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	<title>Storia, Arte, Cultura Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>LA GRECITÀ DI FOSCOLO COME PATRIA PERDUTA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 16:33:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Esilio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1179" height="1357" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5699.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5699.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5699-261x300.jpeg 261w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5699-890x1024.jpeg 890w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5699-768x884.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5699-1170x1347.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5699-585x673.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p>Da Leonida di Taranto a Ibico, da Zacinto alla Magna Grecia. Il mito, il distacco e le sponde che non si toccano più di Pierfranco Bruni La grecità di Foscolo&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/01/la-grecita-di-foscolo-come-patria-perduta/">LA GRECITÀ DI FOSCOLO COME PATRIA PERDUTA</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1179" height="1357" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5699.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5699.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5699-261x300.jpeg 261w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5699-890x1024.jpeg 890w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5699-768x884.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5699-1170x1347.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5699-585x673.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p><p>Da Leonida di Taranto a Ibico, da Zacinto alla Magna Grecia. Il mito, il distacco e le sponde che non si toccano più</p>
<p>di Pierfranco Bruni</p>
<p>La grecità di Foscolo passa inevitabilmente non solo attraverso i poeti lirici greci e l&#8217;impalcatura omerica del nostos e dei nostoi, ma ha riferimenti precisi nella poesia della Magna Grecia che sono essenziali. Da Taranto a Reggio Calabria. Come per dire da Leonida di Taranto a Ibico di Reggio. Oltre la geografia c&#8217;è il mito. Foscolo è dentro il mito con gli archetipi e una griglia simbolica. È chiaro che Zacinto diventa fondamentale.</p>
<p>C&#8217;è da considerare che Leonida di Taranto venne tradotto da un altro poeta magno-greco più contemporaneo come Salvatore Quasimodo e Ibico divenne specchio metaforico per Pavese durante i mesi di confino a Brancaleone Calabro, mare dalle greche. La grecità in Foscolo fu dunque Patria. Una eredità che ha nel suo interno un linguaggio onirico certamente, ma profondamente tragico. La passione del tragico come condizione d&#8217;esistere è dentro questo percorso.</p>
<p>La passione del tragico è una condizione d&#8217;esistere. Sia in Leonida che lascia Taranto in modo dolorante. Sia in Ibico che traccia i tramonti rossi del Mediterraneo calabro. Sia in Foscolo che fa della sua grecità peloponnesiaca l&#8217;isola-radice del non ritorno. Tra Leonida e Foscolo c&#8217;è il _topos_ del distacco dalla terra straniera e della morte distante da dove sono nati.</p>
<p>Leonida offre uno spaccato singolare in questi versi che è necessario citare integralmente: &#8220;Lontano dalla terra d&#8217;Italia io giaccio / e dalla mia Taranto: questo mi è più amaro / della stessa morte. / Tale è la sorte dei nomadi, triste. / Ma le Muse mi amarono&#8230;&#8221;.  Siamo nell&#8217;Antologia Palatina, VII, 736.</p>
<p>Nomadi triste! È un concetto di una pregnanza simbolica malinconica e fortemente metaforica. Come pure la lontananza dalla terra natia. Così in Foscolo. Lo scenario è emblematico nella sua Zacinto. Un colpo potentemente drammatico con il quale Foscolo trafigge il tempo che vive. Si legge: &#8220;Né più mai toccherò le sacre sponde / ove il mio corpo fanciulletto giacque, / Zacinto mia, che te specchi nell&#8217;onde / del greco mar da cui vergine nacque / Venere, e fea quelle isole feconde / col suo primo sorriso, onde non tacque / le tue limpide nubi e le tue fronde / l&#8217;inclito verso di colui che l&#8217;acque / cantò fatali, ed il diverso esiglio / per cui bello di fama e di sventura / baciò le sue petrose irto Ulisse, / Tu non altro che il canto avrai del figlio, / o materna mia terra; a noi prescrisse / il fato illacrimata sepoltura.&#8221;</p>
<p>A Zacinto. Siamo sempre alle sponde. A quelle sponde che legano, separano e creano rimembranze di fuoco. Le sponde che non si rivedranno più. Anzi, non si toccheranno più. Né più mai toccherò. È verbo tattile, carnale. Non è vedere. È toccare. La grecità di Foscolo è tutta in quel tatto negato.</p>
<p>Zacinto e Taranto. Non sono modelli. Il mito nato tale si trasforma in ierofania, per dirla con Mircea Eliade. In mezzo serpeggia il labirinto. Ma non giungerà alcuna Arianna a riportare il tempo dell&#8217;infanzia e della giovinezza nella terra delle radici. Ecco dunque la diversità con Ulisse. Ulisse ritorna. Leonida e Foscolo no. Il loro _nostos_ è impossibile. Per questo è più tragico di quello omerico.</p>
<p>Il tempo, le Muse e le illusioni forti sono una dimensione dell’esistere. Ma c&#8217;è di più. Perché è la poesia che va oltre il tempo e la morte. Quando Leonida annota: &#8220;Il nome di Leonida non è morto. / I doni delle Muse lo tramandano / per ogni tempo&#8221; Ancora dall&#8217;Antologia Palatina, VII, 715, Foscolo sembra riflettere con questo inciso dai Sepolcri: &#8220;E me che i tempi ed il desio d&#8217;onore / fan per diverse genti ir fuggitivo, / me ad evocar gli eroi chiamin le Muse&#8230; / E tu, onore di pianti, Ettore, avrai, / ove fia santo e lagrimato il sangue / per la patria versato, e finché il Sole / risplenderà sulle sciagure umane.&#8221;</p>
<p>Dei Sepolcri, vv. 226-231. Il concetto di tempo e il tempo tra finitezza e infinito costruiscono il vero senso archetipale. Dunque gli archetipi costruiscono il legame tra la perdita, il ricordo, la memoria e la poesia. Ai versi di Leonida: &#8220;Infinito fu il tempo, uomo, prima che tu venissi alla luce, e infinito sarà quello dell&#8217;Ade. E quale parte di vita qui ti spetta, se non quanto un punto&#8230;?&#8221; (VII, 472). Foscolo intensifica una componente pienamente filosofica proprio sul tempo. Infatti ci sono le &#8220;cose&#8221; che la memoria restituisce come visione onirica e intoccabile, però se non attraversi l&#8217;immaginario della memoria. Ed è così che Foscolo incide per sempre nel marmo: &#8220;Ma perché pria del tempo a sé il mortale / invidierà l&#8217;illusion che spento / pur lo sofferma al limitar di Dite? / Non vive ei forse anche sotterra, quando / gli sarà muta l&#8217;armonia del giorno, / se può destarla con soavi cure / nella mente de&#8217; suoi? Celeste è questa / corrispondenza d&#8217;amorosi sensi&#8230;&#8221;.<br />
E ancora, prima: &#8220;E quando il tempo con sue fredde ali / vuota i silenzi della notte, e il fango / copre i relitti delle umane cose, / e l&#8217;oblio preme le memorie erette&#8230;&#8221;.</p>
<p>Le umane cose restano relitti. Ovvero tendenti a diventare macerie. Siamo dentro le macerie del tempo che ci conduce alla fine. Ma le Muse, per Leonida e per Foscolo, sono ciò che salva dal fango. L&#8217;illusione forte.</p>
<p>La presenza di Ibico è nell&#8217;eros mentre il paesaggio-anima crea atmosfere. In questa grecità profonda Ibico dalle sponde greche della Calabria insiste con la sua propendente voce fatta di echi di vento e di vento sulla schiuma di onde sugli scogli. Legando così il paesaggio all&#8217;eros, al tormento che si esplica nel tragico. La grecità è tragica e ci invita lungo questo sentiero.</p>
<p>Da un Frammento di Ibico si può notare:  &#8220;In primavera, i meli cidoni / irrorati dalle correnti dei fiumi, / là dov&#8217;è il giardino incontaminato / delle Vergini &#8211; e i fiori della vite, / che crescono sotto i tralci ombrosi, / ricchi di gemme, germogliano. Per me Eros / in nessuna stagione si posa: / ma come il tracio Borea, / avvampante di folgore, / balza dal fianco di Cipride con brucianti / follie e tenebroso, intrepido, / custodisce con forza, saldamente, / il mio cuore&#8221;.</p>
<p>È certo che Ibico crea l&#8217;atmosfera. E si tratta di paesaggio ad anima. Atmosfera greca in Magna Grecia. Ma non c&#8217;è il tragico. Non c&#8217;è la diaspora. L&#8217;esilio. La fuga. Mentre Leonida e Foscolo sono la terra perduta. Anzi, sono terra-delirio. La differenza c&#8217;è. Ma si ha bisogno anche di atmosfere per entrare nel tragico. Leonida e Foscolo sono aggrediti dal tragico. Ibico dall&#8217;eros.  Ed è qui la lezione per Pavese. A Brancaleone Calabro, Pavese legge Ibico e capisce che la grecità magno-greca non è archeologia, è eros che diventa paesaggio. Il mare greco di Calabria è lo stesso mare di Zacinto. Ma mentre Ibico può ancora cantare l&#8217;eros nella primavera, Leonida e Foscolo non possono più cantare che la perdita. Perché il loro tempo è finito. Il loro è un tempo di tramonto, non di primavera.</p>
<p>Il tempo è il centro di tutto. In Foscolo la grecità non è vita. È patria perduta. È il luogo dove il destino e la coerenza coincidono. Zacinto non è un&#8217;isola. È l&#8217;infanzia che non si tocca più. Taranto non è una città. È la madre che non ti seppellirà. E tra queste due sponde, tra Leonida e Foscolo, tra Quasimodo che traduce e Pavese che trascrive, c&#8217;è il filo rosso della Magna Grecia come metafora dell&#8217;uomo moderno: nomade triste, con le Muse come unico pane quotidiano. E le Muse, come dice Leonida, ci tramandano per ogni tempo. Ciò crea una tradizione. Senza la quale non ci sarebbe l&#8217;amor di patria e tanto meno la nostalgia.  Tanto meno la fedeltà alle radici e il senso di appartenenza..</p>
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		<title>NAZA, perché vederlo e farlo vedere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 14:48:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/naza-678x381-1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/naza-678x381-1.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/naza-678x381-1-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/naza-678x381-1-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>NAZA, perché vederlo e farlo vedere Non per uscire dalla sala tutti con la stessa opinione. Ma per domandarci che cosa accade quando un essere umano diventa un dato, un&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/naza-678x381-1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/naza-678x381-1.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/naza-678x381-1-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/naza-678x381-1-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><h1><span style="color: #339966;">NAZA, perché vederlo e farlo vedere</span></h1>
<p class="pip-subtitle">Non per uscire dalla sala tutti con la stessa opinione. Ma per domandarci che cosa accade quando un essere umano diventa un dato, un obiettivo, una probabilità e la tecnologia aumenta la distanza dalle conseguenze delle nostre decisioni.</p>
<div class="pip-meta"></div>
<div class="pip-note">
<h6><strong><span class="pip-note-title" style="color: #339966;">Nota editoriale</span></strong></h6>
<p>Questo articolo distingue deliberatamente tra fatti documentati, testimonianze raccolte dal documentario <em>NAZA</em>, posizioni ufficiali delle parti coinvolte e interpretazione giornalistica dell’autore. Le dichiarazioni dei 24 appartenenti o ex appartenenti all’apparato militare e di intelligence israeliano rappresentate nel film sono testimonianze anonime: la loro presenza nel documentario non equivale, di per sé, a un accertamento giudiziario dei singoli fatti raccontati. Sono riportate inoltre le contestazioni formulate dalle Israel Defense Forces e il lavoro di verifica dichiarato dagli autori e dalle testate giornalistiche coinvolte nell’inchiesta.</p>
<p>L’articolo non afferma che sistemi di intelligenza artificiale decidano autonomamente chi colpire, né attribuisce alla tecnologia una responsabilità morale propria. La riflessione proposta riguarda invece il rapporto tra strumenti tecnologici, linguaggio, distanza operativa e responsabilità delle persone che prendono parte ai processi decisionali. Il riferimento agli attacchi del 7 ottobre 2023 è mantenuto come parte necessaria del contesto storico e non viene utilizzato né per giustificare né per attenuare eventuali violazioni successive. Dove il testo formula domande sulla disumanizzazione e sulla responsabilità, si tratta esplicitamente di analisi e interpretazione editoriale.</p>
</div>
<p class="pip-lead">C’è un dato che, da solo, racconta qualcosa. <em>NAZA</em> era arrivato nelle sale italiane come evento di tre giorni, dal 28 al 30 settembre. Nei primi due giorni ha superato 1,09 milioni di euro di incasso e 146 mila spettatori, conquistando il primo posto al box office italiano. La programmazione è stata quindi prolungata oltre la finestra inizialmente prevista.<span style="color: #0000ff;"> <sup>[1]</sup> <sup>[2]</sup></span></p>
<p>Per un documentario di questo tipo non è un risultato ordinario.</p>
<p>Ma forse la domanda interessante non è quanti lo stanno guardando.</p>
<p>È <strong>perché dovremmo guardarlo</strong>.</p>
<p>E, ancora di più, perché potrebbe avere senso non limitarsi a vederlo individualmente, ma farlo diventare occasione di confronto nelle scuole, nelle comunità, nei gruppi, nei luoghi di formazione e nelle famiglie.</p>
<p>Non perché <em>NAZA</em> contenga tutta la verità sulla guerra di Gaza.</p>
<p>Non la contiene.</p>
<p>Nessun documentario di ottanta minuti potrebbe farlo.</p>
<p>Ma perché ci costringe a osservare qualcosa che rischia di rimanere invisibile: <strong>il modo in cui una persona può progressivamente scomparire dietro una procedura</strong>.</p>
<h2><span style="color: #339966;">Ventiquattro voci dall’interno</span></h2>
<p><em>NAZA</em> è diretto dagli israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, due dei quattro autori di <em>No Other Land</em>, il documentario vincitore dell’Oscar nel 2025. Presentato in concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2026, <em>NAZA</em> ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria. <span style="color: #0000ff;"><sup>[3]</sup></span></p>
<p>Il film è costruito attorno alle testimonianze di 24 appartenenti o ex appartenenti all’apparato militare e di intelligence israeliano. Le loro identità sono protette e le conversazioni sono state filmate prevalentemente di notte sui tetti di Tel Aviv. <sup><a href="https://www.paeseitaliapress.it/storia-arte-cultura/cinema/2026/10/01/naza-perche-vederlo-e-farlo-vedere/#fonte4">[4]</a></sup></p>
<p>Il titolo stesso contiene già una parte della questione.</p>
<p>“NAZA” richiama un acronimo militare utilizzato per indicare il cosiddetto <em>danno collaterale</em>, cioè anche il numero di civili che si prevede possano essere uccisi durante un attacco. <sup>[3]</sup></p>
<div class="pip-question">Che cosa succede quando una vita umana entra dentro un sistema come un numero?</div>
<h2><span style="color: #339966;">Quando la persona diventa un dato</span></h2>
<p>La guerra ha sempre avuto bisogno di distanza.</p>
<p>Distanza fisica dal nemico. Distanza psicologica. Distanza linguistica.</p>
<p>Non diciamo più necessariamente uomo, donna, bambino.</p>
<p>Diciamo obiettivo. Target. Danno collaterale. Probabilità. Soglia accettabile.</p>
<p><em>NAZA</em> aggiunge a questa distanza una dimensione che riguarda profondamente il nostro tempo: <strong>la tecnologia</strong>.</p>
<p>Le testimonianze raccolte nel documentario descrivono sistemi di sorveglianza, elaborazione dei dati e strumenti basati anche sull’intelligenza artificiale impiegati nel processo di individuazione dei possibili obiettivi. Il film sviluppa precedenti inchieste pubblicate da <em>The Guardian</em>, +972 Magazine e Local Call.<span style="color: #0000ff;"> <sup>[3]</sup> <sup>[4]</sup></span></p>
<p>Ed è forse qui che il film incontra una questione che va ben oltre questo conflitto.</p>
<p>La tecnologia può consentirci di vedere più lontano, elaborare più informazioni, individuare più velocemente qualcosa o qualcuno.</p>
<p>Ma può anche aumentare la distanza tra <strong>l’azione e la percezione delle sue conseguenze</strong>.</p>
<p>Un essere umano osservato attraverso uno schermo può diventare un punto.</p>
<p>Un’abitazione una coordinata.</p>
<p>Una famiglia una probabilità statistica.</p>
<p>Non è la tecnologia, da sola, a prendere necessariamente la decisione. Ma la tecnologia può modificare il modo in cui l’essere umano percepisce ciò su cui sta decidendo.</p>
<p>Ed è una domanda che non riguarda soltanto gli eserciti.</p>
<p>Riguarda la società digitale che stiamo costruendo.</p>
<h2><span style="color: #339966;">Il problema del “piccolo ingranaggio”</span></h2>
<p>C’è un altro elemento che il documentario porta in primo piano: la frammentazione della responsabilità.</p>
<p>Qualcuno raccoglie informazioni.</p>
<p>Qualcun altro sviluppa o utilizza un sistema.</p>
<p>Un altro individua l’obiettivo.</p>
<p>Un altro ancora autorizza.</p>
<p>Qualcun altro esegue.</p>
<p>Ogni persona può vedere soltanto una parte del processo.</p>
<div class="pip-question">Quando una decisione viene distribuita tra molte persone, procedure e tecnologie, di chi è la responsabilità finale?</div>
<p>È facile sentirsi un piccolo ingranaggio.</p>
<p>“Il mio compito era tecnico.”</p>
<p>“Non ero io a decidere.”</p>
<p>“Mi occupavo soltanto di quella parte.”</p>
<p>Eppure una catena di decisioni rimane fatta di persone.</p>
<p>È forse una delle questioni più inquietanti poste da <em>NAZA</em>: quanto sia possibile partecipare a un sistema senza percepirsi pienamente responsabili del risultato prodotto da quel sistema.</p>
<h2><span style="color: #339966;">Ma un documentario non è un tribunale</span></h2>
<p>Proprio perché le accuse e le testimonianze contenute nel film sono estremamente gravi, <em>NAZA</em> deve essere guardato anche con gli strumenti del giornalismo.</p>
<p>Le 24 fonti sono anonime. Lo spettatore non può quindi verificarne direttamente identità, ruolo e grado di conoscenza dei singoli fatti raccontati.</p>
<p>L’esercito israeliano ha respinto le accuse formulate nel film e ha contestato, tra gli altri aspetti, proprio l’uso delle testimonianze anonime, sostenendo che dall’esterno non sia possibile verificarne identità, incarichi e coinvolgimento nei fatti descritti. <span style="color: #0000ff;"><sup>[5]</sup></span></p>
<p><em>The Guardian</em>, produttore del documentario e testata che ha partecipato alle precedenti inchieste sulle quali il film si basa, ha invece affermato che le testimonianze delle fonti confidenziali sono state verificate nell’ambito di oltre tre anni di lavoro giornalistico. <span style="color: #0000ff;"><sup>[6]</sup></span></p>
<div class="pip-factbox">
<p><span class="pip-factbox-title">Il contesto che non può essere cancellato</span>Il 7 ottobre 2023 Hamas e altri gruppi armati palestinesi lanciarono un attacco coordinato contro Israele. La Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite ha riferito, sulla base di fonti israeliane, di oltre 1.200 persone uccise, almeno 809 delle quali civili, e di almeno 252 persone rapite e portate a Gaza. La stessa Commissione ha documentato gravi violazioni del diritto internazionale, tra cui uccisioni di civili e presa di ostaggi. <sup><span style="color: #0000ff;">[7]</span></sup></p>
</div>
<p>Guardare <em>NAZA</em> non richiede di cancellare tutto questo.</p>
<p>E raccontare il 7 ottobre non rende meno necessario interrogarsi su ciò che è accaduto dopo.</p>
<p>Le due realtà possono essere guardate contemporaneamente.</p>
<p>È forse proprio questo uno dei compiti più difficili del giornalismo e della coscienza: <strong>non avere bisogno di cancellare il dolore dell’uno per riconoscere quello dell’altro</strong>.</p>
<h2><span style="color: #339966;">Perché allora farlo vedere?</span></h2>
<p>Non per dire a qualcuno che cosa deve pensare di Israele.</p>
<p>Non per costruire un’altra tifoseria.</p>
<p>Non per sostituire una propaganda con un’altra.</p>
<p>E neppure per trasformare un film in una sentenza.</p>
<p>Lo farei vedere per fermarci davanti ad alcune domande.</p>
<ul class="pip-question-list">
<li>Che cosa accade quando il linguaggio rende più sopportabile ciò che nella realtà sarebbe insopportabile?</li>
<li>Che cosa cambia quando una persona diventa un numero?</li>
<li>Che cosa succede quando una procedura distribuisce la responsabilità fino quasi a farla scomparire?</li>
<li>Uno schermo modifica il nostro rapporto con le conseguenze delle nostre azioni?</li>
<li>La distanza tecnologica modifica anche la nostra responsabilità morale?</li>
</ul>
<p>Sono interrogativi che <em>NAZA</em> porta dentro una guerra, ma che appartengono anche al mondo nel quale viviamo.</p>
<h2><span style="color: #339966;">Vederlo insieme</span></h2>
<p>Forse è questa la ragione più interessante per far vedere un documentario come <em>NAZA</em>.</p>
<p>Non organizzare semplicemente una proiezione.</p>
<p>Organizzare <strong>una conversazione dopo la proiezione</strong>.</p>
<p>In una scuola, per esempio, non chiederei ai ragazzi: “Chi ha ragione?”.</p>
<p>Chiederei piuttosto:</p>
<div class="pip-question">In quale momento, nel film, avete smesso di vedere un numero e avete ricominciato a vedere una persona?</div>
<p>E poi aggiungerei una seconda domanda:</p>
<div class="pip-question">Esistono situazioni nella nostra vita digitale nelle quali facciamo o diciamo qualcosa proprio perché lo schermo ci impedisce di vedere immediatamente le conseguenze sull’altro?</div>
<p>A quel punto Gaza non sarebbe più soltanto qualcosa che accade a migliaia di chilometri da noi.</p>
<p>La domanda arriverebbe molto più vicino.</p>
<p>Perché la disumanizzazione non comincia necessariamente con una bomba.</p>
<p>Può cominciare molto prima.</p>
<p>Comincia ogni volta che dell’altro resta soltanto una categoria.</p>
<p>Un profilo.</p>
<p>Un numero.</p>
<p>Un nemico.</p>
<p>Un dato.</p>
<h2><span style="color: #339966;">Uscire dalla sala senza una risposta</span></h2>
<p>Forse un buon documentario non dovrebbe consegnarci una risposta pronta.</p>
<p>Dovrebbe renderci più difficile continuare a utilizzare quelle che avevamo prima.</p>
<p>È possibile uscire da <em>NAZA</em> contestando alcune sue scelte.</p>
<p>È possibile domandarsi che cosa manchi.</p>
<p>È possibile cercare altre fonti, ascoltare altre testimonianze e verificare le accuse che presenta.</p>
<p>Anzi, dovremmo farlo.</p>
<p>Ma rimane una domanda dalla quale è più difficile sottrarsi:</p>
<div class="pip-question">Che cosa succede all’essere umano quando smette di vedere nell’altro un essere umano?</div>
<p>Non riguarda soltanto Israele.</p>
<p>Non riguarda soltanto Gaza.</p>
<p>Non riguarda soltanto la guerra.</p>
<p>Riguarda ogni sistema nel quale tecnologia, linguaggio e distanza rischiano di separarci dalle conseguenze delle nostre azioni.</p>
<p>Per questo <em>NAZA</em> può diventare qualcosa di più di un film da vedere.</p>
<p>Può diventare <strong>una domanda da abitare insieme</strong>.</p>
<p>E forse il modo più serio di farlo vedere non è dire agli altri quale conclusione devono trarne.</p>
<p>È restare, dopo che lo schermo diventa nero, abbastanza a lungo da ascoltare quello che quella domanda provoca in ciascuno di noi.</p>
<div class="pip-separator"></div>
<div class="pip-sources">
<h3>Fonti</h3>
<ol>
<li id="fonte1"><a href="https://cinetel.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Cinetel – dati Box Office Italia </a>.</li>
<li id="fonte2"><a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/cinema/2026/09/28/naza-il-documentario-dei-premi-oscar-yuval-abraham-e-rachel-szor-arriva_270ce43a-44d4-4d22-a9df-499f4ee2aca9.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ANSA – “Naza, il documentario dei premi Oscar Yuval Abraham e Rachel Szor arriva in sala”, 28 settembre 2026 </a>.</li>
<li id="fonte3"><a href="https://www.labiennale.org/it/cinema/2026/venezia-83-concorso/naza" target="_blank" rel="noopener noreferrer">La Biennale di Venezia – scheda ufficiale di NAZA, Venezia 83 </a>.</li>
<li id="fonte4"><a href="https://www.theguardian.com/world/2026/sep/10/secret-systems-used-by-israel-in-mass-killings-of-gaza-civilians-revealed-in-new-film" target="_blank" rel="noopener noreferrer">The Guardian – “Secret systems used by Israel in mass killings of Gaza civilians revealed in new film”, 10 settembre 2026 </a>.</li>
<li id="fonte5"><a href="https://www.idf.il/en/mini-sites/israel-hamas-war-gaza/articles-israel-hamas-war-gaza/distributions-swords-of-iron-war-gaza/the-idf-spokesperson-s-response-following-the-publication-of-the-movie-naza/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Israel Defense Forces – risposta ufficiale dell’IDF alla pubblicazione di NAZA </a>.</li>
<li id="fonte6"><a href="https://www.theguardian.com/gnm-press-office/2026/sep/14/a-guardian-statement-on-naza" target="_blank" rel="noopener noreferrer">The Guardian – statement su NAZA e sul lavoro di verifica delle fonti </a>.</li>
<li id="fonte7"><a href="https://www.un.org/unispal/document/coi-report-a-hrc-56-26-27may24/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Nazioni Unite – Independent International Commission of Inquiry, rapporto A/HRC/56/26 </a>.</li>
</ol>
</div>
<div class="pip-signature"><strong>Francesco Mazzarella</strong></div>
<div>© Riproduzione riservata – Francesco Mazzarella</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/01/naza-perche-vederlo-e-farlo-vedere/">NAZA, perché vederlo e farlo vedere</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Real Cittadella di Messina, la fortezza borbonica candidata ai “Luoghi del Cuore” del FAI 2026</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/28/real-cittadella-di-messina-la-fortezza-borbonica-candidata-ai-luoghi-del-cuore-del-fai-2026/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=real-cittadella-di-messina-la-fortezza-borbonica-candidata-ai-luoghi-del-cuore-del-fai-2026</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Tiziana Santoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 14:14:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Fai]]></category>
		<category><![CDATA[luoghi del cuore]]></category>
		<category><![CDATA[real cittadella di Messina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Real-Cittadella-Messina-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Real-Cittadella-Messina-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Real-Cittadella-Messina-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Real-Cittadella-Messina-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>La storica fortezza spagnola della Penisola di San Raineri candidata ai “Luoghi del Cuore” del FAI Fondo per l&#8217;Ambiente Italiano. Il comitato promotore punta sulla partecipazione della città per riportare&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/28/real-cittadella-di-messina-la-fortezza-borbonica-candidata-ai-luoghi-del-cuore-del-fai-2026/">Real Cittadella di Messina, la fortezza borbonica candidata ai “Luoghi del Cuore” del FAI 2026</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La storica fortezza spagnola della Penisola di San Raineri candidata ai “Luoghi del Cuore” del FAI Fondo per l&#8217;Ambiente Italiano. Il comitato promotore punta sulla partecipazione della città per riportare al centro il recupero della Cittadella e la riqualificazione della strategica area del porto e dello Stretto di Messina. Si vota fino al 15 dicembre 2026: modalità e link per sostenere la candidatura</em></p>
<p>MESSINA, 27 sett. 2926– La campagna per la <a href="https://fondoambiente.it/luoghi/real-cittadella-di-messina-fortezza-spagnola?ldc=">Real Cittadella</a> di Messina entra nel vivo. La fortezza della Penisola di San Raineri è candidata alla <a href="https://fondoambiente.it/luoghi/real-cittadella-di-messina-fortezza-spagnola?ldc=">XIII edizione de “I Luoghi del Cuore”</a>, il censimento nazionale promosso dal <a href="https://fondoambiente.it/luoghi/real-cittadella-di-messina-fortezza-spagnola?ldc="><strong>FAI</strong> Fondo Ambiente Italiano</a> in collaborazione con Intesa Sanpaolo. A sostenerne la candidatura è il comitato “<strong>Amici della Real Cittadella</strong>”, impegnato nella raccolta dei voti e nella sensibilizzazione della città sul valore storico e sul futuro del complesso.<br />
Il comitato riunisce cittadini, esponenti del mondo della cultura e dell’informazione e sta progressivamente ampliando la rete di adesioni. <strong>Referente del progetto</strong> è <strong>Rosa Maria Lucifora, </strong>messinese, docente di latino all’Università della Basilicata, impegnata insieme al gruppo nel coinvolgimento di scuole, istituzioni e cittadini. <strong>Tra i 20 componenti del comitato </strong>spontaneo figura il giornalista <strong>Domenico Interdonato</strong>, che partecipa alle attività di sensibilizzazione e alla campagna per la raccolta dei voti.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-115645" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Real-Cittadella-di-Messina-candidata-FAI-2026-504x1024.jpg" sizes="(max-width: 504px) 100vw, 504px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Real-Cittadella-di-Messina-candidata-FAI-2026-504x1024.jpg 504w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Real-Cittadella-di-Messina-candidata-FAI-2026-148x300.jpg 148w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Real-Cittadella-di-Messina-candidata-FAI-2026-768x1562.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Real-Cittadella-di-Messina-candidata-FAI-2026-755x1536.jpg 755w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Real-Cittadella-di-Messina-candidata-FAI-2026.jpg 987w" alt="" width="504" height="1024" /></figure>
</div>
<p>Il lavoro del gruppo si sviluppa anche attraverso il coinvolgimento degli istituti scolastici e il dialogo con le istituzioni che operano nella Zona Falcata. <strong>L’obiettivo</strong> è riportare la Real Cittadella nella conoscenza quotidiana dei messinesi e trasformare la campagna del FAI in un’occasione concreta per riaprire il <strong>tema del suo recupero</strong>.<br />
La <strong>Cittadella</strong> porta con sé una storia strettamente legata alle vicende politiche e militari della città. <strong>Fu voluta dagli Spagnoli</strong> dopo la rivolta messinese del <strong>1674-1678</strong> e progettata dall’architetto <strong>Carlos de Grunenbergh</strong>. Nel 1735, con l’ascesa di <strong>Carlo di Borbone</strong>, entrò nel sistema militare della monarchia borbonica.<br />
<strong>La sua storia si intreccia quindi con quella del Regno delle Due Sicilie. </strong>Nel <strong>1848</strong>, durante la rivoluzione siciliana, la <strong>Cittadella rimase nelle mani dell’esercito borbonico</strong> e fu utilizzata per il bombardamento della città. <strong>Dopo l’ingresso di Garibaldi a Messina, </strong>il <strong>27 luglio 1860</strong>, divenne <strong>l’ultimo grande presidio borbonico rimasto in Sicilia</strong>. La guarnigione comandata dal generale <strong>Gennaro Fergola</strong> resistette fino al <strong>12 marzo 1861</strong>, quando la fortezza si <strong>arrese</strong> alle truppe piemontesi del generale <strong>Enrico Cialdini.</strong></p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" class="wp-image-109795" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/real-cittadella-messina.jpg" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/real-cittadella-messina.jpg 800w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/real-cittadella-messina-300x150.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/real-cittadella-messina-768x384.jpg 768w" alt="" width="800" height="400" /></figure>
</div>
<p>È anche questa stratificazione storica a essere riportata all’attenzione della città attraverso la candidatura al censimento FAI.</p>
<p><strong>Il comitato punta a trasformare la raccolta dei vot</strong>i in un’occasione concreta per <strong>far conoscere la Real Cittadella e riportare il suo recupero nel dibattito pubblico.</strong><br />
Importante il <strong>coinvolgimento</strong> delle <strong>scuole</strong>. Diversi istituti messinesi hanno aderito alla campagna, coinvolgendo studenti e comunità scolastiche nella conoscenza di un bene storico che appartiene al paesaggio della città.<br />
Sul fronte istituzionale è arrivato il sostegno <strong>dell’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto</strong>. Il <strong>presidente</strong> avvocato <strong>Francesco Rizzo </strong>ha <strong>invitato</strong> cittadini, istituzioni e associazioni a sostenere la candidatura, collegandola alla più ampia prospettiva di valorizzazione della <strong>Zona Falcata</strong>.<br />
La posizione della fortezza rende infatti strettamente collegati il suo recupero e il futuro dell’area portuale.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" class="wp-image-115648" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Real-Cittadella-porto-zona-fakcata-Messina-.jpg" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Real-Cittadella-porto-zona-fakcata-Messina-.jpg 660w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Real-Cittadella-porto-zona-fakcata-Messina--300x173.jpg 300w" alt="" width="660" height="380" /></figure>
</div>
<p><strong>La Real Cittadella si trova sulla Penisola di San Raineri</strong>, all’ingresso del porto storico, in un punto<strong> strategico per il controllo dello Stretto.</strong> Il complesso, segnato dal degrado e dalle trasformazioni intervenute nel tempo, conserva strutture e testimonianze di grande rilievo storico.<br />
<strong>La campagna FAI si</strong> inserisce così in una fase nella quale la <strong>Zona Falcata è interessata da interventi di bonifica e da programmi di riqualificazione</strong>. Per il comitato, il <strong>voto</strong> rappresenta il primo strumento per rafforzare l’attenzione sulla Real Cittadella e mantenere aperta la prospettiva di un suo recupero.<br />
Le votazioni resteranno aperte fino al 15 dicembre 2026. <strong>Il comitato “Amici della Real Cittadella” invita i messinesi e quanti hanno a cuore la storia della città a sostenere con il proprio voto la candidatura sul sito del FAI.</strong></p>
<p><strong><mark class="has-inline-color">Per votare cliccare il seguente link </mark></strong><a href="https://fondoambiente.it/luoghi/real-cittadella-di-messina-fortezza-spagnola?ldc=">https://fondoambiente.it/luoghi/real-cittadella-di-messina-fortezza-spagnola?ldc=</a></p>
<p>Raggiungere un numero significativo di preferenze significa rafforzare l’attenzione su un luogo oggi ancora in attesa di recupero e valorizzazione.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
<div class="social-sharing ss-social-sharing"></div>
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		<title>Ugo Foscolo. La Patria perduta e l&#8217;esilio come virtù</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/27/ugo-foscolo-patria-perduta-e-esilio/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=ugo-foscolo-patria-perduta-e-esilio</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Sep 2026 09:01:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[liberta’ esilio]]></category>
		<category><![CDATA[Patria]]></category>
		<category><![CDATA[Ugo Foscolo]]></category>
		<category><![CDATA[virtu]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="700" height="630" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Progetto-senza-titolo-1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Progetto-senza-titolo-1.png 700w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Progetto-senza-titolo-1-300x270.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Progetto-senza-titolo-1-585x527.png 585w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>L’esilio di Foscolo: la Patria come fedeltà interiore &#160; Pierfranco Bruni La Grecia. Il Peloponneso. Venezia. Tre riferimenti che danno a Ugo Foscolo non solo il senso delle origini ma&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/27/ugo-foscolo-patria-perduta-e-esilio/">Ugo Foscolo. La Patria perduta e l&#8217;esilio come virtù</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="700" height="630" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Progetto-senza-titolo-1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Progetto-senza-titolo-1.png 700w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Progetto-senza-titolo-1-300x270.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Progetto-senza-titolo-1-585x527.png 585w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p><p><strong>L’esilio di Foscolo: la Patria come fedeltà interiore</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pierfranco Bruni</p>
<p>La Grecia. Il Peloponneso. Venezia. Tre riferimenti che danno a Ugo Foscolo non solo il senso delle origini ma anche l&#8217;onor di Patria. O meglio il senso vero della Patria. La Patria perduta. La Patria di un uomo che vive di viaggi e di fughe, di ribellione e di impavido anticonformismo. La Patria di un esiliato. Ha fatto della Patria la sua vita. A volte è una metafora della propria biografia. Direi autobiografia vera e propria perché è fortemente presente un crogiolo di emozioni e di sentimenti.</p>
<p>Foscolo non ha mai avuto una Patria in pace. Ovvero serena. Se può essere il termine giusto. L&#8217;ha avuta in guerra. L&#8217;isola di Zacinto è Patria, perché è nascita e mito, è greco-veneta, è la madre dialettica tra Ellenismo e Cristianità. Lo dice lui stesso, esule a Londra, con il verso più puro della nostra letteratura di esilio: “Né più mai toccherò le sacre sponde / ove il mio corpo fanciulletto giacque, / Zacinto mia, che te specchi nell&#8217;onde / del greco mar da cui vergine nacque” (Ugo Foscolo, A Zacinto, 1803, vv. 1-4). Le sponde e la nascita. Le radici forti oltre la storia. Nel tempo.</p>
<p>Ma Patria è anche l&#8217;Italia. Anzi, è soprattutto l&#8217;Italia come invenzione morale. Un&#8217;Italia che non esiste ancora come Stato e che proprio per questo esiste come dolore. Un&#8217;Italia che è profezia. La rottura del 1797 è sangue che scorre. Il Trattato di Campoformio con il quale si lacera un&#8217;identità. Venezia venduta da Bonaparte all&#8217;Austria come merce. Lì Foscolo comprende che la modernità può essere tradimento. La Francia rivoluzionaria che aveva promesso libertà diventa potenza che mercanteggia popoli. È la prima grande delusione della sua virtù. Scrive a Bonaparte giovane generale con l&#8217;ingenuità del credente e poi ne annota il tradimento: la libertà venduta. È il tragico dell&#8217;uomo libero.</p>
<p>Da quella ferita nasce l&#8217;Ortis. Le ultime lettere di Jacopo Ortis, prima edizione nel 1802, definitiva Londra 1817, non sono solo un romanzo d&#8217;amore. Sono il romanzo della Patria negata. Dove si intrecciano la perdita dell&#8217;amore per Teresa e lo squarcio della Patria. Lo dichiara Jacopo stesso nella lettera più politica di tutte che resta nell&#8217;anima : “Il sacrificio della patria nostra è consumato: tutto è perduto; e la vita, seppure ne verrà concessa, non ci resterà che per piangere le nostre sciagure e la nostra infamia” (Ugo Foscolo, Le ultime lettere di Jacopo Ortis, 11 ottobre 1797). Sciagure e infamia per una Patria lacerata.</p>
<p>Con un ulteriore squarcio che è il pugnale che Jacopo si conficca nel petto. Suicidio d&#8217;amore? Non solo. Suicidio politico. È l&#8217;uomo virtuoso che non accetta di vivere nella servitù di un&#8217;Italia occupata. Jacopo non muore per amore, muore perché non può vivere senza Patria. Il suo gesto è machiavelliano nella sua disperazione: meglio la morte libera che la vita serva. Come già annota: “Io sento che la mia patria non esiste più per me” (Ibidem, 1798). Può esistere come fatto esterno o esteriore ma non ha la spiritualità cui parla Ugo.</p>
<p>Nel 1807 i Sepolcri ricostruiscono un percorso che è memoria e recupero degli uomini illustri che hanno fatto la Patria con la storia e l&#8217;identità patriottica nel disegno di una visione nazionale. Dei Sepolcri, carme composto tra il 1806 e il 1807, è il suo testamento civile. Se i vivi sono schiavi, saranno le tombe a parlare. Ed è lì che chiama a raccolta le nostre ombre tutelari. La sua terzina è una genealogia dell&#8217;Italia che cerca di rivivere: “Ma più beata allor che le ceneri / di Machiavelli e Michelangelo / e di Galileo&#8230;” e poi “&#8230;A egregie cose il forte animo accendono / l&#8217;urne de&#8217; forti” (Ugo Foscolo, Dei Sepolcri, vv. 154-158 e v. 151). I Padri della Patria Nazione.</p>
<p>Non è una enumerazione retorica. È una genealogia. Machiavelli, Michelangelo, Galileo Galilei riportano sulla scena l&#8217;idea della Patria se pur nella memoria come Rinascimento del pensiero e della visione di struttura geografica. Sono le tre Italie che fanno l&#8217;Italia. La politica con Machiavelli, la bellezza con Michelangelo, la scienza con Galileo. Contro i rapinanti e gli invadenti. Contro i francesi e gli austriaci, contro i servi interni e i padroni esterni. E aggiunge, definendo la sua poetica delle tombe come illusione necessaria e singolare: “&#8230;e a queste il nome / che le fa forti contro il fato / &#8230; / celeste è questa / corrispondenza d&#8217;amorosi sensi” (Ibidem, vv. 23-30 passim). Gli amorosi sensi sono nella coscienza della conoscenza della vita e della ribellione.</p>
<p>Un modello di identità nazionale contro i rapinanti e gli invadenti. Un riferimento per Mazzini che farà dell&#8217;italianità una giovinezza primordiale dalle radici profonde. L&#8217;Italia giovane per riscattarsi dal nemico. Mazzini lo riconoscerà come maestro: Foscolo è il riferimento fondante di tutto ciò. Senza Foscolo non c&#8217;è Mazzini. Senza il sepolcro vuoto di Santa Croce non c&#8217;è la Giovine Italia. Mazzini scriverà nel 1842 che Foscolo “ha incarnato l&#8217;Italia futura”. Quell&#8217;Italia risorgimentale che non finirà completamente il suo cammino.</p>
<p>Il conflitto con Napoleone è la testimonianza fondamentale. Quello che è stato giacobino non riconosce più alcuna Francia rivoluzionaria non accettandola per le sue tragiche ambiguità e l&#8217;Austria distruttrice di civiltà libera. Foscolo rompe con l&#8217;Imperatore nel 1811 con l&#8217;Ajace, tragedia rappresentata alla Scala e subito censurata perché allusiva alla tirannide napoleonica. E Napoleone lo capisce e lo colpisce. Lo esilia dalla cattedra di eloquenza a Pavia, dove aveva pronunciato la celebre prolusione Dell&#8217;origine e dell&#8217;ufficio della letteratura del 22 gennaio 1809 che costituisce un manifesto identità: “Italiani, vi esorto alle storie” (Ugo Foscolo, Prolusione pavese, 1809). Alle storie che sono appartenenza di una comunità.</p>
<p>Foscolo vive l&#8217;esilio come riscatto per una Patria completamente italiana. Dal 1815 in poi, prima a Firenze, poi a Londra dal 1816 fino alla morte nel 1827 a Turnham Green, è l&#8217;esule per eccellenza. Ma il suo esilio non è fuga, è testimonianza. È la condizione esistenziale dell&#8217;uomo libero che non può tornare perché tornare significherebbe patteggiare con il servo. Scriveva in Inghilterra, nella sua ultima illusione in cui terra e figlio sono il vero legame: “Tu non altro che il canto avrai del figlio, o materna mia terra” (Dei Sepolcri, v. 11). La terra materna è il cerchio più fondante del vissuto.</p>
<p>È tutto Foscolo in questo verso. Non ha altro da darti, Patria, che il canto. Ma il canto è più forte degli eserciti. Come dirà nelle Grazie incompiute, cercando nella classicità greca l&#8217;ultima patria possibile, quella della bellezza che salva: “&#8230;le Grazie&#8230;” come armonia perduta che ritorna. Il perduto non è mai dimenticato. Infatti Foscolo è l&#8217;anti servo per eccellenza. Non ha mai chiesto protezione a un potente. Ha rifiutato pensioni austriache, ha rifiutato compromessi, è morto povero a Londra, perseguitato dai debiti, sepolto in terra straniera nel cimitero di Chiswick prima che nel 1871, per decreto di una Italia finalmente unita, le sue ossa tornassero finalmente in Santa Croce, accanto a quel Machiavelli che aveva invocato e a quel Michelangelo che aveva amato e che non smetterà di custodire.</p>
<p>La sua modernità è questa: aver compreso che la Patria non è un confine, non è una carta geografica, non è una amministrazione. La Patria è una fedeltà interiore. È virtù che resiste quando tutto è crollato. È l&#8217;uomo che resta italiano quando l&#8217;Italia non c&#8217;è. Per questo ancora oggi ci parla. Perché ci insegna che l&#8217;esilio non è una sconfitta se lo vivi con dignità. Che la Patria perduta può diventare Patria ritrovata solo se la si porta dentro come ferita aperta e come promessa. Come attesa. Oltre le illusioni stesse.</p>
<p>Credo Foscolo sia il primo italiano moderno proprio perché è un esule antico. Greco di nascita, veneziano di sangue, italiano per scelta tragica. In lui si ricongiungono Zacinto e Santa Croce, il Peloponneso e Venezia, l&#8217;Illiade e l&#8217;Ortis. È l&#8217;uomo che ha fatto della vita una lettera d&#8217;amore alla Patria che non c&#8217;era. Una epistola con la quale si inizia una confessione. Confessione della storia umana nel tempo individuale. Forse questo è il Foscolo che individua il tracciato di una tradizione che occorre recuperare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/27/ugo-foscolo-patria-perduta-e-esilio/">Ugo Foscolo. La Patria perduta e l&#8217;esilio come virtù</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>BIANCA GARUFI: alla conquista di una prosa incendiaria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Tiziana Santoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 11:19:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="648" height="334" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Bianca-Garufi-saggio-di-Marialaura-Simeone-.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Bianca-Garufi-saggio-di-Marialaura-Simeone-.jpg 648w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Bianca-Garufi-saggio-di-Marialaura-Simeone--300x155.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Bianca-Garufi-saggio-di-Marialaura-Simeone--585x302.jpg 585w" sizes="(max-width: 648px) 100vw, 648px" /></p>
<p>Saggio critico di Marialaura Simeone, pubblicato da Les Flâneurs Edizioni nella collana «Le innominate», è stato proposto al Premio Strega 2026 da Giuseppe Lupo. Il volume attraversa la personalità e&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Saggio critico di Marialaura Simeone, pubblicato da Les Flâneurs Edizioni nella collana «Le innominate», è stato proposto al Premio Strega 2026 da Giuseppe Lupo. Il volume attraversa la personalità e la scrittura di Bianca Garufi, il rapporto con Cesare Pavese e il romanzo Un fuoco grande, restituendo centralità alla sua voce di scrittrice, poetessa e intellettuale, già riconosciuta per il suo valore, oltre le letture imposte dal patriarcato letterario</em></p>
<p>di Tiziana Santoro</p>
<p><strong>Marialaura Simeone</strong> ha impreziosito la collana “Le innominate”, a cura di <em><strong>Les Flâneurs Edizioni</strong></em>, con un inedito <strong>saggio critico </strong>dedicato<strong> a Bianca Garufi</strong> uscito il 16 gennaio è stato proposto al <strong>Premio Strega 2026</strong> da Giuseppe Lupo.</p>
<p>Per l’occasione la professoressa Simeone ha scelto un titolo evocativo “<em><strong>Un fuoco grande</strong>”</em>, citando espressamente il <strong>romanzo</strong> scritto a quattro mani da <strong>Cesare Pavese</strong> e da <strong>Bianca Garufi.</strong></p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115368" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Fuoco-grande-Cesare-Pavese-bianca-Garufi-1959-679x1024.jpg" sizes="(max-width: 679px) 100vw, 679px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Fuoco-grande-Cesare-Pavese-bianca-Garufi-1959-679x1024.jpg 679w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Fuoco-grande-Cesare-Pavese-bianca-Garufi-1959-199x300.jpg 199w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Fuoco-grande-Cesare-Pavese-bianca-Garufi-1959-768x1158.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Fuoco-grande-Cesare-Pavese-bianca-Garufi-1959-1018x1536.jpg 1018w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Fuoco-grande-Cesare-Pavese-bianca-Garufi-1959-1358x2048.jpg 1358w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Fuoco-grande-Cesare-Pavese-bianca-Garufi-1959.jpg 1525w" alt="" width="679" height="1024" /></figure>
</div>
<p><strong>L’opera</strong> è stata <strong>concepita</strong> tra la fine del ’<strong>45 e l’inizio del ’46</strong> e pubblicata <strong>postuma</strong> nel <strong>1959</strong> su iniziativa di <strong>Italo Calvino</strong> per omaggiare l’amico Cesare nel decennale della sua morte per suicidio. Lo stesso Calvino aveva presentato al pubblico <em>Un fuoco grande</em> come un’opera inedita di Cesare Pavese, adombrando Bianca Garufi, confinandola al ruolo di amica del più illustre poeta.</p>
<p>Italo Calvino aveva intuito lo sperimentalismo di questo “romanzo partecipato” in cui confluiscono i pensieri e le personalità dei protagonisti Gianni e Silvia, ma anche si manifestano le diverse sensibilità dei celebri amanti. In merito allo stile, si avverte la distanza che intercorre tra il più esperto Pavese e una sfidante e acerba Garufi, incline a rapportarsi alla pari con il celebre scrittore.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115363" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Bianca-farufi-fuoco-grande-di-Marialaura-Simeone-.jpg" sizes="(max-width: 645px) 100vw, 645px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Bianca-farufi-fuoco-grande-di-Marialaura-Simeone-.jpg 645w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Bianca-farufi-fuoco-grande-di-Marialaura-Simeone--214x300.jpg 214w" alt="" width="645" height="906" /></figure>
</div>
<p><strong>Marialaura Simeone, attraverso la sua narrazione</strong>, compie una missione politica: tentare il superamento di quel “<strong>patriarcato letterario</strong>”, che fatica a riconoscere e forse anche ad intuire la complessità artistica delle donne.</p>
<p><strong>Quasi totalmente assenti nei libri di letteratura, </strong>poco celebrate, in certe situazioni addirittura dimenticate, le “innominate” sono al massimo muse, amanti, protette e ancelle dei più celebri colleghi.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110097" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Garufi-bianca-Cesare-pavese-1024x576.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Garufi-bianca-Cesare-pavese-1024x576.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Garufi-bianca-Cesare-pavese-300x169.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Garufi-bianca-Cesare-pavese-768x432.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Garufi-bianca-Cesare-pavese-678x381.jpg 678w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Garufi-bianca-Cesare-pavese.jpg 1061w" alt="" width="1024" height="576" /><figcaption class="wp-element-caption">Bianca Garufi – Cesare Pavese</figcaption></figure>
</div>
<p><strong>Basta uno sguardo al carteggio intercorso</strong> tra Bianca Garufi e Cesare Pavese per capire che <em>“la bellissima coppia discorde”</em> non subisce il condizionamento di alcuna soggezione psicologica della Garufi nei confronti di Pavese. Nonostante qualche slancio paternalistico del poeta, emerge la personalità di una donna che non si armonizza, né è disposta a sintonizzarsi sulle frequenze dell’ amante.</p>
<p>Bianca Garufi non rinuncia ad essere in tutto e per tutto se stessa.</p>
<p><strong>Lo stesso Pavese nel suo carteggio esalta il “caos vitale” di Bianca </strong>come fonte di amore per la vita.</p>
<p>Nell’ottavo capitolo di un Fuoco Grande, la complessità della sensibilità della Garufi è affidata a Silvia: <em>falco immobile nell’aria, chiusa, oscurata, un pozzo nero.</em> Ancestrale come la sua terra, mistica, avvolta da un’aurea di mistero, si nutre dei segreti dell’esistenza, cammina sul baratro della morte, si autodetermina attraverso la conflittualità con la madre e respinge con gelido distacco il dolore per un figlio mai riconosciuto.</p>
<p><strong>La prosa della Garufi</strong>, certamente differiva dallo stile razionale, solido e analitico del coprotagonista Gianni, alterego di Pavese, perché era più intimamente connessa alla sua personalità: evocativa, introspettiva, passionale, in perenne ricerca di uno scontro emotivo attraverso cui autodeterminare se stessa. La divergenza di stile tra i due autori è l’espressione di quella discordia che pone su piani differenti la complessità di genere nella sua manifestazione più estrema.</p>
<p>La struttura narrativa anch’essa procede per capitoli alterni, sullo sfondo di due paesaggi anch’essi antitetici: la metropoli con il suo ordine e la disciplina, Maratea avvolta dalla violenta espressività del suo paesaggio aspro.</p>
<p><strong>Rigoroso Gianni e istintiva Silvia si osservano</strong> e rimandano all’altro ogni riflesso di sé, attraverso il dialogo emergono il piglio investigativo del primo e la contrastante oscurità interiore dell’altra.</p>
<p>Gli autori  in un gioco di ruoli provano a proiettarsi l’uno nella dimensione dell’altra e procedono nella stesura a quattro mani inviandosi, per corrispondenza, i singoli capitoli.</p>
<p>Quando la dissonanza è giunta al culmine, qualcosa tra i due si è irrimediabilmente rotta. La collaborazione si arresta all’undicesimo capitolo.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109765" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Bianca-Garufi.jpg" sizes="(max-width: 631px) 100vw, 631px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Bianca-Garufi.jpg 631w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Bianca-Garufi-223x300.jpg 223w" alt="" width="631" height="847" /></figure>
</div>
<p>Diversi anni dopo Bianca Garufi ha seguito la sua strada: non più amante di Cesare Pavese, ma poetessa, scrittrice, traduttrice, psicanalista e femminista dallo spiccato carisma e talento.</p>
<p><strong>Fuoco grande non ha mai smesso di alimentare la fiamma della creatività della Garuf</strong>i, che ha deciso di riappropriarsene, proseguendone lo sviluppo da sola. Così è nato il romanzo <em><strong>Fossile</strong></em>, in cui le voci dei protagonisti sono entrambe affidate a lei. <strong>Poco lusinghiero il giudizio di Calvino</strong> che liquida l’opera con l’espressione “tranquilla mediocrità”.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115371" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Bianca-Garufi--918x1024.jpg" sizes="(max-width: 918px) 100vw, 918px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Bianca-Garufi--918x1024.jpg 918w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Bianca-Garufi--269x300.jpg 269w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Bianca-Garufi--768x856.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Bianca-Garufi-.jpg 955w" alt="" width="918" height="1024" /></figure>
</div>
<p>Difficile intuire cosa abbia urtato la sensibilità del critico, probabilmente l’atto compiuto dalla <strong>Garufi</strong> di sostituirsi a Pavese nella riscrittura dei dialoghi di Gianni, sarà apparsa irriverente e inopportuna. Tuttavia è proprio questa la cifra distintiva di Bianca Garufi: buttarsi a capofitto in questo forte sentire, in un sentire incendiario che l’ha condotta alla conquista di una prosa personale, appassionata, a tratti spigolosa, meritevole di attenzione e riconoscimento di stima.</p>
<p>Photo cover: Bianca Garufi; Marialaura Simeone; volume</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;attrazione politica di Machiavelli e il suo pensiero politico e filosofico verso i 500 anni dalla scomparsa </title>
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		<dc:creator><![CDATA[Micol Bruni*]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 08:27:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Il Principe]]></category>
		<category><![CDATA[liberta’]]></category>
		<category><![CDATA[Niccolò Machiavelli]]></category>
		<category><![CDATA[Storia e ragione]]></category>
		<category><![CDATA[virtu]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2048" height="1536" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Unknown.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Unknown.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Unknown-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Unknown-1024x768.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Unknown-768x576.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Unknown-1920x1440.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Unknown-1170x878.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Unknown-585x439.jpeg 585w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Machiavelli libera il suo pensare tra le pagine della vita, il suo scontrarsi con la storia e mai con gli uomini. Machiavelli distante da Dante perché non lo considera un&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/25/lattrazione-politica-di-machiavelli-e-il-suo-pensiero-politico-e-filosofico-verso-i-500-anni-dalla-scomparsa/">L&#8217;attrazione politica di Machiavelli e il suo pensiero politico e filosofico verso i 500 anni dalla scomparsa </a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1536" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Unknown.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Unknown.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Unknown-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Unknown-1024x768.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Unknown-768x576.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Unknown-1920x1440.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Unknown-1170x878.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Unknown-585x439.jpeg 585w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p><blockquote><p>Machiavelli libera il suo pensare tra le pagine della vita, il suo scontrarsi con la storia e mai con gli uomini. Machiavelli distante da Dante perché non lo considera un poeta. Machiavelli che non accetta teologie. Nella sua libertà si poteva permettere di sorridere sempre sui tradimenti altrui, sugli inganni consumati sulla sua persona, sulle gelosie che puntavano sempre la sua persona e la sua opera.</p>
<p>di Micol Bruni</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel 2013 pubblicammo un robusto saggio su Nicolò Machiavelli come scrittore di mezzo tra epoche e realtà politiche storiche intorno al quale si aprì un vasto dibattito dialettico tra ideologia e filosofia. Riprendendo quel filo, in occasione dei 500 anni della morte del prossimo anno, stiamo approfondendo il legame tra Ragione e Storia. Una impalcatura in cui il pensiero, oltre la cronaca, ci srmbra fondamentali. Perché Machiavelli entra in questa dimensione con la sua costante presenza.<br />
Machiavelli è ancora o sempre moderno o attuale? È certo che annuncia il Rinascimento. Anticipa il nuovo tempo. Non amava la mestizia, la superbia, l&#8217;invidia, il rancore che possedeva Dante. Non amava Dante ma a Dante deve molto, soprattutto alla Monarchia. Nella sua libertà, un concetto di libertà nella storia che accoglie la prudenzia, si poteva permettere, dall&#8217;alto della sua saggezza vissuta, di sorridere sempre sui tradimenti altrui, sugli inganni consumati sulla sua persona, sulle gelosie che puntavano sempre la sua persona e la sua opera.</p>
<p>Fu, con la sua opera, non solo l&#8217;incarnazione di un secolo di mezzo quanto anche un uomo che chiedeva alla virtù di comprendere la stoltezza degli stupidi. E ad ogni inganno, ad ogni tradimento, ad ogni freccia di invidia sapeva dare la sua risposta e la sua risposta nei confronti degli uomini miseri era il sorriso.</p>
<p>Machiavelli, in fondo, incarna la modernità del tradimento non solo della politica e quindi della storia ma un tradimento peggiore che è quello morale tra gli uomini. Ci ha sempre raccontato che le passioni degli uomini camminano sui fili delle epoche e sono sempre le stesse. Nella nuova edizione del mio Machiavelli come filosofo di un secolo di mezzo ho attraversato proprio il male tra politica e storia.</p>
<p>In un Rinascimento che usurava la cittadinanza dell&#8217;umanesimo, Machiavelli ha il coraggio di inventarsi il Principe, ovvero il Principe in politica. E lo fa ponendo all&#8217;attenzione, tra le tante sfere valoriali, due concetti chiave: la virtù e il servo. La virtù è sempre libera perché non risponde ai capi, alla discrepanza dei capi, all&#8217;agonia dei poteri, alle prepotenze, alle arroganze, perché sa essere libera con l&#8217;intelligenza, con il pensiero, con il coraggio, con la lealtà verso se stessi prima di tutto. Il servo appartiene a due categorie: quella degli imbecilli e quella della vanità, ma si resta, comunque, schiavi e miseri, vuoti e sconfitti, nullità.</p>
<p>Tra la virtù e il servo si intaglia la tragedia. Il servo non la comprende e si affida ai protettori del divino. La virtù comincia a intavolare una discussione con la ragione e si rende conto che non basta, poi si confronta con la storia e si rende conto che non è abbastanza incisiva, poi incontra l&#8217;ironia e proprio con questa non stabilisce patti ma intreccia una bella battaglia e alla fine la virtù accoglie lo sdegno delle piccole cose, dei piccoli fatti, delle miserevoli azioni.</p>
<p>Il Principe è anche un testamento di moralità. È la vita di Machiavelli che lo segna nell&#8217;intimità ma ripropone anche un&#8217;altra questione: quella della lealtà.</p>
<p>Infatti il suo combattere, in un secolo di mezzo, è contro quel dantismo accidioso che aveva penetrato l&#8217;Umanesimo e però non trovava spazio nel Rinascimento. Quel dantismo che recita la sua teologia morale ma si sa che quando si vogliono tracciare le ragnatele teologiche si scava nella morte del pensiero. E Machiavelli era convinto di questo. Il pensiero è nella libertà. Il servo è tale non solo perché non è libero ma perché non ha pensiero e quando pensa di avere un pensiero non capisce che è dettato da una teologia inconcludente che può condurre al male.</p>
<p>Il male è nella storia. Ma se la virtù non conosce subordinazioni e sfida con il pensiero, il servo vive nella perversione perché subisce e accetta di subire. La servitù di cui si parla non è quella economica, è quella del pensare, del dire, della parola, della dignità, della rettitudine nella lealtà. Aspetti che diventano perversi per il servo perché nella sua mente c&#8217;è la subordinazione al capo. Mentre la virtù è sempre rivoluzionaria e ribelle.</p>
<p>Sono convinta che senza questa base etica non è possibile penetrare la sensibilità dello scritto di Machiavelli, perché soltanto in questa sensibilità si intrecciano i valori e la conoscenza dei valori ma anche la consapevolezza dell&#8217;esistenza nella storia del servo. Machiavelli ha dovuto raccogliere tutte le invidie della sua epoca ma non ha mai risposto perché la sua voce interiore era ben altra. Lo hanno ferito, lo hanno colpito, hanno cercato di renderlo vulnerabile. Ma egli non ha mai replicato perché era consapevole che chi colpisce è un servo o un traditore.</p>
<p>Ha scritto Maurizio Viroli: La fortuna infligge a volte ferite che non si rimarginano più. Il racconto della vita si spezza in un prima e un dopo. Chi le ha subite avverte, da un certo giorno in poi, di non essere più la stessa persona, soffre angosce mai provate, scopre dentro di sé risorse che non credeva di possedere, vede il mondo e gli uomini sotto una luce più fredda. Può scoprirsi più forte o più vulnerabile; in ogni caso si ritrova diverso.</p>
<p>È riferito certamente a Machiavelli. A quel Machiavelli che non amò mai Dante. Gli venne attribuito un saggio dal titolo Discorso o Dialogo intorno alla nostra lingua, pubblicato soltanto nel 1730, nel quale il giudizio su Dante è pesantissimo. Per ciò che mi riguarda è tutto da condividere, soprattutto nella linea marcata dallo scontro tra la virtù e il servo. E tra i due non c&#8217;è alcuna comparazione. La Firenze di Machiavelli non è quella di Dante. L&#8217;esilio di Machiavelli è esilio, quello di Dante è retorica tramandata scolasticamente. Il concetto di storia in Machiavelli interessa il concetto di Stato e di Nazione ma anche di unità etnica. In Dante va liquidato con la demagogia della teologia che va oltre l&#8217;esoterico.</p>
<p>Machiavelli è chiaramente l&#8217;uomo moderno che non impone una Ragion di Stato ma propone i dettagli per una Ragione della politica, in quanto la centralità della sua esperienza e testimonianza è rappresentata dalla politica come costante evolversi.</p>
<p>Machiavelli non venne capito dall&#8217;Illuminismo perché, accecato dalla rivoluzione antitradizionale, applicò, anch&#8217;esso, una teologia della subordinazione e fu realmente il Secolo dei servi.</p>
<p>Machiavelli sarebbe stato un anti illuminista, perché quella Ragione alla quale fa riferimento il devastante Tempio dei Lumi è soltanto il preambolo della prassi marxista che incontra le contraddizioni teologali del mondo cattolico. Machiavelli è oltre perché si pone il problema, come ebbe a dire Prezzolini, del Dio è un rischio.</p>
<p>Il Machiavelli che faceva filtrare pensieri con il coraggio delle idee spaccando il consociativismo del conformismo tra i poteri dello Stato e quelli della Chiesa, si sarebbe potuto definire un pensiero, il suo, oltre la Chiesa ma dentro il Cristo della carità, è stato maltrattato perché faceva paura. Perché poneva domande, perché cercava risposte, perché colpiva con l&#8217;intelligenza e lo sdegno della virtù. Era dentro la storia. Non dentro soltanto la sua epoca. Era dentro quella Storia che diventava profezia.</p>
<p>D&#8217;altronde Il Principe è un racconto della profezia e la sua morte è stata profetica. Voleva andarsene all&#8217;inferno con la virtù piuttosto che essere accolto nel paradiso dei servi. Non è una frase provocatoria. È un percorrere machiavelliano. Niccolò è morto con lo stesso sorriso con il quale è vissuto, rispondeva con il suo sorriso alle miserie della vita per non lasciarsi vincere dalla pena, dallo sdegno e dalla malinconia, e per non dare agli uomini e alla fortuna la soddisfazione crudele di vederlo piangere. Ma il suo sorriso non era solo il suo modo di difendersi dalla vita; era anche il suo modo di immergersi in essa: nel suo sorriso c&#8217;era quell&#8217;amore della libertà e dell&#8217;uguaglianza civile che è stato sempre in lui fortissimo, perché è solo fra liberi e uguali, non con i padroni né con i servi, che si può davvero ridere; e c&#8217;era soprattutto un profondo e sincero senso di carità.</p>
<p>Dunque, il Machiavelli che non teme e che ama la verità. Il Machiavelli che libera il suo pensare tra le pagine della vita, il suo scontrarsi con la storia e mai con gli uomini. Il Machiavelli distante da Dante perché non lo considera un poeta. Il Machiavelli che non accetta teologie.</p>
<p>La sua modernità diventa il contemporaneo senso di uno sradicamento. Ma proprio da questo sradicamento la virtù conquista la voce della bellezza. La sua chiusa con i versi del Petrarca ne Il Principe è una emblematica testimonianza: Virtù contra furore prenderà l&#8217;arme, e fia il combatter corto. Virtù. Ma è questa che sconfigge i servi. In una visione storica come quella attuale tocca sempre il lato dichiaratamente filosofico e fondamentalmente storico. Era nato nel 1469 e morto nel 1527.</p>
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		<title>Be.ArtFiera d’Arte Contemporanea 2026 al Castello di Belgioioso in provincia di Pavia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Tiziana Santoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 16:19:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Be.Art – Fiera d’Arte Contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Castello di Belgioioso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="606" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Be.ArtFiera-dArte-Contemporanea-2026-606x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Be.ArtFiera-dArte-Contemporanea-2026-606x381-1.jpg 606w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Be.ArtFiera-dArte-Contemporanea-2026-606x381-1-300x189.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Be.ArtFiera-dArte-Contemporanea-2026-606x381-1-585x368.jpg 585w" sizes="(max-width: 606px) 100vw, 606px" /></p>
<p>Terza edizione il 26 e 27 settembre. Il fascino storico del Castello di Belgioioso diventa cornice ideale, unendo tradizione e contemporaneità. Talk show e mostra . Tra i maestri esposti&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5><em>Terza edizione il 26 e 27 settembre. Il fascino storico del Castello di Belgioioso diventa cornice ideale, unendo tradizione e contemporaneità. Talk show e mostra . Tra i maestri esposti figurano nomi celebri come Giorgio De Chirico, Arnaldo Pomodoro, Mario Schifano, Enrico Castellani, Lucio Fontana, Mimmo Paladino, Giuseppe Capogrossi e molti altri autorevoli artisti. </em></h5>
<h6><em>Scarica l&#8217;invito omaggio </em></h6>
<p>di Tiziana Santoro</p>
<p><strong>Be.Art – Fiera d’Arte Contemporanea</strong> torna al <strong>Castello di Belgioioso </strong>per la sua terza edizione, in programma il <strong>26 e 27 settembre 2026</strong>, dopo il successo dello scorso appuntamento.<br />
La manifestazione si conferma come uno spazio di confronto dedicato all’arte contemporanea, idoneo a porre in relazione artisti, gallerie, collezionisti e appassionati provenienti dal panorama nazionale e internazionale. Al centro dell’evento la selezione delle gallerie e la qualità delle opere presentate, con particolare attenzione alle ricerche e alle tendenze più innovative della scena contemporanea.<br />
<strong>Accanto alla mostra</strong>, il programma propone incontri, talk e momenti di approfondimento pensati per favorire il dialogo sui linguaggi, sulle trasformazioni e sulle nuove prospettive dell’arte contemporanea.</p>
<p>&nbsp;</p>
<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.be-art.it/invito" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img decoding="async" src="https://www.exibart.com/repository/media/2026/09/DSC03857-copia-2.jpg" alt="" /></a></figure>
<p>Il fascino storico del Castello di Belgioioso diventa cornice ideale, unendo tradizione e contemporaneità. Tra i maestri esposti figurano nomi celebri come Giorgio De Chirico, Arnaldo Pomodoro, Mario Schifano, Enrico Castellani, Lucio Fontana, Mimmo Paladino, Giuseppe Capogrossi, Tano Festa, Achille Perilli, Salvo e Mimmo Rotella, accanto a numerosi altri artisti di rilievo. La presenza di gallerie prestigiose – tra cui Galleria d’arte 56 (Bologna), Galleria Cristiano e Matteo Ragni (Forlì), Galleria Rino Costa (Valenza), Galleria Arte Silva (Seregno), Artemisia Fine Art (San Marino), Daniele Colossi (Brescia), Accademia (Torino), Areab (Milano) e molte altre.</p>
<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.be-art.it/invito" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img decoding="async" src="https://www.exibart.com/repository/media/2026/09/DSC04191-copia-2.jpg" alt="" /></a></figure>
<p>Tra le novità dell’edizione 2026 c’è il giardino storico del Castello, recentemente restaurato e trasformato in un vero e proprio museo a cielo aperto, con una selezione di sculture di particolare pregio. Il percorso sarà arricchito da visite guidate, pensate per accompagnare il pubblico alla scoperta delle opere e dello spazio storico che le accoglie.</p>
<p>Be.Art amplia così il proprio percorso espositivo, intrecciando arte, storia e ricerca contemporanea in un’esperienza che mette in dialogo il patrimonio del passato con i linguaggi e le prospettive dell’arte di oggi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="https://www.be-art.it/invito" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Scarica l’invito omaggio</a></strong></p>
<p><strong>Informazioni</strong><br />
Orari: 10-19:30 (vernissage il 25/9 alle 18, su invito).<br />
Ingresso: 10 € intero, 5 € ridotto,<br />
<a>info@deaservizi.it</a><br />
<a href="tel:0382%20483430" target="_blank" rel="noreferrer noopener">0382.483430</a><br />
<a href="tel:333%20729%206957" target="_blank" rel="noreferrer noopener">333.7296957</a></p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
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		<title>La ribellione e le macerie.  Il mio Kierkegaard e la grazia tragica </title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 12:45:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Il mio Kierkegaard]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="700" height="550" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/kierkegaard1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/kierkegaard1.jpg 700w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/kierkegaard1-300x236.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/kierkegaard1-585x460.jpg 585w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Dalla carne che seduce, all&#8217;estetica che incanta, fino al religioso che salva. Dall&#8217;amore inquieto di Regina Olsen alla scelta del solitario, Kierkegaard compie un viaggio lungo le strade di Copenaghen&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="700" height="550" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/kierkegaard1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/kierkegaard1.jpg 700w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/kierkegaard1-300x236.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/kierkegaard1-585x460.jpg 585w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p><blockquote><p>Dalla carne che seduce, all&#8217;estetica che incanta, fino al religioso che salva. Dall&#8217;amore inquieto di Regina Olsen alla scelta del solitario, Kierkegaard compie un viaggio lungo le strade di Copenaghen .Kierkegaard, danese eppure così mediterraneo, così agostiniano nel suo tormento, ci insegna che la verità non è un sistema che ti contiene, ma una scelta che ti ferisce</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cosa è il bene umano? E la differenza con il bene comune? Il salto. La scelta. Direbbe Kierkegaard. Il mio Kierkegaard è un viaggio oltre ma dentro il tragico metafisico. C&#8217;è una domanda che non si lascia archiviare. È la domanda che ci interroga mentre il giorno tramonta. Cosa è il bene umano? Non è il bene comune. Attenzione. Qui è necessaria una distinzione che è già una scelta esistenziale, che richiama il tragico e il ribelle.</p>
<p>Il bene comune è categoria politica, è architettura. È Aristotele che diventa Tommaso, è la polis che cerca ordine, è l&#8217;amministrazione del vivere. È necessario, ma non è salvifico. Il bene comune organizza, distribuisce, regola. È la prassi che si fa ragione. È piuttosto una linea antropologica più che filosofica.</p>
<p>Il bene umano invece è ben altra cosa. È più alto e più fragile. Il bene umano è la vocazione dell&#8217;anima a restare umana. È il singolo davanti all&#8217;eterno. Il bene comune ti chiede di appartenere. Il bene umano ti chiede di essere. L&#8217;appartenenza vive la metamorfosi. Si fa Essere. Tra i due c&#8217;è un abisso. E quell&#8217;abisso si attraversa solo con un salto. Ovvero lo spring. Kierkegaard lo sapeva. Tanto che ebbe modo di dire che non si diventa cristiani per evoluzione, ma per salto. Non si diventa uomini per abitudine, ma per scelta. Aut aut. Ed è qui il cuore di tutto.</p>
<p>Restare umani o dubitare? Ma il dubbio non è il contrario dell&#8217;umano. Il dubbio è la sua soglia. Dubitare è già un atto di umanità profonda, è il rifiuto dell&#8217;automa, dell&#8217;ideologia che pensa al posto tuo. L&#8217;uomo che non dubita ha già cessato di essere uomo. È diventato funzione. Ingranaggio del moderno. Ha superato Pascal. Kierkegaard, danese eppure così mediterraneo, così agostiniano nel suo tormento, ci insegna che la verità non è un sistema che ti contiene, ma una scelta che ti ferisce.</p>
<p>Dunque. Si sceglie. Sempre. O si è scelti dal nulla. Il nulla o il vuoto. L&#8217;abisso. Qui l&#8217;angoscia di Kierkegaard si fa solenne. Ma bisogna sempre tendere alla libertà del singolo per realizzare la Libertà. Non c&#8217;è una Libertà maiuscola senza la libertà minuscola, ferita, quotidiana del singolo che dice: io sono. Io scelgo. Io credo. Io dispero. La libertà del singolo è scandalo per ogni totalitarismo. Per ogni ideologia, e le ideologie sono acque stagnanti, non fiumi, per ogni ideologia che vuole sommergere il pensiero. Annullare il pensiero del Pensiero.</p>
<p>Bisognerebbe allontanarsi da ogni ideologia per poter pensare con la vita del Pensiero. Perché il Pensiero non è astrazione, è vita che pensa. È bios che si fa logos. Finché il pensiero resta ideologia, è slogan. Quando diventa vita, è filosofia. È religione. Una attrazione mai sistematica. Bensì esistenziale. È così che si può comprendere la parola più dura e più vera che è Tramontare. Si tramonta. Tramontare. È l&#8217;unica certezza per sconfiggere il moderno e ritrovare la religiosità. Un richiamo che Nietzsche riprenderà e farà suo. Il moderno ci ha imposto l&#8217;alba perenne, la luce artificiale che non finisce mai, il progresso senza ombra. Ma l&#8217;uomo non vive di sola luce. Vive di crepuscolo. Il tramonto non è fine, è rivelazione. È l&#8217;ora in cui le cose mostrano la loro anima. Solo chi accetta di tramontare ritrova il sacro. Perché il sacro nasce quando la luce declina e il mistero avanza. De Chirico lo aveva capito dipingendo piazze vuote all&#8217;ora metafisica. Il sole che scende non è sconfitta, è liturgia. Penso a De Chirico. Realizza il tempo nel vuoto. Al contrario di Hegel che aveva dirottato tutto a fenomeno.</p>
<p>In quell&#8217;ora, l&#8217;umanità deve essere magnifica. Lo dice ora Benedetto XIV, Papa della ragione in fede e dello stupore, che sa tenere insieme diritto canonico e meraviglia. L&#8217;anima grande che non si accontenta del bene comune amministrato, ma cerca il bene umano trasfigurato. Ovvero la Città di Dio che abita l&#8217;anima. Ma perché questa magnificenza della Meraviglia è così difficile? Perché viviamo un&#8217;esistenza precaria perché siamo linguaggio del bene e del male. Mai della quiete o dell&#8217;inquieto. Siamo parola. Siamo racconto. Non siamo mai quiete assoluta, né mai inquietudine assoluta. Siamo il confine. Siamo il linguaggio che nomina il bene e il male e, nominandoli, li vive. Adamo ha dato il nome e ha scelto. Ed è lì che la precarietà diventa destino. E diventa bellezza.</p>
<p>Qui si apre la distinzione che è centrale. La fenomenologia è sistematica altrimenti non sarebbe tale. Nasce dalla Ragione. Husserl, con rigore, vuole descrivere. Vuole mettere il mondo tra parentesi per capirlo. È un gesto greco, apollineo. Sistematico. La metafisica invece nasce dal dubbio e dal mistero. Non descrive. Interroga. Non mette tra parentesi, si mette in ginocchio. Diciamolo con chiarezza. La fenomenologia vuole forma. La metafisica accetta l&#8217;ombra. La fenomenologia nasce dalla Ragione che ordina. La metafisica nasce dal dubbio che ama e dal mistero che avvolge in un intreccio tra apparente distrazione e singolare mistero. Kierkegaard, il mio Kierkegaard, sta esattamente sul crinale di un volo di colomba e di un giglio nel vento.</p>
<p>In Kierkegaard c&#8217;è una matrice profonda agostiniana. È innegabile. Agostino è il primo uomo moderno perché è il primo a dire in interiore homine habitat veritas. Dalla conversione all&#8217;estetica e quindi al religioso. In tale contesto il percorso di Agostino è il percorso di Kierkegaard che definirei: dalla carne che seduce, all&#8217;estetica che incanta, fino al religioso che salva. Dall&#8217;amore inquieto di Regina Olsen alla scelta del solitario, Kierkegaard compie un viaggio lungo le strade di Copenaghen. Dalla seduzione di Don Giovanni all&#8217;angoscia di Abramo sul monte Moriah. Dalla bellezza tragica al tragico biblico. Ma c&#8217;è di più ed è l&#8217;intuizione.</p>
<p>Infatti in Kierkegaard c&#8217;è una componente plutarchiana che richiama il concetto dell&#8217;anima dell&#8217;amante che vive in quella dell&#8217;amato. L&#8217;amante dura fino a quando l&#8217;amato vive. Per Kierkegaard ci sarà anche dopo. Perché se la vita è mortale il tempo è immortale. Il timore e il tremore sono più terribili dell&#8217;angoscia stessa. Plutarco, nei suoi Moralia, nell&#8217;Erotikos, ci dice che amare è esiliarsi da sé per abitare nell&#8217;altro. L&#8217;amante non vive più in sé, vive nell&#8217;amato. Non è alienazione, è trasfigurazione. Ebbene, questo è il religioso kierkegaardiano: l&#8217;anima che non vive più in sé, ma vive in Dio. L&#8217;amante, l&#8217;uomo, che trova la sua dimora nell&#8217;Amato, l&#8217;Assoluto. Senza questa follia d&#8217;amore plutarchiana, la fede di Kierkegaard sarebbe solo dovere. Invece è eros. È pathos.</p>
<p>Ed ecco allora l&#8217;ultimo passaggio: estetica che diventa fascino del tempo nel superare l&#8217;angoscia come malattia mortale. Il mio Kierkegaard. L&#8217;estetico, in Kierkegaard, non è da distruggere. È da attraversare. Da trasfigurare. L&#8217;estetica è il tempo che seduce, è la bellezza che trattiene. Quando l&#8217;estetica non è più possesso ma fascino, quando il tempo non è più cronometro ma attesa, allora l&#8217;angoscia, quella malattia mortale che è disperazione di non poter morire come uomo, viene superata. Il mio Kierkegaard non è il filosofo della disperazione. È il filosofo del tramonto che diventa alba. È colui che ci insegna che restare umani significa avere il coraggio del salto, il coraggio di tramontare ogni giorno per rinascere nella libertà del singolo, dove finalmente la Libertà non è più un&#8217;idea, ma un volto. Un volto umano. Magnifico.</p>
<p>È appunto la magnificenza che conduce Kierkegaard dall&#8217;etica all&#8217;estetica e da questa al religioso. Non categorie. Mai categoria, ma attesa, speranza, grazia tragica. Può esistere una grazia tragica? In Kierkegaard è l&#8217;abisso e la luce. È quella voce che ti sveglia nella notte fonda e spacca il buio perché Cristo è fedeltà nel silenzio. Cosa resta alla fine? Ciò che Kierkegaard ha lasciato proprio in punta di coltello: la maggior parte degli uomini vive per avere il pane quotidiano; quando l&#8217;ha avuto vive per avere un buon pane quotidiano; e quando ha ottenuto anche questo, muore. Una ribellione che il tempo riduce in macerie.</p>
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		<title>Finale, il mare incontra la bellezza nel cuore della Sicilia, sui versi di John Keats</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enzo Farinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 09:22:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Finale di Pollina]]></category>
		<category><![CDATA[John Keats]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-678x381-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-678x381-2.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-678x381-2-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-678x381-2-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Finale, il mare incontra la bellezza nel cuore della Sicilia, sui versi di John Keats Dalla Torre del Marchese alle montagne di Pollina, un viaggio tra arte, paesaggio, memoria e&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Finale, il mare incontra la bellezza nel cuore della Sicilia, sui versi di John Keats</strong></p>
<p><strong><em>Dalla Torre del Marchese alle montagne di Pollina, un viaggio tra arte, paesaggio, memoria e spiritualità lungo la costa tirrenica palermitana</em></strong></p>
<p>Finale (PA), 20 sett. 2026 – Tra la Torre del Marchese, l’arte, il mare e le montagne di Pollina, un piccolo angolo della Sicilia tirrenica dove paesaggio, memoria, cultura e spiritualità si incontrano e la bellezza, come nel verso di <strong>John Keats, </strong>“<em>A thing of beauty is a joy forever”</em>diventa una sorgente permanente di gioia<br />
<strong>Un paesino</strong> di circa 3.000 abitanti in inverno, che in estate può arrivare ad accoglierne 25.000, <strong>incastonato nel verde di una piccola collina e affacciato su un mare blu </strong>che sembra perdersi nell’orizzonte infinito. <strong>È Finale, frazione di Pollina</strong>, nella provincia di <strong>Palermo</strong>, lungo la costa tirrenica, a circa 12 chilometri da <strong>Cefalù</strong>.<br />
<strong>Chi arriva da Messina</strong>, dopo un lungo percorso lungo la costa e prosegue verso Cefalù, viene accolto da un susseguirsi di giare variopinte e vasi di fiori, dominati dalla <strong>Torre del Marchese</strong>, costruita nel <strong>1597</strong>.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115088" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Torre-del-Marchese-finale-di-Pollina-pa-1024x637.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Torre-del-Marchese-finale-di-Pollina-pa-1024x637.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Torre-del-Marchese-finale-di-Pollina-pa-300x187.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Torre-del-Marchese-finale-di-Pollina-pa-768x478.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Torre-del-Marchese-finale-di-Pollina-pa.jpg 1080w" alt="" width="1024" height="637" /></figure>
</div>
<p>La torre, una delle fortificazioni costiere realizzate alla fine del Cinquecento per la difesa del territorio, è diventata nel tempo uno dei simboli di Finale.</p>
<p>Intorno ad essa si è sviluppato l’abitato e oggi la sua terrazza sul mare offre una vista che, nelle giornate limpide, arriva da Cefalù fino a Capo d’Orlando e consente di scorgere anche le <strong>Isole</strong> <strong>Eolie</strong>.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115106" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Eolie-da-finale-di-Pollina--839x1024.jpg" sizes="(max-width: 839px) 100vw, 839px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Eolie-da-finale-di-Pollina--839x1024.jpg 839w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Eolie-da-finale-di-Pollina--246x300.jpg 246w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Eolie-da-finale-di-Pollina--768x937.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Eolie-da-finale-di-Pollina--1259x1536.jpg 1259w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Eolie-da-finale-di-Pollina-.jpg 1599w" alt="" width="839" height="1024" /></figure>
</div>
<p>Ph. <strong>Isole Eolie viste da Finale di Pollina </strong></p>
<p>La Torre del Marchese non è soltanto una testimonianza del passato. Nel corso degli anni è stata anche uno spazio per iniziative culturali, mostre e installazioni artistiche. Tra queste, nel 2015, una mostra dedicata alla vita e alle opere del poeta irlandese <strong>William Butler Yeats</strong>, premio <strong>Nobel</strong> per la Letteratura.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115082" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Torre-del-Marchese-finale-di-Pollina--768x1024.jpg" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Torre-del-Marchese-finale-di-Pollina--768x1024.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Torre-del-Marchese-finale-di-Pollina--225x300.jpg 225w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Torre-del-Marchese-finale-di-Pollina--1152x1536.jpg 1152w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Torre-del-Marchese-finale-di-Pollina-.jpg 1536w" alt="" width="768" height="1024" /></figure>
</div>
<p>Percorrendo via Marco Polo, ci si imbatte in una prima testimonianza dell’arte che caratterizza alcuni angoli del paese, con un <strong>murales</strong> realizzato dal pittore <strong>Igor</strong>.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115086" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Dipinti-a-Finale-di-Pollina--820x1024.jpg" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Dipinti-a-Finale-di-Pollina--820x1024.jpg 820w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Dipinti-a-Finale-di-Pollina--240x300.jpg 240w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Dipinti-a-Finale-di-Pollina--768x959.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Dipinti-a-Finale-di-Pollina--1230x1536.jpg 1230w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Dipinti-a-Finale-di-Pollina-.jpg 1640w" alt="" width="820" height="1024" /></figure>
</div>
<p>Nella piazzetta sottostante sono stati collocati otto dipinti su pietra lavica realizzati dal professor <strong>Giacomo Di Marco</strong>, dedicati ai paesaggi di Finale.<br />
Da una parte l’arte, dall’altra il mare.</p>
<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115098" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0002-1024x789.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0002-1024x789.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0002-300x231.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0002-768x591.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0002-1536x1183.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0002.jpg 2048w" alt="" width="1024" height="789" data-id="115098" /></figure>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115097" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Giacomo-Di-Marco-a-finale-di-Pollina--1024x757.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Giacomo-Di-Marco-a-finale-di-Pollina--1024x757.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Giacomo-Di-Marco-a-finale-di-Pollina--300x222.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Giacomo-Di-Marco-a-finale-di-Pollina--768x568.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Giacomo-Di-Marco-a-finale-di-Pollina--80x60.jpg 80w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Giacomo-Di-Marco-a-finale-di-Pollina-.jpg 1247w" alt="" width="1024" height="757" data-id="115097" /></figure>
</figure>
<p>Le onde accarezzano le spiagge che fanno da cornice all’abitato, un luogo che conserva anche il ricordo della sua antica vocazione legata alla pesca. Lungo la stessa via, gli appassionati d’arte possono incontrare opere di artisti finalesi e stranieri che, in alcune occasioni, scelgono di esporre i propri lavori direttamente lungo le strade.<br />
La Marina di Finale permette di trascorrere ore tranquille davanti al mare, sorseggiando una bevanda o semplicemente passeggiando. Il lungomare è anche uno spazio dedicato all’attività fisica e alle passeggiate, con un’area fitness che si affaccia sul Tirreno. Il paesaggio accompagna il visitatore mentre la brezza marina attenua i rumori e restituisce una dimensione più lenta della giornata.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115099" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0015-1024x455.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0015-1024x455.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0015-300x133.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0015-768x341.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0015-1536x683.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0015.jpg 2048w" alt="" width="1024" height="455" data-id="115099" /></figure>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115100" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0013-1024x462.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0013-1024x462.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0013-300x135.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0013-768x346.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0013-1536x692.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0013.jpg 2048w" alt="" width="1024" height="462" data-id="115100" /></figure>
</figure>
<p>Costa Turchina, Torre Conca e le spiagge di Finale sono alcuni dei luoghi nei quali il mare diventa parte integrante dell’esperienza del paese. La stessa documentazione turistica del Comune indica nelle spiagge, nella Torre del Marchese e nel paesaggio costiero alcuni degli elementi caratterizzanti della frazione.<br />
Ma Finale non vive soltanto d’estate. C’è una dimensione più intima che emerge soprattutto nelle prime ore del giorno, quando il mare è ancora silenzioso e le strade non sono attraversate dal movimento della stagione turistica.<br />
È<strong> in questa atmosfera che, ogni anno il 15 agosto</strong>, il parroco <strong>don Alessio Corradino</strong> celebra alle 5.30 del mattino la Messa nella chiesa dedicata a <strong>Maria Santissima della Lettera</strong>. I fedeli accompagnano la celebrazione con il canto dell’“Ave Maria” tradizionale: “Dell’aurora Tu sorgi più bella, coi Tuoi raggi a far lieta la terra… Bella Tu sei qual sole…”.</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115090" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-Palermo--1024x577.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-Palermo--1024x577.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-Palermo--300x169.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-Palermo--768x432.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-Palermo--1536x865.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-Palermo--678x381.jpg 678w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-Palermo-.jpg 2048w" alt="" width="1024" height="577" /></figure>
<p>È un momento nel quale la dimensione religiosa si fonde con quella naturale, con il primo chiarore del giorno che incontra il mare.<br />
Risalendo dal mare, le immagini della fotografa Nina Kalinova raccontano alcuni momenti della vita finalese e pollinese, restituendo attraverso la fotografia luoghi, feste e volti della comunità. Tra questi il Teatro Pietra Rosa e la Festa di San Giuliano, patrono di Pollina, il paese che domina dall’alto il territorio e sembra guardare verso Finale e il suo mare.<br />
Pollina, infatti, con le sue montagne e le sue vallate, costituisce l’altra dimensione di questo territorio. <strong>Finale e Pollina</strong> sono due realtà profondamente legate: lo sviluppo della frazione costiera è stato anche il risultato dei <strong>cambiamenti demografici</strong> che hanno interessato il centro montano, soprattutto negli ultimi decenni.</p>
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<p>Via Libertà, arteria principale di Finale, e le altre strade del paese restituiscono al visitatore l’immagine di un centro ordinato e curato. La passeggiata permette di scoprire angoli che, lontano dalla frenesia dei luoghi maggiormente frequentati, conservano ancora una dimensione raccolta.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115096" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-pa-1024x768.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-pa-1024x768.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-pa-300x225.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-pa-768x576.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-pa-1536x1152.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-pa-678x509.jpg 678w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-pa-326x245.jpg 326w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-pa-80x60.jpg 80w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-di-Pollina-pa.jpg 2048w" alt="" width="1024" height="768" data-id="115096" /></figure>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115095" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0008-1024x577.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0008-1024x577.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0008-300x169.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0008-768x432.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0008-1536x865.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0008-678x381.jpg 678w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG-20260920-WA0008.jpg 2048w" alt="" width="1024" height="577" data-id="115095" /></figure>
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<p>Insomma, questo piccolo gioiello della costa tirrenica siciliana, incastonato tra mare e monti, offre nei suoi diversi angoli occasioni di bellezza, di incontro e anche di riflessione. Non soltanto ciò che si vede, dunque, ma anche ciò che si percepisce nel silenzio: il rapporto tra il paesaggio e chi lo attraversa, tra la memoria dei luoghi e la vita di oggi.</p>
<p><strong>La prima riga del poema Endymion di John Keats</strong>, pubblicato nel <strong>1818</strong>, “A thing of beauty is a joy forever”, <strong>si può ben adattare a Finale</strong>. La bellezza, qui, sembra davvero una sorgente capace di rinnovarsi continuamente: nel mare, nella pietra della Torre del Marchese, nelle opere degli artisti, nelle fotografie, nelle tradizioni religiose, nei sentieri che conducono verso le montagne e nello sguardo che, dalle rive del Tirreno, arriva fino alle <strong>Isole Eolie.</strong></p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115103" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Eolie-viste-da-finale-di-Pollina--1024x837.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Eolie-viste-da-finale-di-Pollina--1024x837.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Eolie-viste-da-finale-di-Pollina--300x245.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Eolie-viste-da-finale-di-Pollina--768x628.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Eolie-viste-da-finale-di-Pollina--1536x1256.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Eolie-viste-da-finale-di-Pollina-.jpg 2048w" alt="" width="1024" height="837" /></figure>
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<p>Ph. <strong>Isole Eolie viste da Finale di Pollina </strong></p>
<p>Finale ha sempre qualcosa da comunicare al cuore di chi vi arriva.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115085" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-sicilia-1024x462.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-sicilia-1024x462.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-sicilia-300x135.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-sicilia-768x346.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-sicilia-1536x692.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Finale-sicilia.jpg 2048w" alt="" width="1024" height="462" /></figure>
</div>
<p>È forse questa la sua forza più autentica: offrire, insieme al paesaggio, una pausa, un momento di serenità e la possibilità di ritrovare, anche soltanto per qualche ora, quel nutrimento dello spirito che nasce quando la bellezza non è soltanto contemplata, ma vissuta.</p>
<p>Foto  credits: Giacomo Di Marco</p>
<p>Isole Eolie viste da Finale di Pollina – <em>Ph Tania Meli da Fb Pollina per sempre nel cuore e nella mente </em></p>
<p><a href="https://www.paeseitaliapress.it/editoriale/2026/09/20/finale-il-mare-incontra-la-bellezza-nel-cuore-della-sicilia-sulle-tracce-di-john-keats/enzo.farinella@gmail.com">enzo.farinella@gmail.com</a></p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/21/finale-il-mare-incontra-la-bellezza-nel-cuore-della-sicilia-sui-versi-di-john-keats/">Finale, il mare incontra la bellezza nel cuore della Sicilia, sui versi di John Keats</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>A 20 anni dalla scomparsa di Bianca Garufi. La passione mito di Cesare Pavese. Quando un amore si lacera occorre scrivere Finito</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/20/20-anni-dalla-scomparsa-di-bianca-garufi-la-passione-mito-di-cesare-pavese-quando-un-amore-si-lacera-occorre-scrivere-finito/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=20-anni-dalla-scomparsa-di-bianca-garufi-la-passione-mito-di-cesare-pavese-quando-un-amore-si-lacera-occorre-scrivere-finito</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Sep 2026 15:58:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[BIANCA GARUFI]]></category>
		<category><![CDATA[Cesare Pavese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1344" height="1792" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/848bee49-57b3-4e55-8b57-5dd821257f2b.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/848bee49-57b3-4e55-8b57-5dd821257f2b.jpeg 1344w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/848bee49-57b3-4e55-8b57-5dd821257f2b-225x300.jpeg 225w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/848bee49-57b3-4e55-8b57-5dd821257f2b-768x1024.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/848bee49-57b3-4e55-8b57-5dd821257f2b-1170x1560.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/848bee49-57b3-4e55-8b57-5dd821257f2b-585x780.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1344px) 100vw, 1344px" /></p>
<p>A 20 anni dalla scomparsa di Bianca Garufi, Pierfranco Bruni ripercorre la passione con Cesare Pavese tra amore, mito, felicità e distacco &#160; Cos&#8217;è la passione tra Cesare e Bianca?&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/20/20-anni-dalla-scomparsa-di-bianca-garufi-la-passione-mito-di-cesare-pavese-quando-un-amore-si-lacera-occorre-scrivere-finito/">A 20 anni dalla scomparsa di Bianca Garufi. La passione mito di Cesare Pavese. Quando un amore si lacera occorre scrivere Finito</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1344" height="1792" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/848bee49-57b3-4e55-8b57-5dd821257f2b.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/848bee49-57b3-4e55-8b57-5dd821257f2b.jpeg 1344w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/848bee49-57b3-4e55-8b57-5dd821257f2b-225x300.jpeg 225w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/848bee49-57b3-4e55-8b57-5dd821257f2b-768x1024.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/848bee49-57b3-4e55-8b57-5dd821257f2b-1170x1560.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/848bee49-57b3-4e55-8b57-5dd821257f2b-585x780.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1344px) 100vw, 1344px" /></p><p><i>A 20 anni dalla scomparsa di Bianca Garufi, Pierfranco Bruni ripercorre la passione con Cesare Pavese tra amore, mito, felicità e distacco</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cos&#8217;è la passione tra Cesare e Bianca? Dalla metà degli anni quaranta del Novecento sino al 1950. Fu la vita e la morte. Fu soltanto una &#8220;coppia discorde&#8221; come disse lo stesso Pavese? Bianca fino a che punto capì Cesare. Lo stesso Cesare comprese Bianca? Da una passione e un amore che poteva essere possibile cosa è rimasto? L&#8217;impossibile. Dal possibile all&#8217;impossibile. Perché gli amori finiscono. Forse è necessario che i grandi amori abbiano un epilogo tragico. Un appunto soltanto. Ancora. Dopo I tanti miei libri su questo amore. Tra Cesare Pavese e Bianca Garufi c’è stata un’amicizia dissolvente e discordante. Un rapporto che li ha resi partecipi di una solitudine individuale che ha attraversato anni difficili e cruciali della vita di entrambi. Una vita contaminata da letteratura, da sensualità, da parole&#8230; Discordanze.</p>
<p>Dalla discordanza può nascere la felicità? Che cos’è la felicità? Mai dire che la felicità è una leggerezza dell’anima o una dissolvenza che attraversa il dolore e lo supera. Mai dire che la felicità ha la serenità tra le pieghe. Si ha diritto alla felicità. Oppure no? In questo senso il modello greco e poi latino hanno richiesto una sopportazione del quotidiano. La felicità è un assentarsi dalle difficoltà che diventano conflittualità.</p>
<p>I Dialoghi con Leucò ci raccontano questo attraversamento nella dissolvenza della felicità. Una voce epicurea che è dentro tutto il vissuto di Pavese, ma che ha anche rappresentato quell’ancestrale disegno che ha guidato la vita di Bianca Garufi. Si sono conosciuti per infelicità e hanno cercato di armonizzarla pur sapendo che era difficile incontrare il contrario. Si ha diritto alla felicità. Bisogna essere in armonia con il proprio sé, con il proprio senso, con il proprio orizzonte. Non credo che si possa dire che la felicità sia un eterno o che la felicità sia un indelebile infinito che accarezza la linea degli orizzonti, quando gli occhi diventano custodi di memoria. Una memoria che attraversa lo sguardo&#8230; La felicità è saper attraversare il buio pur sapendo che nel bosco è difficile trovare la luce o è difficile sapere che ci possa essere una luna che faccia da faro.</p>
<p>Ognuno di noi vive la propria felicità. Esiste un immaginario di felicità che Pavese e Bianca Garufi hanno cercato di tratteggiare in quel canto che lui ha definito La terra e la morte. Ma la felicità è anche conoscere la profondità degli occhi di Leucò. È sapere che alla fine di quello sguardo, che gli occhi proiettano, possa esserci la rupe di Saffo. Bianca – Leucò – Letojanni. Questo mare infinito che diventa grecità. La felicità è una cognizione del sapere e non della conoscenza. Sapere o conoscenza. Io conosco perché so, oppure so perché conosco. Esistono dicotomie nella vita di ognuno di noi. Discordanze che fanno del tempo perduto una misura della memoria e in questa memoria tutto ha un senso.</p>
<p>Si incontra la felicità? È possibile incontrarla, legarla, perderla. È necessario trovarla. È impossibile non viverla. La linea che separa la meditazione contemplante verso la felicità innocente è un viaggio spirituale, interiore che ci permette di catturare il senso del quotidiano nel senso dell’interminabile. Noi dobbiamo sempre illuderci del terminabile della fine, anche se pensiamo di essere interminabili e tutto ciò che facciamo ci sembra interminabile. Ma tutto ciò è parte integrante di una felicità che detta le regole al nostro essere uomini e donne, in un processo che è mitico in cui le voci del destino disegnano la struttura del nostro essere nel tempo.</p>
<p>Già&#8230; essere nel tempo. Confrontarsi con il tempo e restare nell’armonia della serenità significa conquistare, granello dopo granello, la sabbia della felicità che entra nella clessidra. La felicità è fatta di granelli di sabbia che scendono lentamente trasformandosi in vento e tempo. La felicità è ciò che potremmo non avere, ma è anche ciò che alle volte abbiamo e che non riusciamo a comprendere, ad afferrare, a catturare. Bianca e Cesare. Due immensi universi in cui la felicità ha segnato un passaggio lieve nella rappresentazione di un infinito gesto sublime. Poi il distacco, la lontananza. La felicità è anche saper riconoscere che c’è stata, che è stata vissuta, abitata e che non è andata perduta. Così per Bianca e Cesare. Saper riconoscere? Quando un amore finisce è possibile semplicemente scrivere una sola parola: Finita.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/20/20-anni-dalla-scomparsa-di-bianca-garufi-la-passione-mito-di-cesare-pavese-quando-un-amore-si-lacera-occorre-scrivere-finito/">A 20 anni dalla scomparsa di Bianca Garufi. La passione mito di Cesare Pavese. Quando un amore si lacera occorre scrivere Finito</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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