L’Europa investe 440 miliardi nei colossi tech USA. Lagarde indica più capacità di calcolo, gigafactory e modelli aperti per rilanciare l’IA europea
di Tania Sabatini
Il flusso di investimenti degli europei sulla tecnologia è dirottato in aziende tecnologiche americane. Ammonta a 440 miliardi il valore che le famiglie europee infondono alle grandi imprese produttrici di sistemi di Intelligenza Artificiale (IA) negli USA. E in Europa? Come va avanti l’industria IA?
Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europea (Bce), parla di una mancanza di infrastrutture in Ue per poter sostenere la richiesta effettiva.
“L’esposizione della maggior parte dei risparmiatori europei ai colossi tecnologici statunitensi passa attraverso i fondi di investimento, i quali sarebbero costretti a vendere in un mercato in calo per far fronte ai rimborsi”. Specifica Lagarde che tale dinamica non deve rappresentare un motivo per “ritardare lo sviluppo su questa sponda dell’Atlantico”.
La già bassa capacità dell’Ue di ospitare e sviluppare data center potrebbe “secondo le tendenze attuali, […] crescere di oltre sei volte nell’arco di un decennio”.
La strada da percorrere esiste
La differenza sostanziale tra l’Ue e gli USA sta proprio nei finanziamenti. L’Ue va largo affidamento alle proprie banche, gli Stati Uniti dispongono di un intero mercato di capitali, tra obbligazioni, credito privato e prestiti.
Il punto di partenza suggerito dunque da Lagarde riguarda la capacità di costruire una maggiore capacità di calcolo. “Le nuove gigafactory dell’Ue sono un inizio, ma ne colmeranno solo una frazione”.
Per questo servirà aumentare il ritmo e costruire una vera e propria catena di montaggio europea di tecnologie di IA per colmare il divario.
Il secondo passo è dotare l’Ue di “una propria gamma di modelli aperti”. Tradotto, vuol dire che l’Ue non deve solo sviluppare i suoi sistemi di IA, ma questi devono essere condivisibili e accessibili, staccandosi dalla dipendenza tecnologica e dei materiali degli USA e Cina.
Per fare ciò, l’Europa ha bisogno di capitale maggiore, coprendo costi, secondo Lagarde, che nel prossimo decennio potrebbero arrivare a 600 miliardi di euro.
Investimenti sì, ma dove?
Lagarde mette un focus su alcuni dati ripresi da Adnkronos.
Le imprese euro hanno investito il 10% dei loro fondi in IA, in questi mesi analizzati del 2026; i finanziamenti relativi all’IA nel primo trimestre del 2026 coprono un quarto del totale; è raddoppiata la percentuale di lavoratori che utilizzano l’IA. Ma l’America cresce al doppio della velocità, vengono investiti il doppio dei soldi e i lavoratori impiegano di più l’IA.
“Gli investimenti nell’AI stanno crescendo a ritmi talmente serrati, soprattutto negli Stati Uniti, che i cash flow delle stesse aziende tecnologiche non riescono più a coprirli”.
L’IA per Lagarde potrebbe rappresentare un’ancora di salvezza dalla stagnazione europea di questi anni. Secondo le stime della Bce, l’IA potrebbe innalzare le percentuali di produttività del +4% in un decennio.
Una visione già identificata da Mario Draghi con il suo Rapporto sulla competitività europea del settembre 2024.
Tra l’Europa che sembra correre e progettare e regolare nel campo IA senza mai essere protagonista e gli USA sempre sul podio ma, soprattutto ora, con una divisione interna anche nel campo in cui sono i leader, la strada dell’IA sembra incerta e dissestata.
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