“Il cacciatore di biglie” di Ada Rizzo: quando un bambino prova a salvare l’infanzia mentre il mondo cambia

A cura di: Pier Carlo Lava

 In un panorama letterario spesso affollato di narrazioni che rincorrono l’attualità con toni urlati, “Il cacciatore di biglie” di Ada Rizzo (pubblicato da Youcanprint) si impone con una grazia e una forza espressiva non comuni. Il romanzo sceglie un punto di vista delicatissimo e potente: quello di Samir, un bambino di appena otto anni che si ritrova improvvisamente a dover fare i conti con un cambiamento profondo e doloroso nella sua vita.

 La forza della scrittura di Ada Rizzo risiede nella capacità di calarsi perfettamente nell’interiorità del protagonista. L’infanzia di Samir non è descritta con il filtro edulcorato dell’adulto che ricorda, ma con l’immediatezza sensoriale di chi sta vivendo il momento presente. La tragedia o l’evento diroppante che irrompe nella quotidianità della famiglia di Samir non viene spiegato con teorie complesse o ideologie; viene invece percepito attraverso i bisbigli dei genitori, gli sguardi preoccupati, le abitudini che cambiano da un giorno all’altro e la sensazione di un mondo che sta perdendo i suoi punti di ancoraggio.

 La metafora delle biglie: la memoria come salvezza

Il titolo dell’opera trova la sua chiave di lettura in una metafora folgorante. Per Samir, le biglie di vetro non sono soltanto un gioco da cortile, ma diventano il simbolo stesso della sua identità e dei suoi ricordi più cari. Ogni biglia racchiude una luce, una sfumatura, un frammento di felicità o un momento di normalità che rischia di andare perduto.

 Quando la realtà intorno a lui comincia a sgretolarsi e a farsi incerta, il gesto di Samir di “cacciare” e proteggere le sue biglie si trasforma in un atto di pura resistenza poetica ed esistenziale. In un mondo di adulti che distruggono o dimenticano, il bambino cerca di trattenere ciò che conta davvero, prima che la vita o gli eventi facciano rotolare via ogni cosa nel buio dell’oblio.

 Un viaggio di crescita e consapevolezza

Il romanzo segue il percorso di Samir attraverso una sorta di “approdo sospeso”, una fase di transizione in cui la paura dell’ignoto si intreccia con la speranza. Ada Rizzo esplora con grande sensibilità pedagogica e psicologica le tappe del trauma e della resilienza infantile. Samir non è un eroe imbattibile, ma un bambino reale che prova smarrimento, rabbia e malinconia, trova la forza di guardare avanti grazie alla propria immaginazione e al legame indissolubile con gli affetti primari.

Il libro solleva una domanda profonda rivolta a tutti i lettori adulti: che cosa stiamo lasciando ai nostri figli quando il mondo intorno cambia così rapidamente? E soprattutto, quali sono le “biglie” che stiamo permettendo loro di conservare?

 Note di copertina e stile narrativo

Anche la scelta visiva della copertina riflette pienamente lo spirito dell’opera: un’immagine evocativa che suggerisce trasparenza, fragilità ma anche la bellezza cristallina dell’anima infantile. Lo stile di scrittura di Ada Rizzo è fluido, lirico e privo di retorica. La sua formazione da poetessa emerge nella cura minuziosa per la parola, capace di creare immagini visive vivide e un’atmosfera emotiva intensa che avvolge il lettore dalla prima all’ultima pagina.

“Il cacciatore di biglie” è un romanzo necessario, una lettura che commuove, fa riflettere e invita a custodire la parte più pura ed empatica che risiede in ognuno di noi.

La produzione letteraria di Ada Rizzo mostra una continuità piuttosto evidente nell’attenzione alle persone poste davanti a momenti di fragilità. Nel 2021 ha pubblicato Volevo il tacco dodici?, romanzo dalla forte componente autobiografica; nel 2022 Iris Ali di Vetro, dedicato al delicato tema dei disturbi alimentari; nel 2023 è arrivato Novanta battiti al minuto, storia vera che affronta il tema del trapianto di cuore.

Nel 2024, con Ventiquattro Carati, Rizzo ha affrontato invece la violenza di genere, mentre nel 2025 ha pubblicato L’Incanto, emozioni e riflessioni, opera tra prosa e poesia dedicata a pace, diritti umani, infanzia, inclusione, violenza di genere e giustizia.

Non appare quindi casuale che il nuovo romanzo scelga ancora una volta di osservare una condizione umana fragile, questa volta attraverso gli occhi di un bambino. Cambiano i personaggi e le circostanze, ma rimane riconoscibile un filo che attraversa diversi lavori dell’autrice: raccontare persone costrette a confrontarsi con qualcosa di più grande di loro e cercare, dentro quella difficoltà, una possibilità di resistenza e rinascita.

Anche l’attività culturale di Ada Rizzo procede nella stessa direzione. La biografia aggiornata riferisce il suo coinvolgimento in iniziative internazionali dedicate alla pace e ai diritti umani e documenta una produzione poetica tradotta in diverse lingue. L’autrice svolge inoltre attività di traduzione e analisi critica di opere di scrittori internazionali, con l’obiettivo dichiarato di favorire il dialogo letterario tra culture differenti.

Ada Rizzo è inoltre una collaboratrice di Alessandria Today, dove i suoi contributi sono dedicati principalmente alla promozione culturale, all’analisi di testi poetici e romanzi, all’arte e a temi di interesse sociale.

Con “Il cacciatore di biglie”, Ada Rizzo conferma ancora una volta la sua straordinaria capacità di dare voce agli ultimi, ai fragili e ai sognatori, regalandoci una storia destinata a rimanere a lungo nel cuore di chi legge.

 

Fonte: Alessandria Post / italianewspost.it

 

 

 

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