Storia di un prete, intellettuale, patriota venuto dalla Tuscia
VITERBO – Un minuto di silenzio, dedicato alla figura illustre di don Pacifico Arcangeli, ha aperto i lavori in maniera solenne nella Sala “F. Benedetti” di Palazzo Gentili. L’incontro è stato tenuto dall’avvocato Giuseppe Fraticelli e dalla giornalista dott.ssa Francesca Maccaglia, autrice del libro “Don Pacifico Arcangeli, un’intensa gioventù”, pubblicato nel mese di ottobre 2025 e presentato giovedì 30 ottobre in prima nazionale ad Orte presso la Concattedrale di Santa Maria Assunta.
Presenti il Presidente della Provincia di Viterbo dott. Alessandro Romoli, il Prefetto della Provincia di Viterbo Sua Eccellenza dott. Sergio Pomponio, l’assessore al Comune di Viterbo dott.ssa Patrizia Notaristefano, delegata dalla Sindaca del Comune di Viterbo dott.ssa Chiara Frontini, il Tenente colonnello Paolo Cerofolini, delegato dal Comandante Osvaldo Regina del Centro Logistico Munizionamento e Armamento di Orte, delegazioni di studenti del Centro di Formazione della Provincia di Viterbo e dell’Istituto Istruzione Superiore Paolo Savi di Viterbo.
L’Arcangeli, sacerdote esemplare, tenente cappellano, eroe, M.O.V.M. Unica medaglia d’oro al valor militare della Provincia di Viterbo, tra i tre cappellani militari decorati di medaglia d’oro in Italia nella Prima guerra mondiale, conosciuto dagli ambienti della cultura nazionale e anche fine letterato.
Il Presidente Romoli ha così esordito, “Ringrazio Francesca Maccaglia non soltanto per aver fornito una targa all’Istituto Scolastico di Orte e quindi aver riscoperto un personaggio così importante quale don Pacifico è stato, ma anche per l’opera che è stata redatta ed approfondisce in modo dettagliato la figura, ne dà i connotati e la passione che lo animava. Pacifico Arcangeli un prete ed era un giovane che si è trovato a vivere delle vicende che poco differiscono da quelle di oggi, perché ci stiamo spingendo verso momenti di tensione internazionale importanti, che hanno visto in lui la capacità di non perdere l’umanità che lo ha animato”. “Privilegiare i rapporti personali, – ha concluso – la capacità di dialogo, di confronto, sono quelli gli insegnamenti più importanti, insieme allo spirito di abnegazione, alla capacità di portare avanti con grande grande equilibrio quelle che sono state le attività che lo hanno visto come militare impegnato. Recuperare la capacità di stare tra giovani e con i giovani nelle realtà sia istituzionali sia associative dimostra la necessità di riscoprire esempi come questo e soprattutto la non paura di confrontarsi”.

“Ritengo questa lettura veramente importante, edificante, soprattutto in questi nostri tempi” – ha commentato l’avvocato Giuseppe Fraticelli. “Stamattina parliamo di una persona che è vissuta tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Io e l’autrice siamo originari di Orte e Pacifico Arcangeli è un nostro concittadino, nato in un piccolo borgo delle Marche, Treia. Una persona che ha vissuto un periodo molto limitato della sua vita, perché è caduto proprio al declinare del primo conflitto mondiale nel portare avanti il proprio servizio, era un cappellano militare e quindi aveva voluto partecipare allo sforzo anche bellico andando al fronte con i suoi commilitoni, il quale, nonostante abbia vissuto pochi anni della sua vita, non ha sprecato nemmeno un giorno, perché si è fatto sacerdote, maestro, perché è stato vicino alla propria comunità dapprima in queste vesti e poi si è voluto arruolare per dare il proprio contributo alla sforzo che il suo paese stavo sostenendo nell’ingresso nel primo conflitto mondiale. Tutto questo in due decenni o poco più”.
“Il messaggio che ci deriva da don Pacifico Arcangeli – ha concluso Fraticelli – è quanto mai attuale anche per i nostri giorni e soprattutto per voi ragazzi. Gli ideali, i sentimenti, i valori che albergavano in una figura come don Pacifico sono proprio lontani dai valori che caratterizzano le nostre vite e soprattutto le vostre vite, che siete la speranza per il miglioramento della nostra società avvenire nei prossimi anni. Il messaggio, anche il sacrificio con cui don Pacifico ha affrontato la propria esistenza sia per noi tutti un monito molto importante al quale guardare con estrema attenzione per recuperare i valori fondanti sui quali poter radicare su solide basi la vita, l’esistenza di ciascuno di noi”.
“Se la storia, come diceva Benedetto Croce, non è mai qualcosa di definito per sempre, qual è la storia che oggi presentiamo? È la storia patria, storia anche locale per certi aspetti, che però si incrocia con la storia del Paese e anche di un’epoca. È la storia di un uomo dentro la sua epoca” – così ha esordito Francesca Maccaglia. “Il mio sforzo – ha continuato l’autrice – si è concentrato sulle preziosità che la storia ci offre, anche quella locale, la nostra. Non solo Pacifico Arcangeli è nella storia della mia famiglia, perché è un mio avo, ma è una di quelle personalità che spesso dimentichiamo nella grande provincia italiana, che hanno saputo farsi conoscere e apprezzare ben al di fuori di una semplice routine di provincia”. “Svolgendo questa ricerca ho scoperto delle questioni molto attuali nella storia di un uomo, che però è anche un sacerdote, un maestro e un letterato. È la storia di un “uomo comune”, però protagonista d’una storia speciale, poiché nella sua vicenda individuale possiamo vedere riflessi i tanti aspetti di quella peculiare storia collettiva legata al passaggio tra Ottocento e Novecento in Italia. Un uomo comune del suo tempo, capace di spiccare in diverse, e anche coraggiose, maniere sue di essere. Pacifico è innanzi tutto un uomo che si è speso ed ha concentrato in pochi anni un’intensa esperienza”. “La mia ricerca – ha così concluso l’autrice – si è costruita attraverso cinque linee fondamentali di studio, e alcune altre tematiche laterali apertesi all’interno di esse. Un primo percorso ha riguardato la documentazione biografica di Don Pacifico, la quale poi ha aperto ulteriori canali sui modelli di pedagogia cristiana che si erano aperti ai giovani come Pacifico. Un secondo percorso, la Roma di fine Ottocento. Un terzo percorso, sulla grandissima questione dei cattolici laici e il rapporto tra identità nazionale e identità cattolica. Un quarto percorso, che ho definito “L’altro Pacifico”: Pacifico saggista e poeta e scrittore ed, infine, la questione della guerra, affrontata da Pacifico in due sue opere che scrive al fronte, “Sotto la mitraglia” dove emerge il tema tragico della guerra e dell’interventismo, e “Da chi avemmo l’Italia”.
Il volume ha ottenuto il patrocinio dell’Ordinariato Militare per l’Italia, della Regione Lazio, della Provincia di Viterbo, del Comune di Orte, del Comune di Treia, dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, dell’Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia, dell’Istituto del Nastro Azzurro, dell’Accademia Georgica di Treia e del Centro Studi Storici Maceratesi.
Dalla questione romana al vero ruolo dei cattolici nella società italiana postunitaria, dal modello di “pedagogia cristiana” in concorrenza con quello laico, anticlericale di quella fase storica, fino al nuovo, e sorprendente, rapporto del mondo ecclesiastico con l’identità unitaria nazionale italiana, dalla Roma a cavallo dei due secoli alle tendenze critico-letterarie di quella fase storica, e, infine, al grave nodo della Prima guerra mondiale: tutti momenti che videro protagonista in maniere diverse don Pacifico Arcangeli, e capaci di rapire ancora oggi l’interesse ed attenzione da parte del pubblico.


