Home Redazione Cassani (UniPv): “Immunoterapia nuovo standard cura per cancro endometrio” ‘Ora servono dati real world di lungo periodo’

Cassani (UniPv): “Immunoterapia nuovo standard cura per cancro endometrio” ‘Ora servono dati real world di lungo periodo’

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Roma, 15 giu. (Adnkronos Salute) – “A quattro anni dallo studio Ruby, l’immunoterapia con dostarlimab in associazione alla chemioterapia è ormai uno standard consolidato nel trattamento del carcinoma dell’endometrio avanzato o recidivato”. Lo sottolinea Chiara Cassani, ricercatrice dipartimento di Scienze clinico-diagnostiche, chirurgiche e pediatriche Università di Pavia e ginecologa oncologa presso Uo Ostetricia e Ginecologia Fondazione Irccs Policlinico San Matteo Pavia, evidenziando che “non si tratta più di un’opzione sperimentale ma di un cambio strutturale nella pratica clinica: oggi si osservano risposte più durature, maggiore controllo della malattia e miglior qualità di vita rispetto al passato”. Sul fronte della ricerca, la priorità è invece ampliare i dati di real life. “Servono informazioni sulla durata delle risposte nel lungo termine, sulla qualità di vita e sull’identificazione dei sottogruppi che traggono maggior beneficio – afferma l’esperta – con l’obiettivo futuro di ridurre o modulare anche l’impiego della chemioterapia”. Possiamo parlare di un cambiamento consolidato. “Per molti anni il trattamento di riferimento – spiega Cassani – è stato rappresentato esclusivamente dalla chemioterapia o dalla combinazione di chemio e radioterapia che, pur consentendo di controllare la malattia in una quota di pazienti, aveva limiti importanti in termini di durata della risposta. Oggi disponiamo di evidenze solide che dimostrano come l’aggiunta dell’immunoterapia sia in grado di migliorare significativamente il controllo della malattia e la sopravvivenza. Nella pratica clinica, infatti, l’immunoterapia in prima linea è ormai realtà e la valutazione dello stato di mismatch repair, il sistema che ripara gli errori del Dna è parte integrante del percorso diagnostico iniziale”. Particolarmente rilevante il beneficio osservato nelle pazienti pMMR, con sistema di riparazione del Dna funzionante, storicamente escluse dalle terapie innovative. “Vediamo nella quotidianità – sottolinea – un controllo di malattia più duraturo e periodi più lunghi senza progressione. Questo si traduce anche in un impatto positivo sulla qualità di vita, con la possibilità per molte donne di mantenere le proprie attività personali e sociali”. Nel contesto di un centro ad alta specializzazione, “il ruolo dell’approccio multidisciplinare è determinante. Anatomopatologo, patologo molecolare, oncologo e ginecologo oncologo lavorano insieme nella nostra realtà per definire strategie terapeutiche personalizzate. A questo si aggiunge il contributo di altri specialisti per la gestione delle tossicità, elemento cruciale nell’uso dell’immunoterapia”, aggiunge. Infine, grande attenzione alle reti oncologiche: “Sono fondamentali per garantire equità di accesso e uniformità di trattamento. L’auspicio è che diventino sempre più integrate anche per favorire la raccolta sistematica dei dati e migliorare la personalizzazione delle cure”. Nel caso del carcinoma dell’endometrio, l’accesso tempestivo alla diagnostica molecolare e ai trattamenti innovativi come l’immunoterapia rappresenta un esempio concreto del valore delle reti oncologiche. “Per il futuro auspico infatti reti sempre più integrate, capaci di favorire non solo l’accesso alle cure ma anche la raccolta sistematica di dati clinici e biologici. Questo consentirebbe di accelerare la ricerca, migliorare la personalizzazione delle terapie e ridurre le disuguaglianze assistenziali. L’obiettivo finale deve essere garantire a ogni donna il miglior percorso di cura possibile, indipendentemente dal contesto geografico in cui vive”, conclude.

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