Roma, 21 giu. (Adnkronos Salute) – Per almeno 15 anni il Fondo sanitario nazionale ha subìto successive decurtazioni nello spirito delle spending review avanzate per assestare i conti pubblici. Ciò ha prodotto un depotenziamento progressivo delle capacità prestazionali e il declassamento del nostro Paese nelle classifiche mondiali del rapporto tra investimento in sanità pubblica e Pil, che in Italia è più di un terzo inferiore a quello di Germania e Francia. E’ quanto si legge nella ricerca ‘Il Termometro della Salute’, promossa dall’Osservatorio Salute, Legalità e Previdenza Eurispes-Enpam -presentata oggi a Roma – nella quale si ricorda che in 10 anni sono stati sottratti oltre 37 miliardi di euro alla Sanità pubblica, e come con l’ultima Legge di Stabilità la quota del Pil riservata al Ssn sia tornata a scendere, tendendo a quel minimo storico collocato intorno al 6%. Nel 2019, anno spartiacque perché non ancora toccato dalla pandemia, la quota del Pil riservata alla Sanità – ricorda la ricerca – era scesa al 6,2%, alla quale i cittadini aggiungevano un 2,2% di spesa diretta. La media nell’Europa a 27 era rispettivamente il 6,4% e 2,2%, ma in Germania 9,9% e 1,7%, in Francia 9,4% e 1,8%, in Svezia 9,3% e 1,6%. Dopo il triennio ‘straordinario’, che ha visto appostare le risorse necessarie per affrontare la pandemia e la campagna di vaccinazioni (per altro, solo in parte ad oggi erogate), ora – fa notare il report – la quota del Pil riservata al Ssn è tornata a scendere intorno al 6%.In un decennio – sottolinea la ricerca, citando dati Gimbe – sono stati sottratti oltre 37 miliardi di euro alla sanità pubblica, di cui circa 25 miliardi nel periodo 2010-2015, in conseguenza di ‘tagli’ previsti da varie Manovre finanziarie e oltre 12 miliardi nel periodo 2015-2019, in conseguenza del ‘definanziamento’ che, per obiettivi di finanza pubblica, ha assegnato al Ssn meno risorse rispetto ai livelli programmati.
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