A Messina, la personale “Cercare mondi” di Lucio Ferr, ospitata il 30 e 31 ottobre lungo la Panoramica dello Stretto, ha offerto un’esperienza artistica intensa e suggestiva.
di Domenica Puleio
Una sottile, quasi impercettibile linea d’ombra separa ciò che i nostri occhi registrano da ciò che l’anima sceglie di riconoscere. È in questo spazio indefinito, fatto di risonanze interiori e sguardi che scavano oltre il primo strato delle cose, che prende forma “Cercare mondi”, la personale dell’artista Lucio Ferr, tenutasi lo scorso 30 e 31 ottobre negli spazi di via Strada Panoramica dello Stretto a Messina.

Dire che si tratta di una semplice mostra pittorica sarebbe ingannevole. Quello di Ferr è un vero e proprio atto di svelamento. In un tempo saturato da immagini patinate, veloci e prive di spessore, l’artista compie un gesto controcorrente e profondamente umano: riporta la pittura alla sua dimensione originaria di scavo psicologico, fatta di carne, di peso e di uno scontro fisico e spirituale combattuto direttamente sulla tela.

Guardare un’opera di Lucio Ferr significa accettare di perdersi nella topografia dell’invisibile. Le sue opere non raccontano: evocano e strappano. La materia si fa viva, tridimensionale, drammatica. Le pennellate materiche si sovrappongono come stratificazioni della memoria, i rilievi sembrano cicatrici lasciate ad asciugare al sole, mentre le colature di colore scivolano verso il basso come pensieri inafferrabili o intuizioni improvvise. Si avverte un travaglio intimo e potente in ogni campitura: il colore non viene steso per decorare, ma per imprimere una pressione emotiva, per dare corpo a un’urgenza che altrimenti resterebbe soffocata nel silenzio.

Nelle parole che accompagnano l’esposizione, Ferr sintetizza la sua ricerca con una folgorazione che sa di paradosso rivelatore: “Il visibile nasconde spesso l’invisibile che ama rivelarsi nascondendosi”. È la chiave di volta dell’intero percorso. L’opera d’arte smette di essere un oggetto passivo da contemplare e diventa uno specchio scuro. Chi sosta davanti ai suoi quadri non si limita a osservare il mondo interiore del pittore, ma viene spinto, per una forte attrazione magnetica, a guardare dentro se stesso. Dietro ogni solco, ogni grumo di colore e ogni tracciato schematico, emerge la proiezione di chi osserva, il rimbalzo delle proprie paure, dei desideri inespressi, delle verità rimaste sopite.

La scelta della location aggiunge un ulteriore strato di senso e di suggestione. Realizzata senza scopo di lucro e a ingresso libero, la mostra si affaccia lungo la Panoramica dello Stretto: un luogo che per sua natura è confine, vertigine, punto d’incontro tra terre e correnti sottomarine cupe e irrequiete. La tensione del paesaggio messinese – sospeso tra la costa e l’abisso – trova una naturale sponda concettuale nel lavoro di Ferr. Come lo Stretto nasconde nelle sue profondità correnti invisibili in superficie, così le sue opere custodiscono nelle proprie campiture una verità che chiede solo di essere ascoltata.

“Cercare mondi” è in fondo un invito al coraggio: la scelta di fermarsi dalle 18:00 alle 22:00, di spegnere il rumore di fondo della quotidianità e di lasciarsi attraversare dall’arte come esperienza contemplativa. Lucio Ferr non regala risposte facili né consolatorie; regala piuttosto una sospensione, uno strappo nel velo delle apparenze per permettere a chiunque lo desideri di affondare lo sguardo nella parte più autentica e riposta della propria umanità.
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