Johnny, il nuovo singolo dove la realtà urbana si tinge di sensazioni. Tra i chiaroscuri di Roma e l’urgenza di un racconto senza filtri
È appena uscito, ma già fa parlare “Johnny”, per l’etichetta Red&Blue, distribuito da Ada Music Italy. “Johnny” è il titolo del nuovo singolo di Er Pablo, un artista che sta ridefinendo i confini dell’hip-hop romano contemporaneo. Pablo Deleuse, in arte Er Pablo, non è il classico rapper: la sua formazione affonda le radici nel teatro e nella regia, elementi che trasforma in musica attraverso una scrittura fortemente visiva e cinematografica.
Con “Johnny”, l’artista ci trascina in un viaggio introspettivo dove il tempo non è un concetto astratto, ma un pirata che salpa per non tornare. Il brano nasce da una suggestione colta — lo studio de “La Mer” di Debussy — e si sviluppa su un tappeto sonoro organico, dove gli strumenti suonati dal vivo sostituiscono la freddezza dei campionamenti digitali. Accompagnato dal suono del produttore Violea e da una presenza vocale femminile eterea, Er Pablo ci regala un pezzo che è insieme duro e melodico, una “mappa del tesoro” lasciata aperta all’interpretazione di ogni ascoltatore. E ci parla di “Johnny”, un brano che esplora l’incessante scorrere del tempo attraverso la metafora del pirata.
Com’è nata l’esigenza di personificare un concetto così astratto in una figura leggendaria come quella del pirata e quanto c’è di personale in questo senso di “mancato ritorno”?
“La scrittura di un testo per me è composta da più elementi. Ovviamente il mio vissuto personale incide molto sul come e cosa scrivo, ‘Johnny’ è l’esempio perfetto. Ho ritrovato nel pirata Johnny molti elementi della mia vita e senza dubbio è una figura che sento molto vicina. Più che un mancato ritorno a me preme molto il lasciar andare, che credo sia una costante della vita di molti. Esplorare una figura come quella di Johnny e legarla con più concetti su cui rifletto fa sì che un mio testo abbia più significati”.
Hai dichiarato che la genesi del brano è legata al tuo studio de “La Mer” di Debussy. Come sei riuscito a far dialogare l’impressionismo classico francese con le metriche veloci e incisive del tuo rapping? Qual è il punto d’incontro tra questi due mondi apparentemente così distanti?

“Io credo che la musica non abbia alcun tipo di limite, e credo anche che l’essere umano per sua natura abbia bisogno di limiti. I generi musicali sono una nostra decisione, ma questo non vuol dire che nella realtà sia così. Non riesco a vedere questa distanza tra il mondo orchestrale e quello del rap, sicuramente hanno immaginari molto diversi, ma alla fine hanno lo stesso scopo, ovvero comunicare qualcosa. Lo studio di Debussy è stato fondamentale per trovare una prima idea del brano, ma dentro di me e dentro le mie orecchie ci sono anni di rap, e dunque è inevitabile che per me risulti facile vedere una strofa rap con sotto un’orchestra. Il punto d’incontro secondo me è facile e scontato. Entrambe sono musiche.”
Nella struttura sonora di “Johnny” la voce femminile gioca un ruolo fondamentale per l’emotività del pezzo. Ci puoi raccontare come è nata questa collaborazione e in che modo, secondo te, la melodia femminile riesce a completare il messaggio che volevi trasmettere con le tue rime?
“La voce femminile è il tassello che regge l’intera piramide. Avendo una musica tendenzialmente morbida ed una voce principale dura ed incisiva, la voce femminile deve giostrarsi tra queste due sensazioni, cercando di cucire tutto insieme. Se analizziamo il brano nel dettaglio notiamo che l’inizio presenta dei vocalizzi molto morbidi, che troviamo a tratti anche nella prima strofa, nel ritornello la situazione cambia, la voce femminile diventa incisiva e coprotagonista. Per sottolineare il suo ruolo viene divisa in più linee sovrapposte, una morbida, una piena a livello canoro ed infine una di sottofondo che fa da pedale per le altre due. Grazie a questi passaggi il brano ha una evoluzione continua che si sviluppa attorno al rap. Anche se la linea guida viene tratteggiata dalla voce femminile, che deve – appunto -legare tutto.”
Essendo tu stesso il regista del videoclip, hai curato un’estetica che gioca sul contrasto tra staticità e dinamismo. Come si riflette la tua formazione nella recitazione e nel cinema sulla tua scrittura musicale? Ti consideri un artista che scrive per “immagini”?
“Assolutamente sì, le immagini sono protagoniste della mia penna e direi della mia vita stessa. Mi succede molto spesso di immaginare un’immagine specifica, la regia e la fotografia sono il risultato di questa mia caratteristica. La recitazione e il teatro mi hanno insegnato ad interpretare parole ed emozioni, quando scrivo tengo sempre bene a mente lo studio emotivo che ho iniziato dentro al teatro.”
Partendo dalla “vecchia scuola” romana (come Primo Brown e i Colle der Fomento) sei approdato a un rap strumentale ricco di pianoforte, chitarra e batteria suonati dal vivo. In un’epoca dominata da suoni digitali e campionamenti, quanto è importante per te mantenere questa “magia” sonora autentica insieme al produttore del suono Violea?
“Personalmente amo gli strumenti per una questione emotiva. La musica è un mezzo di comunicazione e attraverso gli strumenti e i musicisti è capace di trasmettere emozioni diverse. Non odio i synth o i campionatori, anzi li reputo eccezionali in quello che possono fare, ma purtroppo non esiste apparecchio elettronico che può entrare in contatto con la musica a livello emotivo, un computer non ha emozioni. Per questo amo gli strumenti, hanno storie da raccontare e vissuti totalmente diversi, proprio come chi li suona. Questa unione crea l’arte, che è esattamente quello che voglio sentire io”.
Hai spesso affermato che la cosa più importante per te è l’interpretazione che gli altri danno alle tue parole. C’è un messaggio o una sensazione particolare che speri il pubblico colga ascoltando “Johnny”, o preferisci che il brano rimanga una “mappa” aperta in cui ognuno può trovare il proprio tesoro?
“Il termine mappa è sicuramente quello più appropriato. Essendo l’italiano una lingua molto complessa e ampia, le stesse parole possono avere significati diversi e permette a ogni singola persona di dare un’interpretazione propria. Più che un messaggio o una sensazione io spero di far riflettere l’ascoltatore, di farlo interrogare sulle mie parole così da fargli costruire la sua mappa del tesoro. La parte più bella è ovviamente scoprire le interpretazioni diverse dalla tua, così puoi cercare le strade degli altri dentro di te.”
BIOGRAFIA
Pablo Deleuse, in arte “Er Pablo”, è un cantautore romano esponente della nuova scena hip-hop. Il suo percorso artistico affonda le radici nella recitazione ma, ancora giovanissimo, scopre una viscerale passione per la musica, traendo ispirazione dal rap romano della “vecchia scuola” e dallo studio dei testi di pilastri come Primo Brown, i Villa Ada Posse e i Colle der Fomento.

Inizia a scrivere i suoi primi brani a soli 11 anni, influenzato dagli autori che ancora oggi studia costantemente. All’età di 16 anni, affascinato dalla musica suonata dal vivo, intraprende da autodidatta lo studio di diversi strumenti: chitarra, pianoforte e batteria. Questo amore per la strumentazione lo porta ad approfondire vari generi, trovando la propria dimensione ideale nel rap strumentale.
Ascoltando i suoi ultimi lavori — Veterano, Fumo e Malditesta e Johnny — emerge immediatamente una sonorità ricca di strumenti suonati dal vivo, che accompagnano testi profondi e specchio della sua realtà quotidiana. Crescendo sia anagraficamente che artisticamente, Er Pablo si spinge sempre più verso la sperimentazione di nuove sonorità, abbinandole a liriche capaci di trasmettere sensazioni diverse a ogni singolo ascoltatore. È proprio questa versatilità a rendere il suo pubblico estremamente eterogeneo per età e genere, come lui stesso ricorda spesso nelle interviste: “La cosa più importante per me è l’interpretazione delle mie parole; sono davvero curioso di sapere cosa le persone vedono nei miei testi”.
Per l’artista, il fine ultimo della musica è una comunicazione che apra mondi immaginativi diversi, permettendo a chiunque di trovare un significato unico e personale nelle sue rime. Nonostante un animo incline alla solitudine, Er Pablo ama la dimensione collaborativa: per la comunicazione si avvale del supporto del team Red&Blue, mentre per la creazione della “magia” sonora si affida al produttore Violea, il cui sound — ora morbido, ora più rock — contribuisce a rendere ogni produzione autentica e originale.

