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	<title>Storia, Arte, Cultura Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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	<title>Storia, Arte, Cultura Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Non credo più che ci siano viaggi senza destino. Lo scontro tra Achab e la Balena bianca è metafora del destino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 16:27:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Achab]]></category>
		<category><![CDATA[antropologia filosofica]]></category>
		<category><![CDATA[destino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Untitled-design-3.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Untitled-design-3.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Untitled-design-3-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>La verità è che ogni strada è già tracciata dentro le ossa. L&#8217;imprevisto non arriva da fuori. Erompe da quel pozzo nero che ci portiamo nel petto e che chiamiamo&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/30/non-credo-piu-che-ci-siano-viaggi-senza-destino-lo-scontro-tra-achab-e-la-balena-bianca-e-metafora-del-destino/">Non credo più che ci siano viaggi senza destino. Lo scontro tra Achab e la Balena bianca è metafora del destino</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: left;"><em>La verità è che ogni strada è già tracciata dentro le ossa. L&#8217;imprevisto non arriva da fuori. Erompe da quel pozzo nero che ci portiamo nel petto e che chiamiamo anima.<br />
La balena bianca non era un mostro da trafiggere. Era lo specchio dell&#8217;abisso. Achab l&#8217;ha braccata credendo di essere cacciatore e non ha visto che il cappio era già al suo collo. Legato al dorso di Moby Dick, trascinato negli abissi, ha capito nell&#8217;ultimo soffio che non si uccide il proprio demone. Lo si serve.</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: right;">Pierfranco Bruni</p>
<p>Non credo più che ci siano viaggi senza destino. Bisogna sempre fare i conti con l&#8217;imprevisto. Diventa un agguato. Un sortilegio. Una ferita sempre aperta. Oppure può trattarsi di una maledizione. Le maledizioni non si sconfiggono con la pazienza della preghiera. Con la stregoneria. Quando la curandera è distante lo sciamano pur imprecando resta appeso alla luna. Anzi a sette lune. Non basta una benedizione. Occorre il coltello. Il capitano Achab sapeva bene ciò. Eppure la balena bianca lo ha sconfitto per essersi troppo fidato delle stelle.</p>
<p>Il viaggio non è mai un atto innocente. È una soglia che si varca senza ritorno. Un patto firmato con il sangue prima ancora di partire. L&#8217;uomo crede di muovere i passi, di scegliere l&#8217;orizzonte, di governare la prua. È una menzogna necessaria per non impazzire. La verità è che ogni strada è già tracciata dentro le ossa. L&#8217;imprevisto non arriva da fuori. Erompe da quel pozzo nero che ci portiamo nel petto e che chiamiamo anima. Lì sta l&#8217;agguato. Lì il sortilegio si compie.</p>
<p>Le maledizioni hanno una genealogia. Nascono da una parola non detta, da un gesto rinviato, da un debito contratto con il silenzio. Non si lavano con l&#8217;acqua santa. La preghiera è il linguaggio dei mansueti, di chi aspetta che il cielo si muova al posto loro. Ma il cielo è immobile da millenni. La maledizione esige un rito più antico, un alfabeto di fuoco e di carne. Per questo lo sciamano impreca. La curandera è lontana, oltre il confine dove la parola che cura non arriva più. E allora lui resta appeso alla luna. Anzi a sette lune, perché una sola luna non basta a contenere l&#8217;urlo. Servono sette cerchi nel cielo, sette invocazioni, sette notti di veglia perché il male ascolti. Sette aquile che girono intorno al vento.</p>
<p>Eppure anche le lune tacciono. Hanno il volto impassibile degli dèi che non intervengono. A quel punto resta il coltello. Non è arma, è liturgia. Il taglio è l&#8217;unica teologia che la vita comprende quando tutto il resto ha fallito. Tagliare per separare il vero dal falso. Tagliare per aprire la ferita e lasciarla sanguinare, perché solo ciò che sanguina dice la verità. Achab lo aveva compreso nel midollo. Aveva gettato la bussola, aveva maledetto le Scritture, aveva fatto della vendetta la sua unica fede. Il suo coltello era il rampone. La sua messa era l&#8217;inseguimento.</p>
<p>Ma Achab ha peccato di superbia e  di mistero. Si è fidato delle stelle. Le ha interrogate come fossero giudici, ha decifrato nelle costellazioni il disegno della sua rivalsa. Le stelle non rispondono. Brillano per ingannare i naviganti. La balena bianca non era un mostro da trafiggere. Era lo specchio dell&#8217;abisso. Era il volto di Dio diventato incomprensibile. Achab l&#8217;ha braccata credendo di essere cacciatore e non ha visto che il cappio era già al suo collo. Legato al dorso di Moby Dick, trascinato negli abissi, ha capito nell&#8217;ultimo soffio che non si uccide il proprio demone. Lo si serve. Achab ha sofferto di impazienza. Robinson di isola.</p>
<p>Così è ogni viaggio. Non conduce a Itaca. Conduce alla rivelazione della propria disfatta. Partire è già cadere. Ogni mappa è un inganno tracciato per illudere la paura. Ogni porto è un miraggio che si dissolve quando allunghi la mano. Resta la ferita sempre aperta, quella che nessuna benedizione rimargina, perché la benedizione è per chi non ha osato. Resta il coltello, inutile contro il destino e tuttavia necessario per non morire da vili.</p>
<p>Noi viaggiamo per essere disarcionati. Per incontrare il nostro Achab, per guardare negli occhi la nostra balena bianca, per restare appesi alle sette lune senza risposta. Il destino non è la meta. È l&#8217;agguato che ci attende dietro la curva dell&#8217;illusione. Era lì da sempre, acquattato nel nome che portiamo, nel primo passo che abbiamo mosso, nel primo sogno che abbiamo tradito.</p>
<p>Non ci sono viaggi senza destino perché non ci sono uomini senza ombra. E l&#8217;ombra cammina più veloce di noi. In essa c&#8217;è il tempo e la perdita del tempo. La caverna e il silenzio. Tutto si perde.  Ogni perdita è una eresia.  L&#8217;isola accoglie Robinson. Ma Robinson non è solo. Ha con sé la solitudine dalla quale non si può separare.  Chi arriva nell&#8217;isola vi resta per sempre.</p>
<p>….</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-107154" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Pierfranco-Bruni-aprile-2026.jpg" sizes="(max-width: 736px) 100vw, 736px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Pierfranco-Bruni-aprile-2026.jpg 736w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Pierfranco-Bruni-aprile-2026-300x221.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Pierfranco-Bruni-aprile-2026-80x60.jpg 80w" alt="" width="736" height="541" /></figure>
</div>
<p><strong>Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.</p>
<p>Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.</p>
<p>Incarichi in capo al Ministero della Cultura:</p>
<p>Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.</p>
<p>È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.</p>
<p>Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>Biennale di Venezia ieri e oggi: da Jannis Kounellis alle tensioni istituzionali del 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 20:46:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3385.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3385.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3385-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3385-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Dalla stagione di Jannis Kounellis alle questioni del 2026: la Biennale di Venezia tra continuità storica e nuove tensioni istituzionali, con la linea di Pietrangelo Buttafuoco orientata a riaffermare la&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/26/biennale-di-venezia-ieri-e-oggi-da-jannis-kounellis-alle-tensioni-istituzionali-del-2026/">Biennale di Venezia ieri e oggi: da Jannis Kounellis alle tensioni istituzionali del 2026</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dalla stagione di Jannis Kounellis alle questioni del 2026: la Biennale di Venezia tra continuità storica e nuove tensioni istituzionali, con la linea di Pietrangelo Buttafuoco orientata a riaffermare la centralità della cultura e l’autonomia curatoriale oltre le dinamiche geopolitiche</em></p>
<p>Nel percorso di <strong>Jannis Kounellis</strong> – uno dei massimi esponenti dell’arte contemporanea <strong>,maestro dell’arte povera</strong> – e nella storia delle sue partecipazioni alla <strong>Biennale di Venezia</strong> si riflette un tema costante dell’arte del secondo Novecento: il rapporto tra autonomia della creazione e cornice istituzionale che la ospita.</p>
<p>Dal suo ingresso nel panorama dell’Arte Povera fino alle presenze alla Biennale tra il 1972 e il 2011, la sua ricerca si muove dentro un’idea di arte che non si limita all’oggetto, ma si confronta direttamente con lo spazio, la materia e la storia. In questa prospettiva, anche il dibattito contemporaneo del 2026 sulla Biennale può essere letto come parte di una stessa tensione strutturale, che riguarda il ruolo delle istituzioni culturali.</p>
<p>In questa fase più recente, la gestione del padiglione russo da parte della direzione della Biennale guidata da <strong>Pietrangelo Buttafuoco</strong> viene letta come espressione di un orientamento volto a rafforzare l’autonomia curatoriale dell’istituzione, in un momento segnato da forti tensioni geopolitiche legate al conflitto russo-ucraino. Il tema si inserisce nel più ampio confronto tra libertà della ricerca artistica e pressioni politiche internazionali.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" class="wp-image-107258" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Pietrangelo-buttafuoco-1024x473.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Pietrangelo-buttafuoco-1024x473.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Pietrangelo-buttafuoco-300x138.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Pietrangelo-buttafuoco-768x354.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Pietrangelo-buttafuoco.jpg 1300w" alt="" width="1024" height="473" /><figcaption class="wp-element-caption">Pietrangelo Buttafuoco</figcaption></figure>
</div>
<p>È utile chiarire che la presidenza della Biennale di Venezia non è una carica elettiva interna al mondo dell’arte, ma un incarico di nomina governativa. Il presidente viene infatti designato dal Governo italiano in carica, mentre la gestione curatoriale delle singole sezioni artistiche resta affidata a direttori e curatori indipendenti. Questa distinzione è essenziale per comprendere la natura “mista” dell’istituzione, in cui dimensione culturale e responsabilità pubblica si intrecciano senza coincidere.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-107256" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Jannis-Kounellis-artista-.jpg" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Jannis-Kounellis-artista-.jpg 960w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Jannis-Kounellis-artista--300x200.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Jannis-Kounellis-artista--768x511.jpg 768w" alt="" width="960" height="639" /></figure>
</div>
<p>Jannis Kounellis appartiene a quella generazione di artisti che, nel <strong>secondo Novecento</strong>, hanno profondamente trasformato il linguaggio visivo. Nato il 23 marzo 1936 al Pireo, in Grecia, si trasferisce a Roma nel 1956, dove si forma all’Accademia di Belle Arti e sviluppa un percorso decisivo all’interno del clima culturale italiano.</p>
<p>Il suo lavoro si inserisce nel contesto dell’Arte<strong>Povera, </strong>insieme a figure come <strong>Mario Merz, Michelangelo Pistoletto, Alighiero Boetti e Giulio Paolini, </strong>nell’ambito teorico definito da Germano Celant. Non una scuola, ma una costellazione di esperienze che rifiuta l’idea tradizionale di opera come oggetto chiuso, per aprirla a materiali primari, energia e processo.</p>
<p>A partire dagli anni Sessanta, Kounellis abbandona progressivamente la pittura tradizionale per sviluppare ambienti e installazioni. Numeri, lettere e segni urbani si trasformano in strutture spaziali. Successivamente entrano in scena materiali come ferro, carbone, juta, lana e piombo, fino alla presenza diretta di elementi viventi.</p>
<p><strong>Tra le opere più note</strong>, i lavori del 1967 con uccelli in gabbia, l’installazione con <strong>dodici cavall</strong>i del 1969.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-107268" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/LAttico-Roma-1969-jannis-Kounellis-.jpg" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/LAttico-Roma-1969-jannis-Kounellis-.jpg 800w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/LAttico-Roma-1969-jannis-Kounellis--300x190.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/LAttico-Roma-1969-jannis-Kounellis--768x487.jpg 768w" alt="" width="800" height="507" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>L’Attico, Roma, 1969 Jannis Kounellis. Photo Finarte.it</em></figcaption></figure>
</div>
<p>Entrambe segnano un passaggio decisivo verso un’arte che occupa lo spazio reale e coinvolge lo spettatore in modo diretto.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-107277" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Kounellis-per-Save-The-Children-2014.jpg" sizes="(max-width: 522px) 100vw, 522px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Kounellis-per-Save-The-Children-2014.jpg 522w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Kounellis-per-Save-The-Children-2014-200x300.jpg 200w" alt="" width="522" height="783" /></figure>
</div>
<p>Ma anche l’installazione x Save the Children ovvero il progetto per charity project “all’Arte” dedicato nel 2024 da Jannis Kounellis alla ricerca scientifica e alla città di Milano.</p>
<p>Negli anni successivi, il suo linguaggio si stabilizza attorno a elementi come peso, materia e trasformazione. Il fuoco, in particolare, introduce una dimensione processuale che mette in relazione materia e tempo.</p>
<p>Le partecipazioni di Kounellis alla Biennale di Venezia, distribuite tra il 1972 e il 2011, rappresentano un punto di confronto centrale della sua carriera. <strong>La</strong> <strong>Biennale non è solo un’esposizione,</strong> <strong>ma uno spazio simbolico in cui la storia dell’arte si intreccia con la storia politica e culturale internazionale.</strong></p>
<p>In questo senso, la Biennale di Venezia si è progressivamente affermata come luogo in cui le dinamiche mondiali entrano si nel campo dell’arte, attraversando conflitti, tensioni diplomatiche e momenti di forte trasformazione, <strong>affermando però l’arte </strong>come simbolo assoluto del superamento di tali processi.</p>
<p>Il dibattito contemporaneo sul padiglione russo si colloca proprio in questa tradizione. Le posizioni espresse dalla governance dell’istituzione e dal Ministero della Cultura si sviluppano all’interno di una tensione strutturale: da un lato l’indirizzo politico dello Stato, dall’altro l’autonomia curatoriale dell’ente.</p>
<p>In questo quadro, la <strong>scelta del presidente Buttafuoco </strong>di mantenere una linea autonoma sul piano espositivo, viene interpretata come un tentativo di <strong>preservare la funzione culturale della Biennale </strong>rispetto alle pressioni esterne. Il punto centrale resta la distinzione tra giudizio artistico e appartenenza geopolitica: l’arte non coincide con lo Stato, così come una <strong>tradizione culturale non si esaurisce nella sua collocazione politica</strong>.</p>
<p>Anche il percorso di Kounellis aiuta a leggere questa complessità. La sua opera mostra come la materia dell’arte non sia mai separata dalla storia, ma non possa essere ridotta ad essa. È proprio in questo spazio intermedio che si colloca il ruolo delle istituzioni culturali.</p>
<p>Jannis Kounellis muore a Roma nel 2017. Il suo lavoro resta uno dei riferimenti fondamentali per comprendere il rapporto tra materia, spazio e contemporaneità. @<strong>Riproduzione riservata </strong></p>
<p>…</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2026%2F04%2F26%2Fbiennale-di-venezia-ieri-e-oggi-da-jannis-kounellis-alle-tensioni-istituzionali-del-2026%2F&amp;linkname=Biennale%20di%20Venezia%20ieri%20e%20oggi%3A%20da%20Jannis%20Kounellis%20alle%20tensioni%20istituzionali%20del%202026" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2026%2F04%2F26%2Fbiennale-di-venezia-ieri-e-oggi-da-jannis-kounellis-alle-tensioni-istituzionali-del-2026%2F&#038;title=Biennale%20di%20Venezia%20ieri%20e%20oggi%3A%20da%20Jannis%20Kounellis%20alle%20tensioni%20istituzionali%20del%202026" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/26/biennale-di-venezia-ieri-e-oggi-da-jannis-kounellis-alle-tensioni-istituzionali-del-2026/" data-a2a-title="Biennale di Venezia ieri e oggi: da Jannis Kounellis alle tensioni istituzionali del 2026"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/26/biennale-di-venezia-ieri-e-oggi-da-jannis-kounellis-alle-tensioni-istituzionali-del-2026/">Biennale di Venezia ieri e oggi: da Jannis Kounellis alle tensioni istituzionali del 2026</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Hegel si ferma davanti alle scelte mentre Kierkegaard è già oltre restando nel dubbio. Il 27 aprile a Cosenza si discuterà di Hegel </title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 16:54:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[antropologia filosofica]]></category>
		<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[Hegel]]></category>
		<category><![CDATA[incontro]]></category>
		<category><![CDATA[Pierfranco Bruni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1640" height="1230" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/2628bd00-7ec7-4768-bbbe-1001a5faff8d.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/2628bd00-7ec7-4768-bbbe-1001a5faff8d.jpeg 1640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/2628bd00-7ec7-4768-bbbe-1001a5faff8d-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/2628bd00-7ec7-4768-bbbe-1001a5faff8d-1024x768.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/2628bd00-7ec7-4768-bbbe-1001a5faff8d-768x576.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/2628bd00-7ec7-4768-bbbe-1001a5faff8d-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/2628bd00-7ec7-4768-bbbe-1001a5faff8d-1170x878.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/2628bd00-7ec7-4768-bbbe-1001a5faff8d-585x439.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1640px) 100vw, 1640px" /></p>
<p>Preparo il mio caffè. Il caffè è rito senza altare. È pazienza che bolle.  È polvere che diventa bevanda. È amaro che sveglia la lingua e la mente. Come Hegel.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/26/hegel-si-ferma-davanti-alle-scelte-mentre-kierkegaard-e-gia-oltre-restando-nel-dubbio-il-27-aprile-a-cosenza-si-discutera-di-hegel/">Hegel si ferma davanti alle scelte mentre Kierkegaard è già oltre restando nel dubbio. Il 27 aprile a Cosenza si discuterà di Hegel </a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Preparo il mio caffè. Il caffè è rito senza altare. È pazienza che bolle.  È polvere che diventa bevanda. È amaro che sveglia la lingua e la mente. Come Hegel. Come la vita quando non mente. Come la croce quando la porti. Lo verso nella tazza. Fuma. Fumo anche io con il mio solito sigaro tra le labbra. Il fumo disegna spirali.Ma leggo e rileggo Kierkegaard perché ho abbandonato Hegel al suo destino di hegeliana razionalità. Kierkegaard mi porta oltre. Accetto e raccolgo l&#8217;oltre lasciando segni dappertutto.</p>
<p style="text-align: right;">Pierfranco Bruni</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Il 27 aprile a Cosenza al Terrazzo Pellegrini discuteremo di Hegel tra l&#8217;inizio e la fine.</strong></p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_120748" style="width: 231px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-120748" class="wp-image-120748 " src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/71h6VKJ-0VL._SY522_-163x300.jpg" alt="" width="221" height="407" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/71h6VKJ-0VL._SY522_-163x300.jpg 163w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/71h6VKJ-0VL._SY522_.jpg 283w" sizes="(max-width: 221px) 100vw, 221px" /><p id="caption-attachment-120748" class="wp-caption-text">la copertina del libro</p></div>
<p>È tempo di misurare l&#8217;idea con l&#8217;angoscia sapendo che se non c&#8217;è il dubbio tutto cerca una ragione per sopravvivere alla parola mentre i filosofi si illudono che il ragionare porta alla verità. Credono di trattenere il mondo nella rete del concetto. E il mondo scivola. Resta l’acqua nelle mani. Resta il sale sulle dita. Resta il sapore di ciò che fugge quando lo nomini. Il reale non è ciò che si vive. È ciò che si pensa di vivere nel momento in cui è già trascorso. È memoria che duole. È racconto che sanguina. È eco che torna quando la voce tace. È ulivo che ha già dato l’ombra e trattiene il sole nella corteccia come preghiera secca.<br />
Siamo riposo o viaggio. Non c’è terza stanza. O soglia. O passo. O pietra. O vento. E nel mezzo sta l’uomo. Sta l’isola che si porta negli occhi. Sta il confine che non si vede eppure divide. Sta il limite che chiama con voce di madre. E chiamando, ferisce. E ferendo, sveglia. E svegliando, mette in cammino. Fin qui il tempo di una filosofia che ha l&#8217;uomo al centro  con la sua esistenza e il proprio tempo.<br />
Pre esistenzialismo. E post. Prima di Kierkegaard chi avrebbe dovuto salvare il pensiero del relativismo?<br />
Hegel non ha salvato nonostante le sue eredità. Lui che ha messo il reale dentro la ragione come seme nella terra. Lui che ha detto ciò che è razionale è reale e ha rovesciato il cielo. Lui che ha fatto della storia Teodicea e del tempo tribunale. Lui che ha crocifisso Dio nel concetto per farlo risorgere come Spirito oltre la religiosità spirituale.<br />
Ci salverà. O ci perderà. Perché i contrari sono un assurdo nello scenario della danza dei giorni. Servo e padrone si fissano. Si riconoscono. Si scambiano il posto. E nello scambio muoiono entrambi. E morti, nascono nuovi. E nati, non sanno più chi comanda. E non sapendolo, sono liberi. O smarriti. E lo smarrimento è il primo nome della verità quando la verità non consola.<br />
Cosa mi ha lasciato Hegel? Lo smarrimento. E lo smarrimento è grazia che non chiede permesso. Perché chi è sicuro non cerca. E chi non cerca non trova. E chi non trova non vive. E chi non vive è già statua. Hegel ci ha lasciato il fuoco. Il fuoco della dialettica che brucia la scorza e libera il frutto. Il fuoco dello Spirito che si aliena nel mondo per possedersi nel sapere. Il fuoco della storia che non perdona l’inerzia. Che macina i regni. Che compie il tempo. Che chiede conto ad ogni volto. Da questo fuoco occorre partire. Sempre. Ogni mattina quando il gallo canta. Ogni sera quando la civetta di Minerva spiega le ali. Ogni caduta quando il ginocchio tocca la terra. Ogni non capisco che è soglia del capire: e siamo a Kierkegaard.<br />
Cosa ci resta. Il ricordo. Nient’altro. Il ricordo non è archivio. È presente che brucia. È ulivo potato che versa olio come pianto. È libro aperto sul tavolo con la pagina che trema. È parola detta a metà che continua a parlare. È volto che torna quando chiudi gli occhi e il buio diventa specchio. È Hegel che non finisce perché il concetto non ha sera. Ricomincia. E ricominciando, interroga. E interrogando, spoglia. E spogliando, veste di luce.<br />
Lo specchio non mi abbandona. È giusto che sia così. Lo specchio è coscienza che si fa carne. È servo che si fa padrone guardandosi fino al fondo. È padrone che torna servo riconoscendosi nella ferita dell’altro. È l’altro che sono io quando mi nomino. È io che è l’altro quando mi nego. È la Fenomenologia chiusa in un vetro. E nel vetro ci abito. E abitando, mi perdo. E perdendomi, mi trovo. E trovandomi, so che non basto. E non bastando, chiedo. E chiedendo, prego. E pregando, penso.<br />
Mi fermo. Mi faccio sfiorare dal vento. Il vento viene dai monti del Pollino con odore di resina. Viene da Jena con polvere di cannone. Viene dal Golgota della ragione dove Dio muore per pensarsi. Viene e dice cammina. E camminando, penso. E pensando, inciampo. E inciampando, cado. E cadendo, tocco la terra. E toccando la terra, ricordo che sono polvere. E ricordando che sono polvere, alzo gli occhi. E alzando gli occhi, vedo il cielo. E vedendo il cielo, so che la polvere è attesa.<br />
Ritorno in stanza e preparo il mio caffè. Il caffè è rito senza altare. È pazienza che bolle. È acqua che diventa nera. È polvere che diventa bevanda. È amaro che sveglia la lingua e la mente. Come Hegel. Come la vita quando non mente. Come la croce quando la porti. Lo verso nella tazza. Fuma. Fumo anche io con il mio solito sigaro tra le labbra. Il fumo disegna spirali. Aspetto che si quieti. Bevo a sorsi. E bevendo, ricordo. Che con Hegel non finisco più. Che la fine è menzogna degli orologi. Che il sistema è viaggio con stazioni e deserti. Che il viaggio è ritorno per altra strada. Che il ritorno è casa che non ha chiavi. Che la casa è domanda che resta accesa.<br />
L’ombra e la dis-ombra si allungano sul muro. Si toccano senza toccarsi. Si contraddicono come amanti. Si superano nella sintesi della sera. Si fanno notte che pensa. Ripongo tutto in un cassetto. Il libro con l’angolo piegato. La penna che ha sete. Il dubbio che non invecchia. Il caffè freddo che sa di tempo. Il nome di Hegel scritto a matita.<br />
Chiudo le pagine. E chiudendo, so che domani la mano tremerà. E tremando, riaprirà. Perché lo Spirito non dorme. Veglia con gli occhi del gufo. E vegliando, chiama per nome. E chiamando, dice riprendi. E riprendo. E riprendendo, vivo. E vivendo, ringrazio lo smarrimento. Ma leggo e rileggo Kierkegaard perché ho abbandonato Hegel al suo destino di hegeliana razionalità. Kierkegaard mi porta oltre. Accetto e raccolgo l&#8217;oltre lasciando segni dappertutto.<br />
Il 27 aprile a Cosenza al Terrazzo Pellegrini discuteremo di Hegel tra l&#8217;inizio e la fine.</p>
<p><strong>Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro<img loading="lazy" decoding="async" class="size-thumbnail wp-image-4345 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/02/Pierfranco-Bruni.2-2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.</p>
<p>Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.</p>
<p>Incarichi in capo al Ministero della Cultura:</p>
<p>Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.</p>
<p>È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.</p>
<p>Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>Napoli rende omaggio a Biagio De Giovanni, pensatore lucido</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/22/napoli-rende-omaggio-a-biagio-de-giovanni-pensatore-lucido/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=napoli-rende-omaggio-a-biagio-de-giovanni-pensatore-lucido</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenica Puleio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 20:22:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Morto-Biagio-De-Giovanni-intellettuale-e-politico-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Morto-Biagio-De-Giovanni-intellettuale-e-politico-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Morto-Biagio-De-Giovanni-intellettuale-e-politico-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Morto-Biagio-De-Giovanni-intellettuale-e-politico-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Scompare a Napoli, a 95 anni, Biagio De Giovanni, protagonista della cultura politica del Novecento, accademico e già europarlamentare del Partito Comunista Italiano: studioso di Georg Wilhelm Friedrich Hegel e&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/22/napoli-rende-omaggio-a-biagio-de-giovanni-pensatore-lucido/">Napoli rende omaggio a Biagio De Giovanni, pensatore lucido</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Scompare a Napoli, a 95 anni, Biagio De Giovanni, protagonista della cultura politica del Novecento, accademico e già europarlamentare del Partito Comunista Italiano: studioso di Georg Wilhelm Friedrich Hegel e Giambattista Vico, interprete della crisi del marxismo e del progetto europeo, sarà omaggiato con camera ardente al Maschio Angioino</em></p>
<p><em>Domenica Puleio</em></p>
<p>È morto oggi, 22 aprile 2026, a Napoli, all’età di 94 anni, <strong>Biagio De Giovanni</strong>, protagonista della cultura filosofica e della vita pubblica italiana del secondo Novecento. La città partenopea gli tributerà l’ultimo saluto con la camera ardente allestita nel Maschio Angioino, luogo simbolo della storia civica napoletana.<br />
Nato a Napoli nel 1931, De Giovanni ha incarnato una figura ormai rara: quella dell’intellettuale capace di muoversi con autorevolezza tra università e istituzioni. La sua formazione si radica nella grande tradizione filosofica europea, con una particolare attenzione al pensiero di Georg Wilhelm Friedrich <strong>Hegel</strong> e alla lezione di Giambattista <strong>Vico</strong>.<br />
Nel corso degli anni, la sua riflessione ha affrontato temi cruciali come il rapporto tra libertà e storia, il ruolo dello Stato e il significato del conflitto nelle democrazie contemporanee. Mai una filosofia astratta, ma sempre intrecciata con i nodi concreti della politica.<br />
<strong>Il percorso nel PCI e l’evoluzione del pensiero</strong><br />
L’impegno politico di De Giovanni si lega al Partito Comunista Italiano, all’interno del quale rappresentò una componente colta e riformista. La sua traiettoria intellettuale non fu mai rigida: partì da influenze liberali, attraversò il marxismo critico e approdò, dopo la fine della Guerra fredda, a una visione europea della democrazia.<br />
In questo percorso si riflette l’intera parabola della sinistra italiana: dalle grandi ideologie del Novecento alla ricerca di nuovi equilibri dopo il crollo dei blocchi.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-107121" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Biagio-De-Giovanni-.jpg" sizes="(max-width: 928px) 100vw, 928px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Biagio-De-Giovanni-.jpg 928w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Biagio-De-Giovanni--300x191.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Biagio-De-Giovanni--768x488.jpg 768w" alt="" width="928" height="590" /></figure>
</div>
<p><strong>Alla fine degli anni Ottanta </strong>De Giovanni entra nel Parlamento europeo, dove viene eletto nel 1989 e poi riconfermato nel 1994. A Strasburgo e Bruxelles svolge incarichi di rilievo, in particolare nel campo delle riforme istituzionali.<br />
Il suo contributo si distingue per una visione non meramente tecnica dell’integrazione europea: per De Giovanni l’Europa era prima di tutto un progetto politico e culturale, capace di dare forma a una nuova cittadinanza.</p>
<p>Parallelamente all’attività politica, De Giovanni ha svolto un lungo percorso accademico come <strong>professore di filosofia politica.</strong> È stato anche rettore dell’Università degli Studi di Napoli L’Orientale, contribuendo alla crescita di un ateneo storicamente aperto al dialogo internazionale.<br />
Nel corso della sua carriera ha formato intere generazioni di studiosi, mantenendo sempre un ruolo attivo nel dibattito culturale italiano.</p>
<p>La sua produzione scientifica attraversa decenni di trasformazioni politiche e culturali. Nei suoi libri ha indagato:<br />
la crisi del marxismo;<br />
il rapporto tra diritto e politica;<br />
le prospettive dell’Europa;<br />
la funzione storica del conflitto.<br />
Titoli come La nottola di Minerva e Dopo il comunismo restituiscono l’immagine di un pensatore attento ai cambiamenti del proprio tempo, mai chiuso in schemi ideologici.</p>
<p><strong>La</strong> <strong>scelta del Maschio Angioino per la camera ardente</strong> rappresenta il riconoscimento del ruolo pubblico svolto da De Giovanni nella vita culturale e politica del Paese.<br />
Con la sua scomparsa si chiude una stagione in cui filosofia e politica dialogavano in modo diretto, spesso dentro le stesse persone. De Giovanni ha rappresentato proprio questo: un ponte tra riflessione teorica e responsabilità istituzionale. Un intellettuale dal pensiero rigoroso e inquieto che ha saputo attraversare il presente indagandolo senza rinunciare alla profondità della tradizione europea.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>PROGETTO TERZA MISSIONE &#8220;REKHOVER-SCIENCE”  DELLA SAPIENZA UNIVERSITÀ DI ROMA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 20:06:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[REKHOVER-Science"]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1125" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Technotown-interno.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Technotown-interno.jpg 1500w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Technotown-interno-300x225.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Technotown-interno-1024x768.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Technotown-interno-768x576.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Technotown-interno-1170x878.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Technotown-interno-585x439.jpg 585w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Domenica 26 aprile presentazione dei Kit laboratoriali pratici dedicati agli studenti ospedalizzati o in regime di istruzione domiciliare Roma &#8211; Domenica 26 aprile, Villa Torlonia ospiterà un importante evento del progetto Terza&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><u>Domenica 26 aprile presentazione dei Kit laboratoriali pratici dedicati agli studenti ospedalizzati o in regime di istruzione domiciliare</u></p>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;">Roma &#8211;<strong> <u>Domenica 26 aprile</u></strong>, Villa Torlonia ospiterà un importante evento del progetto <strong>Terza Missione &#8220;REKHOVER-Science&#8221;</strong>, promosso dal <strong>Dipartimento di Scienze della Terra della Sapienza Università di Roma</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Presso <strong>Technotown, </strong>Hub della scienza creativa di Roma Capitale, verranno infatti presentati i nuovi kit laboratoriali pratici nati dalla collaborazione tra i ricercatori dell&#8217;Ateneo e lo staff dell&#8217;Hub capitolino. Si tratta di un’iniziativa nata per garantire agli <strong>studenti ospedalizzati o in regime di istruzione domiciliare </strong>l’accesso a esperienze didattiche sperimentali, rendendo<strong> l&#8217;apprendimento scientifico più inclusivo e accessibile</strong>.<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-120607 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Technotown-esterno-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Technotown-esterno-300x225.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Technotown-esterno-1024x768.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Technotown-esterno-768x576.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Technotown-esterno-1170x878.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Technotown-esterno-585x439.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Technotown-esterno.jpg 1500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="font-weight: 400;">Il progetto <strong>REKHOVER-Science</strong> (<em>Realizing Kits for Hospital Visualize Earth Science</em>) punta a sviluppare, testare e diffondere kit pratici per supportare l’educazione alle Scienze della Terra nella “Scuola in Ospedale”. L’approccio esperienziale pratico ha dimostrato la sua efficacia come strumento di apprendimento, per visualizzare concetti complessi e facilitare la memorizzazione.</p>
<p style="font-weight: 400;">I kit sono stati sviluppati attraverso un processo di co-progettazione che ha coinvolto direttamente i docenti dei servizi di educazione domiciliare e ospedaliera dell&#8217;<strong>Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, del Policlinico Umberto I </strong>e del<strong> Policlinico A. Gemelli di Roma</strong>, che coprono ogni ciclo scolastico (primaria, secondaria e superiore).</p>
<p style="font-weight: 400;">Questo lavoro sinergico ha permesso di individuare i contenuti geoscientifici che più necessitano di un supporto tattile e visivo e di creare strumenti su misura, replicabili e funzionali alle esigenze specifiche degli studenti-pazienti. L&#8217;attività di progettazione e fabbricazione di questi kit promuove al contempo competenze STEM, cittadinanza attiva e sensibilità verso l’inclusione.</p>
<p style="font-weight: 400;">I kit presentati a Technotown saranno consegnati ai reparti ospedalieri pediatrici romani, per supportare quotidianamente la didattica del progetto &#8220;Scuola in Ospedale&#8221;. L’efficacia di questi strumenti sarà monitorata costantemente e i risultati verranno condivisi online per creare un modello educativo replicabile a livello nazionale. L&#8217;obiettivo finale è duplice: migliorare l&#8217;apprendimento scientifico e, soprattutto, abbattere il senso di isolamento, riducendo il rischio di dispersione scolastica per chi sta affrontando un percorso di cura.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Per maggiori info sul progetto</strong>:</p>
<p style="font-weight: 400;"><a href="https://sapienzainearth.com/rekhover-science" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://sapienzainearth.com/rekhover-science&amp;source=gmail&amp;ust=1776946959286000&amp;usg=AOvVaw2w10TzNGlejKxG78o_IfWp">https://sapienzainearth.com/rekhover-science</a> &#8211; <a href="http://www.technotown.it/" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.technotown.it&amp;source=gmail&amp;ust=1776946959286000&amp;usg=AOvVaw3vDkCwkEjWOpFHuSen5Lpq">www.technotown.it</a></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong><strong>PROGRAMMA DELLA GIORNATA<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-120608 " src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Rekhover-science-locandina-digitale-bis-689x1024.jpg" alt="" width="458" height="681" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Rekhover-science-locandina-digitale-bis-689x1024.jpg 689w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Rekhover-science-locandina-digitale-bis-202x300.jpg 202w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Rekhover-science-locandina-digitale-bis-768x1141.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Rekhover-science-locandina-digitale-bis-585x869.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Rekhover-science-locandina-digitale-bis.jpg 935w" sizes="(max-width: 458px) 100vw, 458px" /></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong>A partire dalle ore 15.00, nella Sala del Teatro scientifico, verranno presentati al pubblico i Kit laboratoriali. Il pubblico presente, di tutte le età, guidato dai ricercatori universitari, verrà poi coinvolto nella fase di test e assemblaggio degli stessi kit.</p>
<p style="font-weight: 400;">Alle ore 17.00 inizierà lo Smartlab <strong><em>Storytime Podcast Lab</em></strong> condotto da Michela Bamonte (tutor di Techntown) durante il quale i ragazzi e le ragazze, dai 12 anni in su, potranno sperimentare e realizzare un podcast con il racconto di esperienze vissute. Il laboratorio, che ha come obiettivo quello di sperimentare e imparare qualcosa di nuovo divertendosi, è pensato come uno spazio rispettoso e accogliente. Per partecipare non occorre aver avuto già esperienza con lo strumento del podcast, poiché sarà il tutor a facilitare l’uso di microfoni e attrezzatura. La durata del laboratorio è di 1 ora circa. Ai partecipanti è richiesto di portare una micro sd card sulla quale salvare la propria registrazione audio.</p>
<p style="font-weight: 400;">TECHNOTOWN</p>
<p style="font-weight: 400;">Via Lazzaro Spallanzani, 1/A (Villa Torlonia)</p>
<p style="font-weight: 400;">Biglietto d’ingresso € 1,00 con prenotazione obbligatoria al call center 060608 (attivo tutti i giorni ore 9.00-19.00).</p>
<p style="font-weight: 400;">
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2026%2F04%2F22%2Fprogetto-terza-missione-rekhover-science-della-sapienza-universita-di-roma%2F&amp;linkname=PROGETTO%20TERZA%20MISSIONE%20%E2%80%9CREKHOVER-SCIENCE%E2%80%9D%20%20DELLA%20SAPIENZA%20UNIVERSIT%C3%80%20DI%20ROMA" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2026%2F04%2F22%2Fprogetto-terza-missione-rekhover-science-della-sapienza-universita-di-roma%2F&#038;title=PROGETTO%20TERZA%20MISSIONE%20%E2%80%9CREKHOVER-SCIENCE%E2%80%9D%20%20DELLA%20SAPIENZA%20UNIVERSIT%C3%80%20DI%20ROMA" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/22/progetto-terza-missione-rekhover-science-della-sapienza-universita-di-roma/" data-a2a-title="PROGETTO TERZA MISSIONE “REKHOVER-SCIENCE”  DELLA SAPIENZA UNIVERSITÀ DI ROMA"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/22/progetto-terza-missione-rekhover-science-della-sapienza-universita-di-roma/">PROGETTO TERZA MISSIONE &#8220;REKHOVER-SCIENCE”  DELLA SAPIENZA UNIVERSITÀ DI ROMA</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Anche il Nulla non è mai vuoto: una riflessione sulla coscienza nella Filosofia Sethiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sethi Krishan Chand]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 12:52:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1749" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-14-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-14-scaled.jpg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-14-300x205.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-14-1024x700.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-14-768x525.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-14-1536x1049.jpg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-14-2048x1399.jpg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-14-1920x1312.jpg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-14-1170x799.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-14-585x400.jpg 585w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>Il proverbio “nulla nasce dal nulla assoluto” non è, nella Filosofia Sethiana, una semplice proposizione contemplativa, ma un fatto che può essere vissuto e osservato. Esso mette in discussione una&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/22/anche-il-nulla-non-e-mai-vuoto-una-riflessione-sulla-coscienza-nella-filosofia-sethiana/">Anche il Nulla non è mai vuoto: una riflessione sulla coscienza nella Filosofia Sethiana</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="1749" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-14-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-14-scaled.jpg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-14-300x205.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-14-1024x700.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-14-768x525.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-14-1536x1049.jpg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-14-2048x1399.jpg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-14-1920x1312.jpg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-14-1170x799.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-14-585x400.jpg 585w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p><div dir="auto">
<p dir="auto">Il proverbio “nulla nasce dal nulla assoluto” non è, nella Filosofia Sethiana, una semplice proposizione contemplativa, ma un fatto che può essere vissuto e osservato. Esso mette in discussione una convinzione molto radicata nella mente umana: l’idea che il vuoto significhi assenza totale, e che il nulla sia un vuoto in cui non esiste alcuna presenza. Secondo questa prospettiva filosofica, ciò che comunemente consideriamo “nulla” non è una non-esistenza, ma una presenza più sottile, che non può essere percepita attraverso una percezione ordinaria, poiché non è formata, identificata o posseduta. L’essenza di questa intuizione risiede nella teoria della continuità silenziosa della consapevolezza: un filo di silenzio ininterrotto su cui si costruisce ogni esperienza.</p>
<p dir="auto">Gli esseri umani ricorrono spesso alla meditazione nella ricerca di significato e pace, convinti che l’obiettivo finale sia raggiungere uno stato di vuoto. Questo vuoto viene solitamente immaginato come la fine di ogni pensiero, la scomparsa di tutte le identità e dell’io stesso, come un’assenza indeterminata. Tuttavia, questa è un’ipotesi che il pensiero sethiano invita a riconsiderare. Se uno stato di nulla assoluto potesse davvero essere raggiunto, non ci sarebbe nessuno a esserne consapevole. La stessa consapevolezza del vuoto annulla l’idea di un’assenza totale. Anche nel silenzio più profondo esiste qualcosa: non come oggetto, non come “qualcosa” definito, ma come coscienza.</p>
<p dir="auto">Questa consapevolezza non va e viene come i pensieri o le emozioni. È silenziosa e collega ogni momento al successivo. È questa continuità che rende coerente l’esperienza umana. Senza di essa, sarebbe impossibile percepire, ricordare o provare un senso di identità. Questa comprensione si rivela spesso, nella Filosofia Sethiana, attraverso la semplice osservazione della vita quotidiana. Si consideri una stanza completamente silenziosa. Entrandovi, si potrebbe pensare che non vi sia nulla. Ma osservando più a fondo, si comprende che questa affermazione è limitata: la stanza non è vuota nel senso assoluto. Esiste lo spazio, esiste il silenzio e, soprattutto, esiste la consapevolezza di quel silenzio.</p>
<p dir="auto">Ciò che appare come nulla è, in realtà, una presenza delicata, una presenza percepibile solo quando il rumore dell’attività si placa. Questa comprensione va oltre la meditazione e si estende all’intero ambito della conoscenza umana. Nulla esiste in isolamento. Idee ed esperienze acquisiscono significato attraverso la relazione. La verità, ad esempio, è spesso considerata assoluta, ma viene riconosciuta in relazione alla falsità. Senza la possibilità della menzogna, la verità non assumerebbe lo stesso valore. Allo stesso modo, il bene è compreso in relazione al male, l’autenticità rispetto all’imitazione e la realtà rispetto all’irreale.</p>
<p dir="auto">Questa natura relazionale non diminuisce il valore delle idee, ma ne rivela la struttura: il significato emerge attraverso il contrasto e la relazione, non in isolamento. Anche il silenzio è percepito grazie al suono. L’immobilità è riconosciuta grazie al movimento. In questo senso, nulla è completamente indipendente: ogni esperienza implica una relazione. Tuttavia, all’interno di questa interdipendenza, la consapevolezza occupa un ruolo speciale. Non necessita di opposizione per esistere. È presente nella verità e nella falsità, nella comprensione e nell’incomprensione. Non cambia in base a ciò che osserva: è stabile, testimone silenzioso del flusso di pensieri ed emozioni.</p>
<p dir="auto">Questo si chiarisce attraverso un’esperienza personale:</p>
<p dir="auto">Ricordo una sera in cui sedevo da solo dopo una giornata lunga e difficile. Nella stanza regnava un silenzio quasi inquietante. Un pensiero attraversò la mia mente: “Qui non c’è nulla.” Ma subito sorse un’altra intuizione: se davvero non ci fosse nulla, come potrei saperlo? Il fatto stesso di esserne consapevole non poteva essere negato. Non era qualcosa di evidente o rumoroso, ma c’era. In quel momento compresi che il silenzio non è assenza, ma uno spazio in cui la consapevolezza diventa più evidente. Queste intuizioni, pur semplici, sono profonde. Rivelano che ciò che appare come vuoto è in realtà una porta verso la comprensione della continuità della consapevolezza. Questa continuità è evidente anche nelle reazioni emotive. Gli esseri umani tendono a identificarsi con pensieri ed emozioni. La Filosofia Sethiana propone un cambiamento sottile: dall’identificazione all’osservazione.</p>
<p dir="auto">Un’altra esperienza lo chiarisce:</p>
<p dir="auto">Durante una conversazione, ricevetti una critica inaspettata. La reazione fu immediata: difesa, irritazione, il desiderio di proteggermi. In passato, questa reazione avrebbe definito completamente il mio stato mentale. Ma questa volta fu diverso. Oltre alla reazione, vi era anche l’osservazione della reazione. Essa era presente, ma non era più l’intera esperienza. Esisteva uno spazio di consapevolezza silenziosa che non reagiva. La reazione non scomparve, ma cambiò il mio rapporto con essa.</p>
<p dir="auto">Questa distinzione tra esperienza e consapevolezza è essenziale. La consapevolezza non elimina pensieri o emozioni, ma offre uno spazio in cui essi possono esistere senza totale identificazione.</p>
<p dir="auto">In questo senso, il concetto di “non possesso” assume un significato più profondo. Non implica il rifiuto del mondo materiale, ma l’abbandono dell’attaccamento psicologico a oggetti, pensieri e ruoli. Il possesso, quindi, non riguarda solo la proprietà, ma la relazione. Un oggetto può essere utilizzato senza diventare fonte di identità. Lo stesso vale per pensieri ed emozioni: quando osservati, diventano esperienze temporanee nella consapevolezza.</p>
<p dir="auto">Questo principio si estende al senso di identità. L’identità non è fissa, ma dinamica, influenzata da esperienze, relazioni e memoria. Tuttavia, al suo interno esiste una continuità: la coscienza che osserva il cambiamento. Questa continuità permette di collegare passato e presente. Senza di essa, l’esperienza sarebbe frammentata e priva di significato. Essa si manifesta anche in momenti comuni come l’attesa. Ciò che sembra vuoto spesso genera ansia. Ma osservando attentamente, si scopre che non è vuoto: vi sono sensazioni, suoni, movimenti sottili e, soprattutto, la consapevolezza che li unisce.</p>
<p dir="auto">
<p dir="auto">Quando l’attenzione si sposta dall’attesa all’osservazione, il momento cambia qualità. L’attesa diventa presenza silenziosa. Questo cambiamento è ciò che la Filosofia Sethiana definisce “direzione implicita dell’essere”. Non è frutto di sforzo, ma emerge naturalmente quando la coscienza è chiara. Così, la vita trova un senso spontaneo. Come un seme cresce senza sforzo consapevole, anche l’essere umano possiede una naturale capacità di comprensione. Tuttavia, questo flusso viene spesso ostacolato da pensieri e attaccamenti.</p>
<p dir="auto">In presenza della consapevolezza, anche le decisioni diventano più semplici. Le azioni si armonizzano non per controllo, ma per chiarezza. Questo non implica inattività, ma un’azione più consapevole, equilibrata e priva di conflitto inutile. Ritornando all’idea che nulla esiste isolatamente, la Filosofia Sethiana riconosce la natura relazionale dell’esistenza, pur individuando nella consapevolezza la continuità che la sostiene. Verità, bontà e realtà possono essere comprese per contrasto, ma la consapevolezza non dipende da opposizioni. Non necessita di condizioni. È una dimensione stabile dell’esperienza.</p>
<p dir="auto">Pertanto, l’affermazione che nulla nasce dal nulla assume un significato più profondo: tutto è vissuto nella coscienza. Anche quando si cerca il vuoto, ciò che si incontra è una presenza sottile. La meditazione, dunque, non mira al nulla, ma alla consapevolezza di ciò che rimane quando tutto il resto svanisce.</p>
<p dir="auto">In conclusione, la Filosofia Sethiana propone un cambiamento di prospettiva: dall’isolamento alla relazione, dal vuoto alla presenza, dall’identificazione all’osservazione. La vita non è una serie di eventi scollegati, ma un flusso continuo sostenuto dalla coscienza. Nulla esiste in isolamento. La relazione genera significato. E al centro di questa rete vi è una presenza silenziosa e costante. Riconoscerla non significa apprendere qualcosa di nuovo, ma rendersi conto che è sempre stata lì. E in quella percezione non si trova un vuoto sterile, ma una quiete profonda: una vita consapevole, una quiete pienamente cosciente.</p>
<p dir="auto">
<p dir="auto"><b>Dr. Sethi K.C. &#8211; Autore</b></p>
<p dir="auto"><b>Ideatore della Filosofia Sethiana</b></p>
<p dir="auto"><b>Daman, India</b></p>
<p dir="auto"><b>Auckland, Nuova Zelanda</b></p>
</div>
<p dir="auto">
<div dir="auto">
<p dir="ltr">“Even Nothing Is Never Empty:</p>
<p dir="ltr">(A Reflection on Consciousness in Sethian Philosophy)</p>
<p dir="ltr">The proverb, nothing grows out of absolute nothingness, is not a contemplative proposition of Sethian Philosophy, but a fact, which may be lived on, and observed. It questions a very strong belief in the human mind; the belief that emptiness means nothing, and nothingness is a vacuum, in which there is no presence at all.</p>
<p dir="ltr">According to this philosophical disposition, what we typically consider as nothing is not a non-existence, but a more subliminal presence, which cannot be perceived by an ordinary perception, as it is not formed, identified or possessed. The essence of this feeling is the theory of silent continuity of awareness, a thread of silence but unbroken on which all experience is built.</p>
<p dir="ltr">Human beings tend to use meditation in their search to get meaning and peace since they are convinced that the final product is to reach a state of emptiness. This emptiness is usually visualized as a condition of the end of all thinking, the disappearance of all identities, and disappearance of the self as a blank, indeterminate emptiness. But this is a supposition which is liable to reconsideration by Sethian thinking.</p>
<p dir="ltr">In case the state of complete nothingness could be really achieved, then there would be no one to be aware of it. The consciousness of the emptiness itself nullifies the extremely abstract absence. So, even in the profound silence there is something, not as object, not as something but as the consciousness.</p>
<p dir="ltr">This awareness does not come and go as do thoughts or emotions. Rather it is mute and links every moment to the next. It is this continuity which allows the experience of a human being to be coherent. It would be impossible to perceive without it, impossible to remember, impossible to feel identity in any way.</p>
<p dir="ltr">This understanding is often made available in Sethian Philosophy through a mere observation of everyday life. Get a no-sound room. When one enters such a space, he/she may have the feeling that he/she does not have anything in such space. But, as you dive into this statement, you will realize that this statement is restricted in itself. The room is not absolum in its meaning. There is space, there exists silence and above all, there exists the consciousness of that silence.</p>
<p dir="ltr">In order that what appears to be nothingness, is really a delicate presence&#8211;a presence that is perceived only when the bustle of activity has subsided.</p>
<p dir="ltr">This understanding goes beyond meditation to the greater framework of human knowledge. You realize that there is absolutely nothing in the world which exists in isolation. All ideas, all experiences, have their meaning in relation.</p>
<p dir="ltr">An example is truth which is commonly thought to be an independent and absolute thing. But it is its consciousness which is brought home to falsehood. The importance of truth would not have arisen in the same manner without the possibility of a lie. Likewise, the concepts of goodness tend to be interpreted with respect to what is viewed as bad. Authenticity means a lot compared to imitation and reality is evident when there is unreal.</p>
<p dir="ltr">This relational nature does not diminish the value of such ideas, but rather it reveals the structure, through which human perceptions are put to work. The meaning does not enter into being on its own, but in contrast and in relation to each other.</p>
<p dir="ltr">Even silence is perceived since there is sound. Stillness is identified since there is motion. In this sense, there is nothing that is absolutely independent. Each experience has with it a relationship implicit.</p>
<p dir="ltr">But in the context of this interdependence awareness plays a special role. It does not require the presence of opposition as it is the case with other aspects of experience. There is conscious in reality and in falsity, in intelligibility and in unintelligibility. It does not change in its nature in regards to its sight. It is stationary, and is a dispassionate witness of the flux of thought and feeling.</p>
<p dir="ltr">This is exemplified in the following manner:</p>
<p dir="ltr">I remember one day when I was sitting alone in the evening, after a very difficult and a long day. There was no sound in the room, hardly a silence that was comfortable. A thought flashed through my mind, there is nothing here. But just after it dawned on him that another realization. Had there been nothing indeed, how would I know it? The fact that it was aware of that could not be denied. It was not loud, not obtrusive, yet it was there. It is then that I understood that silence is not merely nothing but a location where the awareness is more evident.</p>
<p dir="ltr">These are so fundamental, yet with such connotations. They disclose that what many people believe to be emptiness actually is a portal to the understanding of continuity of awareness.</p>
<p dir="ltr">This continuity is also achieved in the cases of emotional response. Human beings are very clung to their thoughts and feelings and consider them a part of themselves. But in Sethian Philosophy there is a beckoning to a small shift; identification to observation.</p>
<p dir="ltr">The other lived experience that can be applied to explain this shift is:</p>
<p dir="ltr">In one of the conversations, I was faced by criticism which I had not anticipated. Almost instantly a reaction was elicited; defensiveness, some kind of irritation, a desire to protect myself. This sort of reaction completely formed my state of mind in the past. Nonetheless, this time it was not the case. In addition to the reaction I was able to observe the reaction. There was the reply, but it was no longer all of my experience. A space, a silent witnessing which did not so respond. That was not the moment that the reaction was erased, but modified my attitude towards it.</p>
<p dir="ltr">This experience/awareness difference is the essence of Sethian knowledge. Awareness never stops thinking or feeling but they provide a room in which one can think or feel without being fully identified.</p>
<p dir="ltr">In this sense, the concept of being unpossessed has more meaning. It is not an invitation to leave the world and denial of material existence. It is rather a call to shed the psychological clinging which identifies with objects, thoughts, and roles.</p>
<p dir="ltr">In this context, possession is not in terms of ownership but in terms of relationship. The object may be held without being attached, or may turn into an origin of identity and dependence. Thoughts and emotions are the same. When held on to, they are what the self is. They are temporary experiences in the awareness when viewed.</p>
<p dir="ltr">This insight goes as far as the sense of self. The identity is not an absolute and separate entity. It is influenced by perception, relationships, experiences and memories. It is dynamic and fits in various contexts and situations. But within this evolving identity is a continuity; the consciousness which notes these changes.</p>
<p dir="ltr">This consciousness ties the past and the present as individuals are able to identify themselves over time. Living without it would be like a bunch of moments that are unrelated and fragmented, with no sense of coherence and meaning.</p>
<p dir="ltr">This continuity is particularly evident in situations that are common like waiting. Instances when there is nothing going on usually bring about anxiety. Such incidences have been construed to be empty or meaningless. They are however not empty as a closer examination shows.</p>
<p dir="ltr">Sensations, sounds, movements, minor experiences are happening at any given moment. What is more important is the sense of awareness which brings these elements together. What seems to be nothing is not the lack of experience, but the lack of anticipated activity.</p>
<p dir="ltr">In the case where the focus is no longer on the expectation but on observation, then the quality of the moment changes. Waiting has stopped being felt as emptiness and is a field of silent presence.</p>
<p dir="ltr">This change of perception is also the reason why Sethian Philosophy also calls this the implicit direction of being. This trend is not the result of a planned action or coerced choice. It is a natural occurrence when consciousness is not clouded.</p>
<p dir="ltr">In such a manner, life has a sense on its own. As a grain of rice becomes a tree without any conscious effort, so also the human being has an in-built ability to be clear and understand. Yet, this natural flow is normally distorted by over-thinking, worry, and clinging.</p>
<p dir="ltr">Even the simple decisions will be complicated when the mind is cluttered. However, in the presence of awareness, things become clear with ease. There is a harmony of actions more alike, not because it is controlled, but because it is a result of a greater comprehension.</p>
<p dir="ltr">This does not imply inactivity. Instead, it is a manifestation of another attribute of action, which is grounded, sensitive, and does not involve an unjustified conflict.</p>
<p dir="ltr">Coming back to the thought that nothing exists alone, Sethian Philosophy admits the relationality of existence alongside its recognition of the awareness as the continuity that lies behind these relations.</p>
<p dir="ltr">It is possible to know truth, goodness and reality by contrast but no one is aware of that by contraposition. It is not subject to conditions. It does not need an opposite to be defined. In this way it is a special aspect of life; immutable and immutable.</p>
<p dir="ltr">So, the message that nothing emerges out of absolute nothingness brings out another meaning. Everything is experienced in the consciousness. Even in cases where people are in need of emptiness, they do not experience nothingness, but something subtle.</p>
<p dir="ltr">It is not, then, the quest of nothingness at which meditation is aimed. It is the awareness of what is left behind when all other things are over. It is an invitation to see the continuity of awareness which is the basis of all experience.</p>
<p dir="ltr">To sum up, Sethian Philosophy provides a different perception of the world, that is, shifting towards isolation to relation, emptiness to presence and identification to observation. According to it, life is not a series of events which are not connected, but a stream that is held together by consciousness.</p>
<p dir="ltr">There is nothing that is in isolation. Relationship is the source of meaning. In this system of relations, however, there is an unspoken center&#8211;a constancy which is not based on antithesis or contradiction.</p>
<p dir="ltr">Perceiving this continuity is not learning anything, but to realize that it has always been there. It is a change of thinking nothingness to a faint and constant presence.</p>
<p dir="ltr">and in that perception one finds not nothing empty, but a great stillness; a life conscious and all conscious stillness.</p>
<p dir="ltr">Dr Sethi K.C.</p>
<p dir="ltr">Author,</p>
<p dir="ltr">Conceiver of Sethian Philosophy</p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>Daman,India</b></span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>Auckland, New Zealand</b></span></p>
</div>
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		<title>Paris Internationale debutta a Milano: una nuova tappa per il modello indipendente delle fiere d’arte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonella La Mantia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 19:33:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Paris Internationale Milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Paris-Internationale-Milano-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Paris-Internationale-Milano-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Paris-Internationale-Milano-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Paris-Internationale-Milano-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p> &#8220;Paris Internationale&#8221; debutta a Milano e porta nel cuore della Art Week un modello fieristico indipendente e curatoriale che riunisce 34 gallerie internazionali, puntando su un’esperienza più lenta e consapevole&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em> &#8220;Paris Internationale&#8221; debutta a Milano e porta nel cuore della Art Week un modello fieristico indipendente e curatoriale che riunisce 34 gallerie internazionali, puntando su un’esperienza più lenta e consapevole del sistema dell’arte contemporanea. Apertura al pubblico dal 18 al 21 aprile 2026 e preview il 17. A Palazzo Galbani in via Fabio Filzi 25.  </em>Antonella La Mantia</p>
<div class="mh-meta entry-meta">
<p>Milano accoglie per la prima volta <strong>Paris Internationale Milano,</strong> segnando l’approdo italiano di un progetto nato a <strong>Parigi nel 2015</strong> con un’impostazione alternativa rispetto alle fiere tradizionali. Non una semplice espansione geografica, ma un passaggio mirato: portare in un altro contesto europeo un format curatoriale che privilegia qualità, relazione e tempo di fruizione.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106963" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Paris-Internationale-Milano-18-21-aprile-2026-708x1024.jpg" sizes="(max-width: 708px) 100vw, 708px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Paris-Internationale-Milano-18-21-aprile-2026-708x1024.jpg 708w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Paris-Internationale-Milano-18-21-aprile-2026-207x300.jpg 207w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Paris-Internationale-Milano-18-21-aprile-2026-768x1110.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Paris-Internationale-Milano-18-21-aprile-2026.jpg 850w" alt="" width="708" height="1024" /></figure>
</div>
<p><strong>La prima edizione si svolge a Palazzo Galbani</strong>, in via Fabio Filzi 25 a Milano – progettato tra il 1956 e il 1959 da <strong>Eugenio ed Ermenegildo Soncini</strong>  – nel cuore del distretto che in questi giorni ospita la Milano Art Week e la Design Week. L’apertura ufficiale al pubblico è fissata per il <strong>18 aprile 2026</strong>, mentre una preview riservata si è tenuta il 17, collocando la fiera pienamente all’interno di uno dei momenti più intensi del calendario internazionale dell’arte contemporanea.</p>
<div>L’arrivo nel capoluogo lombardo si inserisce strategicamente nel calendario delle grandi settimane dell’arte, sempre più dense e competitive. Proprio in questo scenario, caratterizzato da una sovrapposizione di eventi e proposte, <strong>Paris Internationale </strong>punta su una scelta controcorrente: ridurre il rumore, offrire uno spazio più raccolto e leggibile, in cui collezionisti e visitatori possano soffermarsi sulle opere senza essere travolti dall’eccesso di stimoli.<br />
Alla prima edizione milanese, realizzata con <strong>Banca Ifis</strong> come Associate Partner,<br />
sAlla prima edizione milanese, realizzata con <strong>Banca Ifis</strong> come Associate Partner,ono <strong>34 le gallerie partecipanti</strong> a questa prima edizione milanese, selezionate secondo criteri che privilegiano la coerenza dei programmi e il sostegno agli artisti nel lungo periodo. <strong>Non stand enciclopedici,</strong> ma <strong>progetti curatoriali</strong> veri e propri: mostre personali o dialoghi tra due artisti, pensati per costruire narrazioni precise.<br />
Accanto a realtà consolidate come <strong>Ciaccia Levi</strong>, <strong>Crèvecœur</strong> e <strong>Gregor Staiger</strong>, trovano spazio nuovi ingressi e gallerie emergenti, in un equilibrio che riflette la complessità della scena artistica contemporanea.Il percorso espositivo mette in dialogo artisti di epoche e linguaggi differenti, <strong>nomi storici e nuove generazioni</strong>. Tra le presenze più rilevanti figurano figure storiche come Leonora<strong> Carrington</strong>, <strong>Robert Mapplethorpe</strong> e Gaetano<strong> Pesce, </strong>accanto a protagonisti contemporanei e a una nuova generazione in forte ascesa.<br />
Tra questi, l’attenzione si concentra su artisti come Ibuki Inoue, autore del dipinto Honeymoon (2026), e su una scena emergente internazionale che include nomi come Inès Di Folco Jemni e Lou Masduraud.<br />
Particolarmente significativa la presenza italiana, con artisti quali Benni Bosetto, Anna Franceschini e Luca Monterastelli, a conferma del ruolo centrale di Milano come hub culturale e mercato strategico.<br />
<strong>Un modello “a misura d’uomo”</strong><br />
Più che un brand, Paris Internationale si definisce come una piattaforma collaborativa, costruita dalle gallerie per le gallerie. L’obiettivo non è moltiplicare le edizioni, ma individuare contesti in cui questo modello possa funzionare: spazi in cui l’incontro tra artisti, operatori e pubblico mantenga una dimensione autentica.<br />
L’edizione milanese rappresenta dunque un banco di prova importante. In una città già protagonista del sistema dell’arte contemporanea – tra istituzioni, fondazioni private e fiere consolidate – Paris Internationale introduce un approccio che punta sulla qualità dell’esperienza più che sulla quantità dell’offerta.<strong>La scelta di Milano non è casuale</strong>. Negli ultimi anni la città ha rafforzato il proprio ruolo nel panorama internazionale, attirando gallerie, collezionisti e investimenti culturali. In questo contesto, Paris Internationale si inserisce come un laboratorio curatoriale capace di dialogare con il tessuto esistente senza sovrapporsi, ma offrendo una prospettiva complementare.<br />
Se il rischio delle grandi settimane dell’arte è la dispersione, la scommessa di questa prima edizione è opposta: creare le condizioni per una fruizione più lenta e consapevole, in cui le opere possano davvero “sedimentare”.<br />
Un approccio che, se confermato, potrebbe ridefinire il modo stesso di vivere le fiere d’arte contemporanea.</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>La <strong>prima edizione di Paris Internationale Milano si svolge</strong> a <strong>Palazzo Galbani, in via Fabio Filzi 25, Milano</strong></p>
<p><strong>Quando</strong>: dal <strong>18 al 21 aprile 2026</strong>, con <strong>preview</strong> il 17 aprile</p>
<p><strong>L’apertura ufficiale al pubblico coincide quindi con il 18 aprile 2026</strong>, nel pieno della Milano Art Week e della Design Week, contesto in cui la fiera ha scelto di inserirsi per dialogare con il sistema internazionale dell’arte contemporanea.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
</div>
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		<title>“Edificare la gioia Francesco D’Assisi”:alla Biblioteca Nazionale di Cosenza la presentazione del libro di Pierfranco Bruni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 19:16:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Biblioteca Nazionale di Cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[edificare la Gioia]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Pierfranco Bruni]]></category>
		<category><![CDATA[San Francesco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-8.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-8.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-8-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>L&#8217; autore intreccia la spiritualità francescana in un intenso dialogo tra epoche e figure come Papi (Benedetto XVI, Papa Francesco), Santi (San Francesco di Paola, Sant’Antonio di Padova, Bartolo Longo)&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/20/edificare-la-gioia-francesco-dassisi-alla-biblioteca-nazionale-di-cosenza-la-presentazione-del-libro-di-pierfranco-bruni/">“Edificare la gioia Francesco D’Assisi”:alla Biblioteca Nazionale di Cosenza la presentazione del libro di Pierfranco Bruni</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>L&#8217; autore intreccia la spiritualità francescana in un intenso dialogo tra epoche e figure come Papi (Benedetto XVI, Papa Francesco), Santi (San Francesco di Paola, Sant’Antonio di Padova, Bartolo Longo) e pensatori (María Zambrano e Francesco Grisi).Mercoledì 22 aprile alle ore 16:30 presso la Sala “Giorgio Leone” della Biblioteca Nazionale di Cosenza verrà presentato il nuovo  libro di Pierfranco Bruni &#8220;Edificare la gioia Francesco D&#8217;Assisi&#8221;, Pellegrini Editore.</em></strong></p>
<p>Aprirà i lavori Adele Bonofiglio direttore della Biblioteca Nazionale di Cosenza, dialogheranno con l’autore, Don Salvatore Fuscaldo direttore del Museo Diocesano di Cosenza, Enrico Marchianò presidente del Club Unesco Sezione di Cosenza e l’editore Walter Pellegrini.</p>
<p>L’opera di Bruni non costituisce una semplice analisi biografica, ma un vero e proprio cammino spirituale costruito intorno alla figura di San Francesco d’Assisi che viene rappresentato come un pellegrino, un uomo vivo che interroga la contemporaneità e invita il lettore a spogliarsi del superfluo per riscoprire l’essenziale.</p>
<p>L’autore intreccia la spiritualità francescana con diverse sensibilità storiche e moderne così da creare un intenso dialogo tra epoche e figure come Papi (Benedetto XVI, Papa Francesco), Santi (San Francesco di Paola, Sant’Antonio di Padova, Bartolo Longo) e pensatori (María Zambrano e Francesco Grisi).</p>
<p>Come osserva Marilena Cavallo nella prefazione al testo, «Il cammino di Francesco diventa un punto di incontro tra esperienze diverse. È una sorgente che continua a nutrire chi cerca un modo autentico di abitare il mondo. Bruni accompagna questo percorso con una scrittura che invita a sostare, a lasciarsi interrogare, a riconoscere che la santità non è un privilegio per pochi, ma una possibilità che si apre ogni volta che si sceglie la verità, la misericordia, la semplicità. È un invito a guardare la vita con occhi nuovi, come se ogni giorno fosse un inizio.»</p>
<div class="wp-block-image"></div>
<p><strong>Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025,<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-120481 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/bruni-relatore-300x211.webp" alt="" width="300" height="211" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/bruni-relatore-300x211.webp 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/bruni-relatore-585x412.webp 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/bruni-relatore.webp 688w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.</p>
<p>Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.</p>
<p>Incarichi in capo al Ministero della Cultura:</p>
<p>Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.</p>
<p>È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.</p>
<p>Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Premio Troccoli Magna Graecia. Pierfranco Bruni: Quarant’anni di cultura. Quarant’anni di riconoscimenti. Quarant’anni di incontri!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 18:09:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Premio Troccoli Magna Graecia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2048" height="1367" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-20-at-07.16.58.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-20-at-07.16.58.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-20-at-07.16.58-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-20-at-07.16.58-1024x684.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-20-at-07.16.58-768x513.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-20-at-07.16.58-1536x1025.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-20-at-07.16.58-1920x1282.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-20-at-07.16.58-1170x781.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-20-at-07.16.58-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-20-at-07.16.58-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>&#8220;Un Premio che in questi decenni ha sottolineato l’importanza del rapporto tra cultura e territorio.&#8221;L&#8217;intervista del presidente del Comitato scientifico del Premio Pierfranco Bruni che commenta i quarant’anni di vita&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/20/premio-troccoli-magna-graecia-pierfranco-bruni-quarantanni-di-cultura-quarantanni-di-riconoscimenti-quarantanni-di-incontri/">Premio Troccoli Magna Graecia. Pierfranco Bruni: Quarant’anni di cultura. Quarant’anni di riconoscimenti. Quarant’anni di incontri!</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1367" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-20-at-07.16.58.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-20-at-07.16.58.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-20-at-07.16.58-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-20-at-07.16.58-1024x684.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-20-at-07.16.58-768x513.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-20-at-07.16.58-1536x1025.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-20-at-07.16.58-1920x1282.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-20-at-07.16.58-1170x781.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-20-at-07.16.58-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-20-at-07.16.58-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p><p><em><strong>&#8220;Un Premio che in questi decenni ha sottolineato l’importanza del rapporto tra cultura e territorio.&#8221;L&#8217;intervista del presidente del Comitato scientifico del Premio Pierfranco Bruni che commenta i quarant’anni di vita del Premio.</strong></em></p>
<p>Nei prossimi giorni saranno resi noti i nominativi dei vincitori del <strong>40° Premio Letterario Nazionale Troccoli Magna Graecia,</strong> di ricerca e promozione culturale, ai quali sarà conferito il riconoscimento <strong>sabato 30 maggio nel Teatro comunale “Carmine Concistrè” di Cassano all’Ionio (CS) alle ore 18.00.</strong></p>
<p>Numerose le candidature personali e le segnalazioni pervenute da editori e associazioni di varie regioni italiane. La segreteria organizzativa ha reso noto che, dopo un primo e scrupoloso esame delle candidature, è stata compilata la   terna di finalisti per ciascuna sezione e che a breve sarà annunciata la selezione finale   dei vincitori.</p>
<p>Intanto registriamo l’intervento del presidente del Comitato scientifico del <strong>Premio Pierfranco Bruni</strong> che commenta i quarant’anni di vita del Premio.</p>
<p><strong>Il</strong> <strong>Troccoli Magna Graecia è giunto alla 40esima edizione: quale il suo commento?</strong></p>
<p>«Il Premio dedicato a Giuseppe Troccoli ha tracciato anni di cultura, di vita, di incontri e di riconoscimenti.  Nato come semplice evento per fare turismo &#8211; culturale, è salito agli onori meritandosi l’attenzione di diversi Ministeri oltre che dei media nazionali.     La sua immagine è entrata nel circuito nazionale. L’attenzione rivolta al Premio da parte di noti giornalisti, scrittori, editori, uomini dello spettacolo ha stimolato l’interesse generale per il nostro territorio e contribuito ad alimentare un dibattito oltre le mura cittadine. Il Premio ha provocato l’azione per la ricerca. Si pensi all’interesse nato su Giuseppe Troccoli e tutta la sua opera».</p>
<p><strong>Secondo lei quali sono state le principali specificità del Premio?</strong></p>
<p>«Dalla tradizione dei Beni Culturali alla lettura della civiltà contadina, dal recupero della memoria storica, alla valorizzazione delle tradizioni popolari legate ai momenti religiosi, in cui la tradizione è punto nevralgico. Il mondo della scuola è stato sempre un riferimento. Infatti la loro presenza diventa sempre più riferimento.</p>
<p>Un premio, abbinato alla scuola e ad un tema centrale che riguarda i valori umani, alla cultura che recupera le sottolineature mediterranee di un territorio è sempre una manifestazione di ricerca. E qui, tra i vicoli si parla un linguaggio le cui icone sono un esemplare di memoria».</p>
<p><strong>Quale rapporto vi è stato tra il territorio e le personalità premiate?</strong></p>
<p>«Un Premio in questi decenni ha sottolineato l’importanza del rapporto tra cultura e territorio. I raccordi sono i raccordi promozionali e progettuali di tale manifestazione. Ma perché una tale manifestazione? Lo scopo è quello di raccordare la cultura del territorio con la storia. Ciò ha significato creare legami che pongono al centro la riscoperta di modelli identitari con una mobilitazione che guarda alla valorizzazione. Il territorio è un dato prioritario che impone sempre un approfondimento sulla consapevolezza di una civiltà. Un Premio può dare impulso ad una educazione alla conoscenza e quindi può spingere verso un percorso valorizzante del territorio? Direi proprio di sì. È stata una splendida manifestazione che ha messo insieme un numerosissimo pubblico all’interno di un contesto storico e turistico».</p>
<p><strong>Le tematiche affrontare ha contribuito a meglio definire l’identità del territorio?</strong></p>
<p>«Si tratta di un Premio che ha un progetto ben finalizzato all’interno del territorio nel quale è nato. Pensare a un tema tra identità del territorio e tematiche affrontate è penetrare quegli elementi mediterranei che hanno dominato nella nostra civiltà e che non smettono di essere elementi partecipanti nel nostro quotidiano vivere il territorio.</p>
<p>Memoria, dunque, e futuro. Un raccogliere le istanze che ci provengono dalla storia ma che vivono dentro il contemporaneo. Il Mediterraneo vive dentro di noi, dentro i segni di una memoria-civiltà. Ecco lo spirito che si vuole dare ad una tale manifestazione. Si pensi che nei primi anni, per più di un decennio, si collegava ad un convegno di studi nel quale si argomenta il legame tra letteratura e Troccoli attraverso altre personalità. Basta sfogliare l&#8217;Album delle personalità che sono state premiate.</p>
<p>Quarant’anni di cultura! Quarant’anni di riconoscimenti! Quarant’anni di incontri»!</p>
<p>Lauropoli-Cassano all’Ionio   20/04/2026</p>
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		<title>San Lorenzo del Vallo: l’Anteprima Nazionale di “EDIFICARE LA GIOIA”.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Miriam Katiaka]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 11:53:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Untitled-design-2.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Untitled-design-2.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Untitled-design-2-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>Con Pierfranco Bruni su San Francesco d’Assisi a 800 anni dalla scomparsa  Di Miriam Katiaka C’è un filo che lega le pietre di Assisi alle pietre di San Lorenzo del&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/17/san-lorenzo-del-vallo-lanteprima-nazionale-di-edificare-la-gioia/">San Lorenzo del Vallo: l’Anteprima Nazionale di “EDIFICARE LA GIOIA”.</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Untitled-design-2.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Untitled-design-2.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Untitled-design-2-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p><p><strong>Con Pierfranco Bruni su San Francesco d’Assisi a 800 anni dalla scomparsa </strong></p>
<p>Di Miriam Katiaka</p>
<p>C’è un filo che lega le pietre di Assisi alle pietre di San Lorenzo del Vallo (paese natio di Pierfranco Bruni)È un filo sottile, eppure tiene. È il filo della gioia. Non la gioia dei salotti, non la gioia del facile. La gioia come costruzione. La gioia come cantiere. La gioia come scandalo. “EDIFICARE LA GIOIA. Francesco d’Assisi”_è il titolo che Pierfranco Bruni ha dato al suo nuovo libro, edito da Pellegrini, e che sabato 18 aprile 2026, alle ore 19:00, sarà presentato in Anteprima Nazionale nella Chiesa “San Lorenzo Martire” di *San Lorenzo del Vallo, in provincia di Cosenza.<br />
Non è soltanto una presentazione. È un appuntamento con il sacro. Perché San Francesco, a 800 anni dalla scomparsa, non è memoria da archiviare. È nodo. È quel nodo che stringe il tempo e lo fa sanguinare. “Il tempo srotola i giorni. Tra le dita si legano a far nodo”, scrive Bruni. E Francesco è il nodo che tiene insieme il Vangelo e la terra, il lupo e il fratello, la povertà e il canto.<br />
L’iniziativa si inscrive nel cammino delle Celebrazioni Francescane 1226-2026, con il patrocinio dell’Arcidiocesi di Rossano-Cariati e l’organizzazione della Parrocchia San Lorenzo Martire e della Pro Loco Laurentum, insieme al Comune di San Lorenzo del Vallo, all’UNPLI Comitato Provinciale di Cosenza e alla collaborazione di LPE.<br />
Alle ore 19:00 i saluti istituzionali apriranno la soglia: S.E. Monsignor Maurizio Aloise, Arcivescovo dell’Arcidiocesi di Rossano-Cariati; Don Vincenzo Miceli,  Parroco della Chiesa San Lorenzo Martire; Vincenzo Rimoli, Sindaco di San Lorenzo del Vallo; *lRosanna Viciconte, Presidente della Pro Loco Laurentum. Seguiranno gli interventi di Adriana Grispa, Dirigente Scolastica, e di Antonello Grosso La Valle, Presidente provinciale UNPLI Cosenza. A moderare la serata sarà la Prof.ssa Donatella Novellis.<br />
Poi la parola passerà a Pierfranco Bruni. Non per una lezione. Per una relazione. Perché su Francesco non si fanno lezioni. Si fanno confessioni. E Bruni confesserà il suo Francesco: l’uomo che ha edificato la gioia non con i decreti, ma con i piedi scalzi. Non con la teologia, ma con la nudità. “La scrittura non è scelta estetica ma esposizione necessaria”, dice Bruni. Così fu per Francesco. La sua vita fu esposizione necessaria. La sua povertà fu verso. La sua fraternità fu metrica.<br />
“EDIFICARE LA GIOIA. Francesco d’Assisi” porta la prefazione di Marilena Cavallo e i contributi di Mons. Don Franco Semeraro, Basilica di Martina Franca, e di suor Pierpaola Nistri, Madre Badessa del Monastero delle Clarisse di Grottaglie. Ed è proprio suor Pierpaola ad aver realizzato l’icona che campeggia in copertina: “EDIFICARE LA GIOIA”. Non una decorazione. Una porta. Perché l’icona, nel linguaggio di Bruni, non si guarda. Si attraversa.<br />
Il volume non racconta Francesco. Lo interroga. Lo interroga sulla semplicità che oggi è rivoluzione, sulla fraternità che oggi è scandalo, sulla gioia che oggi è costruzione quotidiana. Perché la gioia, per Francesco, non è sentimento. È architettura. Si edifica. Mattone dopo mattone. Rinuncia dopo rinuncia. Incontro dopo incontro. E in un tempo che ha smarrito il progetto, Bruni rimette sul tavolo il cantiere.<br />
La partecipazione è libera e gratuita. Perché la gioia, se si paga, non è gioia. È merce. E Francesco ha rovesciato i banchi dei mercanti. La cittadinanza è invitata a partecipare. A portare non applausi. A portare domande. Perché Francesco non dà risposte. Dà inquietudine. E l’inquietudine, lo sappiamo, è l’inizio della conversione.</p>
<p>Per informazioni: Parrocchia San Lorenzo Martire – San Lorenzo del Vallo.</p>
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