La storia millenaria di un’immensa distesa d’acqua-quella del lago del Fucino, in Abruzzo- «simile ad un mare per la sua grandezza», attraverso le vicende che videro l’uomo confrontarsi, specchiarsi, perdersi in quello che oggi all’uomo è dato soltanto immaginare.
“Mi presento, sono il Fucino, altro non importa aggiungere. La mia è una storia millenaria, iniziata nei meandri del tempo, ma posso dirvi questo: tutto ciò che di rilevante mi riguarda ha a che fare con l’uomo”. A parlare, in questo prologo, è il Lago del Fucino protagonista del romanzo storico fresco di stampa di Gaetano Lolli per Leonida Edizioni dal titolo “Il cerchio dell’acqua”: si tratta della storia
Così il Fucino prosegue tra le pagine del libro che ne ricostruisce la dimensione nel corso della storia e attraverso personaggi: “È passato del tempo da quando gli uomini, affaccendati come granchi laboriosi, hanno iniziato le loro attività lì alle pendici del promontorio; ormai sono abituato alla loro presenza, li scorgo ogni volta che le mie onde portano la mia curiosità da quelle parti. Ultimamente però qualcosa sta cambiando; non riesco più a respirare come vorrei in quella piccola spiaggia riparata, diventata a me cara da quando custodisco lì il ricordo di altri uomini ormai scomparsi”.
“Sono nato nella terra dei Marsi e vivo ad Avezzano – spiega Lolli. –Sono un ingegnere edile-architetto, un curioso appassionato in tanti campi e leggo tantissimo, scrivere quindi col tempo è diventata una conseguenza naturale; credo che sia un modo insensato e romantico di sottrarre tempo alle cose da fare”.
La prefazione del libro è a cura dell’Archeologa Emanuela Ceccaroni, mentre la copertina è stata realizzata da Alfonso Scioli.
“Fin dal sorgere del sole, ho notato una notevole presenza di uomini lì nel posto dove ormai non vado più; c’è la mia acqua certo, i miei pesci, c’è tutto il mio essere ma non respiro più con le mie onde in quella riva, la corrente sottomarina devia quella parte delle mie acque. La ragione è semplice, ed è la paura, non c’è cosa più tremenda di comprendere che non si può più essere completamente padroni di sé stessi, e che la causa di tutto ciò è l’uomo”. Lolli affida proprio ai pensieri e ai sentimenti del lago Fucino il compito di congiungere le storie degli uomini attraverso le varie epoche sul cui sfondo si muovono i singoli personaggi che animano le pagine di questo percorso “diacronico” come lo definisce la stessa Ceccaroni, lungo le sponde del bacino lacustre.
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