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	<title>Attualità Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Disagio adolescenziale e rischi del web: la sfida educativa parte dalla prevenzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 16:33:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[disagio giovanile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/disagio-giovani-e-web-1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/disagio-giovani-e-web-1.png 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/disagio-giovani-e-web-1-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/disagio-giovani-e-web-1-1024x576.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/disagio-giovani-e-web-1-768x432.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/disagio-giovani-e-web-1-1170x658.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/disagio-giovani-e-web-1-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p>
<p>Medici, psicologi, giuristi, docenti ed esperti di cybersicurezza a confronto nell’iniziativa  promossa da Fondazione Artemisia e  Artemisia Academy in partnership con  l’Università Link di Roma &#160; Le fragilità adolescenziali trovano&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/disagio-giovani-e-web-1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/disagio-giovani-e-web-1.png 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/disagio-giovani-e-web-1-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/disagio-giovani-e-web-1-1024x576.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/disagio-giovani-e-web-1-768x432.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/disagio-giovani-e-web-1-1170x658.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/disagio-giovani-e-web-1-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p><p><em><strong>Medici, psicologi, giuristi, docenti ed esperti di cybersicurezza a confronto nell’iniziativa  promossa da Fondazione Artemisia e  Artemisia Academy in partnership con  l’Università Link di Roma</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph">Le fragilità adolescenziali trovano oggi nel mondo digitale un potente amplificatore. Solitudine, disagio emotivo, vulnerabilità identitarie e bisogno di appartenenza possono essere influenzati da algoritmi, comunità online e modelli comportamentali che incidono profondamente sulla crescita dei giovani. Da questa consapevolezza è nato il convegno promosso da <strong>Artemisia Academy</strong>, sezione per la formazione e l’educazione della <strong>Fondazione Artemisia ETS</strong>, in collaborazione con l<strong>’Università degli Studi Link di Roma</strong>.</p>
<p class="wp-block-paragraph">L’iniziativa ha riunito specialisti provenienti da ambiti diversi per analizzare le nuove forme del disagio adolescenziale e individuare strumenti concreti di prevenzione, intercettazione precoce e supporto alle famiglie, alle scuole e agli operatori del settore.</p>
<p>Ad aprire i lavori è stata la dottoressa <strong>Mariastella Giorlandino</strong>, presidente della Fondazione Artemisia ETS, che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di affrontare il fenomeno attraverso un approccio multidisciplinare capace di mettere in dialogo medicina, psicologia, educazione, tecnologia e diritto. Un impegno che la Fondazione Artemisia porta avanti da anni attraverso attività di prevenzione, sensibilizzazione e promozione della salute, con particolare attenzione alle problematiche che coinvolgono le nuove generazioni.</p>
<p class="wp-block-paragraph">Al centro dell’iniziativa anche il lavoro di <strong>Artemisia Academy</strong>, illustrato dal direttore<strong> Elena Pollari</strong>. L’Academy rappresenta il braccio formativo della Fondazione e sviluppa percorsi dedicati alla crescita culturale, all’educazione e alla formazione permanente, con l’obiettivo di fornire strumenti utili a famiglie, docenti e professionisti chiamati a confrontarsi quotidianamente con il disagio giovanile e con le trasformazioni della società digitale.</p>
<p>Tra gli interventi più seguiti quello del professor <strong>Paolo Poletti</strong>, docente di Cybersecurity e di Diritto e pratica della cybersicurezza all’Università Link di Roma, che ha analizzato il rapporto tra ecosistemi digitali, algoritmi, radicalizzazione online e sicurezza. Nel corso del suo intervento ha evidenziato come i meccanismi che regolano le piattaforme possano favorire processi di emulazione e isolamento, rendendo necessario sviluppare nuove strategie di prevenzione e maggiore consapevolezza nell’utilizzo delle tecnologie digitali.</p>
<p class="wp-block-paragraph">Poletti ha inoltre approfondito il tema della responsabilità del design delle piattaforme, soffermandosi sulle più recenti evoluzioni della giurisprudenza internazionale che stanno ridefinendo il ruolo e le responsabilità degli operatori digitali nella tutela dei minori. Un tema sempre più centrale alla luce delle evidenze scientifiche che mostrano come il benessere degli adolescenti sia influenzato non solo dai contenuti visualizzati online, ma anche dalle logiche che governano gli ambienti digitali.</p>
<p>Il confronto è stato arricchito dagli interventi della professoressa <strong>Carla Bruschelli</strong>, che ha illustrato gli aspetti neurobiologici e clinici del disagio adolescenziale, del professor <strong>Aldo Morrone</strong>, che ha proposto una lettura antropologica e interculturale delle vulnerabilità giovanili, del professor Marco Filoni, che ha affrontato le implicazioni etiche dell’intelligenza artificiale, e delle professoresse Natalia Barbato e Maria Giovanna Pisani, che hanno evidenziato il ruolo determinante della scuola e della comunità educante nella prevenzione delle fragilità e delle dipendenze comportamentali.</p>
<p class="wp-block-paragraph">L’incontro ha confermato la necessità di costruire una rete sempre più forte tra istituzioni, professionisti, famiglie e mondo della scuola per affrontare le sfide poste dalla trasformazione digitale e garantire ai giovani strumenti adeguati per vivere in modo consapevole e sicuro il rapporto con la tecnologia.<br />
<strong>Fondazione Artemisia ETS e Artemisia Academy</strong> hanno ribadito la volontà di proseguire il proprio impegno nella promozione di iniziative di formazione, informazione e prevenzione dedicate alla salute e al benessere delle nuove generazioni.</p>
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		<title>Un anno dopo a Villa Doria Pamphilj, Roma ricorda Anastasia e Andromeda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 15:15:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Camminare in Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[canali di aiuto]]></category>
		<category><![CDATA[donne fragili e isolate]]></category>
		<category><![CDATA[Roma BPA – Mamma Roma e i suoi Figli Migliori]]></category>
		<category><![CDATA[Salvamamme]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="788" height="525" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4139.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4139.jpeg 788w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4139-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4139-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4139-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4139-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 788px) 100vw, 788px" /></p>
<p>Da Salvamamme una proposta concreta: rendere più visibili i canali di aiuto per le donne fragili e isolate Roma, 7 giugno 2026 &#8211; A un anno dal tragico rinvenimento di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/07/un-anno-dopo-a-villa-doria-pamphilj-roma-ricorda-anastasia-e-andromeda/">Un anno dopo a Villa Doria Pamphilj, Roma ricorda Anastasia e Andromeda</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Da Salvamamme una proposta concreta: rendere più visibili i canali di aiuto per le donne fragili e isolate</span></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Roma, 7 giugno 2026 &#8211; A un anno dal tragico rinvenimento di Anastasia e della piccola Andromeda istituzioni, associazioni, società civile, mamme e bambini si sono ritrovati a Villa Doria Pamphilj per un momento di raccoglimento e memoria dedicato alle due vittime innocenti, simbolo di una ferita ancora aperta nel cuore della città.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Promossa da <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Salvamamme</strong>, insieme alle associazioni <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Camminare in Libertà</strong> e <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Roma BPA – Mamma Roma e i suoi Figli Migliori</strong>, l&#8217;iniziativa vuole trasformare il ricordo in un&#8217;occasione di riflessione e impegno concreto affinché tragedie come questa non si ripetano mai più.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Nel corso dell&#8217;incontro, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Grazia Passeri</strong>, presidente di <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Salvamamme</strong>, associazione che da anni accoglie e sostiene donne, madri e famiglie fragili provenienti da oltre 100 nazionalità, lancerà una proposta rivolta alle istituzioni: <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">realizzare una campagna informativa permanente</strong> nei <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">principali luoghi di transito della città</strong>, con messaggi semplici e multilingue che rendano immediatamente accessibili i servizi di sostegno e i canali di aiuto per le persone che vivono situazioni di isolamento, dipendenza o soggezione. «<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Troppo spesso chi ha bisogno di aiuto non sa a chi rivolgersi o non riesce a farlo. Dobbiamo fare in modo che nessuna donna si senta invisibile e che l&#8217;accesso all&#8217;aiuto sia immediato, comprensibile e alla portata di tutti</em>», spiega.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Hanno partecipato alla cerimonia l&#8217;Assessore regionale alle Politiche Sociali <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Massimiliano Maselli</strong>, che annuncerà la donazione di un albero che verrà piantato in memoria di Anastasia e Andromeda non appena le condizioni climatiche lo consentiranno, e la Presidente dell&#8217;Assemblea Capitolina <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Svetlana Celli</strong>, che ha deposto due rose bianche provenienti dal Roseto Comunale di Roma. Era presente anche il Presidente dei Municipio XII di Roma Capitale, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Elio Tomassetti</strong>, a testimonianza di un impegno condiviso delle istituzioni territoriali. «<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Solo una città intera può salvare una vita</em>» è stato il messaggio che ha accompagnato l&#8217;iniziativa.<img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-124779 aligncenter" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4140-300x200.jpeg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4140-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4140-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4140-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4140-263x175.jpeg 263w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4140.jpeg 810w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Particolarmente toccante è stato il momento dedicato alle mamme e ai bambini di Salvamamme che, insieme a una delegazione delle <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Fiamme Oro Rugby della Polizia di Stato</strong>, hanno deposto margherite e peluche accanto alle due panchine fucsia realizzate dal volontario Carlo &#8220;Il Falegname&#8221;, trasformate per</span></p>
<div id="attachment_124778" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-124778" class="size-medium wp-image-124778" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4141-300x252.jpeg" alt="" width="300" height="252" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4141-300x252.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4141-585x491.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4141.jpeg 700w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-124778" class="wp-caption-text">La panchina rosa realizzata dal falegname volontario  Carlo</p></div>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">l&#8217;occasione in un simbolo di memoria, vicinanza e speranza. Hanno aderito all&#8217;iniziativa, sostenuta da <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Rotary Passport Italia District 2080</strong>, anche la <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Protezione Civile Arvalia</strong>, le <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Associazioni Motociclisti delle Forze dell&#8217;Ordine</strong>, gli <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Amici di Villa Pamphilj</strong>, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Cuore di Maglia</strong>, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Piccoli Giganti</strong>, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Impresa Sant&#8217;Annibale</strong>, l&#8217;associazione <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Sotto gli Occhi di Elena</strong>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Al termine della cerimonia, guidati da <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Alberto Messali </strong>dell&#8217;associazione Camminare in Libertà, i partecipanti hanno percorso in silenzio i sentieri della Villa fino al luogo del ritrovamento dei corpi, in una camminata collettiva di riflessione e rispetto.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Ringraziamenti dell’associazione a <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Patrizio Bellanti di Petali e Petali</strong>per le margherite offerte in memoria delle due vittime. A un anno dalla tragedia, Roma si stringe in un unico abbraccio per ricordare Anastasia e Andromeda, ma soprattutto per ribadire che “<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">nessuna persona deve sentirsi sola, invisibile o senza possibilità di chiedere aiuto”.</strong></span></p>
<p style="font-weight: 400;">
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/07/un-anno-dopo-a-villa-doria-pamphilj-roma-ricorda-anastasia-e-andromeda/">Un anno dopo a Villa Doria Pamphilj, Roma ricorda Anastasia e Andromeda</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Ballottaggio Chieti, Carbone rompe il silenzio: «Ho detto no alle poltrone di Legnini per difendere la città.  Fango e fake news su di me &#8220;</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/05/ballottaggio-chieti-carbone-rompe-il-silenzio-ho-detto-no-alle-poltrone-di-legnini-per-difendere-la-citta-fango-e-fake-news-su-di-me/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=ballottaggio-chieti-carbone-rompe-il-silenzio-ho-detto-no-alle-poltrone-di-legnini-per-difendere-la-citta-fango-e-fake-news-su-di-me</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 10:03:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Ballottaggio Chieti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="869" height="582" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/6e36e9c6-8c3f-40c3-b56c-bb41527d030b.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/6e36e9c6-8c3f-40c3-b56c-bb41527d030b.jpeg 869w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/6e36e9c6-8c3f-40c3-b56c-bb41527d030b-300x201.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/6e36e9c6-8c3f-40c3-b56c-bb41527d030b-768x514.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/6e36e9c6-8c3f-40c3-b56c-bb41527d030b-585x392.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/6e36e9c6-8c3f-40c3-b56c-bb41527d030b-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 869px) 100vw, 869px" /></p>
<p>”Nessun confronto sui programmi, solo una campagna d&#8217;odio orchestrata da leoni da tastiera che si nascondono dietro profili falsi, nel tentativo disperato di colpire me e le centinaia di persone&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/05/ballottaggio-chieti-carbone-rompe-il-silenzio-ho-detto-no-alle-poltrone-di-legnini-per-difendere-la-citta-fango-e-fake-news-su-di-me/">Ballottaggio Chieti, Carbone rompe il silenzio: «Ho detto no alle poltrone di Legnini per difendere la città.  Fango e fake news su di me &#8220;</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="869" height="582" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/6e36e9c6-8c3f-40c3-b56c-bb41527d030b.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/6e36e9c6-8c3f-40c3-b56c-bb41527d030b.jpeg 869w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/6e36e9c6-8c3f-40c3-b56c-bb41527d030b-300x201.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/6e36e9c6-8c3f-40c3-b56c-bb41527d030b-768x514.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/6e36e9c6-8c3f-40c3-b56c-bb41527d030b-585x392.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/6e36e9c6-8c3f-40c3-b56c-bb41527d030b-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 869px) 100vw, 869px" /></p><p>”<i>Nessun confronto sui programmi, solo una campagna d&#8217;odio orchestrata da leoni da tastiera che si nascondono dietro profili falsi, nel tentativo disperato di colpire me e le centinaia di persone libere che hanno creduto in un progetto civico autentico</i>”.</p>
<p>*CHIETI* – Un attacco frontale, politico e personale, che ha superato i confini del confronto democratico per sfociare nell’insinuazione e nel fango. Alessandro Carbone, noto professionista teatino in ambito *corporate finance* e assicurativo, nonché leader della coalizione civica che ha conquistato il 5% al primo turno (composta da *Chieti sceglie Carbone*, *Chieti Scalo con Noi*, *Chieti al Centro* e *Liberali per Chieti*), rompe il silenzio e replica con durezza ai veleni di questi giorni di ballottaggio.<br />
«Ho assistito alla forma più amara, becera e ingiusta della politica – esordisce Carbone –. Nessun confronto sui programmi, solo una campagna d&#8217;odio orchestrata da leoni da tastiera che si nascondono dietro profili falsi, nel tentativo disperato di colpire me e le centinaia di persone libere che hanno creduto in un progetto civico autentico».</p>
<p>Il retroscena: «Legnini mi ha offerto un assessorato, ma io non sono in vendita»</p>
<p>Carbone decide di fare totale chiarezza sui retroscena dei giorni scorsi, svelando le manovre del centrosinistra: «È giusto che i cittadini sappiano la verità. Dopo il primo turno sono stato contattato direttamente da Giovanni Legnini, da Luciano D&#8217;Alfonso e da altre autorevoli personalità del centrosinistra. Mi è stata prospettata una posizione importante di governo, un posto da assessore in caso di loro vittoria. Ma c&#8217;era un dettaglio: l&#8217;offerta era valida *solo ed esclusivamente per me*, lasciando fuori le nostre quattro liste».<br />
Una proposta rispedita fermamente al mittente dal professionista teatino: «Che uomo sarei stato se avessi accettato una poltrona per me stesso, escludendo le liste senza alcuna consultazione o consenso democratico con chi ci ha messo la faccia? Io sono le mie quattro liste, fatte di gente che ci ha messo il cuore. Ho detto un &#8220;No&#8221; categorico perché ho scelto il futuro sano di Chieti rispetto alle poltrone. Mi dispiace per Legnini e D&#8217;Alfonso, ma non tutti siamo in svendita e le mie scelte non si comprano».</p>
<p>La macchina del fango e la scelta di Sicari.</p>
<p>Secondo Carbone, il rifiuto avrebbe scatenato una reazione scomposta da parte del centrosinistra, volta a far apparire la coalizione civica in frantumi. «Legnini e la sua squadra, forse terrorizzati dall&#8217;idea di perdere per via del nostro prezioso 5%, stanno cercando ad ogni costo di far credere che io stia &#8220;perdendo pezzi&#8221;. Hanno contattato i candidati uno ad uno, cercando di metterli gli uni contro gli altri. Due persone sono cadute nella rete: sono state lasciate libere di seguire i propri ideali, ci sta, ma pensare che due singoli individui possano spostare o rappresentare quattro liste intere è una mistificazione della realtà».<br />
Il leader civico risponde anche alle accuse di un accordo di convenienza con il candidato del centrodestra Cristiano Sicari: «Dire che ho scelto Sicari per un mero apparentamento o per poltrone è un&#8217;ipocrisia inaccettabile. Da un uomo con il curriculum istituzionale di Legnini non mi sarei mai aspettato tanto livore. La decisione di sostenere Cristiano Sicari è stata presa democraticamente, discussa e votata in assemblea da tutte e quattro le liste. La mia storia parla chiaro: la mia famiglia ha radici culturali nel centrodestra e io stesso sono stato consigliere del PdL. Ma soprattutto, Sicari è un civico, un uomo di spessore e un signore d&#8217;altri tempi. A differenza della sinistra, Sicari non ha mai sbandierato quanti esponenti del centrosinistra stiano convergendo su di noi in queste ore; li tiene coperti per non fare un dispetto a nessuno e per pura signorilità. Una dote che non si studia, ma si ha nel cuore».</p>
<p>L&#8217;appello al voto: «Difendiamo l&#8217;ospedale e l&#8217;identità teatina»</p>
<p>In chiusura, Carbone lancia un appello vibrante alla città in vista del voto decisivo, invitando i teatini a non cedere alle minacce e ai giochi di potere politici.<br />
«Potrei denunciare centinaia di persone per le diffamazioni subite, ma non lo farò perché i teatini mi conoscono e sanno chi sono. Ora però serve un ultimo sforzo. Andiamo a votare. Non regaliamo Chieti alla &#8220;Grande Pescara&#8221; e non permettiamo che la nostra città venga marginalizzata o trasformata in una periferia senza voce. Dobbiamo difendere il nostro ospedale, la nostra territorialità e la nostra storia. Se consegniamo Chieti agli stessi personaggi degli ultimi 5 anni, rischiamo di perderla per sempre. Io e i miei candidati ci abbiamo messo la faccia, adesso tocca a Chieti far sentire la sua voce: Chieti non si consegna, Chieti si difende&#8221;.</p>
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		<title>Violenza psicologica e solitudine delle vittime. Giorlandino: «Più attenzione ai segnali che precedono le tragedie»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 17:23:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Artemisia]]></category>
		<category><![CDATA[fondazione Artemisia]]></category>
		<category><![CDATA[violenza di genere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="937" height="876" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3926.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3926.jpeg 937w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3926-300x280.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3926-768x718.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3926-585x547.jpeg 585w" sizes="(max-width: 937px) 100vw, 937px" /></p>
<p>«La violenza sulle donne non è fatta soltanto di lividi, aggressioni o episodi eclatanti. Esiste una dimensione più silenziosa, quella psicologica, che spesso consuma la serenità delle vittime per anni&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/04/violenza-psicologica-e-solitudine-delle-vittime-giorlandino-piu-attenzione-ai-segnali-che-precedono-le-tragedie/">Violenza psicologica e solitudine delle vittime. Giorlandino: «Più attenzione ai segnali che precedono le tragedie»</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="937" height="876" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3926.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3926.jpeg 937w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3926-300x280.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3926-768x718.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3926-585x547.jpeg 585w" sizes="(max-width: 937px) 100vw, 937px" /></p><p>«La violenza sulle donne non è fatta soltanto di lividi, aggressioni o episodi eclatanti. Esiste una dimensione più silenziosa, quella psicologica, che spesso consuma la serenità delle vittime per anni e che merita di essere ascoltata e approfondita con la massima attenzione». È la riflessione della dottoressa Mariastella Giorlandino, che torna a richiamare l&#8217;attenzione sul tema della tutela delle donne e della prevenzione. Secondo Giorlandino, il dibattito pubblico tende ancora troppo spesso a concentrarsi sugli episodi più gravi, quando ormai il danno si è già prodotto. «Le cronache ci raccontano quasi ogni giorno casi di donne che hanno chiesto aiuto, manifestato paure, denunciato situazioni di disagio o di forte pressione emotiva. Eppure, in molti casi, i segnali vengono compresi soltanto dopo. È necessario sviluppare una maggiore capacità di ascolto e di valutazione di ciò che accade prima che una situazione degeneri».</p>
<p>La presidente della Fondazione Artemisia Ets evidenzia come le forme di abuso più difficili da individuare siano spesso quelle che si sviluppano in contesti apparentemente normali. «I dati dimostrano che molte violenze avvengono all&#8217;interno delle mura domestiche, negli ambienti familiari o nelle relazioni affettive. Proprio per questo è fondamentale non sottovalutare i comportamenti che generano ansia, paura, isolamento o una costante condizione di stress psicologico». Per Giorlandino il tema riguarda anche il rapporto tra cittadini e istituzioni. «Ogni persona che denuncia una situazione di sofferenza deve avere la percezione di essere ascoltata. Non si tratta di mettere in discussione le decisioni degli organi competenti, ma di ricordare che dietro ogni segnalazione esiste una persona che chiede attenzione e tutela. L&#8217;indifferenza rappresenta uno dei nemici più pericolosi nella lotta contro ogni forma di violenza». Da qui l&#8217;appello a rafforzare la cultura della prevenzione. «Le donne devono sentirsi libere di parlare e di chiedere aiuto senza il timore di essere giudicate o ignorate. La prevenzione passa dall&#8217;ascolto, dalla sensibilizzazione e dalla capacità di cogliere quei segnali che troppo spesso vengono considerati secondari. È una responsabilità che appartiene a tutti: istituzioni, operatori, famiglie e società civile».</p>
<p>La conclusione è un invito a non abbassare la guardia. «La vera sfida è intervenire prima che sia troppo tardi. Ogni storia merita attenzione, perché dietro una richiesta di aiuto può nascondersi una sofferenza profonda che non sempre riesce a emergere con immediatezza. La tutela delle donne passa anche dalla capacità di non restare indifferenti».</p>
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		<title>Molti cristiani, uno in Cristo. Il primo anno di Leone XIV</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Maccaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 14:24:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Papa leone XIV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="706" height="746" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4086.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4086.jpeg 706w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4086-284x300.jpeg 284w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4086-585x618.jpeg 585w" sizes="(max-width: 706px) 100vw, 706px" /></p>
<p>Francesca Maccaglia In questo primo anno di pontificato, Leone XIV ha alternato grandi gesti pubblici a una intensa attività diplomatica spesso discreta, ma orientata alla pace.Una “Pace disarmata e disarmante”, il&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/02/molti-cristiani-uno-in-cristo-il-primo-anno-di-leone-xiv/">Molti cristiani, uno in Cristo. Il primo anno di Leone XIV</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="9pt" data-originalcomputedfontsize="12">Francesca Maccaglia</span></strong></p>
<p><i><b><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">In questo primo anno di pontificato, Leone XIV ha alternato grandi gesti pubblici a una intensa attività diplomatica spesso discreta, ma orientata alla pace.</span><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Una “Pace disarmata e disarmante”, il pilastro del suo magistero. «Disarmare le parole è il primo passo per disarmare la Terra»</span></b></i></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666667">L’ispirazione venuta da Agostino</span></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">L’elezione di <strong>papa Leone XIV</strong>, al secolo Robert Francis Prevost, ha segnato un evento storico: per la prima volta un frate dell<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">’</strong><strong>Ordine di Sant’Agostino</strong> è salito al Soglio pontificio. Alcuni dei recenti pontefici nelle loro encicliche, nei loro discorsi e nelle loro omelie, avevano fatto un costante richiamo all’eredità agostiniana: in special modo, Pio XI, Leone XIII, san Paolo VI e Benedetto XVI. Il vescovo di Ippona è maestro anche per il nostro tempo, la cui visione di fede e ragione e di ricerca costante di Dio continuano ad essere valide nella Chiesa contemporanea. L’Ordine di Sant’Agostino è una delle famiglie religiose più antiche della Chiesa. </span><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Gli agostiniani si distinguono per alcune caratteristiche fondamentali: innanzi tutto la grande devozione a Maria, la dedizione agli studi, in particolare le discipline della filosofia e della teologia, la loro attività educativa e missionaria e la presenza nelle periferie, tra i poveri, gli anziani, i migranti e gli emarginati. </span><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">La santità agostiniana è radicata nella dimensione comunitaria, nella conversione interiore e nell’impegno concreto nei confronti del prossimo. Secondo la teologia e la regola agostiniana, infatti, non c’è vera santità senza comunità, senza trasformazione interiore e senza carità attiva. Nel pontificato di papa Leone l’eredità agostiniana si riflette in tre capisaldi: interiorità e ricerca di Dio, servizio pastorale e impegno sociale. Nei suoi discorsi e nelle sue riflessioni ricorre spesso il richiamo all’interiorità. In uno dei suoi primissimi Angelus, pronunciato alla finestra del Palazzo Apostolico in Piazza San Pietro, egli ha detto che occorre coltivare nel nostro cuore il seme del Vangelo per poi portarlo nella vita quotidiana, in famiglia, nei luoghi di lavoro e di studio, nei vari ambienti sociali e a chi si trova nel bisogno, e mettere al primo posto la relazione col Signore, coltivare il dialogo con Lui. «Allora Egli ci renderà suoi operai e ci invierà nel campo del mondo come testimoni del suo Regno».</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666667">Continuità e nuovo carattere</span></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Leone XIV ha raccolto il testimone di Francesco.</span><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Nel suo Discorso al Collegio Cardinalizio del 10 maggio 2025 sottolineò la sua intenzione di proseguire sul cammino già intrapreso dal suo predecessore sulla scia del Concilio Vaticano II. “Papa Francesco &#8211; egli disse &#8211; ne ha richiamato e attualizzato magistralmente i contenuti nell’Esortazione apostolica  “Evangelii Gaudium”, di cui voglio sottolineare alcune istanze fondamentali: il ritorno al primato di Cristo nell’annuncio  la conversione missionaria di tutta la comunità cristiana); la crescita nella collegialità e nella sinodalità; l’attenzione al sensus fidei, specialmente nelle sue forme più proprie e inclusive, come la pietà popolare; la cura amorevole degli ultimi, degli scartati; il dialogo coraggioso e fiducioso con il mondo contemporaneo nelle sue varie componenti e realtà”. E ha proseguito spiegando la sua scelta del nome Leone XIV: “Proprio sentendomi chiamato a proseguire in questa scia, ho pensato di prendere il nome di Leone XIV. Diverse sono le ragioni, però principalmente perché il Papa Leone XIII, con la storica Enciclica “Rerum novarorum”</span><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">,</span><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333"> affrontò la questione sociale nel contesto della prima grande rivoluzione industriale; e oggi la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di dottrina sociale per rispondere a un’altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell’intelligenza artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro”.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Il concetto di una Chiesa in uscita, pilastro del pontificato di papa Francesco, continua ad essere centrale anche nell&#8217;opera del suo successore, entrambi <strong>sognano una Chiesa in uscita, ma con uno stile diverso.</strong><strong>  </strong>Francesco aveva aperto la stagione della sinodalità, descritta come un’esigenza interna della Chiesa per essere più vicina alle persone e alla missione. Nella “Evangelii Gaudium” 171 egli afferma, infatti, che il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio. «Una Chiesa sinodale è una Chiesa dell’ascolto, nella consapevolezza che ascoltare “è più che sentire”». La sinodalità non riguarda esclusivamente le questioni intraecclesiali, ma fa parte della relazione tra la Chiesa e il mondo, comprendente un dinamismo che va dalla sinodalità alla fraternità, poiché il popolo di Dio, nel suo camminare storico, vuole condividere con tutti – di altre religioni, convinzioni e culture – la luce del Vangelo. Sotto l’azione dello Spirito Santo, “dovrà offrire il suo contributo perché si realizzi una Chiesa veramente sinodale in missione, che sappia uscire da se stessa e abitare le periferie geografiche ed esistenziali avendo cura di stabilire legami con tutti in Cristo nostro Fratello e Signore”. La sinodalità aspira a costruire un popolo, una comunità fraterna e missionaria al servizio del bene comune della società e della cura della casa comune.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Leone XIV ha richiamato l’eredità spirituale di san Francesco d’Assisi, dell’“Evangelii Nuntiandi” di Paolo VI, e dell’“Evangelii Gaudium” di papa Francesco, sottolineando che la fede non nasce da strutture organizzative o formule astratte, ma dall’incontro vivo con Cristo. </span><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Egli, fin dal suo primo discorso ufficiale pronunciato l’8 maggio 2025, </span><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">subito dopo la sua elezione al Soglio pontificio, seguito dalla<strong> benedizione</strong> <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Urbi et Orbi</em>, </span><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">ha voluto collocare il suo ministero apostolico nella scia del percorso sinodale: «vogliamo essere una Chiesa sinodale, &#8211; ha detto &#8211; una Chiesa che cammina, una Chiesa che cerca sempre la pace, che cerca sempre la carità, che cerca sempre di essere vicino specialmente a coloro che soffrono» E su questo tema è ritornato in modo incisivo, il 7 giugno 2025, nella Veglia di Pentecoste: «Dio ha creato il mondo perché noi fossimo insieme. “Sinodalità” è il nome ecclesiale di questa consapevolezza».</span><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333"> Il 17 giugno 2025 ai vescovi della Conferenza episcopale italiana ha detto: «Andate avanti nell’unità, specialmente pensando al Cammino sinodale. Restate uniti e non difendetevi dalle provocazioni dello Spirito. La sinodalità diventi <em>mentalità</em>, nel cuore, nei processi decisionali e nei modi di agire. Guardate al domani con serenità e non abbiate timore di scelte coraggiose!». </span><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Tre gli obiettivi prioritari da perseguire con stile sinodale suggeriti da papa Leone:</span> <em><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">curare il rapporto tra iniziazione cristiana ed evangelizzazione, coinvolgere i giovani e le famiglie</span></em><em><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">, </span></em><em><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">potenziare la formazione a tutti i livelli.</span></em></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Leone XIV ha ribadito la necessità di far maturare il lavoro già impostato, sottolineando che la partecipazione dei fedeli non è una “concessione”, ma un’esigenza della comunione.</span> <span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Il pontefice ha chiarito che il Cammino sinodale della Chiesa italiana non può ridursi a un’esperienza temporanea o burocratica, ma deve trasformarsi in uno stile permanente, in modo che «ciascuno, secondo la propria vocazione, possa offrire il dono ricevuto dallo Spirito per l’edificazione comune».</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666667">“Beati i miti</span></strong> <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666667">perché avranno in eredità la terra”</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333"><img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-124616" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4088-225x300.jpeg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4088-225x300.jpeg 225w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4088-585x780.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4088.jpeg 720w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" />È la terza delle otto beatitudini del Vangelo di Matteo (Mt 5,5). Papa Leone ci ha fatto riscopre l’importanza della mitezza. La persona mite ha un suo stile di vita, un suo modo di esprimersi e di rapportarsi agli altri. Conosce e pratica la </span><a href="https://www.nonsprecare.it/cambiare-stili-vita-recupero-sobrieta-tempo-spazio-senso-comunita" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.nonsprecare.it/cambiare-stili-vita-recupero-sobrieta-tempo-spazio-senso-comunita&amp;source=gmail&amp;ust=1780414846704000&amp;usg=AOvVaw0zo2R6-OOWuMvCRDk6nB_m"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">sobrietà</span></a><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333"> e rifiuta qualsiasi forma di violenza. Le persone miti, una volta che vengono riconosciute come tali, <strong>acquistano una visibile autorevolezza</strong><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">, s</strong>ono considerate credibili e affidabili. Il suo tratto caratteriale, la calma profonda, unita alla mitezza, al garbo, alla gentilezza, alla sobrietà, trasmette </span><strong><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">serenità</span></strong><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333"> e <strong>fiducia, empatia e ascolto</strong>. La pacatezza è una virtù molto alta e molto rara, tipica delle persone che sanno guardare il mondo con apertura mentale e propositività. </span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Nei miti scopriamo in filigrana il volto del vero discepolo di Cristo.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">In questo primo anno di pontificato, Leone XIV ha alternato grandi gesti pubblici a una intensa attività diplomatica spesso discreta, ma orientata alla pace.</span><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Una <strong>“Pace disarmata e disarmante”, </strong>il pilastro del suo magistero. «Disarmare le parole è il primo passo per disarmare la Terra». Papa Leone si è dedicato fin da subito al ruolo di mediatore per la pace per i conflitti presenti nel mondo. Non solo diplomazia dall’alto, ma “creatori di pace” nelle parrocchie, nei quartieri, nelle periferie. Egli ha detto: «Sono qui per ascoltare, non per dare risposte pronte». È l’eco dell’Agostino che scriveva: <em>“Conoscere se stessi per conoscere Dio”</em><em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">.</em> Sant’Agostino, nella cui spiritualità il Pontefice è profondamente radicato, come ricorda il suo motto episcopale «In Illo Uno Unum», ovvero «nell’Unico Cristo siamo uno»: unità nella Chiesa e pace, non una qualsiasi unità o pace, ma appunto «in Cristo». Sant’Agostino diceva: «Se volete attirare gli altri alla pace, abbiatela voi per primi». Perciò il Papa ha dichiarato che l’opera di pace deve cominciare dalle nostre relazioni personali, dagli ambienti ordinari e comuni di vita, dalla famiglia e da ogni tipo di comunità, comprese quelle parrocchiali ed ecclesiali.<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-124618 aligncenter" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4087-300x225.jpeg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4087-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4087-585x439.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4087.jpeg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">La Chiesa cattolica ha sempre sostenuto che la guerra non è una soluzione ai conflitti internazionali e che il dialogo e la negoziazione sono gli unici strumenti per risolvere le controversie. </span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">«Non ho paura, né dell’amministrazione Trump, né di parlare apertamente del messaggio del Vangelo. Ed è quello che credo di essere chiamato a fare qui», così </span><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Leone XIV nel volo verso Algeri, ha risposto ad alcuni giornalisti riguardo alle dichiarazioni del presidente statunitense. E ancora: «Io non guardo al mio ruolo come a un politico. Il mio messaggio è il Vangelo». Secondo Leone XIV, la pace non può essere ridotta a un semplice bilanciamento di potenze; essa nasce invece da una trasformazione interiore, da “cuori purificati” capaci di riconoscere nell’altro non un avversario, ma un fratello.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666667">La nuova stagione pastorale di Leone XIV</span></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">In questo primo anno di pontificato, molte sono state le visite pastorali, ovvero le uscite compiute all’interno della Diocesi di Roma, e altre nel resto d’Italia: ricordiamo nel 2025 Gennazzano, Capranica Prenestina, Assisi e Montefalco, nel 2026 Pompei e Napoli, Università Sapienza di Roma, Acerra (Terre dei Fuochi). </span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">L’8 maggio scorso la sua visita pastorale <strong>a Pompei e a Napoli, in special modo,</strong> un evento particolarmente speciale perché è coinciso con il primo anniversario esatto della sua elezione al Soglio pontificio, avvenuta l’8 maggio 2025. </span><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Dall’arrivo in elicottero nell’Area Meeting del Santuario, la giornata è stata scandita da diversi incontri. In Piazza Beato Bartolo Longo, si è tenuta la Solenne Celebrazione Eucaristica seguita dalla Supplica alla Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei. </span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">“Esattamente un anno fa, quando mi è stato affidato il ministero di Successore di Pietro, era proprio la giornata della Supplica alla Vergine, questa bellissima giornata della Supplica alla Vergine del Santo Rosario di Pompei!” &#8211; questo l’incipit della sua omelia. “Dovevo dunque venire qui, a porre il mio servizio sotto la protezione della Vergine Santa. – ha continuato &#8211; L’aver poi scelto il nome di Leone, mi pone sulle orme di Leone XIII, che ebbe, tra gli altri meriti, anche quello di aver sviluppato un ampio Magistero sul Santo Rosario. A tutto ciò si aggiunge la recente canonizzazione di san Bartolo Longo, </span><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">apostolo del Rosario”. “San Bartolo Longo scriveva «L’Eucaristia è il Rosario vivente, e tutti i misteri si ritrovano nel santo Sacramento in una forma attiva e vitale». Aveva ragione. Nell’Eucaristia i misteri della vita di Cristo si ritrovano tutti, per così dire, concentrati nel memoriale del suo sacrificio e nella sua presenza reale. Il Rosario ha una fisionomia mariana, ma un cuore cristologico ed eucaristico. Se la Liturgia delle Ore scandisce i tempi della lode della Chiesa, il Rosario scandisce il ritmo della nostra vita riportandola continuamente a Gesù e all’Eucaristia”, ha concluso.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Bartolo Longo rimane un personaggio nella cultura popolare religiosa. Fu beatificato da papa Giovanni Paolo II il 26 ottobre 1980. Dopo un processo per la Causa dei Santi, passato attraverso due papati, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, Leone XIV lo fa Santo. Bartolo Longo, un Santo di carità e per la Carità mariana.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">«Contemplare con Maria i misteri del Rosario ci conduce a riconoscere in Gesù Cristo l’unica definitiva Parola, che il Padre ha pronunciato, Parola di pace per tutti coloro che ritornano a Lui con il cuore pentito. Il Signore non ci abbandona mai, anche quando noi lo dimentichiamo, anche quando perdiamo la via, Egli viene a cercarci e si fa vicino con l’amore di sempre. Come ricorda il profeta Isaia: «Io pongo sulle labbra: pace, pace ai lontani e ai vicini» (Is 57,19). Chi ha fiducia in Dio comprende questo annuncio di pace e ne diventa artefice, costruendola con le sue stesse mani».</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">La sua vicinanza alla Madonna si manifesta in gesti pubblici e costanti, come le preghiere e le visite a sorpresa davanti all&#8217;icona della <em>Salus Populi Romani</em>e al Santuario della Madre del Buon Consiglio subito dopo la sua elezione. Dal punto di vista teologico, l&#8217;impronta mariana è al centro dei suoi insegnamenti.</span></p>
<div id="attachment_124617" style="width: 235px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-124617" class="size-medium wp-image-124617" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4092-225x300.jpeg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4092-225x300.jpeg 225w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4092-768x1024.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4092-585x780.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4092.jpeg 810w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /><p id="caption-attachment-124617" class="wp-caption-text">Papa Leone con il santo rosario</p></div>
<div id="attachment_124611" style="width: 231px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-124611" class="wp-image-124611 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4090-221x300.jpeg" alt="" width="221" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4090-221x300.jpeg 221w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4090-585x795.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4090-480x650.jpeg 480w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4090.jpeg 745w" sizes="(max-width: 221px) 100vw, 221px" /><p id="caption-attachment-124611" class="wp-caption-text">Giardini vaticani- grotta della Madonna di Lourdes</p></div>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Sabato 30 maggio dalla Grotta di Lourdes dei Giardini Vaticani, la preghiera del Rosario, l’intercessione della Vergine Maria perché implori “con insistenza il dono di pace” che solo il Signore ci può dare, insieme a duemila persone in Vaticano, e altre centomila collegate da 200 santuari mariani del mondo.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-124610" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4089-289x300.jpeg" alt="" width="270" height="280" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4089-289x300.jpeg 289w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4089-768x797.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4089-585x607.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4089.jpeg 813w" sizes="(max-width: 270px) 100vw, 270px" /> </span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Il primo Rosario per la pace, fu quello dell’11 ottobre 2025, in occasione del Giubileo della spiritualità mariana, in Piazza San Pietro a Roma, ricordando che</span><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">, per tutto il mese di <strong>ottobre 2025</strong><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">,</strong> il Pontefice aveva promosso un invito speciale a recitare quotidianamente il Rosario per la pace in famiglia e in comunità.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Altre visite pastorali sono previste dal mese di giugno al mese di agosto 2026, la prima a Pavia e Sant’Angelo Lodigiano, poi seguirà Lampedusa, un’altra visita ad Assisi in occasione dell’evento conclusivo del “Go! Franciscan Youth Meeting!, l’incontro internazionale per i giovani volto a riscoprire il messaggio del Santo e promuovere pace, fraternità e cura del creato in Europa. Infine, Rimini e San Marino.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Nel suo primo anno di pontificato, Papa Leone XIV ha intrapreso anche due importanti viaggi apostolici internazionali. Turchia e Libano. Il primo viaggio in assoluto del pontificato ha unito la visita a </span><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">İ</span><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">znik (l’antica Nicea) per il 1700° anniversario dell’omonimo Concilio. Durante questa missione, il Papa ha incontrato il patriarca Bartolomeo I e ha ribadito l’appello per la pace nel Mediterraneo. <strong>Il secondo viaggio, </strong>durato 11 giorni, ha toccato quattro paesi dell’Africa: <strong>Algeria</strong><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">, </strong><strong>Camerun</strong><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">, </strong><strong>Angola</strong><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333"> e </strong><strong>Guinea Equatoriale</strong><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">.</strong> L’attenzione ai più deboli e sul cammino della Chiesa nei Paesi in via di sviluppo. Prima di recarsi in Africa, un altro viaggio a Monaco, la prima volta che un pontefice si reca in visita nel Principato della città.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Inoltre, il 4 maggio scorso, è stato pubblicato ufficialmente dalla Libreria Editrice Vaticana il </span></strong><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">libro di papa Leone XIV, “Liberi sotto la grazia. Alla scuola di Sant’Agostino di fronte alle sfide della storia”.</span> <span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Un volume di 560 pagine che raccoglie scritti, discorsi, omelie e lettere di Robert Francis Prevost, composti tra il 2001 e il 2013, quando era Priore Generale dell’Ordine di Sant’Agostino. Uno dei concetti che ritorna con maggiore frequenza è la perseveranza:</span> <span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">«La perseveranza è un grande dono che il Signore è pronto a offrirci. Ma dobbiamo imparare ad accoglierlo e a farlo diventare vita». </span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666667">L’uomo al centro &#8211; non la tecnologia, non la macchina<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-124612" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4094-213x300.jpeg" alt="" width="213" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4094-213x300.jpeg 213w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4094.jpeg 536w" sizes="(max-width: 213px) 100vw, 213px" /></span></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Il 25 maggio 2026 nell’Aula del Sinodo, </span><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">colma di persone, tra i massimi esponenti dei Dicasteri Vaticani e della Curia Romana, corpo diplomatico e giornalisti, Leone XIV ha promulgato la sua prima lettera enciclica dal titolo “Magnifica Humanitas” sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale. L’enciclica porta la data del 15 maggio, nel 135° anniversario della promulgazione dell’enciclica Rerum Novarum di papa Leone XIII. </span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Cinque capitoli, 245 paragrafi numerati, </span></strong><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">preceduti da un’introduzione e seguiti da una conclusione,</span> <strong><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">e un fil rouge che l’attraversa tutta: «Siamo un desiderio, non un algoritmo».</span></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Introduzione (Paragrafi nn. 1–16):</span></strong> <em><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Due icone bibliche: Babele e Gerusalemme</span></em><em><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">.</span></em></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Capitolo I (Paragrafi nn. 17–45):</span></strong> <em><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Un pensiero dinamico fedele al Vangelo.</span></em></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Capitolo II (Paragrafi nn. 46–95):</span></strong> <span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">I fondamenti della persona e il bene comune nell’era digitale.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Capitolo III (Paragrafi nn. 96–145):</span></strong> <span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">I pericoli di una deriva tecnocratica e la tutela del lavoro e delle disuguaglianze.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Capitolo IV (Paragrafi nn. 146–195):</span></strong> <span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">L’educazione, la salvaguardia della verità e l’impatto degli algoritmi sulla libertà umana.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Capitolo V (Paragrafi nn. 196–240):</span></strong> <em><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">La cultura della pace e la civiltà dell’amore</span></em><em><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">.</span></em></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Conclusione (Paragrafi nn. 241–245):</span></strong> <span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Affidamento e speranza per il cammino dell’umanità.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">L’incontro è stato introdotto dal Segretario di Stato Cardinale Pietro Parolin, ed ha visto la partecipazione dei <strong>Cardinali Víctor Manuel Fernández e Michael Czerny S.J.</strong> (Dicastero per la Dottrina della Fede e per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale), <strong>Christopher Olah,</strong> della Big Tech Anthropic, e delle professoresse <strong>Anna Rowlands</strong>(Durham University) e <strong>Leocadie Lushombo</strong> (Santa Clara University).</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Secondo Leone XIV, la macchina non può discernere. «La macchina può imitare, ma non comprendere; può processare, ma non amare». Qui ritorna Agostino: la vera intelligenza non è nel calcolo, ma nel cuore che cerca, che non si accontenta, che resta inquieto finché non trova il Bene.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Nel terzo capitolo (cap 3, 103), in special modo, il documento si sofferma sulle conseguenze antropologiche e politiche dell’affidare decisioni umane a sistemi automatizzati. <em>«Affidare, nei fatti, a un algoritmo il potere di selezionare chi merita e chi no, senza che nessuno si assuma più il peso della decisione, significa affidargli il compito di ridefinire i confini delle possibilità umane». </em>Leone XIV, richiamando la “<em>Laudate Deum”</em> di papa Francesco, propone di adottare quello che chiama un «antropocentrismo situato». L’essere umano non è un’entità astratta e autarchica, ma una creatura inserita in una trama complessa di relazioni: con gli altri viventi, con il creato, con le generazioni future, e, nella prospettiva cristiana, con Dio. Sempre nel capitolo 3, dal 131 al 147, emerge il tema della centralità della scuola e dell’educazione e le tre </span><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">sfide grandi da affrontare.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Un altro argomento affrontato nell’enciclica, molto importante e particolarmente caro al pontefice, è la protezione dei minori.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Cambiano le epoche, le innovazioni, il progresso, le tecniche e le tecnologie, ma<strong> </strong><strong>l’uomo conserva e deve conservare sempre la centralità e la sua dignità.</strong></span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">“Il nostro </span><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">costruire &#8211; ha detto papa Leone &#8211; deve avere come fondamento la relazione con Dio, come regola l’accettazione del limite umano quale realtà naturale e positiva, come stile la corresponsabilità e il linguaggio evangelico”. </span><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">L’enciclica si chiude con il Magnificat di Maria, l’inno in cui l’anima magnifica il Signore perché ha rovesciato i potenti e innalzato gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati, è la chiave di volta dell’intera costruzione dell’enciclica. Il Magnificat indica dove si trova questa magnificenza: non nell’innalzarsi da sé, come la torre di Babele che vuole “farsi un nome”, ma nel lasciarsi innalzare.</span></p>
<div id="attachment_124614" style="width: 292px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-124614" class="size-medium wp-image-124614" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4093-282x300.jpeg" alt="" width="282" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4093-282x300.jpeg 282w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4093-768x817.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4093-585x622.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4093.jpeg 781w" sizes="(max-width: 282px) 100vw, 282px" /><p id="caption-attachment-124614" class="wp-caption-text">Papa Leine firma l’enciclica Magnifica Humanitas</p></div>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Concludendo il Card. Parolin ha ribadito che il futuro tecnologico è affidato alla responsabilità umana. L’enciclica ci chiama, infatti, a “formare coscienze capaci di abitare il tempo dell’intelligenza artificiale senza smarrire la libertà, di utilizzare strumenti potenti senza esserne dominate, di restare umane in un ambiente sempre più plasmato da logiche automatizzate”.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">“In Illo uno unum”</span></strong><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">, il motto episcopale che riprende le parole di sant’Agostino, ovvero <em>“nell&#8217;unico Cristo siamo uno”,</em> <em>indica, come </em>più volte sottolineato, che l’unità dei cristiani non si basa su recinti umani o divisioni, ma sull’ascolto dell’unico Pastore, promuovendo una Chiesa aperta e missionaria. </span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Ringraziamo papa Leone per la </span><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">mitezza e la bontà accogliente che abbiamo visto nel suo volto e udito dalle sue parole. Egli è il pontefice che ascolta con la forza di chi è guidato da una luce profonda, quella della fede e dell’amore. La Madonna del Buon Consiglio, sua compagna di luce e saggezza, lo custodisca e lo assista nel suo ministero petrino.</span></p>
<p>@riproduzione riservata</p>
<p style="font-weight: 400;">
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		<title>Festeggiare la Repubblica oggi significa scegliere ogni giorno da che parte stare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 12:31:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Scenari]]></category>
		<category><![CDATA[2 giugno]]></category>
		<category><![CDATA[Amburgo Festa della Repubblica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/B69CDC7F-69A1-429E-8F06-E8C2F6D31BC6.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/B69CDC7F-69A1-429E-8F06-E8C2F6D31BC6.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/B69CDC7F-69A1-429E-8F06-E8C2F6D31BC6-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/B69CDC7F-69A1-429E-8F06-E8C2F6D31BC6-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/B69CDC7F-69A1-429E-8F06-E8C2F6D31BC6-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/B69CDC7F-69A1-429E-8F06-E8C2F6D31BC6-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/B69CDC7F-69A1-429E-8F06-E8C2F6D31BC6-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/B69CDC7F-69A1-429E-8F06-E8C2F6D31BC6-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Dalla parte della Costituzione, della dignità, della giustizia, della partecipazione, della pace sociale: il 2 giugno non è solo memoria, ma responsabilità quotidiana verso il Paese che siamo e quello&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/B69CDC7F-69A1-429E-8F06-E8C2F6D31BC6.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/B69CDC7F-69A1-429E-8F06-E8C2F6D31BC6.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/B69CDC7F-69A1-429E-8F06-E8C2F6D31BC6-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/B69CDC7F-69A1-429E-8F06-E8C2F6D31BC6-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/B69CDC7F-69A1-429E-8F06-E8C2F6D31BC6-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/B69CDC7F-69A1-429E-8F06-E8C2F6D31BC6-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/B69CDC7F-69A1-429E-8F06-E8C2F6D31BC6-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/B69CDC7F-69A1-429E-8F06-E8C2F6D31BC6-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p><em>Dalla parte della Costituzione, della dignità, della giustizia, della partecipazione, della pace sociale: il 2 giugno non è solo memoria, ma responsabilità quotidiana verso il Paese che siamo e quello che vogliamo diventare</em></p>
<p><strong>di Francesco Mazzarella</strong></p>
<div>
<p>Non è una frase da cerimonia. Non è uno slogan da esporre accanto al tricolore. È una domanda che il 2 giugno consegna, ogni anno, alla coscienza civile del Paese. Perché la Repubblica non vive soltanto nelle istituzioni, nei palazzi, nelle celebrazioni ufficiali, nelle parate o nei discorsi solenni. Vive, o muore lentamente, dentro il modo in cui ciascuno di noi sceglie di abitare la vita comune.</p>
<p>Il 2 giugno non è soltanto una data. È una soglia. È il punto in cui l’Italia, uscita ferita dalla guerra, dal fascismo, dalla povertà e dalle macerie morali di un Paese spezzato, decise di provare a rinascere non attorno a un trono, ma attorno a un popolo.</p>
<p>Nel 1946 gli italiani furono chiamati a scegliere tra monarchia e Repubblica e, nello stesso tempo, a eleggere l’Assemblea Costituente. Non fu soltanto un passaggio istituzionale. Fu l’inizio di una nuova idea di convivenza civile. Fu il momento in cui un Paese provò a rialzarsi non negando le proprie ferite, ma trasformandole in responsabilità, in diritto, in partecipazione, in Costituzione.</p>
<p>Per la prima volta, anche le donne parteciparono a una consultazione politica nazionale. E questo rende quella nascita ancora più profonda, perché una Repubblica che nasce includendo chi era stato escluso compie già, nel suo primo respiro, una scelta di civiltà.</p>
<div><strong>La domanda del 2 giugno</strong><br />
Che cosa vogliamo essere insieme? Una somma di individui impauriti, arrabbiati, chiusi nei propri interessi, oppure una comunità capace di riconoscere che nessuna libertà è davvero piena se lascia indietro qualcuno?</div>
<p>Perché la Repubblica non è un palazzo. Non è soltanto Roma. Non è soltanto il Quirinale, il Parlamento, il Governo, la magistratura, le Forze Armate, la scuola, i Comuni, le Regioni. La Repubblica è tutto questo, ma non è solo questo.</p>
<p>La Repubblica è il patto vivo tra istituzioni e cittadini. È la promessa che nessuno debba essere invisibile. È l’idea che la dignità non sia un favore concesso dall’alto, ma un diritto che appartiene a ogni persona per il solo fatto di esistere.</p>
<p>E proprio per questo non basta dire “buona Festa della Repubblica”. Non basta esporre il tricolore. Non basta fermarsi davanti alla bellezza dei simboli, pur necessari, pur importanti, pur capaci ancora di richiamarci a una storia comune. Bisogna chiedersi che cosa significhi, concretamente, abitare questa festa.</p>
<p>Significa scegliere ogni giorno da che parte stare.</p>
<div>
<p><strong>Dalla parte della Costituzione</strong></p>
<p>Non come documento da citare nelle occasioni solenni, ma come grammatica quotidiana della convivenza. La Costituzione non è un testo freddo. È una ferita guarita male che ha deciso di diventare promessa.</p>
</div>
<p>Dentro le sue parole c’è il dolore di chi ha conosciuto la dittatura, la guerra, la discriminazione, la fame, l’esilio, la paura. C’è la memoria di chi ha pagato un prezzo altissimo perché oggi potessimo parlare, votare, dissentire, credere, non credere, associarci, manifestare, lavorare, studiare, curarci, sperare.</p>
<p>Festeggiare la Repubblica significa allora difendere la Costituzione non solo quando viene attaccata in modo evidente, ma anche quando viene svuotata lentamente. Quando il lavoro diventa sfruttamento. Quando la scuola non riesce più a essere ascensore sociale. Quando la sanità pubblica costringe chi non ha soldi ad aspettare troppo. Quando la povertà viene trattata come colpa. Quando il dissenso viene deriso. Quando le periferie diventano depositi di vite dimenticate. Quando i giovani vengono invitati a partire perché il Paese non sa offrire loro futuro.</p>
<div><strong>Non c’è Repubblica senza dignità.</strong><br />
E la dignità non si misura soltanto nei principi astratti, ma nella carne concreta delle persone.</div>
<p>Nella donna che lavora e viene pagata meno. Nell’anziano solo che aspetta una visita medica. Nel ragazzo che lascia la scuola perché nessuno ha saputo intercettare il suo silenzio. Nel lavoratore che muore in un cantiere. Nel migrante trattato come problema prima ancora che come essere umano. Nel disabile che trova barriere dove dovrebbe trovare accesso. Nel cittadino onesto che si sente preso in giro da sistemi opachi, clientele, corruzione, burocrazie senz’anima.</p>
<p>La Repubblica si ammala quando la dignità diventa selettiva. Quando vale per alcuni e non per altri. Quando chi ha voce ottiene ascolto e chi non ne ha viene lasciato ai margini. Quando il diritto diventa corsia preferenziale per chi conosce qualcuno. Quando la giustizia sociale viene sacrificata sull’altare dell’indifferenza.</p>
<p>Per questo festeggiare la Repubblica significa stare dalla parte della giustizia. Non della vendetta, non dell’odio, non della rabbia cieca, ma della giustizia come equilibrio alto tra diritti, doveri e responsabilità.</p>
<p>Una Repubblica giusta non è quella che promette tutto a tutti, ma quella che non si rassegna all’ingiustizia come destino. Non accetta che nascere in un quartiere, in una famiglia, in una regione o in una condizione economica significhi avere meno possibilità di vivere pienamente.</p>
<div><strong>La giustizia repubblicana</strong><br />
È anche lotta contro le mafie, contro la corruzione, contro l’abuso di potere, contro quella mentalità sottile che trasforma il bene comune in proprietà privata.</div>
<p>È il rifiuto dell’omertà. È la scelta di non voltarsi dall’altra parte. È la consapevolezza che le mafie non vivono solo con le armi, ma anche con i silenzi, con i favori, con le convenienze, con le relazioni deviate, con l’idea che “così fan tutti”.</p>
<p>Ma una Repubblica non si difende solo denunciando il male. Si difende partecipando.</p>
<p>La partecipazione è forse una delle parole più consumate e meno praticate del nostro tempo. Tutti parlano, pochi ascoltano. Tutti commentano, pochi si assumono responsabilità. Tutti giudicano, pochi si compromettono.</p>
<p>Eppure la democrazia non è uno spettacolo da guardare da lontano. Non è un’arena in cui tifare contro qualcuno. Non è un algoritmo che ci conferma sempre quello che già pensiamo. La democrazia è fatica. È ascolto. È conflitto regolato. È mediazione. È possibilità di cambiare idea. È riconoscimento dell’altro anche quando l’altro non la pensa come noi.</p>
<div><strong>Partecipare non significa solo votare.</strong><br />
Significa informarsi con serietà, non condividere odio, non trasformare i social in tribunali permanenti, abitare la propria comunità con responsabilità.</div>
<p>Festeggiare la Repubblica oggi significa restituire dignità alla partecipazione. Andare a votare, certo. Ma non solo. Informarsi con serietà. Non condividere odio. Non trasformare i social in tribunali permanenti. Partecipare alla vita del proprio quartiere, della scuola, delle associazioni, dei gruppi, delle comunità. Pretendere trasparenza, ma anche offrire disponibilità. Criticare le istituzioni quando sbagliano, ma senza alimentare quel disprezzo generico che finisce per distruggere ogni fiducia.</p>
<p>Perché senza fiducia non c’è Repubblica. C’è solo sopravvivenza individuale.</p>
<p>E poi c’è la pace sociale. Parola difficile, in un tempo attraversato da guerre, disuguaglianze, rancori, paure, propaganda. Pace sociale non significa assenza di conflitto. Una società viva discute, si divide, si confronta. La pace sociale non è silenzio imposto. È la capacità di non trasformare ogni differenza in nemicizia.</p>
<p>È il rifiuto della violenza verbale, culturale, economica, politica. È la scelta di non usare la fragilità degli altri come carburante per il consenso.</p>
<div><strong>Una Repubblica che festeggia davvero se stessa</strong><br />
deve chiedersi se sta educando alla pace o alla contrapposizione permanente. Se sta costruendo ponti o tifoserie. Se sta generando cittadini o consumatori di rabbia. Se sta coltivando pensiero critico o soltanto reazioni immediate.</div>
<p>Il 2 giugno, allora, non può essere solo una celebrazione militare, pur nel rispetto profondo per chi serve lo Stato con disciplina, dedizione e senso delle istituzioni. Deve essere anche una celebrazione civile, sociale, educativa, relazionale. Deve entrare nelle scuole, nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nei media, nelle comunità locali.</p>
<p>Deve tornare a parlare ai giovani non come retorica patriottica, ma come domanda concreta: che cosa significa essere liberi insieme?</p>
<p>Perché la libertà repubblicana non è fare ciò che si vuole. È poter vivere senza essere schiacciati dalla paura, dal bisogno, dall’ignoranza, dall’abuso, dalla solitudine sociale. È poter dire la propria senza essere annientati. È poter costruire un futuro senza dover mendicare opportunità. È poter sbagliare e ricominciare. È poter appartenere a una comunità senza perdere la propria coscienza.</p>
<p>Festeggiare la Repubblica oggi significa anche riconoscere che non tutto è compiuto. Sarebbe ipocrita celebrare senza vedere le crepe.</p>
<p>L’Italia è un Paese straordinario, ma ferito. Ha energie enormi e stanchezze profonde. Ha bellezze immense e ingiustizie ostinate. Ha cittadini generosi e sistemi spesso bloccati. Ha una Costituzione luminosa e pratiche quotidiane che talvolta la contraddicono.</p>
<p>Ma proprio qui sta il senso della festa. Non si festeggia perché tutto è perfetto. Si festeggia perché qualcosa è ancora vivo. Si festeggia per custodire ciò che abbiamo ricevuto e per assumerci la responsabilità di ciò che manca. Si festeggia non per dimenticare le ferite, ma per decidere che non saranno le ferite ad avere l’ultima parola.</p>
<div><strong>La Repubblica non è un’eredità da consumare.</strong><br />
È un compito da rinnovare. Ogni volta che scegliamo il rispetto al posto dell’insulto, stiamo servendo la Repubblica. Ogni volta che difendiamo un diritto non nostro, stiamo servendo la Repubblica.</div>
<p>Ogni volta che rifiutiamo una scorciatoia disonesta, stiamo servendo la Repubblica. Ogni volta che aiutiamo qualcuno a sentirsi parte e non scarto, stiamo servendo la Repubblica. Ogni volta che trasformiamo una relazione in luogo di responsabilità, stiamo rendendo più vera quella parola: Repubblica.</p>
<p>Per questo il 2 giugno dovrebbe lasciarci meno retorica e più coscienza. Meno frasi fatte e più domande. Meno orgoglio sterile e più impegno. Meno bandiere usate come simboli di parte e più tricolore vissuto come casa comune.</p>
<div><strong>Festeggiare la Repubblica oggi significa scegliere ogni giorno da che parte stare:</strong><br />
dalla parte della Costituzione, della dignità, della giustizia, della partecipazione, della pace sociale.</div>
<p>Non è una frase da mettere su un manifesto. È un programma di vita civile.</p>
<p>Perché la Repubblica non vive una volta l’anno. Vive ogni volta che un cittadino non si arrende all’indifferenza. Vive ogni volta che un’istituzione sceglie di servire e non di dominare. Vive ogni volta che la politica torna a essere cura della città e non solo occupazione del potere. Vive ogni volta che la parola “noi” non cancella l’io, ma lo apre alla responsabilità verso gli altri.</p>
<p>E allora sì, festeggiamo la Repubblica. Ma facciamolo con gratitudine e inquietudine. Con memoria e coraggio. Con amore per il Paese e lucidità sulle sue ferite. Con la consapevolezza che non basta essere nati dentro una democrazia per restare democratici.</p>
<p>La Repubblica va scelta. Ogni giorno. Nelle urne, nelle strade, nelle parole, nei gesti, nei silenzi, nelle relazioni.</p>
<p>Perché una Repubblica non muore soltanto quando qualcuno la abbatte. Muore anche quando i cittadini smettono di sentirla propria. Quando la libertà diventa abitudine. Quando la Costituzione diventa ornamento. Quando la dignità degli altri non ci riguarda più.</p>
<p>Ma finché qualcuno continua a scegliere la giustizia invece del privilegio, la partecipazione invece dell’indifferenza, la pace invece dell’odio, la cura invece dello scarto, allora la Repubblica non è soltanto una forma dello Stato.</p>
<p><strong>È ancora una promessa viva.</strong></p>
<div>
<p><strong>Fonti principali:</strong><br />
Quirinale – Il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 e la nascita della Repubblica<br />
Senato della Repubblica – La Costituzione della Repubblica Italiana<br />
Camera dei Deputati – I principi fondamentali della Costituzione</p>
</div>
<p><strong>@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</strong></p>
</div>
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		<title>A scuola di algoritmo: la Fondazione Artemisia porta l’intelligenza artificiale tra i banchi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 05:59:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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<p>Un progetto nazionale promosso con il Ministero dell’Istruzione per aiutare gli adolescenti a comprendere social network, dipendenza digitale e rischi dell’IA Per aiutarmi a farmi spiegare qualche argomento”, “per studiare”,&#8230;</p>
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<p>Per aiutarmi a farmi spiegare qualche argomento”, “per studiare”, “per fare ricerche”. Ma anche “uso e abuso direi”. Sono gli studenti a raccontare, senza filtri, il rapporto ormai quotidiano con l’intelligenza artificiale. Un rapporto che per molti adolescenti è diventato naturale, continuo, spesso totalizzante. C’è chi la utilizza per approfondire argomenti scolastici e chi ammette che grazie all’IA “un alunno che non ha intenzione di svolgere un determinato compito è capace di farlo senza neanche impegnarsi”.</p>
<p>Tra i racconti emerge anche un aspetto più profondo e delicato: “Mi ricordo di una ragazzina che spesso chiedeva consigli relazionali all’intelligenza artificiale invece che alle sue amiche”. Un fenomeno che, secondo gli esperti, sta trasformando il rapporto dei più giovani con la socialità, l’identità e perfino con la gestione delle emozioni. “Molti utenti fruiscono dell’intelligenza artificiale quasi come una forma di psicoanalisi”, viene spiegato nel servizio.</p>
<p>È da questa consapevolezza che nasce il nuovo progetto della Fondazione Artemisia dedicato alle scuole italiane, con l’obiettivo di aiutare gli adolescenti a comprendere il funzionamento dei social network e dell’intelligenza artificiale.</p>
<p>“Con il ministro Valditara abbiamo firmato a settembre dell’anno scorso un protocollo che riguardava anche le scuole a livello nazionale”, spiega Mariastella Giorlandino, Presidente di Findazione Artemisia. “Ora stiamo lavorando a un aggiornamento proprio per quello che riguarderà la formazione nelle scuole sull’intelligenza artificiale”.</p>
<p>Per Giorlandino il problema non riguarda soltanto la tecnologia in sé, ma la mancanza di strumenti adeguati per interpretarla. “L’intelligenza artificiale, se non è controllata, se questi ragazzi non vengono formati, può creare i seri problemi ai quali ultimamente purtroppo assistiamo”.</p>
<p>Il progetto punta quindi a costruire una vera alfabetizzazione digitale ed emotiva, capace di affrontare anche le nuove forme di violenza e disagio giovanile che nascono online.</p>
<p>“Non possiamo più considerare i fatti di violenza adolescenziale come isolati o inspiegabili”, osserva Paolo Poletti , docente di  diritto e pratica della cybersicurezza presso l’università Link di Roma . “Esiste un percorso di radicalizzazione digitale e violenza emulativa che va studiato”.</p>
<p>Secondo Poletti, una parte della responsabilità riguarda il funzionamento stesso delle piattaforme digitali: “Non tanto per i contenuti, ma per come sono progettate, cioè per creare dipendenza continua”. Un meccanismo che può generare isolamento, esclusione sociale e comportamenti estremi.</p>
<p>Il corso promosso dalla Fondazione Artemisia nasce quindi con una finalità precisa: proteggere i giovani che utilizzano quotidianamente piattaforme digitali e strumenti di IA, aiutandoli a distinguere tra identità reale e identità virtuale.</p>
<p>“Devono capire che il sé digitale è un prolungamento, non una sostituzione”, conclude Poletti.</p>
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		<title>Mariastella Giorlandino: “Troppo spesso i segnali della violenza vengono sottovalutati”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 20:27:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="937" height="876" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3926.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3926.jpeg 937w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3926-300x280.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3926-768x718.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3926-585x547.jpeg 585w" sizes="(max-width: 937px) 100vw, 937px" /></p>
<p>Dietro una denuncia per stalking o per violenza psicologica spesso non c&#8217;è soltanto un fascicolo da esaminare. C&#8217;è una donna che ha vissuto mesi, a volte anni, di paura, isolamento,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/01/mariastella-giorlandino-troppo-spesso-i-segnali-della-violenza-vengono-sottovalutati/">Mariastella Giorlandino: “Troppo spesso i segnali della violenza vengono sottovalutati”</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="937" height="876" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3926.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3926.jpeg 937w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3926-300x280.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3926-768x718.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3926-585x547.jpeg 585w" sizes="(max-width: 937px) 100vw, 937px" /></p><p>Dietro una denuncia per stalking o per violenza psicologica spesso non c&#8217;è soltanto un fascicolo da esaminare. C&#8217;è una donna che ha vissuto mesi, a volte anni, di paura, isolamento, minacce e umiliazioni. C&#8217;è una persona che ha trovato il coraggio di rompere il silenzio e di chiedere aiuto.</p>
<p>Eppure, troppo spesso, la reale gravità di certe situazioni emerge soltanto quando la spirale della violenza degenera in episodi drammatici e irreparabili.</p>
<p>Senza alcuna generalizzazione e nel pieno rispetto del lavoro della magistratura e delle forze dell&#8217;ordine, resta forte la percezione che alcune denunce per atti persecutori, minacce o comportamenti ossessivi possano talvolta essere considerate insufficientemente rilevanti nelle fasi iniziali delle indagini. Una percezione che alimenta timori e sfiducia nelle vittime.</p>
<p>«Ogni donna che decide di denunciare compie un atto di straordinario coraggio», afferma la Dott.ssa <strong>Mariastella Giorlandino</strong>, presidente della <strong>Fondazione Artemisia</strong>. «Dietro quella denuncia spesso ci sono notti insonni, ansia, paura per sé e per i propri figli. Per questo nessun segnale dovrebbe mai essere considerato banale o irrilevante».</p>
<p>I volontari della Fondazione Artemisia, impegnati quotidianamente nell&#8217;assistenza alle vittime di violenza e stalking, conoscono bene questa realtà. Uno degli ostacoli più difficili da superare è proprio convincere le donne a denunciare.</p>
<p>Molte raccontano di avere paura non soltanto del proprio persecutore, ma anche di non essere credute o di vedere la propria denuncia archiviata senza adeguati approfondimenti.</p>
<p>«La frase che ascoltiamo più spesso è: &#8220;Tanto non servirà a nulla&#8221;», sottolinea Giorlandino. «È una frase che fa male, perché rivela una ferita profonda nel rapporto di fiducia tra le vittime e le istituzioni. Dobbiamo fare tutto il possibile affinché nessuna donna si senta sola nel momento in cui chiede protezione».</p>
<p>Il problema non riguarda soltanto i singoli episodi, ma la capacità di riconoscere tempestivamente quei segnali che spesso precedono forme più gravi di violenza. Telefonate insistenti, pedinamenti, minacce velate, controllo ossessivo, persecuzioni sui social network: comportamenti che possono apparire isolati ma che, inseriti in un quadro più ampio, assumono un significato ben diverso.</p>
<p>«La violenza raramente esplode all&#8217;improvviso», osserva la presidente della Fondazione Artemisia. «Nella maggior parte dei casi lascia tracce, segnali, richieste di aiuto che devono essere ascoltate e comprese. La prevenzione nasce proprio dalla capacità di cogliere questi campanelli d&#8217;allarme prima che sia troppo tardi».</p>
<p>Naturalmente il principio di garanzia deve valere per tutti e ogni denuncia necessita di verifiche rigorose e approfondite. Tuttavia, proprio la particolare natura dei reati di stalking e violenza di genere richiede un approccio estremamente prudente e attento, capace di valutare non solo il singolo episodio ma l&#8217;intero contesto relazionale e psicologico.</p>
<p>«Quando una donna trova la forza di parlare, lo Stato deve essere percepito come una presenza concreta e affidabile», conclude Giorlandino. «Ogni possibile sottovalutazione può avere conseguenze gravissime. Su questi temi non può esserci spazio per la superficialità, perché la differenza tra ascoltare e non ascoltare può significare salvare una vita».</p>
<p>La lotta alla violenza sulle donne passa anche da qui: dalla capacità di intervenire prima che l&#8217;ennesima storia finisca sulle pagine di cronaca. Perché dietro ogni denuncia c&#8217;è una persona che chiede protezione, e il tempo, in questi casi, può fare la differenza tra la sicurezza e la tragedia</p>
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		<title>A Los Angeles con Marilyn Monroe nel centenario della nascita e con una goccia di Chanel n. 5 sulla pelle</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 13:27:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[centenario nascita]]></category>
		<category><![CDATA[Marilyn]]></category>
		<category><![CDATA[Marilyn Monroe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1179" height="1683" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907-210x300.jpeg 210w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907-717x1024.jpeg 717w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907-768x1096.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907-1170x1670.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907-585x835.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p>Los Angeles. Marilyn non è soltanto un mito. È emozione. È una giovinezza perduta in un tempo che non tornerà più. Resta tra i miei capelli una goccia di Chanel&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1179" height="1683" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907-210x300.jpeg 210w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907-717x1024.jpeg 717w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907-768x1096.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907-1170x1670.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907-585x835.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p><p><em>Los Angeles. Marilyn non è soltanto un mito. È emozione. È una giovinezza perduta in un tempo che non tornerà più. Resta tra i miei capelli una goccia di Chanel n. 5. Un profumo che mi accompagna nelle sere di malinconia e di ricordi.</em></p>
<p>di Pierfranco Bruni</p>
<p>Centenario di Marilyn Monroe.<br />
Arrivo a Los Angeles. È il mese di giugno. Il primo giugno. Una città tra le più importanti in una California immensa che ha connotati italo – spagnoli. Luoghi molto catalani. E la sua storia racconta simboli di una lingua che ha la Spagna nel cuore. La prima cosa che mi chiedono, prima di entrare nel mio albergo, è se desidero visitare i luoghi del mito di Marilyn. Sono un po’ distratto. Sapevo di entrare nella città del mito ma non pensavo che la mia interprete avesse questa velocità.</p>
<p>Giungo a Los Angeles quasi frastornato. Cambiamenti di orari, turbolenze lungo la rotta, confuso e con le  orecchie che sembrano aver subito un tuffo nell’Oceano. Dico subito: “Certo, sono qui proprio per lei ma ho bisogno di cambiarmi d’abito. Marilyn non avrebbe gradito un ospite vestito senza eleganza. Datemi il tempo di indossare il mio vestito di lino bianco con la camicia verde e poi si parte e a domani pensiamo domani …”. Così siamo tutti contenti.</p>
<p>Qui è nata e morta Marilyn Monroe. Era nata il 1 giugno del 1926. Era un anno più grande di mia madre. Un mito nell’attraversamento delle notti immaginate alla ricerca di un sogno. E Marilyn è stato un sogno. Nel velo della sua gonna bianca alzata dal vento un  eros tutto tuffato in una seduzione capricciosa. Amava e moriva nel caldo torrido di una città che ha finestre aperte sui mediterranei. Ma sì.</p>
<p>Los Angeles non poteva che essere la città di Marilyn. La bionda mediterranea che si è fatta seppellire con la parrucca bionda che portava nel film Gli spostati e vestita con un abitino verde. Il biondo e il verde. Il sole e il mare. Avevo sette anni quando morì Marilyn Monroe.</p>
<p>Eppure ho un ricordo molto lieve. Me la ricordo nelle foto in bianco e nero dei settimanali che non mancavano mai in casa mia. Le prime pagine “sparate” con le immagini che riportano scene dei suoi film. La bellezza che si faceva seduzione. Sì, perché può esserci anche una bellezza che ha la sua sobrietà da statua. Ma Marilyn portava una bellezza sconvolgente. Marilyn era l’attrazione.</p>
<p>Sono trascorse stagioni e gli anni hanno consumato persino le rughe ma il fascino dei ricordi dentro il mistero restano a solcare ancora una leggenda. Meglio così. Era una estate di tanti anni fa e c’era un forte caldo. Allora come ora. La bella dai capelli biondi e dagli occhi penetranti. Il vento tra i suoi capelli e capelli come radici intrecciate nella terra. Chiedeva amore ma l’amore era un incubo. Un sogno vissuto sotto la luna. Una luna sul mare e le vele lontane in un viaggio senza attese.</p>
<p>Forse Marilyn non ha mai atteso. L’attesa non era dentro la sua vita. È morta nel sonno degli dei con la nudità dei silenzi. Già, è stata trovata completamente nuda. Ma la fisicità era uno stile. La sua eleganza negli sguardi tremanti. Diceva spesso: “Sapevo di appartenere al pubblico e al mondo non perchè avessi bellezza o talento, ma perché non ero mai appartenuta a nessuno”.La sua morte resta ancora un mistero? Forse sì o forse no. Ma Marilyn rincorre giovinezza sui prati verdi e tra le stanze della sua villa. Quanti amori e alla fine uno strazio senza più amore. Si raccontano storie e le storie diventano finzioni o illusioni. Il passo è breve. Tra la finzione e l’illusione c’è il sogno: il solo che smette di essere vero. Ma Marilyn è morta. Suicidio? Omicidio? Cosa ha deturpato la sua bellezza?</p>
<p>C’è chi dice che è stato un assassinio con tutte le regole commesso da Cosa Nostra. Ad ucciderla pare che sia stata una supposta contenente un potente narcotico. Il sonno degli dei che corre tra le vene e il sangue è un fiume che crede nell’impossibile. Marilyn dormiva nuda. E’ così che l’hanno trovata. Con gli occhi nella morte e la morte nel cuore. In quell’agosto torrido del 1962. Tra il quattro e il cinque di agosto. Pare che a scoprire il suo corpo inerte sia stata la sua governante.</p>
<p>E poi il medico. La porta era chiusa a chiave. E la chiave? C’è sempre un problema di chiave. Il medico al suo arrivo non fece altro che constatare l’avvenuta morte. Ci fu l’autopsia. Anche questa un mistero. Come tutte le cose di questo mondo quando non si riesce a trovare la chiave, quella giusta, si parla di mistero. Ebbene si. Non guasta questo mistero nella morte di una donna che in vita è stata sempre un mistero. Lasciamola nel suo mistero. Perchè svelarlo?</p>
<p>Era bella in quella allegria che si faceva inquietudine in cui la passione giocava con i giorni e il suo corpo un alito nel tempo che non invecchia. Marilyn non è invecchiata.</p>
<p>Gli incontri, i viaggi, le vacanze dalla parola, i riposi vengono rivissuti con un pathos inarrestabile che è humus del linguaggio. E restano i ricordi – sensazioni che guidano le nostre distrazioni, le nostre smemoratezze. E poi non ricordiamo più perché tutto diventa una sensazione come la musica.</p>
<p>È possibile vedere la musica? Sentiamo e ascoltiamo la musica vivendola, rivivendola e così il tempo che non c’è più noi lo percepiamo nell’alito di quelle alchimie che sono parte integranti della nostra memoria – sogno. Fuori dalla storia perché, in fondo, il tempo non sa che farsene della storia.</p>
<p>La figura di Marilyn diventa la metafora di una giovinezza, di generazioni che hanno sognato con lei il tempo intramontabile e, appunto, gli amori impossibili. La metafora che coniuga l’impareggiabile transito nelle stagioni del tempo con il desiderio di essere catturati e catturare quel destino di continuare ad amare il volto, gli occhi, il corpo di donne per le quali ci siamo sentiti leggeri nelle brughiere o nelle acque tagliate dalle gondole con gondolieri che non si abbandonano alle tristezze ma si lasciano rapire dalle ironie. Questi amori ci lasciano la quieta e la tempesta ed ecco perché continuano ad insistere nella nostra vita – letteratura.</p>
<p>È vero: chi muore giovane il tempo non lo raccoglie. E resta nella sua giovinezza a cantare l’amore e l’inquietudine, l’angoscia e la tristezza, la disperazione e il bisogno di credere ai sogni infiniti e di viverli nella fantasia che chiede sogni e colori.</p>
<p>Il bianco e il rosso erano i suoi colori tanto che sulla sua tomba a Westwood Village Memorial Park Cementery si sono alternati per anni, e forse ancora oggi, fasci di rose rosse e poi rose bianche.</p>
<p>E quel suo sorriso. Marilyn è la giovinezza che resta nel tempo che invecchia e ci invecchia. Ma il suo sorriso sulla sua bocca aveva la carezza della luna. Chi troppo ama troppo perde e i suoi sconvolgimenti si intrecciavano in un tempo che non conosceva quotidiano.</p>
<p>I suoi amori erano le inquietudini. I Kennedy. I fratelli. Tanto si è parlato. Forse adesso fanno girotondo e Marilyn li ha presi per mano per un inarrestabile giro giro girotondo. E con loro c’è pure quel Miller, lo scrittore, il drammaturgo che sposo’ Marilyn nel 1956. E danzano sulla sabbia della luna. Finalmente stanno insieme. Si sono ritrovati per non perdersi più.</p>
<p>Quanti mariti. Almeno tre. Il primo nel 1942. Marilyn aveva soltanto sedici anni. E poi nel 1954 il secondo marito. Era un campione di baseball: Joe Di Maggio. E poi Arthur. Quel Miller già famoso scrittore che tentò di inserire Marilyn nel mondo della cultura ma non ci riuscì. Era fatta di un’altra pasta. Si abbandonava ai sogni, alle fantasie e poi ai sonniferi.</p>
<p>La madre era pazza tanto che al primo matrimonio di Marilyn non le fu concesso di assistere alla cerimonia. Non si seppe mai il nome del padre. La sua paura era quella di fare la fine della signora Gladys Pearl Monroe, cioè la madre di Marilyn.</p>
<p>E poi i suoi desideri si trasformarono in angosce, in inquietudini, in tragedia. C’era sempre una grande inquietudine che covava nel cuore di Marilyn. Una allegria fatta di inquietudine. Come in fondo erano i suoi films. Così anche il suo ultimo film &#8220;Gli spostati&#8221; risalente al 1961, che la vede insieme a Clarke Gable, a Montgomery Clift, a Thelma Ritter. Un film in bianco e nero. Come era stato quello del 1952 dal titolo La tua bocca brucia. Marilyn cominciò la sua carriera posando per un calendario. Le sue foto più belle. La sua giovinezza senza segni. Il segno di un destino. Un viaggio bruciato sull’onda di una grande notorietà. Ma per Marilyn la vita fu passione? O suoi amori furono vera vita?</p>
<p>Mi sono chiesto, spesse volte, se Marilyn non fosse morta come è morta, che cosa sarebbe stato di lei? Sarebbe invecchiata e sul suo viso le tracce del tempo e sulle mani le rughe abbrunate che contano gli anni. Ma così non è stato. E continua a vivere. Con la sua allegria, con la sua calda giovinezza e con gli occhi che guardano il mare.</p>
<p>Con gli occhi belli e disperati che chiedono amore e sono luci in una storia che è divenuta un enigma. Ma senza il mistero, Marilyn sarebbe ancora un mito? Perché continuo a domandami ciò. Perché insisto?</p>
<p>Io sono a Los Angeles per fare altro e non solo per visitare l’America del sogno di Marilyn. Vi ritornerò per il 4 agosto. 1962 l&#8217;anno della sua morte terribile e dolce. &#8220;Verrà la morte e avrà I tuoi occhi&#8230;&#8221;. Agosto&#8230; mese che ricorda la mia infanzia al mare e la scomparsa di Cesare Pavese.  Il mio immenso poeta.</p>
<p>Marylin. Ho negli occhi sempre il suo viso e tra le parole trovo costantemente quelle della mia interprete di origini madrilene: “Qui anche la letteratura porta il nome del mito di Marilyn. Come farà a parlare di letteratura del Mediterraneo senza citare la famosa frase di Marilyn: ‘Perchè non porto biancheria intima? Mi danno così fastidio tutte quelle piegoline’. Lei è uno scrittore e conosce bene le parole ma lei ama la bellezza e i profumi e Marilyn, inconsapevolmente, è anche il suo vocabolario. Le ricordo un altro episodio. Lei in un suo libro cita un profumo. Conoscerà certamente il profumo di Marilyn perché un suo personaggio usa lo stesso profumo di Marilyn, ovvero Chanel n. 5. Marilyn sosteneva che per andare a letto indossa soltanto una goccia di Chanel n. 5. Coincidenze?”</p>
<p>Poi mi guardò e riprese: “Ma so anche che lei non crede alle coincidenze. Non dirò più nulla”. Mi affascina e mi intimidisce sapere che domani dovrò parlare della bellezza nella letteratura nella città di Marilyn. Ho recuperato alcune riflessioni che avevo annotato tra i miei appunti che parlano della bellezza e sapevo, comunque, che giungendo a Los Angeles non mi sarei potuto sottrarre all’alchimia di Marilyn. Trovi foglietti piegati: “Ho sognato la bellezza per lo più a occhi aperti. Ho sognato di diventare tanto bella da far voltare le persone che mi vedevano passare”.</p>
<p>E ancora: “Non voglio essere ricca, voglio essere bellissima”. Ecco perché non smise mai di dire che alla sua morte non doveva mancare il trucco sul suo viso. Aveva timore di invecchiare e di invecchiare cedendo al tempo la sua bellezza.</p>
<p>“Solo gli amori impossibili sono per sempre” scrisse a mo’ di dedica Nantas Salvalaggio al suo libro su Marilyn. Proprio vero. Sottoscrivo, qui da Los Angeles, questa stupenda dedica di uno dei miei pochi amici scrittori al quale ho voluto molto bene.</p>
<p>Resterò a Los Angeles qualche altro giorno per conferenze con gli italiani che vivono qui e per gli americani che hanno desiderio di capire la cultura italiana. Vi ritornerò presto. Qui è nato un mito avvolto tra la bellezza e la morte. Non riesco a ricordare in quale mio romanzo ho citato il profumo di Marilyn. Forse in “Quando fioriscono i rovi”. Già, in quel romanzo in cui la bellezza conosce solo il profumo della giovinezza. Il profumo delle rose rosse e delle rose bianche.</p>
<p>C’è una frase del film &#8220;A qualcuno piace caldo&#8221; del 1959 con Marilyn, Tony Curtis e Jack Lemmon per la regia di Billy Wilder che mi scava nella mente con una impressionante audacia. In un dialogo Zucchero (Marilyn) chiede a Josephine(Tony Curtis) : “Aspetta da molto?” e Josephine risponde: “Non importa quanto si aspetta, ma chi si aspetta”.</p>
<p>Malinconie che ci rapiscono ma che ci fanno fare i conti con noi stessi. E gli amori vissuti e abbandonati, alla fine, ci impongono di fare i conti. Sempre con il tempo. Irraggiungibile come le meteore nelle quali viviamo da giovani. Per uno scrittore diventa sempre più difficile ritrovarsi in questi conti, perché fare i conti, attraverso il racconto e le parole che spingono alla confessione, significa creare uno spazio in quel tempo di ieri e nel tempo della scrittura stessa. Ovvero tra il tempo nel quale si sono vissute le avventure di un esistere e il tempo nel quali ci si trova con le emozioni che dettano, in una indefinibile nostalgia, percorsi di esistenza vissuta.</p>
<p>Non finisce qui il mio viaggio tra le immensità di Los Angeles. Ma resta una città, una grande città. Andare nel tempo dei filamenti sfilacciati è, comunque, restare lungo il fiume della salvezza della memoria. E la letteratura, nella profezia dei solchi traccianti, ci salva perché restituisce brandelli di tempo nell’archetipo delle memorie.</p>
<p>Los Angeles. Marilyn non è soltanto un mito. È emozione. È una giovinezza perduta in un tempo che non tornerà più. Resta tra i miei capelli una goccia di Chanel n. 5. Un profumo che mi accompagna nelle sere di malinconia e di ricordi. Molti anche se cominciano a sfilacciarsi.</p>
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		<title>L’inferno oltre lo schermo e la morte dell’empatia a colpi di clic</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenica Puleio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 05:33:48 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3906.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3906.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3906-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3906-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p>Inquadrature nitide, lo smartphone posizionato con cura, l’orrore registrato in alta definizione. I video ritrovati sul telefono del compagno della madre di Beatrice, la bambina torturata a Imperia, non raccontano solo la follia criminale di un mostro da cortile. Raccontano qualcosa di molto più devastante: la nascita di una nuova specie di spettatori della violenza. Viviamo nell’era della documentazione ossessiva, dove persino l’agonia di un innocente di pochi anni diventa un contenuto da archiviare in galleria, una clip tra una ricetta di cucina e un balletto di tendenza. Il vero fallimento non è solo burocratico, non è la solita colpa da scaricare sui servizi sociali distratti. È il crollo verticale, spaventoso, di ogni forma di allarme sociale e umano dentro le nostre comunità.</p>
<p>Ci siamo ridotti a una massa di sonnambuli capaci di commuoversi solo per le notizie di superficie, quelle confezionate con il filtro giusto per strappare un “like” distratto tra un impegno e l’altro. Oltre il confine del nostro orticello personale c’è il deserto. Siamo diventati guardiani feroci del nostro piccolo benessere privato, mentre intorno le case si trasformano in prigioni di isolamento e violenza silenziosa. Chi viveva accanto a quella porta, chi incontrava quegli sguardi sulle scale, dove guardava? L’indifferenza collettiva è diventata il complice più fedele di ogni orrore domestico. Abbiamo scambiato il “farsi i fatti propri” con il rispetto della privacy, trasformando la codardia in una virtù civile.</p>
<p>La verità è che questo degrado profondo non nasce dal nulla. Lo alimentiamo ogni giorno, diabolicamente, approvando palinsesti televisivi svuotati di ogni senso, programmi spazzatura che campano sulla morbosità e testi musicali infarciti di una rabbia posticcia, dove la donna è un oggetto e la sopraffazione è l’unico status che conta. Consumiamo intrattenimento tossico a colazione, pomeriggi di finta demagogia urlata nei talk show, e poi ci stupiamo se il livello di empatia della società è sceso sotto lo zero. Abbiamo sdoganato il vuoto, lo abbiamo reso redditizio, e adesso ne piangiamo le conseguenze sui tavoli degli obitori.</p>
<p>Per ritrovare la strada non servirà a niente la ragione ostentata, quella sbandierata con i cartelli e i megafoni nelle piazze della domenica pomeriggio, buona solo a raccogliere consenso politico sulla pelle dei più deboli. Non si cura il cancro dell’anima di una nazione con i proclami o chiedendo la forca a favore di telecamera. Ci si salva solo se torniamo a guardare il mondo con occhi disarmati, se recuperiamo il coraggio civile di fare una domanda scomoda al vicino di casa, di non voltarci dall’altra parte quando un pianto attraversa una parete. Se non ritroviamo la capacità di indignarci per davvero, fuori dagli schermi dei nostri telefoni, Beatrice sarà solo l’ennesimo nome da dimenticare entro il prossimo fine settimana. E noi, i complici silenziosi di un’umanità che ha deciso di spegnersi.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
<p>Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/mahavir-shah-32802908/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=8057248">Mahavir Shah</a> da <a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=8057248">Pixabay</a></p>
<p><strong>N.d.R.</strong>: In questo articolo non troverete la fotografia di Beatrice. Non vedrete il suo viso, i suoi occhi, la sua innocenza sbattuta in prima pagina per catturare un briciolo di attenzione in più. La scelta di redazione di non pubblicare la sua immagine non è solo un freddo obbligo deontologico, ma un atto di rispetto profondo dovuto a chi ha già subito l’indicibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/01/linferno-oltre-lo-schermo-e-la-morte-dellempatia-a-colpi-di-clic/">L’inferno oltre lo schermo e la morte dell’empatia a colpi di clic</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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