Esportare la democrazia a colpi di bomba e spiegare alle bambine che il femminismo ha una nuova forma: la fossa comune.
Per anni ci hanno spiegato che il dramma dell’Iran non sono le sanzioni, non i sabotaggi, non la miseria importata dall’esterno, ma gli Ayatollah che non permettono alle donne la piena libertà.
E siccome l’Occidente è un grande difensore dei diritti umani (soprattutto quando coincidono con gas, petrolio e posizione strategica), si è offerto volontario per “aiutare”.
E come si aiuta un popolo oppresso? Con il manuale numero uno della civiltà occidentale:
– Capitolo 1: demonizza il governo.
– Capitolo 2: bombarda il paese.
– Capitolo 3: conta i morti e chiamali “effetti collaterali”.
E così, nel sud dell’Iran, a Minab, è andato in scena l’ennesimo capolavoro del progresso occidentale: una scuola di bambine trasformata in cimitero in meno di cinque secondi.
Una scuola elementare.
Di bambine.
Quelle che, secondo i paladini occidentali, dovrebbero essere “emancipate” dal regime iraniano.
E infatti le hanno emancipate… dalla vita.
Libertà definitiva. Irrevocabile. Una conquista che non perderanno più.
Le immagini sono raccapriccianti: decine e decine di fosse già scavate, tutte uguali, ordinate come i banchi che quelle bambine non occuperanno mai più.
Una precisione quasi svizzera: fosse in fila, bambine sotto, democrazia sopra. E poi ci dicono che dovremmo essere grati.
La narrativa è sempre la stessa, riciclata da vent’anni e mai lavata:
“Dobbiamo proteggerle dagli Ayatollah”.
E così, per proteggerle, le abbiamo fatte esplodere.
Che, intendiamoci, dal punto di vista logico è perfetto: se il pericolo è la mancanza di diritti, eliminare direttamente le future donne elimina anche il problema dei loro futuri diritti.
Nessuna donna = nessun diritto da calpestare.
Una soluzione creativa, bisogna riconoscerlo.
E poi la formula magica: l’errore.
La svista.
La bomba intelligente che, ahimè, ha una giornata storta.
Il missile che sbaglia indirizzo.
La guerra moderna a volte sembra Amazon Prime: ordini un deposito di armi e ti arriva una scuola.
Ma tranquilli, i civili non erano il bersaglio. Non lo sono mai.
Nemmeno quando muoiono a centinaia.
Nemmeno quando sono bambini.
Nemmeno quando l’edificio colpito è talmente lontano da qualsiasi struttura militare che neanche Google Maps saprebbe giustificarlo.
Poi arriva la seconda parte della sceneggiatura:
“I governi occidentali sono profondamente preoccupati”.
La preoccupazione è il loro superpotere.
Possono distruggere un continente intero senza muovere un dito, ma la preoccupazione… quella sì, la distribuiscono gratis.
Arrivano le condoglianze, le frasi di rito, il dolore per le vite spezzate.
E soprattutto l’immancabile mantra:
“Continueremo a difendere la libertà”.
Dalle bambine, evidentemente. Perché, diciamocelo: che differenza c’è tra un regime che ti impone il velo e una superpotenza che ti impone la fossa? L’effetto finale è lo stesso: le bambine sono morte, e gli adulti scavano.
Ed eccoci all’ultimo capitolo del grande romanzo della liberazione a stelle e strisce: gli esempi precedenti.
– In Iraq la libertà è arrivata così bene che nessuno l’ha più vista.
– In Afghanistan, dopo vent’anni di emancipazione femminile, il paese è tornato esattamente dove era.
– In Libia la missione era proteggere i civili: risultato, un far west che neanche nei film di Leone.
– A Gaza abbiamo visto cosa succede quando “difendi la democrazia” raso al suolo: morti ovunque, bambini soprattutto.
E ora Minab. Con le sue fosse, la sua scuola dissolta, le sue bambine che non faranno mai più i compiti.
Dicono che la storia si ripete.
No.
La storia viene copiata, incollata, tradotta e riproposta a loop.
Cambiano solo il nome del paese e il numero dei morti.
E allora ecco la verità che nessuno vuole pronunciare: non stanno liberando le donne.
Stanno liberando il mondo dalla presenza delle donne iraniane.
Perché è molto più semplice uccidere bambine che garantire loro la libertà. La democrazia occidentale funziona così: prima ti spiega che sei oppresso, poi ti bombarda per salvarti, e infine ti seppellisce per proteggerti dalle sofferenze.
D’altronde non si può negare una cosa: chi muore non protesta. E chi non protesta è perfettamente libero. Libero come una bambina iraniana sotto una fossa di Minab.

