Minneapolis, città del Minnesota negli Stati Uniti, torna al centro dell’attenzione nazionale dopo l’uccisione di Renee Nicole Good, 37 anni, da parte di un agente dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement, agenzia federale per l’immigrazione e le dogane) durante un’operazione sul territorio. Cinque anni dopo la morte di George Floyd, la città affronta nuovamente proteste e interrogativi sull’uso della forza da parte delle autorità
Minneapolis, la città più popolosa del Minnesota, è di nuovo al centro della cronaca nazionale per un episodio di violenza che coinvolge le forze federali. Il 7 gennaio 2026, Renee Nicole Macklin Good, poetessa e madre di tre figli, è stata uccisa da un agente dell’ Immigration and Customs Enforcement (ICE)durante un’operazione nel sud della città. Operazione che, però, non riguardava Good, dato che lei era cittadina americana nata in Colorado e senza precedenti penali.
Secondo un video registrato da una testimone, divulgato dai media americani, la scena si è svolta su una strada innevata. Il SUV guidato da Good si è fermato di traverso sulla carreggiata, bloccando temporaneamente uno dei veicoli dell’ICE. Due agenti si sono avvicinati e uno ha tentato di aprire la portiera lato guida. La donna ha accennato una breve retromarcia e poi ha ripreso la marcia in avanti. A distanza ravvicinata, un terzo agente ha sparato tre colpi contro l’auto. Il veicolo ha poi urtato un palo. Nel video non si osservano agenti investiti né contatti fisici con la donna.
Secondo l’ICE e il Dipartimento per la Sicurezza interna, lo sparo sarebbe stato effettuato per legittima difesa, sostenendo che il veicolo rappresentasse un pericolo per l’agente. Il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, dopo aver visionato il video, ha dichiarato che le immagini non supportano la tesi della legittima difesa e ha definito l’uso della forza “sconsiderato”. Il capo della polizia locale, Brian O’Hara, avrebbe confermato che Good non era oggetto di alcuna attività di controllo da parte delle forze dell’ordine e che nessuno degli agenti indossava bodycam durante l’operazione.
Renee Nicole Good era poetessa e cittadina statunitense nata in Colorado e residente da poco a Minneapolis. Laureata in letteratura inglese presso la Old Dominion University in Virginia, aveva tre figli piccoli. Una figlia e un figlio dal primo matrimonio, che ora hanno 15 e 12 anni. Il terzo figlio, di 6 anni, nato dal secondo matrimonio. Proprio questo piu piccolo, la vittima avrebbe poco prima accompagnato a scuola secondo le dichiarazioni dell’ex marito. Che avrebbe aggiunto che negli ultimi anni Renee Nicole Good fosse sostanzialmente una mamma casalinga.In passato era stata sposata con Timmy Ray Macklin Jr., comico, morto nel 2023, e successivamente si era trasferita a Minneapolis con un nuovo partner. È proprio il più piccolo, secondo l’ex marito, che la donna aveva appena accompagnato a scuola. L’uomo ha raccontato che negli ultimi anni era stata principalmente una mamma casalinga, ma in precedenza aveva lavorato come assistente dentistica e in una cooperativa di credito.
La madre al Minnesota Star Tribune avrebbe descritto la figlia come una persona compassionevole e dedita agli altri, sottolineando che non partecipava agli scontri durante l’operazione federale.
Secondo quanto riferito da funzionari della Casa Bianca, presidente Donald Trump incluso, Good non si sarebbe limitata ad assistere alle operazioni, ma avrebbe attivamente intralciato l’azione degli agenti. La segretaria alla Sicurezza Interna degli Stati Uniti, Kristi Noem, ha dichiarato che Good avrebbe seguito gli agenti per l’intera giornata, ostacolandone il lavoro, bloccandoli con la propria auto e rivolgendosi loro con urla e insulti. Sempre secondo Noem, la donna avrebbe inoltre tentato di investire uno degli agenti, con l’intento di ucciderlo o provocargli gravi lesioni, un gesto definito come un atto di terrorismo interno.
La scorsa notte sul luogo della sparatoria, all’incrocio tra 34th Street e Portland Avenue, centinaia di persone si sono riunite per una veglia spontanea, deporre rose bianche e accendere candele.
Manifestazioni contro l’ICE si sono svolte anche a New York, davanti agli uffici dell’agenzia. Diversi membri del consiglio comunale di Minneapolis hanno chiesto che l’ICE lasci la città, mentre alcuni rappresentanti politici federali hanno espresso sostegno agli agenti coinvolti.
Cinque anni prima, nel maggio 2020, Minneapolis era già stata al centro dell’attenzione internazionale per la morte di George Floyd, cittadino afroamericano, durante un arresto da parte della polizia locale. Floyd, 46 anni, era stato fermato per una presunta violazione connessa a una banconota contraffatta e, secondo i filmati disponibili, un agente ha mantenuto il ginocchio sul suo collo per diversi minuti, provocandone la morte. La vicenda aveva scatenato proteste negli Stati Uniti e nel mondo intero e aveva avviato dibattiti nazionali sulle pratiche di polizia.
Cinque anni dopo, il caso Renee Nicole Good riporta Minneapolis sotto i riflettori, con un video che mostra la morte di una donna adulta durante un’operazione federale, una città che osserva e documenta, e autorità locali che sollecitano chiarezza sui protocolli di uso della forza.
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