Con una lettera indirizzata al Ministro Orazio Schillaci l’Unione Nazionale Ambulatori e Poliambulatori (UAP) denuncia il vuoto normativo tra farmacia dei servizi e Fascicolo Sanitario Elettronico: rischio frammentazione dei dati, discontinuità nelle cure e aumento del rischio clinico.
Roma — C’è un punto critico nella trasformazione digitale della sanità italiana che, secondo l’Unione Nazionale Ambulatori e Poliambulatori (UAP), non può più essere ignorato. È il disallineamento tra l’espansione della cosiddetta “farmacia dei servizi” e la disciplina del Fascicolo Sanitario Elettronico. Un nodo tecnico solo in apparenza, che in realtà tocca il cuore della sicurezza delle cure e della tenuta complessiva del sistema.
La segnalazione arriva con una lettera formale indirizzata al Ministro della Salute, Orazio Schillaci. Al centro, una frattura normativa: da un lato, le farmacie sono sempre più coinvolte nell’erogazione di prestazioni sanitarie — diagnostica, screening, telemedicina — capaci di generare dati clinici rilevanti; dall’altro, il Fascicolo Sanitario Elettronico non risulta aggiornato in modo coerente per accogliere, tracciare e integrare sistematicamente queste informazioni.
Il risultato, secondo UAP, è un sistema che rischia di produrre dati sanitari “fuori circuito”. Referti e risultati diagnostici vengono spesso consegnati direttamente al paziente o conservati su piattaforme private, senza un’automatica e uniforme confluenza nel Fascicolo Sanitario Elettronico. Una dinamica che interrompe la continuità informativa e indebolisce la capacità del sistema sanitario di ricostruire in modo completo la storia clinica del paziente.
Le implicazioni sono multiple e concrete. La prima riguarda la completezza del Fascicolo Sanitario Elettronico, che perde la sua funzione di archivio unitario e affidabile. La seconda è la frammentazione del dato sanitario: informazioni potenzialmente decisive restano disperse, non accessibili in tempo reale ai medici curanti o agli specialisti. La terza è l’aumento del rischio clinico, perché decisioni diagnostiche e terapeutiche possono essere assunte senza disporre di tutti i dati esistenti. Infine, emerge una disparità di trattamento tra soggetti che erogano prestazioni analoghe: mentre strutture sanitarie e professionisti sono vincolati a obblighi stringenti di trasmissione e tracciabilità, altri attori non risultano pienamente soggetti allo stesso regime.
UAP esclude che si tratti di una mera imperfezione tecnica. Il problema investe la coerenza stessa dell’architettura sanitaria: l’estensione delle attività territoriali non è stata accompagnata da un adeguato presidio normativo sulla gestione dei dati clinici. In assenza di questo allineamento, il sistema tollera una contraddizione strutturale: prestazioni formalmente legittime producono esiti che non entrano stabilmente nel circuito pubblico della conoscenza sanitaria.
Da qui la richiesta di un intervento urgente. L’associazione chiede al Ministero di definire in modo esplicito il perimetro degli obblighi di alimentazione del Fascicolo Sanitario Elettronico anche per le attività svolte in farmacia, di uniformare gli obblighi di tracciabilità per tutti i soggetti che producono dati clinici, e di impedire che referti e risultati restino confinati in archivi privati o nella sola disponibilità del paziente.
Il punto finale è sistemico: riallineare la disciplina della farmacia dei servizi ai principi che dovrebbero governare la sanità digitale — sicurezza delle cure, interoperabilità dei dati, trasparenza e responsabilità informativa — evitando che la crescita delle prestazioni territoriali avvenga a scapito dell’integrità del sistema informativo sanitario nazionale.
La questione è aperta. Il rischio, delineato con chiarezza nella lettera, è che la modernizzazione proceda per segmenti non comunicanti, lasciando proprio nel dato clinico — l’elemento più sensibile — una zona grigia priva di regole uniformi.

