Home Storia, Arte, Cultura Essere conservatori non basta più. Essere tradizionalista è ben oltre l’ideologia. La mia anti-ideologia

Essere conservatori non basta più. Essere tradizionalista è ben oltre l’ideologia. La mia anti-ideologia

Da Burke a Leopardi, fino al Pavese del mito, Pierfranco Bruni attraversa le idee che separano conservatorismo e tradizionalismo. E si chiede che cosa possa restare di una civiltà quando smette di riconoscere le proprie radici

Nonostante le confusioni della nostra temperie ho il dovere di proporre alcune considerazioni. Dunque. Credo sia necessario chiarire la vera diversità tra Tradizionalismo e Conservatorismo. Più volte, negli anni Ottanta e Novanta, ne ho parlato con Francesco Grisi. In convegni e in incontri privati. In epoche di macerie servono distinzioni precise. Perché confondere le due cose è l’errore più comune della cultura politica contemporanea. È un errore metafisico. Chi confonde la radice con il ramo non ha compreso né l’una né l’altro.

Ho sempre pensato, leggendo Vico, che la storia proceda per corsi e ricorsi e che ogni parola, usata fuori dal suo campo etimologico, diventi ideologia. Così per Tradizione e Conservazione.

Il Conservatorismo ha dentro l’etica della custodia. Nasce nel 1790, quando Edmund Burke pubblica le Riflessioni sulla Rivoluzione francese. Burke non è un reazionario. È un Whig che ha paura che la ragione astratta tagli la testa non solo al re ma all’uomo. Il suo è un pensiero del limite, della prudenza. Conservare non significa non cambiare. Significa cambiare come un albero, mantenendo lo stesso tronco.

Una linea attraversa l’Europa. In Francia è De Maistre e De Bonald, è Chateaubriand che rende il conservatorismo estetico con il Génie du christianisme. In Spagna è Donoso Cortés. In Germania è Möser e Burckhardt. In Inghilterra è Coleridge, Disraeli, poi Oakeshott. In America è Russell Kirk e Scruton con la sua oikofilia, l’amore per la casa. In Italia non ha avuto partito, ma letteratura: Cuoco, Leopardi che è conservatore perché classico, Manzoni, poi Prezzolini, Longanesi, Montanelli, Del Noce che capisce che il nemico non è il progressista ma il borghese nichilista. Il conservatore custodisce istituzioni, famiglia, Chiesa, Nazione, paesaggio. Ma nel tempo storico. Non interroga l’eternità. Interroga la durata.

Il Tradizionalismo è altra cosa. Per me è la metafisica dell’Origine. Non è dottrina politica. È iniziatica. Non nasce nel 1790. Nasce prima della storia. Se gli devo un fondatore moderno dico René Guénon con Orient et Occident e La crise du monde moderne. Ma Guénon non inventa. Ritrova. Con lui Coomaraswamy, Schuon, Eliade, Evola nella fase migliore, De Giorgio, Zolla. Tradizione non è ciò che si tramanda. È ciò che è sempre stato. Philosophia Perennis. Verità non umana che si manifesta nel Veda, nel Tao, nell’Islam esoterico, nel Cristianesimo delle origini.

Il tradizionalista non conserva. Ricorda. In greco anamnesis. Il conservatore dice difendiamo la civiltà cristiana. Il tradizionalista dice quella civiltà è l’ultima forma decaduta di una Tradizione più antica, da ritrovare oltre il Cristianesimo sociologico.

Per questo Rivolta contro il mondo moderno di Evola del 1934 non è un libro conservatore. Considera conservatorismo, liberalismo e socialismo tre volti dello stesso mondo moderno, tre materialismi del Kali Yuga.

La differenza è abissale. Il conservatore crede nella Storia. Il tradizionalista nel Mito. Uno nel progresso limitato, l’altro nella decadenza ciclica dall’Età dell’Oro all’Età del Ferro. Pavese, a me caro, era un tradizionalista. Il conservatore difende la religione come istituzione. Il tradizionalista ne cerca la dottrina segreta. La mia posizione è cristocentrica.

Vico ci aiuta: il conservatore vive nel tempo degli uomini e cerca di non farlo cadere nel tempo dei mostri. Il tradizionalista vive nel tempo degli dèi e giudica gli uomini da lì.
Fino alla Seconda Guerra Mondiale potevano marciare insieme contro modernità radicale, comunismo e nichilismo. Oggi la divaricazione è totale. Il conservatorismo è diventato conservatorismo liberale. Difende mercato e Occidente tecnologico. Thatcher diceva di essere conservatrice e ha privatizzato tutto. È ciò che Del Noce chiamava conservatorismo senza Tradizione.

Il tradizionalismo oggi ha preso due strade estranee al conservatore: quella estetizzante da biblioteca, simboli e rune senza ascesi, e quella della radicalizzazione politica che usa Evola e Guénon come ideologi, mentre disprezzavano l’ideologia.
Il vero tradizionalista è solo. Vale il Pensiero. Come un monaco. Non ha partito. Sa che la politica non può salvare la Tradizione perché è figlia della modernità. Il conservatore che volesse ritrovare un’anima dovrebbe tornare un po’ tradizionalista: ricordare che ciò che conserva gli è stato affidato. E il tradizionalista dovrebbe tornare un po’ conservatore: accettare che l’eterno ha bisogno di casa, paesaggio, lingua. Senza casa la Tradizione è gnosi. Senza Tradizione la casa è albergo.

Resta la mia posizione. Un viaggio dal mito al sacro. L’ideologia non ha anima. È senza anima. La Tradizione ripropone l’anima della Civiltà. Mai persa. Sempre sul davanzale. Sulla soglia. Occorre il Salto. Una visione che mi riporta al mio Kierkegaard.

Nonostante le confusioni della nostra temperie ho il dovere di proporre alcune considerazioni. Dunque. Credo sia necessario chiarire la vera diversità tra Tradizionalismo e Conservatorismo. Più volte, negli anni Ottanta e Novanta, ne ho parlato con Francesco Grisi. In convegni e in incontri privati. In epoche di macerie servono distinzioni precise. Perché confondere le due cose è l’errore più comune della cultura politica contemporanea. È un errore metafisico. Chi confonde la radice con il ramo non ha compreso né l’una né l’altro.

Ho sempre pensato, leggendo Vico, che la storia proceda per corsi e ricorsi e che ogni parola, usata fuori dal suo campo etimologico, diventi ideologia. Così per Tradizione e Conservazione.

Il Conservatorismo ha dentro l’etica della custodia. Nasce nel 1790, quando Edmund Burke pubblica le Riflessioni sulla Rivoluzione francese. Burke non è un reazionario. È un Whig che ha paura che la ragione astratta tagli la testa non solo al re ma all’uomo. Il suo è un pensiero del limite, della prudenza. Conservare non significa non cambiare. Significa cambiare come un albero, mantenendo lo stesso tronco.

Una linea attraversa l’Europa. In Francia è De Maistre e De Bonald, è Chateaubriand che rende il conservatorismo estetico con il Génie du christianisme. In Spagna è Donoso Cortés. In Germania è Möser e Burckhardt. In Inghilterra è Coleridge, Disraeli, poi Oakeshott. In America è Russell Kirk e Scruton con la sua oikofilia, l’amore per la casa. In Italia non ha avuto partito, ma letteratura: Cuoco, Leopardi che è conservatore perché classico, Manzoni, poi Prezzolini, Longanesi, Montanelli, Del Noce che capisce che il nemico non è il progressista ma il borghese nichilista. Il conservatore custodisce istituzioni, famiglia, Chiesa, Nazione, paesaggio. Ma nel tempo storico. Non interroga l’eternità. Interroga la durata.

Il Tradizionalismo è altra cosa. Per me è la metafisica dell’Origine. Non è dottrina politica. È iniziatica. Non nasce nel 1790. Nasce prima della storia. Se gli devo un fondatore moderno dico René Guénon con Orient et Occident e La crise du monde moderne. Ma Guénon non inventa. Ritrova. Con lui Coomaraswamy, Schuon, Eliade, Evola nella fase migliore, De Giorgio, Zolla. Tradizione non è ciò che si tramanda. È ciò che è sempre stato. Philosophia Perennis. Verità non umana che si manifesta nel Veda, nel Tao, nell’Islam esoterico, nel Cristianesimo delle origini.

Il tradizionalista non conserva. Ricorda. In greco anamnesis. Il conservatore dice difendiamo la civiltà cristiana. Il tradizionalista dice quella civiltà è l’ultima forma decaduta di una Tradizione più antica, da ritrovare oltre il Cristianesimo sociologico.

Per questo Rivolta contro il mondo moderno di Evola del 1934 non è un libro conservatore. Considera conservatorismo, liberalismo e socialismo tre volti dello stesso mondo moderno, tre materialismi del Kali Yuga.

La differenza è abissale. Il conservatore crede nella Storia. Il tradizionalista nel Mito. Uno nel progresso limitato, l’altro nella decadenza ciclica dall’Età dell’Oro all’Età del Ferro. Pavese, a me caro, era un tradizionalista. Il conservatore difende la religione come istituzione. Il tradizionalista ne cerca la dottrina segreta. La mia posizione è cristocentrica.

Vico ci aiuta: il conservatore vive nel tempo degli uomini e cerca di non farlo cadere nel tempo dei mostri. Il tradizionalista vive nel tempo degli dèi e giudica gli uomini da lì.
Fino alla Seconda Guerra Mondiale potevano marciare insieme contro modernità radicale, comunismo e nichilismo. Oggi la divaricazione è totale. Il conservatorismo è diventato conservatorismo liberale. Difende mercato e Occidente tecnologico. Thatcher diceva di essere conservatrice e ha privatizzato tutto. È ciò che Del Noce chiamava conservatorismo senza Tradizione.

Il tradizionalismo oggi ha preso due strade estranee al conservatore: quella estetizzante da biblioteca, simboli e rune senza ascesi, e quella della radicalizzazione politica che usa Evola e Guénon come ideologi, mentre disprezzavano l’ideologia.
Il vero tradizionalista è solo. Vale il Pensiero. Come un monaco. Non ha partito. Sa che la politica non può salvare la Tradizione perché è figlia della modernità. Il conservatore che volesse ritrovare un’anima dovrebbe tornare un po’ tradizionalista: ricordare che ciò che conserva gli è stato affidato. E il tradizionalista dovrebbe tornare un po’ conservatore: accettare che l’eterno ha bisogno di casa, paesaggio, lingua. Senza casa la Tradizione è gnosi. Senza Tradizione la casa è albergo.

Resta la mia posizione. Un viaggio dal mito al sacro. L’ideologia non ha anima. È senza anima. La Tradizione ripropone l’anima della Civiltà. Mai persa. Sempre sul davanzale. Sulla soglia. Occorre il Salto. Una visione che mi riporta al mio Kierkegaard.

 

💬
LA FRECCIA WEB SU WHATSAPP

Resta dentro le notizie che contano

Segui il canale WhatsApp di La Freccia Web per ricevere aggiornamenti, articoli e approfondimenti direttamente sul tuo telefono.

Segui il canale WhatsApp

You may also like

Lascia un commento