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	<title>Mimma Cucinotta, Autore presso lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Il Cantico dell’Amore: a Pescia ontologia e visione francescana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 18:58:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="665" height="323" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Il-Cantico-dellAmore-a-Pescia-.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Il-Cantico-dellAmore-a-Pescia-.jpg 665w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Il-Cantico-dellAmore-a-Pescia--300x146.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Il-Cantico-dellAmore-a-Pescia--585x284.jpg 585w" sizes="(max-width: 665px) 100vw, 665px" /></p>
<p>Pescia (Pistoia), 11 aprile 2026 &#124; Nel chiostro della Chiesa Monumentale di San Francesco, le celebrazioni per gli 800 anni francescani diventano percorso di pensiero e spiritualità. Al centro, Pierfranco&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pescia (Pistoia), 11 aprile 2026 | Nel chiostro della Chiesa Monumentale di San Francesco, le celebrazioni per gli 800 anni francescani diventano percorso di pensiero e spiritualità. Al centro, Pierfranco Bruni, motore di un progetto culturale che intreccia ontologia e antropologia, restituendo al francescanesimo una voce contemporanea tra parola, mistero e identità</em></p>
<p>Nel solco delle celebrazioni per gli ottocento anni del francescanesimo (1226–2026), l’iniziativa dedicata a Il Cantico dell’Amore. Sui passi di Francesco dalla Parola al Mistero, in programma l’<strong>11 aprile 2026</strong> alle ore 18.30 nel chiostro della Chiesa Monumentale di San Francesco a <strong>Pescia</strong> (Pistoia), si presenta come attraversamento del pensiero e dello spirito francescano.<br />
Promossa nell’ambito delle Celebrazioni francescane 800 anni e sostenuta da <strong>realtà associative e cultural</strong>i quali Terra dei Padri – Associazione Culturale, ENAC (Ente Nazionale Attività Culturali) e RiArtEco – Accademia di Ecologia ed Arte A.P.S., l’iniziativa si colloca in un contesto di alto profilo istituzionale e spirituale.<br />
Ad aprire i lavori saranno i saluti istituzionali del sindaco di Pescia <strong>Riccardo Franchi</strong> e dell’assessore alla cultura <strong>Claudia Massi</strong>, a testimonianza dell’attenzione della comunità locale verso un progetto che coniuga identità e tradizione. L’introduzione è affidata a Maurizio<strong> Abbate, </strong>presidente ENAC, mentre gli interventi spirituali vedranno la presenza di <strong>Fra Alfred Parambakathu</strong> (OFM Conv) insieme ai confratelli.<br />
Tra i contributi saggistici si segnalano quelli di <strong>Pasquale Guerra</strong> e <strong>Marilena Cavallo</strong>, inseriti in un dialogo più ampio che intreccia riflessione critica e dimensione umana.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-106253" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/A-Pescia-Cantico-dellAmore-francescanesimo--724x1024.jpg" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/A-Pescia-Cantico-dellAmore-francescanesimo--724x1024.jpg 724w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/A-Pescia-Cantico-dellAmore-francescanesimo--212x300.jpg 212w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/A-Pescia-Cantico-dellAmore-francescanesimo--768x1086.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/A-Pescia-Cantico-dellAmore-francescanesimo--1086x1536.jpg 1086w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/A-Pescia-Cantico-dellAmore-francescanesimo-.jpg 1448w" alt="" width="555" height="785" /></figure>
</div>
<p>A prendere la parola saranno inoltre <strong>Franca De Santis</strong>, curatrice del progetto, <strong>Marco Canestrelli</strong>, vicepresidente ENAC, e <strong>Silvia Filippi</strong>, vicepresidente dell’Accademia RiArtEco.<br />
A impreziosire ulteriormente l’evento, una sezione espositiva con opere di <strong>Enrica Capone, Aldo Celle, Luca Girolami, Antonella Pirozzi, Stefania Verderosa e Zer</strong>o, in una sintesi tra arti visive e ricerca spirituale che rafforza il carattere interdisciplinare dell’iniziativa.<br />
Al centro della riflessione si colloca la figura di <strong>Pierfranco Bruni</strong>, coordinatore scientifico del progetto, che emerge come autentico motore culturale di un percorso che intreccia ontologia e antropologia, parola e mistero, memoria e identità.<br />
L’impianto dell’iniziativa non è semplicemente celebrativo. In esso si riconosce una precisa visione, ossia un francescanesimo letto come esperienza dell’essere, prima ancora che come tradizione religiosa. <strong>È qui che si inserisce l’opera di Bruni</strong>, da anni impegnato in una ricerca che attraversa filosofia, letteratura e antropologia in una chiave profondamente ermeneutica.<br />
Nel suo approccio, il Cantico rappresenta “luogo dell’essere”, spazio in cui l’uomo ritrova la propria dimensione originaria nel rapporto con il creato e con il sacro. Una prospettiva che si muove tra metafisica e antropologia culturale, restituendo al francescanesimo una funzione contemporanea: quella di linguaggio universale della relazione.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-106258" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Pierfranco-Bruni-antropologo-827x1024.jpg" sizes="(max-width: 827px) 100vw, 827px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Pierfranco-Bruni-antropologo-827x1024.jpg 827w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Pierfranco-Bruni-antropologo-242x300.jpg 242w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Pierfranco-Bruni-antropologo-768x951.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Pierfranco-Bruni-antropologo.jpg 1080w" alt="" width="308" height="381" /></figure>
</div>
<p>La figura di Pierfranco Bruni è tra le più originali nel panorama della critica filosofico-letteraria italiana . Archeologo, antropologo, linguista e saggista, è stato direttore nel Ministero dei Beni Culturali e ha ricoperto incarichi di rilievo in ambito istituzionale e scientifico.<br />
Docente presso l’Università “La Sapienza” di Roma, ha sviluppato studi sulle minoranze etno-linguistiche e sulle identità culturali, con una particolare attenzione al Mediterraneo come spazio simbolico e storico.<br />
Presidente della Commissione per il conferimento del titolo di Capitale Italiana del Libro 2024, è autore di numerose opere poetiche e saggi che spaziano dalla letteratura del Novecento alla riflessione sul sacro e sull’estetica.<br />
Il suo lavoro si distingue per il rapporto tra linguaggio e verità, tra simbolo e conoscenza, unendo rigore scientifico e sensibilità letteraria.</p>
<p>Nel progetto in programma a Pescia, Bruni imprime una direzione precisa: riportare la cultura alla sua dimensione originaria, quella dell’interrogazione sull’essere. L’antropologia, in questo contesto, non si pone come disciplina descrittiva ma lettura ermeneutica dei segni del passato alle domande del presente.<br />
Il francescanesimo diventa così paradigma di una nuova umanità possibile, fondata sulla relazione, sull’ascolto e sulla bellezza come forma di conoscenza.</p>
<p>L’evento si inserisce in una visione più ampia in cui la cultura diviene testimonianza. In questo senso, la presenza congiunta di istituzioni, studiosi, artisti e rappresentanti del mondo religioso contribuisce a costruire un dialogo plurale, coerente con l’impostazione bruniana: una “geo-letteratura delle culture”, in grado di connettere territori, identità e linguaggi.<br />
Il Cantico dell’Amore si configura dunque come un’opera corale, intorno al pensiero di Pierfranco Bruni, che ne rappresenta l’architrave teorico e ontologico. Lungo un processo spirituale che continua a interrogare il nostro tempo, invitando a riscoprire, attraverso Francesco, il senso più profondo dell’umano.</p>
<p>….</p>
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		<title>François Ozon porta L’Étranger di Camus sul grande schermo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 14:08:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Albert Camus]]></category>
		<category><![CDATA[Francois Ozon]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3189.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3189.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3189-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3189-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Una delle sfide più complesse del cinema contemporaneo: trasformare in immagini un capolavoro letterario del XX secolo. Presentato al Festival di Venezia, Lo Straniero (L’Étranger) rende universale la riflessione sull’esistenza&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Una delle sfide più complesse del cinema contemporaneo: trasformare in immagini un capolavoro letterario del XX secolo. Presentato al Festival di Venezia, Lo Straniero (L’Étranger) rende universale la riflessione sull’esistenza e l’Assurdo raccontando l’estraneità del protagonista del romanzo, Meursault. In sala dal 2 aprile 2026</em></p>
<p><em>Mimma Cucinotta </em></p>
<p>Con Lo Straniero (<strong>L’Étranger</strong>), il regista e sceneggiatore francese <strong>François Ozon</strong> (58 anni), tra i più versatili e prolifici degli ultimi decenni, autore di un cinema raffinato, talvolta ironico e sempre attento alla psicologia dei personaggi, affronta una delle sfide più complesse del cinema contemporaneo: trasformare in immagini un capolavoro letterario del XX secolo, rispettando  la densità filosofica di <strong>Albert Camus</strong>.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-106212" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/1280px-Francois_Ozon_at_Berlinale_2022-1024x740.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/1280px-Francois_Ozon_at_Berlinale_2022-1024x740.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/1280px-Francois_Ozon_at_Berlinale_2022-300x217.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/1280px-Francois_Ozon_at_Berlinale_2022-768x555.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/1280px-Francois_Ozon_at_Berlinale_2022.jpg 1280w" alt="" width="1024" height="740" /><figcaption class="wp-element-caption">François Ozon</figcaption></figure>
</div>
<p>Nel corso della sua carriera, Ozon ha firmato successi internazionali come Sotto la sabbia (2000), dramma psicologico sulla perdita e il distacco; 8 donne (2002), brillante musical/giallo comico; Swimming Pool (2003), thriller raffinato; Frantz (2016), intenso dramma storico; e Grazie a Dio (2019), potente denuncia sociale. Questi film testimoniano la sua capacità di spaziare tra generi diversi mantenendo uno sguardo profondo sulle fragilità e contraddizioni dell’animo umano.</p>
<p><strong>Il film Lo Straniero</strong> è arrivato nelle <strong>sale</strong> italiane il<strong> 2 aprile 2026, </strong>grazie a BIM Distribuzione e Lucky Red, dopo la presentazione in concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2025, accolto con interesse dalla critica e dal pubblico.<br />
Il<strong> film trova la propria radice nel capolavoro di Camus, L’Étranger (1942),</strong> opera che ha segnato in modo indelebile la letteratura del Novecento.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-83791" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/02/Albert-Camus-.jpg" sizes="(max-width: 323px) 100vw, 323px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/02/Albert-Camus-.jpg 323w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/02/Albert-Camus--300x253.jpg 300w" alt="" width="323" height="272" /><figcaption class="wp-element-caption">Albert Camus</figcaption></figure>
</div>
<p>Nato ad Algeri, Albert Camus visse in un contesto mediterraneo che influenzò profondamente il suo sguardo sul mondo, il senso della luce e della solitudine, e l’attenzione alla dimensione esistenziale dell’individuo.<br />
L’Étranger racconta la vicenda di <strong>Meursault</strong>, uomo che, di fronte agli eventi della vita e della morte, mostra un distacco emotivo radicale, un’estraneità alla società che lo circonda.</p>
<p>La narrazione si apre con la celebre frase: “<strong><em>Aujourd’hui, maman est morte</em></strong>.” (“Oggi è morta mamma”), sintesi perfetta della semplicità narrativa e del distacco del protagonista. Da questa base si dipanano le giornate di Meursault, gli incontri con Marie e Raymond Sintès, e l’omicidio di un uomo arabo sulla spiaggia, evento che porta al processo: ciò che viene giudicato non è tanto l’atto, quanto l’assenza di conformità alle regole sociali ed emotive.<br />
Camus costruisce un mondo in cui l’individuo si confronta con l’Assurdo, l’alienazione, la consapevolezza della finitudine e la solitudine esistenziale. La scrittura asciutta riflette la tensione tra vita e indifferenza, tra scelta e casualità, mentre il contesto coloniale suggerisce sottili tensioni sociali e razziali, mai esplicitamente moralizzanti.</p>
<p>I temi principali di L’Étranger — Assurdo, estraneità e coscienza della morte — trovano nel film di Ozon una traduzione visiva intensa. Il bianco e nero, la luce accecante del Mediterraneo e il ritmo lento delle inquadrature rendono percepibile l’indifferenza e la distanza emotiva di Meursault.<br />
Accanto alla narrativa, Camus sviluppò un’intensa produzione filosofica, tra cui Il mito di Sisifo (1942), dove articola compiutamente il concetto di Assurdo. La figura di Meursault diventa così un esperimento narrativo e manifesto filosofico, incarnando l’indifferenza e la necessità di vivere senza compromessi con le illusioni di senso imposte dalla società.<br />
Nel film François Ozon mantiene la struttura e i momenti chiave del romanzo, traducendo la densità filosofica in linguaggio cinematografico. La scelta del bianco e nero e della luce intensa del Mediterraneo restituisce visivamente il distacco emotivo e la solitudine di Meursault, mentre il ritmo lento e le pause narrative permettono allo spettatore di percepire la sua estraneità alla società.<br />
Il regista valorizza anche i personaggi marginali, come le figure arabe della vicenda, conferendo loro spessore e visibilità, e amplifica la dimensione storica dell’Algeria coloniale senza alterare la prospettiva del protagonista.</p>
<p>Il <strong>cast principale comprende</strong> Benjamin Voisin nei panni di Meursault, Rebecca Marder come Marie, e Pierre Lottin come Raymond, insieme a interpreti di supporto che rendono credibile l’intero mondo del film. Voisin imprime al protagonista una presenza enigmatica, costruita sull’abitare il silenzio e l’assenza, mentre Marie accentua il distacco attraverso vitalità e contrasto emotivo.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106216" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Lo-Straniero-film-di-Ozon-dal-2-aprile-al-cinema.jpg" sizes="(max-width: 320px) 100vw, 320px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Lo-Straniero-film-di-Ozon-dal-2-aprile-al-cinema.jpg 320w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Lo-Straniero-film-di-Ozon-dal-2-aprile-al-cinema-210x300.jpg 210w" alt="" width="320" height="457" /></figure>
</div>
<p>Il film di François Ozon non si limita a raccontare la storia del romanzo, ma ne restituisce l’essenza. La prosa di Albert Camus diventa immagine. I temi dell’Assurdo, dell’estraneità e della morte emergono soprattutto attraverso luci, silenzi e scene, più che attraverso i dialoghi. La visione cinematografica offre una prospettiva contemporanea, mostrando come un classico possa essere riletto con sensibilità storica e sociale senza tradirne l’essenza. Lo Straniero parla così a spettatori e lettori insieme, ampliando la risonanza del romanzo e rendendo universali i temi della solitudine e dell’indifferenza.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106209" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Lo-Straniero-di-Ozon-festival-cinema-Venezia--819x1024.jpg" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Lo-Straniero-di-Ozon-festival-cinema-Venezia--819x1024.jpg 819w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Lo-Straniero-di-Ozon-festival-cinema-Venezia--240x300.jpg 240w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Lo-Straniero-di-Ozon-festival-cinema-Venezia--768x960.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Lo-Straniero-di-Ozon-festival-cinema-Venezia-.jpg 1080w" alt="" width="819" height="1024" /></figure>
</div>
<p>Lo Straniero ha avuto la sua prima mondiale in concorso alla <strong>82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia</strong> il 2 settembre 2025, gareggiando per il Leone d’Oro. <strong>Successivamente</strong>, il <strong>film</strong> è stato presentato in <strong>altre rassegne dedicate</strong> al cinema francese, tra cui il <strong>Rendez‑Vous with French</strong> Cinema e il <strong>French Film Festival UK</strong>, con proiezioni speciali a <strong>Londra</strong> e <strong>Edimburgo</strong>, prima della distribuzione commerciale nelle sale cinematografiche. Queste tappe hanno permesso all’opera di ottenere un’esposizione internazionale significativa, confermando l’attenzione della critica oltre i confini francesi.<br />
Alcune recensioni hanno sottolineato l’effetto ipnotico delle immagini: il sole accecante, i colori intensi e la calma apparente amplificano la sensazione di straniamento del protagonista. L’adattamento è stato apprezzato per il giusto equilibrio tra fedeltà al romanzo e libertà cinematografica, riuscendo a trasmettere la voce di Meursault soprattutto attraverso sguardi e pause, più che con parole.<br />
Una parte della critica, pur apprezzandone la coerenza, intravede nella fedeltà al romanzo il rischio di limitarne la tensione narrativa.<br />
I riconoscimenti ottenuti attestano un consenso critico significativo: in Francia, Lo Straniero figura tra i migliori film dell’anno ai Premi Lumière.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>S. Kilian: un Santo per il nostro millennio. Intervista a Enzo Farinella</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/20/s-kilian-un-santo-per-il-nostro-millennio-intervista-a-enzo-farinella/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=s-kilian-un-santo-per-il-nostro-millennio-intervista-a-enzo-farinella</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 19:17:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Enzo-Farinella-.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Enzo-Farinella-.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Enzo-Farinella--300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Enzo-Farinella--585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Dall&#8217;Irlanda alla Germania l’impatto storico e spirituale di Kilian e dei monaci irlandesi sul cuore dell’Europa medievale e sull’identità europea contemporanea Nella cosiddetta “Svizzera irlandese”, una zona collinosa vicino a&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dall&#8217;Irlanda alla Germania l’impatto storico e spirituale di Kilian e dei monaci irlandesi sul cuore dell’Europa medievale e sull’identità europea contemporanea</em></p>
<p>Nella cosiddetta “Svizzera irlandese”, una zona collinosa vicino a Dublino che comprende Delgany, Greystones e Glendalough, una piccola chiesetta parrocchiale di Delgany, incastonata come gemma nel verde brillante del paesaggio, è dedicata a <strong>San Kilian</strong>, monaco irlandese del VII secolo. Kilian nacque verso il 640 in una famiglia nobile di Cloughballybeg, Mullagh, nella Contea di Cavan, e da giovane decise di seguire un misterioso sogno: portare la luce della cultura e dei valori cristiani in tutto il mondo.<br />
Come Columbano in Francia e Italia o Gallo in Svizzera, <strong>Kilian si recò in Germania</strong>, illuminando le valli e i monti di <strong>Würzburg</strong> con il Vangelo.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-105083" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/San_Kilian.jpg" sizes="(max-width: 672px) 100vw, 672px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/San_Kilian.jpg 672w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/San_Kilian-225x300.jpg 225w" alt="" width="672" height="896" /><figcaption class="wp-element-caption">Kilian Wikipedia</figcaption></figure>
</div>
<p>I suoi semi, piantati quasi mille anni prima, avrebbero trovato nuovi germogli grazie a altri monaci irlandesi come il Beato Marianus Scottus, contribuendo alla crescita culturale ed economica della regione bavarese e alla fondazione di Würzburg come centro di fede e cultura.</p>
<p>Il Prof. <strong>Enzo Farinella </strong>studioso e autore di numerosi saggi sul monachesimo irlandese, approfondirà l’impatto storico e spirituale di Kilian e dei monaci irlandesi sul cuore dell’Europa medievale e sull’identità europea contemporanea.</p>
<p>Intervista<br />
<strong>Professor Farinella, perché San Kilian è considerato un santo per il nostro millennio?</strong><br />
San Kilian rappresenta la forza dei valori cristiani portati con coraggio e dedizione in terre straniere, come la Germania del VII secolo. La sua opera non fu solo spirituale, ma culturale: piantò semi che fiorirono secoli dopo con altri monaci irlandesi, contribuendo alla crescita di Würzburg e alla diffusione della fede. La sua storia ci ricorda che radici profonde e azioni coraggiose possono influenzare intere società, anche a distanza di secoli.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-105087" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Marienberg_wuerzburg--1024x683.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Marienberg_wuerzburg--1024x683.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Marienberg_wuerzburg--300x200.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Marienberg_wuerzburg--768x512.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Marienberg_wuerzburg--1536x1024.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Marienberg_wuerzburg-.jpg 1800w" alt="" width="1024" height="683" /><figcaption class="wp-element-caption">Würzburg da Wikipedia</figcaption></figure>
</div>
<p><strong>Qual è stato il percorso di Kilian dall’Irlanda alla Germania?</strong><br />
Secondo Rabanus Maurus, nell’estate del 686 Kilian partì con dodici compagni dal porto di Kilmakilloge, navigando fino alla foce del Reno e poi lungo il Main fino a Würzburg. Lì piantò una croce sul Kreusberg, “la collina della croce”, prima di proseguire verso Roma, dove incontrò Papa Conon. Tornati in Franconia, Kilian, il prete Colmán e il diacono Totnan rimasero a Würzburg, predicando e convertendo la popolazione, incluso il Duca Gozbert.</p>
<p><strong>Come Kilian affrontò le sfide locali?</strong><br />
Il Santo non esitò a richiamare il Duca alla correttezza secondo la Sacra Scrittura, denunciando il matrimonio invalido con la vedova di suo fratello. Questo gesto provocò l’ira di Geilana, che ordinò l’uccisione di Kilian e dei suoi compagni. Nonostante ciò, la loro memoria e la devozione dei fedeli crebbero, portando alla costruzione di chiese e alla venerazione dei martiri, che si svolge ancora oggi, specialmente l’8 luglio a Würzburg.</p>
<p><strong>Qual è l’eredità culturale e spirituale lasciata dai monaci irlandesi in Germania?</strong><br />
I monaci irlandesi consolidarono la fede cristiana in un periodo di barbarie e instabilità, rendendo la Chiesa bavarese un punto di riferimento. L’apporto culturale fu enorme: portarono manoscritti, scritti in gaelico e latino, come “I Vangeli di S. Kilian” e la “Vita di S. Patrizio” di Muirchu. Würzburg divenne un centro di pellegrinaggio e di studi, influenzando imperatori come Carlomagno e Federico Barbarossa e dando vita a scuole, biblioteche e tradizioni che ancora oggi testimoniano la loro presenza.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-42235" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/02/110px-Wappen_Munchen_1865_Gros-1-stemma-monaco-baviera.png" alt="" width="110" height="120" /></figure>
</div>
<p><strong>Può spiegare il legame tra Monaco e i monaci irlandesi?</strong><br />
Lo stemma più piccolo della città di Monaco raffigura un possibile monaco con un libro rosso in mano, simbolo del Vangelo, e la mano destra alzata in benedizione. È plausibile che questa immagine sia un riconoscimento della presenza e dell’opera dei monaci itineranti irlandesi, che portarono luce e speranza in un’epoca buia, consolidando la fede e la cultura locale.</p>
<p><strong>Come possiamo trarre ispirazione oggi dalla storia di Kilian?</strong><br />
Riflettere su San Kilian significa comprendere le radici profonde dell’Europa, apprezzare il pluralismo culturale e religioso e creare un senso di “casa comune” europea. La sua opera dimostra come valori condivisi e coraggio morale possano trasformare società intere, offrendo un modello di riferimento per iniziative sociali, civili, spirituali e culturali contemporanee.</p>
<p><strong>Qual è la diffusione moderna della devozione a San Kilian?</strong><br />
Il culto di Kilian è ancora vivo in Irlanda, Germania, Sud Africa, Australia e USA. La comunità dei Kiliani celebra due settimane di festa in luglio, con testimonianze di miracoli e guarigioni.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-105090" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Saint_Killians_Gaelic_Athletic_Club_logo.jpg" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Saint_Killians_Gaelic_Athletic_Club_logo.jpg 200w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Saint_Killians_Gaelic_Athletic_Club_logo-150x150.jpg 150w" alt="" width="200" height="200" /></figure>
</div>
<p>Il suo nome è portato anche dal club sportivo GAA St. Kilians, segno della duratura influenza culturale e spirituale del Santo.</p>
<p><strong>Prof. Farinella, ci sarà un’occasione per approfondire queste riflessioni?</strong><br />
Sì, discuterò di questi temi con la Società Storica di Delgany/Greystones nella Contea di Wicklow, condividendo l’importanza dei monaci irlandesi nella storia europea e il ruolo di San Kilian come esempio di luce e cultura per il nostro millennio.</p>
<p><strong>Enzo Farinella</strong><br />
Storico, saggista e conferenziere, Enzo Farinella è considerato uno dei più autorevoli studiosi europei del monachesimo irlandese e della sua influenza nella formazione culturale dell’Europa medievale.<br />
<strong>Nato a Gangi</strong> (Palermo) in Sicilia, vive nella Irlanda da oltre cinquant’anni, dove ha svolto un’intensa attività accademica e culturale. Per molti anni è stato <strong>docente di antropologia filosofica </strong>presso istituzioni universitarie irlandesi e ha svolto per oltre vent’anni (<strong>1979–1999) </strong>l’incarico di Addetto Culturale presso <strong>l’Istituto Italiano di Cultura di Dublino</strong>, organismo della rete culturale del <strong>Ministero degli Affari Esteri</strong> e della Cooperazione Internazionale deputato alla promozione della lingua e della cultura italiana all’estero. In tale veste Farinella ha svolto un’intensa attività di insegnamento della lingua e della cultura italiana e di promozione culturale, incontrando nel corso degli anni migliaia di studenti irlandesi adulti — fino a circa quattrocento l’anno — e organizzando conferenze, incontri e iniziative dedicate alla valorizzazione dei rapporti storici e culturali tra Italia e Irlanda oltre alla partecipazione a numerosi progetti di divulgazione storica dedicati alle radici comuni dell’Europa cristiana.</p>
<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-96131" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Enzo-farinella-Flyn-1024x576-1.png" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Enzo-farinella-Flyn-1024x576-1.png 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Enzo-farinella-Flyn-1024x576-1-300x169.png 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Enzo-farinella-Flyn-1024x576-1-768x432.png 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Enzo-farinella-Flyn-1024x576-1-678x381.png 678w" alt="" width="1024" height="576" /></figure>
<p>Nel corso della sua attività ha tenuto <strong>conferenze</strong> e cicli di lezioni in diversi paesi europei, contribuendo alla diffusione degli studi sul <strong>monachesimo celtico</strong> e sulla tradizione della <strong>peregrinatio pro Christo</strong>, il pellegrinaggio missionario dei monaci irlandesi. Alla <strong>carriera accademica</strong> ha affiancato una lunga attività giornalistica come corrispondente dall’Irlanda per <strong>ANSA</strong> e <strong>Radio Vaticana</strong>.</p>
<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-96134" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Enzo-Farinella-Cossiga.png" sizes="(max-width: 853px) 100vw, 853px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Enzo-Farinella-Cossiga.png 853w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Enzo-Farinella-Cossiga-288x300.png 288w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Enzo-Farinella-Cossiga-768x800.png 768w" alt="" width="853" height="889" /></figure>
<p>Tra i momenti più significativi della sua esperienza professionale figura la presenza, come unico giornalista italiano tra i coordinatori, durante la storica visita di <strong>Papa Giovanni Paolo II</strong> in Irlanda nel 1979, evento che segnò una pagina importante nella storia contemporanea del paese.</p>
<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-96132" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Enzo-Farinella-Gorbachev-1024x650-1.png" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Enzo-Farinella-Gorbachev-1024x650-1.png 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Enzo-Farinella-Gorbachev-1024x650-1-300x190.png 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Enzo-Farinella-Gorbachev-1024x650-1-768x488.png 768w" alt="" width="1024" height="650" /></figure>
<p>Nel corso della sua attività giornalistica ha inoltre realizzato una celebre intervista al leader sovietico <strong>Michail Gorbaciov</strong>, protagonista della stagione della <strong>perestrojka</strong> e della fine della Guerra fredda.<br />
<strong>Studioso prolifico</strong>, Farinella è autore di numerosi libri dedicati alla presenza dei <strong>monaci irlandesi in Europa e</strong> al ruolo che questi “pellegrini per Cristo” ebbero nella diffusione del sapere, della spiritualità e delle istituzioni culturali tra il VI e il XIV secolo.</p>
<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-30446" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/immagine-copertina-Farinella-enzo-1024x823.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/immagine-copertina-Farinella-enzo-1024x823.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/immagine-copertina-Farinella-enzo-300x241.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/immagine-copertina-Farinella-enzo-768x617.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/immagine-copertina-Farinella-enzo.jpg 1190w" alt="" width="1024" height="823" /></figure>
<p><strong>Tra le sue opere più note figurano </strong>Through Mountains and Valleys – Irish Monks &amp; Pilgrims in Europe and Austria, Born in the Emerald Ireland, Lit up the Black Forest – Irish Pilgrims in Europe and Germany, Sulle vette del massimo amore. Monaci irlandesi in Europa e in Svizzera, Dall’Atlantico al Mediterraneo. Santi e studiosi irlandesi alle origini della storia europea e il più recente Scozia – Galles – Inghilterra. I Monaci Irlandesi nella Britannia, dedicato alla presenza dei missionari irlandesi nelle isole britanniche.<br />
Attraverso conferenze, saggi e volumi pubblicati in diversi paesi europei, continua ancora oggi a promuovere la conoscenza delle radici culturali comuni dell’Europa e del dialogo storico tra Irlanda e Italia, con particolare attenzione al ruolo svolto dai monasteri irlandesi come centri di trasmissione del sapere e di conservazione della cultura classica nel primo Medioevo.<br />
È inoltre membro del <strong>Comitato Scientifico del Cammino di San Colombano</strong>, itinerario culturale europeo dedicato alla figura di San Colombano, uno dei più grandi monaci missionari irlandesi, di cui Robert Schuman, tra i padri fondatori dell’Europa unita, scrisse: «Colombano è il santo protettore di quanti cercano di costruire un’Europa unita».</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>Luchino Visconti: il simbolismo come forma complessa di indagine sociale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 19:33:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Luchino Visconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="542" height="418" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/luchino-visconti-cannes-1969.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/luchino-visconti-cannes-1969.jpg 542w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/luchino-visconti-cannes-1969-300x231.jpg 300w" sizes="(max-width: 542px) 100vw, 542px" /></p>
<p>A cinquant’anni dalla scomparsa, il 17 marzo 1976, il neorealismo di Luchino Visconti nel rapporto con il cinema francese, le affinità parigine accanto a Renoir e con la dimensione internazionale.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/18/luchino-visconti-il-simbolismo-come-forma-complessa-di-indagine-sociale/">Luchino Visconti: il simbolismo come forma complessa di indagine sociale</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>A cinquant’anni dalla scomparsa, il 17 marzo 1976, il neorealismo di Luchino Visconti nel rapporto con il cinema francese, le affinità parigine accanto a Renoir e con la dimensione internazionale. Un&#8217; opera tra le espressioni più alte della cultura cinematografica europea del Novecento</em></p>
<p>Nel cuore del neorealismo italiano, là dove il cinema divenne testimonianza storica, l’opera di <strong>Luchino Visconti</strong> introdusse un linguaggio profondo, che trasformò il fenomeno sociale in forma estetica e coscienza del tragico. Il neorealismo viscontiano attraversò il processo interrogandolo ed elevando liricamente il racconto del destino umano. Da <strong>Ossessione</strong> – del 1943 ispirato al romanzo Il postino suona sempre due volte di James M. Cain – opera fondativa che anticipò e insieme inaugurò una nuova stagione, a <strong>La terra trema</strong>, realizzato nel 1948 prodotto dalla Universalia Film. Il soggetto fu liberamente ispirato ai Malavoglia di Giovanni Verga.<br />
Girato interamente ad Aci Trezza (Catania) e recitato in lingua siciliana, il film si distinse per la scelta radicale di impiegare pescatori del luogo e attori non professionisti, tra cui Antonio Arcidiacono nel ruolo di ’Ntoni Valastro, affiancato da Giuseppe Arcidiacono, Venera Bonaccorso e Nicola Castorino.<br />
L’opera rappresentò uno dei modelli più rigorosi del neorealismo italiano, nel coniugare osservazione documentaria e tensione poetica in una narrazione che restituì, con straordinaria autenticità, la vita e le condizioni sociali dei pescatori siciliani. Grande la tensione lirica: il mare divenne simbolo, la comunità si fece tragedia, la lingua stessa del popolo si trasformò in narrazione. In questa sintesi si riconobbe una linea che accompagnò tutta la filmografia di Visconti, in cui la realtà osservata si apriva costantemente a una dimensione simbolica e storica.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-118905" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/luchino-visconti-2-678x381-1.jpg" alt="" width="507" height="285" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/luchino-visconti-2-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/luchino-visconti-2-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/luchino-visconti-2-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 507px) 100vw, 507px" /></figure>
</div>
<p>Nato a Milano nel 1906, Visconti portò nel cinema una formazione cosmopolita, nutrita di musica, teatro e letteratura, affinata negli anni parigini accanto a <strong>Jean Renoi</strong>r. La sua vita privata, intensa ma discreta, si intrecciò con la dimensione artistica attraverso relazioni profonde, come quelle con <strong>Franco</strong> <strong>Zeffirelli</strong> e <strong>Helmut Berger</strong>, quest’ultimo interprete emblematico della sua ultima stagione creativa. In questa continuità tra esperienza e opera si colse una delle chiavi del suo cinema.</p>
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<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-104964" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Helmut-Berger-Luchino-Visconti-.jpg" sizes="(max-width: 656px) 100vw, 656px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Helmut-Berger-Luchino-Visconti-.jpg 656w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Helmut-Berger-Luchino-Visconti--300x225.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Helmut-Berger-Luchino-Visconti--326x245.jpg 326w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Helmut-Berger-Luchino-Visconti--80x60.jpg 80w" alt="" width="656" height="492" /><figcaption class="wp-element-caption">Helmut Berger – Luchino Visconti</figcaption></figure>
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<p>La sua posizione nel panorama del neorealismo dialogò idealmente con quella di Roberto<strong> Rossellini, </strong>pur muovendosi verso una costruzione più complessa dell’immagine. In Visconti, la realtà andò oltre la rappresentazione filtrando coscienza storica e trovò piena espressione nelle opere della maturità. Da Bellissima a Senso, fino a Rocco e i suoi fratelli, si sviluppò un percorso in cui la dimensione individuale si intrecciò con quella collettiva, in una riflessione costante sulle trasformazioni sociali e sui conflitti interiori.</p>
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<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-104961" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Salvadori-Visconti-Cardinale-Delon-.jpg" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Salvadori-Visconti-Cardinale-Delon-.jpg 900w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Salvadori-Visconti-Cardinale-Delon--300x200.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Salvadori-Visconti-Cardinale-Delon--768x512.jpg 768w" alt="" width="900" height="600" /><figcaption class="wp-element-caption">Renato Salvatori, Luchino Visconti, Claudia Cardinale, Alain Delon</figcaption></figure>
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<p>È proprio in <strong>Rocco e i suoi fratelli </strong>(1960), produzione Titanus, che emerse con evidenza la capacità di Visconti di riconoscere e plasmare attori di straordinario talento. Accanto a <strong>Renato Salvatori, Annie Girardot, Katina Paxinou e Claudia Cardinale</strong>, la figura magnetica di Alain<strong> Delon </strong>assunse una centralità destinata a segnare la storia del cinema europeo. Delon ricordò Visconti come un incontro con un “maestro, più un direttore d’opera che un semplice regista”, sottolineando il rigore e l’attenzione assoluta ai dettagli che caratterizzavano la regia viscontiana, e l’impatto della sua arte nella trasposizione scenica.</p>
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<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-104959" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Alain-Delon-e-Luchino-Visconti--902x1024.jpg" sizes="(max-width: 902px) 100vw, 902px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Alain-Delon-e-Luchino-Visconti--902x1024.jpg 902w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Alain-Delon-e-Luchino-Visconti--264x300.jpg 264w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Alain-Delon-e-Luchino-Visconti--768x872.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Alain-Delon-e-Luchino-Visconti-.jpg 1080w" alt="" width="902" height="1024" /><figcaption class="wp-element-caption">Delon – Visconti</figcaption></figure>
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<p>Delon interpretò Rocco superando la semplice interpretazione, incarnando un giovane che rifletteva nello sguardo le tensioni interiori della sua famiglia e della società italiana del dopoguerra, mentre ne Il Gattopardo (1963) il suo Tancredi Falconeri divenne emblema di un mondo in trasformazione,  tra fascino e inquietudine.</p>
<p>Il regista riconobbe in Delon una bellezza “fisica e spirituale” da cui trarre forza espressiva e profondità interpreti­va, e Delon stesso ricordò la collaborazione come centrale per la sua carriera, fino a dichiarare in occasioni pubbliche che la Palma d’Oro alla carriera, ricevuta anni dopo, la doveva  in gran parte per i registi come Visconti che avevano orientato il suo talento.<br />
Questo sodalizio trovò piena maturità in Il Gattopardo, dove, accanto a <strong>Burt Lancaster</strong> e ancora a Claudia Cardinale, Visconti costruì un affresco cinematografico straordinario, capace di unire sensibilità italiane, francesi e americane.<br />
Dietro la macchina da presa, Visconti esercitò un controllo assoluto, derivato dalla sua esperienza teatrale e musicale. In Senso, in Il Gattopardo e in <strong>Morte a Venezia, </strong>ogni elemento concorse a costruzioni di assoluto impatto  scenico.  Costumi, luce, movimento degli attori si disposero in una partitura visiva che richiamava la pittura e l’opera lirica. La sua estetica, attraversata da una profonda tensione simbolista, indagò la decadenza, il tempo, la dissoluzione della bellezza, trasformando il racconto in meditazione storica ed esistenziale.<br />
Il dialogo con i contemporanei si sviluppò in una trama di reciproche influenze. <strong>Federico Fellini</strong> e <strong>Michelangelo Antonioni</strong> rappresentarono percorsi paralleli nella ridefinizione del linguaggio cinematografico. Con <strong>Pier Paolo Pasolin</strong>i, riuscì ad instaurare un confronto culturale di grande intensità: Pasolini riconobbe in Visconti una capacità di indagine e comprensione della realtà popolare nella sua verità storica. <strong>Leonardo Sciascia </strong>ne apprezzò la lucidità nell’analisi della decadenza delle classi dirigenti, cogliendo nei suoi film una riflessione morale sulla storia italiana.<br />
I <strong>riconoscimenti</strong> accompagnarono una carriera segnata da capolavori. Il Leone d’Oro alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nel 1965 per Vaghe stelle dell’Orsa e la Palma d’Oro al Festival di Cannes nel 1963 per Il Gattopardo consacrarono un autore già centrale nel panorama internazionale. Rocco e i suoi fratelli e Morte a Venezia rafforzarono un prestigio che la critica del tempo interpretò con attenzione crescente: <strong>André Bazin</strong> individuò nella sua opera una forma aristocratica di realismo, capace di coniugare osservazione e costruzione. A <strong>distanza di cinquant’anni</strong>, la ricezione critica, riconosce in Visconti uno dei padri del cinema moderno europeo.</p>
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<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-104945" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Luchino-Visconti--1024x576.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Luchino-Visconti--1024x576.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Luchino-Visconti--300x169.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Luchino-Visconti--768x432.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Luchino-Visconti--1536x864.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Luchino-Visconti--678x381.jpg 678w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Luchino-Visconti-.jpg 1920w" alt="" width="1024" height="576" /></figure>
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<p><strong>Sul set, </strong>la figura del regista si distinse per autorevolezza e precisione. La direzione degli attori si fondò su una conoscenza profonda della psicologia e su una richiesta costante di verità interpretativa. Lavorarono con lui Anna Magnani, Marcello Mastroianni, Dirk Bogarde, Silvana Mangano, oltre a Helmut Berger. <strong>La sua filmografia</strong> disegnò un percorso coerente e stratificato: Ossessione (1943), La terra trema (1948), Bellissima (1951), Senso (1954), Rocco e i suoi fratelli (1960), Il Gattopardo (1963), La caduta degli dei (1969), Morte a Venezia (1971), Ludwig (1973). In ciascuna opera si approfondì il rapporto tra individuo e storia, tra identità e trasformazione.<br />
Il rapporto con il <strong>cinema americano </strong>si sviluppò in una forma di dialogo selettivo, che trovò una sintesi nella presenza di Burt Lancaster nel Gattopardo, esempio di integrazione tra sistema produttivo hollywoodiano e visione autoriale europea. Parallelamente, il legame con il cinema francese si consolidò attraverso collaborazioni e influenze, a partire dall’esperienza con Renoir fino alla centralità di attori come Delon e Annie Girardot, in un continuo scambio culturale che rafforzò la dimensione internazionale del suo cinema.<br />
A cinquant’anni dalla sua scomparsa, avvenuta il <strong>17 marzo 1976</strong>, Luchino Visconti si impone come autore di un modello di indagine culturale e coscienza storica, realismo e simbolismo oltre la profondità emotiva. Il suo cinema continua a interrogare il tempo, restituendo la percezione della bellezza nella sua dimensione più fragile e indelebile, e confermando la sua opera come una delle espressioni più alte della cultura europea del Novecento. @<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>La lunga ricerca di Enzo Farinella sui monaci irlandesi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 20:05:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Scozia-GallesInghilterra-intervista-Enzo-Farinella-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Scozia-GallesInghilterra-intervista-Enzo-Farinella-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Scozia-GallesInghilterra-intervista-Enzo-Farinella-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Scozia-GallesInghilterra-intervista-Enzo-Farinella-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Esce Scozia – Galles – Inghilterra. I Monaci Irlandesi nella Britannia, il nuovo libro dedicato alla grande stagione del monachesimo irlandese. Ai conflitti sanguinosi che ancora oggi segnano il nostro mondo, Farinella contrappone la testimonianza di uomini e donne che operarono nello studio e nella costruzione di comunità fondate sul sapere e sulla solidarietà. Il loro contributo alla civiltà europea resta ancora oggi un patrimonio di valori spirituali e culturali che merita di essere riscoperto. L’intervista al professor Enzo Farinella</em></p>
<p>Dublino, 9 marzo 2026 – Ancora una volta con molto entusiasmo ci occupiamo dell’ultimo lavoro di uno degli studiosi più autorevoli in Europa del monachesimo irlandese. È uscito in questi giorni su Amazon il nuovo <strong>libro</strong> di <strong>Enzo Farinella</strong>, <strong><em><mark class="has-inline-color">Scozia – Galles – Inghilterra. I Monaci Irlandesi nella Britannia</mark></em></strong><mark class="has-inline-color">, </mark>un’opera che racconta la straordinaria avventura spirituale e culturale dei monaci irlandesi nella Britannia e nel continente europeo.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-97238" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Irlanda-copyright-PaeseItaliaPress.it--1024x1024.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Irlanda-copyright-PaeseItaliaPress.it--1024x1024.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Irlanda-copyright-PaeseItaliaPress.it--300x300.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Irlanda-copyright-PaeseItaliaPress.it--150x150.jpg 150w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Irlanda-copyright-PaeseItaliaPress.it--768x768.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Irlanda-copyright-PaeseItaliaPress.it-.jpg 1080w" alt="" width="376" height="376" data-id="97238" /></figure>
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<p>Dalla verde Irlanda, dove vive da oltre cinquant’anni, lo storico originario della Sicilia ci ha parlato di questa nuova pubblicazione nel corso di una videochiamata.</p>
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<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-104326" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Scozia-Galles-Inghilterra-Enzo-Farinella-libro--683x1024.jpg" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Scozia-Galles-Inghilterra-Enzo-Farinella-libro--683x1024.jpg 683w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Scozia-Galles-Inghilterra-Enzo-Farinella-libro--200x300.jpg 200w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Scozia-Galles-Inghilterra-Enzo-Farinella-libro--768x1152.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Scozia-Galles-Inghilterra-Enzo-Farinella-libro-.jpg 1024w" alt="" width="492" height="738" /></figure>
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<p>Il volume invita il lettore a riflettere su un capitolo fondamentale della storia europea: la missione dei monaci irlandesi che, dopo il crollo dell’Impero Romano, percorsero la Britannia e il continente portando cultura, spiritualità e nuove forme di organizzazione religiosa e sociale.</p>
<p>Ai conflitti sanguinosi che ancora oggi segnano il nostro mondo, Farinella contrappone la testimonianza di uomini e donne che operarono nella preghiera, nello studio e nella costruzione di comunità fondate sul sapere e sulla solidarietà. Il loro contributo alla civiltà europea resta ancora oggi un patrimonio di valori spirituali e culturali che merita di essere riscoperto.</p>
<p><mark class="has-inline-color">L’<strong>Intervista</strong></mark></p>
<p><strong>Professor Farinella, da dove nasce l’idea di questo libro?</strong><br />
Nasce da una ricerca che dura da molti anni. Ho sempre nutrito un grande interesse per la storia del monachesimo irlandese e per la sua straordinaria capacità di diffondersi oltre i confini dell’isola. I monaci irlandesi, tra il VI e il IX secolo, intrapresero veri e propri viaggi missionari che li portarono in molte regioni dell’Europa e della Britannia, lasciando segni profondi nella cultura e nella spiritualità dei popoli che incontrarono.</p>
<p><strong>Nel titolo lei richiama Scozia, Galles e Inghilterra. Che tipo di presenza ebbero i monaci irlandesi in questi territori?</strong><br />
La loro presenza fu molto significativa. Non si trattò solo di missionari nel senso stretto del termine, ma di fondatori di comunità, di monasteri, di centri culturali e spirituali.</p>
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<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-104395 alignleft" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Monastero-di-iona-Scozia-1-1.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Monastero-di-iona-Scozia-1-1.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Monastero-di-iona-Scozia-1-1-300x225.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Monastero-di-iona-Scozia-1-1-768x576.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Monastero-di-iona-Scozia-1-1-678x509.jpg 678w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Monastero-di-iona-Scozia-1-1-326x245.jpg 326w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Monastero-di-iona-Scozia-1-1-80x60.jpg 80w" alt="" width="559" height="420" /></figure>
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<p>In Scozia, per esempio, il <strong>monastero di Iona </strong>divenne un punto di riferimento fondamentale. Da questi luoghi si irradiò una tradizione religiosa e culturale che contribuì alla formazione della cristianità britannica.</p>
<p><strong>Professore Farinella, nel suo nuovo libro lei riflette sul ruolo dei monaci irlandesi nella trasformazione dell’Europa medievale. In che modo questa straordinaria esperienza religiosa e culturale contribuì a cambiare il mondo allora conosciuto?</strong></p>
<p>Tramite la funzione culturale e religiosa dei loro centri monastici e della loro fantasia creativa, questi uomini santi, insieme a saggi medievali, trasformarono il mondo allora conosciuto, in particolare l’Europa, che, a sua volta, divenne il baricentro di valori etici e fondamentali.</p>
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<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-104382" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Monachesimo-irlandese-.jpg" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Monachesimo-irlandese-.jpg 600w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Monachesimo-irlandese--300x238.jpg 300w" alt="" width="600" height="476" /></figure>
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<p>L’impatto religioso e culturale, che questa straordinaria diaspora di monaci irlandesi ebbe sull’Europa medievale e sulla Britannia, che oggi si chiama Gran Bretagna, fu straordinario.<br />
Questa la ragione per cui, vogliamo seguire i loro passi per riscoprire nelle varie nazioni europee, Italia, Francia, Germania, Austria, Svizzera, Paesi Bassi, Britannia, le loro radici culturali, storiche e religiose.</p>
<p><strong>Il suo libro è anche frutto di viaggi e sopralluoghi nei luoghi del monachesimo celtico?</strong></p>
<p>Sì, certamente. Vivo in Irlanda da più di mezzo secolo e in questi straordinari e lunghi anni ho molto approfondito la conoscenza di quei siti legati alla presenza dei monaci irlandesi.</p>
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<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-51349" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/01/Downpatrick-irlanda-tombe-santa-brigida-san-patrick-san-columbus-@enzo-farinella.jpg" sizes="(max-width: 557px) 100vw, 557px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/01/Downpatrick-irlanda-tombe-santa-brigida-san-patrick-san-columbus-@enzo-farinella.jpg 557w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/01/Downpatrick-irlanda-tombe-santa-brigida-san-patrick-san-columbus-@enzo-farinella-300x214.jpg 300w" alt="" width="557" height="398" /></figure>
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<p>Camminare in quei luoghi, osservare i resti dei monasteri, leggere le testimonianze storiche direttamente sul territorio permette di comprendere meglio il contesto in cui quelle esperienze spirituali sono nate e si sono sviluppate.</p>
<p><strong>Nel libro lei definisce questi monaci dei veri “pellegrini per Cristo”. Quali ideali guidavano la loro missione e quale messaggio portarono nel continente europeo dopo la caduta dell’Impero Romano?</strong></p>
<p>I “pellegrini” irlandesi per Cristo furono missionari visionari, che credettero nel potere del Vangelo per cambiare la vita degli esseri umani. Il loro lavoro e i loro ideali di rispetto per la persona umana e la sua suprema dignità, per la giustizia, l’uguaglianza e la solidarietà tra tutti gli esseri umani, tutti fratelli e sorelle, vennero promossi per una nuova primavera dell’Europa, subito dopo la caduta dell’Impero Romano.<br />
Ciò richiedeva visione, coraggio e perseveranza.</p>
<p><strong>Lei ricorda che tra il VI e il XIV secolo l’Irlanda fu un vero centro di cultura e di sapere. Quale ruolo ebbero le scuole e i monasteri irlandesi nella rinascita culturale dell’Europa?</strong></p>
<p>Dal VI al XIV secolo, quando quasi tutta l’Europa era dominata da ignoranza e barbarie, l’Irlanda con le sue innumerevoli scuole fu un faro di civiltà. I Santi e gli Studiosi irlandesi, che salparono da queste terre, poste “alla fine del mondo”, e inondarono la Bretagna – principale nazione delle nostre riflessioni in questo studio – e il Continente, vi portarono sapere e cristianesimo.<br />
In poco tempo il loro genio missionario si sparse in Europa, che questi “<strong>pii viandanti</strong>” percorsero in lungo e in largo, predicando e insegnando, costruendo chiese, scuole e monasteri.<br />
Sorprendentemente, non “chiedevano nulla in cambio. Nobili, Principi e Re, desiderosi che i propri sudditi potessero beneficiare della loro conoscenza, li ricevettero nei loro regni. Dell’Irlanda, l’”Isola del sapere” di quel tempo, si disse che “I suoi figli, portando cristianesimo e conoscenze nuove in Bretagna e nel Continente, divennero insegnanti di intere nazioni e consiglieri di Re ed Imperatori”.</p>
<p><strong>Nel volume lei racconta anche luoghi e simboli della memoria europea, come la Cappella Italiana nelle Orcadi in Scozia. Perché ha ritenuto importante ricordare questa storia?</strong></p>
<p>La vicenda della <strong>Italian Chapel</strong> è una delle pagine più commoventi della presenza italiana nelle isole britanniche durante la <strong>Seconda guerra mondiale.</strong> Tra il <strong>1942 e il 1944</strong>, dopo la campagna del Nord Africa, <strong>molti soldati italian</strong>i furono trasferiti come prigionieri nelle Orkney, dove furono impiegati nella costruzione delle cosiddette <strong>Churchill Barriers</strong>, volute da Winston Churchill per proteggere la base navale britannica di Scapa Flow.</p>
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<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-104372" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Cappella-Italiana-nelle-Orcadi-Scozia-.jpg" sizes="(max-width: 431px) 100vw, 431px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Cappella-Italiana-nelle-Orcadi-Scozia-.jpg 431w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Cappella-Italiana-nelle-Orcadi-Scozia--259x300.jpg 259w" alt="" width="431" height="500" /></figure>
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<p>In quel contesto <strong>nacque un’esperienza straordinaria</strong>. Nel tempo libero, i prigionieri italiani, guidati dal pittore e decoratore trentino Domenico Chiocchetti, originario di Moena, trasformarono due <strong>semplici baracche militari in lamiera in una piccola chiesa.</strong> Le pareti furono dipinte con colonne e archi in trompe-l’œil, venne realizzato un altare ornato e Chiocchetti dipinse un Cristo intenso e raccolto, che sembra guardare direttamente nel cuore di chi entra.<br />
Ricordare questa storia significa ricordare come, anche nelle condizioni più difficili della guerra e della prigionia, l’uomo sia stato capace di esprimere fede, bellezza e dignità. Quella cappella non è soltanto un luogo di culto, ma un simbolo della capacità degli europei di trasformare la sofferenza in memoria condivisa e in un messaggio di riconciliazione tra i popoli. In questo senso la <strong>Italian Chapel</strong> rappresenta oggi uno dei segni più intensi della memoria spirituale e culturale dell’Europa. <strong>Ogni dettaglio parla di ingegno e fede</strong>: i lampadari sono fatti con lattine di metallo, le vetrate con pezzi di vetro colorato, mentre l’esterno è molto semplice.<br />
Questa chiesetta venne chiamata la <strong>Cappella Italiana</strong>, diventata simbolo di speranza, fede e pace, un segno tangibile di bellezza, nata in un contesto di prigionia e guerra distruttrice. È <strong>una delle attrazioni più visitate delle Orcadi</strong>, curata con grande amore. Nella sua solitudine accoglie visitatori da tutto il mondo, come un piccolo ponte tra la Scozia e l’Italia.</p>
<p><strong>Chiudiamo l’intervista con un messaggio che secondo lei professore, possa arrivare oggi dalla storia dei monaci irlandesi.</strong><br />
Credo che il loro esempio parli ancora al nostro tempo. La loro capacità di attraversare i confini, di incontrare culture diverse e di costruire ponti spirituali e culturali è un insegnamento prezioso anche oggi. La loro storia ci ricorda che la fede, quando è autentica, diventa anche dialogo, conoscenza e apertura.</p>
<p><strong>Breve biografia</strong></p>
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<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-44072" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/04/enzo-farinella2.jpeg" sizes="(max-width: 688px) 100vw, 688px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/04/enzo-farinella2.jpeg 688w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/04/enzo-farinella2-300x279.jpeg 300w" alt="" width="429" height="398" /></figure>
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<p>Enzo Farinella<br />
Storico, saggista e conferenziere, Enzo Farinella è considerato uno dei più autorevoli studiosi europei del monachesimo irlandese e della sua influenza nella formazione culturale dell’Europa medievale.<br />
<strong>Nato a Gangi</strong> (Palermo) in Sicilia, vive nella Irlanda da oltre cinquant’anni, dove ha svolto un’intensa attività accademica e culturale. Per molti anni è stato <strong>docente di antropologia filosofica </strong>presso istituzioni universitarie irlandesi e ha svolto per oltre vent’anni (<strong>1979–1999) </strong>l’incarico di Addetto Culturale presso <strong>l’Istituto Italiano di Cultura di Dublino</strong>, organismo della rete culturale del <strong>Ministero degli Affari Esteri</strong> e della Cooperazione Internazionale deputato alla promozione della lingua e della cultura italiana all’estero. In tale veste Farinella ha svolto un’intensa attività di insegnamento della lingua e della cultura italiana e di promozione culturale, incontrando nel corso degli anni migliaia di studenti irlandesi adulti — fino a circa quattrocento l’anno — e organizzando conferenze, incontri e iniziative dedicate alla valorizzazione dei rapporti storici e culturali tra Italia e Irlanda oltre alla partecipazione a numerosi progetti di divulgazione storica dedicati alle radici comuni dell’Europa cristiana.</p>
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<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-96131" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Enzo-farinella-Flyn-1024x576-1.png" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Enzo-farinella-Flyn-1024x576-1.png 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Enzo-farinella-Flyn-1024x576-1-300x169.png 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Enzo-farinella-Flyn-1024x576-1-768x432.png 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Enzo-farinella-Flyn-1024x576-1-678x381.png 678w" alt="" width="628" height="353" /></figure>
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<div>Nel corso della sua attività ha tenuto <strong>conferenze</strong> e cicli di lezioni in diversi paesi europei, contribuendo alla diffusione degli studi sul <strong>monachesimo celtico</strong> e sulla tradizione della <strong>peregrinatio pro Christo</strong>, il pellegrinaggio missionario dei monaci irlandesi. Alla <strong>carriera accademica</strong> ha affiancato una lunga attività giornalistica come corrispondente dall’Irlanda per <strong>ANSA</strong> e <strong>Radio Vaticana</strong>.</div>
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<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-96134" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Enzo-Farinella-Cossiga.png" sizes="(max-width: 853px) 100vw, 853px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Enzo-Farinella-Cossiga.png 853w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Enzo-Farinella-Cossiga-288x300.png 288w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Enzo-Farinella-Cossiga-768x800.png 768w" alt="" width="853" height="889" /></figure>
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<p>&nbsp;</p>
<div>Tra i momenti più significativi della sua esperienza professionale figura la presenza, come unico giornalista italiano tra i coordinatori, durante la storica visita di <strong>Papa Giovanni Paolo II</strong> in Irlanda nel 1979, evento che segnò una pagina importante nella storia contemporanea del paese.</div>
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<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-96132" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Enzo-Farinella-Gorbachev-1024x650-1.png" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Enzo-Farinella-Gorbachev-1024x650-1.png 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Enzo-Farinella-Gorbachev-1024x650-1-300x190.png 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Enzo-Farinella-Gorbachev-1024x650-1-768x488.png 768w" alt="" width="694" height="441" /></figure>
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<p>Nel corso della sua attività giornalistica ha inoltre realizzato una celebre intervista al leader sovietico <strong>Michail Gorbaciov</strong>, protagonista della stagione della <strong>perestrojka</strong> e della fine della Guerra fredda.<br />
<strong>Studioso prolifico</strong>, Farinella è autore di numerosi libri dedicati alla presenza dei <strong>monaci irlandesi in Europa e</strong> al ruolo che questi “pellegrini per Cristo” ebbero nella diffusione del sapere, della spiritualità e delle istituzioni culturali tra il VI e il XIV secolo.</p>
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<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-30446" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/immagine-copertina-Farinella-enzo-1024x823.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/immagine-copertina-Farinella-enzo-1024x823.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/immagine-copertina-Farinella-enzo-300x241.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/immagine-copertina-Farinella-enzo-768x617.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/immagine-copertina-Farinella-enzo.jpg 1190w" alt="" width="1024" height="823" /></figure>
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<p><strong>Tra le sue opere più note figurano </strong>Through Mountains and Valleys – Irish Monks &amp; Pilgrims in Europe and Austria, Born in the Emerald Ireland, Lit up the Black Forest – Irish Pilgrims in Europe and Germany, Sulle vette del massimo amore. Monaci irlandesi in Europa e in Svizzera, Dall’Atlantico al Mediterraneo. Santi e studiosi irlandesi alle origini della storia europea e il più recente Scozia – Galles – Inghilterra. I Monaci Irlandesi nella Britannia, dedicato alla presenza dei missionari irlandesi nelle isole britanniche.<br />
Attraverso conferenze, saggi e volumi pubblicati in diversi paesi europei, continua ancora oggi a promuovere la conoscenza delle radici culturali comuni dell’Europa e del dialogo storico tra Irlanda e Italia, con particolare attenzione al ruolo svolto dai monasteri irlandesi come centri di trasmissione del sapere e di conservazione della cultura classica nel primo Medioevo.<br />
È inoltre membro del <strong>Comitato Scientifico del Cammino di San Colombano</strong>, itinerario culturale europeo dedicato alla figura di San Colombano, uno dei più grandi monaci missionari irlandesi, di cui Robert Schuman, tra i padri fondatori dell’Europa unita, scrisse: «Colombano è il santo protettore di quanti cercano di costruire un’Europa unita». @ <strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<p>….</p>
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		<title>Sciascia e gli imbecilli: chi parla senza sapere</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/06/sciascia-e-gli-imbecilli-chi-parla-senza-sapere/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=sciascia-e-gli-imbecilli-chi-parla-senza-sapere</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 15:09:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Sciascia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/sciascia.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/sciascia.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/sciascia-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>Nel romanzo A ciascuno il suo, Leonardo Sciascia osserva una società pronta a discutere di tutto, dalla politica alla letteratura, fino alla scienza oltre la medicina, dove l’intelligenza è rara&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/06/sciascia-e-gli-imbecilli-chi-parla-senza-sapere/">Sciascia e gli imbecilli: chi parla senza sapere</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nel romanzo A ciascuno il suo, Leonardo Sciascia osserva una società pronta a discutere di tutto, dalla politica alla letteratura, fino alla scienza oltre la medicina, dove l’intelligenza è rara e chi parla senza competenze domina il dibattito</em></p>
<div class="mh-meta entry-meta">
<p>«Sta ridicolizzando l’italiano che discute di tutto con sicurezza, mescolando politica, filosofia e letteratura. La gente che parla di letteratura come di calcio, senza profondità. Se esco di casa devo ascoltare gente mediocre che pontifica su tutto, perfino sugli scrittori. Gli “imbecilli” non sono solo stupidi, sono quelli che parlano continuamente di tutto, anche senza competenza, sull’umanità, sul governo, sull’amministrazione pubblica, persino su uno scrittore come Alberto Moravia.»<br />
Queste frasi di <strong>Leonardo Sciascia</strong> in<strong> A ciascuno il suo</strong> raccontano un processo sociale purtroppo in fieri. Dietro l’ironia emerge la <strong>fotografia di un’Italia </strong>abitata da commentatori rapidi, pronti a esprimere opinioni su tutto. Leonardo Sciascia citando <strong>Alberto Moravia</strong> non intende affatto colpire lo scrittore romano. Non è una critica a Moravia. <strong>Sciascia non sta attaccando e non ha alcun interesse a criticare Moravia</strong>. Anzi, tra i due c’era stima reciproca. Serve a sottolineare un quadretto sociale, quasi una scenetta familiare.<br />
Sciascia conosceva bene questa inclinazione a parlare di tutto senza competenze, a dominare conversazioni tra politica, letteratura, diritto, filosofia e perfino scienza, oltre alla medicina.</p>
<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-118344 " src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Leonardo-Sciascia-a-Randazzo-64-credit-F-Scianna-197x300-1.jpg" alt="" width="315" height="222" />La osservava nelle piazze siciliane, nei caffè, nelle redazioni, nei salott</strong>i, un popolo di commentatori pronti a pronunciarsi su politica, morale e cultura. Il giudizio nasce rapido, quasi istintivo. <strong>L’intellettuale di Racalmuto</strong> intende far riflettere sul confronto serio, uno spazio che richiede profondità, ascolto e letture lunghe, qualità sempre più rare.</p>
<p>Ricordo mia mamma dire spesso “…e non mi pentii mai quando tacei…”, in realtà non so esattamente se trasse quella frase da un proverbio o una citazione. Una volta lessi in proposito una larga attribuzione a Pier Paolo Pasolini, sulla scelta di non parlare in certe situazioni e sulla coerenza interiore rispetto alle proprie emozioni e verità.</p>
<p><strong>La solitudine dell’intellettuale nella società di massa sarà un tema centrale nel pensiero di Leonardo Sciascia</strong>. Lo scrittore occupa un posto singolare nella letteratura italiana del Novecento, costruendo la sua opera intorno a una costante <strong>ricerca della verità</strong> nei comportamenti umani e nei meccanismi del potere. Nato a Racalmuto nel 1921, ha attraversato la vita culturale italiana con libri che uniscono racconto, indagine morale e riflessione chirurgica sulla giustizia. <strong>Nei suoi romanzi la Sicilia</strong> diventa spesso un laboratorio umano dove si rivelano dinamiche più ampie della società italiana.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-104141" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/A-ciascuno-il-suo-Leonardo-Sciascia-.jpg" sizes="(max-width: 489px) 100vw, 489px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/A-ciascuno-il-suo-Leonardo-Sciascia-.jpg 489w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/A-ciascuno-il-suo-Leonardo-Sciascia--191x300.jpg 191w" alt="" width="489" height="768" /></figure>
</div>
<p><strong>Tra le opere più note c’è </strong>appunto A ciascuno il suo, pubblicato da Einaudi nel <strong>1966</strong>. Un romanzo breve che assume la forma di un’indagine: un farmacista riceve lettere anonime di minaccia e viene poi ucciso durante una battuta di caccia. Il caso sembra destinato a scivolare nel silenzio. A interrogarsi davvero su ciò che è accaduto resta quasi soltanto un professore di liceo, uomo colto e appartato che prova a leggere i segni nascosti dietro i fatti.<br />
È il <strong>professor Laurana,</strong> insegnante di lettere, figura mite e riflessiva che osserva con curiosità la realtà che lo circonda. Vive immerso nei libri e nel pensiero, con un atteggiamento quasi estraneo alle dinamiche rumorose della vita sociale. La sua intelligenza lo porta a cogliere dettagli che gli altri ignorano. Il suo desiderio di capire lo spinge a cercare la verità dietro le apparenze. Intorno a lui, la comunità preferisce non vedere, non capire, non disturbare gli equilibri del potere.<br />
<strong>Laurana, pur lucido e riflessivo, resta isolato nella sua ricerca della verità </strong>e, attratto dalla curiosità, si espone al tranello degli assassini, dimostrando quanto l’intelligenza possa essere fragile di fronte alla violenza e all’indifferenza della società.<br />
La citazione di Moravia serve a sottolineare un quadro sociale familiare, dove i grandi nomi diventano spunto di conversazione improvvisata, mentre Laurana resta immerso nella sua riflessione silenziosa e profonda.<br />
La frase finale del romanzo, “A ciascuno il suo”, non colloca Laurana tra gli imbecilli osservati da Sciascia; piuttosto, sancisce la logica impietosa del destino e della giustizia nella società. Laurana rimane l’intellettuale isolato, testimone della superficialità e della cecità della comunità, la cui profondità e riflessione restano senza ricompensa, sottolineando la solitudine dell’intelligenza di fronte alla mediocrità circostante. @<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>Giustizia, Radicali e l’eredità di Enzo Tortora: il nodo italiano tra diritti e riforme</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/02/24/giustizia-radicali-e-leredita-di-enzo-tortora-il-nodo-italiano-tra-diritti-e-riforme/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=giustizia-radicali-e-leredita-di-enzo-tortora-il-nodo-italiano-tra-diritti-e-riforme</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Feb 2026 20:05:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[enzo tortora]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Tortora-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Tortora-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Tortora-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Tortora-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Parlare di giustizia in Italia significa spesso confrontarsi con il passato e con ferite profonde lasciate da errori giudiziari. Tra i casi che più hanno segnato la storia giudiziaria del&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/02/24/giustizia-radicali-e-leredita-di-enzo-tortora-il-nodo-italiano-tra-diritti-e-riforme/">Giustizia, Radicali e l’eredità di Enzo Tortora: il nodo italiano tra diritti e riforme</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Parlare di giustizia in Italia significa spesso confrontarsi con il passato e con ferite profonde lasciate da errori giudiziari. Tra i casi che più hanno segnato la storia giudiziaria del secondo Novecento c’è quello di <strong>Enzo Tortora</strong>, conduttore televisivo travolto negli anni ’80 da accuse infondate, e l’impegno dei Radicali nel trasformare quella vicenda in una battaglia civile e politica.</p>
<p>Enzo Tortora non fu soltanto un volto noto della televisione italiana. Laureato in Giurisprudenza, giornalista e conduttore, era un intellettuale di profonda sensibilità culturale.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-103788" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Tortora-Portobello--1024x576.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Tortora-Portobello--1024x576.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Tortora-Portobello--300x169.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Tortora-Portobello--768x432.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Tortora-Portobello--678x381.jpg 678w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Tortora-Portobello-.jpg 1280w" alt="" width="1024" height="576" /></figure>
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<p>La sua attività televisiva, a partire da programmi di grande successo come <strong>Portobello</strong> – divenuto un fenomeno popolare che unì milioni di telespettatori davanti alla celebre “busta gialla” – lo consacrò come uno dei protagonisti assoluti del piccolo schermo. Ma la sua carriera era iniziata molto prima, con esperienze alla Rai negli anni Sessanta e Settanta, tra cui <strong>La Domenica Sportiva</strong>, dove dimostrò rigore giornalistico, e programmi meno fortunati sul piano degli ascolti ma significativi per l’impegno culturale, come <strong>Dove sta Zazà</strong>, che rivelavano una costante attenzione ai linguaggi e ai mutamenti sociali. Tortora cercava di usare il mezzo televisivo come strumento di dialogo con la società, affrontando temi sociali ed etici che con straordinaria acutezza divenivano momenti di ascolto e riflessione nelle case degli italiani di qualunque fascia socio-culturale. La sua capacità di leggere la realtà e di comunicare con intelligenza brillante rappresentò un punto di incontro e di largo apprezzamento da parte dei telescoltatori.</p>
<p>Il <strong>17 giugno 1983 fu arrestato</strong> in un albergo romano con accuse di traffico di droga e associazione con la Nuova Camorra Organizzata, basate sulle dichiarazioni di alcuni pentiti. La notizia, diffusa dai media con grande clamore, dipinse Tortora come colpevole davanti all’opinione pubblica. Seguirono sette mesi di carcere e una condanna a dieci anni di reclusione, fino alla ribaltazione del verdetto nel 1986 e all’assoluzione definitiva da parte della Corte di Cassazione nel 1987. La vicenda divenne simbolo di un errore giudiziario di proporzioni eccezionali, capace di intaccare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.<br />
Fu il <strong>Partito Radicale</strong> di <strong>Marco Pannella</strong> a prendere a cuore il caso Tortora. La difesa della sua innocenza non si limitò al singolo episodio. I Radicali individuarono nelle storture emerse una serie di problemi strutturali del sistema giudiziario, dall’eccessivo ricorso alla custodia cautelare all’affidamento quasi esclusivo delle accuse alle dichiarazioni dei pentiti, fino alla lentezza dei processi e al mancato rispetto delle garanzie procedurali.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-103765" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Tortora-e-Marco-Pannella-.jpg" sizes="(max-width: 877px) 100vw, 877px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Tortora-e-Marco-Pannella-.jpg 877w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Tortora-e-Marco-Pannella--300x183.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Tortora-e-Marco-Pannella--768x469.jpg 768w" alt="" width="877" height="535" /><figcaption class="wp-element-caption">Enzo Tortora – Marco Pannella</figcaption></figure>
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<p>Queste battaglie portarono i Radicali a promuovere referendum e proposte di legge volte a introdurre responsabilità civile per i magistrati e a riformare il Consiglio Superiore della Magistratura, cercando di trarre dal caso Tortora un insegnamento politico e civile.<br />
In tempi più recenti, i Radicali hanno sostenuto l’istituzione di una Giornata delle vittime degli errori giudiziari, fissata il 17 giugno, anniversario dell’arresto di Tortora, come monito contro possibili ingiustizie future.<br />
Oggi, a più di quarant’anni di distanza, l’Italia si appresta a votare un referendum costituzionale sulla giustizia, previsto per il <strong>22 e 23 marzo 2026,</strong> che prevede tra l’altro la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti. Il fronte del Sì, sostenuto dai principali partiti di centro-destra, sostiene che la riforma possa garantire maggiore imparzialità ed equilibrio, mentre il fronte del No, appoggiato da buona parte dell’opposizione e da settori della società civile, teme possibili interferenze politiche nell’indipendenza della magistratura.<br />
Per i Radicali, la memoria di Tortora è un ricordo di un’ingiustizia personale ed ancor più un richiamo a considerare i rischi strutturali del sistema e l’urgenza di strumenti che proteggano i cittadini. Il caso diventa così punto di riferimento per valutare le riforme in corso e per misurare quanto sia delicato il confine tra riforma istituzionale e garanzie civili.<br />
La vicenda di Tortora restituisce un monito urgente e attuale sulla fragilità della giustizia e sull’importanza della partecipazione dei cittadini. La sua figura, al contempo intellettuale e testimone suo malgrado delle falle del sistema, induce inevitabilmente a doverose riflessioni sulla responsabilità delle istituzioni e sul ruolo attivo dei cittadini nel chiedere trasparenza, equità e rispetto dei diritti fondamentali. @<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>Giubileo speciale e sfide contemporanee: Francesco come ponte tra culture in tempi di guerra e repressione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jan 2026 13:40:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Giubileo speciale]]></category>
		<category><![CDATA[San Francesco D’Assisi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/Untitled-design-4.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/Untitled-design-4.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/Untitled-design-4-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>Il Giubileo speciale aperto da Papa Leone XIV il 10 gennaio 2026 è un tempo straordinario dedicato a San Francesco d’Assisi, nell’anno in cui ricorrono gli ottocento anni dalla sua morte. Si&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/01/19/116133/">Giubileo speciale e sfide contemporanee: Francesco come ponte tra culture in tempi di guerra e repressione</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Giubileo speciale</strong> aperto da Papa <strong>Leone XIV</strong> il 10 gennaio 2026 è un tempo straordinario dedicato a <strong>San Francesco d’Assisi</strong>, nell’anno in cui ricorrono gli ottocento anni dalla sua morte. Si svolgerà fino al <strong>10 gennaio 2027</strong> e offre ai fedeli l’opportunità di seguire l’esempio del Santo, partecipare alle celebrazioni, visitare i luoghi francescani e vivere la spiritualità francescana attraverso pace e carità.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-101667" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/Papa-Leone-XIV-1-1.jpg" sizes="(max-width: 875px) 100vw, 875px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/Papa-Leone-XIV-1-1.jpg 875w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/Papa-Leone-XIV-1-1-300x186.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/Papa-Leone-XIV-1-1-768x476.jpg 768w" alt="" width="875" height="542" /><figcaption class="wp-element-caption">Leone XIV</figcaption></figure>
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<p>L’Anno francescano accompagnerà un percorso di incontri, riflessioni, eventi culturali e iniziative sociali, guardando alla relazione tra uomo, natura, società e cultura in una prospettiva di pace e fraternità.<br />
In questo contesto nasce anche il <strong>progetto editoriale</strong> promosso da <strong>Pierfranco Bruni</strong> con il volume corale <strong><em>Il Cantico dell’amore: un viaggio tra Oriente e Occidente</em></strong>, di prossima pubblicazione per <strong>Marco</strong> <strong>Solfanelli Editore</strong>. Il libro curato da <strong>Franca De Santis</strong> raccoglie contributi di studiosi e propone una lettura della figura di Francesco come ponte tra culture diverse e simbolo di dialogo e pace, offrendo riflessioni su spiritualità, storia, letteratura e antropologia.</p>
<p>Nel suo saggio: Imitatori di Dio. <strong>Il viaggio di Francesco d’Assisi nella canzone</strong>, Bruni traccia un percorso che va da Sergio Endrigo ad Angelo Branduardi, passando per Fabrizio De André, Franco Battiato e Simone Cristicchi. Secondo lo studioso, l’imitatio Dei rappresenta una verità metafisica: la canzone diventa un “affresco” di profonda religiosità, dove linguaggio e musica si fondono. Il paesaggio diventa Natura di Dio e la musica si trasforma in preghiera, un filo che lega il messaggio di San Francesco al misticismo contemporaneo, con Branduardi come figura fondamentale in questo percorso.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-95558" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/San-Francesco-dAssisi-800-il-Cantico-dellamore--1024x493.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/San-Francesco-dAssisi-800-il-Cantico-dellamore--1024x493.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/San-Francesco-dAssisi-800-il-Cantico-dellamore--300x145.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/San-Francesco-dAssisi-800-il-Cantico-dellamore--768x370.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/San-Francesco-dAssisi-800-il-Cantico-dellamore-.jpg 1312w" alt="" width="1024" height="493" /></figure>
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<p>Per Bruni, l’esperienza dell’Anno francescano e il progetto editoriale si traducono in un impegno esistenziale oltre che spirituale, dove “<strong>la Parola porta alla vita</strong>” e la fraternità diventa un percorso che coinvolge l’intera umanità nella costruzione di relazioni feconde tra popoli e culture. Le sue parole offrono una <strong>prospettiva antropologica sul Giubileo speciale, </strong>sull’Anno francescano e sul progetto editoriale, collocando Francesco come risposta culturale e spirituale alle sfide del nostro tempo.</p>
<p><strong>Di tutto questo abbiamo discusso</strong> <strong>con il professor Pierfranco Bruni</strong>, in una conversazione che ci ha permesso di approfondire il significato e lo spirito dell’Anno dedicato a San Francesco d’Assisi.</p>
<p><strong>L’intervista</strong></p>
<p><strong>Professore Bruni, come interpreta l’invito di Papa Leone XIV a diventare “modello di santità di vita e testimone costante di pace” nel contesto dell’Anno francescano e del Giubileo speciale?</strong></p>
<div class="wp-block-image is-style-rounded">
<figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-101706" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/Pierfranco-Bruni-7-968x1024.jpg" sizes="(max-width: 968px) 100vw, 968px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/Pierfranco-Bruni-7-968x1024.jpg 968w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/Pierfranco-Bruni-7-284x300.jpg 284w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/Pierfranco-Bruni-7-768x812.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/Pierfranco-Bruni-7-1452x1536.jpg 1452w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/Pierfranco-Bruni-7.jpg 1456w" alt="" width="968" height="1024" /></figure>
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<p>Viviamo in un tempo di grandi conflittualità che si trasformano in contrasti duri che porteranno ormai alla guerra. Non basta la politica. Ovvero la sola politica finora non ha risolto i grandi problemi.   Bisogna andare oltre. È l’economia che detta le leggi e il mercato diventa l’asse intorno al quale si muove il mondo. L’uomo deve prenderne atto, ma c’è bisogno di un uomo che abbia il coraggio di affermare alcuni principi fondanti. Ovvero una humanitas. Soltanto le religione può assumersi questo compito. Il Santo Padre ci ha sottolineato che occorre ritornare ai modelli di tolleranza e di carità. San Francesco è una figura centrale che ha posto al centro l’uomo con il suo vissuto antropologico e soprattutto l’uomo nella carità. Il Giubileo Speciale è un invito a una riflessione profonda su questi temi.</p>
<p><strong>Lei fa spesso riferimento a una tradizione culturale mediterranea che promuove il dialogo tra Oriente e Occidente. Può approfondire questo concetto?</strong></p>
<p>Credo che soltanto ritornando a una civiltà del Popoli è possibile recuperare l’anima vera del Mediterraneo. Quel Mediterraneo che lega e diventa una cerniera tra le diversità. Per far questo è necessario capirsi e confrontarsi non smarrendo identità e eredità.  Perché diventi un insuperabile dialogo bisogna tornare alle radici. Al Pensiero di una cultura filosofica nata proprio sulle sponde del Mediterraneo.  Penso a San Paolo o Agostino. Il Mediterraneo devo ritornare ad esempi di verità che uniscono e non separano. Ciò è possibile se si ritorna a pensare. La tradizione è il vero sigillo che può armonizzare. Siamo tutti Mediterranei. Ma molti non ne hanno la consapevolezza.</p>
<p><strong>Quale significato assume oggi, nel panorama musicale contemporaneo, il messaggio di San Francesco d’Assisi e come gli artisti che lei cita, da Endrigo a Branduardi, riescono a tradurlo in musica e in parola?</strong></p>
<p>San Francesco è stato il primo Cantico moderno dopo i Vangeli. Per il suo diffondere valori di pace e lo ha fatto attraverso non solo l’esempio ma cantando questo esempio.  I cantautori ognuno con la propria sensibilità hanno messo in relazione la misura come attrazione corale di una relazione, tra la voce la musica e i linguaggi. Ci sono le parole.  Ma c’è soprattutto la musica che è percezione passione emozione. Questo hanno fatto recuperando però cosa sta dietro ad una visione interattiva che raggiunge immediatamente.  A volte basta il testo di una canzone per accomunare in una emozione comune, un messaggio.  In questo caso specifico il messaggio è una proposta in cui il bene prevalga sul male. Alcuni autori hanno lavorato con un Progetto e altri con singoli testi. Francesco come profeta mi sembra il dato più forte per essere raccontato. Un solo testo può valere più di 300 pagine in cui si parla di Francesco. Questo perché è molto più diretto.</p>
<p><strong>A volte abbiamo assistito alla deturpazione del Cantico delle Creature, su cui lei ritorna esaltandone la visione metafisica. Quale impressione le lascia oggi questo imbarbarimento dei simboli culturali?</strong></p>
<p>Il Cantico è il primo vero testo della letteratura italiana se pur in volgare.  Bisogna sempre leggere il testo di prima mano. Non credo alla critica letteraria ma a una lettura comparata sciolta dai vincoli dell’analisi soprattutto se si tratta di un testo di 800 anni fa. Dopo le parole cosa resta? Il contenuto complessivo. Il Cantico è anche un inciso sul Pensiero anti razionale e si incarna in quella metafisica della preghiera.  È preghiera e come tale ha invocazione e vocazione.</p>
<p><strong>Qual è l’obiettivo principale del libro Il Cantico dell’amore: un viaggio tra Oriente e Occidente e quali scenari culturali e sociali si preannunciano per il progetto editoriale a più voci? Come può stimolare un dialogo internazionale sulla pace?</strong></p>
<p>Il lavoro su Francesco di cui ho curato il coordinamento scientifico si presta a una lettura a tutto tondo  su una diversità dibattuta. Da quello teologico a quello prettamente letterario. È certo che pace e misericordia sono alla base. Ma emerge un Francesco in cui il Cristianesimo è mettersi al servizio dei deboli. Ci permette di capire, come Ottocento anni fa, l’importanza dell’ascolto e della fede. Questo è un elemento necessario per sconfiggere barriere in nome della tolleranza.</p>
<p><strong>Nel<a href="https://www.paeseitaliapress.it/editoriale/2026/01/17/papa-leone-xiv-apre-il-giubileo-speciale-per-la-pace-nel-nome-di-san-francesco-dassisi/"> suo </a>editoriale scrive che “l’anno in corso non celebra Francesco ma lo ricorda…”. Può chiarire il senso di questa affermazione e quale ruolo ritiene possa avere l’antropologo nel leggere e interpretare Francesco e il Giubileo speciale?</strong></p>
<p>“Già, ricordare. La morte non si celebra. Si ricorda. Questo è un monito fondamentale. Infatti Leone XIV  non parla di celebrazioni ma di un entrare nel vissuto di Francesco come Luce e mai come tenebra. La luce è illuminazione divina. Ci sono aspetti in cui la prevalenza dell’antropos ha un suo senso imperante. Ovvero l’uomo e le civiltà.  L’antropologia entra proprio in questo passaggio e legge Francesco come culto e come rito attraversandolo nel suo esempio che diventa permanente testimonianza. È ormai religiosità popolare oltre ad essere spiritualità e Cristocentricità. La devozione è un tassello che si inserisce in una antropologia dell’umanesimo in cui Dio è Universo”.</p>
<p><strong>Professore Bruni, alla luce delle crisi umanitarie e delle gravi violazioni dei diritti umani in paesi come Iran e Venezuela, come può l’esperienza dell’Anno francescano e il messaggio di Francesco offrire una prospettiva di pace, giustizia e dignità umana in contesti segnati dalla repressione e dai conflitti?</strong></p>
<p>“Con l’esempio è la testimonianza. Il Papa si sofferma sulla sua santità.  L’uomo deve assumere l’esempio di Francesco che significa rispetto sacralità misericordia. Dove far prevalere questi “codici” religiosi e umani? Proprio dove l’uomo viene massacrato e massacrando significa non riconoscerlo come uomo e quindi come figlio di Dio. Tutti i temi che lei pone nascono dal riconosciuto o meno della dignità, che è un atto di fede e pietà (sul piano cristiano) dove questi vengono a mancare l’uomo non c’è e viene considerato una cosa. <strong>Diceva Aldo Moro nei 55 giorni </strong>della sua prigionia delle Brigate Rosse: “<em><strong>Se la pietà prevale l’uomo non è finito</strong></em>“. Ebbene in quei Paesi bisogna far prevale la pietà che è un concetto prettamente francescano”.</p>
<p>Con questa riflessione chiudiamo il breve spazio culturale, affidando i tormenti della società di oggi alla preghiera e alla pietas cristiana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>Archivio di Stato di Messina in esilio: la deportazione culturale della città</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jan 2026 22:36:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[3 gennaio]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio di stato]]></category>
		<category><![CDATA[Manifestazione]]></category>
		<category><![CDATA[Messina]]></category>
		<category><![CDATA[Trasferimento a Riposto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_1868.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_1868.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_1868-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_1868-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>La rimozione dell’Archivio di Stato di Messina e il trasferimento dei suoi documenti a Riposto sono una vera e propria “deportazione” del patrimonio storico cittadino.Un grave spossessamento identitario e culturale,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/01/02/archivio-di-stato-di-messina-in-esilio-la-deportazione-culturale-della-citta/">Archivio di Stato di Messina in esilio: la deportazione culturale della città</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><i>La rimozione dell’Archivio di Stato di Messina e il trasferimento dei suoi documenti a Riposto<span class="Apple-converted-space"> sono </span>una vera e propria “deportazione” del patrimonio storico cittadino.</i><i>Un grave spossessamento identitario e culturale, avvenuto nel silenzio delle istituzioni.  </i><em>Sabato 3 gennaio 2026 alle 11 cittadini e accademici manifestano in piazza Unione Europea per chiedere il ritorno del patrimonio nella sua legittima sede</em></p>
<p><strong>Messina</strong>, <em>2 gennaio 2026</em> – La scottante vicenda che sta riguardando la Città metropolitana di Messina non è solo una questione amministrativa o logistica, ma investe profondamente la Storia, la Cultura, l’Identità di una comunità secolare, passando dalla identità storica d’Italia. Si tratta di un attraversamento antropologico, di un popolo che, nel corso dei secoli, ha costruito la propria identità culturale, i simboli di appartenenza e i riferimenti istituzionali che ne definiscono l’essenza<strong>.<br />
La sottrazione dei documenti dell’Archivio di Stato</strong> non è dunque un episodio tecnico ma certamente rappresentativo di un attacco diretto alla trama culturale e identitaria di Messina, al suo legame inscindibile con la propria storia.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-95784" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Messina-contro-lo-sfratto-archivio-di-stato-.jpg" sizes="(max-width: 685px) 100vw, 685px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Messina-contro-lo-sfratto-archivio-di-stato-.jpg 685w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Messina-contro-lo-sfratto-archivio-di-stato--300x115.jpg 300w" alt="" width="685" height="262" data-id="95784" /></figure>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-97650" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/11/pergamena-archivio-stato-Messina--1024x366.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/11/pergamena-archivio-stato-Messina--1024x366.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/11/pergamena-archivio-stato-Messina--300x107.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/11/pergamena-archivio-stato-Messina--768x274.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/11/pergamena-archivio-stato-Messina-.jpg 1400w" alt="" width="1024" height="366" data-id="97650" /></figure>
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<p>Quella che si sta consumando ai danni dell’Archivio di Stato di Messina supera la disfunzione amministrativa e l’incidente di percorso imputabile a una generica emergenza logistica. <strong>È, a tutti gli effetti, una deportazione. </strong>Deportazione del patrimonio storico, della storia, dell’identità documentaria di una città che già troppe volte è stata privata, nel corso della sua storia, di ciò che costituisce la sua identità storica e culturale.<br />
Non si tratta di un’espressione enfatica. Deportare significa trasferire con atto autoritativo ciò che non può difendersi, sottraendolo al suo luogo naturale, spezzando un legame organico. È esattamente ciò che è avvenuto quando l’ingente patrimonio dell’Archivio di Stato di Messina – quasi mille anni di storia, ottomila metri lineari di documentazione, pergamene risalenti al XII secolo, archivi notarili, giudiziari, ecclesiastici, militari, prefettizi, oltre a una biblioteca specialistica di straordinario valore – è stato rimosso lo scorso  ottobre  (2025)  dalla città e trasferito in un capannone a <strong>Riposto</strong>, in <strong>provincia di Catania, </strong>a  quasi cento chilometri di distanza.<br />
Quel patrimonio è il corpo documentale di una comunità, il risultato di una stratificazione storica, sociale e istituzionale che appartiene a questo territorio e a nessun altro. Spostarlo fuori da Messina equivale a recidere un nervo vitale, a separare la storia dalla città che l’ha prodotta. È  certamente  uno spossessamento.<br />
Si è parlato di sfratto, come se questa parola potesse funzionare da assoluzione preventiva. Anche qualora lo sfratto fosse reale, resta un fatto incontrovertibile. Nulla giustificava la deportazione del patrimonio in altra provincia. Nelle more di qualsiasi vicenda, si sarebbe potuto e dovuto individuare una soluzione alternativa all’interno del territorio messinese, anche temporanea, anche imperfetta, ma rispettosa del principio fondamentale secondo cui un Archivio di Stato non può essere sradicato dal contesto che serve. Pur non essendo nell’area di pertinenza della istituzione maggiore della città ed essendo afferente al Ministero della Cultura, <strong>è chiaro che chi governa Messina </strong>debba avere uno sguardo vigile e attento alle dinamiche che la coinvolgono, nel bene e nel male.  Il mancato intervento tempestivo, l’assenza di soluzioni locali, regionali e nazionali, la rapidità con cui si è proceduto allo svuotamento inducono a pensare che non ci si trovi davanti a un’improvvisazione, ma a un processo di spolio  maturato nel tempo, accettato, se non addirittura pianificato.<br />
In questo scenario, il <strong>silenzio delle istituzioni </strong>appare non solo grave, ma <strong>politicamente inaccettabile</strong>. È vero che l’Archivio di Stato afferisce al <strong>Ministero della Cultura</strong>, ma è altrettanto vero che chi governa una città non può dichiararsi estraneo a ciò che la priva di uno dei suoi presìdi culturali fondamentali. L’idea che tutto questo sia avvenuto “alle spalle” di Messina è difficile da sostenere; più plausibile è che Messina sia stata semplicemente considerata sacrificabile come sovente accaduto…<br />
<strong>La soluzione individuata dal Ministero</strong> – una sede amministrativa di circa 240 metri quadrati in <strong>via Dogali, 50 ( Palazzo del Toro)</strong>  con una sala studio ridotta a quattro postazioni – conferma questa impressione. Non è una sede archivistica,  è  neanche l’ombra di ciò che dovrebbe essere. <strong>Lo dimostra il fatto che i documenti non siano tornati in città</strong>. Sono rimasti a Riposto, affidati a una società privata, mentre a Messina è stato restituito solo l’involucro burocratico dell’istituzione.<br />
La conseguenza è una gestione che definire penalizzante è un eufemismo. La consultazione è limitata a cinque pezzi a settimana, su prenotazione, con tempi incompatibili con qualsiasi attività di ricerca degna di questo nome. Chi conosce il lavoro d’archivio sa bene che cinque buste rappresentano, ed anche in modo insufficiente, il limite massimo di una giornata, non di un’intera settimana. Così l’Archivio di Stato di Messina è stato trasformato in un archivio svincolato dal suo contesto, costretto a far viaggiare il proprio patrimonio storico tra Messina e Riposto, esponendolo a rischi materiali e privandolo di adeguate tutele digitali.</p>
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<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-92961" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/08/Prof-Marcello-Saija-storico-.jpg" alt="" width="203" height="232" /></figure>
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<p><strong>A rendere il quadro ancora più inquietante è la chiusura al dialogo.</strong> Una delegazione di studiosi e accademici, tra cui il professor <strong>Marcello Saija</strong>, accompagnata da una emittente cittadina, si è recata presso la nuova sede per chiedere chiarimenti. Nessuna udienza. Nessun confronto. Solo il richiamo a procedure burocratiche, come se la richiesta di spiegazioni pubbliche su una deportazione culturale potesse essere trattata alla stregua di una fredda istanza di accesso agli atti. È una concezione amministrativa che restituisce una profonda incomprensione del ruolo pubblico di un Archivio di Stato.</p>
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<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-100670" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/Michela-DAngelo-ordinaria-universita-Messina-.jpg" sizes="(max-width: 277px) 100vw, 277px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/Michela-DAngelo-ordinaria-universita-Messina-.jpg 277w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/Michela-DAngelo-ordinaria-universita-Messina--185x300.jpg 185w" alt="" width="277" height="450" /></figure>
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<p>In questo contesto, le parole della professoressa <strong>Michela D’Angelo, </strong>già ordinaria di Storia moderna e contemporanea della Facoltà di Scienze Politiche nell’Università di Messina, assumono rilievo  che va oltre la testimonianza personale. “La chiusura dell’Archivio di Stato di Messina – <strong>ha dichiarato</strong>– è l’ultima e dolorosa pagina da aggiungere a un mio scritto del 2010.</p>
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<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-100664" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/1908-Messina-e-dintorni-di-Michela-Dangelo--1024x821.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/1908-Messina-e-dintorni-di-Michela-Dangelo--1024x821.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/1908-Messina-e-dintorni-di-Michela-Dangelo--300x241.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/1908-Messina-e-dintorni-di-Michela-Dangelo--768x616.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/1908-Messina-e-dintorni-di-Michela-Dangelo-.jpg 1536w" alt="" width="1024" height="821" /></figure>
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<p>Ancora una volta, e lo ripeterò ogni giorno, è una vergogna. Quello che è sopravvissuto a terremoti e bombardamenti sta andando perso e disperso per sempre”. <strong>E ancora</strong>: “Se questo è il modo di fare ricerca storica in un Archivio di Stato, evidentemente chi ha dato queste disposizioni non sa che cosa sia la ricerca storica. È un’altra presa in giro per gli studiosi e per tutta la città e la provincia di Messina”.<br />
Per questo la <strong>manifestazione</strong> di domani  <strong>3 gennaio 2026</strong>  in piazza Unione Europea, antistante Palazzo Zanca sede del Municipio di Messina, non rappresenta  una protesta corporativa. È un atto di difesa cittadina. Non si protesta solo per delle carte, ma per il diritto di una città a non essere spogliata della propria storia. La deportazione dell’Archivio di Stato di Messina riguarda  il passato e  in modo inconfutabile riguarda  il futuro di una comunità che, senza conoscenza del proprio patrimonio storico, è condannata a subire ancora.<br />
La storia di Messina non è merce trasferibile. Non si delocalizza. Non si deporta.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La luce delle stelle morte: ricordi, perdite e incontri che illuminano l’anima</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/21/la-luce-delle-stelle-morte-ricordi-perdite-e-incontri-che-illuminano-lanima/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-luce-delle-stelle-morte-ricordi-perdite-e-incontri-che-illuminano-lanima</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Dec 2025 16:16:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Christian Cappelluti]]></category>
		<category><![CDATA[Pucci Mauro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/Pucci-Mauro-Chris-Bruni-farinella-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/Pucci-Mauro-Chris-Bruni-farinella-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/Pucci-Mauro-Chris-Bruni-farinella-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/Pucci-Mauro-Chris-Bruni-farinella-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>È una notte di dcembre. Scrivo della mia famiglia. Ascolto la musica di Christian. Scrivo di lui nel ricordo di Pucci&#8230; Catania, 21 dic. 2025 – Il Natale ritorna ogni&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/21/la-luce-delle-stelle-morte-ricordi-perdite-e-incontri-che-illuminano-lanima/">La luce delle stelle morte: ricordi, perdite e incontri che illuminano l’anima</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>È una notte di dcembre. Scrivo della mia famiglia. Ascolto la musica di Christian. Scrivo di lui nel ricordo di Pucci&#8230;</em></p>
<p>Catania, 21 dic. 2025 – Il Natale ritorna ogni anno come una soglia interiore. Non è soltanto una ricorrenza religiosa , ma un tempo dell’anima, una fase dell’anno che, per molti e per me, si fa più coinvolgente, più densa. È il tempo in cui le assenze diventano palpabili in una forma di prossimità silenziosa.<br />
Nel corso della vita ho perduto i miei genitori, le nonne Mimma e Adele, zii carissimi. I nonni Andrea e Orazio erano scomparsi prima della mia nascita, eppure li sento vicini. Li ho conosciuti attraverso i racconti di mamma e papà, che li hanno consegnati a me inseriti nella trama delle esistenze familiari. Nella memoria nel percorso delle civiltà sul piano antropologico e metafisico come insegna il professor Pierfranco Bruni.</p>
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<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-100058" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Mamma-e-papa-11-dicembre-1983-1024x693.jpeg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Mamma-e-papa-11-dicembre-1983-1024x693.jpeg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Mamma-e-papa-11-dicembre-1983-300x203.jpeg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Mamma-e-papa-11-dicembre-1983-768x520.jpeg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Mamma-e-papa-11-dicembre-1983-1536x1040.jpeg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Mamma-e-papa-11-dicembre-1983-2048x1387.jpeg 2048w" alt="" width="1024" height="693" /></figure>
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<p>Mio padre è stato profondamente amato da chi lo ha conosciuto. La sua gioiosa semplicità, la sua onestà umana e professionale, la serenità che ha sempre contrassegnato il suo modo di stare al mondo hanno lasciato un segno incancellabile. Si è spento con la serenità negli occhi splendenti cosi come ha vissuto. Ancora oggi, nel ricordo che gli altri conservano di lui, un’allure continua ad accompagnarmi.</p>
<p>Alquanto premature e segnanti per la loro tragicità, durante la mia giovinezza furono le scomparse amare di zio Francesco, fratello di mamma, uomo attraversato da uno stile esclusivo estetico, raro, e di zia Pina, sorella di papà, donna colta e tormentata.</p>
<p>Tra le presenze decisive della mia formazione affettiva e umana vi è zio Peppino Lo Castro. Mondano e mai sposato, viveva con nonna Adele in quella grande casa adiacente a quella dei miei genitori affacciate entrambe sullo Stretto di Messina, con il terrazzo aperto sul mare.</p>
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<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-100044" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Zio-Peppino--963x1024.jpg" sizes="(max-width: 963px) 100vw, 963px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Zio-Peppino--963x1024.jpg 963w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Zio-Peppino--282x300.jpg 282w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Zio-Peppino--768x817.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Zio-Peppino--1445x1536.jpg 1445w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Zio-Peppino-.jpg 1724w" alt="" width="372" height="396" /></figure>
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<p>Mi voleva molto bene; probabilmente sono stata la figlia che non aveva mai avuto. Ha voluto bene anche ad Annalisa, mia figlia. Era intransigente ed esigente nei rapporti, ma profondamente affettivo. Il suo sguardo era sempre vigile sulle prospettive dei nostri studi e sul senso dell’impegno, due punti fermi sui quali, in epoche diverse, io e Annalisa abbiamo cercato di consolidare le sue attese, che erano diventate anche i nostri progetti.</p>
<p>Sono mancati poi cugini a cui ero profondamente legata: Basilio, scomparso nel 2018, istrionico, affettuoso, straordinario viaggiatore; Mimma, “di Milano” come la chiamavamo da quando si era trasferita lì dopo il matrimonio, una donna di classe, preparata, morta troppo presto nel 1998, a soli dieci giorni dalla scomparsa di mia madre. Due perdite distanziate che hanno inciso profondamente nel mio percorso.</p>
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<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-100075" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Dottor-Giuseppe-Mauro-Pucci-982x1024.jpg" sizes="(max-width: 982px) 100vw, 982px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Dottor-Giuseppe-Mauro-Pucci-982x1024.jpg 982w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Dottor-Giuseppe-Mauro-Pucci-288x300.jpg 288w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Dottor-Giuseppe-Mauro-Pucci-768x801.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Dottor-Giuseppe-Mauro-Pucci.jpg 1080w" alt="" width="480" height="500" /></figure>
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<p>Da tre anni, un altro dolore infinito mi attraversa come un mare in tempesta: <strong>Pucci</strong>, il mio compagno di vita. Lo conobbi nel lontano 1989 sul luogo di lavoro. Era il dottor <strong>Giuseppe Mauro</strong>: un giovane brillante dirigente, ironico, di raffinata suadenza. Diplomatico, dotato di una forte preparazione giuridica, avrebbe raggiunto presto la posizione apicale di Palazzo Zanca dell’ente locale metropolitano di Messina. Ricoprendo fino alla pensione il ruolo di vicesegretario generale vicario. Pucci continua ad essere stimato e voluto bene unanimemente per stile e sensibilità, essenza del suo passaggio terreno.</p>
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<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-100042" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Pucci-Mauro-Mimma-cucinotta-capodanno-2021.jpg" sizes="(max-width: 828px) 100vw, 828px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Pucci-Mauro-Mimma-cucinotta-capodanno-2021.jpg 828w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Pucci-Mauro-Mimma-cucinotta-capodanno-2021-300x293.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Pucci-Mauro-Mimma-cucinotta-capodanno-2021-768x750.jpg 768w" alt="" width="417" height="407" /><figcaption class="wp-element-caption">Catania, Capodanno 2021</figcaption></figure>
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<p>La nostra è stata una storia complessa, segnata da un amore profondo, sensuale e totalizzante, interrotto dalla sua morte. Una vita spezzata in circostanze che preferisco non rievocare e affidare al silenzio.</p>
<p>Con Pucci eravamo soliti ascoltare spesso i brani di <strong>Christian Cappelluti</strong>. Amava la chitarra, la buona musica e cantare. Nella musica di Christian riconosceva una qualità rara, non solo talento, ma visione, ascolto del mondo. Quelle note accompagnavano spesso le nostre serate sul divano blu.</p>
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<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-100055" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Maria-Pia-Farinella.jpg" sizes="(max-width: 680px) 100vw, 680px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Maria-Pia-Farinella.jpg 680w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Maria-Pia-Farinella-300x226.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Maria-Pia-Farinella-326x245.jpg 326w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Maria-Pia-Farinella-80x60.jpg 80w" alt="" width="416" height="314" /></figure>
</div>
<p>In questi anni dolorosi, altre figure si sono iscritte nel mio cammino in modi diversi, sostenendo le mie sofferenze prima e dopo la morte di Pucci. <strong>Maria Pia Farinella</strong>, giornalista affermata caporedattrice RAI, corrispondente da luoghi di conflitto, allieva di Enrique Tierno Galván, professore universitario spagnolo e primo sindaco nel 1979 nella Madrid post-Caudillo, voce indipendente in sintonia con Leonardo Sciascia, con cui condivise progetti anche di matrice spagnola da cui proviene la sua formazione culturale.</p>
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<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-97328" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni.--1024x631.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni.--1024x631.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni.--300x185.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni.--768x473.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni.-.jpg 1080w" alt="" width="438" height="270" /></figure>
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<p>E <strong>Pierfranco Bruni, </strong>antropologo, figura di spicco della cultura italiana. Due intellettuali, due amici veri.<br />
Entrambi, in modi differenti, mi sono stati accanto. La formula dell’incitamento a scrivere è stata decisiva: “Scrivere è un grande impegno, ma è anche cura”. Maria Pia lo ha sempre sostenuto con fermezza. Non dimenticherò mai quando, una sera a casa mia, mi rimproverò apertamente per averle raccontato di aver rifiutato, per mancanza di concentrazione, l’invito generoso di Pierfranco Bruni a partecipare a un progetto editoriale su Manlio Sgalambro, da lui diretto per la parte scientifica, in occasione del centenario della nascita del filosofo, promosso dal Ministero della Cultura. Fu lei a indurmi a chiamare il professore Bruni e ad accogliere l’invito. Ne nacque il mio saggio nel volume pubblicato da Marco Solfanelli Editore: Manlio Sgalambro. L’empietà del greco siculo.</p>
<p>Un passaggio fondamentale della mia vita è stata anche la perdita del mio maestro <strong>Carmelo Garofalo</strong>, figura poliedrica e giornalista dalla penna finissima. Assistente del filosofo Galvano della Volpe durante gli anni gloriosi del Magistero di Messina, poi direttore dell’Istituto di Giornalismo da lui ideato negli anni Sessanta presso la Facoltà di Giurisprudenza di Palermo. Fondatore e direttore de L’Eco del Sud – Messina Sera, giornale indipendente di Sicilia e Calabria, morto il 5 ottobre 2012, ha lasciato una testimonianza umana incomparabile.</p>
<p>È in questa atmosfera interiore che, in una notte di dicembre 2025, seguo la trasmissione <strong><em>sul Mondo di Christian</em></strong>”, in onda su Radio Onda UER, l’emittente <strong>dell’Università Europea di Roma</strong>.</p>
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<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-29991" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/6758christiancappelluti04.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/6758christiancappelluti04.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/6758christiancappelluti04-300x227.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/6758christiancappelluti04-768x582.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/6758christiancappelluti04-80x60.jpg 80w" alt="" width="1024" height="776" /></figure>
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<p>È la trentottesima puntata del ciclo ispirato alla vita e all’arte di <strong>Christian Cappelluti, </strong>in arte Chris Cappell. La conduce <strong>Carlo Climati</strong>, giornalista e scrittore, che propone una riflessione intensa e attualissima sul bisogno umano di ascolto, comprensione e vicinanza.<br />
Il filo conduttore della puntata è il brano <strong>In Your Eyes,</strong> pubblicato nel volume Lasciami correre via (Edizioni Messaggero Padova), proposto in lingua originale con traduzione a fronte. Una canzone d’amore che può essere letta anche come una dedica all’amicizia: una richiesta di essere visti, accolti, riconosciuti nei momenti di fragilità. “Concediamoci una tregua per un po’…”: un invito a fermarsi, a rallentare, a restituire spazio all’incontro.<br />
<strong>Christian Cappelluti</strong> nasce a Roma il 17 agosto 1975. È un talento precoce, ma soprattutto un’anima sensibile. Musicista, autore, compositore, produttore, inizia giovanissimo a scrivere canzoni e a sperimentare con la registrazione multitraccia. La musica è per lui linguaggio dell’anima.</p>
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<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-51250" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/01/Christian-cappelluti-laurea-2.jpeg" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/01/Christian-cappelluti-laurea-2.jpeg 1000w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/01/Christian-cappelluti-laurea-2-300x169.jpeg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/01/Christian-cappelluti-laurea-2-768x432.jpeg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/01/Christian-cappelluti-laurea-2-678x381.jpeg 678w" alt="" width="1000" height="563" /><figcaption class="wp-element-caption">Christian Cappelluti</figcaption></figure>
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<p>Accanto all’arte coltiva con rigore lo studio. Dopo il diploma all’Istituto Massimo, si trasferisce negli Stati Uniti e frequenta la Wake Forest University, in North Carolina, una delle università più prestigiose del Paese. Qui consegue la laurea in Management e Accountancy, distinguendosi come uno degli studenti più brillanti della sua generazione, ricevendo numerosi riconoscimenti accademici. Parallelamente approfondisce la composizione musicale e costruisce un percorso che lo porta a collaborare con grandi nomi della musica italiana e internazionale. Mina, con cui collaborò per l’album Pappa di latte, lo ricorderà come un giovane di rara intelligenza, umanità e profondità. Nel 1998, con il nome d’arte Chris Cappell, firma il suo primo importante contratto discografico negli Stati Uniti. Accanto a lui c’è Antonella, la fidanzata, presenza discreta e partecipe.<br />
Il 9 agosto 1998, durante un soggiorno in Scozia con lei, Christian muore improvvisamente a causa di una rarissima e aggressiva malattia del sangue. Ha ventidue anni. Una scomparsa che lascia sgomenti familiari, amici, docenti, musicisti, giornalisti.<br />
Conosco i genitori, <strong>Adriana Notari Cappelluti</strong> e <strong>Franco Cappelluti</strong>, da molti anni. Con la Signora Adriana mi lega un sentimento profondo, un’amicizia affettiva autentica, maturata nel tempo e attraversata da silenzi, comprensione reciproca e rispetto.</p>
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<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6315" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2020/11/ardizzone.png" alt="" width="300" height="211" /></figure>
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<p>Un legame rafforzato anche da un amico comune: il nostro <strong>Domenico Maria Ardizzone</strong>, per me Mimì, giornalista documentarista e caporedattore RAI di Radio Tre Esteri, scomparso nel 2019. Persons affettuosa, a cui ho voluto molto bene.<br />
Il dolore dei Signori Adriana e Franco è stato assoluto. Eppure hanno scelto di trasformarlo in impegno. Nasce così la <strong>Fondazione Christian Cappelluti,</strong> come progetto concreto: borse di studio universitarie, premi accademici alla Wake Forest University, concerti, convegni, scuole e progetti educativi in Italia e all’estero. I Chris Cappell College, in Italia e in India, ne sono l’espressione più tangibile. Trasformano il dolore in dono, mantenendo in vita ciò che il destino, incomprensibilmente, ha spezzato.</p>
<p><strong>È notte. Ascolto la musica di Christian, come facevo con Pucci.</strong> Scrivo della mia famiglia, delle perdite, degli incontri. Lego la mia storia a quella di Chris. Scrivo di lui. Ricorre spesso il mio pensiero al suo mondo e ai suoi occhi da cerbiatto. Penso ai Signori Adriana e a Franco, ai loro gesti di amore trasformato in dono verso i giovani. Le note arrivano come la luce delle stelle morte: continuano a viaggiare, a illuminare.<br />
Penso al libro di Massimo Recalcati, <strong>Lutto e nostalgia. La luce delle stelle morte</strong>,</p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-100062" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Mimma-Pucci--1024x777.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Mimma-Pucci--1024x777.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Mimma-Pucci--300x228.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Mimma-Pucci--768x582.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Mimma-Pucci--80x60.jpg 80w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Mimma-Pucci-.jpg 1080w" alt="" width="1024" height="777" /><figcaption class="wp-element-caption">Pucci Mimma Giusy Claudio 2019</figcaption></figure>
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<p>che una carissima amica, mia e di Pucci, mi regalò dopo la sua scomparsa. <strong>Giusy Santangelo</strong>, anche lei segnata da un grande dolore, quello per la perdita del giovanissimo fidanzato, morto in un incidente stradale, in una notte di trenta anni fa.</p>
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<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-38527" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/chris-cappell.jpg" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/chris-cappell.jpg 600w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/chris-cappell-300x200.jpg 300w" alt="" width="600" height="400" /></figure>
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<p>È notte. Ascolto la musica di Christian. Scrivo della mia famiglia. Scrivo di lui. Gli voglio bene. Mi soffermo spesso sulla sua esistenza troppo breve eppure così intensamente compiuta. Quel ragazzo stupendo, dagli occhi di cerbiatto buono.</p>
<p>Metafisica esperienziale, ti avvolge l’anima senza bisogno di spiegazioni.</p>
<p>@<strong>Riproduzioneriservata</strong></p>
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