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		<title>Il patto violato. Per una pedagogia del limite occorre maggiore autorevolezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2026 10:58:24 +0000</pubDate>
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<p>Pierfranco Bruni riflette sulla violenza giovanile e sulla crisi del patto educativo. Famiglia, scuola e istituzioni sono chiamate a recuperare autorevolezza, trasmettere il senso del limite e promuovere la cura&#8230;</p>
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<p>Pierfranco Bruni</p>
<p>La devastazione delle città non è una cronaca episodica, è sintomo di ben altro. Vetrine infrante, librerie saccheggiate, cassonetti incendiati, automobili distrutte. Al centro vi sono ragazzi, minori e non solo, una generazione fragile e furiosa che ha smarrito il senso del limite, ma figlia di una visione contraddittoria dei valori.</p>
<p>Viviamo una generazione sbandata non perché priva di valori, ma perché esposta a valori contraddittori e a nessun rito di passaggio. È la generazione della connessione permanente e della appartenenza intermittente. Come scriveva Pasolini, “la tragedia è che non ci sono più esseri umani, ci sono strane macchine che sbattono l&#8217;una contro l&#8217;altra” (1). La piazza diventa luogo per farsi vedere, non per proporre. Quando manca la proposta resta il gesto, e il gesto senza educazione diventa devastazione. Il vandalismo non è politica, è richiesta di riconoscimento che ha perso il linguaggio, ma ha aperto il varco all&#8217;idea perversa che tutto è possibile e che la vita è mia e me la gestisco io.</p>
<p>La famiglia resta il primo nucleo della regola come cura, non come repressione. Negli ultimi vent&#8217;anni ha abdicato alla fatica del limite, confondendo affetto e assenza di norma. Si è delegato al dispositivo e alla strada ciò che appartiene alla relazione educativa. Ernesto de Martino chiamava questo smarrimento “crisi della presenza”, quando l&#8217;io non riesce più a stare nel mondo con continuità (2). Il ragazzo che devasta sperimenta questa crisi. Non ha interiorizzato che l&#8217;altro esiste. Se la famiglia non insegna che dire di no è atto d&#8217;amore, nessuna istituzione successiva può supplire. Questo permissivismo è già un atto politico. Non è neutro. È una scelta che ha disarmato l&#8217;educazione.</p>
<p>Alla scuola si chiede tutto e la si lascia sola. Le si chiede di contenere la violenza e di supplire alla famiglia, ma la si priva di autorevolezza. Autorevolezza non è autoritarismo, è capacità di trasformare il sapere in “sapere dell&#8217;anima”, come diceva Maria Zambrano (3). Oggi la scuola ha sostituito l&#8217;educazione con la comunicazione, la parola che forma con la parola che intrattiene. Il ragazzo avverte questa fragilità e preferisce l&#8217;immediatezza della strada. E l&#8217;immediatezza è la malattia antropologica del nostro tempo. Ai docenti è stato tolto il Lei e si è entrati nella parità del Tu. Anche questo è un atto politico. Quando si abbatte la distanza simbolica, si abbatte la possibilità del rispetto. Il Tu senza il Lei è confidenza senza forma.</p>
<p>Viviamo in una società strutturalmente violenta, per il linguaggio che umilia, per il modello che esclude, per l&#8217;algoritmo che premia l&#8217;odio. In questo contesto il gesto vandalico non è anomalia, è mimesi. René Girard ha mostrato che la violenza è mimetica e cerca un capro espiatorio (4). La città diventa capro espiatorio. Si colpisce la vetrina perché non si sa colpire il sistema. È qui il punto. Altro che gesto non politico. È una violenza contro il sistema comunque, anche quando non sa di esserlo.</p>
<p>Sul piano antropologico siamo in una crisi della norma condivisa. Durkheim la chiamava anomia (5), Bauman modernità liquida come dissoluzione dei legami (6). Il rito, la festa, il ballo tondo erano cerchi che contenevano la violenza e la trasformavano in forma. Oggi il cerchio si è spezzato, il ragazzo corre in branco. Il branco non è comunità, è solitudine moltiplicata. Lévi Strauss ricordava che le società hanno bisogno di miti per ordinare il caos (7). Non vogliamo chiamarlo atto politico? Resta comunque una violenza che cerca un linguaggio e non lo trova.</p>
<p>Non si può parlare di violenza senza parlare di casse, di condizioni materiali. Precarietà, affitti alti, lavoro che manca, futuro percepito come prestito e non come progetto. Un ragazzo che non vede futuro non custodisce il presente. La manutenzione della città, la cura delle panchine, dei giardini, delle scuole, è pedagogia applicata. Dove c&#8217;è degrado il messaggio è che nessuno ha a cuore quel luogo, e quindi anch&#8217;io posso distruggerlo. La cura è argine alla violenza. Ma la degenerazione che non viene contenuta è incapacità della politica tutta a arginare tutto ciò.</p>
<p>Che fare. Occorre una politica della presenza. Presenza dello Stato come Stato di diritto, che dice con chiarezza che la devastazione non è dissenso, è reato. Presenza della famiglia come responsabilità, presenza della scuola come autorevolezza, presenza della cultura come rito civile. La città non è solo pietra, è patto morale prima che economico. Violarla significa violare il patto che ci tiene insieme.</p>
<p>Bisogna smetterla con l&#8217;alibi che siano minorenni e quindi meno punibili. Il fatto di essere minorenni non può diventare giustificazione. Il lassismo è un atto politico di chi non vede o fa finta di non vedere. Proprio in funzione di ciò bisogna essere autorevoli e usare autorevolezza.</p>
<p>Lo Stato deve essere Stato. Le Forze dell&#8217;ordine vanno rispettate e devono portare l&#8217;ordine. Credo che da qui occorra ripartire. Perché la violenza va contenuta, arginata e, quando necessario, repressa. Senza ambiguità. Senza retorica.</p>
<p>NOTE</p>
<p>1 Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, Garzanti, Milano, 1975.<br />
2 Ernesto de Martino, Il mondo magico, Einaudi, Torino, 1948.<br />
3 Maria Zambrano, La confessione come genere letterario, 1943, e Il sapere dell&#8217;anima, 1950.<br />
4 René Girard, La violenza e il sacro, 1972.<br />
5 Émile Durkheim, La divisione del lavoro sociale, 1893, e Il suicidio, 1897.<br />
6 Zygmunt Bauman, Modernità liquida, Laterza, 2002.<br />
7 Claude Lévi Strauss, Il pensiero selvaggio, 1962.</p>
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		<title>“Siete solo vandali”. Dalla frase del funzionario di polizia con il volto insanguinato a Milano, agli anni di piombo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 10:46:05 +0000</pubDate>
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<p>La storia si ripete? Non credo. Continua con altre modalità. Questa volta ancora con episodi di vandalismo. Basterebbe capire la formazione culturale di chi compie questi gesti per comprendere il&#8230;</p>
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<h6 class="entry-title"><em>La storia si ripete? Non credo. Continua con altre modalità. Questa volta ancora con episodi di vandalismo. Basterebbe capire la formazione culturale di chi compie questi gesti per comprendere il nostro tempo.</em></h6>
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<p>Pierfranco Bruni</p>
<p>Milano, 18 ott. 2026 – Cos’è stato il ’68? Ormai nessuno lo ricorda. È una generazione non vecchia, quella che ha fatto il ’68, ma completamente anziana, che è peggio, disincantata dal fallimento non della politica ma dei principi, dei valori, dei significati. Alcuni sembrano ancora rimasti a Valle Giulia.</p>
<p>La generazione che ha fatto il ’77 e ’78, ovvero la mia, tutti pensionati ormai, ha assistito e vissuto un passaggio particolare che è quello del superamento della fantasia al potere e l’avanzare del compromesso storico con le disillusioni delle illusioni che hanno portato a Via Fani e a Via Caetani. Ovvero il rapimento di Moro, la sua uccisione, la scorta e altre tragedie. Dalle illusioni tragiche dei tralicci alla tragedia delle macerie. Con un filo che lega ancora il ’68 al ’77 e ’78.</p>
<p>In mezzo una società che ha assistito al passaggio da un papato giovanneo a uno paolino. Da mettete fiori nei vostri cannoni alle sedute spiritiche, attenzione ho detto spiritiche, non psicoanalitiche o spirituali. E la politica in mezzo a uno Stato con presidente della Repubblica Saragat e poi una presidenza Leone. Insomma un disegno problematico e democratico.</p>
<p>E in mezzo una politica internazionale al cui centro nel ’68 i carri armati sovietici a Praga e nel ’78 il genocidio in Cambogia con la rivoluzione dei Khmer Rossi. Insomma un’epoca di dominazione comunista. Mettiamoci dentro le Brigate Rosse che qualcuno vuole far intendere fossero guidate dalla CIA. La cronaca diventava storia. Se non la si è vissuta in prima persona è tutta finzione ideologica.</p>
<p>Gli anni Ottanta del Novecento furono gli anni che portarono allo sfracellamento del comunismo sovietico e all’abbattimento dei Muri con il forte intervento occidentale e con la sofferta e vitale posizione del grande Papa polacco. Qui iniziano gli anni nuovi. Quelli che condurranno allo scontro epocale tra Occidente e Oriente, ovvero allo scontro, parliamoci chiaro, tra Cristianesimo e Islamismo. Parentesi o non parentesi, la storia non ha mai parentesi.</p>
<p>In Italia il comunismo è diventato un cambio di pelle ma non di visione del mondo. La visione del mondo è rimasta quella marxista, nonostante il legame tra quelli che si dicono cattolici e quelli che si definiscono progressisti. Il compromesso storico, mai realmente voluto da Moro, è ancora in Parlamento e nelle piazze. È soltanto questione di potere.</p>
<p>Poi arrivano gli anni del cambiamento della destra. Alleanza Nazionale mette insieme diverse anime anticomuniste, comprese le anime che sono ancora eredi del pensiero del fascismo. Ci penserà l’imprenditoria a trasformare tutto con un passaggio dalla politica pura alla economia di mercato. Ma saranno comunque sempre i cattocomunisti che creeranno l’Europa dei mercati e l’introduzione dell’unità europea senza una Europa unitaria consolidata. L’illusione iniziale della fantasia al potere è diventata il potere dell’illusione in regime europeo.</p>
<p>Dopo una pausa sotterranea dei sessantottini e dei settantottini e governi alternati da sedute spiritiche, con alternanze liberal centriste e confusionarie forme di destre, il tempo sembrerebbe maturo per sdoganare una politica tecnica governativa e passare a una azione realmente politica. Non dimentichiamoci che in mezzo ci sono state due presidenze della Repubblica con presenze social comuniste e comuniste. Questo non è un fatto a prescindere. Certo la Costituzione è stata voluta come antifascista ma poi non si è mai aggiunto l’anticomunismo. Ci sarà pure un motivo.</p>
<p>Ora ci si meraviglia degli scontri brutti di piazza. Dopo la stagione delle pantere, degli arcobaleni e dei coccodrilli ritorna la piazza con episodi che hanno ricordato a molti gli anni di piombo. La grande crisi economica, i Tir, i blocchi, una Europa che si vuole riarmare, le fabbriche chiuse, la disoccupazione dilagante nonostante le occupazioni a tempo determinato, la mal gestione di una epidemia mondiale, il crollo reale del sindacalismo alla Lama, Carniti, Benvenuto, si è ritornati a vedere episodi di lancio di oggetti contro le forze dell’ordine, danneggiamenti in città, atti che hanno messo in discussione una stagione di finto pacifismo con guerre che occupano tutto il pianeta ormai nell’epoca della intelligenza artificiale.</p>
<p>Con una novità. L’avanzata delle Destre dall’Italia a tutta l’Europa, arrivate al potere con libere e democratiche elezioni. Le Destre votate con grandi maggioranze di voti espresse dal popolo e non dai carri armati o dai missili a testata nucleare. Il popolo sceglie le Destre nonostante le sinistre decomposte.</p>
<p>Perché le piazze con atti vandalici? Per usare una espressione che ho ascoltato da un funzionario di polizia, riportata anche dalle cronache televisive: “Siete solo vandali”, ha detto questo funzionario con il volto insanguinato mostrando sassi e sampietrini. Prendo a prestito questa frase perché mi ha colpito. Io sto con questo servitore dello Stato, non per imitare un’antica frase di Pasolini, ma perché sto con una civiltà che dovrebbe mostrare consapevolezza, valori e soprattutto non violenza.</p>
<p>Questo poliziotto che portava in viso i segni di quanto accaduto mi ha fatto tornare alla mente ciò che scriveva Aldo Moro in una sua lettera dal carcere delle Brigate Rosse, quando i brigatisti furono definiti compagni che sbagliano ma sempre compagni restavano. Ovvero: “Se la pietà prevale il Paese non è finito”. La pietà non prevalse e il corpo di Moro venne fatto trovare tra via delle Botteghe Oscure e Piazza del Gesù.</p>
<p>La storia si ripete? Non credo. Continua con altre modalità. Questa volta ancora con episodi di vandalismo. Basterebbe capire la formazione culturale di chi compie questi gesti per comprendere questo nostro tempo. Ma questi sono fatti che non possono essere afferrati da un articolo di giornale o dai servizi televisivi.</p>
<p>Gli anni di piombo in una Roma infuocata li ho vissuti in prima persona in una casa dello studente dal clima terribile. Allora era presidente della Repubblica un democristiano e poi un socialista, oggi un ex democristiano. Presidenti del Consiglio democristiani, oggi c’è una donna di destra. Cosa cambia? Chiediamocelo per tentare di riflettere senza i paraocchi delle ideologie mai morte.</p>
<p>Ieri Pasolini a Valle Giulia diceva ai giovani: “…avete facce di figli di papà. Buona razza non mente. Avete lo stesso occhio cattivo. Siete paurosi, incerti, disperati benissimo ma sapete anche come essere prepotenti, ricattatori e sicuri: prerogative piccolo borghesi, amici. Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti. Perché i poliziotti sono figli di poveri. Vengono da periferie, contadine o urbane che siano”.</p>
<p>Oggi un funzionario di polizia nella piazza di Milano con il viso in rivoli di sangue a una ragazza che ha detto “ci battiamo anche per i tuoi diritti” ha risposto con lo sguardo stravolto: “Siete solo vandali”. Allora. Ieri come oggi? Ci sarebbe da discutere. Ieri ci si illudeva di essere rivoluzionari. E davanti alla tragedia del ’78 Lama venne addirittura fischiato e costretto ad abbandonare la piazza perché si era permesso di condannare gli atti di violenza. Ma era Lama.</p>
<p>Oggi non sanno neppure il concetto di rivoluzione, ma ci sono. A iniziare da quel gruppo di intellettuali che impedì a Papa Benedetto XVI alcuni anni fa di accedere all’Università di Roma perché difendeva troppo l’Occidente e la cristianità contro l’estremismo islamico. Ieri Toni Negri parlava di dominio e sabotaggio. E oggi?  Ma quella frase, “Siete solo vandali”, non mi lascia e mi fa paura.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
</div>
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		<title>GUARDAMI / 3 — Oltre il controllo: educare, proteggere e ricostruire fiducia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Oct 2026 13:22:00 +0000</pubDate>
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<p>Dalla famiglia alla scuola, dalle piattaforme alle istituzioni: proteggere i minori non significa soltanto impedire i pericoli, ma costruire relazioni nelle quali chiedere aiuto sia possibile GUARDAMI. Oltre il controllo:&#8230;</p>
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<h1>GUARDAMI. Oltre il controllo: educare, proteggere e ricostruire fiducia</h1>
<p>Dalla famiglia alla scuola, dalle piattaforme alle istituzioni: proteggere i minori non significa soltanto impedire i pericoli, ma costruire relazioni nelle quali chiedere aiuto sia possibile. Il capitolo conclusivo dell’inchiesta GUARDAMI.</p>
<p>17 ottobre 2026 · di Francesco Mazzarella</p>
<p><strong>E se il problema fosse anche il modo in cui guardiamo i ragazzi?</strong></p>
<p>Abbiamo iniziato questa inchiesta raccontando due bambine che avevano trascorso una notte nascoste in un negozio di San Cataldo, dopo aver osservato contenuti online. Abbiamo proseguito entrando in un mondo molto più oscuro: quello delle reti criminali capaci di trasformare la fiducia degli adolescenti in ricatto, manipolazione e violenza.</p>
<p>Ora dobbiamo affrontare una domanda forse ancora più difficile: <strong>che cosa possiamo fare perché tutto questo non accada? E che cosa dobbiamo fare quando è già accaduto?</strong></p>
<p>La risposta più immediata sembra essere sempre la stessa: controllare di più. Controllare il telefono, le amicizie, gli orari, ciò che viene pubblicato, guardato e commentato.</p>
<p>Sono preoccupazioni comprensibili. Esistono limiti necessari, strumenti di protezione indispensabili e situazioni nelle quali intervenire tempestivamente è un preciso dovere degli adulti.</p>
<p>Ma c’è una differenza sostanziale tra proteggere una persona e ridurre ogni suo spazio di autonomia.</p>
<p>Un adolescente può vivere in una casa piena di regole, frequentare una scuola attenta alla disciplina e utilizzare uno smartphone sottoposto a limitazioni. E tuttavia non sentirsi libero di raccontare ciò che gli sta accadendo.</p>
<p><strong>La sicurezza tecnica può ridurre alcuni rischi. Non garantisce, da sola, che un ragazzo trovi qualcuno disposto ad ascoltarlo.</strong> Ed è proprio da qui che dobbiamo ripartire.</p>
<h2>La fiducia non nasce durante un’emergenza</h2>
<p>Immaginiamo un adolescente che abbia condiviso qualcosa di personale con una persona conosciuta online. All’inizio c’era una conversazione. Forse un’amicizia, un gruppo, una sensazione di appartenenza. Poi qualcosa è cambiato. Sono arrivate richieste indesiderate, pressioni, minacce. Quella relazione è diventata un luogo dal quale è difficile uscire.</p>
<p>A questo punto il ragazzo deve prendere una decisione: chiedere aiuto. Ma chiedere aiuto significa anche raccontare agli adulti ciò che aveva tenuto nascosto. Esporsi al giudizio, affrontare possibili reazioni, ammettere di aver avuto fiducia nella persona sbagliata.</p>
<p>E se teme di perdere il telefono, essere rimproverato o umiliato, il silenzio può sembrargli meno pericoloso della verità.</p>
<p>Non è soltanto una nostra interpretazione. Nelle proprie <a href="https://www.unicef.org/parenting/child-care/supporting-child-negative-online-experience" target="_blank" rel="noopener noreferrer">indicazioni per le famiglie</a>, l’UNICEF osserva che una reazione rabbiosa o immediatamente punitiva può scoraggiare ulteriori richieste di aiuto.</p>
<p>Il principio è semplice, ma impegnativo: la prima risposta dell’adulto deve contribuire a mettere in sicurezza il minore, non aumentare la sua paura.</p>
<p>La fiducia, però, non si improvvisa quando arriva un’emergenza. Si costruisce nelle conversazioni ordinarie. Nel modo in cui ascoltiamo un errore. Nella capacità di riconoscere un’emozione senza trasformarla subito in una lezione. Nella disponibilità a conoscere gli ambienti digitali frequentati dai ragazzi senza considerarli automaticamente inutili o pericolosi.</p>
<blockquote><p><strong>Un adulto affidabile non è quello che promette di non intervenire mai. È quello che interviene per proteggere senza usare la vulnerabilità di un ragazzo contro di lui.</strong></p></blockquote>
<h2>La ricerca: educare alla sicurezza è una responsabilità condivisa</h2>
<p>Nel 2025 l’UNICEF e l’Università di Oxford hanno avviato un lavoro, insieme ad altri partner di ricerca, dedicato alla genitorialità nell’era digitale, con particolare attenzione alla prevenzione dello sfruttamento e dell’abuso sessuale dei minori facilitati dalle tecnologie.</p>
<p>Il progetto <a href="https://www.unicef.org/documents/parenting-digital-age" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Parenting for the Digital Age</em></a> comprende una sintesi delle evidenze e consultazioni con esperti provenienti da organizzazioni internazionali, istituzioni, università, aziende tecnologiche e realtà informate dall’esperienza delle vittime.</p>
<p>Questo approccio mette in discussione un’abitudine diffusa: pensare che basti trasferire ai ragazzi informazioni sui pericoli della rete.</p>
<p>Spesso gli adulti progettano interventi per i ragazzi senza coinvolgerli davvero. Decidono quali piattaforme siano pericolose, quali comportamenti siano appropriati e quali regole debbano essere rispettate. I ragazzi diventano destinatari delle decisioni, raramente interlocutori nella loro costruzione.</p>
<p>Ma una protezione pensata senza ascoltare chi dovrebbe proteggere rischia di non riconoscere i problemi reali.</p>
<p>È necessario conoscere anche ciò che i giovani sperimentano come positivo: amicizie, creatività, partecipazione, scoperta di interessi, possibilità di parlare con persone che condividono le loro esperienze.</p>
<p>Se descriviamo tutta la vita digitale come una minaccia, rischiamo di non comprendere perché continui a essere così importante.</p>
<h2>La voce dei ragazzi: chiedono presenza, non soltanto regole</h2>
<p>Il 30 settembre 2026, durante la presentazione della <a href="https://www.garanteinfanzia.org/relazione-al-parlamento-marina-terragni-serve-una-rivoluzione-della-cura/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Relazione al Parlamento 2025 dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza</a>, è emersa una richiesta particolarmente significativa.</p>
<p>Una rappresentante della Consulta nazionale delle ragazze e dei ragazzi ha letto una lettera indirizzata agli adulti, chiedendo maggiore presenza, fiducia e responsabilità.</p>
<blockquote><p>«Vorremmo la presenza emotiva e fisica nei momenti importanti della vita».</p></blockquote>
<p>Non è la richiesta di un mondo privo di regole. È la domanda di una relazione nella quale non si debba diventare un’emergenza per ottenere attenzione.</p>
<p>Nella stessa occasione, l’Autorità garante Marina Terragni ha richiamato la necessità di una rivoluzione della cura, ponendo al centro l’interdipendenza e il valore delle relazioni umane.</p>
<p>Questa prospettiva merita di essere presa sul serio, senza trasformarla in una spiegazione unica e semplicistica delle difficoltà adolescenziali.</p>
<p>Nessuna ricerca autorizza a sostenere che una famiglia poco presente produca automaticamente una vittima di manipolazione online. Gli abusi possono colpire anche ragazzi che vivono in contesti familiari accoglienti e attenti.</p>
<p>Ma una rete di relazioni affidabili può offrire più possibilità di riconoscere un problema, parlarne e trovare protezione. E questo sposta la questione dalla sorveglianza individuale alla responsabilità collettiva.</p>
<h2>Le piattaforme non possono scaricare la sicurezza sulle famiglie</h2>
<p>C’è però un rischio nel nostro ragionamento. Parlare di fiducia e relazione può diventare un modo involontario per attribuire tutta la responsabilità ai genitori e agli insegnanti. Sarebbe sbagliato.</p>
<p>Una famiglia non progetta gli algoritmi che suggeriscono contenuti. Non decide come funzionano le segnalazioni. Non stabilisce quanto sia semplice per uno sconosciuto contattare un minore, inserirlo in un gruppo o continuare a raggiungerlo dopo un blocco.</p>
<p>Queste scelte appartengono anche alle aziende tecnologiche.</p>
<p>Il 14 luglio 2025 la Commissione europea ha pubblicato gli <a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/library/commission-publishes-guidelines-protection-minors" target="_blank" rel="noopener noreferrer">orientamenti per la protezione dei minori</a> nell’ambito del Digital Services Act.</p>
<p>Le raccomandazioni comprendono impostazioni più protettive della riservatezza, sistemi di raccomandazione più sicuri, maggiore controllo sulle interazioni, strumenti di blocco e segnalazione accessibili e limitazioni alle funzionalità progettate per favorire un utilizzo eccessivo.</p>
<p>Occorre distinguere correttamente i piani: il Digital Services Act impone specifici obblighi di tutela dei minori alle piattaforme interessate; gli <a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/dsa-guidelines" target="_blank" rel="noopener noreferrer">orientamenti della Commissione sono invece raccomandazioni non vincolanti</a> e non rendono automaticamente obbligatoria ogni misura suggerita.</p>
<blockquote><p><strong>La sicurezza non dovrebbe dipendere soltanto dalla capacità di un adolescente di difendersi da un ambiente progettato da altri.</strong></p></blockquote>
<p>Non è sufficiente mettere a disposizione un pulsante per segnalare un abuso. Bisogna domandarsi quanto sia comprensibile, che cosa accada dopo la segnalazione, se la persona continui a essere esposta a minacce e se esistano modalità di intervento tempestive.</p>
<p>La responsabilità delle piattaforme non sostituisce quella degli adulti. Ma nemmeno può essere sostituita da essa.</p>
<h2>La scuola: dalla giornata di sensibilizzazione alla responsabilità quotidiana</h2>
<p>Anche in Italia esistono strumenti normativi che meritano attenzione. La <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2024-05-17;70" target="_blank" rel="noopener noreferrer">legge 17 maggio 2024, n. 70</a>, ha rafforzato il quadro per la prevenzione e il contrasto del bullismo e del cyberbullismo, intervenendo sulla legge 71 del 2017.</p>
<p>Tra le disposizioni figura la previsione di un codice interno di prevenzione e contrasto in ciascun istituto scolastico e di un tavolo permanente di monitoraggio con rappresentanti degli studenti, degli insegnanti, delle famiglie ed esperti.</p>
<p>È un passaggio importante. Ma l’esistenza di una disposizione normativa non coincide necessariamente con la sua piena attuazione.</p>
<p>La domanda giornalistica, quindi, non può fermarsi a ciò che la legge prevede. Dovremmo sapere quanti istituti abbiano reso effettivamente operativi questi strumenti, come vengano formati gli insegnanti, quanto siano conosciute dagli studenti le procedure di segnalazione e quali percorsi vengano attivati dopo un episodio di violenza.</p>
<p>Un incontro annuale sul cyberbullismo può sensibilizzare. Difficilmente, da solo, può costruire un ambiente nel quale uno studente sappia con certezza a chi rivolgersi quando qualcosa non va.</p>
<p>Servono adulti riconoscibili, procedure comprensibili, continuità educativa e interventi capaci di coinvolgere anche il gruppo dei pari.</p>
<p><strong>La prevenzione non dovrebbe essere un evento nel calendario scolastico. Dovrebbe diventare una responsabilità ordinaria della comunità educativa.</strong></p>
<h2>Quando la violenza è già accaduta</h2>
<p>C’è un aspetto ancora più delicato. Che cosa succede dopo?</p>
<p>Dopo la denuncia, dopo l’intervento delle autorità, dopo l’eventuale rimozione dei contenuti, dopo la fine di un rapporto di ricatto.</p>
<p>Interrompere una violenza è indispensabile. Ma non equivale automaticamente a cancellarne le conseguenze.</p>
<p>Un adolescente può continuare a provare paura, vergogna, rabbia, sfiducia. Può temere che i contenuti tornino a circolare o che altri vengano a conoscenza di quanto accaduto.</p>
<p>La risposta, quindi, non può essere soltanto investigativa o tecnologica. Occorrono, quando necessari, sostegno psicologico qualificato, continuità nelle relazioni di fiducia e un accompagnamento che rispetti i tempi e i bisogni della persona.</p>
<p>È importante anche evitare che la vittima sia costretta a raccontare ripetutamente i fatti a persone diverse senza una reale necessità.</p>
<p>Le <a href="https://www.unicef.org/parenting/child-care/supporting-child-negative-online-experience" target="_blank" rel="noopener noreferrer">indicazioni UNICEF</a> insistono sull’ascolto non giudicante, sul sostegno alla persona e sulla ricerca di assistenza professionale quando necessario.</p>
<p>Ricostruire la fiducia significa anche restituire alla persona il diritto di non essere identificata per sempre con la violenza subita.</p>
<p><strong>Un ragazzo non è il suo errore. E una vittima non è la violenza che ha attraversato.</strong></p>
<h2>Proteggere concretamente: gli strumenti esistono</h2>
<p>In Italia, bambini, adolescenti e adulti possono rivolgersi alla linea gratuita <strong>1.96.96 di <a href="https://azzurro.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Telefono Azzurro</a></strong>, attiva 24 ore su 24, per ricevere ascolto e supporto.</p>
<p>Per situazioni di emergenza che coinvolgono minori è disponibile il servizio <strong>114 Emergenza Infanzia</strong>. In presenza di un pericolo immediato è possibile chiamare il <strong>112</strong>.</p>
<p>Per sospetti reati online, minacce e ricatti, è importante rivolgersi alle forze dell’ordine, anche attraverso la Polizia Postale.</p>
<p>In caso di ricatto sessuale online, non bisogna pagare o cedere ad altre richieste. È importante interrompere il contatto con chi minaccia, preservare le informazioni utili per la segnalazione senza diffondere materiale intimo o illecito e ottenere tempestivamente assistenza.</p>
<p>Esiste inoltre <a href="https://takeitdown.ncmec.org/it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Take It Down</em></a>, il servizio gratuito del National Center for Missing &amp; Exploited Children, disponibile anche in italiano.</p>
<p>Consente di generare sul proprio dispositivo un’impronta digitale di immagini intime realizzate quando la persona era minorenne, senza trasferire l’immagine al servizio. Le piattaforme partecipanti possono utilizzare tale impronta per individuare copie corrispondenti e limitarne la diffusione.</p>
<p>Non è una garanzia di cancellazione completa da Internet, ma rappresenta uno strumento concreto.</p>
<p>In particolare, <strong>nessuno dovrebbe scaricare, inoltrare o procurarsi immagini sessualmente esplicite di minori soltanto per effettuare una segnalazione.</strong></p>
<div>
<h3>Se un minore ha bisogno di aiuto</h3>
<ul>
<li><strong>1.96.96</strong> — <a href="https://azzurro.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Telefono Azzurro</a>, ascolto e supporto</li>
<li><strong>114</strong> — Emergenza Infanzia</li>
<li><strong>112</strong> — emergenze e pericolo immediato</li>
<li><a href="https://takeitdown.ncmec.org/it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Take It Down</a> — contrasto alla diffusione di immagini intime di minori</li>
</ul>
</div>
<h2>Il diritto alla sicurezza e il diritto di partecipare</h2>
<p>Nel <a href="https://www.ohchr.org/en/documents/general-comments-and-recommendations/general-comment-no-25-2021-childrens-rights-relation" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Commento generale n. 25 del 2021</a>, il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia ha chiarito che i diritti dei bambini e degli adolescenti devono essere rispettati anche nell’ambiente digitale.</p>
<p>Questo significa tutelare la sicurezza e la riservatezza, ma anche riconoscere il diritto all’informazione, all’espressione e alla partecipazione.</p>
<p>Non si tratta di scegliere tra libertà e protezione come se fossero necessariamente incompatibili. Si tratta di progettare ambienti nei quali possano convivere.</p>
<p>Un divieto può essere giustificato quando è proporzionato a un rischio reale e all’età del minore. Ma nessun divieto, da solo, insegna a riconoscere una relazione manipolatoria, a distinguere una richiesta legittima da una coercizione o a costruire un rapporto sano con la tecnologia.</p>
<p>Per questo educare richiede anche la possibilità di discutere, sperimentare progressivamente l’autonomia e comprendere le conseguenze delle proprie decisioni.</p>
<p>Il digitale non è un luogo separato dalla vita. È uno degli ambienti nei quali la vita contemporanea prende forma. E non possiamo pretendere di educare a viverci limitandoci a rimanerne fuori.</p>
<h2>GUARDAMI: tre storie, una responsabilità</h2>
<p>Questa inchiesta è nata da un fatto di cronaca. Due bambine, un negozio, una notte trascorsa nascoste.</p>
<p>Abbiamo provato a comprendere il desiderio di essere protagonisti, il bisogno di riconoscimento e il ruolo dei contenuti digitali.</p>
<p>Poi abbiamo incontrato l’altra faccia della rete: gruppi criminali capaci di sfruttare la fiducia, trasformare l’appartenenza in dominio e utilizzare il ricatto come strumento di violenza.</p>
<p>Ora torniamo al punto di partenza. Perché il problema non riguarda soltanto ciò che i ragazzi guardano. Riguarda anche <strong>come vengono guardati</strong>.</p>
<p>Se vengono considerati persone capaci di partecipare alla costruzione delle regole oppure soltanto soggetti da controllare. Se gli adulti sanno ascoltare prima di giudicare. Se le scuole sono ambienti nei quali una richiesta di aiuto trova risposte. Se le piattaforme mettono la sicurezza prima della convenienza economica quando le due entrano in conflitto. E se le istituzioni sanno trasformare norme e dichiarazioni in strumenti realmente accessibili.</p>
<p>La domanda da cui siamo partiti era: <strong>perché un adolescente desidera così tanto essere guardato?</strong></p>
<p>Forse dobbiamo concludere con una domanda diversa.</p>
<blockquote><p><strong>Quando un ragazzo ci dice «guardami», siamo capaci di riconoscere una persona, anziché vedere soltanto un problema da risolvere?</strong></p></blockquote>
<p>Perché proteggere non significa impossessarsi della libertà di qualcuno. Significa costruire le condizioni perché quella libertà possa crescere senza essere consegnata alla violenza.</p>
<p>E quando qualcosa va storto, significa lasciare aperta una strada per tornare. Una strada fatta di ascolto, responsabilità, giustizia e fiducia.</p>
<aside>
<h2>Nota editoriale — Francesco Mazzarella</h2>
<p>Ho voluto costruire <em>GUARDAMI</em> come un percorso in tre parti perché sono convinto che raccontare un fenomeno non significhi soltanto descriverne gli aspetti più inquietanti. Significa anche interrogarci sul nostro modo di comprenderlo e sulle responsabilità che ne derivano.</p>
<p>Nelle prime due puntate abbiamo incontrato comportamenti rischiosi e forme di violenza estremamente gravi. Sarebbe stato facile concludere questa inchiesta chiedendo più divieti, più controlli e più sorveglianza. Sarebbe stata una risposta parziale.</p>
<p>Non perché i limiti siano inutili. Tutt’altro. Ci sono situazioni nelle quali proteggere richiede decisioni ferme e interventi immediati.</p>
<p>Ma continuo a pensare che non si possa educare qualcuno alla libertà limitandosi a esercitare potere su di lui.</p>
<p>Da giornalista sento il dovere di documentare i fatti e distinguere ciò che è accertato dalle interpretazioni. Da comunicatore relazionale mi interrogo anche su ciò che quei fatti raccontano della qualità dei nostri legami. E credo che proprio qui si trovi una responsabilità che riguarda tutti noi.</p>
<p>Un adolescente deve poter sapere che, anche quando sbaglia, anche quando si vergogna, anche quando ha paura, esiste qualcuno disposto ad ascoltarlo e ad aiutarlo senza trasformare la sua vulnerabilità in una colpa.</p>
<p>Le piattaforme hanno responsabilità tecniche e giuridiche. Le istituzioni hanno obblighi di tutela. La scuola e le famiglie hanno responsabilità educative. Nessuna di queste responsabilità può sostituire le altre.</p>
<p>Vorrei che questa inchiesta lasciasse soprattutto un interrogativo.</p>
<p><strong>Stiamo educando i nostri ragazzi a fidarsi di noi, oppure soltanto a non farsi scoprire?</strong></p>
<p>Perché la vera prevenzione non comincia quando installiamo un controllo sul telefono. Comincia molto prima, quando costruiamo una relazione nella quale dire la verità non significhi rischiare di perdere anche l’unico luogo in cui cercare aiuto.</p>
<p>Francesco Mazzarella<br />
<small>Giornalista · Comunicatore relazionale</small></p>
</aside>
<section>
<h2>GUARDAMI — Le tre puntate</h2>
<p><strong>Parte 1 — 26 settembre 2026</strong><br />
<a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/26/guardami-la-notte-nel-negozio-e-quel-bisogno-di-trasformarsi-in-protagonisti1/">La notte nel negozio e quel bisogno di trasformarsi in protagonisti</a></p>
<p><strong>Parte 2 — 10 ottobre 2026</strong><br />
<a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/10/guardami-2-quando-la-rete-diventa-una-prigione-ricatto-violenza-e-controllo-sui-minoriguardami-2-quando-la-rete-diventa-una-prigione-ricatto-violenza-e-controllo-sui-minori/">Quando la rete diventa una prigione: ricatto, violenza e controllo sui minori</a></p>
<p><strong>Parte 3 — 17 ottobre 2026</strong><br />
Oltre il controllo: educare, proteggere e ricostruire fiducia</p>
<article class="pip-inchiesta-guardami">
<section>
<h2>Fonti e documentazione</h2>
<ol>
<li><a href="https://www.unicef.org/documents/parenting-digital-age" target="_blank" rel="noopener noreferrer">UNICEF e Università di Oxford, <em>Parenting for the Digital Age</em></a>, 2025.</li>
<li><a href="https://www.garanteinfanzia.org/relazione-al-parlamento-marina-terragni-serve-una-rivoluzione-della-cura/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, presentazione Relazione al Parlamento 2025</a>, 30 settembre 2026.</li>
<li><a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/library/commission-publishes-guidelines-protection-minors" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Commissione europea, orientamenti per la protezione dei minori ai sensi del DSA</a>, 14 luglio 2025.</li>
<li><a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/dsa-guidelines" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Commissione europea, natura e applicazione degli orientamenti DSA</a>.</li>
<li><a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2024-05-17;70" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Normattiva, legge 17 maggio 2024, n. 70</a>.</li>
<li><a href="https://www.unicef.org/parenting/child-care/supporting-child-negative-online-experience" target="_blank" rel="noopener noreferrer">UNICEF Parenting, <em>How to support your child through a negative online experience</em></a>.</li>
<li><a href="https://www.ohchr.org/en/documents/general-comments-and-recommendations/general-comment-no-25-2021-childrens-rights-relation" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Comitato ONU sui diritti dell’infanzia, Commento generale n. 25</a>, 2021.</li>
<li><a href="https://azzurro.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Telefono Azzurro, servizi di ascolto e tutela</a>.</li>
<li><a href="https://takeitdown.ncmec.org/it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">NCMEC, <em>Take It Down</em></a>.</li>
</ol>
<p><strong>Nota metodologica.</strong> La terza parte utilizza documenti istituzionali, fonti normative e indicazioni di organizzazioni di tutela dei minori. Le riflessioni sulla fiducia e sulle responsabilità relazionali costituiscono interpretazioni editoriali, distinte dai fatti e dalle disposizioni documentate. Non vengono riportate testimonianze attribuite a minori non intervistati né divulgati contenuti che possano esporre le vittime a ulteriori rischi.</p>
<p>Francesco Mattarella @Riproduzione riservata</p>
</section>
</article>
</section>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/17/guardami-3-oltre-il-controllo-educare-proteggere-e-ricostruire-fiducia/">GUARDAMI / 3 — Oltre il controllo: educare, proteggere e ricostruire fiducia</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Amianto nella Marina: il Tribunale di Lecce condanna la Difesa, 138mila euro all&#8217;orfano di un militare morto di mesotelioma</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/16/amianto-nella-marina-il-tribunale-di-lecce-condanna-la-difesa-138mila-euro-allorfano-di-un-militare-morto-di-mesotelioma/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=amianto-nella-marina-il-tribunale-di-lecce-condanna-la-difesa-138mila-euro-allorfano-di-un-militare-morto-di-mesotelioma</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2026 10:58:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="500" height="333" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/amianto-lavoro-e1787336858909.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p>
<p>Padre e figlio napoletani, riconosciuta la responsabilità dello Stato per l&#8217;esposizione al cancerogeno senza adeguate protezioni. 16 ottobre 2026 &#8211; Il Tribunale di Lecce ha condannato il Ministero della Difesa&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/16/amianto-nella-marina-il-tribunale-di-lecce-condanna-la-difesa-138mila-euro-allorfano-di-un-militare-morto-di-mesotelioma/">Amianto nella Marina: il Tribunale di Lecce condanna la Difesa, 138mila euro all&#8217;orfano di un militare morto di mesotelioma</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="500" height="333" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/amianto-lavoro-e1787336858909.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p><p style="font-weight: 400;"><strong>Padre e figlio napoletani, riconosciuta la responsabilità dello Stato per l&#8217;esposizione al cancerogeno senza adeguate protezioni.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">16 ottobre 2026 &#8211; Il Tribunale di Lecce ha condannato il Ministero della Difesa a risarcire con <strong>138.801 euro</strong>, oltre interessi, <strong>un orfano napoletano per la perdita del padre, ex militare della Marina Militare morto di mesotelioma pleurico</strong>. Originario anch&#8217;egli di Napoli, l&#8217;uomo aveva prestato servizio presso la base navale di Taranto e a bordo della <strong>nave Sagittario</strong>, con mansioni di fuochista e motorista navale, entrando in contatto con materiali contenenti amianto, all&#8217;epoca largamente utilizzati negli ambienti e negli impianti militari.</p>
<p style="font-weight: 400;">Durante il servizio, svolto tra il 1958 e il 1960, il militare era entrato in <strong>contatto con le fibre di amianto senza adeguate protezioni</strong>. Tra gli elementi emersi nella ricostruzione dell&#8217;esposizione figura anche <strong>l&#8217;utilizzo di una pezza di amianto in dotazione insieme al mitragliatore</strong>, a <strong>testimonianza di quanto il materiale fosse presente nelle attività quotidiane a bordo</strong>. Le conseguenze di quell&#8217;esposizione si sono manifestate dopo oltre cinquant&#8217;anni, quando l&#8217;uomo <strong>ha sviluppato un mesotelioma pleurico</strong>, una grave neoplasia che ne ha provocato la morte nel novembre 2016.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Per accertare le cause della malattia, il Tribunale ha valorizzato una consulenza tecnica medico-legale acquisita agli atti</strong>, che ha individuato nell&#8217;inalazione delle fibre di amianto durante il servizio militare la causa, o quantomeno una concausa, del mesotelioma. Il giudice ha quindi riconosciuto il <strong>collegamento tra l&#8217;esposizione e la patologia</strong>, accertando la <strong>responsabilità del Ministero della Difesa</strong> per la <strong>mancata adozione di adeguate misure di protezione</strong> e per <strong>l&#8217;assenza di informazioni sui rischi ai quali il militare era esposto</strong>. La <strong>sentenza, passata in giudicato</strong>, riconosce al figlio il <strong>risarcimento del danno non patrimoniale subito per la perdita del padre</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">La decisione rappresenta un importante risultato nella lunga battaglia giudiziaria intrapresa dalla famiglia, che comprende ulteriori procedimenti relativi ai diritti degli altri familiari.</p>
<p style="font-weight: 400;">«<em>Il risarcimento ottenuto dal figlio rappresenta un riconoscimento concreto del danno subito per la perdita del padre. È una decisione importante anche per le tante famiglie che continuano a confrontarsi con le conseguenze dell&#8217;amianto e con percorsi giudiziari spesso lunghi e complessi</em>», dichiara l&#8217;avvocato <strong>Ezio Bonanni</strong>, presidente dell&#8217;<strong>Osservatorio Nazionale Amianto</strong> e legale della famiglia.</p>
<p style="font-weight: 400;">L&#8217;ONA offre assistenza e tutela alle vittime dell&#8217;amianto e ai loro familiari. Per informazioni e assistenza: numero verde <strong>800 034 294</strong> – <a href="http://www.osservatorioamianto.it/" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.osservatorioamianto.it&amp;source=gmail&amp;ust=1792229647899000&amp;usg=AOvVaw2OMldmpSXqIhnasZEQqaB3">www.osservatorioamianto.it</a>.</p>
<p style="font-weight: 400;">
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		<title>La nuova legge elettorale, Governo e Quirinale i veri obiettivi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2026 10:51:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/palazzi-luce-naturale.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/palazzi-luce-naturale.jpg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/palazzi-luce-naturale-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/palazzi-luce-naturale-1024x576.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/palazzi-luce-naturale-768x432.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/palazzi-luce-naturale-1170x658.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/palazzi-luce-naturale-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Di Angela Casilli La nuova legge elettorale, approvata qualche giorno fa in via definitiva, ha come obiettivo prioritario, quello di garantire la stabilità politica ad un Paese, come il nostro,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/16/la-nuova-legge-elettorale-governo-e-quirinale-i-veri-obiettivi/">La nuova legge elettorale, Governo e Quirinale i veri obiettivi</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/palazzi-luce-naturale.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/palazzi-luce-naturale.jpg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/palazzi-luce-naturale-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/palazzi-luce-naturale-1024x576.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/palazzi-luce-naturale-768x432.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/palazzi-luce-naturale-1170x658.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/palazzi-luce-naturale-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Di Angela Casilli</strong></p>
<p>La nuova legge elettorale, approvata qualche giorno fa in via definitiva, ha come obiettivo<br />
prioritario, quello di garantire la stabilità politica ad un Paese, come il nostro, che nei suoi<br />
ottant’anni di democrazia ha avuto ben 68 governi. Un fattore, quello della stabilità politica,<br />
che dovrebbe essere apprezzato da tutte le forze politiche, perché consente alla<br />
coalizione vincente di far valere la propria azione politica per l’intera durata della<br />
legislatura, oltre a dare un’immagine solida del Paese, sia a livello europeo che<br />
internazionale.<br />
Altro elemento positivo dello Stabilicum, questo è il nome dato alla nuova legge elettorale,<br />
è che la riforma vuole restituire agli elettori il diritto di scegliere da chi farsi governare. Si<br />
tratta di un elemento di chiarezza, necessario quanto mai, dopo una stagione politica che<br />
ha visto succedersi alleanza a dir poco strane, come quelle tra il 2018 e il 2021, quando<br />
Giuseppe Conte è stato Presidente del Consiglio di due governi con due diverse<br />
maggioranze, una con la Lega e l’altra con il PD.<br />
In sintesi la riforma elettorale vuole rendere più trasparente e lineare il rapporto tra politica<br />
e cittadini, intento condivisibile per certi versi, se non fosse però, anche questa volta,<br />
espressione della sola maggioranza di Governo, vista l’incapacità dei partiti di trovare una<br />
larga intesa.<br />
Il tutto nasce da un’applicazione inadeguata nel nostro Paese del bipolarismo, che si<br />
trascina fin dalla nascita della Seconda Repubblica, che esclude “in linea di principio”<br />
l’accordo con gli avversari. La legge mostra alcune criticità, sulle quali sarà la Corte<br />
Costituzionale ad esprimere il giudizio definitivo anche se il voto con cui la Camera ha<br />
approvato l’impianto della riforma ha una rilevanza politica non da poco, perché apre la<br />
campagna elettorale non solo per Palazzo Chigi, ma anche per il Quirinale.<br />
E’ da circa un paio di anni che la corsa al Colle vede i partiti impegnati a posizionarsi<br />
meglio in vista di quello che sarà il vero traguardo della prossima legislatura, l’elezione del<br />
Capo dello Stato. Da ciò le difficoltà del Campo largo di trovare un accordo di programma<br />
oltre ad un assetto di potere condiviso, come si capiscono i problemi di un centrodestra<br />
che cerca di bissare la vittoria elettorale, impresa mai realizzata da nessun partito.<br />
Purtroppo tutte queste tensioni rischiano di mettere in un angolo i veri problemi del Paese,<br />
resi ancora più gravi da una crisi internazionale che si ripercuote fortemente sul sistema<br />
economico e quindi sui cittadini. Il Governo dovrebbe, proprio per le ragioni addotte, fare<br />
chiarezza e indicare la durata della legislatura che, per il momento, spazia da marzo a<br />
settembre del prossimo anno.<br />
Non c’è dubbio che si tratterà di un passaggio politico e istituzionale delicato, durante il<br />
quale sarà chiaro il rapporto tra la Presidente del Consiglio e il Presidente della<br />
Repubblica, a cui la Costituzione assegna il potere di sciogliere le Camere. Il primo passo<br />
per andare a votare c’è stato con l’approvazione della legge elettorale, l’ultima di questi<br />
ottant’anni di Repubblica; speriamo che duri e che l’Italia possa finalmente allinearsi alle altre democrazie occidentali, che hanno sistemi di voto più consolidati nel tempo.</p>
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		<title>Sanità: Uap, da Regione Puglia chiarimenti su servizi farmacia di Guagnano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2026 17:59:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[chiarimenti]]></category>
		<category><![CDATA[farmacie]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[Sanita’]]></category>
		<category><![CDATA[Uap]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/uap.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/uap.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/uap-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>&#160; Sanità: Uap, da Regione Puglia e Asl Lecce chiarimenti su servizi farmacia di Guagnano Roma, 15 ott.- Uap Unione Ambulatori Privati richiama l’attenzione delle autorità sanitarie della Regione Puglia&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/15/sanita-uap-da-regione-puglia-chiarimenti-su-servizi-farmacia-di-guagnano/">Sanità: Uap, da Regione Puglia chiarimenti su servizi farmacia di Guagnano</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/uap.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/uap.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/uap-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p><p>&nbsp;</p>
<p>Sanità: Uap, da Regione Puglia e Asl Lecce chiarimenti su servizi farmacia di Guagnano</p>
<p>Roma, 15 ott.- Uap Unione Ambulatori Privati richiama l’attenzione delle autorità sanitarie della Regione Puglia su un volantino diffuso da una farmacia di Guagnano, in provincia di Lecce, che pubblicizza giornate dedicate al controllo dell’insufficienza venosa, alla prevenzione dell’osteoporosi mediante “MOC” e alla salute dell’udito. Per l’osteoporosi vengono proposte due formule: “15 euro solo referto” e “39 euro referto e visita medica in telemedicina”; gli altri controlli sono presentati come gratuiti.<br />
“Il cittadino deve poter comprendere quale prestazione gli viene offerta, quale significato clinico abbia il risultato e chi ne assuma la responsabilità. Una comunicazione sanitaria non può lasciare indeterminati questi elementi, soprattutto quando utilizza denominazioni che evocano esami diagnostici e visite mediche. La documentazione regionale esaminata disciplina specifici percorsi della farmacia dei servizi, con attività, condizioni organizzative e adempimenti definiti. Da questi atti non emerge una generale abilitazione a erogare qualsiasi prestazione diagnostica o specialistica, né risulta dimostrata una specifica disciplina delle tre attività indicate nel volantino”, scrive Uap in una nota, chiedendo alla Regione Puglia e alla Asl Lecce di chiarire il quadro applicabile e di verificare le condizioni concrete dell’offerta pubblicizzata.La questione riguarda anzitutto l’esame per l’osteoporosi, continua l’Associazione guidata da <strong>Mariastella Giorlandino</strong>. La dicitura “MOC” non chiarisce la tecnica impiegata, la sede anatomica esaminata e la finalità dell’accertamento. Se viene effettuata una valutazione ultrasonografica periferica, devono essere esplicitati il suo significato e i suoi limiti rispetto alla densitometria DXA, evitando che uno screening orientativo venga percepito come un esame diagnostico equivalente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/15/sanita-uap-da-regione-puglia-chiarimenti-su-servizi-farmacia-di-guagnano/">Sanità: Uap, da Regione Puglia chiarimenti su servizi farmacia di Guagnano</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>USPI informa:dopo l’AI Act, OpenAI introdurrà un watermark nei testi di ChatGPT</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2026 16:27:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione digitale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1068" height="601" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/AI-copertina-watermark-2-1068x601-1.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/AI-copertina-watermark-2-1068x601-1.webp 1068w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/AI-copertina-watermark-2-1068x601-1-300x169.webp 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/AI-copertina-watermark-2-1068x601-1-1024x576.webp 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/AI-copertina-watermark-2-1068x601-1-768x432.webp 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/AI-copertina-watermark-2-1068x601-1-585x329.webp 585w" sizes="(max-width: 1068px) 100vw, 1068px" /></p>
<p>OpenAI, azienda madre di ChatGPT, introdurrà un watermark invisibile nei testi generati da ChatGPT all’interno dell’Unione europea. La decisione arriva a seguito degli obblighi europei sulla trasparenza dei contenuti generati&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/15/uspi-informadopo-lai-act-openai-introdurra-un-watermark-nei-testi-di-chatgpt/">USPI informa:dopo l’AI Act, OpenAI introdurrà un watermark nei testi di ChatGPT</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="https://notiziario.uspi.it/editori-ancora-contro-openai-piovono-cause-legali-in-usa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">OpenAI</a></strong>, azienda madre di ChatGPT, introdurrà un <strong>watermark invisibile</strong> nei testi generati da ChatGPT all’interno dell’Unione europea. La decisione arriva a seguito degli obblighi europei sulla trasparenza dei contenuti generati da Intelligenza Artificiale (IA) a seguito dell’<a href="https://notiziario.uspi.it/obblighi-ai-act-scattate-nuove-norme-dal-2-agosto/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>AI Act</strong></a>.</p>
<p>Il watermark si chiamerà <strong>textGrain</strong> e verrà introdotto gradualmente nelle prossime settimane in tutti i testi generati da ChatGPT.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>Una maggior riconoscibilità dei contenuti IA</strong></h4>
<p>A fare da sfondo a questi cambiamenti è <a href="https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2024/1689/2026-07-27/eng" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>articolo 50 dell’AI Act</strong></a>. Dal 2 agosto 2026, la norma prevede che tutte le IA generative debbano avere un <strong>sistema di marcature</strong> di audio, video, immagini e testi in un formato tale che le macchine possano riconoscerli come contenuti generati da IA.</p>
<p>Dal suo ingresso, textGrain modificherà invisibilmente i testi prodotti da ChatGPT: quando l’IA dovrà scegliere quali parole inserire nel testo, il watermark <strong>indirizzerà</strong> <strong>la scelta</strong> verso alcune opzioni piuttosto che altre, seguendo uno schema nascosto ma che permetterà di identificare il testo come <a href="https://notiziario.uspi.it/i-diritti-nel-mercato-delle-informazioni-una-questione-di-funzioni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>generato da IA</strong></a>.</p>
<p>Questa modifica sarà <strong>invisibile</strong> a “occhio nudo”, ma diventerà più distinguibile su testi di lunghezza maggiore.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>La verificabilità del watermark</strong></h4>
<p>Come detto, il watermark influirà principalmente sulla <strong>composizione</strong> del testo. Questo renderà più ardua l’identificazione più ardua qualora il testo venga modificato.</p>
<p>Per questo, OpenAI aprirà un <strong>rilevatore</strong> inizialmente ad uso limitato di <a href="https://notiziario.uspi.it/competenze-non-titoli-cosi-lai-cambia-i-team-tecnologici/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>ricercatori ed esperti</strong></a>, per testarne l’efficacia e limitare il rischio di falsi negativi e positivi, ed eventuali allucinazioni.</p>
<p>Tuttavia l’introduzione di textGrain dovrebbe agire <strong>“su più livelli”</strong>, fornendo al rilevatore un segnale di provenienza del testo che indica se sistemi OpenAI sono stati utilizzati nella creazione del testo.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>Testi destinati all’informazione pubblica</strong></h4>
<p>Come indicato dall’<a href="https://notiziario.uspi.it/lai-act-non-fa-sconti-per-leditoria-la-formazione-e-gia-obbligo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>AI Act</strong></a>, vige l’obbligo di indicazione di <strong>provenienza IA</strong> anche su testi destinati all’<strong>informazione</strong> pubblica e di interesse generale.</p>
<p>Tuttavia, è possibile esentarsi da questo obbligo qualora il testo venga <strong>revisionato</strong> da una persona o un’organizzazione che si assume la responsabilità di pubblicazione.</p>
<p>Articolo di E.M.</p>
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<div class="td-all-devices"><a href="https://notiziario.uspi.it/uspi-il-partner-strategico-per-leditoria-che-cambia/"><img decoding="async" class="td-animation-stack-type0-2" src="https://notiziario.uspi.it/wp-content/uploads/2025/01/9-motivi.jpg" /></a></div>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/15/uspi-informadopo-lai-act-openai-introdurra-un-watermark-nei-testi-di-chatgpt/">USPI informa:dopo l’AI Act, OpenAI introdurrà un watermark nei testi di ChatGPT</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Melodramma nei licei, ma quale melodramma? Verdi, Leopardi e il Sud</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 18:33:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IL punto di vista]]></category>
		<category><![CDATA[melodramma a scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1392" height="1680" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/6390a64a-d465-4d01-97c1-ab270b798ed7-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/6390a64a-d465-4d01-97c1-ab270b798ed7-1.jpg 1392w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/6390a64a-d465-4d01-97c1-ab270b798ed7-1-249x300.jpg 249w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/6390a64a-d465-4d01-97c1-ab270b798ed7-1-848x1024.jpg 848w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/6390a64a-d465-4d01-97c1-ab270b798ed7-1-768x927.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/6390a64a-d465-4d01-97c1-ab270b798ed7-1-1170x1412.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/6390a64a-d465-4d01-97c1-ab270b798ed7-1-585x706.jpg 585w" sizes="(max-width: 1392px) 100vw, 1392px" /></p>
<p>Dalle parole attribuite al ministro Valditara nasce una riflessione sul ruolo del melodramma nella cultura italiana. Per Bruni, raccontarlo attraverso il solo Verdi lascerebbe fuori Napoli, la canzone e le&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1392" height="1680" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/6390a64a-d465-4d01-97c1-ab270b798ed7-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/6390a64a-d465-4d01-97c1-ab270b798ed7-1.jpg 1392w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/6390a64a-d465-4d01-97c1-ab270b798ed7-1-249x300.jpg 249w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/6390a64a-d465-4d01-97c1-ab270b798ed7-1-848x1024.jpg 848w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/6390a64a-d465-4d01-97c1-ab270b798ed7-1-768x927.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/6390a64a-d465-4d01-97c1-ab270b798ed7-1-1170x1412.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/6390a64a-d465-4d01-97c1-ab270b798ed7-1-585x706.jpg 585w" sizes="(max-width: 1392px) 100vw, 1392px" /></p><p data-pm-slice="1 1 []"><em>Dalle parole attribuite al ministro Valditara nasce una riflessione sul ruolo del melodramma nella cultura italiana. Per Bruni, raccontarlo attraverso il solo Verdi lascerebbe fuori Napoli, la canzone e le tradizioni popolari meridionali</em></p>
<p>Pare che il Ministro dell&#8217;Istruzione Giuseppe Valditara, annunciando l&#8217;introduzione del melodramma nei Licei, abbia affermato: Il cittadino comune non declamava L&#8217;Infinito di Leopardi, ma cantava il Va, pensiero.</p>
<p>Se l&#8217;affermazione è stata pronunciata in questi termini, merita una riflessione pacata. Non polemica. Di metodo storico e antropologico.  Dire che il popolo cantava Va, pensiero e non recitava Leopardi è una suggestione efficace, ma storicamente fragile. E soprattutto geograficamente parziale.</p>
<p>L&#8217;Infinito di Leopardi non è mai stato un testo per declamazione borghese. È un canto universale che parte da Recanati e passa da Napoli, dove Leopardi visse, morì e fu compreso. Francesco De Sanctis, nella sua Storia della letteratura italiana del 1870, colloca Leopardi come punto di rottura della coscienza moderna proprio perché parla dal margine. Ernesto De Martino, in Morte e pianto rituale del 1958, insegna che il canto del Sud è lamento metafisico, non folklore. L&#8217;Infinito è questo. Ha unito, proprio perché veniva dal margine ovvero periferie, mi sia consentito, e parlava all&#8217;infinito di ciascuno.</p>
<p>Il Va, pensiero ha certamente avuto una sua fortuna popolare, ma non ha avuto quella funzione unificante che oggi gli si attribuisce a posteriori. Lo ha dimostrato Marcello Conati e prima di lui Benedetto Croce: è una lettura risorgimentale costruita dopo, non vissuta allora come inno nazionale da tutti. Antonio Gramsci nei Quaderni del carcere, Quaderno 21, parla di nazional popolare e avverte che l&#8217;unificazione per opera lirica è costruzione ideologica della borghesia settentrionale, non esperienza del popolo meridionale. Se ad ammetterlo sono io&#8230; Figuriamoci&#8230;</p>
<p>Pare ancora che il Ministro abbia detto: Il melodramma ha avuto un ruolo fondamentale nel dare un cemento unificante agli italiani. L&#8217;opera lirica era conosciuta da chiunque, dal cittadino che magari non recitava Leopardi, ma cantava Va, pensiero.</p>
<p>Qui si pone una questione più ampia. Quale melodramma? Quale lirica? Quale popolo? Se parliamo di Italia delle tradizioni, non possiamo ridurre il melodramma al solo Verdi e il Verdi al solo Nabucco. Il Sud non è stato Verdi. Il Sud è stato Napoli e il Mediterraneo. È stata la canzone, la tarantella, il canto di lavoro, il canto del brigantaggio meridionale che rispondeva, anche in opposizione antropologica, ai cori del Nord. Roberto De Simone, in Disincantoale del 2024, lo ha ribadito con precisione filologica: la musica colta napoletana è matrice, non derivazione. È marchio starei pet dire e l&#8217;ho detto.</p>
<p>Mentre a Milano nel 1842 si cantava Va, pensiero dal Nabucco, nel 1835 a Napoli nasceva Te voglio bene assaje, attribuita a Raffaele Sacco e musicata da Gaetano Donizetti, nel 1849 Santa Lucia di Teodoro Cottrau, nel 1880 Funiculi Funicula di Luigi Denza e Peppino Turco, nel 1898 O sole mio di Giovanni Capurro ed Eduardo Di Capua. Questo era il canto popolare nazionale, orale, diffuso, cantato nelle strade, nei porti, nelle campagne, nelle Americhe dell&#8217;emigrazione. Questa è antropologia culturale. Non è parentesi. È struttura ben definita che entra nella vera identità nazionale. Lo ha documentato Diego Carpitella, allievo di Ernesto De Martino, nei suoi studi sul canto popolare meridionale.</p>
<p>Certo, Verdi era conosciuto e amato anche a Napoli. Al San Carlo il Nabucco andò in scena nel 1843 con successo. Ma pensare l&#8217;introduzione del melodramma nei Licei partendo esclusivamente da Verdi è una scelta culturale che guarda al Nord, a Milano, all&#8217;asse Manzoni Verdi come unico cemento identitario. È una visione legittima, ma non è tutta l&#8217;Italia. È una parte. Una posizione partigiana a tutti gli effetti.</p>
<p>Da qui nascono alcune perplessità sulle affermazioni attribuite al Ministro, come quella secondo cui sarebbe impossibile che un docente non conosca il Nabucco, o che un secolo fa la lirica fosse considerata popolare e non degna di stare tra i grandi classici.</p>
<p>Quale lirica? Nel Sud la Scuola Siciliana di Federico II ha fondato la lirica italiana, dal 1230 al 1266, con Giacomo da Lentini inventore del sonetto. Ed era lingua cantata, popolare e orale prima di diventare letteratura scritta. Bruno Panvini e Gianfranco Contini lo hanno dimostrato. La lirica è sempre stata classica e popolare insieme. Non c&#8217;è stata separazione. Come ha scritto Aurelio Roncaglia, la lirica delle origini è già musica.</p>
<p>Quanto a Verdi e Leopardi, sarebbe utile approfondire quanto Verdi abbia attinto, anche indirettamente, a quella cultura dell&#8217;infinito leopardiano, e quanto il Va, pensiero sia diventato ciò che è diventato proprio grazie a un intreccio che comprende il melodramma napoletano. Sono quisquilie, direbbe Dante nel XXVI del Paradiso, verso 29, ma quisquilie che fondano una civiltà. Infatti è Totò a usarla.</p>
<p>Per questo, l&#8217;idea di introdurre il melodramma nei Licei è ottima in sé. Va sostenuta. Ma non può essere introdotta come varco per un solo Maestro o per una sola opera. Significherebbe creare una separazione. Anzi una rottura con la cultura popolare vera.</p>
<p>Dopo anni di impoverimento dei Licei, non si può chiedere a un docente di letteratura italiana di conoscere necessariamente il Nabucco come se fosse un classico della letteratura italiana. La storia della letteratura musicale non coincide con la storia della letteratura italiana. Sono due storie che si incontrano, ma hanno grammatiche diverse. Tanto meno è assimilabile al legame Manzoni Verdi, che è costruzione critica ottocentesca, non dato storico. Lo ha chiarito Luigi Baldacci in Libretti d&#8217;opera.</p>
<p>Sarebbe più utile, allora, prevedere un docente di storia della musica e di letteratura musicale, che sappia raccontare Verdi e Donizetti e Bellini, ma anche la canzone napoletana, la tarantella, il canto popolare siciliano e calabrese, O sole mio come Va, pensiero.</p>
<p>Perché se cerchiamo ciò che è veramente popolare e nazionale, forse O sole mio è stato cantato più di Va, pensiero. Lo dicono le statistiche della emigrazione italiana in America dal 1880 al 1920, lo dice la discografia mondiale. E questo non toglie nulla a Verdi. Restituisce verità all&#8217;Italia delle tradizioni. Oltre a dare una visione complessa e completa delle culture considerate come modelli di identità e appartenenza alla storia di una Nazione.</p>
<p>Altrimenti il melodramma nei Licei diventa un altro centralismo. E il Sud resta, ancora una volta, un coro senza voce che non fa bene all&#8217;intera comunità italiana.</p>
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		<title>Nuovo Codice della strada: cosa prevede la riforma su multe, patenti e sicurezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 16:14:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[novita’]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovo codice della strada]]></category>
		<category><![CDATA[riforma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1664" height="936" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/cover-codice-strada.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/cover-codice-strada.jpg 1664w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/cover-codice-strada-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/cover-codice-strada-1024x576.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/cover-codice-strada-768x432.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/cover-codice-strada-1170x658.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/cover-codice-strada-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 1664px) 100vw, 1664px" /></p>
<p>Multe meno salate e misure più severe contro i comportamenti pericolosi. A marzo è atteso il testo definitivo; le nuove regole saranno applicate dal 2028 Il nuovo Codice della strada&#8230;</p>
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<p>Il nuovo Codice della strada prende forma, ma le disposizioni annunciate <strong>non sono ancora in vigore</strong>. Il 13 ottobre 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare uno schema di decreto legislativo destinato a sostituire il Codice del 1992. Il testo dovrà acquisire i pareri previsti e tornare al Governo per l’approvazione definitiva, attesa a marzo 2027. Secondo il calendario dello schema, le nuove regole dovrebbero essere applicate dal gennaio 2028, con un possibile slittamento ad aprile legato ai tempi del regolamento attuativo. Fino ad allora valgono le norme attuali.</p>
<h3>Multe meno salate e stretta sui veicoli senza assicurazione</h3>
<p>La riforma prevede una riduzione generale degli importi delle multe, anche attraverso l’arrotondamento al ribasso delle sanzioni più comuni e la sospensione del loro adeguamento automatico biennale all’inflazione. Per l’eccesso di velocità, lo schema propone un calcolo della multa proporzionato ai chilometri orari oltre il limite. Si inaspriscono, invece, le misure contro chi circola senza assicurazione: tra quelle annunciate dal Ministero figura il divieto di circolazione a tempo indeterminato. <a href="https://mit.gov.it/comunicazione/news/nuovo-codice-della-strada-le-principali-novita?utm_source=chatgpt.com">mit.gov.it</a></p>
<p>Cambierebbero anche i tempi per ricevere i verbali. Quando una violazione viene accertata a distanza, senza contestazione immediata, il termine per la notifica scenderebbe dagli attuali 90 a <strong>45 giorni</strong>.</p>
<h3>Documenti digitali e rinnovo della patente</h3>
<p>Lo schema consente di esibire patente e carta di circolazione anche in formato digitale. Per le patenti del gruppo 1, tra cui la B, il rinnovo ogni dieci anni sarebbe previsto fino ai <strong>65 anni</strong>, anziché fino ai 50. È stato invece eliminato l’obbligo di PEC per chi possiede una patente o un veicolo, presente nelle prime bozze della riforma.</p>
<h3>Patente a 17 anni: resta la guida accompagnata</h3>
<p><strong>La patente B a 17 anni non è prevista nello schema approvato dal Governo.</strong> La proposta, contenuta nelle prime bozze, è stata eliminata. Resta la possibilità della <em>guida accompagnata</em>: chi ha compiuto 17 anni ed è già titolare di patente A1 o B1 può ottenere un’autorizzazione per esercitarsi alla guida di un’auto insieme a un accompagnatore, in vista della patente B. Non si tratta, dunque, del permesso di guidare da soli a 17 anni.</p>
<h3>Over 85: nessuna limitazione automatica per età</h3>
<p>Sono state eliminate anche le restrizioni automatiche inizialmente ipotizzate per i conducenti con più di 85 anni: il divieto di percorrere le autostrade, il limite di guida entro 100 chilometri dalla residenza e l’obbligo di tasso alcolemico zero legati alla sola età. <strong>Questo non significa che il rinnovo della patente diventi automatico:</strong> restano necessarie le verifiche dei requisiti per guidare.</p>
<h3>Cicli a propulsione e mobilità delle persone con disabilità</h3>
<p>Il testo prevede casco e contrassegno identificativo per i <strong>cicli a propulsione</strong>, che possono avanzare senza pedalare. L’obbligo non riguarda le comuni biciclette a pedalata assistita.</p>
<p>Per facilitare gli spostamenti delle persone con disabilità, tutti i Comuni dovrebbero inoltre aderire alla piattaforma nazionale del <strong>Contrassegno unificato disabili europeo (CUDE)</strong>. Secondo il Ministero, i Comuni che non aderiscono non potranno usare l’accertamento a distanza per le violazioni relative alla sosta riservata e alle ZTL.</p>
<p>Le misure descritte appartengono a uno <strong>schema approvato in via preliminare</strong>: contenuti e tempi potranno essere confermati o modificati nel corso dell’iter prima dell’adozione definitiva.</p>
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<p><a href="https://mit.gov.it/comunicazione/news/nuovo-codice-della-strada-le-principali-novita?utm_source=chatgpt.com">mit.gov.it</a></p>
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<div><a href="https://www.poliziamunicipale.it/documenti/94594/nuovo-cds?utm_source=chatgpt.com">www.poliziamunicipale.it</a></div>
<div><a href="https://www.pmi.it/impresa/normativa/498522/nuovo-codice-della-strada-riforma-novita.html?utm_source=chatgpt.com">www.pmi.it</a></div>
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<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/14/nuovo-codice-della-strada-cosa-prevede-la-riforma-su-multe-patenti-e-sicurezza/">Nuovo Codice della strada: cosa prevede la riforma su multe, patenti e sicurezza</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Da Wojtyła a Leone XIV: quando un Papa non nasconde la propria fragilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 13:19:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[autorevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[fragilità di un papa]]></category>
		<category><![CDATA[malattia]]></category>
		<category><![CDATA[Papa leone XIV]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Wojtyla]]></category>
		<category><![CDATA[riservatezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1664" height="936" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/papa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/papa.jpg 1664w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/papa-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/papa-1024x576.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/papa-768x432.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/papa-1170x658.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/papa-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 1664px) 100vw, 1664px" /></p>
<p>L’annuncio dell’intervento al polmone di Leone XIV richiama la testimonianza di Giovanni Paolo II. Due momenti profondamente diversi, un interrogativo comune: può l’autorità mostrarsi fragile senza perdere autorevolezza? Una riflessione&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/12/da-wojtyla-a-leone-xiv-quando-un-papa-non-nasconde-la-propria-fragilita/">Da Wojtyła a Leone XIV: quando un Papa non nasconde la propria fragilità</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1664" height="936" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/papa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/papa.jpg 1664w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/papa-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/papa-1024x576.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/papa-768x432.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/papa-1170x658.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/papa-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 1664px) 100vw, 1664px" /></p><p><strong><em>L’annuncio dell’intervento al polmone di Leone XIV richiama la testimonianza di Giovanni Paolo II. Due momenti profondamente diversi, un interrogativo comune: può l’autorità mostrarsi fragile senza perdere autorevolezza? Una riflessione sulla malattia, sulla comunicazione e sul diritto di restare umani.</em></strong></p>
<p class="pip-intro">bastato un minuto, al termine dell’Angelus di domenica 11 ottobre, per aprire una riflessione che va molto oltre le condizioni di salute del Pontefice.</p>
<p>Papa Leone XIV ha <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20261011-angelus.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">annunciato personalmente ai fedeli </a>che dovrà sottoporsi a un intervento chirurgico per rimuovere un nodulo polmonare, individuato durante alcuni controlli.</p>
<p>Lo ha fatto con poche parole, senza particolari enfasi, senza trasformare la notizia in un evento drammatico.</p>
<p>Ha spiegato che il nodulo è circoscritto, individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato. Ha comunicato di aver accolto il consiglio dei medici e di aver deciso di sottoporsi all’operazione nei prossimi giorni.</p>
<p>Poi ha ringraziato i fedeli, affidandosi alla loro preghiera.</p>
<p>Non sappiamo quale sia la natura del nodulo. Non è stata comunicata una diagnosi definitiva e, proprio per questo, ogni interpretazione medica sarebbe prematura.</p>
<p>Ma c’è già un fatto sul quale vale la pena soffermarsi.</p>
<div class="pip-evidenza"><strong>Il Papa ha scelto di raccontare personalmente una propria condizione di vulnerabilità.</strong></div>
<p>Non ha atteso che altri parlassero al suo posto. Non ha presentato la salute come una questione incompatibile con la sua responsabilità. Ha semplicemente condiviso ciò che riteneva giusto far conoscere.</p>
<p>E questo gesto richiama inevitabilmente un’altra immagine, rimasta nella memoria di milioni di persone.</p>
<h2>La lezione silenziosa di Wojtyła</h2>
<p>Chi ha vissuto gli ultimi anni del pontificato di Giovanni Paolo II ricorda un uomo progressivamente segnato dalla malattia.</p>
<p>Il passo diventato incerto. La mano tremante. La fatica di parlare. I movimenti sempre più difficili.</p>
<p>Un uomo che aveva attraversato il mondo con un’energia straordinaria e che, lentamente, si trovava a fare i conti con i limiti del proprio corpo.</p>
<p>Wojtyła non scomparve dalla vita pubblica per evitare che quei limiti fossero visibili.</p>
<p>Continuò, fin dove gli fu possibile, a incontrare le persone, a partecipare alle celebrazioni, a mostrarsi.</p>
<p>Nel marzo 2005, durante gli ultimi giorni del suo pontificato, il mondo vide un Papa che cercava di parlare e non riusciva più a farlo.</p>
<p>La benedizione silenziosa della Pasqua di quell’anno rimane una delle immagini più forti della sua storia.</p>
<p>Era il 27 marzo. Pochi giorni dopo, il 2 aprile, Giovanni Paolo II sarebbe morto.</p>
<p>Quel silenzio non cancellava la sua responsabilità pastorale. Ne mostrava, piuttosto, una dimensione che spesso dimentichiamo: anche l’uomo chiamato a guidare una comunità mondiale conserva tutta la vulnerabilità della condizione umana.</p>
<p>Anni dopo, nel 2009, il cardinale Tarcisio Bertone, <a href="https://www.vatican.va/roman_curia/secretariat_state/card-bertone/2009/documents/rc_seg-st_20091112_visita-gpii-parlam_it.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ricordando Wojtyła davanti al Parlamento italiano </a>, affermò che il Pontefice non aveva mai fatto mistero della propria malattia.</p>
<p>E Benedetto XVI, nel suo <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2005/december/documents/hf_ben_xvi_spe_20051222_roman-curia.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">discorso alla Curia romana del dicembre 2005 </a>, parlò della lezione lasciata dal predecessore dalla «cattedra della sofferenza e del silenzio».</p>
<p>È una definizione che aiuta a comprendere quel pontificato, senza bisogno di idealizzare il dolore.</p>
<p>Perché Wojtyła non fu autorevole in quanto malato.</p>
<p><strong>Rimase una persona degna di ascolto anche quando la malattia limitò le capacità attraverso le quali aveva esercitato la propria missione.</strong></p>
<p>E la differenza è sostanziale.</p>
<h2>Leone XIV: la forza di una comunicazione semplice</h2>
<p>Il confronto con Leone XIV non deve farci dimenticare che siamo davanti a due vicende molto diverse.</p>
<p>Giovanni Paolo II attraversò un lungo e progressivo deterioramento delle condizioni fisiche. Leone XIV ha comunicato la necessità di un intervento per una condizione individuata precocemente, della quale non conosciamo ancora la diagnosi.</p>
<p>Sarebbe improprio sovrapporre le due situazioni, immaginare sviluppi o cercare analogie cliniche che non esistono.</p>
<p>Il collegamento riguarda un’altra dimensione: il modo di comunicare la vulnerabilità.</p>
<p>Wojtyła la rese visibile soprattutto attraverso il proprio corpo.</p>
<p>Leone XIV, in questa circostanza, ha scelto di raccontarla attraverso le parole.</p>
<p>Due forme differenti di presenza pubblica.</p>
<p>Nel primo caso, un’esperienza di malattia prolungata che diventò parte integrante dell’immagine del pontificato.</p>
<p>Nel secondo, una comunicazione preventiva, personale e misurata.</p>
<p>Ciò che accomuna le due esperienze non è il dolore, ma la possibilità di non considerare la fragilità un elemento da nascondere necessariamente.</p>
<p>È significativo anche un altro aspetto dell’annuncio di Leone XIV: il riferimento esplicito ai medici e alla decisione di seguire le loro indicazioni.</p>
<p>Un Papa che parla della propria salute riconoscendo il valore della competenza sanitaria non compie soltanto un gesto personale.</p>
<p>Comunica, attraverso il proprio esempio, che affidarsi alla medicina non è una diminuzione della fede né un cedimento dell’autonomia.</p>
<div class="pip-evidenza">La fiducia nella scienza e la dimensione spirituale possono convivere senza essere poste in contrapposizione.</div>
<h2>Quando la fragilità incontra il potere</h2>
<p>Viviamo in una società che continua a rappresentare l’autorità attraverso alcuni attributi ricorrenti: sicurezza, efficienza, controllo, capacità di decidere, assenza di esitazioni.</p>
<p>Da un dirigente a un leader politico, da un responsabile di comunità a una figura religiosa, ci aspettiamo frequentemente che chi guida sappia essere forte.</p>
<p>E talvolta finiamo per confondere la forza con l’invulnerabilità.</p>
<p>La malattia incrina questa rappresentazione.</p>
<p>Ci ricorda che nessun ruolo mette al riparo dal limite umano.</p>
<div class="pip-domanda">Ma siamo davvero certi che una persona diventi meno autorevole quando riconosce di non poter controllare tutto?</div>
<p>La domanda riguarda anche il nostro modo di costruire e vivere le relazioni.</p>
<p>Un’autorità che non può mai mostrarsi fragile rischia di diventare distante.</p>
<p>Chi la esercita può sentirsi obbligato a nascondere paure, dubbi, stanchezza e difficoltà per continuare a essere riconosciuto.</p>
<p>E chi la osserva può finire per attribuirle caratteristiche che nessun essere umano possiede.</p>
<p>Il problema non è soltanto personale.</p>
<p>È culturale e, spesso, organizzativo.</p>
<p><strong>Quando una struttura pretende che chi la guida sia sempre forte, rischia di costruire un’immagine dell’autorità che allontana dalla realtà delle persone.</strong></p>
<p>Il gesto di Leone XIV permette di interrogare anche le comunità ecclesiali.</p>
<p>Sappiamo riconoscere la vulnerabilità di chi ha una responsabilità? Oppure la consideriamo qualcosa che deve rimanere invisibile per non indebolire l’istituzione?</p>
<p>E, soprattutto, sappiamo accompagnare chi attraversa una difficoltà senza trasformarla immediatamente in un giudizio sulla sua capacità di continuare a servire?</p>
<h2>Il rischio di trasformare la sofferenza in un modello obbligatorio</h2>
<p>C’è però un punto sul quale credo sia necessario fermarsi.</p>
<p>Raccontare pubblicamente la propria malattia può essere una testimonianza di libertà.</p>
<p>Ma non deve diventare un obbligo.</p>
<p>La scelta di Giovanni Paolo II di continuare a mostrarsi e quella di Leone XIV di rendere nota la propria situazione sanitaria non autorizzano a pretendere lo stesso comportamento da chiunque.</p>
<p>La malattia appartiene alla sfera più delicata della vita personale.</p>
<p>C’è chi desidera condividerla e chi ha bisogno di viverla nel riserbo. Chi trova conforto nelle relazioni pubbliche e chi preferisce proteggere uno spazio intimo.</p>
<p>Nessuna di queste scelte, da sola, misura il coraggio, la fede o la dignità di una persona.</p>
<p>Sarebbe sbagliato costruire una nuova retorica secondo la quale il malato debba necessariamente mostrarsi, parlare, essere esempio per gli altri o attribuire alla propria sofferenza un significato edificante.</p>
<p>La sofferenza non rende automaticamente migliori.</p>
<p>E soprattutto non deve diventare una prestazione spirituale.</p>
<p>Giovanni Paolo II aveva affrontato profondamente il tema nella lettera apostolica <a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_letters/1984/documents/hf_jp-ii_apl_11021984_salvifici-doloris.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Salvifici doloris</em> </a>del 1984, proponendo una lettura cristiana della sofferenza umana.</p>
<p>Ma proprio perché quella riflessione appartiene a un’esperienza di fede, non può trasformarsi in una richiesta rivolta indistintamente a tutti.</p>
<p>La dignità non nasce dalla capacità di sopportare il dolore in maniera esemplare.</p>
<div class="pip-evidenza">Appartiene alla persona anche quando ha paura, protesta, si scoraggia, chiede aiuto o semplicemente non vuole raccontare ciò che sta vivendo.</div>
<h2>Il compito della comunicazione: informare senza invadere</h2>
<p>L’annuncio di Leone XIV pone anche una questione giornalistica.</p>
<p>Quando una persona pubblica comunica un problema di salute, dove finisce il diritto all’informazione e dove comincia il diritto alla riservatezza?</p>
<p>Nel caso di un Pontefice esiste certamente un interesse pubblico a conoscere le condizioni che potrebbero incidere sull’esercizio delle sue responsabilità.</p>
<p>Ma questo interesse non autorizza diagnosi a distanza, speculazioni o invasioni della sfera privata.</p>
<p>C’è una differenza tra spiegare ciò che è stato comunicato e cercare di riempire ogni spazio lasciato vuoto.</p>
<p>È una differenza che il giornalismo dovrebbe saper custodire.</p>
<p>Anche le parole che scegliamo contano.</p>
<p>Un annuncio sanitario può essere raccontato come un dramma imminente, come una prova di eroismo oppure, più semplicemente, come un fatto umano che merita attenzione e rispetto.</p>
<p>La notizia non ha bisogno di essere ingigantita per essere importante.</p>
<p>Riconoscere il valore comunicativo del gesto di Leone XIV non significa conoscere già l’esito dell’intervento né attribuirgli intenzioni che non ha dichiarato.</p>
<p>Significa osservare ciò che è accaduto, distinguere i fatti dalle interpretazioni e lasciare che il lettore possa formulare il proprio giudizio.</p>
<h2>La dignità di essere uomini, prima ancora che figure pubbliche</h2>
<p>Forse è questo l’aspetto più interessante del filo che possiamo riconoscere tra Wojtyła e Leone XIV.</p>
<p>Prima di essere simboli, rappresentanti di un’istituzione o riferimenti spirituali, sono persone.</p>
<p>Uomini che, come tutti, hanno un corpo, una storia, una salute da custodire e una vulnerabilità con cui confrontarsi.</p>
<p>Non dobbiamo dimenticarlo quando li ammiriamo.</p>
<p>E nemmeno quando li critichiamo.</p>
<p>Perché il riconoscimento della fragilità non diminuisce la possibilità di esercitare responsabilità, né impedisce di essere valutati per le proprie decisioni.</p>
<p>Una persona può essere vulnerabile e continuare a rispondere delle proprie scelte.</p>
<p>Può avere bisogno di cure e conservare la propria autorevolezza.</p>
<p>Può chiedere aiuto senza perdere la dignità.</p>
<p>E può anche decidere di fermarsi quando le circostanze lo richiedono.</p>
<p>Non è necessario trasformare ogni limite in un’impresa da superare.</p>
<p>Forse una delle forme più mature di responsabilità consiste proprio nel riconoscere quando abbiamo bisogno degli altri.</p>
<p>Giovanni Paolo II lo ha mostrato, negli ultimi anni, attraverso una presenza sempre più faticosa.</p>
<p>Leone XIV, oggi, lo racconta attraverso una comunicazione semplice e diretta.</p>
<p>Il loro messaggio non è identico, così come non sono identiche le circostanze.</p>
<p>Ma entrambi ci invitano a mettere in discussione un’immagine del potere che spesso dimentica l’umanità di chi lo esercita.</p>
<div class="pip-finale"><strong>Perché la fragilità non è il contrario dell’autorevolezza. </strong>È una dimensione della condizione umana che neppure l’autorità può cancellare.</div>
<aside class="pip-nota">
<h2>Nota editoriale — Francesco Mazzarella</h2>
<p>Non credo che la malattia debba essere trasformata in una lezione per gli altri. Chi soffre non ha il dovere di insegnarci qualcosa, né quello di essere forte o di apparire sereno.</p>
<p>Eppure, quando una persona che ha grandi responsabilità sceglie liberamente di condividere la propria vulnerabilità, quel gesto può aiutarci a rivedere il modo in cui guardiamo agli altri.</p>
<p>Ho sempre trovato profondamente umana l’immagine di Giovanni Paolo II che, negli ultimi giorni, cercava di parlare senza riuscirci.</p>
<p>Non perché quella sofferenza fosse bella. Non lo era.</p>
<p>Ma perché ci poneva davanti a una persona che continuava a essere riconoscibile e degna di ascolto anche quando il suo corpo non le permetteva più di comunicare come prima.</p>
<p>Oggi, ascoltando le parole di Leone XIV, ritrovo una domanda che riguarda tutti noi, nelle nostre famiglie, nelle comunità, nei luoghi di lavoro e nelle relazioni quotidiane.</p>
<p><strong>Sappiamo continuare a riconoscere il valore di una persona anche quando non riesce più a corrispondere all’immagine di forza che ci siamo costruiti di lei?</strong></p>
<p>Forse il primo passo non è imparare a essere invulnerabili, ma costruire relazioni nelle quali non sia necessario fingere di esserlo.</p>
<p class="pip-nota-firma">fr@ncesco</p>
</aside>
<div class="pip-firma"><strong>Francesco Mazzarella</strong><br />
Giornalista e comunicatore relazionale<br />
Paese Italia Press</div>
<section class="pip-fonti">
<h3>Fonti e documentazione</h3>
<ul>
<li><a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20261011-angelus.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Santa Sede — Angelus di Leone XIV, 11 ottobre 2026 </a>. Dichiarazione originale del Pontefice.</li>
<li><a href="https://www.reuters.com/business/healthcare-pharmaceuticals/pope-leo-says-will-undergo-surgery-small-growth-lung-2026-10-11/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Reuters — Pope Leo says he will undergo surgery for small growth on lung </a>. 11 ottobre 2026.</li>
<li><a href="https://www.vatican.va/roman_curia/secretariat_state/card-bertone/2009/documents/rc_seg-st_20091112_visita-gpii-parlam_it.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Santa Sede — Cardinale Tarcisio Bertone, commemorazione di Giovanni Paolo II </a>. 12 novembre 2009.</li>
<li><a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2005/december/documents/hf_ben_xvi_spe_20051222_roman-curia.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Santa Sede — Benedetto XVI, discorso alla Curia romana </a>. 22 dicembre 2005.</li>
<li><a href="https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_letters/1984/documents/hf_jp-ii_apl_11021984_salvifici-doloris.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Giovanni Paolo II — Lettera apostolica Salvifici doloris </a>. 11 febbraio 1984.</li>
<li><a href="https://www.rainews.it/amp/video/2025/03/ventanni-dalla-morte-di-papa-wojtyla-lultima-apparizione-alla-finestra-senza-riuscire-a-parlare-3fe4b81b-eda3-42f7-b521-901bace86b5a.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">RaiNews — L’ultima apparizione pubblica di Giovanni Paolo II </a>. Documentazione audiovisiva.</li>
</ul>
<p class="pip-avvertenza">Le informazioni sanitarie riportate si riferiscono esclusivamente ai dati resi pubblici e disponibili al 12 ottobre 2026. Non vengono formulate ipotesi diagnostiche sulla natura del nodulo polmonare.</p>
<p>Francesco Mazzarella @Riproduzione riservata</p>
</section>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/12/da-wojtyla-a-leone-xiv-quando-un-papa-non-nasconde-la-propria-fragilita/">Da Wojtyła a Leone XIV: quando un Papa non nasconde la propria fragilità</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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