A Melilli il dramma antico esce dalla scena e coinvolge lo spettatore in un percorso immersivo tra mito e pietra
C’è un’idea di teatro che negli anni si è fatta abitudine: sedersi, guardare, applaudire. Tutto ordinato, tutto distante. Alla Pirrera Sant’Antonio – Cava del Baroccoquesta abitudine viene messa da parte il 26 aprile con Le Baccanti, che non si limitano a essere rappresentate ma vengono vissute.
Qui non esiste un palco nel senso tradizionale, né una platea da cui osservare. Lo spazio è aperto, attraversabile, e l’azione si sviluppa dentro quel movimento. Gli attori non si limitano a interpretare, ma instaurano una relazione diretta con chi è presente. Non c’è imposizione, non c’è coinvolgimento forzato, ma una progressiva immersione che rende lo spettatore parte della scena senza trasformarlo in attore nel senso classico.
È questo il tratto distintivo del teatro esperienziale interattivo: mantenere la libertà dello spettatore e allo stesso tempo coinvolgerlo emotivamente e fisicamente all’interno della narrazione. Si resta se stessi, ma non si resta esterni. E quando questo accade, la tragedia smette di essere racconto e torna a essere esperienza.
Le Baccanti, in questo contesto, riacquistano una forza primaria. Dioniso non è più un personaggio distante, ma una presenza che si muove tra le persone. Le menadi non sono figure simboliche, ma tensione concreta, energia che attraversa lo spazio. Il mito non viene spiegato, ma condiviso.
Alla base di questo lavoro c’è il progetto Skené – Vivere il Dramma Antico,ideato e promosso da Dario Aquilina, psicoterapeuta e teatroterapeuta, che ha costruito un percorso capace di riportare il teatro alla sua dimensione originaria. Trasformare lo spettatore della tragedia o della commedia in attore, fargli vivere la magnetica potenza di un Edipo e delle sue figlie, di Elettra e della sua vicenda, o delle donne che attraverso la Lisistrata raccontano una Atene inconsapevole delle proprie fragilità. Un approccio che non punta alla spiegazione, ma all’esperienza diretta.
A portare in scena questo lavoro è il Teatro dell’Anima di Siracusa, composto da interpreti con una formazione solida e articolata. La regia è di Claudia Di Pasquale, attrice e teatro arte-terapista diplomata alla Scuola di Teatro Arte Terapia di Napoli, oltre che Glottodrama Qualified Teacher, che da anni lavora sulla formazione dell’attore e sull’intelligenza emotiva, affiancando all’attività artistica percorsi di counseling individuale e di gruppo in cui relazione, consapevolezza ed empowerment diventano strumenti concreti di crescita.
Con lei Marianna Di Martino, attrice con un percorso che intreccia teatro e cinema, formatasi tra stage con Lee Strasberg, Sergio Rubini e Vincent Riotta, e masterclass con Ivana Chubbuck. Ha lavorato tra Italia e produzioni internazionali, collaborando tra gli altri con Guy Ritchie in Operazione U.N.C.L.E. e con Ficarra e Picone in Incastrati, attraversando generi e linguaggi con una presenza scenica solida e riconoscibile.
Nel gruppo anche Sebastiano Sardo, attore formato tra la Civica “Paolo Grassi” di Milano, la Civica “Nico Pepe” di Udine e la Fondazione Teatro Stabile Due di Parma. Il suo percorso si è nutrito dell’incontro con alcune delle figure più rilevanti del teatro contemporaneo, da Carolyn Carlson ad Armando Punzo, da Dario Manfredini a César Ronconi, costruendo una ricerca attoriale rigorosa e profondamente fisica.
In tutto questo, la Pirrera non è semplice ambientazione ma elemento attivo. La pietra amplifica i suoni, trattiene le parole, restituisce i silenzi. Lo spazio non accoglie lo spettacolo, lo modifica. Ogni movimento assume un peso diverso, ogni voce si espande, ogni presenza diventa più intensa.
Le Baccanti non durano a lungo, ma lasciano una traccia precisa: la sensazione di aver attraversato qualcosa, non semplicemente osservato. Ed è questa la differenza che segna l’esperienza. Il progetto proseguirà nelle settimane successive, ad intervalli, con altri appuntamenti dedicati ai grandi classici, sempre in chiave immersiva: Antigone il 17 maggio, Elettra il 31 maggio, Edipo il 14 giugno e Alcesti il 28 giugno.
Cinque titoli, un’unica direzione: riportare il teatro a essere un’esperienza viva, condivisa, capace di coinvolgere senza imporre e di restare anche dopo la fine della scena.