TRADITO IL VALORE IDENTITARIO DEL LICEO. UCCISO NUOVAMENTE CIÒ CHE RESTAVA DI GENTILE

Pierfranco Bruni

Pierfranco Bruni

Ho letto le motivazioni che hanno portato ad equiparare tutti gli Istituti scolastici superiori a Licei. È triste constatare ciò che sto per dire. E lo dico con l’anima lacerata. Anche sul piano politico e culturale.  Ma si tratta di una considerazione schietta. . Non è la Sinistra a smantellare definitivamente ciò che resta della Riforma Gentile. È la Destra di Governo. Un fatto di una gravità inaudita, perché questa Destra non ha nulla della tradizione del valore classico della cultura come destino. Non conosce il significato degli studi che hanno determinato il senso stesso di Liceo. Non conosce il termine Liceo.

Gentile è stato ucciso per la seconda volta. La prima volta con le armi, nella tragedia del 15 aprile 1944 a Firenze. La seconda volta con un tratto di penna amministrativa. Ciò che era rimasto della sua Riforma del 1923, che ha formato la scuola moderna del Novecento e del post Novecento, è stato cancellato. Non resta più nulla della spina dorsale idealistica che Gentile aveva voluto.

Non è possibile omologare un Istituto professionale a Liceo. Sono strutture antropologicamente diverse. Sul piano etimologico addirittura non si comprende più il significato. Non si conosce la semantica. Non si conosce l’origine filologica del termine. Mi sembra inverosimile un fattaccio del genere. Si è appiattito tutto. Si è livellata la verticalità. Sì signori miei. Gli studi hanno una loro verticalità.

Certo, nel tempo che viviamo un cambiamento di passo era necessario nella scuola e anche nelle definizioni. Ma arrivare a questo punto significa ignorare etimologicamente i concetti di base.

Bisogna tornare alla parola. Perché la parola custodisce. Come un sepolcro. Il tetmine Liceo non è un nome amministrativo. È un archetipo. Liceo viene dal greco Lykeion. Il Lykeion era il ginnasio sacro ad Apollo Lykeios, ad Atene, fuori le mura, presso l’Ilisso. Lykeios è l’epiteto del dio: colui che è luce, da lyké, luce dell’alba, e per antica paretimologia colui che allontana i lupi, da lykos, lupo. Il luogo dove la luce si fa pensiero e allontana la ferinità.

Lì, in quel recinto sacro, nel 335 a.C., Aristotele fondò la sua scuola dopo aver lasciato l’Accademia di Platone. Il Liceo è il peripato. È il camminare pensando. Peripatein. Peripatos era il porticato coperto dove i discepoli di Aristotele discutevano camminando. Il Liceo non è un’aula. È un cammino. È un metodo. È contemplazione che diventa passeggiata metafisica. Un dato fondamentale.

Questa è l’origine. Non è professionale. È iniziatica. È classica. È il luogo dove il sapere non serve a produrre. Serve a comprendere. Serve a formare l’uomo prima del cittadino, il cittadino prima del lavoratore. Appunto una metafisica.

Quando Giovanni Gentile, nella Riforma del 1923, con i Regi Decreti dal 6 maggio al 1 ottobre, restituisce al Liceo la sua centralità, non fa operazione di regime. Fa operazione filosofica. Gentile, filosofo di Hegel e di Platone, attualista, sapeva che il sistema doveva avere una gerarchia e non una confusione. Al vertice poneva il Liceo Classico, unico con accesso a tutte le facoltà universitarie, perché fondato sul binomio greco-latino come coscienza storica. Accanto, e distinto, il Liceo Scientifico, che allora era di quattro anni più un biennio superiore, poi l’Istituto Magistrale, l’Istituto Tecnico con le sue sezioni commerciale, agraria, geometri, e l’Istituto Professionale. Ognuno con un destino preciso. Ognuno nobile nella sua distinzione. Gentile non disprezzava il fare. Lo ordinava. Ma non lo chiamava Liceo.

Ecco perché oggi l’errore è storico prima che lessicale. Oggi, con la Riforma della filiera tecnologico-professionale e con l’istituzione del Liceo del Made in Italy che sostituisce l’Istituto Tecnico Economico, si sta compiendo un falso storico. Si chiama Liceo ciò che nasce con finalità opposta al Lykeion.

Il Liceo per definizione gentiliana e aristotelica è disinteressato. Non ha sbocco professionale immediato. Ha come sbocco l’Università, cioè la totalità del sapere. La sua finalità è la formazione dell’uomo come essere che interroga l’eterno. Paideia.

L’Istituto tecnico e professionale per definizione è interessato. Ha come sbocco il lavoro, l’impresa, la produzione. La sua finalità è la formazione del saper fare. Techne. Ed è nobilissimo proprio per questo.

Omologarli è negare duemilaquattrocento anni di storia e cento anni di pedagogia italiana. È dire che il Lykeion di Aristotele è uguale alla bottega dell’artigiano. Ma la bottega è nobile, e il Lykeion è nobile, proprio perché non sono la stessa cosa. L’uguaglianza livellatrice uccide entrambe le nobiltà. Chiama Liceo un percorso quadriennale professionalizzante e in un colpo solo svilisce il Liceo e inganna lo studente professionale, che non avrà più la dignità del suo titolo ma l’imitazione di un altro.

È stata smantellata una visione della cultura identitaria nei suoi principi fondamentali. Questa è la questione. Non è un problema di sigle. È un problema di anima.

Questa Destra di Governo che parla di merito e di tradizione non conosce la tradizione. Anzi la allontana. Perché la tradizione del valore classico non è una professione e tanto meno un mestiere. È lingua. È etimo. Se  chiami Liceo un percorso che nasce per l’immediato inserimento professionale, non allarghi il Liceo. Lo svuoti. Lo profani. Fai come chi chiamerebbe tempio un magazzino. Il magazzino serve, ma non è tempio.

Il Liceo è lentezza. È studio disinteressato. È il greco che non serve a nulla e proprio per questo serve a tutto. È lo studio che non produce competenze spendibili domani mattina ma produce coscienza storica per i prossimi trent’anni. L’Istituto professionale è velocità, è competenza, è giustamente finalizzato, è laboratorio. Confondere le due velocità significa non capire più cosa sia il tempo della formazione.

E allora lo dico con l’anima lacerata di chi ha insegnato e di chi ha una formazione di destra: non è riforma. È oblio. È l’oblio della parola. Quando si perde il senso etimologico di Liceo, si è già perso il senso della scuola come valenza pedagogica. Perché la scuola è il luogo dove le parole tornano alla loro origine per non morire nell’uso quotidiano.

Chiamare tutto Liceo è il modo più rapido per non avere più nessun Liceo. È proprio così. Lo dico non perché vengo da scuole liceali ma perché in un solo colpo si smantella una tradizione che da Aristotele a Gentile ha tenuto unita l’Italia colta.

E mi chiedo: perché questa Destra si definisce conservatrice? Di cosa? Cosa conserva se cancella la distinzione tra essere e fare, tra contemplazione e produzione, che era il cuore della cultura identitaria italiana e della Riforma del 1923? Sarà perché sono stato allievo liceale. Sarà perché i miei figli si sono divisi tra il classico e lo scientifico. Sarà perché mio zio è stato docente e vice preside di un Liceo classico. Sarà…

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