Alla scoperta di Villa Lante di Bagnaia, gioiello rinascimentale della Tuscia: un viaggio tra giardini all’italiana, fontane, giochi d’acqua, arte e storia
Di Francesca Maccaglia
BAGNAIA (VITERBO) – La settimana di Ferragosto 2026 registra una forte crescita di visitatori nel Lazio e, in special modo, nella Capitale. Anche nel territorio della Tuscia si rileva una forte vivacità turistica, un ricco calendario di eventi e un’ottima tenuta delle presenze. Le ville e i parchi storici, in special modo, fondono in una perfetta armonia e in un unico luogo, natura, arte e storia. Visitarle è un viaggio affascinante durante il quale la nostra mente non percepisce solo la bellezza, ma sperimenta una vera e propria risonanza emotiva con il passato. Tra i luoghi più incantevoli della Tuscia spicca Villa Lante di Bagnaia, situata ai piedi dei verdi pendii dei Monti Cimini, riaperta nel mese di luglio 2026, dopo un imponente intervento di restauro multidisciplinare, basato su quattro punti chiave mirati al recupero architettonico, ambientale e funzionale del complesso monumentale; in special modo, la cura, il risanamento e gestione evolutiva del parco e delle siepi storiche, il ripristino e la manutenzione dei sistemi di alimentazione idrica originali che alimentano i giochi d’acqua e le cascate, e l’installazione di un nuovo impianto di illuminazione a basso impatto visivo ed energetico per consentire la fruizione serale e notturna del complesso monumentale, l’abbattimento delle barriere architettoniche per facilitare l’accesso ai disabili, il rinnovo degli impianti di sicurezza e dei percorsi di visita interni al giardino.
Il complesso è regolarmente aperto al pubblico, con orario tipico estivo dalle 8:30 alle 19:30, ultimo ingresso alle 18:30.
Capolavoro del Cinquecento, per le sue bellezze naturali Villa Lante ancora oggi attira studiosi, artisti e curiosi dall’Italia e da diverse parti del mondo. Votata nel 2011 “Parco più bello d’Italia”, si estende su una superficie di oltre venti ettari, ed è un famosissimo esempio di giardino all’italiana, uno dei più noti giardini italiani manieristici del XVI° secolo.
Oltre Villa Lante a Bagnaia, tra gli esempi più noti Villa d’Este a Tivoli e i Giardini di Boboli a Firenze che hanno influenzato la nascita dei grandi parchi europei. Prima di Villa Lante di Bagnaia e Palazzo Farnese di Caprarola, il Cortile del Belvedere a Roma, le Ville Medicee in Toscana e Villa Madama a Roma hanno definito il giardino all’italiana e il paesaggio rinascimentale. La storia di Villa Lante inizia nel 1498, quando Raffaele Sansoni Riario, vescovo di Viterbo, di altre Diocesi e camerlengo di Santa Romana Chiesa, decise di cingere la tenuta verde con un muro di pietra, trasformando il terreno in un Barco, un grande parco riservato all’attività venatoria e alla caccia. Fu Niccolò Ridolfi, vescovo delle Diocesi unite Viterbo e Tuscania in due diversi periodi, dal 1532 al 1533 e, successivamente, dal 1538 al 1548,che diede inizio alla prima fase di evoluzione del sito da semplice riserva di caccia a residenza signorile. Egli avviò i primi lavori di trasformazione del Barco in Villa, fece realizzare le prime opere idrauliche per portare l’acqua nel parco e fece costruire la grande cisterna di raccolta nel bosco. Nel 1568, Giovanni Francesco Gambara, Vescovo delle Diocesi unite di Tuscania e Viterbo, affidò al Vignola la realizzazione di un giardino all’italiana e si adoperò per competere in sontuosità e fastosità con altri principi, tra tutti i Farnese e gli Este. Jacopo Barozzi da Vignola, figura centrale nella fase manieristica dell’architettura, in quegli stessi anni stava lavorando alla realizzazione di Palazzo Farnese a Caprarola. Al seguito del Vignola, un altro architetto, attivo nel XVI secolo tra Bagnaia, Viterbo, Tivoli e Roma, lavorò per un decennio a questa struttura. Fu Tommaso Ghinucci da Siena, che giunse a Bagnaia dopo aver completato le sue opere idrauliche a Villa d’Este a Tivoli.
I percorsi nel giardino all’italiana di Villa Lante sono dotati di un sistema di orientamento aggiornato dalla
Uno degli edifici più curiosi e interessanti nel parco è la“ghiacciaia”, realizzata all’inizio del XVII secolo, una costruzione a forma cilindrica e interrata per quasi dieci metri, la quale, durante l’inverno, veniva riempita di neve per mantenere fresche le bevande e i gelati, di cui era goloso il cardinale Alessandro Damasceni Peretti-Montalto.
Villa Lante è un incredibile giardino alchemico con i suoi segreti incontaminati. L’elemento caratterizzante nel parco è l’acqua, che sgorga da fontane arricchite da gruppi scultorei e collocate lungo cinque livelli di terrazze sovrapposte.
L’acqua proviene da una sorgente naturale dei Monti Cimini, il Monte San Valentino, ed alimenta per caduta naturale le fontane, che creano, una serie di suggestivi e incantevoli giochi d’acqua, scendendo a caduta libera da fontana in fontana.
Con i loro bellissimi disegni e il fluire dell’acqua rappresentano un continuo sforzo di equilibrare le forze opposte e raggiungere un’armonia superiore. La Fontana del Diluvio è quella collocata più in alto, rappresenta l’origine dell’energia vitale che scende attraverso i vari livelli del giardino, un ciclo di morte e rinascita. In alchimia l’acqua è l’elemento della trasformazione, del cambiamento. La Fontana di Pegaso è la prima fontana che è possibile ammirare entrando a Villa Lante ed è la più monumentale.
Il riferimento simbolico è alla mitologica sorgente sacra che Pegaso fece scaturire sul monte Elicona.
Il cavallo alato, che affonda le sue radici nell’antica Grecia, in questa fontana è scolpito in tutto il suo splendore, con le sue ali spiegate, pronto a spiccare il volo; questa posizione ci ricorda che ogni essere umano ha il potenziale per ascendere, raggiungere nuove vette di conoscenza, illuminazione. Un simbolo di viaggio spirituale alla ricerca della verità e della connessione con il divino. Intorno al Pegaso troviamo le Muse, figure mitologiche greche che rappresentano le arti e le scienze. Oltre i busti delle nove Muse, abbiamo altre due figure e una di queste ha un’armatura e un teschio, simbolo della nostra mortalità e transitorietà, della nostra esistenza fugace, serve a ricordarci di vivere in modo consapevole e significativo. La fontana fu terminata nel 1588, dopo la morte del Cardinal Gambara.
All’interno del Parco sono presenti altre fontane imponenti e meravigliose. La Fontana dei Delfini, collocata direttamente sotto la Fontana del Diluvio, con una ricca decorazione scultorea composta da bassorilievi e mascheroni. Deriva il nome dai sedici delfini disposti a coppie ai vertici della base ottagonale ed è una delle fontane che nei secoli è maggiormente mutata, arrivando a cambiare persino il nome. Fino al 1615, infatti, aveva un aspetto diverso da quello attuale, era denominata Fontana dei coralli ed era coperta da un padiglione ligneo. Dal punto di vista alchemico la Fontana dei Delfini ha un significato profondo. L’acqua, elemento fondamentale nel processo alchemico, continua a simboleggiare la trasformazione, la purificazione. I delfini, abitanti dell’acqua, rappresentano la guida attraverso questo processo di trasformazione.
La Fontana dei Fiumi, chiamata anche dei Giganti, prende il nome dai due giganti seduti ai lati della fontana, sono le personificazioni dei due fiumi Arno e Tevere. La presenza del Tevere, fiume di Roma, e dell’Arno, fiume di Firenze, trova la sua motivazione nel legame della famiglia Gambara con la Chiesa di Roma, il Papato, e con la famiglia dei Medici, che in segno di amicizia contribuì alla realizzazione del progetto del cardinale Gambara donando abeti per il barco; entrambi furono i principali committenti d’arte nel Cinquecento. Insieme questi due fiumi rappresentano l’Unione degli opposti, una delle idee chiave dell’alchimia.
Nella parte alta del Giardino all’italiana, lungo l’asse centrale, è possibile scorgere le tenaglie di un lungo gambero, che costituisce la fontana successiva. La cosiddetta la catena d’acqua o Cordonata del Gambero, la quale collega direttamente il terrazzamento della Fontana dei Delfini con quello sottostante della Fontana dei Giganti. È un omaggio al committente, che ama autocelebrarsi anche con iscrizioni che ricordano il suo nome (IO FRANC CARD DE GAMBERA). La catena è formata da una cascata d’acqua che sgorga da un gambero, simbolo del Cardinale, e che scorre racchiusa tra due bordi di peperino che si annodano in volute agganciandosi le une alle altre, moltiplicazione delle chele del gambero. La volontà e il desiderio del cardinal Gambara di sperimentare e di celebrare sé stesso nel percorso fisico e spirituale di ascesa al monte verso la Fontana del Diluvio, viene sottolineata dall’aver posto come origine della Catena un riferimento così manifesto di sé e della sua famiglia.
Un altro elemento situato lungo i terrazzamenti superiori del Parco è la Mensa del Cardinale, una vera e propria tavola da pranzo in pietra all’aperto. I commensali sedevano attorno alla tavola poggiando le pietanze sui bordi asciutti di pietra.
Il flusso d’acqua serviva per immergere e mantenere al fresco le caraffe di vino, la frutta e le altre vivande durante il pasto. La presenza dell’acqua alla tavola di pietra ricorda che la conoscenza e la saggezza sono sempre in movimento e devono essere condivise per prosperare. L’acqua nel suo incessante fluire ci guida, ci purifica rappresentando un continuo scorrere della vita, della saggezza e dello scorrere spirituale. Come su grandi fiumi siamo invitati a fluire verso nuovi orizzonti di comprensione e di illuminazione.
Il Quadrato è il cuore pulsante di Villa Lante. All’interno si trovano dodici aree quadrate ornate da basse siepi di bosso, fra le quali spiccano le piccole fontane e alberi di agrumi. Nel contesto esoterico il quadrato rappresenta la capacità dell’essere umano di organizzare e armonizzare le forze della natura e dello spirito; è un simbolo della nostra aspirazione a provare equilibrio, ordine nel mondo esterno e dentro di noi. Ci invita a riflettere sul nostro ruolo come creatori di ordine. Nel contesto della filosofia esoterica, gli esseri umani sono in grado di trasformare il caos in armonia attraverso la conoscenza, la saggezza e l’azione consapevole. Al centro del quadrato, antistante gli edifici, c’è una grande fontana composta da un triplice cerchio di vasche, è la cosiddetta Fontana del Quadrato, o Fontana dei Quattro Mori del Giambologna, sormontata da un gruppo scultoreo attribuito a Taddeo Landini, raffigurante quattro Mori. Il Giambologna, celebre scultore fiammingo che visse e lavorò a lungo a Firenze alla corte dei Medici, fu tra i massimi esponenti del Manierismo. I quattro atleti sono affiancati dagli emblemi araldici della casata del cardinale: i monti, i leoni e le pere. Questa fontana rappresenta simbolicamente il termine del percorso dell’acqua all’interno del giardino.
Un altro elemento significativo che appare frequentemente nel Quadrato sono le pigne, le quali non sono solo decorazioni eleganti, hanno un profondo significato simbolico che risale a tempi antichi. Nel contesto esoterico la pigna è spesso considerata un simbolo di illuminazione, saggezza e conoscenza spirituale.
La villa non era una residenza privata, bensì la sede suburbana dei vescovi della città. Ciò spiega i rimandi simbolici cristiani che si incontrano lungo il percorso.
Dopo aver esplorato la catena d’acqua e la Fontana dei Giganti, troviamo la Fontana dei Lumini, formata da settanta getti d’acqua che fuoriescono da piccole tazze. L’acqua, già consolidata come simbolo di trasmissione e purificazione spirituale, diviene qui il mezzo che porta la luce. Ogni lumino rappresenta un frammento di verità e di illuminazione.
Dal 1590, poco dopo la morte del cardinale Gambara, la Villa passò nella disponibilità del cardinale Alessandro Peretti Damasceni di Montalto, nipote di papa Sisto V, che ne curò la gestione per oltre trent’anni, dal 1590 al 1623. Egli completò il complesso facendo costruire la seconda palazzina simmetrica, la Palazzina Montalto, terminata nelle decorazioni solo nei primi anni del Seicento, e arricchendo il giardino con una nuova fontana, la Fontana dei Mori. Le due palazzine gemelle, Gambara e Montalto, si inseriscono in modo armonioso nel disegno del parco. La Palazzina Gambara, edificata per volere del cardinale Gianfrancesco Gambara tra il 1568 e il 1578, è opera di Tommaso Ghinucci da Siena. Nella chiave di volta del portale principale della Palazzina Gambara è scolpita l’immagine della graticola. San Lorenzo, uno dei protomartiri della Chiesa Cristiana, fu arso su una graticola perché rifiutò di consegnare i beni e le ricchezze della Chiesa al prefetto di Roma durante le persecuzioni dell’imperatore Valeriano, preferendo distribuirli ai poveri. Il cardinale Gambara era particolarmente devoto a san Lorenzo, cattolico esemplare, fedele fino alla morte a Cristo e alla sua Chiesa.
Gli interni, splendidamente affrescati, raccontano storie mitologiche, religiose e allegoriche. Per la loro decorazione furono incaricati i più importanti artisti dell’epoca. Per la Palazzina Gambara, il pittore emiliano Raffaele Motta, meglio noto come Raffaellino da Reggio, e Antonio Tempesta, celebre pittore e incisore italiano del primo barocco, formato a Firenze alla scuola del Vasari, lavorò a lungo a Roma per papi e famiglie nobiliari, il quale ha decorato le Sale della Caccia e della Pesca. Per la Palazzina Montalto, Agostino Tassi, il Cavalier d’Arpino e Orazio Gentileschi, hanno decorato gli affreschi della Sala della Gloria, della Sala della Fama e il Salone della Conversazione.
La Chiesa mantenne la proprietà della Villa fino al 1656, quando, per volere di papa Alessandro VII Chigi, passò nelle mani di Ippolito Lante Montefeltro della Rovere, duca di Bomarzo, i cui discendenti la abitarono per ben tre secoli, dandole il nome definitivo. Angelo Cantoni è l’industriale e amministratore unico della società che nel 1953 acquistò e salvò Villa Lante curandone il restauro dopo i danni della Seconda guerra mondiale, per poi cederla allo Stato nel 1973, che la rese un bene pubblico visitabile.
Il rapporto tra arte ed emozioni accompagna l’uomo fin dalle sue origini. Villa Lante è un luogo unico e straordinario dove è possibile scoprire storie, provare emozioni e la bellezza senza tempo. Molti gli stati d’animo che si manifestano apertamente al visitatore: stupore davanti ai dettagli architettonici monumentali, la quiete profonda che trasmette il giardino storico così ben curato, che integra arte e botanica, i suoi giochi d’acqua, i contrasti di luce, i giochi d’ombra creati da grandi vetrate e affreschi secolari, il distacco dal caos e dai rumori della vita moderna, il fascino malinconico per un’epoca ormai passata, la curiosità, il desiderio di scoprire i segreti della vita quotidiana dei nobili, infine, la percezione della propria piccolezza di fronte alla grande storia. Tutto a Villa Lante invita alla contemplazione e a sognare insieme di vivere le suggestive e romantiche atmosfere del passato.
Concludo dicendo che abbiamo la fortuna di abitare in un Paese meraviglioso per una combinazione unica di fattori storici, culturali e naturali, e, ognuno di noi ha vicino a casa un posto bello da visitare: città, mare, terme, monti, paesi, collina. Conoscerli ed essere consapevoli di quanto i territori sanno offrire dal punto di vista geografico, storico, artistico, umanistico, è il primo e fondamentale strumento di cura, di salvaguardia e di promozione del luogo stesso.
D’altro canto, diversi sono i problemi che il nostro Bel Paese deve ancora risolvere: l’esportazione di capitale intellettuale e l’esodo dai centri minori verso le aree urbane, lo spopolamento dei borghi, che, subito dopo le emergenze economiche primarie come il costo della vita, la crisi demografica, le guerre e la sanità, sono tra le principali preoccupazioni sociali ed economiche.
L’emigrazione italiana ha riguardato dapprima l’Italia settentrionale e poi, dopo il 1880, anche il Mezzogiorno d’Italia. Sono stati tre, invece, i periodi durante i quali l’Italia ha conosciuto un cospicuo fenomeno emigratorio destinato all’espatrio. Il primo periodo, tra l’Ottocento e il Novecento, per trovare migliori opportunità lavorative. Successivamente, agli inizi del XXI secolo, cominciò la nuova ondata di partenze di persone con alta formazione, la cosiddetta “fuga dei cervelli”, legata alla precarizzazione del lavoro, per trovare stipendi più alti, stabilità lavorativa e meritocrazia all’estero, e ai primi squilibri economici globali. L’emigrazione è quindi aumentata dopo la grande crisi economica del 2007-2008 e, dal 2011 in poi, centinaia di migliaia di giovani qualificati sono emigrati verso il resto d’Europa e del mondo.
Per contrastare l’esodo dei suoi cittadini, l’Italia dovrebbe lavorare su vari fronti superando i modelli lavorativi tradizionali e fare azioni concrete nei territori d’origine. Un’Italia che riesce a trattenere i propri talenti può essere più competitiva sul piano internazionale e garantire un futuro più prospero alle nuove generazioni.
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