Donald Trump annuncia l’intenzione di affidare a un gruppo di funzionari statunitensi la gestione della politica venezuelana fino a una «transizione ordinata». Sullo sfondo, però, pesano i dati interni: disoccupazione in forte aumento, crescente disagio sociale e segnali di recessione alimentano il crollo dei consensi del tycoon negli ultimi sondaggi, rendendo sempre più urgente un rilancio di una popolarità in caduta libera
di Angela Casilli
Donald Trump ha festeggiato il primo Capodanno della sua seconda presidenza ostentando una sicurezza da fare invidia ad altri autocrati come lui, che lo ha spinto ad ordinare un drammatico attacco al Venezuela che, anche se definito dal tycoon un successo, moltiplica i rischi perché lascia irrisolte pesanti incognite sul futuro del Paese sud-americano e della politica estera di Washington.
Trump ha dichiarato, anzi, che saranno gli Usa, o meglio un gruppo di funzionari americani, che gestiranno la politica del Venezuela, a tempo indeterminato, fino ad una transizione ordinata, senza chiarire cosa si aspetti da Caracas.
Ma né la piaggeria, né il rivendicare “il coraggio e la potenza dei soldati americani“, come ha fatto il Segretario della Difesa, possono nascondere il calo di consensi del tycoon negli ultimi sondaggi e la necessità di rilanciare una popolarità in caduta libera.
I sondaggi non hanno certamente lo stesso effetto delle urne e Trump ci ha abituato alle riscosse e ad una leadershipaggressiva, fondata sulla polarizzazione dell’elettorato;tuttavia sono importanti, perché all’orizzonte ci sono le elezioni di mezzo–termine che, rinnovando il Congresso, possono consolidare o rimettere in discussione le sue ambizioni politiche.
Parliamo di sondaggi veri non ritoccati, che bocciano il Presidente in doppia cifra percentuale, evidenziando uno scivolone di oltre dieci punti dall’insediamento alla CasaBianca, penalizzando i punti fermi della sua agenda Maga e America First, dal protezionismo, all’immigrazione, alle guerre.
Il mandato di Trump era per una profonda rivoluzione, dai dazi alla deregulation, dalla cultura no–vax fino alla concentrazione dei poteri nella persona del Presidente, costruito in parte sull’immagine di un uomo che non conosceva e non aveva conosciuto mai sconfitte.
Ora quell’immagine si è appannata agli occhi di un Paese irrequieto e palesemente in preda ad un malessere sociale ed economico, che stenta a risolversi.
A fronte di un’espansione dell’economia, solo auspicata ma non ottenuta finora, c’è chi parla apertamente di recessione, perché mentre c’è chi guadagna miliardi di business, continuando ad arricchirsi, altri guadagnano meno o non guadagnano nulla.
La disoccupazione è al 4,6%, la più alta dal 2021, con picchi nella popolazione di colore e tra i laureati, in barba alle promesse fatte in campagna elettorale; il che spiega l’erosione dei consensi e il timore di chi pensa che Trump trascuri il disagio di tanti per perseguire obiettivi di grandezza, com’è nella sua natura di tycoon.
Photocover: facebook official page di Donald Trump

