Il caso riaccende i riflettori sull’eredità dell’amianto nelle FS e sulla tutela di chi potrebbe essere stato esposto per anni alle stesse fibre killer
10 agosto 2026 – Il mesotelioma causato dall’esposizione all’amianto gli ha lasciato poco più di un mese. La diagnosi arriva il 3 settembre 2025, la morte l’8 ottobre a soli 66 anni. Dietro quei trentacinque giornic’è però una storia iniziata molti anni prima, tra le Officine Grandi Riparazioni di Torino e la rete ferroviaria piemontese, dove Vincenzo Faggiani ha trascorso l’intera vita lavorativa.
Oggi suo figlio Aldo ha deciso di rivolgersi alla Procura della Repubblica di Torino, assistito dall’avvocato Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. L’obiettivo non è soltanto chiedere giustiziaper la morte del padre, ma verificare se altri lavoratori possano essere stati esposti agli stessi rischi e contribuire a evitare nuove tragedie. La storia di Vincenzo attraversa quasi quarant’anni di lavoro nelle Ferrovie dello Stato. Dal 1979 ha operato nelle OGR di Torino, dove partecipava allo smontaggio dei rotabili ferroviari in ambienti nei quali la presenza di amianto è stata già accertata da numerose sentenze. Successivamente ha lavorato lungo la rete ferroviaria torinese fino al pensionamento, continuando a svolgere mansioni che, secondo la ricostruzione contenuta nell’esposto, lo hanno mantenuto esposto alla fibra killer. Dopo la diagnosi, i successivi accertamentiistituzionali hanno confermato il nesso tra la malattia e l’attività lavorativa: l’INAIL ha riconosciuto la malattia professionale con invalidità del 100% e il COR Piemonte ha certificato l’origine occupazionale della malattiaattribuendo al caso il massimo livello di certezza previsto dal ReNaM (Registro Nazionale dei Mesoteliomi).
Con l’esposto depositato alla Procura della Repubblica di Torino, Aldo Faggiani chiede che vengano accertate le eventualiresponsabilità legate alla morte del padre e se altri lavoratori potrebbero aver subito analoghe esposizioni. La denuncia richiama anche il quadro già delineato dalla magistratura torinese, che negli anni ha accertato responsabilità penali per casi di esposizione all’amianto nelle Ferrovie dello Stato, compresa la recente sentenza del Tribunale di Torino n. 1291/2025. Sarà ora la Procura a valutare se sussistono profili di rilevanza penale, e a fare piena luce su eventuali ulteriori situazioni di rischio per altri lavoratori esposti. “Mio padre ha lavorato per trentanove anni nelle Ferrovie dello Stato e oggi non c’è più a causa del mesotelioma. Chiediamo giustizia per lui, ma soprattutto vogliamo che venga fatta piena luce su quanto accaduto, perché nessun’altra famiglia debba vivere un dolore come il nostro e perché tutti i lavoratori eventualmente esposti possano essere tutelati”, afferma Aldo Faggiani.
La vicenda si inserisce in unquadro già oggetto di importanti pronunce della magistratura torinese, che negli anni hannoaccertato la presenza del rischio amianto in alcuni ambienti di lavoro delle Ferrovie dello Stato. La nuova iniziativa giudiziaria punta ora a verificare ogni eventuale responsabilità con riferimento al caso di Vincenzo Faggiani e a rafforzare le attività di prevenzione e tutela per tutti i lavoratori potenzialmente coinvolti. “Dietro ogni vittima dell’amianto non c’è soltanto una tragedia familiare, ma un dovere collettivo di verità. La morte di Vincenzo Faggiani non può essere archiviata come l’ennesimo caso di mesotelioma” – sottolinea Bonanni. “Quando una malattia professionale viene riconosciuta dagli organi competenti, è doveroso verificare fino in fondo come sia potuta accadere e se altri lavoratori abbiano corso o continuino a correre gli stessi rischi. Significa verificare se necessitano di controlli sanitari per impedire che esposizioni analoghe possano continuare a produrre nuove vittime. La prevenzione nasce dall’accertamento dei fatti”.
Tutti i cittadini possono rivolgersi all’ONA tramite il numero verde 800 034 294 e il sito www.osservatorioamianto.
Photocover: Vincenzo Faggiani con il figlio Aldo
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