Sostenibilità, Cenci: “Una Social Sustainability Week per parlare dei suoi paradossi”

Roma, 3 dic. (Adnkronos) – “Dalla Social Sustainability Week ci aspettiamo soprattutto tanti paradossi”. Così Cristina Cenci, Senior Partner Eikon Strategic Consulting Italia e presidente Reworld intervenendo all’evento di apertura della Social Sustainability Week ‘I giovani e la sostenibilità, talenti da valorizzare’, questa mattina al Palazzo dell’Informazione a Roma”Il primo – spiega – da un lato la sostenibilità sociale riguarda ognuno di noi, dall’altro è socialmente invisibile. A due livelli almeno: quando si dice sostenibilità ognuno di noi vede ‘verde’ (ambiente, natura, ecc…) ma non possiamo dimenticare che esiste una sostenibilità sociale. Se riusciamo a superare il ‘verde’, c’è un’altra associazione spontanea: la parola ‘aiuto’, cioè la sua declinazione come responsabilità di prendersi cura di chi ha più bisogno, una declinazione assistenzialista che è una componete ma non è l’unica e ci distoglie dal pensare la sostenibilità sociale come leva strategica di trasformazione”.”Secondo paradosso: se si mette una ‘S’ davanti ad una serie di parole, questa ne trasforma il significato (comunicare-scomunicare, correre-scorrere, ecc…). La sostenibilità sociale nei suoi obiettivi rischia spesso di trasformarsi nel suo contrario: ci diamo un obiettivo e purtroppo ne deriva un altro; un fattore ‘S’ che da un lato trasforma, dall’altro inverte”, continua. “Terzo paradosso: mi collego all’Agenda 2030 e alla nuova direttiva Ue che porterà migliaia di aziende a confrontarsi con la dichiarazione non finanziaria cioè con il racconto della loro azione sostenibile. Rischiamo che questa rendicontazione miri a standardizzare ciò che non può essere standardizzato: il sociale, la qualità soggettiva, l’adattamento, la trasformazione, il dinamismo. Altrimenti lo sterilizziamo. Allo stesso tempo lo dobbiamo misurare per poterci dare degli obiettivi”. L’ultimo paradosso riguarda la Diversity&Inclusion. “Siamo a rischio perché per come si sta strutturando rischiamo che questa Diversity assuma le forme di un neo razzismo, identificando delle caratteristiche specifiche di una persona e trasformandole nella caratteristica unica di questa persona che poi includiamo nella nostra presunta normalità. Di tutto questo vogliamo parlare e i giovani sono uno specchio importante di questi paradossi”, conclude.

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