Gli italiani considerano l’informazione uno degli attori più importanti nella promozione dei valori sociali. Un sondaggio RADAR SWG di dicembre rivela che i media superano i social network come promotori di inclusione, ambiente e stili di vita salutari.
Il paradosso dell’anticonformismo
Quasi due italiani su tre si definiscono anticonformisti, specie fra gli over 45. Il sondaggio mostra che il 70% degli intervistati afferma di non sentirsi influenzato dalle opinioni prevalenti. Questo dato contrasta, però, con l’idea comune di un pensiero dominante che condiziona le masse. Gli italiani rivendicano, comunque, autonomia di giudizio. I grandi temi che hanno animato il dibattito nazionale ed europeo negli ultimi anni non sembrano aver uniformato il pensiero collettivo. Inclusione, ambiente, stili di vita sani e parità di genererimangono, infatti, argomenti discussi ma non imposti dall’alto.
Chi promuove i valori sociali
Il mondo della cultura e delle università guida la classifica dei promotori di valori. L’Unione Europea si colloca al secondo posto. Il mondo dell’informazione occupa la terza posizione, ma risulta particolarmente attivo su comportamenti salutari e tutela ambientale. I media tradizionali mantengono, infatti, un ruolo centrale nella diffusione dei principi che caratterizzano il dibattito pubblico.
I social network: informazione ma poca fiducia
I social media giocano un ruolo ambiguo. Il 32% degli utenti internet si informa tramite i social, confermando la loro centralità come fonte di aggiornamento rapido. Tuttavia, solo un utente su quattro li considera affidabili. Questa contraddizione rivela un rapporto problematico tra utilizzo e fiducia. Gli italiani, comunque, trascorrono in media 1 ora e 48 minuti al giorno sulle piattaforme social. Per loro informarsi su cosa succede nel mondo rappresenta la principale ragione per accedervi. I social, poi, sono utili anche per trascorrere il tempo libero e farsi ispirare su prodotti da acquistare.
La televisione resiste
La televisione rimane ancora la fonte principale d’informazione per il 75% dei nostri connazionali. Il piccolo schermo mantiene una leadership consolidata, anche se la sua importanza diminuisce tra i giovani. Solo il 50% degli intervistati tra i 18 e i 24 anni utilizza, infatti, la TV per le notizie settimanali. La dieta informativa in Italia si caratterizza, quindi, per uno spiccato fenomeno di cross-medialità.
La fiducia nelle fonti
Il quadro evidenzia anche un’attenzione critica verso le fonti tradizionali. Amici e familiari raccolgono, infatti, la fiducia maggiore (52%) assieme agli scienziati (52%). Le istituzioni pubbliche, i giornalisti e i media tradizionali ottengono, invece, consensi più bassi, tra il 15% e il 20%. I politici e gli influencer registrano, poi, livelli di fiducia minimi: rispettivamente 5% e 3%.
I giovani e l’informazione
La situazione dei giovani presenta criticità specifiche. Il 42% dei giovani europei tra i 16 e i 30 anni si rivolge ai social media per notizie di stampo politico e sociale. In Italia questa percentuale sale al 44%. Instagram domina con il 59%, seguito da TikTok al 35%. Tuttavia, secondo uno studio del Reuters Institute, i giovani sono sempre meno interessati alle news. E questo fenomeno rappresenta un rischio per la partecipazione democratica.
Le nuove sfide per il giornalismo
Gli italiani mostrano segnali di affaticamento verso alcune narrazioni ricorrenti. Rivendicano autonomia di giudizio e distanza dalle mode culturali. Allo stesso tempo, riconoscono nel mondo dell’informazione un attore fondamentale per la promozione di valori democratici. Il futuro dell’informazione dipenderà dalla capacità di recuperare fiducia. I media devono dimostrare indipendenza, rigore e capacità di rappresentare la complessità del reale. Solo così potranno continuare a svolgere la funzione di promotori di valori sociali che gli italiani ancora riconoscono loro.
Articolo di M.P.


