Home Editoriale Giustizia, Radicali e l’eredità di Enzo Tortora: il nodo italiano tra diritti e riforme

Giustizia, Radicali e l’eredità di Enzo Tortora: il nodo italiano tra diritti e riforme

Mimma Cucinotta

Parlare di giustizia in Italia significa spesso confrontarsi con il passato e con ferite profonde lasciate da errori giudiziari. Tra i casi che più hanno segnato la storia giudiziaria del secondo Novecento c’è quello di Enzo Tortora, conduttore televisivo travolto negli anni ’80 da accuse infondate, e l’impegno dei Radicali nel trasformare quella vicenda in una battaglia civile e politica.

Enzo Tortora non fu soltanto un volto noto della televisione italiana. Laureato in Giurisprudenza, giornalista e conduttore, era un intellettuale di profonda sensibilità culturale.

La sua attività televisiva, a partire da programmi di grande successo come Portobello – divenuto un fenomeno popolare che unì milioni di telespettatori davanti alla celebre “busta gialla” – lo consacrò come uno dei protagonisti assoluti del piccolo schermo. Ma la sua carriera era iniziata molto prima, con esperienze alla Rai negli anni Sessanta e Settanta, tra cui La Domenica Sportiva, dove dimostrò rigore giornalistico, e programmi meno fortunati sul piano degli ascolti ma significativi per l’impegno culturale, come Dove sta Zazà, che rivelavano una costante attenzione ai linguaggi e ai mutamenti sociali. Tortora cercava di usare il mezzo televisivo come strumento di dialogo con la società, affrontando temi sociali ed etici che con straordinaria acutezza divenivano momenti di ascolto e riflessione nelle case degli italiani di qualunque fascia socio-culturale. La sua capacità di leggere la realtà e di comunicare con intelligenza brillante rappresentò un punto di incontro e di largo apprezzamento da parte dei telescoltatori.

Il 17 giugno 1983 fu arrestato in un albergo romano con accuse di traffico di droga e associazione con la Nuova Camorra Organizzata, basate sulle dichiarazioni di alcuni pentiti. La notizia, diffusa dai media con grande clamore, dipinse Tortora come colpevole davanti all’opinione pubblica. Seguirono sette mesi di carcere e una condanna a dieci anni di reclusione, fino alla ribaltazione del verdetto nel 1986 e all’assoluzione definitiva da parte della Corte di Cassazione nel 1987. La vicenda divenne simbolo di un errore giudiziario di proporzioni eccezionali, capace di intaccare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Fu il Partito Radicale di Marco Pannella a prendere a cuore il caso Tortora. La difesa della sua innocenza non si limitò al singolo episodio. I Radicali individuarono nelle storture emerse una serie di problemi strutturali del sistema giudiziario, dall’eccessivo ricorso alla custodia cautelare all’affidamento quasi esclusivo delle accuse alle dichiarazioni dei pentiti, fino alla lentezza dei processi e al mancato rispetto delle garanzie procedurali.

Enzo Tortora – Marco Pannella

Queste battaglie portarono i Radicali a promuovere referendum e proposte di legge volte a introdurre responsabilità civile per i magistrati e a riformare il Consiglio Superiore della Magistratura, cercando di trarre dal caso Tortora un insegnamento politico e civile.
In tempi più recenti, i Radicali hanno sostenuto l’istituzione di una Giornata delle vittime degli errori giudiziari, fissata il 17 giugno, anniversario dell’arresto di Tortora, come monito contro possibili ingiustizie future.
Oggi, a più di quarant’anni di distanza, l’Italia si appresta a votare un referendum costituzionale sulla giustizia, previsto per il 22 e 23 marzo 2026, che prevede tra l’altro la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti. Il fronte del Sì, sostenuto dai principali partiti di centro-destra, sostiene che la riforma possa garantire maggiore imparzialità ed equilibrio, mentre il fronte del No, appoggiato da buona parte dell’opposizione e da settori della società civile, teme possibili interferenze politiche nell’indipendenza della magistratura.
Per i Radicali, la memoria di Tortora è un ricordo di un’ingiustizia personale ed ancor più un richiamo a considerare i rischi strutturali del sistema e l’urgenza di strumenti che proteggano i cittadini. Il caso diventa così punto di riferimento per valutare le riforme in corso e per misurare quanto sia delicato il confine tra riforma istituzionale e garanzie civili.
La vicenda di Tortora restituisce un monito urgente e attuale sulla fragilità della giustizia e sull’importanza della partecipazione dei cittadini. La sua figura, al contempo intellettuale e testimone suo malgrado delle falle del sistema, induce inevitabilmente a doverose riflessioni sulla responsabilità delle istituzioni e sul ruolo attivo dei cittadini nel chiedere trasparenza, equità e rispetto dei diritti fondamentali. @Riproduzione riservata

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