Dietro una denuncia per stalking o per violenza psicologica spesso non c’è soltanto un fascicolo da esaminare. C’è una donna che ha vissuto mesi, a volte anni, di paura, isolamento, minacce e umiliazioni. C’è una persona che ha trovato il coraggio di rompere il silenzio e di chiedere aiuto.
Eppure, troppo spesso, la reale gravità di certe situazioni emerge soltanto quando la spirale della violenza degenera in episodi drammatici e irreparabili.
Senza alcuna generalizzazione e nel pieno rispetto del lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine, resta forte la percezione che alcune denunce per atti persecutori, minacce o comportamenti ossessivi possano talvolta essere considerate insufficientemente rilevanti nelle fasi iniziali delle indagini. Una percezione che alimenta timori e sfiducia nelle vittime.
«Ogni donna che decide di denunciare compie un atto di straordinario coraggio», afferma la Dott.ssa Mariastella Giorlandino, presidente della Fondazione Artemisia. «Dietro quella denuncia spesso ci sono notti insonni, ansia, paura per sé e per i propri figli. Per questo nessun segnale dovrebbe mai essere considerato banale o irrilevante».
I volontari della Fondazione Artemisia, impegnati quotidianamente nell’assistenza alle vittime di violenza e stalking, conoscono bene questa realtà. Uno degli ostacoli più difficili da superare è proprio convincere le donne a denunciare.
Molte raccontano di avere paura non soltanto del proprio persecutore, ma anche di non essere credute o di vedere la propria denuncia archiviata senza adeguati approfondimenti.
«La frase che ascoltiamo più spesso è: “Tanto non servirà a nulla”», sottolinea Giorlandino. «È una frase che fa male, perché rivela una ferita profonda nel rapporto di fiducia tra le vittime e le istituzioni. Dobbiamo fare tutto il possibile affinché nessuna donna si senta sola nel momento in cui chiede protezione».
Il problema non riguarda soltanto i singoli episodi, ma la capacità di riconoscere tempestivamente quei segnali che spesso precedono forme più gravi di violenza. Telefonate insistenti, pedinamenti, minacce velate, controllo ossessivo, persecuzioni sui social network: comportamenti che possono apparire isolati ma che, inseriti in un quadro più ampio, assumono un significato ben diverso.
«La violenza raramente esplode all’improvviso», osserva la presidente della Fondazione Artemisia. «Nella maggior parte dei casi lascia tracce, segnali, richieste di aiuto che devono essere ascoltate e comprese. La prevenzione nasce proprio dalla capacità di cogliere questi campanelli d’allarme prima che sia troppo tardi».
Naturalmente il principio di garanzia deve valere per tutti e ogni denuncia necessita di verifiche rigorose e approfondite. Tuttavia, proprio la particolare natura dei reati di stalking e violenza di genere richiede un approccio estremamente prudente e attento, capace di valutare non solo il singolo episodio ma l’intero contesto relazionale e psicologico.
«Quando una donna trova la forza di parlare, lo Stato deve essere percepito come una presenza concreta e affidabile», conclude Giorlandino. «Ogni possibile sottovalutazione può avere conseguenze gravissime. Su questi temi non può esserci spazio per la superficialità, perché la differenza tra ascoltare e non ascoltare può significare salvare una vita».
La lotta alla violenza sulle donne passa anche da qui: dalla capacità di intervenire prima che l’ennesima storia finisca sulle pagine di cronaca. Perché dietro ogni denuncia c’è una persona che chiede protezione, e il tempo, in questi casi, può fare la differenza tra la sicurezza e la tragedia

