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	<title>Attualità Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Meglio professionisti  invisibili  che: “non organizzati”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Demetrio Fortunato Crucitti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 18:03:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Convegno dei professionisti non organizzati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4756.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4756.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4756-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4756-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Dal convegno di Palazzo Valentini a Roma emerge il ruolo delle professioni disciplinate dalla Legge 4/2013. Nell&#8217;intervista al presidente del Centro Studi ESSE, Massimo Di Mauro, il valore della formazione&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dal convegno di Palazzo Valentini a Roma emerge il ruolo delle professioni disciplinate dalla Legge 4/2013. Nell&#8217;intervista al presidente del Centro Studi ESSE, Massimo Di Mauro, il valore della formazione continua, della qualità dei servizi e la proposta di superare una definizione normativa ritenuta oggi poco rappresentativa dell&#8217;identità di oltre un milione di professionisti</em></p>
<p><em><strong>Convegno  dei  Professionisti “non organizzati”!<br />
(</strong>Foto per gentile concessione del Comitato Imprenditoriale Europeo)</em></p>
<p><strong>Roma, 20  Luglio 2026</strong> – <strong>Il mese scorso   nella bellissima  sala  del  Consiglio  della  Città Metropolitana di Roma Capitale  (già Provincia di Roma)  di Palazzo Valentini dedicata a Mons. Luigi Di Liero (Fondatore della Caritas Diocesana di Roma)   a due passi  da Piazza Venezia. Nello storico Palazzo Valentini   co-abitano gli Uffici  di un’ altra prestigiosa Istituzione ovvero  la Prefettura della Provincia di Roma.</strong></p>
<p><strong>Come riporta il sito della Presidenza del Consiglio: normattiva.it :  La  </strong>LEGGE 14 gennaio 2013, n. 4 “ Disposizioni in materia di professioni non organizzate”. Pubblicata sulla (GU n.22 del 26-01-2013). Nulla  da eccepire sull’importante  valore della Legge  che nasce per la tutela dei cittadini  per i servizi  svolti  da migliaia di professionisti  che  si sottopongono ad un percorso di qualità che  vede innazitutto il rispetto di un Codice Etico e una Qualificazione delle Competenze di primaria importanza, attraverso la Formazione Continua appunto per mantenere nel tempo  la Qualità del proprio operato.  Il dato certo, fino a questo momento   è la Banca Dati in modalità “Trasparente”  che  è pubblicata dal sito web del Ministero delle Imprese  e del Made Italy  (MIMIT)  che permette di conoscere  subito  il numero delle associazioni professionali. In questa banca dati è possibile consultare l’elenco delle associazioni professionali previsto dalla disciplina che ha riformato le professioni non organizzate in ordini o collegi, totale 445.  E qui scopriamo subito l’arcano la Legge  disciplina  le professioni  che non sono organizzate in ordini o collegi.</p>
<p>Occorrerebbe  trovare  un modo  di chiedere al Ministero di modificare  solo il titolo della Legge  in quanto presentare le professioni come  non organizzate, non credo  che faccia bene all’immagine di tanti professionisti, talvolta anche imprenditori di se stessi, presentarsi come tutelato  da una Legge  che esalta una negatività ( non organizzate), nel testo poi si trova  “ non organizzate in ordini o collegi, ma questo non è sufficiente perché il danno di immagine è già presente  solo nel titolo della Legge). Immagino la perplessità di una stazione appaltante che deve fare un incarico  a chi è disciplinato da una legge  dedicata alle professioni “non organizzate” oggi le parole  sono  importantissime  e  un breve passaggio in aula  permetterebbe  di dare  un valore  semantico al titolo della importante Legge  piu’ consono al rispetto  del significato delle parole e tutto quello che en deriva. Inoltre  manca un dato ufficiale e certificato  di  quanto sono le pofessioniste e i professionisti  si parla  di circa 1.100.000 di persone  che lavorano in questo campo. Nel corso del Convegno  a Palazzo Valentini si sono confrontati diversi professionisti, dalla moda, alla Formazione Continua, dagli Esperti di Intelligenza  Artificiale al Comitato per l’imprenditorialità Europeo, ecc. ecc.</p>
<p><strong>Fin dalla mattina  del 13 giugno la sala  era  già  gremita di partecipanti. Per l’occasione abbiamo  chiesto  al Presidente  del </strong><strong>CENTRO STUDI e FORMAZIONE PROFESSIONALE E.S.S.E. </strong><strong>dott.  Massimo di Mauro a cui si deve  questo importante incontro   di  darci  qualche  elemento di riflessione  sul  convegno dal titolo molto  suggestivo:  DALL’IDEA ALLA REALTA’, nata da una proposta del dott. Giuseppe Palma  che è Presidente  del  Comitato Internazionale Europeo.</strong></p>
<p><strong>Intervista al</strong> Presidente del CENTRO STUDI e FORMAZIONE PROFESSIONALE E.S.S.E.<strong>dott.  Massimo di Mauro</strong></p>
<p><strong>D. Ci vuole  spiegare la  presenza  cosi  numerosa  di partecipanti a questo Vostro convegno sulle  professioni  regolamentate  dalla Legge  4 del 14 gennaio 2013, che risulta  poco conosciuta.</strong></p>
<p>R. “Nel mio intervento ho voluto richiamare l’attenzione su una normativa ancora poco conosciuta ma di straordinaria importanza per il mondo del lavoro e delle professioni: la <strong>Legge 14 gennaio 2013 n. 4</strong>, che disciplina le professioni non organizzate in ordini o collegi. La Legge 4/2013 nasce dal principio che il mercato del lavoro moderno è composto non solo dalle professioni ordinistiche tradizionali, ma anche da migliaia di professionisti che operano in ambiti specialistici innovativi, tecnici, culturali, sociali, sportivi, ambientali, turistici e formativi, per i quali non esiste un ordine professionale. La norma riconosce dignità e valore a queste competenze, tutelando sia i professionisti sia gli utenti dei servizi.  E grazie per aver menzionato il nostro Centro Studi che coinvolge realtà professionali sia  in Italia che all’Estero.”</p>
<p>D. Nel corso  dei vari  interventi  dei numerosi  relatori iscritti a parlare  tutti  hanno avuto un minimo comune denominatore  che  riguardavano elementi  etici  nello svolgere  incarichi e committenze  atte  a far prevalere  l’interesse  pubblico  sia verso  clienti privati ed istituzioni pubbliche, ci vuole spiegare  meglio di cosa si tratta?</p>
<p>R. “La legge si fonda su alcuni principi essenziali: <strong>trasparenza, competenza, aggiornamento professionale, tutela del consumatore e valorizzazione delle competenze</strong>. Non istituisce nuovi albi pubblici né riserve di attività, ma consente ai professionisti di organizzarsi in associazioni professionali che promuovono <strong>standard qualitativi</strong>, <strong>formazione continua</strong>, <strong>codici deontologici</strong> e <strong>strumenti di garanzia per gli utenti</strong>, <strong>gestire registri nazionali pubblici dei professionisti iscritti</strong> e rilasciare Loro una <strong><em>“Attestazione di qualità e qualificazione dei servizi prestati”</em></strong> che provi l’iscrizione al registro stesso.”</p>
<p>D. Ci vuole  spiegare meglio  come  si esplicitano  queste  funzioni  così preziose per gli interessi dei cittadini, delle imprese e delle istituzioni?</p>
<p>R.: “In questo importante  sistema assumono un ruolo centrale le <strong>Forme Aggregative</strong>, ovvero organismi riconosciuti dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) che hanno il compito di coordinare, rappresentare e vigilare sulle associazioni professionali aderenti.”</p>
<p>D.  qual è allora  la missione del Centro Studi ESSE  che  Lei rappresenta?</p>
<p>R.: “In tale contesto opera il <strong>Centro Studi ESSE</strong>, riconosciuto dal MIMIT quale <strong>Forma Aggregativa</strong>ai sensi dell’articolo 3 della Legge 4/2013. Il Centro Studi ESSE svolge una funzione di coordinamento nazionale delle associazioni professionali aggregate, promuovendo la qualificazione delle competenze, la formazione permanente, la diffusione delle buone pratiche professionali e il rispetto delle disposizioni normative previste dalla legge. Attraverso il proprio sistema organizzativo, il Centro Studi ESSE supporta le associazioni professionali nella gestione dei registri professionali, nell’adozione dei codici deontologici, nell’aggiornamento professionale continuo, nella tutela degli utenti (n.d.r.: cittadini, imprese e istituzioni locali e nazionali) e nella corretta applicazione degli obblighi informativi richiesti dalla normativa e dalle Linee Guida Ministeriali.”</p>
<p>D. Qual’ è l’impatto  sociale di tali aggregazioni di professionisti, ci spiegava prima, da non confondere  con gli artigiani e i commercianti, i professionisti  della Legge 4/2013 potrebbero  divenire  soggetti promotori di sviluppo delle persone e dei territori?</p>
<p>R.:  La Legge 4/2013 rappresenta oggi uno strumento strategico per la crescita professionale e occupazionale del Paese, perché consente di trasformare competenze, esperienze e specializzazioni in percorsi professionali riconoscibili, qualificati e trasparenti. In un mercato del lavoro in continua evoluzione, la professionalizzazione delle competenze costituisce un elemento fondamentale per favorire occupazione, qualità dei servizi e sviluppo economico. Il Centro Studi ESSE si propone proprio come punto di riferimento per questo percorso, contribuendo alla valorizzazione delle professioni non ordinistiche, appunto qualificate dalla  Legge 4/2013  e alla costruzione di un sistema professionale moderno, fondato sul merito, sulla formazione continua e sulla qualità delle prestazioni offerte ai cittadini e alle imprese.<br />
Grazie dott. Di Mauro per la sua disponibilità.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-111843" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Screenshot_20260720-152035_Word.jpg" sizes="(max-width: 534px) 100vw, 534px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Screenshot_20260720-152035_Word.jpg 534w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Screenshot_20260720-152035_Word-300x267.jpg 300w" alt="" width="534" height="476" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>A sinistra Massimo di Mauro a destra Michele Roccaro autore  del libro: Metodo di Mare.( foto per gentile concessione di Michele Roccaro)</em></figcaption></figure>
</div>
<p>Nella  mattinata  dello stesso  giorno abbiamo  assistito ad un momento importante  (v. foto) che è quello  del conferimento  di riconoscimenti a  diversi professionisti  riportiamo il momento della premiazione del dott.  Michele Roccaro che opera dalla Sicilia ma attraverso le nuove tecnologie supera abbondantemente  i confini dell’isola  il quale da  ex  sottoufficiale della Marina Militare  ha inteso promuovere attraverso la sua esperienza lavorativa trascorsa  di promuovere  un metodo che ha molto di originalità, creatività, competenza e qualità chiamandolo : “Metodo di Mare”  presentando nella sessione pomeridiana del Convegno alcuni passaggi  soffermandosi  in particolare  sull’importanza della Formazione Continua. Lo stesso autore  è anche Presidente dell’ Associazione Consulenti e Consumatori Digitali, Tecnologici e di Sostenibilità (A.C.D.T.)</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" class="wp-image-111847" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Demetrio-Crucitti-Michele-roccaro-.jpg" sizes="(max-width: 861px) 100vw, 861px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Demetrio-Crucitti-Michele-roccaro-.jpg 861w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Demetrio-Crucitti-Michele-roccaro--300x218.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Demetrio-Crucitti-Michele-roccaro--768x558.jpg 768w" alt="" width="861" height="626" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Da  sinistra Demetrio Crucitti,  Michele Roccaro, mentre  consegna  il libro: “Metodo di Mare”. </em></figcaption></figure>
</div>
<p>Tra  i vari relatori  tutti  professionisti  appartenenti e disciplinati dalla Legge 4 del 2013 ( di cui non riportiamo il nome, perché spero che presto venga cambiato e trovato insieme al Ministero un nuovo titolo) si sono succeduti  professionisti della Moda, della Produzione  Audiovisiva( infatti  nel corso del Convegno è emerso che manca un riconoscimento  professionale per scenografi e registi, media manager, professionisti  dell’Intelligenza Artificiale di cui tanto si sente la necessità per tutelare  cittadini e  istituzioni e imprese  e tra  questi  interessante  è stata la presentazione  curata dal dott. Massimo  Adelardi  che pur essendo un commercialista in fiscalità internazionale  che opera da Tirana (Albania)  e è socio del Comitato Imprenditorialità  Europe  in cui ha  focalizzato  la sua  relazione sull’importanza degli scambi   economici  non solo di prodotti, tra l’Italia e l’Estero  ma anche  scambi e relazioni  tra  professionisti  delle  varie  nazioni di notevole spessore  è stata una disamina  dei balcani ed in particolare  dell’Albania dal 1994 ad oggi.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" class="wp-image-111851" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Screenshot_20260720-152054_Word.jpg" sizes="(max-width: 448px) 100vw, 448px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Screenshot_20260720-152054_Word.jpg 448w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Screenshot_20260720-152054_Word-201x300.jpg 201w" alt="" width="448" height="670" /></figure>
</div>
<p>Auspicio  di tutti i partecipanti e degli organizzatori  è stato quello  di ricercare  forme di  Comunicazione  Esterna  che permettano per il bene dei cittadini  di conoscere, e  oseremmo dire  meglio,  questo “CORPO INTERMEDIO NATIVO DIGITALE”   alla  stessa stregua            delle  Associazioni  dei  Datori di Lavoro e dei Sindacati  facendo uscire  dall’ombra  questi professionisti che  comunque  contribuiscono allo sviluppo socioeconomico dell’Italia  come descritto  dall’art. 3 della  Costituzione Italiana</p>
<p>Frascati  20  Luglio 2026</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full is-resized"><figcaption class="wp-element-caption">Demetrio Fortunato Crucitti</figcaption></figure>
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		<title>Il Quirinale mancato di Paolo Borsellino. Cosa accadde davvero nel 1992</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 22:29:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Borsellino]]></category>
		<category><![CDATA[strage di via D’Amelio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4744.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4744.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4744-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4744-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Nel 34° anniversario della strage di via D’Amelio, torna al centro del dibattito la vicenda del nome di Paolo Borsellino per il Quirinale nel 1992. Esponenti del Movimento Sociale Italiano&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/20/il-quirinale-mancato-di-paolo-borsellino-cosa-accadde-davvero-nel-1992/">Il Quirinale mancato di Paolo Borsellino. Cosa accadde davvero nel 1992</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nel 34° anniversario della strage di via D’Amelio, torna al centro del dibattito la vicenda del nome di Paolo Borsellino per il Quirinale nel 1992. Esponenti del Movimento Sociale Italiano lo indicarono come figura di altissimo profilo morale, ma non fu mai una candidatura ufficiale: è storicamente inesatto sostenere che la sinistra votò contro il magistrato, perché il Parlamento non fu mai chiamato a scegliere sulla sua elezione o sul suo respingimento</em></p>
<p>Oggi, 19 luglio 2026, l’Italia ricorda il 34° anniversario della <strong>strage di via D’Amelio</strong>. Alle <strong>16.58</strong> del <strong>19 luglio 1992</strong>, un’autobomba imbottita di esplosivo <strong>uccise</strong> il magistrato <strong>Paolo Borsellino</strong> e gli <strong>agenti </strong>della scorta <strong>Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina </strong>e <strong>Claudio Traina</strong>.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-111819" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Borsellino_e_scorta.jpg" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Borsellino_e_scorta.jpg 400w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Borsellino_e_scorta-300x257.jpg 300w" alt="" width="400" height="343" /></figure>
</div>
<p>Nel ricordo di quel sacrificio, appare doveroso ricostruire con rigore storico anche una vicenda che continua a suscitare dibattito. Ovvero quella del nome di Paolo Borsellino accostato alla <strong>Presidenza della Repubblica</strong> durante l’elezione del Capo dello Stato del <strong>1992</strong>.</p>
<p>La <strong>primavera del 1992</strong> rappresenta uno dei passaggi più drammatici e complessi della storia della Repubblica italiana. Il Paese era attraversato da una crisi politica senza precedenti, mentre le inchieste di <strong>Mani Pulite </strong>stavano incrinando gli equilibri della cosiddetta Prima Repubblica. Sullo sfondo si consumava la violenta offensiva di <strong>Cosa Nostra contro lo Stato</strong>, destinata a segnare per sempre la storia italiana.<br />
Il <strong>28 aprile 1992</strong>, il Presidente della Repubblica <strong>Francesco Cossiga</strong> rassegnò le dimissioni con circa due mesi di anticipo rispetto alla naturale scadenza del mandato. Il <strong>Parlamento fu quindi convocato</strong> <strong>per eleggere il nuovo Capo dello Stato</strong> a partire dal <strong>13 maggio</strong>.<br />
In quel momento il <strong>Paese era ancora retto</strong> dal settimo Governo <strong>Giulio Andreotti,</strong> rimasto in carica per il disbrigo degli affari correnti dopo le elezioni politiche del 5 e 6 aprile 1992. Soltanto il <strong>28 giugno 1992</strong> sarebbe nato il <strong>primo Governo guidato da Giuliano Amato.</strong><br />
Lo scenario politico era quello della fase conclusiva della Prima Repubblica. <strong>Alla guida della Democrazia Cristiana</strong> vi era <strong>Arnaldo Forlani</strong>; il <strong>Partito Democratico della Sinistra</strong> (PDS) era guidato da <strong>Achille Occhetto;</strong> il <strong>Partito Socialista Italiano</strong> (PSI) aveva come segretario <strong>Bettino Craxi; </strong>il <strong>Partito Repubblicano Italiano</strong> (PRI) era guidato da <strong>Giorgio La Malfa</strong>; la <strong>Lega Nord</strong> era guidata da <strong>Umberto Bossi</strong>, mentre il <strong>Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale</strong> (MSI-DN) aveva come segretario nazionale <strong>Gianfranco Fini</strong>, eletto alla guida del partito nel 1991.<br />
<strong>L’elezione del Presidente della Repubblica</strong> si presentò sin dall’inizio <strong>particolarmente difficile</strong>. Le principali forze parlamentari non riuscivano a trovare un’intesa su un candidato condiviso e le votazioni si susseguivano senza esito.</p>
<p>Il <strong>23 maggio 1992</strong>, durante lo svolgimento delle votazioni per il Quirinale, il <strong>Paese fu sconvolto dalla strage di Capac</strong>i.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-111821" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Falcone-morvillo-scorta-capaci-strage-819x1024.jpg" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Falcone-morvillo-scorta-capaci-strage-819x1024.jpg 819w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Falcone-morvillo-scorta-capaci-strage-240x300.jpg 240w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Falcone-morvillo-scorta-capaci-strage-768x960.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Falcone-morvillo-scorta-capaci-strage.jpg 960w" alt="" width="819" height="1024" /></figure>
</div>
<p>Nell’attentato mafioso persero la vita il giudice <strong>Giovanni Falcone</strong>, la moglie <strong>Francesca Morvillo</strong> e gli <strong>agenti</strong> della scorta <strong>Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.</strong><br />
Fu in<strong> quel clima</strong> di profonda commozione nazionale che il nome del giudice <strong>Paolo Borsellino,</strong> Procuratore aggiunto della Repubblica a Palermo e <strong>protagonista, insieme a Falcone</strong>, della <strong>stagione del pool antimafia</strong>, iniziò a circolare anche nel <strong>dibattito politico.</strong><br />
<strong>Esponenti del Movimento Sociale Italiano, </strong>guidato da <strong>Gianfranco Fini,</strong> indicarono pubblicamente Borsellino come personalità capace di rappresentare lo Stato nel momento più difficile della sua storia repubblicana. Il riferimento al magistrato intendeva riconoscere il prestigio morale e istituzionale acquisito nella lotta contro Cosa Nostra.<br />
È proprio su questo passaggio che, negli anni successivi, si sono sviluppate <strong>ricostruzioni spesso imprecise.</strong><br />
Dal punto di vista storico e parlamentare, Paolo<strong>Borsellino non fu mai candidato</strong> <strong>ufficialmente</strong>alla <strong>Presidenza della Repubblica</strong>. Nessun accordo tra le forze politiche portò alla formalizzazione della sua candidatura e il suo nome non entrò mai tra quelli realmente oggetto della trattativa che avrebbe condotto all’elezione del Capo dello Stato.<br />
Di conseguenza, <strong>è storicamente inesatto </strong>s<strong>ostenere che la sinistra votò contro</strong> Paolo Borsellino. Non vi fu alcun manifesto dissenso nè alcuna votazione nella quale il Parlamento fosse chiamato a scegliere se eleggere o respingere il magistrato palermitano. L’indicazione proveniente da esponenti del MSI rimase una proposta di carattere politico senza trasformarsi in una candidatura ufficiale sottoposta al voto dell’Assemblea.<br />
<strong>Dopo la strage di Capaci</strong> maturò invece una convergenza sempre più ampia sul nome di <strong>Oscar Luigi Scalfaro</strong>, allora Presidente della Camera dei deputati. La necessità di offrire rapidamente al Paese una guida istituzionale condivisa convinse gran parte delle forze parlamentari a superare le divisioni dei giorni precedenti.<br />
Il <strong>25 maggio 1992</strong>, al sedicesimo scrutinio, Oscar Luigi Scalfaro fu eletto Presidente della Repubblica con <strong>672</strong> <strong>voti</strong>, raccogliendo un consenso trasversale che coinvolse la Democrazia Cristiana, il Partito Democratico della Sinistra, il Partito Socialista Italiano e numerose altre componenti parlamentari.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-23509" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/483borsellinofalcone.jpg" sizes="(max-width: 478px) 100vw, 478px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/483borsellinofalcone.jpg 478w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/01/483borsellinofalcone-300x169.jpg 300w" alt="" width="478" height="270" /><figcaption class="wp-element-caption">I magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino</figcaption></figure>
</div>
<p><strong>Meno di due mesi dopo, il 19 luglio 1992, </strong>anche <strong>Paolo Borsellino </strong>sarebbe caduto sotto i colpi di <strong>Cosa Nostra</strong> nella <strong>strage di via D’Amelio</strong>, insieme agli <strong>agenti</strong> della scorta <strong>Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.</strong></p>
<p><strong>Nel trentaquattresimo anniversario della strage di via D’Amelio</strong>, la <strong>documentazione parlamentar</strong>e e le <strong>cronache dell’epoca </strong>consentono di distinguere con chiarezza tra il valore che il nome di Paolo Borsellino assunse in quei giorni drammatici e l’effettivo svolgimento della vicenda istituzionale. Il <strong>magistrato ribadiamo fu indicato da esponenti del Movimento Sociale</strong><strong>Italiano</strong> come figura esemplare dello Stato, ma quella proposta non si tradusse mai in una candidatura formalmente sostenuta dal Parlamento. Per questo motivo <strong>non esiste alcun riscontro storico</strong> alla tesi secondo cui la <strong>sinistra avrebbe dissentito</strong> e votato contro la sua elezione al Quirinale.<br />
Ma la figura del giudice Paolo Borsellino e il proprio sacrificio continuerà ad incarnare il patrimonio dell’intera Repubblica a a restare indissolubilmente tra le figure più alte della legalità e della lotta dello Stato contro la mafia.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<div class="mh-meta entry-meta"></div>
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		<title>La memoria che ci impedisce di fuggire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 12:49:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[19 luglio Paolo Borsellino]]></category>
		<category><![CDATA[Agostino Catalano]]></category>
		<category><![CDATA[Emanuela Loi]]></category>
		<category><![CDATA[Lotta alla mafia]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[strage di via D’Amelio]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Li Muli]]></category>
		<category><![CDATA[Walter Eddie Cosina e Claudio Traina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/damelio-678x381-1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/damelio-678x381-1.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/damelio-678x381-1-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/damelio-678x381-1-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Paolo Borsellino. Agostino Catalano. Emanuela Loi. Vincenzo Li Muli. Walter Eddie Cosina. Claudio Traina. Prima ancora che nomi da ricordare, sono vite che continuano a chiedere a ciascuno di noi&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/19/la-memoria-che-ci-impedisce-di-fuggire/">La memoria che ci impedisce di fuggire</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/damelio-678x381-1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/damelio-678x381-1.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/damelio-678x381-1-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/damelio-678x381-1-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Paolo Borsellino. Agostino Catalano. Emanuela Loi. Vincenzo Li Muli. Walter Eddie Cosina. Claudio Traina. Prima ancora che nomi da ricordare, sono vite che continuano a chiedere a ciascuno di noi di non fuggire davanti alle responsabilità della propria coscienza</em></p>
<header class="pip-editoriale-header">
<div class="pip-kicker"><span style="letter-spacing: 0px;"> </span><span style="font-family: Raleway, sans-serif; font-size: 24px; font-weight: bold; letter-spacing: 0px;"> </span><span style="font-weight: bold; letter-spacing: 0px;">di Francesco Mazzarella </span></div>
</header>
<p class="pip-dropcap">Ci sono parole che raccontano il nostro tempo.</p>
<div class="pip-word-box">
<p>Velocità.</p>
<p>Prestazione.</p>
<p>Efficienza.</p>
<p>Sicurezza.</p>
</div>
<p>E poi ce n’è una che, forse più di tutte, sembra guidare molte delle nostre scelte senza che ce ne accorgiamo.</p>
<p><strong>Evitare.</strong></p>
<p>Evitare un conflitto.</p>
<p>Evitare una responsabilità.</p>
<p>Evitare una scelta difficile.</p>
<p>Evitare una verità che potrebbe metterci in discussione.</p>
<p>Evitare una relazione quando diventa faticosa.</p>
<p>Evitare tutto ciò che ci espone, che ci rende vulnerabili, che ci obbliga a prendere posizione.</p>
<p>È umano.</p>
<p>La paura appartiene alla vita di ciascuno di noi.</p>
<p>Il problema nasce quando non è più la nostra coscienza a guidare le scelte, ma la paura.</p>
<p>Per questo il 19 luglio non dovrebbe essere soltanto una data da ricordare.</p>
<p>Dovrebbe diventare una domanda.</p>
<div class="pip-question">Che cosa siamo disposti ad abitare pur di non tradire ciò in cui crediamo?</div>
<h2 class="pip-section-title">Sei vite, non una formula</h2>
<p>Il 19 luglio 1992, in via Mariano D’Amelio a Palermo, un’autobomba uccise il magistrato Paolo Borsellino e cinque agenti della Polizia di Stato che avevano il compito di proteggerlo.</p>
<div class="pip-names">
<p>Paolo Borsellino.</p>
<p>Agostino Catalano.</p>
<p>Emanuela Loi.</p>
<p>Vincenzo Li Muli.</p>
<p>Walter Eddie Cosina.</p>
<p>Claudio Traina.</p>
</div>
<p>Li ricordiamo spesso attraverso l’espressione «Paolo Borsellino e la sua scorta».</p>
<p>È una definizione corretta.</p>
<p>Ma non è sufficiente.</p>
<p>Perché quelle cinque persone non erano uno sfondo, una funzione o una presenza indistinta.</p>
<p>Erano uomini e una donna.</p>
<p>Avevano famiglie, affetti, progetti, responsabilità e paure.</p>
<p>Conoscevano il rischio che stavano vivendo.</p>
<p>Eppure continuarono a svolgere il proprio dovere.</p>
<p>Non perché fossero incoscienti.</p>
<p>Non perché cercassero il pericolo.</p>
<p>Ma perché avevano scelto di non lasciare che fosse la paura a decidere al loro posto.</p>
<div class="pip-callout">Non morirono perché cercavano il rischio. Morirono mentre abitavano la responsabilità che avevano scelto di assumere.</div>
<h2 class="pip-section-title">Abitare il rischio</h2>
<p>Ed è qui che la loro storia smette di appartenere soltanto alla lotta contro la mafia.</p>
<p>Diventa una domanda rivolta a ciascuno di noi.</p>
<p>Oggi quasi nessuno è chiamato ad affrontare il rischio che affrontarono Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.</p>
<p>Sarebbe ingiusto e retorico paragonare le nostre difficoltà quotidiane alla minaccia concreta che accompagnava le loro vite.</p>
<p>Ma ciascuno di noi incontra situazioni nelle quali deve scegliere se abitare una responsabilità oppure fuggirla.</p>
<div class="pip-risk-list">
<ul>
<li>Il rischio di dire una verità che potrebbe costarci qualcosa.</li>
<li>Il rischio di denunciare un’ingiustizia.</li>
<li>Il rischio di educare senza scegliere la strada più facile.</li>
<li>Il rischio di restare fedeli ai propri valori quando sarebbe più conveniente voltarsi dall’altra parte.</li>
<li>Il rischio di costruire relazioni autentiche invece di rifugiarsi nell’indifferenza.</li>
<li>Il rischio di servire il bene comune anche quando nessuno applaude.</li>
</ul>
</div>
<p>Abitare il rischio non significa cercare il pericolo.</p>
<p>Non significa esaltare il sacrificio o negare il valore della prudenza.</p>
<p>Significa non permettere che la ricerca della sicurezza diventi una rinuncia alla verità, alla responsabilità e alla propria coscienza.</p>
<h2 class="pip-section-title">La cultura della paura</h2>
<p>La mafia, prima ancora di essere un’organizzazione criminale, è anche una cultura della paura.</p>
<p>Vive del silenzio.</p>
<p>Cresce nell’indifferenza.</p>
<p>Si rafforza quando le persone rinunciano a parlare, a denunciare, a scegliere e a esporsi.</p>
<p>Per questo la legalità non nasce soltanto nelle aule dei tribunali.</p>
<p>Nasce nelle coscienze.</p>
<p>Nasce ogni volta che qualcuno decide di non vendere la propria libertà per un po’ di tranquillità.</p>
<p>Nasce quando un cittadino rifiuta un favore illegittimo.</p>
<p>Quando un imprenditore denuncia una richiesta estorsiva.</p>
<p>Quando un dipendente non accetta una pratica scorretta.</p>
<p>Quando un educatore insegna che il rispetto delle regole non è debolezza, ma protezione della dignità di tutti.</p>
<p>Quando una comunità sceglie di non lasciare solo chi ha avuto il coraggio di parlare.</p>
<div class="pip-callout">Una società non perde la propria libertà soltanto quando il male diventa più forte. La perde quando le persone perbene smettono di abitare il rischio della responsabilità.</div>
<h2 class="pip-section-title">Il rischio di trasformarli in eroi irraggiungibili</h2>
<p>Ricordare queste sei vite non significa trasformarle in figure lontane, immobili e irraggiungibili.</p>
<p>L’eroismo, quando viene collocato troppo in alto, rischia di diventare una giustificazione per la nostra immobilità.</p>
<p>Ci convince che quelle scelte appartengano soltanto a persone straordinarie e che, proprio per questo, non abbiano nulla da chiedere alla nostra vita.</p>
<p>Ma la loro testimonianza ci riguarda.</p>
<p>Non perché tutti siamo chiamati agli stessi gesti.</p>
<p>Non perché ogni scelta quotidiana possa essere paragonata al rischio che essi affrontarono.</p>
<p>Ci riguarda perché tutti siamo chiamati a scegliere se lasciare che sia la paura o la coscienza a indicare la direzione.</p>
<h2 class="pip-section-title">La memoria come scelta presente</h2>
<p>La memoria, allora, non è un esercizio rivolto soltanto al passato.</p>
<p>È una responsabilità che riguarda il presente.</p>
<p>Una corona di fiori, un minuto di silenzio, una fotografia o una commemorazione hanno valore se ci aiutano a riconoscere la domanda che quelle vite continuano a rivolgerci.</p>
<div class="pip-question">Qual è il rischio che oggi sto evitando per paura di assumermi una responsabilità?</div>
<p>Forse il modo più autentico per onorare Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina non è limitarsi a deporre un fiore o condividere una loro fotografia.</p>
<p>È scegliere, nelle nostre vite, di non lasciare che sia la paura a decidere chi vogliamo essere.</p>
<p>Di non fuggire ogni volta che la verità costa.</p>
<p>Di non arretrare quando il bene comune chiede il nostro contributo.</p>
<p>Di non lasciare solo chi si espone per difendere la legalità, la dignità e la giustizia.</p>
<div class="pip-final">
<p>Il coraggio non consiste nel non avere paura.</p>
<p>Consiste nel decidere che esiste qualcosa che vale più della paura stessa.</p>
<p>È questa la memoria che non ci permette di celebrare e poi fuggire.</p>
<p>La memoria che ci chiede di restare davanti alle cose difficili e di abitare, ogni giorno, il rischio della responsabilità.</p>
</div>
<div class="pip-note"><strong>Nota redazionale:</strong> questo testo è un editoriale di riflessione civile. I riferimenti alla strage di via D’Amelio, alla data e alle persone uccise sono distinti dalle valutazioni dell’autore sul significato contemporaneo della memoria, del coraggio e della responsabilità. L’espressione «abitare il rischio» non intende esaltare il pericolo o il sacrificio, ma indicare la scelta di non sottrarsi alle proprie responsabilità per paura o convenienza.</div>
<section class="pip-sources">
<h3>FONTI UFFICIALI</h3>
<ul>
<li>Polizia di Stato, ricordo della strage di via D’Amelio e dei cinque poliziotti uccisi insieme a Paolo Borsellino: <a href="https://www.poliziadistato.it/articolo/la-polizia-ricorda-i-caduti-della-strage-di-via-d-amelio" target="_blank" rel="noopener noreferrer">poliziadistato.it</a></li>
<li>Polizia di Stato, ricostruzione della strage del 19 luglio 1992 e memoria delle vittime: <a href="https://www.poliziadistato.it/articolo/via-d-amelio--una-strage-mai-dimenticata" target="_blank" rel="noopener noreferrer">poliziadistato.it</a></li>
<li>Senato della Repubblica, ricordo di Paolo Borsellino e degli agenti Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina: <a href="https://www.senato.it/presidente/discorsi/ricordo-di-paolo-borsellino-e-degli-agenti-della-scorta" target="_blank" rel="noopener noreferrer">senato.it</a></li>
<li>Presidenza della Repubblica, dichiarazione del Presidente della Repubblica in memoria delle vittime della strage di via D’Amelio:<a href="https://www.quirinale.it/elementi/59130" target="_blank" rel="noopener noreferrer">quirinale.it</a></li>
</ul>
</section>
<div class="pip-copyright">@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</div>
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		<item>
		<title>Quando cambiano le regole del voto, cambia anche il rapporto tra cittadini e democrazia?</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/15/quando-cambiano-le-regole-del-voto-cambia-anche-il-rapporto-tra-cittadini-e-democrazia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=quando-cambiano-le-regole-del-voto-cambia-anche-il-rapporto-tra-cittadini-e-democrazia</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 15:48:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="450" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/cover-sistema-elettorale-e1784130491902.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p>
<p>Ogni riforma elettorale modifica un sistema di regole. Ma prima ancora interroga qualcosa di più profondo: la fiducia con cui un cittadino affida la propria voce alla democrazia è un&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/15/quando-cambiano-le-regole-del-voto-cambia-anche-il-rapporto-tra-cittadini-e-democrazia/">Quando cambiano le regole del voto, cambia anche il rapporto tra cittadini e democrazia?</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="450" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/cover-sistema-elettorale-e1784130491902.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p><p><em>Ogni riforma elettorale modifica un sistema di regole. Ma prima ancora interroga qualcosa di più profondo: la fiducia con cui un cittadino affida la propria voce alla democrazia</em></p>
<p class="pip-dropcap">è un gesto che, a forza di ripetersi, rischia di sembrarci normale.</p>
<div class="pip-gesture-box">
<p>Entrare in una cabina elettorale.</p>
<p>Ricevere una scheda.</p>
<p>Prendere una matita.</p>
<p>Tracciare un segno.</p>
<p>Ripiegare il foglio.</p>
<p>Inserirlo nell’urna.</p>
</div>
<p>Dura pochi secondi.</p>
<p>Eppure, dentro quel gesto silenzioso, vive uno dei rapporti più delicati della vita democratica.</p>
<p>È il momento in cui un cittadino sceglie di fidarsi.</p>
<p>Di credere che quella piccola croce, apparentemente uguale a milioni di altre, abbia ancora la capacità di incidere sul futuro della comunità.</p>
<p>Per questo, quando il Parlamento discute una nuova legge elettorale, non modifica soltanto un insieme di norme.</p>
<p>Interviene sul modo in cui una società vive il rapporto tra rappresentanza, istituzioni e partecipazione.</p>
<p>Il confronto politico torna periodicamente ad accendersi attorno alle regole del voto. Si discute di preferenze, collegi, soglie di accesso, premi di maggioranza e sistemi di rappresentanza.</p>
<p>È un confronto legittimo e necessario.</p>
<div class="pip-question-box">Che cosa accade al rapporto tra cittadini e democrazia quando cambiano le regole del voto?</div>
<h2 class="pip-section-title">La fiducia è la prima istituzione democratica</h2>
<p>Ogni sistema elettorale cerca un equilibrio tra due esigenze.</p>
<p>Garantire governi capaci di decidere.</p>
<p>Rappresentare la pluralità del Paese.</p>
<p>Non esiste una formula perfetta.</p>
<p>Ed è giusto che il Parlamento discuta quale sia la più adatta.</p>
<p>Ma la qualità di una legge elettorale non dipende soltanto dalla sua efficacia tecnica.</p>
<p>Dipende anche dalla fiducia che riesce a generare.</p>
<p>Le istituzioni non vivono soltanto di norme.</p>
<p>Vivono della credibilità che i cittadini riconoscono loro.</p>
<p>Quando le regole vengono spiegate con trasparenza e percepite come orientate al bene comune, la fiducia cresce.</p>
<p>Quando invece sembrano rispondere soprattutto alle convenienze del momento, il rischio non è soltanto politico.</p>
<p>È relazionale.</p>
<p>Perché si incrina il legame tra chi rappresenta e chi è rappresentato.</p>
<div class="pip-callout">Le regole del voto non distribuiscono soltanto seggi. Distribuiscono fiducia, responsabilità e possibilità di sentirsi parte della stessa comunità democratica.</div>
<h2 class="pip-section-title">C’è una frase che dovrebbe preoccuparci</h2>
<p>Ogni tornata elettorale ci consegna dati sull’affluenza.</p>
<p>Ma il dato più significativo non è sempre una percentuale.</p>
<p>È una frase.</p>
<p>Una frase pronunciata sempre più spesso senza rabbia, quasi con rassegnazione.</p>
<div class="pip-quote">
<p>«Tanto non cambia niente.»</p>
</div>
<p>È una frase semplice.</p>
<p>Ma racconta una frattura profonda.</p>
<p>Una democrazia non entra in crisi quando cambia governo.</p>
<p>Entra in crisi quando aumenta il numero di persone convinte che partecipare non serva più.</p>
<p>L’astensione ha molte cause.</p>
<p>Ma una di esse è la sensazione che il proprio voto conti sempre meno.</p>
<p>Ed è una sensazione che nessuna riforma potrà cancellare se non sarà accompagnata da un autentico recupero di fiducia.</p>
<h2 class="pip-section-title">Le regole sono ponti</h2>
<p>Una legge elettorale assomiglia a un ponte.</p>
<p>Non decide la direzione di un Paese.</p>
<p>Permette ai cittadini di raggiungere insieme le proprie istituzioni.</p>
<p>Un ponte è sicuro quando chi lo attraversa si fida.</p>
<p>Anche la democrazia funziona così.</p>
<p>Le regole non devono essere amate da tutti.</p>
<p>Devono essere riconosciute come giuste dalla maggioranza dei cittadini, anche da chi perderà le elezioni.</p>
<p>È questa la forza delle istituzioni democratiche.</p>
<p>Non l’unanimità.</p>
<p>La fiducia nelle regole condivise.</p>
<h2 class="pip-section-title">La vera riforma</h2>
<p>Forse la domanda decisiva non è quale legge elettorale favorisca un partito o una coalizione.</p>
<p>La domanda è un’altra.</p>
<p>Quando un ragazzo voterà per la prima volta, entrerà nella cabina elettorale pensando:</p>
<div class="pip-quote">
<p>«La mia voce conta davvero.»</p>
</div>
<p>Oppure penserà:</p>
<div class="pip-quote">
<p>«Hanno già deciso tutto.»</p>
</div>
<p>Tra queste due convinzioni passa molta più democrazia di quanta ne possa contenere qualsiasi legge elettorale.</p>
<p>Perché il voto non è soltanto un diritto.</p>
<p>È una relazione di fiducia.</p>
<p>E ogni volta che quella fiducia si indebolisce, non perde qualcosa soltanto la politica.</p>
<p>Perde qualcosa l’intera comunità.</p>
<div class="pip-final">
<p>La qualità di una democrazia non dipende soltanto dalle sue leggi.</p>
<p>Dipende dalla convinzione, che ogni cittadino dovrebbe poter conservare, che la propria voce abbia ancora il potere di contribuire al futuro comune.</p>
</div>
<div class="pip-note"><strong>Nota redazionale:</strong> questo testo è un editoriale. I riferimenti al dibattito sulla riforma della legge elettorale sono distinti dalle riflessioni dell’autore sul rapporto tra voto, fiducia, rappresentanza e partecipazione democratica. Le valutazioni espresse non intendono sostenere una specifica proposta politica, ma interrogare gli effetti che il cambiamento delle regole elettorali puo produrre nel rapporto tra cittadini e istituzioni.</div>
<section class="pip-sources">
<h3>Fonti ufficiali</h3>
<ul>
<li>Camera dei deputati, Commissione Affari costituzionali, resoconti dell’esame della proposta di riforma della legge elettorale: <a href="https://documenti.camera.it/apps/commonServices/getDocumento.ashx?ancora=data.20260604.com01.bollettino.sede00010.tit00010.int00010&amp;anno=2026&amp;giorno=04&amp;idCommissione=01&amp;idLegislatura=19&amp;mese=06&amp;pagina=&amp;sezione=bollettini&amp;tipoDoc=comunicato" target="_blank" rel="noopener noreferrer">documenti.camera.it</a></li>
<li>Camera dei deputati, Commissione Affari costituzionali, resoconto del 27 maggio 2026 relativo al confronto sulla nuova disciplina elettorale: <a href="https://documenti.camera.it/apps/commonServices/getDocumento.ashx?ancora=data.20260527.com01.bollettino.sede00020.tit00010.int00030&amp;anno=2026&amp;giorno=27&amp;idCommissione=01&amp;idLegislatura=19&amp;mese=05&amp;pagina=&amp;sezione=bollettini&amp;tipoDoc=comunicato" target="_blank" rel="noopener noreferrer">documenti.camera.it</a></li>
<li>Senato della Repubblica, Atto Senato n. 1822, modifiche alle norme per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica: <a href="https://www.senato.it/leggi-e-documenti/disegni-di-legge/scheda-ddl?did=59945&amp;tab=datiGenerali" target="_blank" rel="noopener noreferrer">senato.it</a></li>
<li>Costituzione della Repubblica Italiana, articolo 48, sul diritto di voto personale, eguale, libero e segreto: <a href="https://www.senato.it/istituzione/la-costituzione/parte-i/titolo-iv/articolo-48" target="_blank" rel="noopener noreferrer">senato.it</a></li>
</ul>
</section>
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		<title>Farmacie, Giorlandino (UAP): «Le farmacie attraggono i capitali perché il sistema le ha trasformate in un business protetto»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 04:42:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Scenari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1179" height="1118" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/77579aa5-43a3-4e64-9f0b-963b1282eaf0.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/77579aa5-43a3-4e64-9f0b-963b1282eaf0.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/77579aa5-43a3-4e64-9f0b-963b1282eaf0-300x284.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/77579aa5-43a3-4e64-9f0b-963b1282eaf0-1024x971.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/77579aa5-43a3-4e64-9f0b-963b1282eaf0-768x728.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/77579aa5-43a3-4e64-9f0b-963b1282eaf0-1170x1109.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/77579aa5-43a3-4e64-9f0b-963b1282eaf0-585x555.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p>L’allarme di Federfarma sul rischio che le farmacie italiane finiscano nelle mani di pochi grandi operatori finanziari è legittimo. Ma occorre chiedersi chi abbia reso il settore così appetibile”. Lo&#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Lo afferma <strong>Mariastella Giorlandino, Presidente di UAP – Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Privata</strong>.</p>
<p class="wp-block-paragraph">“Negli ultimi anni la politica ha ampliato funzioni, ricavi e prospettive economiche delle farmacie. Ha aumentato il peso delle quote fisse nella remunerazione dei medicinali a carico del Servizio sanitario nazionale e ha autorizzato l’espansione della farmacia dei servizi, affidandole ECG, Holter, test, telemonitoraggio e altre prestazioni sanitarie”, con requisiti “ridotti” ed anche a carico del SSN.</p>
<p class="wp-block-paragraph">“Il risultato era prevedibile: una rete capillare, protetta da barriere all’ingresso, alimentata da risorse pubbliche e destinataria di nuove attività diventa inevitabilmente interessante per fondi e grandi catene. Verrebbe da dire, parafrasando James Carville: <strong>That’s the economy, baby. È il mercato, bellezza. E quel mercato lo avete costruito voi</strong>”.</p>
<p class="wp-block-paragraph">Secondo Giorlandino, ridurre i limiti alle concentrazioni può essere opportuno, ma significa intervenire sugli effetti senza rimuovere le cause.</p>
<p class="wp-block-paragraph">“Prima si aumenta la redditività del farmaco convenzionato, poi si finanziano nuovi servizi sanitari e si lasciano attenuati o indefiniti alcuni requisiti. Infine, ci si sorprende dell’arrivo degli investitori. È come chiudere il cancello dopo avere illuminato la strada e apparecchiato il banchetto”.</p>
<p class="wp-block-paragraph">UAP richiama soprattutto il rischio di un doppio standard: “Un ECG non diventa meno sanitario perché viene eseguito in farmacia. Ambulatori, laboratori e poliambulatori devono rispettare requisiti strutturali, organizzativi e tecnologici rigorosi, autorizzazioni, controlli, obblighi sul Fascicolo sanitario elettronico, protezione dei dati, cybersicurezza e gestione dei rifiuti sanitari. Le stesse prestazioni non possono essere sottoposte a regole più leggere soltanto perché svolte in farmacia”.</p>
<p class="wp-block-paragraph">“La vera questione non è difendere il piccolo farmacista contro il grande fondo, ma decidere che cosa debba essere una farmacia. Se è un presidio sanitario, deve rispettare integralmente le regole della sanità. Se invece è una piattaforma commerciale finanziata anche con risorse pubbliche, non ci si può scandalizzare quando il mercato ne calcola il rendimento”.</p>
<p class="wp-block-paragraph">“<strong>Non si può usare il denaro dei contribuenti per costruire un business protetto e poi lamentarsi se quel business attira i capitali. La prossimità è un valore, ma senza parità di regole rischia di diventare soltanto il nome rassicurante di una grande operazione economica</strong>”.</p>
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		<title>LA SCOMPARSA DI PEPPINO DI CAPRI. L’ELEGANZA CHE RESTA CANZONE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 08:16:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Peppino di Capri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/peppino.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/peppino.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/peppino-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>&#8230;E un ricordo in un terrazzo sul mare greco Pierfranco Bruni  &#160; In una intervista del 2018 aveva detto: &#8220;Tra noi isolani e il resto del mondo c&#8217;è sempre un&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/11/la-scomparsa-di-peppino-di-capri-leleganza-che-resta-canzone/">LA SCOMPARSA DI PEPPINO DI CAPRI. L’ELEGANZA CHE RESTA CANZONE</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>&#8230;E un ricordo in un terrazzo sul mare greco</p></blockquote>
<p><strong>Pierfranco Bruni </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In una intervista del 2018 aveva detto: &#8220;Tra noi isolani e il resto del mondo c&#8217;è sempre un elemento di ingovernabilità, che consiste nell&#8217;irriducibilità del mare. Nessuno su un&#8217;isola è mai davvero padrone del suo tempo. Ma, sulla bilancia, gli aspetti positivi prevalgono. Le negatività si smaltiscono. Capri distrae&#8221;. È scomparso Peppino di Capri.<br />
Un cantante nel &#8220;mestiere&#8221; tra musica e parola. Un linguaggio nel ritmo della vita perché quando una voce attraversa sessant’anni senza mau cadute fi stile e di eleganza, non è soltanto carriera. È destino.<br />
Peppino Di Capri non “se ne va”.  Ma resterà srmpre perché le icone vere non appartengono al tempo: lo attraversano. Restano un immaginario per chi lo ho amato e conosciuto. Giuseppe Faiella era nato a Capri il 1939. Un ragazzo con il piano e il mare negli occhi.  Da lì è partito e non è più tornato indietro. Ha portato l’isola nel mondo, e il mondo sull’isola.  Ha fatto ballare padri, figli e nipoti. Con la stessa misura. Con lo stesso garbo. L’ho conosciuto in una serata di concerto a Campomarino insieme al mio fraterno Tonino Filonena. Nel segno del Mediterraneo. Con serata a cena in in terrazzo sul mare greco.<br />
Peppino è uno stile prima ancora che voce. L’eleganza, in lui, non è mai un abito. È etica.  È il modo di entrare sul palco senza chiedere. Di cantare senza strafare.  Di cantare raccontando amori. Di tenere il microfono come si tiene una promessa con fermezza e rispetto. Negli anni del “urlato”, lui ha scelto il “detto”.<br />
Negli anni dell’eccesso, lui ha scelto la misura.  È stato moderno senza rincorrere la modernità.  È rimasto classico senza chiudersi in un museo.  Ha cantato l&#8217;amore e la fine degli amori. Un cantante serio. Serio nel senso latino: serius, che pesa le parole prima di darle. Ha regalato una geografia.  Quella geografia del canto dentro le malinconie nelle romantiche estati. La sua discografia è una carta d’Italia che si balla.<br />
Con i Rockers negli anni ’50 porta il rock a Napoli e lo fa parlare dialetto. Da St. Tropez,  Twist a Nun è peccato: è il Sud che impara a muoversi senza perdere la radice.</p>
<div id="attachment_126139" style="width: 957px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-126139" class="wp-image-126139 size-full" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Peppino_Di_Capri_e_i_suoi_Rockers.jpg" alt="" width="947" height="553" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Peppino_Di_Capri_e_i_suoi_Rockers.jpg 947w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Peppino_Di_Capri_e_i_suoi_Rockers-300x175.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Peppino_Di_Capri_e_i_suoi_Rockers-768x448.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Peppino_Di_Capri_e_i_suoi_Rockers-585x342.jpg 585w" sizes="(max-width: 947px) 100vw, 947px" /><p id="caption-attachment-126139" class="wp-caption-text">Peppino Di Caprie i suoi Rockers</p></div>
<p>Con Sanremo diventa un viaggio  nazionale della canzone. Ma citiamo un pò. 1961: Al di là. Vince e va all’Eurovision. È l’Italia che si affaccia al mondo.  Poi nel 1973:  la splendida: Un grande amore e niente più. La ballata perfetta. Un canto pulito.  1976: Non lo faccio più. Con una marcata  ironia e dignità.</p>
<div id="attachment_126141" style="width: 810px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-126141" class="wp-image-126141 size-full" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Sanremo_1967_-_scenografia_a_colori.jpg" alt="" width="800" height="551" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Sanremo_1967_-_scenografia_a_colori.jpg 800w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Sanremo_1967_-_scenografia_a_colori-300x207.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Sanremo_1967_-_scenografia_a_colori-768x529.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Sanremo_1967_-_scenografia_a_colori-585x403.jpg 585w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><p id="caption-attachment-126141" class="wp-caption-text">Sanremo &#8211; 1967</p></div>
<p>1991: Se mi innamoro. Un canto questa volta senza nostalgia.<br />
Poi arrivano Champagne, Il pianoforte, L’ultimo romantico, Roberta.  Canzoni che non invecchiano perché non hanno mai inseguito la moda. Hanno inseguito la verità del sentimento in uno spettacolo affascinante.<br />
In tutto questo ci sono almeno tre ragioni estetiche. Una voce che non è mai invecchiata perché non ha mai mentito.<br />
La continuità.  Una scelta nella musica come nella vita.  La relazione col pubblico è stata fondamentale. La sua canzone è stata ed è un punto fermo. Mai trasgressione e sempre tradizione. Non ha fatto della musica folklore di piazza  ma identità nazionale, valore della musica nazionale.<br />
Quando andava nei paesi esteri portava quella sua identità mediterranea che è appunto la nostra identità. Ha lasciato  una lezione molto bella che è quella della canzone mai urlata ma ascoltata in silenzio, che è quella della canzone popolare senza mai essere o toccare il minimo segno di una anti estetica.<br />
La sua eleganza il suo portamento la sua voce erano bellezza soprattutto in un tempo di rumori, lui ha scelto il suono.  In un tempo di maschere, lui ha scelto il volto.  In un tempo di fughe, lui ha scelto la permanenza usando la tradizione della musica come continuità. Resta nel cuore della canzone italiana come si deposita la luce sul mare:<br />
piano, continuo, e impossibile da spegnere. Perché l’estetica quando è vera non passa.<br />
Diventa memoria. E la memoria, quando è cantata, diventa futuro. Ci consegna questo messaggio vero che è un testamento.  Mentre canta &#8220;Champagne per brindare a un incontro / con te che già eri di un altro&#8221;. Ritorna nel ricordo la serata sul terrazzo tra le scie del mare greco.</p>
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		<title>LA PULIZIA ETNICA CHE NON SI PUÒ NOMINARE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 10:14:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Amnesty international]]></category>
		<category><![CDATA[Cisgiordania]]></category>
		<category><![CDATA[dati Onu]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="900" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.17.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.17.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.17-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.17-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.17-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.17-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.17-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Ci sono parole che nel dibattito occidentale funzionano come le bestemmie in chiesa: non si pronunciano. Le regole valgono solo per gli avversari dell&#8217;Occidente? Ci sono parole che nel dibattito&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/10/la-pulizia-etnica-che-non-si-puo-nominare/">LA PULIZIA ETNICA CHE NON SI PUÒ NOMINARE</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="900" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.17.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.17.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.17-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.17-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.17-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.17-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.17-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p><p><strong><em>Ci sono parole che nel dibattito occidentale funzionano come le bestemmie in chiesa: non si pronunciano. Le regole valgono solo per gli avversari dell&#8217;Occidente?</em></strong></p>
<p>Ci sono parole che nel dibattito occidentale funzionano come le bestemmie in chiesa: non si pronunciano. Puoi descrivere i fatti, mostrare le fotografie, esibire le mappe satellitari, citare le Nazioni Unite, leggere i rapporti delle organizzazioni per i diritti umani. Ma guai a usare il termine proibito.</p>
<p>Così accade che, mentre tutti dichiarano di difendere il diritto internazionale, il diritto internazionale venga sistematicamente ignorato quando riguarda Israele.</p>
<p>Secondo l&#8217;<strong>Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA)</strong>, dal gennaio 2023 all&#8217;aprile 2026 almeno 117 comunità palestinesi, in prevalenza beduine e pastorali, hanno subito uno sfollamento totale o parziale. Alla fine dell&#8217;aprile 2026 gli sfollati forzati risultavano essere<strong> almeno 5.910</strong>. Non stiamo parlando di una calamità naturale o di una misteriosa sparizione collettiva. Parliamo di persone che vivevano sulle proprie terre e che oggi non ci vivono più.</p>
<p>Nel frattempo, secondo l&#8217;organizzazione israeliana Peace Now, i coloni hanno creato 363 avamposti in Cisgiordania, di cui ben 212 dal 2023 in poi. Molti di questi avamposti risultano illegali non solo secondo il diritto internazionale, ma persino secondo la legislazione israeliana.</p>
<p><strong>E qui arriva la parte più interessante.</strong><strong>..</strong></p>
<p>Immaginate per un momento che una qualsiasi altra nazione del pianeta permettesse la proliferazione di insediamenti dichiarati illegali dalle stesse leggi nazionali. Immaginate la Russia, la Cina, l&#8217;Iran o il Venezuela.</p>
<p>Le prime pagine dei giornali si scriverebbero da sole. Invece, quando accade in Cisgiordania, la narrazione dominante continua a parlare di &#8220;episodi&#8221;, &#8220;incidenti&#8221;, &#8220;iniziative di gruppi radicali&#8221;, &#8220;eccessi di singoli coloni&#8221;. Una specie di epidemia mondiale di sonnambulismo politico.</p>
<p>A smontare questa rappresentazione interviene ora Amnesty International con un rapporto costruito attraverso interviste sul campo, analisi di oltre 420 fotografie e video, immagini satellitari, documentazione governativa, atti giudiziari, rapporti ONU e testimonianze di attivisti, avvocati, giornalisti e residenti.</p>
<p>La conclusione di Amnesty è devastante. Secondo l&#8217;organizzazione, non ci troviamo davanti a deviazioni marginali o comportamenti isolati, ma a un processo sistematico favorito dalle politiche statali.</p>
<p><strong> </strong><strong>Un&#8217;indagine strutturata e documentata</strong></p>
<p>La segretaria generale di Amnesty, <strong>Agnès Callamard</strong>, parla apertamente di &#8220;campagna statale di pulizia etnica&#8221; e di violazioni sistematiche dei diritti umani.</p>
<p>Naturalmente, a questo punto scatta il riflesso condizionato. Se Amnesty denuncia la Russia, il rapporto viene citato come fonte autorevole. Se Amnesty denuncia l&#8217;Iran, il rapporto viene citato come <strong>fonte autorevole</strong>. Se Amnesty denuncia Israele, improvvisamente Amnesty diventa sospetta, politicizzata, discutibile, ideologica.</p>
<p>È una curiosa legge della fisica geopolitica: l&#8217;affidabilità di una fonte varia a seconda di chi viene criticato. Il punto però non è nemmeno questo. Il punto è la straordinaria ipocrisia di gran parte delle cancellerie occidentali. Da anni ascoltiamo solenni dichiarazioni contro l&#8217;annessione, contro l&#8217;occupazione, contro la violazione del diritto internazionale.</p>
<p><strong>Dichiarazioni.</strong> <strong>Comunicato.</strong> <strong>Tweet.</strong> <strong>Conferenza stampa</strong></p>
<p>E poi preoccupazione. Profonda preoccupazione. Profondissima preoccupazione. Nel frattempo gli avamposti aumentano, gli sfollati aumentano, le terre vengono confiscate e la situazione sul terreno cambia giorno dopo giorno. <strong>Amnesty</strong> osserva che <strong>quasi il 58</strong><strong>%</strong> dell&#8217;Area C non è registrato e che una quota enorme di queste terre è stata progressivamente dichiarata proprietà statale da parte delle autorità israeliane.</p>
<p>Tradotto dal burocratese al linguaggio umano: intere comunità vedono restringersi il proprio spazio vitale fino a diventare insostenibile. Eppure le reazioni internazionali restano minime. Qualche sanzione simbolica. Qualche nome inserito in una lista. Qualche dichiarazione indignata destinata a durare il tempo di un ciclo di notizie.</p>
<p>Callamard accusa apertamente gl<strong>i Stati Uniti, il Regno Unito, la Germania, l&#8217;Italia</strong>, gli altri paesi europei e gli stati arabi di non fare abbastanza per fermare ciò che Amnesty considera un sistema di occupazione illegale, apartheid e trasferimento forzato della popolazione.</p>
<p>Parole pesanti. Parole che meriterebbero un dibattito serio. Invece spesso vengono archiviate nel cassetto delle cose da non discutere. Perché il problema non è soltanto ciò che accade in Cisgiordania. Il problema è ciò che accade all&#8217;idea stessa di <strong>diritto internazionale</strong>. Le regole valgono per tutti oppure valgono soltanto per gli avversari dell&#8217;Occidente?</p>
<p>Perché se il principio diventa questo, allora non esistono più norme universali. Esistono soltanto rapporti di forza.  E quando il diritto cede il passo alla forza, la storia insegna che il conto arriva sempre.</p>
<p>Prima o poi.</p>
<p>Per tutti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/10/la-pulizia-etnica-che-non-si-puo-nominare/">LA PULIZIA ETNICA CHE NON SI PUÒ NOMINARE</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Etna, aeroporto di Catania chiuso e passeggeri nel caos: l’emergenza che in Sicilia continua a ripetersi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 17:15:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Catania]]></category>
		<category><![CDATA[chiusure Aeroporto]]></category>
		<category><![CDATA[Etna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4508.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4508.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4508-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4508-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Tra voli cancellati, dirottamenti, costi imprevisti e informazioni frammentarie, il nuovo stop allo scalo di Catania riapre il dibattito sulla necessità di un piano strutturale per affrontare le ricorrenti emergenze&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/08/etna-aeroporto-di-catania-chiuso-e-passeggeri-nel-caos-lemergenza-che-in-sicilia-continua-a-ripetersi/">Etna, aeroporto di Catania chiuso e passeggeri nel caos: l’emergenza che in Sicilia continua a ripetersi</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4508.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4508.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4508-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4508-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Tra voli cancellati, dirottamenti, costi imprevisti e informazioni frammentarie, il nuovo stop allo scalo di Catania riapre il dibattito sulla necessità di un piano strutturale per affrontare le ricorrenti emergenze legate all&#8217;attività del vulcano</em></p>
<div class="mh-meta entry-meta">
<p>&nbsp;</p>
<p>Catania, 8 luglio 2026  –  L’ennesima chiusura dell’aeroporto di Catania a causa dell’intensa attività dell’Etna ha riportato migliaia di viaggiatori a vivere un copione che, ormai, appare tristemente familiare. Voli cancellati o dirottati, lunghe attese negli aeroporti, trasferimenti organizzati all’ultimo momento, spese impreviste e comunicazioni giudicate insufficienti da numerosi passeggeri hanno trasformato ancora una volta un fenomeno naturale prevedibile nella sua possibilità di verificarsi in una vera e propria emergenza per la mobilità.<br />
Che l’Etna sia uno dei vulcani più attivi del mondo è un dato noto. Meno comprensibile, invece, è come, a distanza di anni da analoghe situazioni, il sistema continui a mostrare le stesse fragilità organizzative. Ogni nuova eruzione significativa sembra infatti riaprire identiche criticità, senza che si percepisca un’evoluzione concreta nella gestione delle conseguenze sul traffico aereo.<br />
Le decisioni sulla chiusura dello spazio aereo sono naturalmente dettate dalla sicurezza e derivano dalle valutazioni degli organismi scientifici e delle autorità competenti. Su questo aspetto non possono esistere compromessi: la tutela dei passeggeri e degli equipaggi resta una priorità assoluta. Diverso è invece il tema dell’organizzazione successiva, quella che riguarda l’assistenza ai viaggiatori quando lo scalo diventa improvvisamente inoperativo.<br />
Molti passeggeri parlano di informazioni ricevute in ritardo, cancellazioni comunicate solo all’arrivo in aeroporto, dirottamenti verso altri scali siciliani e difficoltà nel raggiungere la destinazione finale. C’è chi ha dovuto affrontare costose corse in taxi, chi ha acquistato nuovi biglietti a prezzi elevati e chi ha rinunciato al viaggio o prolungato forzatamente il soggiorno, sostenendo ulteriori spese per pernottamenti e trasferimenti.<br />
È proprio questo il nodo che torna periodicamente al centro delle polemiche. Se il fenomeno naturale non può essere evitato, le sue conseguenze sulla mobilità dovrebbero poter essere gestite con strumenti più efficaci. Un piano operativo condiviso tra gestore aeroportuale, compagnie aeree, Regione, Protezione civile e sistema dei trasporti potrebbe consentire procedure più rapide, comunicazioni unificate e collegamenti immediati con gli altri aeroporti dell’isola.<br />
La Sicilia dispone di più scali aeroportuali, ma ancora oggi l’impressione è che, nelle fasi più delicate, ciascun soggetto operi seguendo procedure proprie, lasciando spesso i passeggeri soli a ricostruire autonomamente il proprio itinerario. È un modello che inevitabilmente genera disorientamento e alimenta la percezione di una gestione emergenziale anziché programmata.<br />
Ogni episodio ripropone così la stessa domanda: è possibile continuare a definire “straordinaria” una situazione che, per la sua ricorrenza, è ormai parte della normalità operativa dello scalo etneo? La prevedibilità dell’evento non riguarda il momento esatto dell’eruzione, ma la consapevolezza che fenomeni di questo tipo continueranno a verificarsi anche in futuro.<br />
Per questo motivo il dibattito non dovrebbe limitarsi alle responsabilità del singolo episodio, ma concentrarsi sulla costruzione di un sistema capace di ridurre i disagi. Perché se la forza dell’Etna non può essere controllata, l’efficienza dell’organizzazione sì. E i viaggiatori, che ogni volta pagano il prezzo più alto tra ritardi, incertezze e costi aggiuntivi, attendono da tempo risposte che vadano oltre la gestione dell’emergenza del momento.</p>
<p><strong><em>Photo credits PaeseItaliaPress.it</em></strong></p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
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		<title>Famiglia nel bosco, primi segnali positivi nel percorso di recupero della genitorialità</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/06/famiglia-nel-bosco-primi-segnali-positivi-nel-percorso-di-recupero-della-genitorialita/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=famiglia-nel-bosco-primi-segnali-positivi-nel-percorso-di-recupero-della-genitorialita</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 06:05:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia nel bosco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1106" height="560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4475.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4475.jpeg 1106w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4475-300x152.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4475-1024x518.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4475-768x389.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4475-585x296.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1106px) 100vw, 1106px" /></p>
<p>Dopo sette mesi dall&#8217;allontanamento dei tre figli, Nathan Trevallion e Catherine Birmingham avrebbero superato una prima fase del percorso disposto dal Tribunale. Attesi l&#8217;ascolto protetto dei bambini e la presentazione&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/06/famiglia-nel-bosco-primi-segnali-positivi-nel-percorso-di-recupero-della-genitorialita/">Famiglia nel bosco, primi segnali positivi nel percorso di recupero della genitorialità</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dopo sette mesi dall&#8217;allontanamento dei tre figli, Nathan Trevallion e Catherine Birmingham avrebbero superato una prima fase del percorso disposto dal Tribunale. Attesi l&#8217;ascolto protetto dei bambini e la presentazione a Roma del libro della madre &#8220;La mia verità&#8221;</em></p>
<p>Sette mesi dopo l’allontanamento dei tre figli disposto dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila, emergono i primi sviluppi nel percorso di recupero della genitorialità intrapreso da Nathan<strong> Trevallion </strong>e <strong>Catherine Louise Birmingham</strong>, la coppia anglo-australiana conosciuta come la “<strong>famiglia nel bosco</strong>” per la scelta di vivere immersa nella natura nelle campagne di Palmoli, in Abruzzo.<br />
Secondo quanto riportato nelle ultime ore, i due coniugi avrebbero concluso una prima fase del programma di sostegno predisposto dai servizi competenti e una prima valutazione degli specialisti li avrebbe ritenuti idonei al ruolo genitoriale. Si tratta di un passaggio significativo, che rappresenta però soltanto una tappa di un percorso ancora in corso e finalizzato a verificare, nel tempo, la capacità della coppia di garantire ai figli un ambiente stabile, sicuro e adeguato alla loro crescita.<br />
Il programma predisposto prevede un affiancamento educativo volto a consolidare le competenze genitoriali nella gestione della vita quotidiana, dell’organizzazione domestica e delle relazioni familiari. Parallelamente è stato attivato un supporto psicologico attraverso colloqui dedicati, mentre una successiva fase di osservazione servirà a valutare se sussistano le condizioni per un <strong>eventuale rientro dei bambini nel nucleo familiare.</strong><br />
I tre figli della coppia erano stati allontanati il <strong>20 novembre 2025</strong> e collocati in una casa famiglia<strong> di Vasto, </strong>dopo la vicenda dell’intossicazione da funghi che aveva portato all’intervento dei servizi sociali e all’apertura del procedimento civile davanti al Tribunale per i minorenni dell’Aquila.<br />
Nell’ambito dello stesso procedimento è prevista nei prossimi giorni anche l’audizione protetta dei tre bambini davanti al giudice, alla presenza della curatrice speciale Marika Bolognese. L’ascolto rappresenta uno dei passaggi più delicati dell’iter giudiziario, destinato a contribuire alla valutazione complessiva della situazione familiare.<br />
<strong>Intanto Catherine Louise Birmingham ha scelto di raccontare</strong> la propria esperienza nel libro <strong>La mia verità </strong>per Solferino Edizioni.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-111155" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/La-mia-verita-Catherine-Louise-Birmingham-.jpg" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/La-mia-verita-Catherine-Louise-Birmingham-.jpg 350w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/La-mia-verita-Catherine-Louise-Birmingham--191x300.jpg 191w" alt="" width="350" height="551" /></figure>
</div>
<p>Memorie e pensieri della mamma nel bosco, che sarà presentato il <strong>16 luglio</strong> alle ore 19 presso</p>
<p>l’Istituto di Terapia Cognitivo Interpersonale di Roma. <strong>All’incontro prenderanno parte</strong>, oltre all’autrice, la scrittrice <strong>Susanna Tamaro </strong>e <strong>Anna Maria Giannini, </strong>professoressa ordinaria di Psicologia Generale dell’Università Sapienza di Roma.<br />
Secondo quanto reso noto dagli organizzatori, Nathan e Catherine hanno inoltre chiesto l’autorizzazione affinché possano partecipare all’iniziativa anche i loro tre figli, qualora ciò venga ritenuto compatibile con le decisioni dell’autorità giudiziaria e con il superiore interesse dei minori.<br />
La vicenda della “famiglia nel bosco”, che negli ultimi mesi ha suscitato un ampio dibattito tra opinione pubblica, esperti e istituzioni, entra così in una fase nuova. Il percorso di sostegno alla genitorialità prosegue sotto il controllo del Tribunale e dei servizi competenti, mentre le prossime decisioni saranno assunte sulla base delle ulteriori valutazioni tecniche e dell’evoluzione del progetto di recupero familiare.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<div class="mh-meta entry-meta"></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/06/famiglia-nel-bosco-primi-segnali-positivi-nel-percorso-di-recupero-della-genitorialita/">Famiglia nel bosco, primi segnali positivi nel percorso di recupero della genitorialità</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Temptation Island e la diseducazione sentimentale dei più fragili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 19:54:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4451.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4451.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4451-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4451-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Non basta giudicare o spegnere certi programmi: serve imparare ad abitarli criticamente, trasformando l’intrattenimento in occasione educativa Temptation Island si può liquidare con una battuta: falò, lacrime, tentatori, frasi virali&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/02/temptation-island-e-la-diseducazione-sentimentale-dei-piu-fragili/">Temptation Island e la diseducazione sentimentale dei più fragili</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4451.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4451.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4451-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4451-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Non basta giudicare o spegnere certi programmi: serve imparare ad abitarli criticamente, trasformando l’intrattenimento in occasione educativa</em></p>
<p><em>Temptation Island</em> si può liquidare con una battuta: falò, lacrime, tentatori, frasi virali e gelosie in alta definizione. Sarebbe però troppo comodo. Perché il successo di un programma così non nasce solo dal pettegolezzo, ma da qualcosa di più profondo: la nostra difficoltà a capire che cosa sia davvero una relazione.</p>
<p>Il format è noto: alcune coppie si separano per un periodo e vivono, in due villaggi diversi, a contatto con single pronti a mettere alla prova il rapporto. Mediaset lo presenta come il reality in cui alcune coppie mettono alla prova il loro amore; Witty TV, per l’edizione 2026, parla di sette coppie non sposate e senza figli in comune che scelgono di verificare la solidità della propria storia.</p>
<p>Fin qui, televisione. Il problema comincia quando ciò che nasce come intrattenimento diventa, per chi guarda senza strumenti, un possibile modello. Non per tutti, certo. Una persona adulta, consapevole, capace di distinguere costruzione televisiva e vita reale, può guardarlo anche con ironia. Ma per i più fragili — adolescenti, giovani insicuri, persone emotivamente dipendenti, coppie già segnate da controllo e sfiducia — il rischio diseducativo esiste.</p>
<blockquote><p>Il problema non è la tentazione. Il problema è arrivare alla tentazione senza aver mai imparato a dirsi la verità.</p></blockquote>
<p>Il primo messaggio ambiguo riguarda la gelosia. In molti passaggi televisivi la gelosia appare come prova d’amore: più soffro, più amo; più controllo, più tengo; più reagisco, più dimostro. Ma nella vita reale la gelosia non è automaticamente amore. A volte è paura. A volte è possesso. A volte è incapacità di stare nella libertà dell’altro. L’amore custodisce, non sorveglia.</p>
<p>Il secondo messaggio riguarda la libertà. Alcuni comportamenti vengono raccontati come bisogno di leggerezza, evasione, autenticità. Ma una libertà senza responsabilità affettiva non è maturità: è fuga. In una relazione non basta dire “sono fatto così”. Bisogna anche chiedersi che effetto ha il mio modo di essere sull’altro, quanto lo rispetto, quanto lo espongo, quanto lo ferisce.</p>
<p>Il terzo punto è forse il più delicato: il dolore diventa spettacolo. Il pianto al falò, la frase umiliante, il video mostrato a metà, la reazione scomposta, il volto che crolla davanti a tutti. Tutto diventa materiale narrativo. E noi guardiamo. Commentiamo. Ridiamo. Ci indigniamo. Ma intanto ci abituiamo a una cosa pericolosa: vedere la sofferenza relazionale come consumo emotivo.</p>
<p>Non si tratta di censurare. Si tratta di educare lo sguardo. Alcuni studi e riflessioni sul consumo dei reality sentimentali invitano alla prudenza, soprattutto quando questi contenuti vengono fruiti da adolescenti o da persone emotivamente più vulnerabili. Il rischio non è automatico, ma culturale: ciò che vediamo, se non viene rielaborato, può contribuire a normalizzare copioni relazionali sbagliati.</p>
<p>Questo non significa dire che chi guarda <em>Temptation Island</em> imparerà automaticamente ad amare male. Sarebbe una semplificazione. Gli effetti dei media non sono mai meccanici. Dipendono dall’età, dalla maturità, dalla storia personale, dal contesto familiare, dalla presenza o meno di adulti capaci di accompagnare. Ma proprio per questo il tema è educativo.</p>
<p>Il punto non è spegnere la televisione. Il punto è accendere una domanda. Che cosa resta nella testa e nel cuore di chi guarda? Che idea di amore passa quando una coppia viene misurata sulla capacità di resistere alla tentazione, più che sulla capacità di parlarsi? Che cosa impara un ragazzo quando vede il controllo scambiato per passione? Che cosa impara una ragazza quando vede la propria dignità trattata come materiale da montaggio?</p>
<p>Una coppia non si salva con un falò. Una coppia si salva, quando può salvarsi, con parole dette prima, con domande sincere, con responsabilità assunte, con ferite riconosciute. E qualche volta si salva anche lasciandosi bene, senza distruggersi, senza umiliarsi, senza trasformare l’altro nel nemico pubblico della propria delusione.</p>
<p>La vera tentazione, allora, non è quella del programma. La vera tentazione è credere che l’amore sia una prova continua, un test permanente, una gara tra chi resiste, chi cede, chi controlla, chi perdona.</p>
<p>L’amore, invece, non è un’isola in cui portare l’altro per vedere se cade. È una casa da abitare, anche quando scricchiola. E se quella casa non regge più, almeno si dovrebbe avere il coraggio di uscirne senza incendiarla davanti a tutti.</p>
<p><em>Temptation Island</em> continuerà a fare ascolti perché parla delle nostre paure: non essere scelti, essere traditi, non bastare, essere sostituiti. Ma proprio per questo non andrebbe liquidato solo come programma leggero, né demonizzato con superficialità. Andrebbe abitato criticamente.</p>
<h2>Dalla critica alla responsabilità educativa</h2>
<p>Qui entra in gioco la società civile: i genitori, la scuola, gli oratori, le associazioni, gli educatori, gli adulti che hanno ancora il compito di accompagnare e non solo di giudicare. Un programma così può essere diseducativo se viene consumato senza domande; può invece diventare occasione educativa se aiuta ad aprire conversazioni vere.</p>
<p>Si può partire proprio da lì, da una scena, da una frase, da una reazione, per chiedere ai ragazzi e anche agli adulti: che cos’è per te la gelosia? Dove finisce la cura e dove comincia il controllo? Che differenza c’è tra libertà e disimpegno? Che cosa significa rispettare l’altro anche quando non è presente? Come si attraversa una crisi senza umiliare, possedere o distruggere?</p>
<p>Non tutto ciò che passa dalla televisione deve diventare modello. Ma quasi tutto può diventare domanda, se c’è qualcuno disposto ad accompagnare lo sguardo.</p>
<p>Il problema, allora, non è soltanto <em>Temptation Island</em>. Il problema è lasciare soli i più fragili davanti a certi racconti dell’amore, senza parole, senza strumenti, senza luoghi in cui rielaborare ciò che vedono.</p>
<p>Per questo genitori, scuola, oratori e realtà educative non dovrebbero limitarsi a dire “non guardatelo”. Dovrebbero forse avere il coraggio di fare qualcosa di più difficile: guardare ciò che i ragazzi guardano, ascoltare ciò che li colpisce, nominare ciò che li ferisce, trasformare l’intrattenimento in occasione di pensiero.</p>
<blockquote><p>La vera sfida non è spegnere un falò televisivo. È accendere, nella vita reale, luoghi dove imparare ad amare senza possedere, a scegliere senza controllare, a lasciarsi senza distruggersi, a dirsi la verità prima che sia una crisi a costringerci a farlo.</p></blockquote>
<p>@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</p>
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<h3>Fonti e riferimenti</h3>
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<li>Mediaset Infinity, scheda del programma <em>Temptation Island</em>:<a href="https://mediasetinfinity.mediaset.it/programmi-tv/temptationisland_SE000000000129" target="_blank" rel="noopener noreferrer">mediasetinfinity.mediaset.it</a></li>
<li>Witty TV, presentazione dell’edizione 2026 di <em>Temptation Island</em>:<a href="https://www.wittytv.it/temptation-island/temptation-island-da-mercoledi-24-giugno-in-prima-serata-su-canale-5/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">wittytv.it</a></li>
<li>PubMed Central, contributi di ricerca su media, adolescenti e modelli relazionali: <a href="https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8022790/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">pmc.ncbi.nlm.nih.gov</a></li>
<li>American Psychological Association, riflessioni sul rapporto tra adolescenti e contenuti mediali:<a href="https://www.apa.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">apa.org</a></li>
</ul>
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<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/02/temptation-island-e-la-diseducazione-sentimentale-dei-piu-fragili/">Temptation Island e la diseducazione sentimentale dei più fragili</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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