di una vita attraversata da cambiamenti radicali, incontri decisivi, passioni e spostamenti continui fra Russia, Germania e Francia.

Prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con il Centre Pompidou e curata da Angela Lampe, la mostra parte dagli anni della formazione e arriva fino all’ultima stagione parigina, mostrando come Kandinsky sia arrivato progressivamente a liberare il colore e la forma dalla necessità di rappresentare la realtà.

È proprio qui che si trova il cuore della sua rivoluzione.

Per Kandinsky un colore poteva possedere il suono di una melodia e una linea poteva comunicare un’emozione. Da questa concezione prese forma l’astrattismo, un linguaggio destinato a incidere profondamente sulla storia dell’arte e sul modo stesso di osservare e interpretare il mondo.

Da questa idea nacque un modo completamente nuovo di intendere la pittura, destinato a segnare profondamente il linguaggio moderno.

Tra le opere più importanti presenti a Palazzo Bonaparte spicca Gelb-Rot-Blau del 1925, una delle immagini simbolo della produzione di Kandinsky. Forme, colori e geometrie si incontrano in una composizione che sembra seguire una struttura quasi musicale, lontana da qualsiasi rappresentazione tradizionale.

Il percorso è articolato in cinque sezioni e attraversa tutte le fasi più importanti della carriera dell’artista: le prime opere figurative, gli anni trascorsi a Monaco, l’esperienza del Blaue Reiter, il ritorno nella Russia rivoluzionaria, il periodo del Bauhaus e infine Parigi.

La mostra racconta l’intera storia umana ed artistica di Kandinsky: da avvocato in Giurisprudenza ed Economia politica all’Università di Mosca a maestro dell’arte moderna, attraversando epoche storiche, paesi, grandi amori passionali.

Un capitolo importante della mostra è dedicato anche a Gabriele Münter, compagna di Kandinsky per oltre dieci anni ma soprattutto artista di grande rilievo dell’Espressionismo tedesco. Per la prima volta trovano spazio nel percorso anche alcune sue opere, accompagnate da documenti che permettono di riscoprire una figura rimasta a lungo in secondo piano rispetto a Kandinsky. Münter condivise con lui una stagione di ricerca particolarmente intensa. Il loro rapporto intrecciò vita privata e confronto artistico proprio negli anni in cui l’Europa stava attraversando una delle sue trasformazioni culturali più profonde.

Accanto a lei emerge anche la figura di Nina Kandinsky, moglie dell’artista e custode della sua memoria.

Fu il suo lascito al Centre Pompidou a rendere possibile la conservazione di una parte fondamentale del patrimonio di Kandinsky. Proprio grazie a questo nucleo di opere oggi Roma può vedere lavori che raramente lasciano Parigi.

Mentre il Centre Pompidou si prepara infatti a una lunga chiusura per restauri , la Capitale si afferma come il principale punto di riferimento internazionale per la riscoperta dell’opera di Kandinsky, offrendo al pubblico italiano il privilegio raro di ammirare capolavori che difficilmente lasciano Parigi.

La mostra racconta anche l’uomo dietro l’artista.

Kandinsky nacque a Mosca nel 1866 e inizialmente seguì un percorso completamente diverso. Studiò giurisprudenza ed economia e sembrava destinato alla carriera accademica. Intorno ai trent’anni decise però di cambiare tutto e di dedicarsi alla pittura.

Si trasferì a Monaco di Baviera, uno dei centri più vivaci della cultura europea di inizio Novecento.

Due esperienze furono particolarmente importanti per la sua formazione.

La prima fu l’incontro con i Covoni di Claude Monet. Davanti a quelle immagini in cui le forme sembravano quasi dissolversi nel colore, Kandinsky comprese che un dipinto poteva emozionare senza dover necessariamente riprodurre la realtà in modo fedele.

La seconda fu l’ascolto del Lohengrin di Richard Wagner al Teatro Bol’šoj di Mosca. Da quella esperienza maturò l’idea che anche la pittura potesse funzionare come la musica: senza bisogno di descrivere qualcosa di riconoscibile, ma capace comunque di evocare emozioni, immagini e ricordi.

Nel 1911 fondò insieme a Franz Marc, con la partecipazione di Gabriele Münter, Der Blaue Reiter, il gruppo del Cavaliere Azzurro.

Sono gli anni in cui la pittura di Kandinsky si allontana progressivamente dalla rappresentazione del reale e il colore conquista una libertà sempre maggiore.

A questa fase, compresa fra il 1911 e il 1914, la mostra dedica ampio spazio.

Tra le opere più significative c’è L’Arco nero del 1912, uno dei capolavori della collezione del Centre Pompidou. In lavori come questo forme, colori e segni non servono più a descrivere un oggetto, ma diventano essi stessi protagonisti dell’opera.

Lo scoppio della Prima guerra mondiale costrinse Kandinsky a tornare in Russia, dove partecipò alla riorganizzazione della vita culturale negli anni della rivoluzione.

Nel 1921 rientrò in Germania e fu chiamato a insegnare al Bauhaus, uno dei principali laboratori delle avanguardie europee. Qui approfondì ancora di più il rapporto fra geometria, colore e composizione.

Nel 1933, dopo la chiusura del Bauhaus da parte del regime nazista, lasciò la Germania e si trasferì a Parigi, dove visse fino alla morte nel 1944.

Accanto ai dipinti, il percorso di Palazzo Bonaparte comprende fotografie, documenti, oggetti personali e materiali provenienti dalla Bibliothèque Kandinsky, che permettono di osservare anche gli aspetti più privati della sua vita.

Ci sono inoltre approfondimenti dedicati alle sue teorie sul colore, sulla forma e sul rapporto fra pittura e suono, oltre a una sala immersiva pensata per accompagnare il visitatore dentro l’universo visivo dell’artista.

La mostra è realizzata con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia, della Regione Lazio e del Comune di Roma – Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria.

È prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi ed è curata da Angela Lampe, conservatrice delle collezioni moderne del Musée national d’art moderne, con la consulenza scientifica ed editoriale per i contenuti divulgativi di Francesca Villanti.

Fino al 14 febbraio 2027 Palazzo Bonaparte offre  la possibilità di attraversare l’intero percorso di Kandinsky, dagli esordi figurativi alla piena astrazione, seguendo la forza visionaria, la ricerca sul colore e la trasformazione pittorica di uno dei grandi maestri del Novecento.

La mostra vede come sponsor Generali Valore Cultura, mobility partner Atac e Frecciarossa Treno Ufficialemedia partner Urban Vison la Repubblicaradio partner Dimensione Suono Softhospitality partner Hotel De Russie e sponsor tecnico Ferrari Trento.
Il catalogo è edito da Moebius.

Photocover: Da sx: Alessandra Taccone – Fondazione Terzo Pilastro, e  Iole Siena -Arthemisia  -Photo Credts Marco Nardo

 
 
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