Acqua negli edifici: legionella pneumophila e prevenzione sostenibile per l’ambiente

L’acqua è vita, ma anche un ecosistema complesso che richiede equilibrio e consapevolezza. Tra i microrganismi che la abitano, Legionella pneumophila rappresenta una potenziale minaccia per la salute, soprattutto negli ambienti indoor. Oggi, grazie a nuove evidenze scientifiche e a un approccio normativo più mirato, è possibile prevenire i rischi in modo efficace e sostenibile, coniugando tutela della salute pubblica e rispetto dell’ambiente in una visione integrata di “One Health”

di Vincenzo Romano Spica

L’acqua è un bene inestimabile alla base della vita sul pianeta e della salute di ogni essere umano. Anzi, ogni forma di vita, dai microscopici batteri ai grandi cetacei, dai fiori dei campi agli alberi della foresta tropicale, sono –“siamo”- fatti soprattutto di acqua (60-80%). Il nostro stesso satellite in cui viviamo e fatto più di acqua che di terra! Non a caso, Jeremy Rifkin propone modificare il nome del Pianeta Terra in “Pianeta Acqua”.

La biodiversità di animali e piante che vediamo nei diversi ambienti naturali, dipende dalla biodiversità di invisibili microflore presenti nell’acqua: il loro microbiota. La nostra salute dipende dalla salute degli ecosistemi, in una prospettiva unica e interconnessa di “One Health”. Tra questi microrganismi innocui ed anzi benefici, ve ne sono raramente alcuni patogeni, da cui dobbiamo difenderci. Tuttavia, sarebbe assurdo e anzi dannoso pretendere di disporre di acqua senza microbi, ossia sterile e senza vita. Con il progresso tecnologico e l’estendersi dell’urbanizzazione, il tema acqua, ha iniziato a riguardare anche le nostre case, gli edifici in cui lavoriamo o in cui svolgiamo attività ricreative, ludiche o sportive. Dal rubinetto di un bar alla doccia di un albergo, dalle fontane di stazioni e aeroporti agli impianti idrici di industrie specializzate, l’acqua “gira” tra le mura in cui abitiamo, tra tubature e serbatoi. La sua forza vitale si mantiene anche in ambienti indoor, alimentando una biodiversità che il più delle volte è invisibile, ma sempre presente. Tra le numerosissime specie di microrganismi acquatici, alcune, in condizioni particolari possono anche divenire patogene, e pericolose soprattutto per soggetti fragili. Tra queste Legionella pneumophila, un batterio acquatico spesso alla ribalta sui media, in quanto attraverso aerosol può in rari situazioni essere inalato e determinare una polmonite grave che prende il nome di Malattia dei Legionari: dalla prima epidemia che colpì un raduno di veterani in un albergo di Filadelfia, in USA, nel 1976.

L’emergere della Legionella pneumophila come principale responsabile della Malattia del Legionario o Legionellosi, ha portato scienziati e decisori a rivedere le modalità di sorveglianza e gestione degli impianti idrici. Una recente analisi costi-benefici condotta dal Laboratorio di Epidemiologia dellUniversità di Roma “Foro Italico” (Romano Spica et al, Water 2024), in collaborazione con ricercatori europei, mostra perché concentrare l’attenzione proprio su L. pneumophila rappresenti non solo una scelta più efficace per la tutela della salute pubblica, ma anche più efficiente dal punto di vista economico e più sostenibile per l’ambiente.

Il nuovo decreto italiano sulla gestione della acqua negli edifici (DL18-23) include misure per la prevenzione della Legionellosi, in linea con la revisione della Direttiva europea 2020/2184 sulla qualità delle acque destinate al consumo umano. Questi documenti segnano un importante passo avanti nella regolazione della sicurezza idrica nei diversi ambienti di vita.

Legionella pneumophila è inserita come parametro di sorveglianza nella routine dei controlli, accanto al gruppo più ampio delle altre decine di specie di Legionelle, che appartengono a questa famiglia di batteri acquatici. Il decreto riconosce che il controllo di L. pneumophila è fondamentale per prevenire la Legionellosi, imponendo test sistematici e regolari in una vasta gamma di impianti, tra cui strutture pubbliche, sanitarie, ricreative, turistiche, ambienti di lavoro, impianti sportivi o per la riabilitazione.

Questa scelta risponde direttamente all’evidenza clinica: L. pneumophila è responsabile della grande maggioranza dei casi e dei focolai di Legionellosi, come confermato da dati dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC).

Allo stesso tempo, le altre specie (spp) di Legionella restano parte del quadro normativo italiano, in particolare nell’ambito delle valutazioni del rischio. Il controllo delle varie Legionelle spp. resta fondamentale specie in ambienti complessi o ad alto rischio, come ospedali, anche se il modello sperimentale utilizzato suggerisce chiaramente come L. pneumophila resti il parametro più rilevante e critico per la sorveglianza e tutela della salute.

Questo cambiamento riflette un allineamento razionale tra regolazione, rischio e risorse. La ricerca dimostra che, concentrando il monitoring e le azioni di controllo su L. pneumophila, è possibile:

– Migliorare e mirare la rilevanza preventiva degli effetti del monitoraggio ambientale su ampia scala.

– Ridurre costi superflui legati a bonifiche non necessarie o derivanti da controlli troppo generici.

– Intervenire più tempestivamente e in modo meno dispersivo, grazie a soglie più chiare e protocolli di risposta noti da tempo.

In sintesi, nella complessa biodiversità delle acque destinate al consumo umano, controllare la principale causa specifica della malattia è una scelta efficace ed efficiente, importante sia dal punto di vista di sanità pubblica che economico, come in una prospettiva di sostenibilità ambientale.

Estate, stagione a rischio: attenzione nel settore turistico e occupazionale

Con l’arrivo dell’estate e della stagione balneare, aumenta il rischio di focolai di Legionella, che preferisce crescere in acqua calda-tiepida. I cambiamenti climatici potrebbero favorire questo pericolo, anche se al momento le evidenze sono ancora limitate e contraddittorie. In infrastrutture turistiche, come docce di hotel, torri di raffreddamento, spogliatoi di piscine e vasche idromassaggio il numero di utilizzatori più elevato aumenta i rischi di infezione, specie in soggetti fragili. Chiusure prolungate o intermittenti -come avvenne durante la pandemia- sono particolarmente pericolose per favorire un’eccessiva proliferazione microbica, legata al ristagno e riscaldamento dell’acqua.

La prevenzione si basa sulla sorveglianza, su controlli periodici dell’acqua, e sulla disinfezione mirata.

Un altro ambito in cui il controllo del rischio Legionellosi sta acquisendo rilevanza è il riutilizzo di acque reflue in agricoltura, industrie e vari altri ambiti. Nei Paesi Bassi, ad esempio, avanzati programmi di riuso delle acque hanno iniziato a integrare sistemi di monitoraggio di L. pneumophila negli scarichi, anche a seguito di alcuni focolai di malattia, ripetutisi nell’ultimo decennio.

Questi esempi evidenziano come la consapevolezza sull’importanza di L. pneumophila stia crescendo, non solo come parametro per la sicurezza dell’acqua di rubinetto, ma anche come elemento chiave nella più ampia economia circolare dell’acqua.

Il nuovo approccio normativo italiano: un modello a due livelli

Il nuovo decreto italiano introduce protocolli per la prevenzione, e in alcune situazioni considera attuabile un modello di controllo a due livelli:

– Test di routine su L. pneumophila, basati sul suo ruolo dominante nella malattia, per una prevenzione continua e mirata;

– Test contestuali su Legionella spp. in presenza di fattori di rischio specifici, come impianti complessi o contaminazioni pregresse – in particolare negli ospedali- e|o quando presenti situazioni di fragilità e vulnerabilità.

Questo modello bilanciato permette azioni mirate senza rinunciare alla flessibilità, assicurando strategie proporzionate al rischio effettivo.

Questo approccio intelligente alla sorveglianza rappresenta un modello per altri Paesi. Anziché eseguire un monitoring ampio e in modo generico e reagire più lentamente, è infatti possibile.

– Concentrarsi sul patogeno principale e sugli ambienti che causano malattia e che può essere anche letale;

– Rilevare i problemi più precocemente grazie a indicatori clinicamente significativi, agili e diretti;

– Allineare le misure di risposta ai rischi sanitari effettivi, puntando a coprire la maggior parte delle situazioni ottimizzando l’uso delle risorse.

Tali considerazioni aprono ad una evoluzione pragmatica delle politiche sanitarie suggerendo risultati importanti per la salute pubblica, senza sovraccaricare operatori coinvolti in analisi di laboratorio o interventi di bonifica su reti idriche di edifici contaminati da specie considerate non particolarmente virulente o patogene.

L’Italia guida con l’evidenza scientifica ed il buon senso

Con l’introduzione formale di L. pneumophila come parametro di routine, pur mantenendo Legionella spp. nel quadro di rischio più ampio, il nuovo decreto italiano rappresenta un approccio sfumato e basato su prove. Nel contesto dell’attuazione della Direttiva Acque Potabili in tutta Europa, questo modello – in cui L. pneumophila è centrale ma non esclusiva – può ispirare altri Paesi a sviluppare sistemi di monitoraggio più intelligenti, sicuri e sostenibili.

Legionella insegna come la biodiversità dell’acqua possa comprendere anche microrganismi potenzialmente pericolosi, ma che fanno parte dell’ecosistema e abitano gli ambienti acquatici da molto prima di quando l’uomo abbia iniziato a costruire città e incanalato l’acqua negli impianti idrici degli edifici. Sarebbe irrealistico pensare di poter eliminare Legionella dalle acque, e controproducente per l’ambiente e per l’uomo immettere grandi quantità di biocidi pensando di annullare il rischio, imponendo la bonifica su larga scala di edifici in cui la presenza di una qualsiasi specie di Legionella fosse identificata. Focalizzare prioritariamente sul principale patogeno sembra poter essere una soluzione piu appropriata e sostenibile anche in una prospettiva di One Health, in cui la tutela della salute umana si coniughi con il rispetto dell’ambiente e di altri esseri viventi, intesi come parte di un unico ecosistema, parte costitutiva del “Pianeta Acqua”.

Guarda l’intervista al Prof. Vincenzo Romano Spica
Ordinario di Igiene e Sanità Pubblica, Direttore Laboratorio di Epidemiologia e Biotecnologie, Università degli Studi di Roma “Foro Italico”
 https://youtu.be/_VBD045CNaA

Fonte:

ANTER Magazine

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