Home Attualità Il paradosso del “Whatever it takes” bellico: missili di precisione e conti al buio

Il paradosso del “Whatever it takes” bellico: missili di precisione e conti al buio

Domenica Puleio

di Domenica Puleio

Mentre i cieli della Turchia vengono solcati da missili balistici intercettati dalla NATO con una precisione chirurgica che non ammette margini d’errore, qui, nell’Europa dei mercati e dei vertici, l’unica cosa che sembra “di precisione” è il modo in cui ci stanno svuotando le tasche.

Il contrasto è stomachevole. Da una parte, l’efficienza assoluta della distruzione: vettori intercettati sopra Gaziantep, infrastrutture energetiche in Bahrain che bruciano come torce programmate, una logistica della morte che non conosce intoppi. Dall’altra, l’impotenza quasi grottesca delle nostre istituzioni economiche. Christine Lagarde parla di una “nuova incertezza strutturale”. Tradotto dal linguaggio felpato della finanza: “Non sappiamo cosa fare, quindi pagherete voi”.

È il nuovo paradosso del “Whatever it takes”. Dieci anni fa era il mantra per salvare l’Euro; oggi è diventato l’assegno in bianco per la guerra. Mentre il G7 Energia si riunisce d’urgenza a Parigi per capire come gestire il blocco dello Stretto di Hormuz, i mercati finanziari bruciano miliardi, colti “di sorpresa” da un’escalation che era scritta nei fatti. E mentre le borse piangono, le famiglie iniziano a sanguinare risparmi reali: in Italia la benzina ha già sfondato la soglia psicologica degli 1,80€ al litro in modalità self, con picchi che superano i 2,10€ in autostrada.

La “sicurezza” è diventata la parola magica, il grimaldello per scardinare ogni diritto sociale. Ci dicono che i rincari record sono “sacrifici necessari”. Ma necessari a chi? Non certo a chi deve scegliere se fare il pieno per andare a lavorare o pagare la spesa. È un’efficienza a due velocità: massima, per finanziare armamenti e proteggere gli interessi strategici dei blocchi contrapposti; zero, per tutelare il potere d’acquisto e fermare le speculazioni selvagge che, sulla scia del conflitto in Iran, stanno gonfiando i profitti dei colossi dell’energia.

Siamo ostaggi di una tecnologia militare che non sbaglia un colpo e di una classe dirigente economica che, davanti al baratro, ci chiede di fare un passo avanti. Ma la sicurezza senza dignità economica è solo una forma più raffinata di prigionia.

È il momento di smetterla di chiamarla “incertezza”. Chiamiamola con il suo nome: è una scelta. La scelta di chi preferisce la precisione millimetrica di un missile all’accuratezza necessaria per proteggere la vita quotidiana dei cittadini. La verità non ha bisogno di radar per essere vista, ma solo di qualcuno che abbia ancora il coraggio di raccontarla.

@Riproduzione riservata

You may also like

Lascia un commento