Radici siciliane e battito londinese: il Nu-Jazz di Chicco Allotta e The Groovers

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Con l’album di debutto “Segundagenie” e il singolo “Jungle Ciuri 2.0”, il tastierista degli Incognito fonde tradizione folk, elettronica e contaminazioni globali in un personalissimo manifesto sonoro

C’è un filo che unisce la Sicilia a Londra. Su questo binario geografico ed emotivo si sviluppa l’universo musicale di Chicco Allotta, pianista, compositore e tastierista della band britannica Incognito. Attivo dal 1987, dopo aver suonato in eventi come il Concerto del Primo Maggio a Roma e in festival e club internazionali, Allotta realizza il suo primo progetto solista con la band The Groovers: “Segundagenie” (etichetta TRP Music). Il disco, composto da sei tracce, ridefinisce i confini del Nu-Jazz, intrecciando Jazz-Fusion, Drum&Bass, Funk e World Music. Lo accompagnano Massimiliano Laganà al basso, Luca Barbato alla batteria e Luca Meneghello alla chitarra. Il singolo che apre il progetto è “Jungle Ciuri 2.0”, nato da una jam session in studio, che decostruisce un simbolo folk della tradizione siciliana trasformandolo in un canto di protesta

Il senso profondo del progetto “Segundagenie” è un titolo enigmatico, e l’album nasce da un’idea rimasta nel cassetto per anni: cosa rappresenta davvero questo lavoro per te oggi? È più un punto di arrivo o una nuova partenza, soprattutto alla luce del tuo percorso tra Sicilia e Londra?

Segundagenie per me significa seconda versione, quindi è un punto di partenza, un altro.

Identità e trasformazione culturale. Nel disco fondi tradizione siciliana, elettronica londinese, Nu-jazz ed Etano: in che modo questa contaminazione musicale riflette la tua identità personale e artistica, segnata anche dall’esperienza migratoria ?

Tutto si fonde e si trasforma, credo la musica parli da sè.

Riscrivere la tradizione Con Jungle Ciuri 2.0 trasformi un simbolo popolare come Ciuri Ciuri in un brano ironico e introspettivo, quanto è importante per te mettere in discussione la tradizione, e che ruolo ha la musica nel raccontare le contraddizioni della sua terra?

Non volevo trasformare nulla, era una jam session fortunata tra amici, scherzavamo su un groove reggae in minore, io ero di pessimo umore e i ragazzi suonando mi sfidarono a inventarmi qualcosa, sono partito a razzo col ritornello di ciuri ciuri con note diverse e ritmo diverso, per poi letteralmente svuotare la mia mente di tutto quello che sentivo, in quel momento. Quanto sia importante lo diranno gli ascoltatori, che credo sentano la mia autoironia, bel lontana dal voler trasformare tradizioni.

Complessità musicale VS Emozione, brani come Mezzu Tempo in 13 o Father an Son mostrano una certa complessitàritmica e armonica: come riesci a bilanciare questa ricerca tecnica con l’urgenza emotiva e comunicativa della musica ?

Sono attratto dall’imprevedibilità, mi piace un sacco groovare, accompagnare , perdermi nel senso ipnotico dei groove che stiamo suonando, ma lo sghiribizzo, il groove non regolare, cambiare atmosfere più che ricerca tecnica, un po’ come cercare per radio frequenze, o andare nei negozi di dischi fino agli anni 90, ti prendevi un’ora e ti ascoltavi di tutto. E poi tornavi lì e ancora.

Il ritorno e la restituzione dal vivo, portare queste canzoni, nate a Londra, di nuovo in Sicilia: che significato ha per te questo ritorno? una riconciliazione, una restituzione o un nuovo dialogo con il pubblico di casa?

Non tutte le tracce dell’album sono nate a Londra , Jungle Ciuri 2.0 , Mezzutempo in 13 e Trapani Maybe sono nate in Sicilia. Ho sempre mantenuto buoni rapporti, niente da riconciliare, sono emigrato perché per fare cosa faccio dovevo andare in un posto enorme con migliaia di spazi e posti dove la musica è un elemento importante. Punto. Il pubblico di casa mi conosce, sono un musicista attivo dal 1987, mi è venuto infatti molto naturale suonare per la presentazione del mio nuovo progetto sia a Trapani che a Trecastagni,CT.

 

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