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	<title>Mimma Cucinotta, Autore presso lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Il Quirinale mancato di Paolo Borsellino. Cosa accadde davvero nel 1992</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 22:29:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Borsellino]]></category>
		<category><![CDATA[strage di via D’Amelio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4744.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4744.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4744-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4744-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Nel 34° anniversario della strage di via D’Amelio, torna al centro del dibattito la vicenda del nome di Paolo Borsellino per il Quirinale nel 1992. Esponenti del Movimento Sociale Italiano&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nel 34° anniversario della strage di via D’Amelio, torna al centro del dibattito la vicenda del nome di Paolo Borsellino per il Quirinale nel 1992. Esponenti del Movimento Sociale Italiano lo indicarono come figura di altissimo profilo morale, ma non fu mai una candidatura ufficiale: è storicamente inesatto sostenere che la sinistra votò contro il magistrato, perché il Parlamento non fu mai chiamato a scegliere sulla sua elezione o sul suo respingimento</em></p>
<p>Oggi, 19 luglio 2026, l’Italia ricorda il 34° anniversario della <strong>strage di via D’Amelio</strong>. Alle <strong>16.58</strong> del <strong>19 luglio 1992</strong>, un’autobomba imbottita di esplosivo <strong>uccise</strong> il magistrato <strong>Paolo Borsellino</strong> e gli <strong>agenti </strong>della scorta <strong>Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina </strong>e <strong>Claudio Traina</strong>.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-111819" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Borsellino_e_scorta.jpg" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Borsellino_e_scorta.jpg 400w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Borsellino_e_scorta-300x257.jpg 300w" alt="" width="400" height="343" /></figure>
</div>
<p>Nel ricordo di quel sacrificio, appare doveroso ricostruire con rigore storico anche una vicenda che continua a suscitare dibattito. Ovvero quella del nome di Paolo Borsellino accostato alla <strong>Presidenza della Repubblica</strong> durante l’elezione del Capo dello Stato del <strong>1992</strong>.</p>
<p>La <strong>primavera del 1992</strong> rappresenta uno dei passaggi più drammatici e complessi della storia della Repubblica italiana. Il Paese era attraversato da una crisi politica senza precedenti, mentre le inchieste di <strong>Mani Pulite </strong>stavano incrinando gli equilibri della cosiddetta Prima Repubblica. Sullo sfondo si consumava la violenta offensiva di <strong>Cosa Nostra contro lo Stato</strong>, destinata a segnare per sempre la storia italiana.<br />
Il <strong>28 aprile 1992</strong>, il Presidente della Repubblica <strong>Francesco Cossiga</strong> rassegnò le dimissioni con circa due mesi di anticipo rispetto alla naturale scadenza del mandato. Il <strong>Parlamento fu quindi convocato</strong> <strong>per eleggere il nuovo Capo dello Stato</strong> a partire dal <strong>13 maggio</strong>.<br />
In quel momento il <strong>Paese era ancora retto</strong> dal settimo Governo <strong>Giulio Andreotti,</strong> rimasto in carica per il disbrigo degli affari correnti dopo le elezioni politiche del 5 e 6 aprile 1992. Soltanto il <strong>28 giugno 1992</strong> sarebbe nato il <strong>primo Governo guidato da Giuliano Amato.</strong><br />
Lo scenario politico era quello della fase conclusiva della Prima Repubblica. <strong>Alla guida della Democrazia Cristiana</strong> vi era <strong>Arnaldo Forlani</strong>; il <strong>Partito Democratico della Sinistra</strong> (PDS) era guidato da <strong>Achille Occhetto;</strong> il <strong>Partito Socialista Italiano</strong> (PSI) aveva come segretario <strong>Bettino Craxi; </strong>il <strong>Partito Repubblicano Italiano</strong> (PRI) era guidato da <strong>Giorgio La Malfa</strong>; la <strong>Lega Nord</strong> era guidata da <strong>Umberto Bossi</strong>, mentre il <strong>Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale</strong> (MSI-DN) aveva come segretario nazionale <strong>Gianfranco Fini</strong>, eletto alla guida del partito nel 1991.<br />
<strong>L’elezione del Presidente della Repubblica</strong> si presentò sin dall’inizio <strong>particolarmente difficile</strong>. Le principali forze parlamentari non riuscivano a trovare un’intesa su un candidato condiviso e le votazioni si susseguivano senza esito.</p>
<p>Il <strong>23 maggio 1992</strong>, durante lo svolgimento delle votazioni per il Quirinale, il <strong>Paese fu sconvolto dalla strage di Capac</strong>i.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" class="wp-image-111821" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Falcone-morvillo-scorta-capaci-strage-819x1024.jpg" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Falcone-morvillo-scorta-capaci-strage-819x1024.jpg 819w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Falcone-morvillo-scorta-capaci-strage-240x300.jpg 240w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Falcone-morvillo-scorta-capaci-strage-768x960.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Falcone-morvillo-scorta-capaci-strage.jpg 960w" alt="" width="819" height="1024" /></figure>
</div>
<p>Nell’attentato mafioso persero la vita il giudice <strong>Giovanni Falcone</strong>, la moglie <strong>Francesca Morvillo</strong> e gli <strong>agenti</strong> della scorta <strong>Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.</strong><br />
Fu in<strong> quel clima</strong> di profonda commozione nazionale che il nome del giudice <strong>Paolo Borsellino,</strong> Procuratore aggiunto della Repubblica a Palermo e <strong>protagonista, insieme a Falcone</strong>, della <strong>stagione del pool antimafia</strong>, iniziò a circolare anche nel <strong>dibattito politico.</strong><br />
<strong>Esponenti del Movimento Sociale Italiano, </strong>guidato da <strong>Gianfranco Fini,</strong> indicarono pubblicamente Borsellino come personalità capace di rappresentare lo Stato nel momento più difficile della sua storia repubblicana. Il riferimento al magistrato intendeva riconoscere il prestigio morale e istituzionale acquisito nella lotta contro Cosa Nostra.<br />
È proprio su questo passaggio che, negli anni successivi, si sono sviluppate <strong>ricostruzioni spesso imprecise.</strong><br />
Dal punto di vista storico e parlamentare, Paolo<strong>Borsellino non fu mai candidato</strong> <strong>ufficialmente</strong>alla <strong>Presidenza della Repubblica</strong>. Nessun accordo tra le forze politiche portò alla formalizzazione della sua candidatura e il suo nome non entrò mai tra quelli realmente oggetto della trattativa che avrebbe condotto all’elezione del Capo dello Stato.<br />
Di conseguenza, <strong>è storicamente inesatto </strong>s<strong>ostenere che la sinistra votò contro</strong> Paolo Borsellino. Non vi fu alcun manifesto dissenso nè alcuna votazione nella quale il Parlamento fosse chiamato a scegliere se eleggere o respingere il magistrato palermitano. L’indicazione proveniente da esponenti del MSI rimase una proposta di carattere politico senza trasformarsi in una candidatura ufficiale sottoposta al voto dell’Assemblea.<br />
<strong>Dopo la strage di Capaci</strong> maturò invece una convergenza sempre più ampia sul nome di <strong>Oscar Luigi Scalfaro</strong>, allora Presidente della Camera dei deputati. La necessità di offrire rapidamente al Paese una guida istituzionale condivisa convinse gran parte delle forze parlamentari a superare le divisioni dei giorni precedenti.<br />
Il <strong>25 maggio 1992</strong>, al sedicesimo scrutinio, Oscar Luigi Scalfaro fu eletto Presidente della Repubblica con <strong>672</strong> <strong>voti</strong>, raccogliendo un consenso trasversale che coinvolse la Democrazia Cristiana, il Partito Democratico della Sinistra, il Partito Socialista Italiano e numerose altre componenti parlamentari.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" class="wp-image-23509" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/483borsellinofalcone.jpg" sizes="(max-width: 478px) 100vw, 478px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/483borsellinofalcone.jpg 478w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/483borsellinofalcone-300x169.jpg 300w" alt="" width="478" height="270" /><figcaption class="wp-element-caption">I magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino</figcaption></figure>
</div>
<p><strong>Meno di due mesi dopo, il 19 luglio 1992, </strong>anche <strong>Paolo Borsellino </strong>sarebbe caduto sotto i colpi di <strong>Cosa Nostra</strong> nella <strong>strage di via D’Amelio</strong>, insieme agli <strong>agenti</strong> della scorta <strong>Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.</strong></p>
<p><strong>Nel trentaquattresimo anniversario della strage di via D’Amelio</strong>, la <strong>documentazione parlamentar</strong>e e le <strong>cronache dell’epoca </strong>consentono di distinguere con chiarezza tra il valore che il nome di Paolo Borsellino assunse in quei giorni drammatici e l’effettivo svolgimento della vicenda istituzionale. Il <strong>magistrato ribadiamo fu indicato da esponenti del Movimento Sociale</strong><strong>Italiano</strong> come figura esemplare dello Stato, ma quella proposta non si tradusse mai in una candidatura formalmente sostenuta dal Parlamento. Per questo motivo <strong>non esiste alcun riscontro storico</strong> alla tesi secondo cui la <strong>sinistra avrebbe dissentito</strong> e votato contro la sua elezione al Quirinale.<br />
Ma la figura del giudice Paolo Borsellino e il proprio sacrificio continuerà ad incarnare il patrimonio dell’intera Repubblica a a restare indissolubilmente tra le figure più alte della legalità e della lotta dello Stato contro la mafia.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<div class="mh-meta entry-meta"></div>
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		<title>Vittorio Occorsio, il magistrato che vide prima degli altri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 16:04:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorio Occorsio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4521.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4521.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4521-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4521-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Cinquant’anni dopo l’assassinio di Vittorio Occorsio, il ritratto del magistrato che intuì per primo i legami tra eversione nera, poteri occulti e criminalità, pagando con la vita la ricerca della&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Cinquant’anni dopo l’assassinio di Vittorio Occorsio, il ritratto del magistrato che intuì per primo i legami tra eversione nera, poteri occulti e criminalità, pagando con la vita la ricerca della verità</em></strong></p>
<p>di Mimma Cucinotta</p>
<p>Alle 8.30 del mattino, in una tranquilla strada del quartiere Africano di Roma, una raffica di colpi interrompe il silenzio estivo. La Fiat 125 del sostituto procuratore <strong>Vittorio Occorsio</strong> si arresta contro il marciapiede. È il <strong>10 luglio 1976</strong>. Con quell’agguato si spegne uno dei magistrati che, prima di molti altri, aveva intuito i legami tra terrorismo neofascista, poteri occulti e criminalità. Cinquant’anni dopo, il suo nome continua a rappresentare il coraggio della magistratura italiana e la fedeltà alle istituzioni.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-111374" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Pierluigi-Concutelli-terrorista-nero--546x1024.jpg" sizes="(max-width: 546px) 100vw, 546px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Pierluigi-Concutelli-terrorista-nero--546x1024.jpg 546w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Pierluigi-Concutelli-terrorista-nero--160x300.jpg 160w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Pierluigi-Concutelli-terrorista-nero-.jpg 644w" alt="" width="546" height="1024" /></figure>
</div>
<p>A premere il grilletto è <strong>Pierluigi Concutelli</strong>, uno dei principali esponenti del terrorismo neofascista italiano, militante di <strong>Ordine Nuovo</strong>, organizzazione dell’estrema destra radicale nata nel 1956 come Centro Studi Ordine Nuovo.Il suo fondatore fu <strong>Pino Rauti</strong> (1926-2012), nato in Calabria e cresciuto a Roma. Ancora giovanissimo aderì alla Repubblica Sociale Italiana negli ultimi anni della Seconda guerra mondiale. Nel dopoguerra fu tra i protagonisti della nascita del neofascismo italiano e tra gli esponenti più autorevoli della corrente cosiddetta “nazional-rivoluzionaria”. Dopo aver lasciato il Movimento Sociale Italiano, diede vita al Centro Studi Ordine Nuovo, concepito inizialmente come un laboratorio di elaborazione politica e culturale ispirato a una visione rivoluzionaria, nazionalista e fortemente anticomunista. Inizialmente presentata come un centro studi politico e culturale, <strong>Ordine Nuovo </strong>si trasformò progressivamente in un movimento che teorizzava il superamento della democrazia parlamentare e, secondo numerose sentenze e ricostruzioni storiche, <strong>rappresentò uno dei principali riferimenti dell’eversione nera</strong> durante <strong>gli anni della cosiddetta strategia della tensione</strong>. E con il passare degli anni, attorno a quell’esperienza si sviluppò un movimento sempre più radicale. Nel 1969 Rauti rientrò nel Movimento Sociale Italiano, mentre la guida di Ordine Nuovo passò a <strong>Clemente Graziani</strong>. Nel 1973 il movimento fu sciolto dal Governo in applicazione della <strong>legge Scelba</strong> per ricostituzione del partito fascista, anche sulla base <strong>dell’inchiesta coordinata dal magistrato Vittorio Occorsio. </strong></p>
<p>«<em>Chiediamo al tribunale di dire al popolo italiano se Ordine Nuovo deve essere messo fuori legge e se gli imputati devono essere condannati. La sentenza dovrà essere come uno specchio, un punto di riferimento, anche perché questo è il primo processo del genere che si celebra in Italia per quanti sono preposti alla tutela dell’ordine repubblicano e della nostra democrazia</em>»</p>
<p>(Requisitoria di Vittorio Occorsio, novembre 1973)</p>
<p><strong>Nato a Roma il 6 luglio 1929, Occorsio era entrato in magistratura nel 1957</strong>. Uomo schivo, rigoroso e lontano da ogni protagonismo, era convinto che gli strumenti cardine dell’azione di un magistrato fossero gli atti processuali e la forza delle prove.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-111379" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Vittorio-Occorsio-giudice-ucciso-1976.jpg" sizes="(max-width: 509px) 100vw, 509px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Vittorio-Occorsio-giudice-ucciso-1976.jpg 509w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Vittorio-Occorsio-giudice-ucciso-1976-300x195.jpg 300w" alt="" width="509" height="331" /><figcaption class="wp-element-caption">Fonte portale Consiglio Superiore della Magistratura CSM</figcaption></figure>
</div>
<p><strong>La sua carriera si sviluppò negli anni più difficili della storia repubblicana, </strong>quando l’Italia era attraversata da violenze politiche, attentati e tentativi di destabilizzazione.<br />
<strong>Tra le sue prime grandi inchieste</strong> vi fu quella sul <strong>Piano Solo</strong>, il presunto progetto di colpo di Stato predisposto nel 1964 dal comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, <strong>Giovanni De Lorenzo</strong>. Dopo la pubblicazione <strong>dell’inchiesta de L’Espresso firmata da Lino Jannuzzi, </strong>Occorsio approfondì la vicenda con grande rigore, chiedendo l’assoluzione dei giornalisti e individuando responsabilità che allora apparivano difficili persino da ipotizzare. La sua impostazione non fu condivisa dai giudici, ma gli sviluppi successivi dimostrarono quanto quelle indagini fossero state lungimiranti.<br />
Nel <strong>1969</strong> fu chiamato a occuparsi della <strong>strage di Piazza Fontana</strong>. Mentre l’attenzione investigativa si concentrava prevalentemente sulla pista anarchica, <strong>Occorsio iniziò a esaminare con attenzione gli ambienti dell’estrema destra eversiva</strong>, individuando possibili collegamenti con personaggi come <strong>Mario Merlino</strong> e <strong>Stefano Delle Chiaie.</strong>Anche in questo caso il tempo avrebbe dato consistenza alle sue intuizioni investigative.<br />
<strong>L’indagine destinata a segnare profondamente la sua vita fu quella contro Ordine Nuovo.</strong>Occorsio raccolse documenti, <strong>testimonianze e prove che portarono al processo per ricostituzione del partito fascista</strong>. Lo scioglimento dell’organizzazione nel 1973 rappresentò una vittoria dello Stato democratico, ma trasformò il magistrato in uno degli obiettivi principali dell’eversione neofascista.<br />
Negli ultimi mesi di vita, inoltre, il sostituto procuratore stava seguendo un’altra pista investigativa di straordinaria importanza. Indagando sui sequestri di persona che avevano colpito importanti imprenditori, aveva iniziato a ipotizzare collegamenti tra criminalità organizzata, finanziamenti al terrorismo nero e ambienti riconducibili alla loggia massonica <strong>P2</strong> di <strong>Licio Gelli</strong>. Erano intuizioni che avrebbero trovato riscontri negli anni successivi.</p>
<p>Fu un magistrato rigoroso e anche un uomo profondamente legato alla <strong>famiglia</strong>. La <strong>moglie Lilia</strong>, conosciuta quando erano entrambi molto giovani dopo il delitto ha mantenuto il ricordo del marito lontano dai riflettori trasmettendolo ai <strong>figli</strong> e ai <strong>nipoti</strong>.</p>
<p>I figli <strong>Eugenio</strong> e <strong>Susanna Occorsio</strong> hanno raccolto l’eredità etica del padre. Eugenio, giornalista e presidente della <strong>Fondazione Vittorio Occorsio, </strong>promuove iniziative dedicate alla legalità, alla memoria e alla formazione delle giovani generazioni.</p>
<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-111394" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Eugenio-occorsio-figlio-giudice-ucciso-Vittorio-.jpg" sizes="(max-width: 536px) 100vw, 536px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Eugenio-occorsio-figlio-giudice-ucciso-Vittorio-.jpg 536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Eugenio-occorsio-figlio-giudice-ucciso-Vittorio--209x300.jpg 209w" alt="" width="536" height="771" data-id="111394" /></figure>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-111395" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Eugenio-Occorsio-figlio-di-Vittorio-giudice-ucciso.jpg" sizes="(max-width: 801px) 100vw, 801px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Eugenio-Occorsio-figlio-di-Vittorio-giudice-ucciso.jpg 801w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Eugenio-Occorsio-figlio-di-Vittorio-giudice-ucciso-300x300.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Eugenio-Occorsio-figlio-di-Vittorio-giudice-ucciso-150x150.jpg 150w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Eugenio-Occorsio-figlio-di-Vittorio-giudice-ucciso-768x768.jpg 768w" alt="" width="801" height="801" data-id="111395" /><figcaption class="wp-element-caption">Eugenio Occorsio</figcaption></figure>
</figure>
<p>Susanna partecipa alle attività della Fondazione e alle commemorazioni istituzionali, contribuendo a mantenere vivo il ricordo del padre.<br />
Anche il nipote <strong>Vittorio Occorsio</strong>, che porta il nome del nonno, ha raccontato in diverse occasioni il lato più umano del magistrato: un padre affettuoso, un uomo riservato, profondamente innamorato della famiglia e convinto che la giustizia dovesse essere esercitata con equilibrio, indipendenza e rispetto delle istituzioni.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-111377" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Vittorio-Occorsio-magistrato-ucciso-1976.jpg" sizes="(max-width: 339px) 100vw, 339px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Vittorio-Occorsio-magistrato-ucciso-1976.jpg 339w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Vittorio-Occorsio-magistrato-ucciso-1976-296x300.jpg 296w" alt="" width="339" height="344" /></figure>
</div>
<p><strong>Cinquant’anni dopo quell’agguato di via Mogadiscio</strong>, l’azione di <strong>Vittorio Occorsio</strong>conserva una straordinaria attualità. <strong>Molte delle connessioni</strong> che aveva intuito <strong>tra terrorismo, criminalità e poteri occulti sono state confermate</strong> dalle successive inchieste giudiziarie e dalle Commissioni parlamentari d’inchiesta.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-111399" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Omicidio_Occorsio.jpg" alt="" width="238" height="200" /></figure>
</div>
<p>Il suo sacrificio appartiene alla storia della Repubblica italiana. <strong>Ricordarlo oggi e sempre </strong>significa rendere omaggio a una vittima del terrorismo e a un magistrato che, con coraggio e lucidità, scelse di seguire la verità anche quando conduceva verso scenari che pochi erano disposti a vedere.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<p><strong>Fonti bibliografiche e documentali consultate.</strong>Fondazione Vittorio Occorsio; Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo e sulle stragi; Sergio Zavoli, La notte della Repubblica libro edizioni Mondadori (1992) tratto da una trasmissione ideata da Zavoli andata in onda dal 1989 e il 1990 su RAI 2.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/11/vittorio-occorsio-il-magistrato-che-vide-prima-degli-altri/">Vittorio Occorsio, il magistrato che vide prima degli altri</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Etna, aeroporto di Catania chiuso e passeggeri nel caos: l’emergenza che in Sicilia continua a ripetersi</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/08/etna-aeroporto-di-catania-chiuso-e-passeggeri-nel-caos-lemergenza-che-in-sicilia-continua-a-ripetersi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=etna-aeroporto-di-catania-chiuso-e-passeggeri-nel-caos-lemergenza-che-in-sicilia-continua-a-ripetersi</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 17:15:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Catania]]></category>
		<category><![CDATA[chiusure Aeroporto]]></category>
		<category><![CDATA[Etna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4508.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4508.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4508-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4508-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Tra voli cancellati, dirottamenti, costi imprevisti e informazioni frammentarie, il nuovo stop allo scalo di Catania riapre il dibattito sulla necessità di un piano strutturale per affrontare le ricorrenti emergenze&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/08/etna-aeroporto-di-catania-chiuso-e-passeggeri-nel-caos-lemergenza-che-in-sicilia-continua-a-ripetersi/">Etna, aeroporto di Catania chiuso e passeggeri nel caos: l’emergenza che in Sicilia continua a ripetersi</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4508.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4508.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4508-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4508-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Tra voli cancellati, dirottamenti, costi imprevisti e informazioni frammentarie, il nuovo stop allo scalo di Catania riapre il dibattito sulla necessità di un piano strutturale per affrontare le ricorrenti emergenze legate all&#8217;attività del vulcano</em></p>
<div class="mh-meta entry-meta">
<p>&nbsp;</p>
<p>Catania, 8 luglio 2026  –  L’ennesima chiusura dell’aeroporto di Catania a causa dell’intensa attività dell’Etna ha riportato migliaia di viaggiatori a vivere un copione che, ormai, appare tristemente familiare. Voli cancellati o dirottati, lunghe attese negli aeroporti, trasferimenti organizzati all’ultimo momento, spese impreviste e comunicazioni giudicate insufficienti da numerosi passeggeri hanno trasformato ancora una volta un fenomeno naturale prevedibile nella sua possibilità di verificarsi in una vera e propria emergenza per la mobilità.<br />
Che l’Etna sia uno dei vulcani più attivi del mondo è un dato noto. Meno comprensibile, invece, è come, a distanza di anni da analoghe situazioni, il sistema continui a mostrare le stesse fragilità organizzative. Ogni nuova eruzione significativa sembra infatti riaprire identiche criticità, senza che si percepisca un’evoluzione concreta nella gestione delle conseguenze sul traffico aereo.<br />
Le decisioni sulla chiusura dello spazio aereo sono naturalmente dettate dalla sicurezza e derivano dalle valutazioni degli organismi scientifici e delle autorità competenti. Su questo aspetto non possono esistere compromessi: la tutela dei passeggeri e degli equipaggi resta una priorità assoluta. Diverso è invece il tema dell’organizzazione successiva, quella che riguarda l’assistenza ai viaggiatori quando lo scalo diventa improvvisamente inoperativo.<br />
Molti passeggeri parlano di informazioni ricevute in ritardo, cancellazioni comunicate solo all’arrivo in aeroporto, dirottamenti verso altri scali siciliani e difficoltà nel raggiungere la destinazione finale. C’è chi ha dovuto affrontare costose corse in taxi, chi ha acquistato nuovi biglietti a prezzi elevati e chi ha rinunciato al viaggio o prolungato forzatamente il soggiorno, sostenendo ulteriori spese per pernottamenti e trasferimenti.<br />
È proprio questo il nodo che torna periodicamente al centro delle polemiche. Se il fenomeno naturale non può essere evitato, le sue conseguenze sulla mobilità dovrebbero poter essere gestite con strumenti più efficaci. Un piano operativo condiviso tra gestore aeroportuale, compagnie aeree, Regione, Protezione civile e sistema dei trasporti potrebbe consentire procedure più rapide, comunicazioni unificate e collegamenti immediati con gli altri aeroporti dell’isola.<br />
La Sicilia dispone di più scali aeroportuali, ma ancora oggi l’impressione è che, nelle fasi più delicate, ciascun soggetto operi seguendo procedure proprie, lasciando spesso i passeggeri soli a ricostruire autonomamente il proprio itinerario. È un modello che inevitabilmente genera disorientamento e alimenta la percezione di una gestione emergenziale anziché programmata.<br />
Ogni episodio ripropone così la stessa domanda: è possibile continuare a definire “straordinaria” una situazione che, per la sua ricorrenza, è ormai parte della normalità operativa dello scalo etneo? La prevedibilità dell’evento non riguarda il momento esatto dell’eruzione, ma la consapevolezza che fenomeni di questo tipo continueranno a verificarsi anche in futuro.<br />
Per questo motivo il dibattito non dovrebbe limitarsi alle responsabilità del singolo episodio, ma concentrarsi sulla costruzione di un sistema capace di ridurre i disagi. Perché se la forza dell’Etna non può essere controllata, l’efficienza dell’organizzazione sì. E i viaggiatori, che ogni volta pagano il prezzo più alto tra ritardi, incertezze e costi aggiuntivi, attendono da tempo risposte che vadano oltre la gestione dell’emergenza del momento.</p>
<p><strong><em>Photo credits PaeseItaliaPress.it</em></strong></p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
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		<title>Famiglia nel bosco, primi segnali positivi nel percorso di recupero della genitorialità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 06:05:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia nel bosco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1106" height="560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4475.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4475.jpeg 1106w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4475-300x152.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4475-1024x518.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4475-768x389.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4475-585x296.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1106px) 100vw, 1106px" /></p>
<p>Dopo sette mesi dall&#8217;allontanamento dei tre figli, Nathan Trevallion e Catherine Birmingham avrebbero superato una prima fase del percorso disposto dal Tribunale. Attesi l&#8217;ascolto protetto dei bambini e la presentazione&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/06/famiglia-nel-bosco-primi-segnali-positivi-nel-percorso-di-recupero-della-genitorialita/">Famiglia nel bosco, primi segnali positivi nel percorso di recupero della genitorialità</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dopo sette mesi dall&#8217;allontanamento dei tre figli, Nathan Trevallion e Catherine Birmingham avrebbero superato una prima fase del percorso disposto dal Tribunale. Attesi l&#8217;ascolto protetto dei bambini e la presentazione a Roma del libro della madre &#8220;La mia verità&#8221;</em></p>
<p>Sette mesi dopo l’allontanamento dei tre figli disposto dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila, emergono i primi sviluppi nel percorso di recupero della genitorialità intrapreso da Nathan<strong> Trevallion </strong>e <strong>Catherine Louise Birmingham</strong>, la coppia anglo-australiana conosciuta come la “<strong>famiglia nel bosco</strong>” per la scelta di vivere immersa nella natura nelle campagne di Palmoli, in Abruzzo.<br />
Secondo quanto riportato nelle ultime ore, i due coniugi avrebbero concluso una prima fase del programma di sostegno predisposto dai servizi competenti e una prima valutazione degli specialisti li avrebbe ritenuti idonei al ruolo genitoriale. Si tratta di un passaggio significativo, che rappresenta però soltanto una tappa di un percorso ancora in corso e finalizzato a verificare, nel tempo, la capacità della coppia di garantire ai figli un ambiente stabile, sicuro e adeguato alla loro crescita.<br />
Il programma predisposto prevede un affiancamento educativo volto a consolidare le competenze genitoriali nella gestione della vita quotidiana, dell’organizzazione domestica e delle relazioni familiari. Parallelamente è stato attivato un supporto psicologico attraverso colloqui dedicati, mentre una successiva fase di osservazione servirà a valutare se sussistano le condizioni per un <strong>eventuale rientro dei bambini nel nucleo familiare.</strong><br />
I tre figli della coppia erano stati allontanati il <strong>20 novembre 2025</strong> e collocati in una casa famiglia<strong> di Vasto, </strong>dopo la vicenda dell’intossicazione da funghi che aveva portato all’intervento dei servizi sociali e all’apertura del procedimento civile davanti al Tribunale per i minorenni dell’Aquila.<br />
Nell’ambito dello stesso procedimento è prevista nei prossimi giorni anche l’audizione protetta dei tre bambini davanti al giudice, alla presenza della curatrice speciale Marika Bolognese. L’ascolto rappresenta uno dei passaggi più delicati dell’iter giudiziario, destinato a contribuire alla valutazione complessiva della situazione familiare.<br />
<strong>Intanto Catherine Louise Birmingham ha scelto di raccontare</strong> la propria esperienza nel libro <strong>La mia verità </strong>per Solferino Edizioni.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-111155" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/La-mia-verita-Catherine-Louise-Birmingham-.jpg" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/La-mia-verita-Catherine-Louise-Birmingham-.jpg 350w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/La-mia-verita-Catherine-Louise-Birmingham--191x300.jpg 191w" alt="" width="350" height="551" /></figure>
</div>
<p>Memorie e pensieri della mamma nel bosco, che sarà presentato il <strong>16 luglio</strong> alle ore 19 presso</p>
<p>l’Istituto di Terapia Cognitivo Interpersonale di Roma. <strong>All’incontro prenderanno parte</strong>, oltre all’autrice, la scrittrice <strong>Susanna Tamaro </strong>e <strong>Anna Maria Giannini, </strong>professoressa ordinaria di Psicologia Generale dell’Università Sapienza di Roma.<br />
Secondo quanto reso noto dagli organizzatori, Nathan e Catherine hanno inoltre chiesto l’autorizzazione affinché possano partecipare all’iniziativa anche i loro tre figli, qualora ciò venga ritenuto compatibile con le decisioni dell’autorità giudiziaria e con il superiore interesse dei minori.<br />
La vicenda della “famiglia nel bosco”, che negli ultimi mesi ha suscitato un ampio dibattito tra opinione pubblica, esperti e istituzioni, entra così in una fase nuova. Il percorso di sostegno alla genitorialità prosegue sotto il controllo del Tribunale e dei servizi competenti, mentre le prossime decisioni saranno assunte sulla base delle ulteriori valutazioni tecniche e dell’evoluzione del progetto di recupero familiare.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<div class="mh-meta entry-meta"></div>
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		<title>Keanu Reeves, l’uomo che ha scelto di restare normale nell’epoca delle superstar</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/29/keanu-reeves-luomo-che-ha-scelto-di-restare-normale-nellepoca-delle-superstar/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=keanu-reeves-luomo-che-ha-scelto-di-restare-normale-nellepoca-delle-superstar</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 05:37:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="605" height="317" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4377.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4377.jpeg 605w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4377-300x157.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4377-585x307.jpeg 585w" sizes="(max-width: 605px) 100vw, 605px" /></p>
<p>Tornato nel 2026 sul grande schermo con Outcome, sullo sfondo dei successi di Matrix e John Wick a una vita lontana dagli eccessi di Hollywood: a sessantun anni Keanu Reeves&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/29/keanu-reeves-luomo-che-ha-scelto-di-restare-normale-nellepoca-delle-superstar/">Keanu Reeves, l’uomo che ha scelto di restare normale nell’epoca delle superstar</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Tornato nel 2026 sul grande schermo con Outcome, sullo sfondo dei successi di Matrix e John Wick a una vita lontana dagli eccessi di Hollywood: a sessantun anni Keanu Reeves continua a conquistare il pubblico con una carriera densa e una quotidianità sorprendentemente semplice, che ha fatto della riservatezza il suo tratto più iconico</em></p>
<p>di <em>Mimma Cucinotta </em></p>
<p>Non è un nuovo film a riportare <strong>Keanu Reeves</strong> al centro dell’attenzione. Né un red carpet o una campagna pubblicitaria. A renderlo ancora oggi uno degli attori più amati del mondo è qualcosa di molto più raro, la sua capacità di sottrarsi ai meccanismi dello star system senza mai scomparire davvero.</p>
<p>A sessantun anni, Reeves continua a dividersi tra il cinema, la musica con i Dogstar e una vita sorprendentemente lontana dagli eccessi che spesso accompagnano Hollywood.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110830" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/outcome-keanuReeves--1024x640.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/outcome-keanuReeves--1024x640.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/outcome-keanuReeves--300x188.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/outcome-keanuReeves--768x480.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/outcome-keanuReeves-.jpg 1280w" alt="" width="1024" height="640" /></figure>
</div>
<p>Nel 2026 è tornato sul grande schermo con <strong>Outcome</strong>, la commedia nera diretta da Jonah Hill, nella quale interpreta la star del cinema Reef Hawk, costretta a fare i conti con il proprio passato dopo un tentativo di ricatto. Un ruolo che, per certi versi, riflette il tema dell’identità pubblica e privata, da sempre al centro della sua carriera.</p>
<p>Lo si incontra ai concerti della sua band con il basso tra le mani, lo si vede spostarsi in motocicletta, parlare con i fan senza barriere, concedersi una pausa seduto su una panchina come una persona qualunque. Un’immagine che negli anni è diventata certamente un simbolo. Eppure dietro questa apparente semplicità c’è una storia personale segnata da sfide, cambiamenti e prove difficili. Nato a <strong>Beirut</strong> il 2 settembre 1964, figlio di una costumista inglese e di un geologo americano dalle origini hawaiane, cinesi e portoghesi, Keanu Reeves ha attraversato un’infanzia fatta di continui trasferimenti, assenze e cambiamenti. Forse è anche per questo che non ha mai cercato rifugio nello sfarzo, preferendo costruire un’esistenza riservata. La sua carriera è un susseguirsi di personaggi entrati nell’immaginario collettivo: dal ribelle Scott Favor in <em>Belli e dannati</em>(1991) all’agente dell’FBI Johnny Utah in <em>Point Break – Punto di rottura</em> (1991), dal tormentato Jonathan Harker in <em>Dracula di Bram Stoker</em> (1992) al principe Siddhartha in <em>Piccolo Buddha</em> (1993), fino al poliziotto Jack Traven in <em>Speed</em> (1994) e all’avvocato Kevin Lomax ne <em>L’avvocato del diavolo</em>(1997). Poi sono arrivati Neo con <em>Matrix</em> (1999), destinato a cambiare per sempre il cinema di fantascienza, e John Wick, protagonista dell’omonima saga iniziata nel 2014, che ha rilanciato la sua carriera trasformandolo in un’icona anche per le nuove generazioni.</p>
<p>Ma sarebbe riduttivo raccontare Keanu Reeves soltanto attraverso i suoi film. La sua vita privata è stata segnata da momenti profondamente dolorosi. <strong>Jennifer Syme</strong> fu la sua compagna tra la fine degli anni Novanta e il 2000. Nel 1999 la coppia attendeva una figlia, che nacque morta all’ottavo mese di gravidanza. Quel dolore segnò profondamente entrambi. La relazione si interruppe poco dopo, pur mantenendo un legame affettivo. Nel <strong>2001</strong> Jennifer Syme <strong>morì</strong> in un incidente stradale a Los Angeles. <strong>River Phoenix </strong>fu uno dei più cari amici di Keanu Reeves e anche un collega molto stimato. I due avevano <strong>recitato insieme nel film Belli e dannat</strong>i e avevano instaurato un rapporto di profonda amicizia. La morte di River Phoenix, avvenuta nel 1993 per overdose a soli 23 anni, colpì molto Reeves, che negli anni successivi lo ha ricordato sempre con grande affetto e rispetto.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110834" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Keanu-Reeves-Alexandra-Grant--1024x578.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Keanu-Reeves-Alexandra-Grant--1024x578.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Keanu-Reeves-Alexandra-Grant--300x169.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Keanu-Reeves-Alexandra-Grant--768x433.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Keanu-Reeves-Alexandra-Grant-.jpg 1200w" alt="" width="1024" height="578" /></figure>
</div>
<p>Da alcuni anni condivide la propria vita con l’artista <strong>Alexandra Grant</strong>, un rapporto nato da una lunga amicizia costruito in serenità. Eventi che lo hanno reso ancora più riservato. Nel tempo, però, questo modo di essere si è accompagnato a gesti di riconoscenza e solidarietà. Ha devoluto parte del compenso percepito per la trilogia di The Matrix ai reparti degli effetti speciali e dei costumi, ha sostenuto in forma riservata la ricerca sul cancro e gli ospedali pediatrici attraverso una propria fondazione e si è distinto per il rispetto e l’attenzione con cui ha sempre trattato collaboratori e fan, preferendo lasciare che fossero i fatti a raccontarlo. Keanu Reeves è dunque divenuto negli anni un personaggio quasi controcorrente: schivo, riservato, generoso, poco interessato all’ostentazione. Qualità che il pubblico apprezza tanto quanto il suo talento.</p>
<p>Nell’epoca attuale in cui la celebrità sembra spesso misurarsi in milioni di follower, Reeves dimostra che il carisma può nascere ed essere mantenuto anche dalla affermazione della riservatezza come stile di vita.</p>
<div class="wp-block-image"></div>
<p>Ed è forse questo il segreto della sua longevità artistica. Ovvero non aver mai inseguito il mito della star, ma quello dell’uomo normale. Ed è probabilmente per questo che, dopo oltre quarant’anni di carriera, Keanu Reeves continua a occupare un posto speciale nell’immaginario del pubblico. Proprio per essersi sottratto alla ostentazione della celebrità, ed aver scelto la coerenza con cui ha interpretato sé stesso.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
<div class="mh-meta entry-meta"></div>
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		<title>A Dio a Don Paolo Cicala. Un sacerdote, un educatore, un amico</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/15/a-dio-a-don-paolo-cicala-un-sacerdote-un-educatore-un-amico/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=a-dio-a-don-paolo-cicala-un-sacerdote-un-educatore-un-amico</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 18:23:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4236.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4236.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4236-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4236-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Catania e la comunità salesiana salutano uno storico Direttore e Preside del “San Francesco di Sales”. Formatore e guida spirituale, ha dedicato la sua vita ai giovani nei principali istituti&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Catania e la comunità salesiana salutano uno storico Direttore e Preside del “San Francesco di Sales”. Formatore e guida spirituale, ha dedicato la sua vita ai giovani nei principali istituti salesiani della Sicilia, accompagnando generazioni di studenti, famiglie ed ex allievi con autorevolezza, semplicità e profonda umanità. Fino agli ultimi giorni vissuti nella preghiera e nel servizio. Una presenza preziosa, un’amicizia profonda, un sacerdote autentico: il ricordo di Mimma Cucinotta- direttore della nostra testata partner Paese Italia Press</em></p>
<p>Catania, 15 giugno 2026 – Con la scomparsa di <strong>Don Paolo Cicala,</strong> ( 81 anni) la Comunità Salesiana del “<strong>San Francesco di Sales</strong>” di Catania perde una delle figure più autorevoli e amate della propria storia educativa contemporanea. Il vuoto lasciato dal sacerdote catanese supera ben oltre i confini dell’istituto salesiano. Coinvolge generazioni di giovani, famiglie, confratelli, ex allievi e amici che in lui hanno trovato un educatore, una guida spirituale autentica e, soprattutto, una presenza umana rara per semplicità, equilibrio e capacità di ascolto.<br />
<strong>La Comunità Salesiana del “San Francesco di Sales”</strong> ne ha annunciato con dolore il ritorno alla Casa del Padre, affidandolo all’amore misericordioso del Signore perché lo ricompensi del bene compiuto nei confronti di tanti giovani e di tante famiglie incontrate lungo il suo cammino di salesiano presbitero nella Chiesa e nella Famiglia Salesiana.<br />
<strong>L’ultimo saluto a Don Paolo</strong> sarà tributato dalla sua comunità e da quanti gli hanno voluto bene attraverso la camera ardente allestita presso la <strong>Parrocchia “Sacro Cuore” alla Barriera</strong>, con ingresso da via del Bosco 69, aperta oggi dalle <strong>ore 10 alle ore 18</strong>. Nella giornata di <strong>martedì 16 giugno 2026</strong>, la <strong>camera ardente</strong> sarà invece predisposta presso l’Istituto “<strong>San Francesco di Sales”, in via Cifali 5,</strong> dalle ore 10 alle ore 15 nella sala adiacente al parcheggio.<br />
Le esequie saranno celebrate <strong>martedì 16 giugno 2026 alle ore 15.30</strong>, presso la chiesa dell’Istituto “San Francesco di Sales” di <strong>via Cifali 5 a Catania</strong>, nel luogo che più di ogni altro ha rappresentato negli ultimi decenni il cuore del suo instancabile servizio educativo e spirituale.<br />
Nato a Santa Teresa di Riva in provincia di Messina ma fin da bambino vissuto a Catania, Don Paolo ha operato fin dalla giovane età nei principali istituti salesiani della Sicilia, allora collegi e convitti che hanno formato intere generazioni di giovani. Dal <strong>Domenico Savio</strong> al <strong>San Luigi di Messina</strong>, dal <strong>Ranchibile</strong> di <strong>Palermo</strong> fino al “<strong>San Francesco di Sales” di Catania</strong>, dove dalla metà degli anni Duemila ha lasciato un segno significativo del suo servizio educativo e pastorale.<br />
Direttore, Preside, formatore, uomo delle istituzioni salesiane, ha ricoperto sempre incarichi di grande responsabilità, svolgendo anche funzioni legate all’ispettoria salesiana nel mondo. Laureato in Lettere, è stato anche  docente nei licei classici salesiani, convinto che educare significasse anzitutto accompagnare giovani donne e giovani uomini nella crescita culturale e morale, aiutandoli a diventare persone  responsabili.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110219" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Don-Paolo-Cicala-7-maggio-2026-692x1024.jpg" sizes="(max-width: 692px) 100vw, 692px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Don-Paolo-Cicala-7-maggio-2026-692x1024.jpg 692w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Don-Paolo-Cicala-7-maggio-2026-203x300.jpg 203w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Don-Paolo-Cicala-7-maggio-2026-768x1136.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Don-Paolo-Cicala-7-maggio-2026-1039x1536.jpg 1039w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Don-Paolo-Cicala-7-maggio-2026.jpg 1080w" alt="" width="692" height="1024" data-id="110219" /></figure>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110218" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Don-Paolo-Cicala-1-1-787x1024.jpg" sizes="(max-width: 787px) 100vw, 787px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Don-Paolo-Cicala-1-1-787x1024.jpg 787w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Don-Paolo-Cicala-1-1-230x300.jpg 230w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Don-Paolo-Cicala-1-1-768x1000.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Don-Paolo-Cicala-1-1.jpg 1080w" alt="" width="787" height="1024" data-id="110218" /></figure>
</figure>
<p>Ma Don Paolo non era soltanto il sacerdote dei ruoli e delle responsabilità. Era soprattutto un uomo sensibile che sapeva stare accanto agli altri con straordinaria semplicità. Diplomato giovanissimo in pianoforte, nutriva una profonda passione per la musica classica, che amava condividere, in modo quasi riservato, com’era nel suo carattere, al piano per gli amici più cari e per gli allievi e le allieve che tanto lo hanno stimato<br />
Dotato di un temperamento saldo, concreto, temprato dalle responsabilità, si è distinto negli anni per capacità organizzativa, dinamicità gestionale e spirito di servizio. Eppure, dietro la fermezza del Direttore e del Preside, vi è sempre stato un uomo profondamente umano, attento alle fragilità altrui, pronto a incoraggiare senza mai giudicare.<br />
<strong>Fino agli ultimi giorni della sua vita, Don Paolo è rimasto una guida spirituale incomparabile.</strong></p>
<p><strong>Resta impresso nel cuore un episodio </strong>che oggi assume il valore di una importante ed estrema  testimonianza. Lo scorso <strong>giovedì 4 giugno 2026</strong>, pur ormai allo stremo delle forze, ha voluto riunire ancora una volta lo storico gruppo di preghiera del giovedì sera nella chiesa del “San Francesco di Sales” di Catania per il Santo Rosario e l’adorazione dello Spirito Santo.</p>
<p>Un appuntamento nato diciotto anni fa durante un pellegrinaggio a Medjugorje, segnato dalla profonda devozione mariana che ha accompagnato tutta la sua esistenza sacerdotale.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110205" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Don-Paolo-Cicala-Medjugorje-Pasqua-2023--1024x614.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Don-Paolo-Cicala-Medjugorje-Pasqua-2023--1024x614.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Don-Paolo-Cicala-Medjugorje-Pasqua-2023--300x180.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Don-Paolo-Cicala-Medjugorje-Pasqua-2023--768x461.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Don-Paolo-Cicala-Medjugorje-Pasqua-2023-.jpg 1080w" alt="" width="1024" height="614" /><figcaption class="wp-element-caption">Don Paolo Cicala Pasqua 2023</figcaption></figure>
</div>
<p>Fino alla fine, quasi consumando ogni residua energia, Don Paolo ha scelto di esserci. Di pregare. Di accompagnare spiritualmente chi gli era stato affidato.<br />
Per chi scrive, e per molti della nostra generazione, Don Paolo ha rappresentato molto di più di un sacerdote o di un educatore.<br />
Per noi che lo abbiamo conosciuto alla fine degli anni Novanta al San Luigi di Messina, egli è stato un amico  profindamente prezioso.  Un uomo di riferimento, capace di esprimere affetto autentico e sostegno concreto con parole semplici ma sempre giuste, con quella saggezza densa d’affetto.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110215" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Don-Paolo-Cicala-1024x765.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Don-Paolo-Cicala-1024x765.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Don-Paolo-Cicala-300x224.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Don-Paolo-Cicala-768x574.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Don-Paolo-Cicala-326x245.jpg 326w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Don-Paolo-Cicala-80x60.jpg 80w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Don-Paolo-Cicala.jpg 1080w" alt="" width="1024" height="765" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Messina 20022 – Mimma Cucinotta , Annalisa Crupi ex allieva del San Luigi, il marito Bartolo Bonasera il cui matrimonio è stato celebrato da Don Paolo</em></figcaption></figure>
</div>
<p>Vi sono incontri che segnano una vita e amicizie spirituali che superano il  tempo. Don Paolo appartiene a questa dimensione. Rara.<br />
La sua scomparsa rappresenta una perdita grave, umanamente difficile da accettare. Per chi gli ha voluto bene davvero, il dolore è quello delle presenze destinate ad attraversarti sempre nella fede che lui stesso ci ha insegnato a vivere.  Don Paolo oggi è nella luminosa dimensione del Padre, accolto nell’amore misericordioso di quel Cristo che ha servito con fedeltà lungo tutta la sua vita sacerdotale, accompagnato da quella Madonnina verso cui nutriva una devozione intima e profonda.<br />
Resterà nel cuore di tanti giovani, di tante famiglie, dei confratelli salesiani, degli amici e di tutti coloro che hanno avuto il privilegio di incontrarlo.<br />
Resterà nei ricordi, nelle parole donate, nelle preghiere condivise, nella musica che amava, nella sua discreta capacità di esserci.<br />
Riposa in pace, caro Don Paolo.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110211" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Don-Paolo-Cicala-80-anni--1024x571.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Don-Paolo-Cicala-80-anni--1024x571.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Don-Paolo-Cicala-80-anni--300x167.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Don-Paolo-Cicala-80-anni--768x428.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Don-Paolo-Cicala-80-anni-.jpg 1080w" alt="" width="1024" height="571" /><figcaption class="wp-element-caption">Gli 80 anni di Don Paolo Cicala (Catania 2025)</figcaption></figure>
</div>
<p>Con il tuo animo splendente continuerai ad accompagnarci nel silenzio della preghiera e nella memoria grata.</p>
<p>Alla Comunità Salesiana, ai fratelli Salvo e Pippo, alla sorella Maria, agli amati nipoti, ai familiari tutti, giunga il cordoglio della redazione di <em>PaeseItaliaPress.it</em>, unito a quello personale di chi oggi piange non soltanto un sacerdote esemplare, ma un’amicizia preziosa e irripetibile.<br />
@Riproduzione riservata</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Vaticano, gelo diplomatico dopo l’incontro tra Rubio e Leone XIV</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/10/vaticano-gelo-diplomatico-dopo-lincontro-tra-rubio-e-leone-xiv/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=vaticano-gelo-diplomatico-dopo-lincontro-tra-rubio-e-leone-xiv</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 17:41:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Rubio]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Prevost]]></category>
		<category><![CDATA[rapporti Usa e Santa Sede]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3544.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3544.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3544-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3544-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Una nota stringata della Santa Sede fotografa la distanza con Washington sullo sfondo delle sanzioni contro Cuba e del continuo richiamo del Pontefice alla pace. Poche battute in poche righe&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3544.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3544.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3544-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3544-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Una nota stringata della Santa Sede fotografa la distanza con Washington sullo sfondo delle sanzioni contro Cuba e del continuo richiamo del Pontefice alla pace. Poche battute in poche righe dal sapore glaciale. A buon intenditor poche parole</em></p>
<p>Poche righe. Appunto.<br />
Nel linguaggio della diplomazia vaticana bastano poche parole per raccontare molto. E la nota ufficiale della Sala Stampa della Santa Sede diffusa il 7 maggio (2026 ) dopo l’incontro tra il Segretario di Stato americano Marco Rubio e Papa Leone XIV, è apparsa fredda, essenziale, telegrafica.<br />
Nessuna particolare enfasi, nessun riferimento a sintonie o convergenze. Solo una breve nota ufficiale che, per molti osservatori, lascia emergere la distanza tra la linea internazionale dell’amministrazione americana e quella del Pontefice.<br />
A pesare anche le nuove sanzioni contro Cuba annunciate nelle stesse ore della visita, in un clima già segnato dalle recenti tensioni tra Donald Trump e Papa Prevost.<br />
Mentre Washington continua a muoversi secondo logiche geopolitiche sempre più rigide, Leone XIV rilancia ancora il messaggio del Vangelo, della pace e del dialogo tra i popoli.<br />
Alla Santa Sede sono bastate poche battute in poche righe dal sapore glaciale. A buon intenditor poche parole.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<div class="mh-meta entry-meta"></div>
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		<title>Russia-Ucraina: la “tregua” di maggio e una guerra senza pause</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/07/russia-ucraina-la-tregua-di-maggio-e-una-guerra-senza-pause/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=russia-ucraina-la-tregua-di-maggio-e-una-guerra-senza-pause</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 07:52:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3482.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3482.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3482-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3482-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Droni, propaganda e  la ricorrenza della vittoria sovietica del 1945.  Tregue annunciate posizioni UE, italiane su un conflitto che non si ferma Nel cuore dell’Europa orientale, la guerra tra Russia&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/07/russia-ucraina-la-tregua-di-maggio-e-una-guerra-senza-pause/">Russia-Ucraina: la “tregua” di maggio e una guerra senza pause</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Droni, propaganda e  la ricorrenza della vittoria sovietica del 1945.  Tregue annunciate posizioni UE, italiane su un conflitto che non si ferma</em></p>
<p>Nel cuore dell’Europa orientale, la guerra tra Russia e Ucraina continua a scorrere senza vere interruzioni, nemmeno quando la diplomazia prova a evocare simboliche pause. L’ultima ondata di attacchi con droni e missili, denunciata da <strong>Kiev</strong>, si inserisce in un nuovo episodio di tensione che precede una data altamente sensibile per Mosca: il <strong>9 maggio</strong>, Giorno della Vittoria nella Seconda guerra mondiale.<br />
Secondo le autorità ucraine, nella notte precedente alla ricorrenza sarebbero stati lanciati oltre cento droni e diversi missili contro obiettivi sul territorio ucraino, nonostante l’annuncio russo di un cessate il fuoco temporaneo in occasione delle celebrazioni. Per Kiev si tratta dell’ennesima violazione che svuota di significato ogni tentativo di pausa umanitaria.<br />
Il ministro degli Esteri ucraino <strong>Andrii Sybiha</strong> ha parlato apertamente di una scelta politica precisa da parte del Cremlino, accusando Mosca di utilizzare la “tregua” come strumento propagandistico. Ancora più duro il presidente ucraino <strong>Volodymyr Zelensky, </strong>che ha ribadito come la vita delle persone non possa essere subordinata a parate militari e simboli di potenza.<br />
Sul fronte opposto, la Russia continua a negare la natura offensiva delle operazioni e rivendica la legittimità delle proprie azioni militari, inserite in un conflitto che da anni si muove tra guerra convenzionale, guerra tecnologica e propaganda.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108042" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Distruzione-urbana-in-Ucraina-.jpg" sizes="(max-width: 699px) 100vw, 699px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Distruzione-urbana-in-Ucraina-.jpg 699w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Distruzione-urbana-in-Ucraina--300x194.jpg 300w" alt="" width="699" height="452" /><figcaption class="wp-element-caption">Distruzione urbana in Ucraina</figcaption></figure>
</div>
<p><strong>Per comprendere l’attuale escalation</strong> bisogna tornare indietro di oltre un decennio. Il conflitto tra Russia e Ucraina affonda le sue radici nel <strong>2014</strong>, con l’annessione della Crimea da parte di Mosca e l’inizio della guerra nel Donbass, nell’est ucraino. Da quel momento si è consolidata una frattura geopolitica tra Occidente e Federazione Russa.<br />
La svolta decisiva arriva però nel febbraio 2022, quando la <strong>Russia avvia un’invasione</strong> su larga scala dell’Ucraina, trasformando una guerra regionale in un conflitto di portata globale. Da allora lo scenario si è evoluto in una guerra ad alta intensità, con uso massiccio di artiglieria, missili a lungo raggio, droni e attacchi alle infrastrutture energetiche.<br />
Il presidente russo Vladimir Putin ha giustificato l’operazione come una “difesa strategica” degli interessi russi e delle popolazioni russofone, mentre Kiev e gran parte della comunità internazionale la considerano una violazione del diritto internazionale e dell’integrità territoriale ucraina.</p>
<p><strong>La data del 9 maggio rappresenta uno snodo storico</strong> <strong>fondamentale per la Russia</strong>. Celebra la vittoria dell’Unione Sovietica sulla Germania nazista nel 1945. Negli ultimi anni, però, questa ricorrenza è stata sempre più intrecciata con la narrazione politica del Cremlino, diventando anche strumento di legittimazione della guerra in Ucraina.<br />
Secondo Kiev, proprio questa sovrapposizione tra memoria storica e attualità bellica rende ancora più contraddittorie le “tregue” annunciate da Mosca in occasione delle celebrazioni: pause temporanee che, sul terreno, si trasformano spesso in intensificazioni degli attacchi.</p>
<p>Negli ultimi giorni, l’uso crescente di droni kamikaze e missili a lungo raggio ha segnato una nuova fase del conflitto. L’Ucraina denuncia attacchi continui su infrastrutture civili e militari, mentre la Russia accusa a sua volta Kiev di colpire obiettivi oltre confine.<br />
In questo scenario, la <strong>diplomazia appare sempre più debole</strong>. Le richieste ucraine alla comunità internazionale si concentrano su tre punti essenziali, scanditi dal  rafforzamento delle difese aeree, aumento delle sanzioni contro l’industria militare russa e maggiore isolamento politico di Mosca.</p>
<p><strong>Bruxelles, nella posizione ribadita oggi 6 maggio 2026 dalla European Commission</strong>, ha riaffermato il sostegno “politico, economico e militare” all’Ucraina, sottolineando al tempo stesso la necessità di una cessazione immediata delle ostilità e del rispetto del diritto internazionale. L’esecutivo europeo ha condannato i nuovi attacchi denunciati da Kiev, definendoli incompatibili con qualsiasi ipotesi di tregua credibile, soprattutto se collocati alla vigilia delle celebrazioni del 9 maggio.<br />
Nel solco della linea già consolidata dell’Unione, Bruxelles continua a considerare le cosiddette pause annunciate da Mosca come iniziative prive di reale valore operativo sul terreno, insistendo invece su un rafforzamento della difesa ucraina e sul mantenimento della pressione sanzionatoria nei confronti della Federazione Russa. In questo quadro, la Commissione richiama anche la necessità di una maggiore coesione tra gli Stati membri per sostenere una strategia comune di lungo periodo.</p>
<p>In <strong>questo scenario </strong>si inserisce anche la complessa questione delle <strong>popolazioni russofone</strong>, soprattutto nelle aree del Donbass e della Crimea, dove si intrecciano identità linguistiche, appartenenze culturali e stratificazioni politiche maturate nel tempo. È uno dei nodi reali del conflitto, e non può essere ridotto a elemento secondario: contribuisce infatti a spiegare la profondità storica e la persistenza della crisi. <strong>Proprio su questo terreno si innestano due questioni delicate</strong>. La prima è il rischio di una lettura semplificata di queste comunità, spesso rappresentate come un blocco uniforme, mentre la realtà è molto più articolata, segnata da differenze interne e da dinamiche mutate nel tempo, soprattutto dopo l’escalation del conflitto.La seconda riguarda la strumentalizzazione politica di questa dimensione da parte del Cremlino, che ha più volte richiamato la tutela delle popolazioni russofone come elemento della propria narrazione strategica; una lettura tuttavia contestata da Kiev e dalla gran parte della comunità internazionale, che la inserisce in una più ampia cornice di giustificazione dell’intervento militare.In questo quadro si colloca il tema, sempre più divisivo, dell’invio di armamenti all’Ucraina. Una scelta che, nelle intenzioni dei governi occidentali, risponde all’esigenza di sostenere la resistenza di Kiev e riequilibrare i rapporti di forza sul campo, ma che solleva interrogativi crescenti sugli effetti di medio e lungo periodo. In particolare, sul rischio che la prosecuzione del sostegno militare finisca per consolidare una dinamica di escalation, comprimendo progressivamente gli spazi di iniziativa diplomatica. <strong>Per l’Italia</strong>, questo nodo assume un profilo ancora più sensibile…Il pieno allineamento al quadro euro-atlantico garantisce coerenza internazionale, ma restringe nei fatti lo spazio di una iniziativa autonoma, soprattutto sul terreno diplomatico. Il rischio è che il ruolo italiano resti confinato dentro una linea di sostegno militare, senza una parallela capacità di incidere sul piano negoziale.In questo contesto, il conflitto continua a essere dominato dalla dimensione militare, mentre la <strong>diplomazia appare sempre più marginale</strong>.Il rischio più concreto è che la guerra si stabilizzi senza un reale investimento politico su una via d’uscita negoziale. <strong>Dentro questo quadro, anche il fronte politico italiano si presenta tutt’altro che compatto</strong>. La maggioranza sostiene la linea del governo, pur con alcune differenze sull’invio di armi, mentre l’opposizione resta divisa tra supporto a Kiev e richieste più esplicite di cessate il fuoco e negoziato.</p>
<p>Ed è proprio su questo terreno che si misura, oggi più che mai, la capacità della comunità internazionale – e dell’Italia – di non ridurre tutto alla sola risposta militare.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>Cathaldus: il Santo irlandese che unisce l’Europa nella memoria della sua festa (10 maggio)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2026 19:10:16 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[monachesimo irlandese]]></category>
		<category><![CDATA[San Cataldo]]></category>
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<p>10 maggio, Festa di S. CATALDO &#8211; Dall’Irlanda a Taranto, passando per Italia, Francia, Terra Santa e Nord Europa: il lungo itinerario di San Cataldo ricostruito da Enzo Farinella attraverso&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>10 maggio, Festa di S. CATALDO &#8211; Dall’Irlanda a Taranto, passando per Italia, Francia, Terra Santa e Nord Europa: il lungo itinerario di San Cataldo ricostruito da Enzo Farinella attraverso luoghi, tradizioni e testimonianze che ne attestano la diffusione del culto e la persistenza nella devozione popolare</em></p>
<p><strong>10 maggio, Festa di S. CATALDO</strong></p>
<p>Dall’Irlanda all’Italia e alla Terra Santa, la figura di <strong>Cathaldus</strong> (San Cataldo) – ordinato vescovo di Rochau nel 670 – attraversa i secoli come un filo luminoso che unisce territori, culture e popoli diversi. La straordinaria diffusione del suo culto – testimoniata da città, chiese, borghi e tradizioni popolari che ne custodiscono la memoria – racconta non soltanto la devozione verso un Santo, ma anche la trama profonda di un’Europa spirituale e culturale costruita lungo i percorsi della peregrinatio pro Christo.</p>
<blockquote class="wp-block-quote"><p>È in questo orizzonte che si colloca il lavoro di <strong>Enzo Farinella</strong>, studioso di monachesimo irlandese e dei legami storici tra Irlanda ed Europa. Nato a Gangi, in Sicilia, e residente da oltre cinquant’anni in Irlanda, Farinella è stato docente di Antropologia filosofica all’Università di Dublino, nonché corrispondente per ANSA e Radio Vaticana.</p>
<p>Autore di numerosi saggi dedicati ai pellegrini irlandesi e alla loro opera nel continente europeo, ha approfondito il ruolo di questi monaci come portatori di cultura, solidarietà e civiltà in un’Europa attraversata da profonde trasformazioni storiche.  La sua attività si è sviluppata anche sul piano culturale e istituzionale: per vent’anni Addetto culturale presso <strong>l’Istituto Italiano di Cultura di Dublino</strong>, è oggi fondatore e direttore del Centro “Casa Italia”, impegnato negli scambi tra Italia e Irlanda.</p>
<p><strong>Nel suo percorso di ricerca</strong>, Farinella individua proprio nei santi irlandesi medievali – tra cui San<strong>Cataldo </strong>– un modello di umanità e di visione europea fondato su valori universali quali solidarietà, libertà e dignità della persona.</p>
<p>Il testo che segue, ricco di riferimenti geografici e storici, restituisce in modo capillare la presenza del culto di San Cataldo nei diversi territori, offrendo una mappa viva di devozione e memoria. Una premessa necessaria per comprendere, nella intervista, il significato più profondo di questo <strong>itinerario spirituale e culturale</strong> che, <strong>partendo dall’Irlanda, trova nel Mediterraneo </strong>e in particolare a <strong>Taranto</strong> il suo centro simbolico e universale.</p>
<p><strong>Professore, chi era realmente San Cataldo?</strong></p>
<p>Il suo nome fu Cathaldus o Cataldo. È il santo irlandese più venerato in Italia. Nato in Irlanda nel <strong>Muster</strong> a Canty, nel VI secolo, da una famiglia molto agiata economicamente studiò e insegnò nel monastero di <strong>Lismore</strong>, distinguendosi come maestro al punto da essere ricordato come “astro luminoso” di quella scuola monastica.</p>
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<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-107674" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Lismore_Castle-irlanda.jpg" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Lismore_Castle-irlanda.jpg 960w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Lismore_Castle-irlanda-300x194.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Lismore_Castle-irlanda-768x496.jpg 768w" alt="" width="960" height="620" /><figcaption class="wp-element-caption">Lismore (Irlanda)</figcaption></figure>
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<p>Morì a Taranto, dove è sepolto e dove il suo culto è ancora oggi fortissimo, nonostante la mancanza di documenti storici diretti sulla sua vita.</p>
<p><strong>Come si spiega questa straordinaria devozione, a distanza di oltre 1400 anni?</strong></p>
<p>È un dato sorprendente: migliaia di persone celebrano ogni anno la sua festa, chiese e luoghi di culto sorgono in suo onore tra montagne e mari. La tradizione ha custodito la memoria di un uomo che operò molti prodigi e che ancora oggi è invocato come protettore. Le cosiddette “terre cataldiane” testimoniano proprio questa diffusione della sua presenza spirituale.</p>
<p><strong>Cataldo fu un protagonista della “peregrinatio pro Christo”. Cosa significa?</strong></p>
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<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-63926" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/12/san-cataldo-mosaico-cappella-palatina-palermo.jpg" sizes="(max-width: 224px) 100vw, 224px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/12/san-cataldo-mosaico-cappella-palatina-palermo.jpg 224w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/12/san-cataldo-mosaico-cappella-palatina-palermo-112x300.jpg 112w" alt="" width="224" height="600" /></figure>
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<p>Significa lasciare tutto per Cristo. Cataldo fu un pellegrino, un rifugiato potremmo dire oggi, che percorse migliaia di chilometri affrontando viaggi difficili e pericolosi, attraversando mari e montagne, per portare un messaggio di giustizia, pace e solidarietà. È l’immagine più autentica del monaco irlandese missionario.</p>
<p><strong>La sua vita è ricca anche di elementi straordinari…</strong></p>
<p>Sì, la tradizione racconta miracoli: placò tempeste, ridiede vista, parola e udito, intervenne nelle sofferenze della gente. Questo contribuì a costruire la sua fama di operatore di prodigi e a radicare una devozione che attraversa i secoli.</p>
<p><strong>Quanto conta il contesto storico del monachesimo irlandese?</strong></p>
<p>È fondamentale. Gran parte della storia dell’Europa occidentale prima dell’anno Mille è poco documentata, ma sappiamo che i monaci irlandesi svolsero un ruolo decisivo: conservarono il sapere e portarono cultura, fede e valori in un continente segnato dal crollo dell’Impero Romano. Cataldo appartiene a questa generazione di pionieri.</p>
<p><strong>Si può dire che questi monaci abbiano contribuito alla nascita dell’Europa?</strong></p>
<p>Senza dubbio. Essi diffusero un sistema educativo, salvarono testi classici, fondarono monasteri e trasmisero valori fondamentali. In Italia, figure come San Colombano, insieme a San Frediano, Sant’Orso e San Donato, contribuirono a costruire le basi della civiltà europea. Cataldo si inserisce pienamente in questo quadro.</p>
<p><strong>E il legame con Taranto?</strong></p>
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<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-54898" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/05/taranto-san-cataldo-patrono.webp" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/05/taranto-san-cataldo-patrono.webp 500w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/05/taranto-san-cataldo-patrono-300x225.webp 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/05/taranto-san-cataldo-patrono-326x245.webp 326w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/05/taranto-san-cataldo-patrono-80x60.webp 80w" alt="" width="500" height="375" /></figure>
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<p>Cataldo giunse in una città in crisi, segnata da invasioni e difficoltà religiose. La sua figura, già circondata da fama di santità, portò una rinascita spirituale e sociale. Fu scelto come guida della comunità e ne orientò la vita religiosa, incarnando un modello di unità e coesione.</p>
<p><strong>Il suo culto ha anche una dimensione artistica e monumentale…</strong></p>
<p>Certamente. A Taranto la cattedrale è a lui dedicata e custodisce la sua memoria. Nel XVII secolo, Tommaso Caracciolo fece costruire il Cappellone barocco. Raffigurazioni del santo si trovano anche nella Basilica della Natività, nella Cappella Palatina e nel Duomo di Monreale.</p>
<p><strong>Colpisce il fatto che sia più venerato in Italia che in Irlanda…</strong></p>
<p>È un paradosso evidente. In Irlanda la sua storia è meno conosciuta, mentre in Italia il culto è diffusissimo: città, chiese, tradizioni popolari ne custodiscono la memoria. Si tratta di un caso emblematico di trasferimento culturale e religioso tra popoli.</p>
<p><strong>Cosa può dire oggi la figura di San Cataldo al nostro tempo?</strong></p>
<p>Molto. La sua storia richiama quella dei migranti e dei rifugiati di oggi, costretti a lasciare la propria terra. Ma soprattutto ci invita a recuperare valori fondamentali: dignità della persona, solidarietà, unità spirituale. In un mondo frammentato, anche se globalmente connesso, questi principi restano essenziali.</p>
<p><strong>In definitiva, quale eredità lascia Cataldo?</strong></p>
<p>Cataldo fu uno di quegli intrepidi pionieri che annunciarono un mondo di armonia e coesione. La sua vicenda, pur avvolta in parte nel mistero, sopravvive nella fede dei popoli. Non è solo memoria del passato, ma una proposta viva: costruire un mondo più umano e più giusto, fondato su valori autentici e universali.</p>
<p><strong>Professore, quanto è estesa oggi la venerazione di San Cataldo?</strong></p>
<p>È sorprendentemente ampia. Turisti e fedeli possono trovare chiese, santuari e segni della sua presenza in tutta Italia e anche in altri Paesi europei. Parliamo di una geografia spirituale molto vasta, che testimonia la forza di una devozione capace di attraversare i secoli.</p>
<p><strong>Quali sono i luoghi più significativi di questa diffusione?</strong></p>
<p>Sono moltissimi. In Puglia, ad esempio, centri come Bari e Barletta conservano chiese, reliquie e tradizioni legate al Santo, spesso in rapporto con il mondo marinaro. Anche Corato lo venera come patrono per la liberazione dalla peste. Ma la presenza si estende dal Nord al Sud: da Bologna e Cremona fino alla Sicilia.</p>
<p><strong>E proprio in Sicilia il culto sembra particolarmente radicato…</strong></p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-107661" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/250px-San_Cataldo_Palermo_msu2017-0190.jpg" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/250px-San_Cataldo_Palermo_msu2017-0190.jpg 250w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/250px-San_Cataldo_Palermo_msu2017-0190-200x300.jpg 200w" alt="" width="250" height="375" /></figure>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-54895" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/05/chiesa-di-san-cataldo-palermo.jpg" alt="" width="260" height="186" /></figure>
</figure>
<p>Sì, in modo profondo. A <strong>Palermo la chiesa di San Cataldo</strong> è un capolavoro arabo-normanno e patrimonio mondiale, mentre realtà come Gangi e Gagliano Castelferrato mantengono vive tradizioni popolari intensissime, tra processioni, reliquie e riti che coinvolgono intere comunità.</p>
<p><strong>Ci sono elementi simbolici o tradizioni particolari legate al Santo?</strong></p>
<p>Certamente. Pensiamo all’“anello di San Cataldo”, legato alla tradizione del mare placato, oppure ai porti e ai fari che portano il suo nome, segno del legame con i naviganti. In molte località costiere, come Lecce con il suo porto di San Cataldo, il Santo è percepito come protettore contro i pericoli del mare.</p>
<p><strong>Questa diffusione riguarda solo l’Italia?</strong></p>
<p>Prevalentemente sì, ma non esclusivamente. Esistono tracce anche altrove, e soprattutto un legame simbolico forte con l’Irlanda. Tuttavia, il dato più interessante resta questo: nessun altro santo irlandese ha conosciuto in Italia una diffusione così capillare e popolare.</p>
<p><strong>Cosa rivela, in fondo, questa mappa così ampia della devozione?</strong></p>
<p>Rivela che la figura di Cataldo ha saputo incarnare bisogni profondi: protezione, speranza, identità comunitaria. Dai grandi centri urbani ai piccoli borghi, dalle chiese monumentali agli eremi nella roccia, la sua presenza racconta una fede concreta, vissuta, che continua ancora oggi a parlare agli uomini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il culto di San Cataldo tra Italia ed Europa</strong>. Seconda parte dell’intervista</p>
<p>Il<strong> culto di S. Cataldo appare sorprendentemente diffuso.</strong></p>
<p><strong>Professore ci può accompagnare in questo itinerario?</strong></p>
<p><strong>Ruvo di Puglia (Bari):</strong></p>
<p>Un’importante città metropolitana venera S. Cataldo nella Chiesa di S. Domenico. La gente di Ruvo ha sempre avuto ammirazione e devozione per il Santo irlandese e ogni anno i “ruvitani” visitano Corato, dove tutti venerano il Santo con grande devozione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>San Cataldo (Caltanissetta)</strong></p>
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<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-54896" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/05/san-cataldo-caltanissetta.jpg" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/05/san-cataldo-caltanissetta.jpg 700w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/05/san-cataldo-caltanissetta-300x199.jpg 300w" alt="" width="700" height="465" /></figure>
</div>
<p>(In siciliano: San Catallu or San Cataddu), una cittadina nella Diocesi di Piazza Armerina, così chiamata in onore del Santo irlandese. I suoi abitanti celebrano la sua festa il 10 maggio. 63 km separano questa cittadina da Agrigento, nove da Caltanissetta, 50 da Enna, 100 da Siracusa, la cui la esistenza si deve al Principe Galletti che la fondò nel 1620, chiamandola San Cataldo.</p>
<p>Al Santo irlandese, Patrono della cittadina è dedicata la Chiesa principale o Chiesa Madre, architettonicamente la più interessante della Diocesi, affiliata all’Arcibasilica di S. Giovanni Laterano di Roma: la prima Chiesa siciliana a godere di tale privilegio, sponsorizzata generosamente dalla Famiglia Galletti, che costruì la città. Una cappella è dedicata a S. Cataldo, il cui culto affonda le radici nel tempo. Due altri monumenti portano il nome di Cataldo.: il Calvario e il Cimitero, accanto al quale si trova il monumento agli Ignoti Militari, caduti nella Seconda Guerra Mondiale.</p>
<p>Secondo la tradizione locale, S. Cataldo avrebbe potuto fermarsi in questa cittadina, dopo il disastro in mare, mentre veleggiava verso la Puglia. <strong>Attraversando la Sicilia</strong>, si imbattè in questa località, al centro dell’isola. La gente del luogo, affascinata dalle sue prediche, lo pregò di rimanere con loro. Il <strong>Santo però, volendo seguire la sua vocazione intima di andare a Taranto</strong>, fuggì e, di notte, si nascose in una grotta, chiamata “Sancataduzzu”, Contrada Bifuto, non lontana dalla cittadina. Qui avrebbe visto un Angelo che gli chiese di proteggere la genta da epidemie, guerre, siccità, terremoti e morte improvvisa. <strong>In memoria del suo passaggio</strong>, una piccola Chiesa venne eretta, chiamata “Sancatuzzu”, in Via S. Nicola, grazie alla generosità della Famiglia Galletti, che non esiste più. Così è divenuto Santo Patrono dell’allora villaggio. Una processione con il Santo Patrono e un’importante fiera venne annessa alla festa.</p>
<p>La gente della cittadina di San Cataldo ha venerato e venera il Santo irlandese con grande devozione. In ogni famiglia si troverà un Cataldo.</p>
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<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-58543" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/08/SAN-CATALDO-GAGLIANO-1-1024x724.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/08/SAN-CATALDO-GAGLIANO-1-1024x724.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/08/SAN-CATALDO-GAGLIANO-1-300x212.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/08/SAN-CATALDO-GAGLIANO-1-768x543.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/08/SAN-CATALDO-GAGLIANO-1.jpg 1191w" alt="" width="1024" height="724" /><figcaption class="wp-element-caption">Gagliano (Enna)</figcaption></figure>
</div>
<p>Molte le cappelle dedicate a lui nel suo territorio e, secondo un’altra tradizione, la cittadina sarebbe stata risparmiata da bombe durante la Prima Guerra Mondiale, grazie all’intercessione del Santo irlandese.</p>
<p><strong>Il culto si estende anche ad altre località italiane</strong>?</p>
<p>Sì, il culto di S. Cataldo è profondamente radicato anche in numerose località italiane, dove si esprime attraverso chiese, frazioni, tradizioni popolari e segni toponomastici che ne conservano la memoria.</p>
<p>A San Cataldo, una piccola cittadina della Puglia, si conservano ancora oggi molti ricordi del Santo irlandese, al quale è dedicato anche un sobborgo. Analogamente, nella Sicilia interna, a San Cataldo, il culto è particolarmente vivo: qui il nome stesso della città richiama direttamente il Santo, con contrade e luoghi che ne perpetuano la devozione.</p>
<p>In altre aree del Sud e del Centro Italia la sua presenza è altrettanto significativa. In Basilicata, un sobborgo di Bella porta il suo nome; nel Lazio, in provincia di Frosinone, esiste un luogo che lo onora esplicitamente;</p>
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<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-107651" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/giuliano-teatino.jpg" sizes="(max-width: 950px) 100vw, 950px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/giuliano-teatino.jpg 950w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/giuliano-teatino-300x200.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/giuliano-teatino-768x512.jpg 768w" alt="" width="950" height="633" /></figure>
</div>
<p>mentre in Abruzzo, a Giuliano Teatino, un borgo conserva la memoria del Santo irlandese con viva partecipazione popolare.</p>
<p>Nel Salento, infine, San Cataldo rappresenta un ulteriore segno della diffusione del suo culto: sia il porto sia la cittadina portano il suo nome, confermando la forte connessione tra il Santo e le aree costiere del Mezzogiorno.</p>
<p><strong>E Taranto rappresenta il centro di questo culto?</strong></p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-107654" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/cappellone-san-cataldo-cattedrale-Taranto--876x1024.webp" sizes="(max-width: 876px) 100vw, 876px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/cappellone-san-cataldo-cattedrale-Taranto--876x1024.webp 876w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/cappellone-san-cataldo-cattedrale-Taranto--257x300.webp 257w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/cappellone-san-cataldo-cattedrale-Taranto--768x898.webp 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/cappellone-san-cataldo-cattedrale-Taranto-.webp 960w" alt="" width="876" height="1024" /><figcaption class="wp-element-caption">Cappellone di San Cataldo nel Duomo Barocco di Taranto</figcaption></figure>
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<p>Sì, Taranto costituisce il centro storico e spirituale del culto di S. Cataldo. La Cattedrale, che custodisce la sua tomba, è il cuore della devozione non solo cittadina ma anche provinciale e, simbolicamente, universale.</p>
<p>Come ricordato nella tradizione:</p>
<p>“Lontano, in quella terra assolata del Sud Italia, dove le onde dell’Adriatico ammantate di bianco si infrangono sulla spiaggia di ciottoli, c’è un’antica città… dove viene preservata la memoria di Cataldo d’Irlanda. I suoi cittadini lo hanno scelto come loro Protettore e gli hanno dedicato il loro tempio più nobile. Questa è l’orgogliosa città di Taranto.”</p>
<p>È proprio qui che la figura del Santo trova la sua massima espressione cultuale, attraverso la Cattedrale di S. Cataldo, le celebrazioni solenni e la tradizione della processione del 9 maggio, che rinnova ogni anno la memoria del suo legame con la città.</p>
<p><strong>Il culto oltrepassa i confini italiani?</strong></p>
<p>Sì, il culto di S. Cataldo supera ampiamente i confini nazionali e si diffonde in diversi Paesi europei, attestando una venerazione antica e stratificata.</p>
<p>In <strong>Francia</strong>, nella regione della Borgogna, a Sens e nell’area di Auxerre, il Santo è conosciuto anche come <strong>Cartault</strong> e viene venerato in una tradizione che risale almeno al XII secolo. Qui, tra monasteri e cappelle, si conserva memoria di un culto antico, legato anche ai rapporti tra pellegrinaggi e scambi culturali medievali.</p>
<p>Nel complesso, questo itinerario francese conferma come la figura di S. Cataldo fosse già inserita, in epoca remota, nel circuito spirituale dell’Europa cristiana, ben oltre il solo contesto italiano e irlandese.</p>
<p><strong>E nel suo Paese d’origine, l’Irlanda?</strong></p>
<p>Il fatto che S. Cataldo è un figlio di questa nobile terra è riconosciuto e quasi universalmente accettato. Ed è proprio qui che il suo percorso umano e spirituale prende forma, tra villaggi, monasteri e tradizioni che ancora oggi ne custodiscono la memoria.</p>
<p>Ad <strong>Aglish</strong>, villaggio rurale irlandese, si trova Canty, indicato come il luogo natale del Santo. Non lontano, a Ballycahill, nella Contea di Tipperary, sorge l’unica Chiesa parrocchiale in Irlanda dedicata a S. Cataldo, costruita tra il 1819 e il 1820, segno di una devozione che, pur meno diffusa rispetto all’Italia, non si è mai interrotta.</p>
<p>Una testimonianza particolarmente significativa si trova a Ballynameela, dove una lapide ricorda le tappe fondamentali della sua vita: la nascita a Canty, la formazione a Lismore – importante centro di studio dove Cataldo insegnò – e il suo successivo episcopato a Shanrahan, luogo in cui fondò il suo primo monastero. Da qui prese avvio quel cammino di peregrinatio pro Christo che lo avrebbe condotto fino alla Terra Santa e poi nel Sud Italia.</p>
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<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-107694" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/blackwater-3426273_1280-1024x682.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/blackwater-3426273_1280-1024x682.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/blackwater-3426273_1280-300x200.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/blackwater-3426273_1280-768x512.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/blackwater-3426273_1280.jpg 1280w" alt="" width="1024" height="682" /><figcaption class="wp-element-caption">Blackwater river ( da Pixabay)</figcaption></figure>
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<p>Il <strong>fiume Blackwater</strong> accompagna simbolicamente questo itinerario: lungo le sue rive il Santo costruì edicole in onore della Vergine, mentre a Clogheen, grazie all’iniziativa di una famiglia irlandese emigrata, le vetrate della chiesa locale raccontano visivamente la sua vita, dal periodo irlandese fino allo sbarco sulle coste italiane.</p>
<p>A Clonmacnoise, antico monastero fondato nel VI secolo, un affresco moderno raffigura l’abbraccio tra S. Ciarán e Cataldo prima della partenza, quasi a suggellare spiritualmente il momento del distacco. E a Dungarvan, un monumento cittadino ne ricorda quattro momenti essenziali, mentre Lismore e Shanrahan restano i luoghi chiave della sua formazione e della sua prima missione.</p>
<p>In Irlanda, dunque, più che una devozione popolare diffusa, si conserva una memoria profonda e identitaria: quella di un uomo partito da queste terre per portare altrove la propria fede e la propria visione.</p>
<p><strong>Esistono tracce anche in Terra Santa e nel Mediterraneo?</strong></p>
<p>Holy Land – Palestine</p>
<p>Il cammino di S. Cataldo, secondo la tradizione, si apre anche alla dimensione della Terra Santa. A Betlemme, nella Basilica della Natività, un affresco del Santo domina l’ottava colonna della navata centrale: con la mano destra benedice i fedeli, mentre con la sinistra regge il pastorale. È un’immagine che restituisce visivamente la sua statura spirituale e il riconoscimento della sua figura ben oltre i confini europei.</p>
<p>Nel Mediterraneo, Malta conserva alcune tra le testimonianze più suggestive. A Medina, città medievale fortificata, si trova una Chiesa dedicata a S. Cataldo, segno di un culto radicato e antico.</p>
<p>Ancora più significativa è Rabat, dove sorge un piccolo tempio noto come Knisja ta Santa Cataldus, considerato un vero tesoro. Qui, all’interno di un’antica catacomba, si può ammirare uno dei migliori esempi di tavolo per agape, una piattaforma circolare scavata nella roccia e utilizzata nei riti funerari dei primi cristiani. La cripta, risalente tra il II e il III secolo, era originariamente una tomba punica, poi riadattata nel tempo.</p>
<p>Le tombe, spesso scolpite nella roccia, presentano strutture a baldacchino di particolare interesse. Secondo la tradizione, furono i Normanni a introdurre il culto del Santo nell’isola, lasciando così una traccia duratura della sua presenza nel cuore del Mediterraneo.</p>
<p><strong>Anche nel Nord Europa?</strong></p>
<p>Anche nel Nord Europa si rintracciano segni significativi, seppur più rari, della diffusione del culto di San Cataldo, a conferma della sua ampiezza geografica e culturale. In particolare, ad Amsterdam,</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-107691" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/amsetrdam-museum-rijksmuseum-building-800x450-1.jpg" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/amsetrdam-museum-rijksmuseum-building-800x450-1.jpg 800w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/amsetrdam-museum-rijksmuseum-building-800x450-1-300x169.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/amsetrdam-museum-rijksmuseum-building-800x450-1-768x432.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/amsetrdam-museum-rijksmuseum-building-800x450-1-678x381.jpg 678w" alt="" width="800" height="450" /></figure>
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<p>presso <strong>l’Rijksmuseum</strong> (indicato nel testo come Amsterdam Rusk Museum), è conservata una testimonianza artistica di grande rilievo: un imponente etching realizzato nel 1614 dall’incisore Hendrick Goltzius (attribuito nel testo a Scholes Hendrick), in cui la figura di S. Cataldo è circondata da scene della sua vita.</p>
<p>Si tratta di un’opera che non è soltanto documento artistico, ma anche prova concreta della circolazione europea della memoria del Santo già in età moderna. L’incisione, infatti, testimonia come la sua vicenda spirituale – nata in Irlanda, radicata profondamente nel Sud Italia e diffusa lungo rotte di pellegrinaggio e scambi culturali – abbia raggiunto anche i centri artistici e culturali del Nord Europa.</p>
<p>In questo contesto, il culto di S. Cataldo assume una dimensione ancora più ampia: non più soltanto devozione locale o mediterranea, ma parte di un patrimonio spirituale condiviso, capace di attraversare confini geografici, linguistici e culturali, lasciando tracce anche nei grandi circuiti artistici europei.</p>
<p><strong>Che immagine complessiva emerge da questo lungo itinerario?</strong></p>
<p>Un culto che attraversa secoli e confini, capace di unire Irlanda, Italia e Europa in un’unica memoria spirituale. La figura di S. Cataldo continua a vivere nella devozione popolare, nelle tradizioni locali e nei segni concreti lasciati nel tempo, restituendo ancora oggi il senso profondo di una peregrinatio pro Christo che non si è mai davvero interrotta.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata </strong></p></blockquote>
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		<title>Padiglione russo, la fermezza di Buttafuoco alla Biennale di Venezia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 13:27:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Biennale di Venezia]]></category>
		<category><![CDATA[Pietrangelo Buttafuoco]]></category>
		<category><![CDATA[presenza Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1179" height="584" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3420.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3420.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3420-300x149.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3420-1024x507.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3420-768x380.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3420-1170x580.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3420-585x290.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p>Tra ispettori e tensioni istituzionali, la posizione del presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco richiama la vocazione internazionale e la libertà dell’arte della Biennale nel contesto della guerra tra&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Tra ispettori e tensioni istituzionali, la posizione del presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco richiama la vocazione internazionale e la libertà dell’arte della Biennale nel contesto della guerra tra Russia e Ucraina, sullo sfondo del padiglione russo ai Giardini risalente al 1914, come arte libera scevra da sovrastrutture. Una posizione che ribadisce autonomia e indipendenza culturale</em></p>
<p>2 maggio 2026 – Nel cuore della <a href="https://www.paeseitaliapress.it/editoriale/2026/04/26/biennale-di-venezia-ieri-e-oggi-da-jannis-kounellis-alle-tensioni-istituzionali-del-2026/">Biennale di Venezia</a> torna a farsi centrale una questione che travalica i confini dell’arte per entrare pienamente nel terreno della politica culturale il destino e il significato del padiglione russo in un contesto segnato dalla guerra. Un padiglione storico, costruito nel <strong>1914</strong>, che rappresenta da oltre un secolo la presenza della Russia ai Giardini.<br />
La scelta del presidente della Biennale, <strong>Pietrangelo Buttafuoco</strong>, si colloca lungo una linea di fermezza che rivendica l’autonomia dell’istituzione artistica rispetto alle contingenze geopolitiche. Una posizione chesi distingue per una chiara impronta intellettuale e non subordinata.</p>
<p>L’intervento del Ministero della Cultura guidato da <strong>Alessandro Giuli</strong>, espressione dell’attuale maggioranza di governo presieduta da Giorgia Meloni, con l’invio di ispettori presso Ca’ Giustinian, sede della Biennale di Venezia, per acquisire documentazione e fare chiarezza sulla gestione del controverso dossier legato al ritorno della presenza russa, segna un ulteriore irrigidimento del confronto tra indirizzo politico e autonomia culturale. A rendere ancora più evidente la frattura è arrivata, nelle stesse ore, la notizia delle <strong>dimissioni collettive della giuria </strong>internazionale, un passaggio che accentua la tensione e segnala un punto di rottura ormai difficilmente ricomponibile.</p>
<p>In questi giorni la posizione <strong>dell’Unione europea</strong> si colloca su una linea di netta distanza politica dalla presenza russa alla Biennale di Venezia. Pur senza intervenire direttamente sulle scelte espositive dell’istituzione, <strong>Bruxelles </strong>richiama il quadro generale delle sanzioni e della condanna dell’aggressione all’Ucraina, lasciando emergere una lettura fortemente condizionata dal contesto bellico e dalla necessità di coerenza politica tra Stati membri. La <strong>Russia</strong>, dal canto suo, rivendica la continuità della propria presenza al Padiglione dei Giardini, costruito nel 1914, come fatto storico e culturale che precede e supera le contingenze del conflitto, mantenendo una posizione di sostanziale estraneità rispetto alle pressioni diplomatiche europee.</p>
<p>È un passaggio delicato che apre interrogativi secondo cui <strong>fino a che punto un’istituzione come la Biennale può o deve restare impermeabile alle pressioni derivanti da un conflitto internazionale</strong>.<br />
La risposta implicita nella posizione  di Buttafuoco appare netta. <strong>La Biennale</strong>, <strong>per sua natura storica</strong> e vocazione internazionale, non può essere ridotta a strumento di allineamento politico. La sua forza risiede proprio nella capacità di rappresentare una geografia culturale complessa, spesso contraddittoria, ma <strong>libera</strong>.<br />
È in questo solco che si inserisce una lettura più ampia già emersa nel dibattito recente: la Biennale ha sempre superato, nella sua dimensione più alta, le contingenze dei governi di turno. <strong>La sua</strong> <strong>internazionalità</strong> è un fatto sostanziale e proprio per questo non può essere compressa dentro logiche emergenziali o schieramenti.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-28488" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/946pietrangelobuttafuoco.jpg" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/946pietrangelobuttafuoco.jpg 800w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/946pietrangelobuttafuoco-300x200.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/946pietrangelobuttafuoco-768x512.jpg 768w" alt="" width="800" height="533" /></figure>
</div>
<p>Che questa posizione venga oggi sostenuta da una figura come Buttafuoco, spesso ricondotto a un’area culturale di destra, aggiunge un elemento ulteriore di interesse. Non tanto per una questione di appartenenza quanto per la dimostrazione concreta di un esercizio intellettuale che si sottrae a letture ideologiche semplicistiche. In questo senso la sua azione appare coerente con una visione alta della cultura autonoma, complessa, non piegata.<br />
Il nodo resta aperto. Ma la questione sollevata va oltre il caso specifico del padiglione russo. Riguarda il ruolo stesso delle istituzioni culturali in tempo di crisi luoghi di rappresentanza politica o spazi di libertà.<br />
La risposta, ancora una volta, passa dalla capacità di difendere l’arte come territorio non neutrale ma indipendente.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata </strong></p>
<div class="mh-meta entry-meta"></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/02/padiglione-russo-la-fermezza-di-buttafuoco-alla-biennale-di-venezia/">Padiglione russo, la fermezza di Buttafuoco alla Biennale di Venezia</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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