Radici di Ferro in Terra di Sicilia: Giuseppe Salvia vive a Capaci

di Domenica Puleio e Mimma Cucinotta

Ci sono luoghi dove l’aria scotta anche quando il vento è fresco. Il Giardino della Memoria di Capaci è uno di questi. Qui, dove la terra ha bevuto il sangue dei giusti, oggi è spuntato un nuovo ulivo. Non è solo una pianta: è la colonna vertebrale di Giuseppe Salvia che torna dritta, 45 anni dopo quel maledetto 14 aprile 1981, quando la camorra di Raffaele Cutolo pensò di spegnerlo sulla tangenziale di Napoli.

Hanno sbagliato i conti. Perché Giuseppe Salvia, il vicedirettore di Poggioreale che non si piegò ai boss, oggi ha messo radici a Palermo. Lo ha fatto grazie a Tina Montinaro e alla sua associazione Quarto Savona Quindici, in un abbraccio tra Napoli e la Sicilia che sa di riscatto e di dignità ritrovata.

Le parole di Giuseppina Troianello, vedova di Salvia, hanno squarciato il silenzio del giardino: “Mio marito ha scelto la legalità ogni giorno, senza chiedere protezione… oggi non siamo qui per ricordare una perdita, ma per affermare una presenza”. Ma è nel messaggio del figlio Claudio che la memoria si trasforma in mandato per il futuro. Guardando dritto negli occhi i ragazzi delle scuole presenti, ha lanciato una sfida che toglie ogni alibi: “Voi dovete scegliere sempre da che parte stare, dovete stare dalla parte della legalità. Noi continueremo a portare avanti queste iniziative perché, anche salvandone uno solo su un milione, avremo compiuto la nostra missione”.

Vedere gli studenti del Majorana scavare la terra e i detenuti affidati all’associazione “Idea e Azione” poggiare l’albero è stata la prova plastica di questa missione. Una sinergia che parla di futuro, lo stesso futuro evocato dal Prefetto Massimo Mariani e dal Sindaco Lagalla: una memoria che non deve essere un reperto, ma un impegno quotidiano che profuma come l’olio di Capaci, curato dai ragazzi e destinato alle Diocesi di tutta Italia.

Mentre padre Massimiliano Purpura benediceva l’ulivo, circondato dai familiari e dalle massime cariche civili e militari, si sentiva forte quel legame tra due terre segnate dal sangue ma unite dalla stessa voglia di riscatto.

Come diceva Falcone, le idee restano e continuano a camminare. Oggi, a Capaci, quelle idee hanno il volto di Giuseppe Salvia e le mani dei giovani che hanno giurato di non lasciarlo mai più solo. La memoria ha radici fortissime e oggi sono più profonde che mai.

@Riproduzione riservata

Related posts

Hormuz, la Cina ammonisce gli USA e l’Occidente che gioca a fare il pompiere con il lanciafiamme

L’Europa non è un condominio (anche se qualcuno insiste a portarsi dietro le ciabatte)

Perché non siamo felici? La verità sul vuoto del nostro tempo