C’è chi mette dischi. E c’è chi li chiama per nome, uno a uno, come se avessero un’anima che non ha mai smesso di respirare
C’è un rumore che non senti subito. Non è musica. È prima. È il fruscio del tempo che si sfoglia.
Mirko Fanciullo lo conosce bene quel rumore. Ci vive dentro. Non lo spiega, non lo analizza: lo ascolta come si ascolta una voce che arriva da una stanza chiusa da anni e che, improvvisamente, decide di parlare.

Ha creato Vinile del Giorno come si costruiscono le cose che non vogliono diventare moda. Un disco al giorno. Uno solo. Come un respiro scelto tra mille respiri possibili. Dischi dimenticati, persi nei banchi dei mercatini, accatastati nelle fiere dove il passato non chiede permesso ma si offre, stanco e bellissimo, a chi sa guardare.
E lui guarda.
Non è collezione. È riconoscimento. Come se ogni vinile fosse una persona che ti ricorda qualcosa che avevi smesso di ricordare.
Poi c’è il suono. Sempre lui. Il suono che non è mai solo suono.
Nei suoi set non c’è la fretta del presente. Non c’è la moda, non c’è l’urgenza di “funzionare”. C’è qualcosa di più pericoloso e più raro: la libertà di perdersi. E nel perdersi, ritrovarsi.
La musica del Sud Italia si intreccia con le ombre della world music, non a caso è considerato dalla critica il riferimento per la Mediterranean Wave italiana. In tal senso, le derive wave, quelle più malinconiche e luminose insieme, si appoggiano su ritmi che sembrano arrivare da un’altra stanza della memoria. Non è un viaggio. È una restituzione.
Perché Fanciullo non suona i dischi. Li riporta indietro.
Li tira fuori dalla polvere con la delicatezza di chi sa che la polvere non è sporco, ma tempo sedimentato. E quando la puntina scende sul vinile, non è mai solo un inizio. È un ritorno.
C’è una cosa che colpisce, più di tutto il resto: l’idea che ogni disco abbia aspettato lui. Non il contrario. Come se il mondo avesse messo da parte certe tracce, certi suoni, certi respiri, sapendo che prima o poi qualcuno sarebbe passato a riprenderli.
E allora capisci che Vinile del Giorno non è un progetto musicale. È una piccola macchina del tempo senza tecnologia. Solo mani, occhi, e un’ossessione gentile per ciò che non vuole scomparire.
Nel suo lavoro con il record shop Malamore di Ortigia, questa idea diventa spazio. Non un negozio, ma un luogo dove la musica non si compra: si incontra. E ogni incontro ha qualcosa di irripetibile, come certe conversazioni che arrivano tardi e restano per sempre.
Mirko Fanciullo non cerca il suono perfetto.
Cerca quello necessario.
Quello che, quando lo ascolti, ti fa venire il sospetto che non stai ascoltando una canzone… ma un ricordo che non sapevi di aver vissuto.
Resta dentro le notizie che contano
Segui il canale WhatsApp di La Freccia Web per ricevere aggiornamenti, articoli e approfondimenti direttamente sul tuo telefono.
Segui il canale WhatsApp
