Roma, 17 apr. (Adnkronos Salute) – Favorire lo sviluppo di “una cultura condivisa e scientificamente validata su ciò che è realmente la telemedicina nelle sue applicazioni pratiche”. Così Francesco Gabbrielli, responsabile Ricerca e sviluppo per l’attività clinica in telemedicina dell’Agenas e docente eHealth, libero professionista, università San Raffaele di Roma spiega, quale responsabile scientifico, l’obiettivo del primo corso formativo erogato tramite la piattaforma web e mobile App Tech2Doc e lanciato nel 2021 dalla Fondazione Enpam, Ente nazionale di previdenza e assistenza dei medici e degli odontoiatri. Il corso Fad dal titolo ‘Fondamenti di telemedicina per il medico’, accreditato Ecm, in collaborazione con ‘Doctors Life’, è “un percorso dedicato ai medici e agli odontoiatri per generare fiducia nell’uso della telemedicina”, chiarisce l’esperto. Proprio per aiutare questi professionisti a padroneggiare la tecnologia digitale, “il corso è partito dalle definizioni delle diverse attività di telemedicina” – televisita, teleconsulto, teleconsulenza, telemonitoraggio, telecontrollo, teleassistenza – “spiegate attraverso lezioni online arricchite da esempi e strumenti didattici”.In Italia, con il Covid-19 e grazie a fondi straordinari del Pnrr, si sta realizzando un vero e proprio sistema nazionale di telemedicina. Questa pratica passa quindi dall’essere un’attività episodica e locale a diventare un sistema coordinato a livello nazionale, con l’obiettivo di potenziare i sistemi sanitari regionali. La telemedicina offre infatti ai medici nuove possibilità di cura e nuovi modelli operativi di cooperazione multidisciplinare, purché si sappia bene come utilizzarla. “La telemedicina esiste da quasi cento anni – sottolinea Gabbrielli – E’ invece poco noto, anche tra i medici italiani, il modo corretto di lavorare in telemedicina. Questo per diverse ragioni storiche: la principale è che a livello di sistema e organizzazione nazionale la telemedicina è stata realmente scoperta solo con il Covid nel 2020, nonostante esistessero già molte esperienze anche in Italia, che però erano limitate a pochi esperti del settore. In pochi anni si è quindi cercato di recuperare un gap formativo accumulato nel tempo”, relativo ad “alcune difficoltà nella comprensione delle modalità di utilizzo di tecnologie che evolvono molto rapidamente: ciò che non era possibile un anno può diventarlo quello successivo”.Dal punto di vista della partecipazione, “il corso ha ottenuto ottimi risultati”. Oltre 17mila professionisti “hanno completato tutte le lezioni e le attività previste – illustra il responsabile scientifico – Anche il livello di soddisfazione è stato molto elevato, tanto da spingere gli organizzatori a pianificare una seconda edizione. In prospettiva futura si intende avviare” anche “una fase evolutiva con moduli più specifici. Queste nuove lezioni – precisa Gabbrielli – saranno dedicate a come lavorare concretamente in telemedicina e a eseguire correttamente le diverse attività, come la televisita, il teleconsulto e la teleassistenza”.

