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	<title>Economia Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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	<title>Economia Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Uspi informa: Salario giusto, non contratto unico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Saverio Vetere]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 12:42:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria/Giornalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1179" height="623" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3826.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3826.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3826-300x159.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3826-1024x541.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3826-768x406.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3826-1170x618.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3826-585x309.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p>Il salario giusto è una soglia di dignità. Il contratto unico è un modello di uniformazione. La prima prospettiva tutela il lavoratore; la seconda rischia di comprimere il pluralismo contrattuale&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/28/uspi-informa-salario-giusto-non-contratto-unico/">Uspi informa: Salario giusto, non contratto unico</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><i>Il salario giusto è una soglia di dignità. Il contratto unico è un modello di uniformazione. La prima prospettiva tutela il lavoratore; la seconda rischia di comprimere il pluralismo contrattuale e di ignorare le differenze reali tra comparti, imprese, mercati e modelli organizzativi</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La <strong>legge sul salario giusto</strong> nasce con una finalità condivisibile: rafforzare la tutela del lavoro, contrastare retribuzioni inadeguate, valorizzare la contrattazione collettiva più rappresentativa e impedire forme di <em>dumping </em>salariale. È un obiettivo alto, coerente con l’articolo 36 della Costituzione, e non vi è ragione di metterne in discussione l’impianto generale.</p>
<p>Proprio per questo occorre vigilare affinché, nel corso dell’esame parlamentare, il provvedimento non venga trasformato in qualcosa di diverso da ciò che il Governo sembra avere voluto: non una legge sul salario giusto, ma una legge di fatto sul contratto unico.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>Il Trattamento Economico Complessivo (TEC)</strong></h4>
<p>La questione riguarda il significato da attribuire al Trattamento Economico Complessivo, il cosiddetto TEC. Nel testo del <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto-legge:2026-04-30;62!vig=" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>decreto-legge n. 62 del 2026</strong></a> (ora in conversione AC 2911), l’articolo 7 fa riferimento al trattamento economico complessivo definito dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, tenendo conto del settore, della categoria produttiva, dell’attività principale o prevalente, della dimensione e della natura giuridica del datore di lavoro. È una formulazione che, se letta correttamente, conserva un criterio di proporzionalità e di adeguatezza rispetto alle diverse realtà produttive.</p>
<p>La preoccupazione nasce invece da alcune spinte emendative che sembrano voler ampliare il contenuto del TEC fino a ricomprendervi non soltanto le componenti retributive essenziali, ma anche elementi ulteriori, come scatti di anzianità, automatismi contrattuali, indennità strutturali, componenti differite e altri istituti che appartengono alla storia e all’architettura specifica di singoli contratti collettivi.</p>
<p>È qui che il rischio diventa serio. Se il trattamento economico complessivo viene dilatato fino a comprendere tutto ciò che, in un determinato contratto, ha un valore economicamente misurabile, il contratto collettivo assunto come parametro non resta più un semplice criterio di valutazione della sufficienza retributiva. Diventa, progressivamente, lo strumento attraverso cui si trasferisce su tutto un settore l’intero impianto economico di un solo contratto.</p>
<p>Una simile evoluzione non pare coerente con l’impostazione originaria del decreto. Il Governo sembra avere scelto una strada diversa: utilizzare la contrattazione collettiva come riferimento per evitare retribuzioni povere, non imporre per legge un unico contratto nazionale a realtà imprenditoriali differenti. La differenza è sostanziale.</p>
<p>Il salario giusto è una soglia di dignità. Il contratto unico è un modello di uniformazione. La prima prospettiva tutela il lavoratore; la seconda rischia di comprimere il pluralismo contrattuale e di ignorare le differenze reali tra comparti, imprese, mercati e modelli organizzativi.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>L’articolo 36 della Costituzione</strong></h4>
<p>Sotto il profilo costituzionale, la questione è tutt’altro che marginale. L’<strong><a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:costituzione" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articolo 36 della Costituzione</a></strong> impone una retribuzione proporzionata e sufficiente, ma non prescrive l’applicazione generalizzata di un unico contratto collettivo. L’<strong><a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:costituzione" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articolo 39</a></strong>, a sua volta, non consente di attribuire surrettiziamente efficacia generale a un contratto collettivo fuori dal modello costituzionale della rappresentanza sindacale. La Corte Costituzionale ha già chiarito che il rinvio legislativo ai contratti collettivi più rappresentativi è ammissibile quando quei contratti operano come parametro esterno di commisurazione, non come fonte applicata integralmente a tutti.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>L’articolo 3 della Costituzione</strong></h4>
<p>Ancora più evidente è il profilo dell’<strong><a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:costituzione" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articolo 3 della Costituzione</a></strong>. Il principio di uguaglianza, nella sua dimensione di ragionevolezza, vieta di trattare in modo identico situazioni profondamente diverse. Non tutte le imprese appartenenti a un medesimo settore generale hanno la stessa struttura economica, la stessa capacità finanziaria, lo stesso modello produttivo, la stessa dimensione organizzativa. Imporre indirettamente il medesimo contratto, attraverso un TEC costruito in modo eccessivamente ampio, significherebbe trattare come uguali realtà che uguali non sono.</p>
<p>Questo è il punto più delicato: il salario giusto non può diventare il veicolo per cancellare la pluralità dei contratti collettivi esistenti. La presenza di <strong><a href="https://notiziario.uspi.it/giornalisti-firmato-il-contratto-figec-cisal-uspi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">più CCNL</a></strong> non è, di per sé, un’anomalia. Può essere invece il riflesso fisiologico di un mercato del lavoro articolato in comparti diversi. Dove vi sono modelli produttivi diversi, possono esservi contratti collettivi diversi, purché effettivi, rappresentativi e non elusivi.</p>
<p>La preoccupazione, dunque, non è che si tuteli troppo il lavoro. La preoccupazione è che, nel nome della tutela del lavoro, si finisca per costruire un meccanismo rigido, sproporzionato e costituzionalmente vulnerabile. Un conto è impedire retribuzioni ingiuste; altro conto è imporre, per via indiretta, l’intero apparato economico di un contratto collettivo a imprese che appartengono a comparti diversi.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>Non una legge sul contratto unico</strong></h4>
<p>Per questa ragione il Parlamento dovrebbe prestare la massima attenzione. Una legge sul salario giusto deve restare tale: una disciplina di garanzia della dignità retributiva. Non deve diventare una legge sul contratto unico. Se il TEC venisse esteso oltre le componenti strettamente retributive, fisse e generalizzate, il rischio sarebbe quello di alterare profondamente l’equilibrio costituzionale tra tutela del lavoro, libertà sindacale, pluralismo contrattuale e ragionevolezza della disciplina legislativa.</p>
<p>La linea di confine è sottile, ma decisiva. Da una parte vi è il salario giusto, costituzionalmente necessario. Dall’altra vi è l’uniformazione contrattuale, costituzionalmente problematica. Superare quella linea significherebbe esporre la legge a un serio dubbio di legittimità costituzionale.</p>
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<div class="td-all-devices"><a href="https://notiziario.uspi.it/uspi-il-partner-strategico-per-leditoria-che-cambia/"><img decoding="async" class="td-animation-stack-type0-2" src="https://notiziario.uspi.it/wp-content/uploads/2025/01/9-motivi.jpg" /></a></div>
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		<title>L’Aquila, “Arvì 2026”: oltre 300 abruzzesi da tutta Europa per il ritorno dei talenti a casa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 20:57:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Boost Camp]]></category>
		<category><![CDATA[L’Aquila]]></category>
		<category><![CDATA[startup]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1920" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3570-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3570-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3570-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3570-1024x768.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3570-768x576.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3570-1920x1440.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3570-1170x878.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3570-585x439.jpeg 585w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>All’Auditorium Renzo Piano la cerimonia finale di BoostCamp 2026 promossa da BoostAbruzzo: giovani startup, innovazione, networking internazionale e confronto tra professionisti abruzzesi rientrati dall’estero per costruire nuove opportunità per il&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/11/laquila-arvi-2026-oltre-300-abruzzesi-da-tutta-europa-per-il-ritorno-dei-talenti-a-casa/">L’Aquila, “Arvì 2026”: oltre 300 abruzzesi da tutta Europa per il ritorno dei talenti a casa</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>All’Auditorium Renzo Piano la cerimonia finale di BoostCamp 2026 promossa da BoostAbruzzo: giovani startup, innovazione, networking internazionale e confronto tra professionisti abruzzesi rientrati dall’estero per costruire nuove opportunità per il territorio</em></p>
<p><em>L’Aquila, 9 maggio 2026</em> – L’Aquila si è trasformata, per un giorno, nel punto d’incontro di una comunità senza confini. BoostAbruzzo, l’associazione che riunisce professionisti abruzzesi in Italia e nel mondo con l’obiettivo di valorizzare il talento locale e creare nuove opportunità per il territorio, ha organizzato <strong>Arvì</strong><strong> — Abruzzesi che Ritornano</strong>, una giornata articolata in due momenti: una sessione mattutina aperta al pubblico e un pomeriggio riservato ai soci e ai professionisti del territorio.<img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-121649" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3567-300x225.jpeg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3567-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3567-1024x768.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3567-768x576.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3567-1920x1440.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3567-1170x878.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3567-585x439.jpeg 585w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>L’evento, ospitato presso l’Auditorium Renzo Piano dell’Aquila, ha registrato la partecipazione di oltre 300 persone tra residenti e professionisti provenienti da diverse regioni italiane e dall’estero — tra cui Regno Unito, Germania, Lussemburgo, Belgio, Svizzera e Malta — confermando la capacità dell’associazione di costruire una rete internazionale solida e dinamica, capace di connettere esperienze, competenze e opportunità.<img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-121655" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3569-300x225.jpeg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3569-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3569-1024x768.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3569-768x576.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3569-1920x1440.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3569-1170x878.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3569-585x439.jpeg 585w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><strong>Una mattinata dedicata ai giovani, all’innovazione e alle idee</strong></p>
<p>La sessione mattutina, condotta dal giornalista e direttore de <em>Il Centro</em> <strong>Luca Telese</strong>, si è aperta con i saluti istituzionali del Sindaco dell’Aquila <strong>Pierluigi Biondi</strong> e dell’Assessore regionale all’Istruzione <strong>Roberto Santangelo</strong>.</p>
<p>A seguire, gli interventi dei partner dell’evento — <strong>Fondazione Snam, Fondazione </strong><strong>Carispaq</strong><strong> </strong>con il Segretario Generale <strong>David Iagnemma </strong>e il<strong> </strong>Consigliere d’Amministrazione<strong> Raffaele </strong><strong>Mar</strong><strong>ola, </strong>l’<strong>Università degli Studi dell’Aquila</strong><strong> </strong>con il Prof.<strong> Vincenzo Stornelli</strong> — che hanno contribuito ad arricchire il confronto con visioni e progettualità a sostegno dello sviluppo del territorio.</p>
<p><img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-121651" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3573-300x169.jpeg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3573-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3573-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3573-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3573-1170x663.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3573-585x329.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3573.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Cuore della mattinata è stata la finale del <strong>BoostCamp</strong>, la <em>pitch competition</em> che ha visto undici team di studenti dell’Università degli Studi dell’Aquila presentare i propri progetti davanti a una giuria composta da soci di BoostAbruzzo e rappresentanti del mondo imprenditoriale e dell’innovazione. Tra i giurati: <strong>Vincenzo Di Nicola</strong>, Head of the AI Fund di CDP Venture Capital, e <strong>Raffaele Mauro</strong>, Managing Partner di Primo Space. Tra gli undici progetti presentati la Giuria, composta da <strong>Anna Letizia Baccante </strong>Technical Functions Manager Ospedale Bambin Gesù<strong>, Eugenia Monti </strong>Investment Manager FIRA Spa<strong>, Alberta Pelino </strong>CEO &amp; Founder Fibi,<strong> Diego Carrera </strong>Engeneering &amp; product Leadership e<strong> Raffaele Mauro </strong>Co-Founder e General Partner di Primo Spacetutti soci di BoostABruzzo, ha assegnato il terzo <img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-121652" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3574-300x225.jpeg" alt="" width="200" height="150" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3574-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3574-1024x768.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3574-768x576.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3574-1170x878.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3574-585x439.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3574.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" />premio alla start up Vestea da 15 minuti a 15 secondi che aiuta a minimizzare il tempo per scegliere gli outfit di Guglielmo Stirpe,   <img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-121651" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3573-300x169.jpeg" alt="" width="200" height="113" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3573-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3573-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3573-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3573-1170x663.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3573-585x329.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3573.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" />Giammarco Ubaldi e Nicolò Palluzzi; secondo posto a AI – Pete il terzo uomo del team che IT di Francesco Buscaino e Matteo Colazilli che ha vinto anche il premio della Fondazione EY. Il primo premio è andato a AVERTIA un cerotto intelligente che predice le piaghe da decubito di Maria Chiara Sasso.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108383 alignright" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Bost-Abruzzo-2026-1024x576.jpeg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Bost-Abruzzo-2026-1024x576.jpeg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Bost-Abruzzo-2026-300x169.jpeg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Bost-Abruzzo-2026-768x432.jpeg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Bost-Abruzzo-2026-1536x864.jpeg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Bost-Abruzzo-2026-678x381.jpeg 678w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Bost-Abruzzo-2026.jpeg 1600w" alt="" width="200" height="150" /></figure>
</div>
<p><em>“Questi ragazzi sono la prova che l’Abruzzo ha tanto talento. Siamo felicissimi di aver lavorato con loro durante la terza edizione del </em><em>BoostCamp</em><em>. Il nostro compito, come associazione, è lavorare con </em><em>il territorio </em><em>e con i giovani talenti che esprime </em><em>per supportarli nello sviluppo del loro pieno potenziale</em>”, ha dichiarato <strong>Fabrizio Palmucci</strong>, Presidente di BoostAbruzzo.</p>
<p><strong>Il pomeriggio: networking, identità e visioni condivise</strong></p>
<p>Nel pomeriggio, la giornata prosegue con una sessione riservata ai soci e ai professionisti del territorio, composta da talk dedicati all’eredità culturale abruzzese di Ennio Flaiano e panel di confronto tra professionisti che operano all’estero e realtà locali, con l’obiettivo di favorire scambio di competenze, connessioni e opportunità future.</p>
<p><strong>Chi è </strong><strong>BoostAbruzzo</strong></p>
<p>BoostAbruzzo è un’associazione no profit composta da professionisti abruzzesi che vivono e lavorano in Italia e nel mondo. L’associazione promuove iniziative volte a valorizzare il talento locale, creare reti professionali e contribuire allo sviluppo del territorio.</p>
<p>Tra i principali programmi dell’associazione:</p>
<p>• <strong>BoostMe</strong>, percorso di tutoraggio per laureandi;</p>
<p>• <strong>BoostCamp</strong>, programma di formazione all’imprenditorialità;</p>
<p>• una rete internazionale di soci attivi in diversi Paesi.</p>
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		<title>Il tradimento del PNRR: l’eutanasia dei Comuni firmata dallo Stato</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/12/il-tradimento-del-pnrr-leutanasia-dei-comuni-firmata-dallo-stato/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-tradimento-del-pnrr-leutanasia-dei-comuni-firmata-dallo-stato</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenica Puleio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 19:34:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[comuni]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Pnrr]]></category>
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<p>Lo Stato centrale ha rotto il patto. Quello che doveva essere il piano di rinascita post-pandemico si è trasformato in un’operazione di chirurgia finanziaria che sta amputando il futuro delle&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/bandiera-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/bandiera-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/bandiera-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/bandiera-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p>Lo Stato centrale ha rotto il patto. Quello che doveva essere il piano di rinascita post-pandemico si è trasformato in un’operazione di chirurgia finanziaria che sta amputando il futuro delle nostre province. Mentre i palazzi del potere celebrano la “messa in sicurezza” dei conti e l’invio delle richieste di pagamento a Bruxelles, nelle piazze d’Italia si consuma una desertificazione istituzionale: ogni riga cancellata a Roma diventa una trincea abbandonata nei nostri territori.</p>
<p>La minaccia di dimissioni in blocco dei sindaci, che in questi giorni stanno portando emendamenti disperati al Decreto PNRR 2026, non è folklore politico. È l’urlo di chi ha i numeri davanti agli occhi. Parliamo di 13 miliardi di euro scippati ai Comuni. Non sono astrazioni: sono 6 miliardi destinati alla valorizzazione del territorio e 3,3 miliardi per i Piani Urbani Integrati che sono spariti dai bilanci locali. Risorse che avrebbero dovuto finanziare la messa in sicurezza di scuole, asili e il contrasto al dissesto idrogeologico in terre che, come la Sicilia — che da sola perde oltre 750 milioni di euro — si sgretolano a ogni pioggia.</p>
<p>Il cinismo della burocrazia centrale è nei dettagli: lo Stato ha usato i sindaci come “soggetti attuatori” per ottenere i fondi dall’Europa, lasciandoli poi soli a gestire cantieri già pronti e progetti pagati dalle casse comunali che ora non hanno più copertura. Un Comune di poche migliaia di abitanti non può reggere il peso di progettazioni che, con il rincaro dei materiali che ha sfiorato il 35%, sono diventate insostenibili senza il supporto promesso.</p>
<p>Per chi scrive da Messina, questo film è un déjà-vu atroce. Sappiamo che quando il “centro” parla di “efficienza della spesa”, intende che la periferia è sacrificabile. Ma stavolta il tradimento è certificato. Se i sindaci getteranno la fascia tricolore, non sarà un gesto di resa, ma la denuncia di un’eutanasia programmata. Un Paese che spegne i suoi borghi e disarma i suoi amministratori locali è un Paese che ha rinunciato alla sua identità. Se muore il piccolo Comune, muore lo Stato sul territorio. E di questo naufragio, Roma resterà l’unica, colpevole vedetta.</p>
<p><strong>@Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>Caffè e cioccolato volano: Bruxelles, norme e rincari</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/01/25/caffe-e-cioccolato-volano-bruxelles-norme-e-rincari/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=caffe-e-cioccolato-volano-bruxelles-norme-e-rincari</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta e Vincenzo Lisciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jan 2026 07:45:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[borsa di Amsterdam]]></category>
		<category><![CDATA[cacao]]></category>
		<category><![CDATA[Caffe’]]></category>
		<category><![CDATA[cioccolato]]></category>
		<category><![CDATA[deforestazione]]></category>
		<category><![CDATA[rincari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/2B7598D7-165C-445B-8F48-05DC9193F8EC.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/2B7598D7-165C-445B-8F48-05DC9193F8EC.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/2B7598D7-165C-445B-8F48-05DC9193F8EC-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/2B7598D7-165C-445B-8F48-05DC9193F8EC-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/2B7598D7-165C-445B-8F48-05DC9193F8EC-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/2B7598D7-165C-445B-8F48-05DC9193F8EC-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/2B7598D7-165C-445B-8F48-05DC9193F8EC-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/2B7598D7-165C-445B-8F48-05DC9193F8EC-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>di Mimma Cucinotta e Vincenzo Lisciani Cosa c&#8217;è dietro alla lotta alla deforestazione sullo sfondo del regolamento UE 2023/1115, su caffè e cacao. Multinazionali e grandi industrie privilegiate, piccoli coltivatori&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>di Mimma Cucinotta e Vincenzo Lisciani</em></strong></p>
<p><em>Cosa c&#8217;è dietro alla lotta alla deforestazione sullo sfondo del regolamento UE 2023/1115, su caffè e cacao. Multinazionali e grandi industrie privilegiate, piccoli coltivatori del Sud del mondo e PMI schiacciati. Per i consumatori  prezzi ad alta quota</em></p>
<p>24 gen. 2026  –  Negli ultimi ventiquattro mesi caffè e cioccolato hanno preso il volo… ma purtroppo solo nei prezzi. Nei supermercati, al bar e nelle pasticcerie, le tavolette e il caffè costano diversi euro in più rispetto al 2022, e non solo per i grandi brand o le marche storiche. Il rincaro colpisce tutti, dai prodotti sugli scaffali ai caffè serviti al tavolo, mentre piccoli coltivatori e piccole imprese si trovano a fare i conti con regole complesse e certificazioni sempre più impegnative.<br />
Molti indicano la <strong>borsa di Amsterdam</strong> come responsabile, ma oggi quella borsa non esiste più come mercato fisico e non decide direttamente i prezzi del cacao o del caffè. Resta un punto logistico e finanziario per <strong>futures</strong> e derivati legati alle materie prime, dove la scarsità può facilmente spingere i prezzi verso l’alto. Dietro tutto questo ci sono mercati internazionali, multinazionali e il <strong>regolamento europeo UE 2023/1115.</strong><br />
L’Europa ha deciso di intervenire nella battaglia contro la <strong>deforestazione</strong>. Con il regolamento UE 2023/1115, <strong>Bruxelles vieta l’ingresso nel mercato europeo di caffè, cacao e altre materie prime </strong>senza una certificazione rigorosa sulla provenienza dei terreni di coltivazione.<br />
<strong>Qui sta un punto decisivo</strong>. Non si tratta di una direttiva, che lascia ai singoli Stati margini di adattamento e tempi di applicazione, ma è stato emanato un regolamento che vale subito e allo stesso modo per tutti. <strong>Le regole entrano in vigore contemporaneamente in tutta l’Unione </strong>e si applicano lungo l’intera filiera del caffè e del cacao, senza distinzioni tra grandi gruppi industriali e piccoli produttori, tra economie forti e contesti fragili.<br />
L’obiettivo è fermare l’avanzata delle piantagioni sulle foreste tropicali e ridurre l’impatto dei consumi occidentali.<br />
<strong>Spieghiamo meglio il concetto</strong>.  Per deforestazione non si intende il semplice taglio degli alberi, ma la conversione permanente di foreste naturali in terreni agricoli o produttivi, con perdita irreversibile di biodiversità e capacità di assorbire CO₂. Il fenomeno riguarda soprattutto le aree tropicali e subtropicali, dove l’espansione agricola rappresenta spesso l’unica risposta alla povertà.</p>
<p><strong>Per il cacao</strong>, i Paesi maggiormente coinvolti sono Costa d’Avorio e Ghana, che insieme producono oltre il 60% della produzione mondiale, seguiti da Nigeria e Camerun. <strong>Per il caffè</strong>, le aree più sensibili sono Brasile, Vietnam, Colombia, Etiopia, Honduras e Perù.<br />
È qui che negli anni la domanda ha spinto le coltivazioni a espandersi a scapito delle foreste.</p>
<p>Eppure, come spesso accade, le buone intenzioni non coincidono sempre con i buoni risultati.</p>
<p><strong>Dietro la parola chiave</strong> della nuova normativa – <strong>sostenibilità</strong> – si nasconde una realtà più complessa. Il regolamento non vieta in quanto tali il caffè o il cacao, ma ne condiziona l’accesso al mercato europeo al rispetto di una procedura di controllo estremamente articolata, che richiede certificazioni, tracciabilità e documentazione tecnica avanzata. Un sistema che, nei fatti, risulta inaccessibile per milioni di piccoli coltivatori del Sud del mondo.</p>
<p><strong>Per vendere in Europa, oggi, non basta più coltivare</strong>. Bisogna dimostrare, con mappe satellitari, coordinate geografiche, documentazione legale e tracciabilità digitale, che ogni chicco o fava non provenga da terreni deforestati dopo il <strong>2020</strong>.<br />
Per una <strong>multinazionale</strong> si tratta certamente di un investimento.  Invece per un contadino in Etiopia o in Costa d’Avorio un <strong>processo così articolato si trasforma in un ostacolo. </strong> Sovente l’azzeramento di una micro attività. <strong>Che si traduce nell’affamare i coltivatori e le loro famiglie.</strong><br />
<strong>Una barriera </strong>dunque, che<br />
colpisce anche le <strong>piccole e medie imprese </strong>europee che importano, trasformano e lavorano caffè e cacao su scala artigianale o semi-industriale. Torrefazioni indipendenti, piccoli importatori, aziende familiari del cioccolato non dispongono delle strutture legali, finanziarie e tecnologiche delle grandi industrie. Per loro, la compliance significa costi elevati, dipendenza da consulenti esterni, riduzione dei fornitori e spesso rinuncia ai rapporti diretti con cooperative e piccoli coltivatori.</p>
<p>Spesso l’unica alternativa diventa rifornirsi dai grandi gruppi già certificati, perdendo autonomia, identità e margini.<br />
Chi non può permettersi la certificazione viene escluso dal mercato europeo o costretto, quando va bene,  a vendere a intermediari e grandi gruppi che dispongono degli strumenti necessari.<br />
In questo modo una norma pensata per tutelare l’ambiente finisce per concentrare il mercato, rafforzando il potere delle grandi industrie del cacao e del caffè e riducendo l’autonomia dei produttori locali e delle PMI.</p>
<p>È chiaro, anche a chi di economia possiede poche conoscenze che limitare l’offerta crea scarsità.<br />
E<strong>,  guarda un pò, nei mercati internazionali, la scarsità alimenta la finanza</strong>. Qui entra in gioco un altro elemento.<br />
I grandi gruppi e gli investitori istituzionali operano sui futures, contratti finanziari che scommettono sui prezzi futuri delle materie prime. <strong>Meno prodotto certificato circola, più i prezzi oscillano e più la speculazione trova spazio</strong>. Il prezzo del cacao e del caffè può salire senza che aumenti il reddito di chi li coltiva e senza che le PMI ne traggano benefici.<br />
La sostenibilità diventa una variabile finanziaria, non sociale. In pratica, si tutela la foresta, ma non chi vive ai suoi margini e chi lavora lungo la filiera corta.</p>
<p>Nessuno mette in discussione l’importanza di fermare la deforestazione. Ma una transizione che ignora le disuguaglianze rischia di escludere chi già vive ai margini.<br />
Il <strong>regolamento UE in questione,</strong> non prevede fondi per aiutare i piccoli coltivatori, né strumenti per sostenere le PMI, né tutele sui prezzi, né controlli reali sull’uso speculativo delle materie prime agricole. Il risultato è un ambientalismo normativo dominante, con standard europei applicati a economie fragili, spesso segnate da povertà, instabilità politica e assenza di infrastrutture.<br />
<strong>Emerge dunque</strong>, una sostenibilità che funziona nei palazzi di Bruxelles e nei consigli di amministrazione, ma devasta campi e laboratori delle piccole imprese.</p>
<p>L’Unione Europea si atteggia a leader della transizione verde, ma lo fa imponendo nuove norme che strangolano piccoli coltivatori e piccole imprese, sia nel Sud del mondo sia in Europa. I più penalizzati sono chi lavora con mezzi limitati, mentre i privilegiati restano le multinazionali e i grandi gruppi industriali.<br />
Così il caffè e il cioccolato che arrivano sulle nostre tavole appaiono  “ verdi e puliti ” sulla carta, ma amari per chi li produce e per chi li trasforma fuori dalle logiche dei grandi gruppi.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata </strong></p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-99423" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Mimma-Cucinotta-.jpg" sizes="(max-width: 490px) 100vw, 490px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Mimma-Cucinotta-.jpg 490w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/Mimma-Cucinotta--300x293.jpg 300w" alt="" width="490" height="479" data-id="99423" /><figcaption class="wp-element-caption">Mimma Cucinotta</figcaption></figure>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-102205" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/Vincenzo-Lisciani-.jpg" sizes="(max-width: 386px) 100vw, 386px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/Vincenzo-Lisciani-.jpg 386w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/Vincenzo-Lisciani--281x300.jpg 281w" alt="" width="386" height="412" data-id="102205" /></figure>
</figure>
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		<title>Credito al consumo: MDC, online il questionario del Progetto “Pronti a contare”</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/01/09/credito-al-consumo-mdc-online-il-questionario-del-progetto-pronti-a-contare/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=credito-al-consumo-mdc-online-il-questionario-del-progetto-pronti-a-contare</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jan 2026 17:40:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Educazione finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Movimento difesa del cittadino]]></category>
		<category><![CDATA[pronti a contare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1179" height="346" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2002.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2002.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2002-300x88.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2002-1024x301.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2002-768x225.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2002-1170x343.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2002-585x172.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p>Fino al 15 gennaio è possibile rispondere alle domande &#160; 9 gennaio 2026 – Fino al 15 gennaio si potrà compilare il questionario nazionale del progetto “PRONTI A CONTARE”, l’iniziativa&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1179" height="346" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2002.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2002.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2002-300x88.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2002-1024x301.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2002-768x225.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2002-1170x343.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2002-585x172.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p><p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Fino al 15 gennaio è possibile rispondere alle domande</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">9 gennaio 2026</span><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16"> – Fino al 15 gennaio si potrà compilare il questionario nazionale del progetto “PRONTI A CONTARE”, l’iniziativa di educazione finanziaria finanziata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (D.D. 12 maggio 2025) e realizzata da Adiconsum (capofila), Codacons, Confconsumatori, CTCU, Movimento Consumatori e Movimento Difesa del Cittadino. L’obiettivo è fotografare abitudini, conoscenze e rischi percepiti dagli italiani quando si parla di gestione del denaro, prestiti, carte di credito, “Buy Now Pay Later” (BNPL), pagamenti digitali, microtransazioni nei videogiochi e sovraindebitamento. Con un linguaggio semplice, il questionario anonimo permette a tutti i cittadini maggiorenni di contribuire a capire quanto siamo consapevoli dei costi reali del credito al consumo, quanto conosciamo davvero i nuovi servizi “compra ora, paga dopo”, come gestiamo il bilancio familiare e le spese impreviste, quanto ci sentiamo sicuri nei pagamenti digitali ed esposti alle truffe e se sappiamo riconoscere i segnali di troppo debito e quali strumenti di aiuto conosciamo. I risultati del sondaggio saranno resi pubblici e costituiranno la base per sviluppare materiali informativi, guide pratiche, strumenti digitali di autovalutazione e una rete di sportelli ancora più efficace su tutto il territorio nazionale. </span><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">Il contributo di ogni cittadino è importante a beneficio di tutti i consumatori: Partecipare è semplice!</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">Clicca</span><a href="https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSckfO4VNMpGY7A23YX6bhdFEs1u8uE5PYa3pQXj_my1y-ruPg/viewform?usp=pp_url&amp;entry.1025307399=Movimento+Difesa+del+Cittadino" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSckfO4VNMpGY7A23YX6bhdFEs1u8uE5PYa3pQXj_my1y-ruPg/viewform?usp%3Dpp_url%26entry.1025307399%3DMovimento%2BDifesa%2Bdel%2BCittadino&amp;source=gmail&amp;ust=1768055794697000&amp;usg=AOvVaw3vaer0F6xXCd1cVFOaZAco"> <span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">QUI</span></a></p>
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		<item>
		<title>Manovra 2026, il gioco degli equilibri: qualche sconto fiscale e nuove entrate</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenica Puleio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Dec 2025 20:37:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Legge di Bilancio 2026]]></category>
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<p>di Domenico Puleio – Consulente fiscale e del lavoro La Legge di Bilancio da circa 18 miliardi ridisegna il prelievo: piccoli alleggerimenti per i redditi medi, ma più tasse su&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/17/manovra-2026-il-gioco-degli-equilibri-qualche-sconto-fiscale-e-nuove-entrate/">Manovra 2026, il gioco degli equilibri: qualche sconto fiscale e nuove entrate</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<p><em>La Legge di Bilancio da circa 18 miliardi ridisegna il prelievo: piccoli alleggerimenti per i redditi medi, ma più tasse su finanza, banche, affitti brevi e consumi. Il confronto politico è acceso</em></p>
<p>Non è la manovra dei tagli, né quella delle grandi riforme. La Legge di Bilancio 2026 nasce sotto il segno della cautela e della necessità, più che della visione. In un contesto di risorse limitate e vincoli europei stringenti, il governo sceglie una strada intermedia: ritoccare, spostare, compensare. Il risultato è un testo che promette poco e chiede molto, evitando scosse ai conti pubblici ma lasciando irrisolti molti nodi strutturali.</p>
<p>Più che una manovra di tagli fiscali, è una redistribuzione del carico tributario. Il disegno di legge di bilancio, approvato dal Consiglio dei Ministri, è ora all’esame del Parlamento, dove viene discusso nelle Commissioni Bilancio di Camera e Senato. Il calendario è serrato: il testo dovrà essere approvato definitivamente entro il 31 dicembre 2025, per consentirne l’entrata in vigore dal 1° gennaio 2026, come previsto dalla Costituzione.</p>
<p>La manovra vale tra i 18 e i 18,7 miliardi di euro e, come ogni anno, è destinata a essere ritoccata attraverso emendamenti e mediazioni politiche. Tuttavia, l’impianto resta chiaro: nessuno scostamento di bilancio e una ricerca di coperture che punta soprattutto su settori ritenuti in grado di sostenere un maggiore prelievo.</p>
<p>Sul fronte fiscale, l’intervento più visibile riguarda l’Irpef, con la riduzione dell’aliquota del secondo scaglione dal 35% al 33%. Un beneficio limitato, concentrato sui redditi medi, che non cambia l’architettura complessiva del sistema e che difficilmente può essere definito un vero taglio delle tasse. In parallelo, viene ampliata la franchigia della prima casa nel calcolo dell’ISEE, con l’obiettivo di facilitare l’accesso ad alcuni bonus e prestazioni sociali, senza però un rafforzamento strutturale del welfare.</p>
<p>Molto più netti, invece, sono gli interventi sul lato delle entrate. Il settore degli affitti brevi viene ulteriormente regolamentato: la cedolare secca resta al 21% solo per chi gestisce direttamente l’immobile, mentre sale al 26% per chi si affida a piattaforme e intermediari. Una misura che il governo giustifica con esigenze di equità e controllo, ma che per gli operatori del turismo rappresenta un aumento della pressione fiscale.</p>
<p>A questo si aggiunge l’introduzione di una tassa sui mini-pacchi provenienti da Paesi extra Unione europea, destinata a colpire in particolare l’e-commerce internazionale, e il rafforzamento della tassazione sulle transazioni finanziarie. Anche il comparto bancario e assicurativo è chiamato a contribuire, con l’aumento dell’IRAP per banche, assicurazioni e alcune holding, una scelta che ha già sollevato critiche da parte del settore.</p>
<p>Sul lavoro, la manovra conferma la tassazione agevolata dei premi di risultato e delle maggiorazioni per il lavoro notturno, festivo e turnista. Per le famiglie, gli interventi restano mirati, con misure specifiche a sostegno delle mamme lavoratrici, ma senza un ampliamento significativo degli strumenti universali come l’assegno unico.</p>
<p>La sanità vede un incremento delle risorse destinate al Servizio Sanitario Nazionale, con fondi aggiuntivi per il personale e per i pronto soccorso. Un aumento che, secondo sindacati e osservatori, non sarebbe comunque sufficiente a colmare le carenze strutturali del sistema e a rispondere all’aumento dei bisogni sanitari.</p>
<p>Per le imprese, infine, vengono rifinanziati alcuni crediti d’imposta, in particolare nelle Zone Economiche Speciali, e confermate agevolazioni per gli investimenti produttivi. Interventi mirati, che non configurano però una strategia espansiva di ampio respiro.</p>
<p>Nel complesso, la Legge di Bilancio 2026 non segna una svolta, ma fotografa i limiti di una stagione di risorse scarse. I piccoli alleggerimenti fiscali convivono con nuovi prelievi e con un impianto che punta soprattutto a tenere sotto controllo i conti, più che a stimolare la crescita o ridurre le disuguaglianze. È una manovra difensiva, costruita per evitare strappi, non per aprire una fase nuova.</p>
<p>Il passaggio parlamentare, nelle ultime settimane dell’anno, potrà modificarne alcuni aspetti, ma difficilmente ne cambierà la natura. Quando entrerà in vigore il 1° gennaio 2026, la manovra porterà con sé una certezza: non basterà chiamare “sconti” pochi ritocchi fiscali per convincere famiglie e imprese. La vera partita, ancora una volta, è rinviata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>Povertà: l’inquinamento più insidioso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jul 2025 18:16:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Poverta’]]></category>
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<p>Intervista al dott. Edison Barbieri, Oceanografo specializzato in oceanografia biologica e geologica.presso l&#8217;Istituto della Pesca, Centro Avanzato di Ricerca e Sviluppo della Pesca Marittima, Centro di Ricerca della Costa Meridionale,&#8230;</p>
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<p><em>Dott. Edison, lei afferma che la povertà è una forma di inquinamento. Non è un’esagerazione?</em></p>
<p>Assolutamente no. Non uso la parola “inquinamento” come metafora, ma come realtà concreta. La povertà genera condizioni ambientali degradate, altera gli ecosistemi, moltiplica comportamenti di sopravvivenza che – per necessità, non per scelta – mettono a rischio risorse naturali già fragili. Pensiamo alla deforestazione per produrre carbone in Africa o alla pesca eccessiva in Asia: non sono crimini ecologici, ma strategie di sopravvivenza in assenza di alternative.</p>
<p><em>Qual è la connessione tra povertà e ambiente?</em></p>
<p>È una connessione radicale. La povertà non solo nasce in contesti ambientali vulnerabili, ma contribuisce ad accentuarne la fragilità. Nelle periferie urbane, nelle foreste tropicali, lungo le coste o nelle zone rurali marginalizzate, le persone povere vivono un doppio esilio: sociale e ambientale. Sono escluse dai diritti e al tempo stesso esposte agli impatti più gravi del degrado.</p>
<p><em>Eppure si parla spesso di povertà come problema economico, e di ambiente come tema “green”. Perché questa separazione?</em></p>
<p>Perché fa comodo. È più facile puntare il dito contro il contadino che taglia alberi per coltivare, che contro un sistema globale che ha abbandonato intere popolazioni. Le élite politiche e ambientali spesso trattano i due temi come compartimenti stagni. Ma non c’è foresta protetta senza una comunità protetta. Non c’è acqua pulita senza diritto all’acqua per tutti.</p>
<p><em>Ci fa qualche esempio concreto?</em></p>
<p>In America Latina, 172 milioni di persone vivono in povertà, molte delle quali in zone contaminate da attività estrattive illegali. In Asia, milioni abitano in insediamenti informali senza fognature, vicino a fiumi tossici. In Europa, oltre 90 milioni soffrono di povertà energetica, costretti a usare combustibili inquinanti per riscaldarsi. E tutto questo genera ulteriore pressione ambientale.</p>
<p><em>Qual è il rischio più grande?</em></p>
<p>Che si inneschi – o meglio, si perpetui – un circolo vizioso: la povertà genera degrado, il degrado alimenta altra povertà. E così via, fino al collasso. Non solo ambientale, ma sociale e umano. È un ciclo perverso che nessuna tecnologia, per quanto avanzata, potrà mai risolvere da sola.</p>
<p><em>Quindi qual è la via d’uscita?</em></p>
<p>Una nuova visione di civiltà. Un patto che unisca sostenibilità e giustizia sociale. Non possiamo chiedere a chi è escluso di sentirsi parte e difensore dell’ambiente. Dobbiamo prima includere. Le politiche ambientali devono diventare anche politiche sociali: proteggere le foreste significa proteggere chi ci vive, salvare i fiumi significa garantire acqua potabile, difendere il clima significa combattere le disuguaglianze.</p>
<p><em>C’è ancora tempo per invertire la rotta?</em></p>
<p>Sì, ma poco. La storia ci insegna che alcune crisi si possono invertire – pensiamo al risanamento del Tamigi o al Riachuelo in Argentina – ma ci ricorda anche che esiste una soglia oltre la quale non si torna indietro. Dobbiamo agire ora, con coraggio e visione. Come dice Edgar Morin: “Non esiste una via d’uscita ecologica senza una via d’uscita sociale.”</p>
<p><em>Un’ultima domanda: che cosa la muove, personalmente, in questa battaglia?</em></p>
<p>La convinzione che l’ambiente non si protegge solo con le leggi, ma con la cura. E nessuno può avere cura di qualcosa se prima non è stato curato. Restituire dignità alle persone è il primo, vero atto ecologico.</p>
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		<title>Sostenibilità e rendicontazione. Assirevi : “Tempi ristretti e regole non chiare per le imprese. A rischio lo sforzo di semplificazione Eu”</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/06/02/sostenibilita-e-rendicontazione-assirevi-tempi-ristretti-e-regole-non-chiare-per-le-imprese-a-rischio-lo-sforzo-di-semplificazione-eu/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=sostenibilita-e-rendicontazione-assirevi-tempi-ristretti-e-regole-non-chiare-per-le-imprese-a-rischio-lo-sforzo-di-semplificazione-eu</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Jun 2025 17:04:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Assirevi]]></category>
		<category><![CDATA[Rendicontazione sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/422DCC05-7162-4A54-9180-49FD903C4883.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/422DCC05-7162-4A54-9180-49FD903C4883.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/422DCC05-7162-4A54-9180-49FD903C4883-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/422DCC05-7162-4A54-9180-49FD903C4883-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/422DCC05-7162-4A54-9180-49FD903C4883-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/422DCC05-7162-4A54-9180-49FD903C4883-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/422DCC05-7162-4A54-9180-49FD903C4883-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/422DCC05-7162-4A54-9180-49FD903C4883-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Al Congresso Annuale della European Accounting Association a Roma, l’Associazione delle società di revisione ha evidenziato una serie di osservazioni sulla revisione in atto degli EuropeanSustainability Reporting Standards a vantaggio&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/06/02/sostenibilita-e-rendicontazione-assirevi-tempi-ristretti-e-regole-non-chiare-per-le-imprese-a-rischio-lo-sforzo-di-semplificazione-eu/">Sostenibilità e rendicontazione. Assirevi : “Tempi ristretti e regole non chiare per le imprese. A rischio lo sforzo di semplificazione Eu”</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/422DCC05-7162-4A54-9180-49FD903C4883.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/422DCC05-7162-4A54-9180-49FD903C4883.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/422DCC05-7162-4A54-9180-49FD903C4883-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/422DCC05-7162-4A54-9180-49FD903C4883-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/422DCC05-7162-4A54-9180-49FD903C4883-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/422DCC05-7162-4A54-9180-49FD903C4883-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/422DCC05-7162-4A54-9180-49FD903C4883-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/422DCC05-7162-4A54-9180-49FD903C4883-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p class="s10"><span class="s9">Al Congresso Annuale della </span><span class="s9">European</span><span class="s9"> Accounting Association</span><span class="s9"> a Roma, </span><span class="s9">l</span><span class="s9">’Associazione delle società di revisione </span><span class="s9">ha evidenziato </span><span class="s9">una serie di osservazioni </span><span class="s9">s</span><span class="s9">ulla revisione </span><span class="s9">in atto </span><span class="s9">degli </span><span class="s9">European</span><span class="s9">Sustainability</span><span class="s9"> Reporting Standards</span> <span class="s9">a vantaggio della trasparenza dei mercati</span><span class="s9">.</span></p>
<p class="s11"><span class="s12">Milano, </span><span class="s12">2</span> <span class="s12">giugno</span><span class="s12"> 2025 – </span>Interoperabilità con i principali standard internazionali ancora limitata, regole applicative poco chiare, riferimenti talora ambigui al principio di &#8220;rappresentazione veritiera e corretta&#8221; e tempi troppo stringenti per la pubblicazione delle nuove regole. Sono alcune delle criticità messe in luce dal Presidente di Assirevi,<span class="s13"><span class="bumpedFont15"> Gian</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">mario </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">Crescentino</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">,</span></span> in relazione alle attività cui l’EFRAG (European Financial Reporting AdvisoryGroup) dovrà dedicarsi nei prossimi mesi per dare attuazione al progetto di semplificazione degli standard europei di rendicontazione della sostenibilità (ESRS), avviato dalla Commissione Europea. Crescentino è intervenuto durante i lavori del 47° Congresso Annuale della European Accounting Association, appena conclusosi a Roma.</p>
<p class="s11">Ferma restando la piena condivisione dei più generali obiettivi di semplificazione articolati dalla Commissione, Assirevi evidenzia in particolare che l’interoperabilità degli standard ESRS con i principali framework internazionali risulta solo parzialmente realizzata, soprattutto a causa dell’<span class="s12">assenza di strumenti operativi</span>, <span class="s12">documenti esplicativi ufficiali</span> e <span class="s12">tassonomie digitali comuni</span>. In particolare, risulta ancora limitato l’allineamento tra gli ESRS e gli standard internazionali adottati dall’ISSB (International Sustainability Standards Board) e dal SASB (Sustainability Accounting Standards Board).</p>
<p class="s11">Assirevi sottolinea che la <span class="s12">mancanza di uniformità </span><span class="s12">delle regole rischia </span>di complicare il lavoro degli amministratori e dei revisori,e raccomanda una collaborazione più ampia e sistematica a livello globale, per ridurre l’onere e i costi di rendicontazione, aumentando al contempo i benefici per i destinatari delle informazioni. Per questo l’associazione ritiene auspicabile che,nella redazione dei futuri standard, l’EFRAG e la Commissione Europea prevedano <span class="s12">forme di trasposizione o adattamento al contesto europeo </span>degli standard internazionali già esistenti. Questo approccio eviterebbe di introdurre requisiti sovrapposti o divergenti che potrebbero aumentare la complessità normativa, generare incoerenze nei report e compromettere la comparabilità delle informazioni.</p>
<p class="s11">Un’altra criticità segnalata da Assirevi è il fatto che gli ESRS contengono parziali riferimenti a un approccio di rendicontazione basato sul principio della &#8220;rappresentazione veritiera e corretta&#8221; (<span class="s14">true</span><span class="s14"> and </span><span class="s14">fair </span><span class="s14">presentation</span>). Tale principio, espressamente previsto per la rendicontazione finanziaria, non è tuttavia presente nella normativa sulla rendicontazione di sostenibilità della CSRD.In coerenza con gli obiettivi di certezza e semplificazione promossi dalla Commissione Europea, <span class="s12">Assirevi</span><span class="s12"> propone </span><span class="s12">pertanto </span><span class="s12">di rimuovere dagli ESRS i riferimenti alla &#8220;</span><span class="s15">true</span><span class="s15"> and </span><span class="s15">fair </span><span class="s15">presentation</span><span class="s12">&#8220;</span><span class="s12">.</span> Lo scopo è di <span class="s12">evitare</span><span class="s12"> ambiguità applicative</span><span class="s12">per le imprese</span> e incertezze interpretative per i soggetti incaricati dell’<span class="s14">assurance</span> e in generale per gli <span class="s14">stakeholder</span>, soprattutto nell’attuale contesto in cui i principi posti a base della rendicontazione di sostenibilità sono ancora in fase di consolidamento, sia dal punto di vista tecnico che normativo.</p>
<p class="s11">Assirevi esprime infine preoccupazione per i <span class="s12">tempi </span><span class="s12">– assai ri</span><span class="s12">stretti</span> – previsti dall’EFRAG per la revisione degli standard. L’attuale scadenza di fine ottobre per la presentazione delle raccomandazioni alla Commissione Europea limita fortemente la possibilità di <span class="s12">svolgere un processo di consultazione completo e approfondito</span><span class="s12"> con il mercato </span><span class="s12">e i principali stakeholder</span>. Questa accelerazione rischia di compromettere la qualità complessiva degli standard, privando il processo normativo di un confronto esaustivo con gli operatori.</p>
<p class="s11">&#8220;<span class="s14">La </span><span class="s14">rendicontazione di </span><span class="s14">sostenibilità deve essere una leva strategica, non un adempimento burocratico</span><span class="s14"> e di compliance</span>&#8220;, ha dichiarato il <span class="s12">p</span><span class="s12">residente di </span><span class="s12">Assirevi</span><span class="s12">,</span> <span class="s12">Gianmario Crescentino</span>. &#8220;<span class="s14">Per questo chiediamo a</span><span class="s14">ll’</span><span class="s14">EFRAG e alla Commissione Europea di semplificare, chiarire e armonizzare gli standard, ponendo attenzione alla coerenza con i framework internazionali e alla reale capacità delle imprese di applicarli in modo efficace. </span><span class="s14">P</span><span class="s14">er </span><span class="s14">raggiungere questo obiettivo </span><span class="s14">serve </span><span class="s14">un </span><span class="s14">confronto </span><span class="s14">approfondito con le parti per garantire </span><span class="s14">un</span><span class="s14"> processo</span><span class="s14"> di revisione delle regole</span><span class="s14">equilibrato e qualitativamente </span><span class="s14">adeguato</span>&#8220;.</p>
<p class="s17"><span class="s16"><span class="bumpedFont17">&#8212;</span></span></p>
<p class="s20"><a href="https://www.assirevi.com/"><span class="s18"><span class="bumpedFont17">ASSIREVI</span></span></a><span class="s19"><span class="bumpedFont17"> è un’associazione privata senza scopo di lucro fondata nel 1980 e legalmente riconosciuta.</span></span></p>
<p class="s23"><span class="s21"><span class="bumpedFont17">ASSIREVI riunisce oggi 16 società di revisione italiane di grandi, medie e piccole dimensioni, che rappresentano la quasi totalità delle società che svolgono la revisione sugli Enti di Interesse Pubblico in Italia (vale a dire società quotate, banche e assicurazioni) e che sono quindi soggette alla vigilanza di Consob. Al momento, i professionisti che operano nell’ambito delle Associate di ASSIREVI sono circa 8.300 (che salgono a oltre 27.000 ove si considerino i </span></span><span class="s22"><span class="bumpedFont17">network </span></span><span class="s21"><span class="bumpedFont17">cui le Associate aderiscono), con una presenza distribuita su tutto il territorio nazionale.</span></span></p>
<p class="s20"><span class="s21"><span class="bumpedFont17">Le Associate di ASSIREVI si caratterizzano per una vocazione professionale europea e internazionale, nonché per una visione spiccatamente multidisciplinare della loro attività.</span></span></p>
<p class="s23"><span class="s21"><span class="bumpedFont17">Tra gli scopi principali di ASSIREVI vi è quello di promuovere, sostenere e fornire contributi alla valorizzazione dell’attività di revisione legale e delle altre attività di </span></span><span class="s22"><span class="bumpedFont17">assurance</span></span> <span class="s21"><span class="bumpedFont17">(al cui genere appartiene anche la revisione legale dei conti)</span></span><span class="s22"><span class="bumpedFont17">,</span></span><span class="s21"><span class="bumpedFont17"> alla loro evoluzione, nonché alla cultura ad esse relativa.</span></span></p>
<p class="s23"><span class="s21"><span class="bumpedFont17">Inoltre, ASSIREVI promuove e realizza l’analisi scientifica di supporto all’adozione o modifica dei principi e delle norme tecniche e operative per lo svolgimento della revisione legale e delle altre attività di </span></span><span class="s22"><span class="bumpedFont17">assurance</span></span><span class="s21"><span class="bumpedFont17">. </span></span></p>
<p class="s23"><span class="s21"><span class="bumpedFont17">Infine, ASSIREVI si occupa di promuovere nei confronti delle Associate e del mercato la diffusione della conoscenza tecnico-scientifica in materia di </span></span><span class="s22"><span class="bumpedFont17">audit</span></span><span class="s21"><span class="bumpedFont17"> e </span></span><span class="s22"><span class="bumpedFont17">assurance</span></span><span class="s21"><span class="bumpedFont17">, nonché delle altre tematiche a queste strettamente connesse, anche attraverso la predisposizione di Quaderni, Monografie, Documenti di Ricerca e </span></span><span class="s22"><span class="bumpedFont17">Position Paper</span></span><span class="s21"><span class="bumpedFont17">.</span></span></p>
<p class="s11">
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		<title>Trump riaccende la guerra commerciale: chi paga davvero il prezzo dei dazi?</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/04/09/trump-riaccende-la-guerra-commerciale-chi-paga-davvero-il-prezzo-dei-dazi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=trump-riaccende-la-guerra-commerciale-chi-paga-davvero-il-prezzo-dei-dazi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Apr 2025 14:09:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Dazi]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1050" height="591" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847.jpeg 1050w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1050px) 100vw, 1050px" /></p>
<p>Tra inflazione globale e riposizionamenti strategici, si riapre lo scontro tra potenze. Ma nel caos può nascere un nuovo equilibrio internazionale, più equo e sostenibile? 2 aprile 2025 il presidente&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1050" height="591" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847.jpeg 1050w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1050px) 100vw, 1050px" /></p><p><em>Tra inflazione globale e riposizionamenti strategici, si riapre lo scontro tra potenze. Ma nel caos può nascere un nuovo equilibrio internazionale, più equo e sostenibile?</em></p>
<p>2 aprile 2025 il presidente Donald J. Trump ha firmato un ordine esecutivo che impone nuovi dazi sulle importazioni provenienti dalla Cina, dal Messico e, sorprendentemente, anche da alcuni Paesi dell’Unione Europea. Una mossa che ricorda da vicino quanto già avvenne nel 2018, quando durante il suo primo mandato avviò una guerra commerciale con Pechino e altri partner economici. Ma questa volta, il contesto è profondamente diverso: il mondo post-pandemico, sconvolto dalla crisi energetica del 2022 e dalle tensioni geopolitiche in Ucraina, Medio Oriente e Taiwan, è molto più fragile e interconnesso.</p>
<p>Trump giustifica la misura con lo slogan “Bring Jobs Back, Again”, puntando il dito contro l’eccessiva dipendenza americana dalle filiere globali e promettendo una rinascita industriale “patriottica”. I nuovi dazi colpiscono in particolare il settore dell’automotive elettrico cinese, l’acciaio europeo e alcune componenti tecnologiche provenienti dal Messico. Il valore medio dei dazi varia tra il 25% e il 50%, ben al di sopra delle soglie WTO.</p>
<p>Nel 2018, Trump aveva adottato una strategia simile con l’intento di ridurre il deficit commerciale americano e “punire” la Cina per pratiche scorrette di dumping e furto di proprietà intellettuale. Ma i risultati furono ambigui: le esportazioni cinesi calarono inizialmente, ma poi si riorientarono verso altri mercati; le industrie americane non tornarono in patria in massa, e il costo maggiore lo pagarono i consumatori, con un incremento medio dei prezzi sui beni colpiti fino al 20%.</p>
<p>Nel 2025, però, l’amministrazione Trump II si muove in un contesto di maggior nazionalismo economico globale. L’UE ha già adottato meccanismi di carbon border adjustment, l’India ha aumentato le barriere tariffarie e perfino il Canada ha adottato una linea più protezionista. Il mondo interdipendente del 2010-2020 sembra ormai un ricordo.</p>
<p><strong>Quali sono le differenze rispetto al 2018:</strong></p>
<ol>
<li><strong>Tempismo post-crisi</strong>: la misura arriva in un’economia mondiale ancora convalescente dopo choc multipli (Covid, guerra in Ucraina, crisi climatica).</li>
<li><strong>Obiettivi più politici che economici</strong>: i dazi diventano uno strumento di pressione strategica, non solo economica.</li>
<li><strong>Reazioni più rapide e coordinate degli alleati USA</strong>: l’Unione Europea ha già annunciato controdazi su prodotti agroalimentari e tecnologici americani.</li>
</ol>
<p><strong>Ma questi dazi chi li paga realmente </strong></p>
<p><strong>1. I consumatori americani:</strong><br />
Nel breve termine, il prezzo dei beni colpiti dai dazi aumenta. Questo effetto si trasmette a tutta la catena del valore, alimentando inflazione. Secondo uno studio della <em>Brookings Institution</em>, i nuovi dazi 2025 potrebbero causare un aumento del costo della vita per una famiglia media americana di circa 1.200 dollari all’anno.</p>
<p><strong>2. Le imprese esportatrici nei Paesi colpiti:</strong><br />
In particolare la Cina, che vede penalizzati i suoi veicoli elettrici e componenti tecnologiche, ma anche il Messico (automotive e agroalimentare) e la Germania (macchinari e acciaio). Tuttavia, la risposta cinese è rapida: Pechino ha già annunciato investimenti straordinari per rafforzare i legami con Africa e Sud America, riducendo la dipendenza dal mercato USA.</p>
<p><strong>3. Le economie emergenti:</strong><br />
Queste ultime rischiano di diventare “danni collaterali” della guerra commerciale, poiché si ritrovano stritolate tra due blocchi protezionisti, senza potere negoziale. Paesi africani o del Sud-est asiatico potrebbero subire volatilità nei prezzi delle materie prime e riduzione dell’accesso ai mercati.</p>
<p>I dazi 2025 hanno un impatto immediato su settori chiave: energia, automotive, semiconduttori. Aumentano i costi di produzione e logistica, e questo effetto a cascata rischia di generare una nuova fiammata inflazionistica a livello globale, proprio mentre le banche centrali si stavano muovendo verso una politica più accomodante.</p>
<p>Parallelamente, molte aziende accelerano il processo di <em>reshoring</em> o <em>friendshoring</em>, ovvero la rilocalizzazione delle produzioni in Paesi politicamente più vicini. Questo potrebbe aprire opportunità per economie come India, Brasile, Vietnam e, in parte, Italia.</p>
<p>Se nel 2018 la guerra commerciale era un braccio di ferro tra due superpotenze, nel 2025 si configura come uno scontro tra blocchi. Da un lato l’asse USA–UK–India–Giappone, dall’altro Cina–Russia–Iran e alcuni Paesi africani. L’Unione Europea si trova nel mezzo, oscillando tra alleanze economiche e pressioni politiche.</p>
<p>Questo scenario comporta rischi ma anche possibilità: l’eventuale crisi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), oggi in stallo, potrebbe spingere per una sua riforma. Allo stesso tempo, si aprono spazi per una nuova governance economica multipolare, più equa e meno centrata sui rapporti di forza.</p>
<p>Per l’Italia, la situazione è ambivalente. Le imprese esportatrici – soprattutto nel comparto meccanico e alimentare – potrebbero soffrire dei controdazi europei. Ma se il governo sarà capace di sfruttare il momento, ci sono margini per diventare <em>hub</em> manifatturiero nel Mediterraneo, attrarre investimenti e ridisegnare le catene di approvvigionamento in chiave locale e sostenibile.</p>
<p>La storia insegna che dalle crisi possono nascere cambiamenti profondi. I dazi di Trump 2025, per quanto discutibili, stanno costringendo il sistema internazionale a ripensare regole e alleanze. Gli Stati più lungimiranti – e le imprese più resilienti – non cercheranno solo di sopravvivere, ma di <em>evolversi</em>.</p>
<p>L’economia mondiale ha bisogno di nuove coordinate, fondate su sostenibilità, equità e cooperazione. E forse, nel mezzo di questo ritorno alla tensione commerciale, possiamo trovare il coraggio per scrivere un nuovo capitolo della globalizzazione. Uno in cui il costo del cambiamento non sia pagato solo dai più deboli.</p>
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		<title>A Palermo Nomia. Presentata la prima Exchange per criptovalute del Mezzogiorno</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/04/02/a-palermo-nomia-presentata-la-prima-exchange-per-criptovalute-del-mezzogiorno/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=a-palermo-nomia-presentata-la-prima-exchange-per-criptovalute-del-mezzogiorno</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Sole Stancampiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Apr 2025 15:14:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[criptovalute]]></category>
		<category><![CDATA[NOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="322" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/Cristoforo-Giordano-e-Tommaso-Dragotto-678x322-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/Cristoforo-Giordano-e-Tommaso-Dragotto-678x322-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/Cristoforo-Giordano-e-Tommaso-Dragotto-678x322-1-300x142.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/Cristoforo-Giordano-e-Tommaso-Dragotto-678x322-1-585x278.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Il lancio della startup è avvenuto nella “gattopardesca” cornice della villa della Piana dei Colli a Palermo appartenuta al principe Tomasi di Lampedusa. &#8220;Nomia, un sogno condiviso diventa realtà&#8230;un servizio&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il lancio della startup è avvenuto nella “gattopardesca” cornice della villa della Piana dei Colli a Palermo appartenuta al principe Tomasi di Lampedusa. &#8220;Nomia, un sogno condiviso diventa realtà&#8230;un servizio finanziario accessibile a tutti&#8221; cosi Cristoforo Giordano, 31 anni, CEO di Nomia</em></p>
<div class="mh-meta entry-meta">
<p>di Maria Sole Stancampiano</p>
<p>Palermo, marzo 2025 – “<em>Nomia,</em> u<em>n sogno condiviso diventa realtà solo quando altri, persone straordinarie, decidono di credere in esso</em>”, ha detto <strong>Cristoforo Giordano, </strong>CEO di <strong>Nomia</strong>, servizio finanziario innovativo, presentato ieri a Palermo alla presenza degli altri investitori come <strong>Tommaso Dragotto</strong>, classe 1938, patron di Sicily by Car, colosso dell’auto noleggio. Il lancio della startup è avvenuto nella “gattopardesca” cornice della <strong>villa della Piana dei Colli</strong> appartenuta al principe <strong>Tomasi di Lampedusa</strong>. Poi Giordano ha aggiunto: “È soprattutto un servizio finanziario accessibile a tutti. Punta alla rivoluzione del settore delle criptovalute nel Mezzogiorno”.</p>
<p>Ha 31 anni, <strong>Cristoforo Giordano</strong> e una lunga storia da raccontare. A cominciato a lavorare a 19 anni come trader. Un lustro dopo ha creato la sua prima azienda. “<em>Mille critiche e mille difficoltà, ma un sogno enorme e l’entusiasmo di chi vuole cambiare le cose. Criptovalute, trading e blockchain erano abbastanza sconosciuti. Siamo stati i primi nel centro sud d’Italia a fare formazione sull’argomento, a fare seminari anche con l’università. Ho dovuto affrontare cambiamenti normativi che hanno rivoluzionato il settore, richiedendo licenze e registrazioni sempre più complesse. Però oggi sono qui, con un messaggio semplice: Nomia Exchange è pronto. Non è perfetto, non è stato facile, ma è reale. E soprattutto, è solo l’inizio</em>”.</p>
<p>Nomia è il primo exchange del Mezzogiorno. Si propone come punto di riferimento per chi cerca un’esperienza di trading intuitiva e trasparente. Negli ultimi anni, il mondo delle criptovalute ha registrato una crescita esponenziale. Tuttavia le varie piattaforme esistenti sono abbastanza articolate e spesso poco chiare per l’utente, per questo motivo il settore crypto continua a sembrare distante e difficile da comprendere. È proprio per rispondere a questa esigenza che è nata <strong>Nomia</strong>, una nuova piattaforma italiana pensata per semplificare e rendere sicuro l’accesso alle criptovalute, anche per chi si affaccia per la prima volta a questo mondo. Nomia non si limita a offrire uno spazio per acquistare e vendere <strong>cripto valute</strong>: integra al suo interno un vero e proprio percorso formativo, con contenuti pensati per accompagnare gli utenti nella comprensione del mercato, aiutandoli a investire in modo consapevole.</p>
<p><strong>Cristoforo Giordano</strong> ha scelto di unire tecnologia, semplicità e formazione per costruire un ecosistema dedicato a chi vuole imparare prima di investire.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-85727" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/03/Cristoforo-Giordano-Nomia-Tommaso-Dragotto--977x1024.jpg" sizes="(max-width: 977px) 100vw, 977px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/03/Cristoforo-Giordano-Nomia-Tommaso-Dragotto--977x1024.jpg 977w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/03/Cristoforo-Giordano-Nomia-Tommaso-Dragotto--286x300.jpg 286w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/03/Cristoforo-Giordano-Nomia-Tommaso-Dragotto--768x805.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/03/Cristoforo-Giordano-Nomia-Tommaso-Dragotto-.jpg 983w" alt="" width="977" height="1024" /></figure>
</div>
<p>Anche <strong>Tommaso Dragotto</strong> di Sicily by Car spiega la ragione per cui ha scelto di sostenere Nomia e la visione di cambiamento per il futuro del mercato finanziario in Italia e in Europa: “<em>Cristoforo Giordano? Un innovativo, un visionario, un uomo che ha sempre creduto nelle criptovalute. Basti pensare che nel 2015 ha investito solo 1.000 euro ed oggi è proprietario di una banca di cripto valute da 1.400.000 euro</em>”.</p>
<p>La fiducia di Dragotto rappresenta un traguardo per Giordano che afferma: “<em>è una scintilla che accende il nostro desiderio di costruire un futuro senza limiti, un futuro di innovazione, eccellenza e determinazione</em>”.</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/04/02/a-palermo-nomia-presentata-la-prima-exchange-per-criptovalute-del-mezzogiorno/">A Palermo Nomia. Presentata la prima Exchange per criptovalute del Mezzogiorno</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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