La presidente della Fondazione Artemisia ETS interviene su sanità pubblica e privata, liste d’attesa, prevenzione, intelligenza artificiale, violenza sulle donne e giovani generazioni: «La salute dei cittadini non può essere terreno di scontro politico»
Ci sono battaglie che non si esauriscono nel tempo perché nascono da una missione: difendere la salute, promuovere la prevenzione e garantire a ogni persona il diritto a cure di qualità. È questo il percorso che caratterizza l’impegno della dottoressa Mariastella Giorlandino, presidente della Fondazione Artemisia ETS, da anni protagonista di iniziative dedicate alla tutela della salute pubblica e alla diffusione della cultura della prevenzione.
La sanità è oggi uno dei principali banchi di prova della credibilità delle istituzioni. Dalle liste d’attesa al ruolo del privato accreditato, dalla diagnosi precoce alle nuove tecnologie, fino alla tutela delle donne vittime di violenza e alla formazione dei giovani, Giorlandino richiama la necessità di una visione stabile, concreta e non ideologica.
La Fondazione Artemisia ETS opera con l’obiettivo di rendere l’assistenza sanitaria sempre più accessibile, sostenendo campagne di sensibilizzazione, screening e progetti rivolti alle fasce più fragili della popolazione. In questo contesto, la prevenzione rappresenta il fulcro di un’attività che punta non solo alla diagnosi tempestiva, ma anche alla formazione e all’informazione dei cittadini.
La “battaglia immortale” è quella contro le malattie che possono essere contrastate attraverso la prevenzione, la diagnosi tempestiva e l’accesso a percorsi di cura adeguati. Una sfida che richiede continuità, investimenti, sensibilizzazione e una costante attenzione ai bisogni delle persone, soprattutto delle categorie più vulnerabili.
Dottoressa Giorlandino, il nodo delle liste d’attesa continua a pesare sui cittadini. Quale ruolo può avere il privato accreditato in un sistema sanitario che fatica a garantire tempi rapidi e percorsi certi?
«La ringrazio di queste domande che mi danno l’occasione di rappresentare con chiarezza la verità ai cittadini italiani, in modo da non farsi raggirare da meri slogan politici che spesso non risolvono il problema della sanità italiana. La sanità dovrebbe restare fuori dalla politica perché rappresenta la salute dei cittadini italiani. L’attuale Governo ha operato un taglio del 60% ai rimborsi previsti per le strutture sanitarie pubbliche e per quelle private accreditate, che erano ferme da 26 anni, e nonostante i 3 giudizi dinanzi al TAR vinti per ripristinare i giusti rimborsi, ancora il Ministero della Salute non procede a ripristinare un tariffario adeguato all’attuale costo della vita per garantire l’abbattimento delle liste di attesa. A mio avviso, per garantire cure più rapide bisogna applicare un giusto rapporto tra qualità e prezzo, perché solo con tariffe adeguate è possibile garantire la qualità del servizio e una vera “medicina del territorio”, che significa garantire percorsi chiari e mirati, prendendo in carico il paziente ed accompagnandolo fino alla risoluzione del problema, evitando scorciatoie come le farmacie dei servizi, che sono prive dei 420 requisiti imposti alle strutture pubbliche e private accreditate».
Il tema della fiducia passa anche dalla chiarezza sul funzionamento del sistema sanitario. Qual è, secondo lei, l’equivoco più grave nel confronto tra sanità pubblica e sanità privata accreditata?
«La sanità dovrebbe garantire il futuro dei bambini, dei giovani e degli anziani, eppure in questo momento il Ministero della Salute sembra debole e fallace. C’è una grande confusione, sia strutturale che organizzativa. Non viene chiarito il concetto basilare che la sanità privata accreditata garantisce un reale servizio pubblico. Per intenderci, la sanità privata accreditata è rappresentata dall’Ospedale Gemelli, mentre la sanità pubblica è il Policlinico Umberto I. I rimborsi per la sanità privata accreditata sono gli stessi di quelli per la sanità pubblica, solo che nella sanità privata accreditata il disavanzo economico viene sopportato dall’imprenditore, mentre in quella pubblica viene ripianata da noi cittadini italiani. Purtroppo i costi non servono per retribuire i nostri medici, che sono i migliori del mondo, ma restano nei meandri delle organizzazioni all’interno degli ospedali pubblici».
La prevenzione viene spesso evocata come priorità, ma non sempre diventa accesso reale ai controlli. Che cosa manca perché la diagnosi precoce sia davvero alla portata delle persone più fragili?
«Purtroppo sì, la parola “prevenzione” viene usata solo come slogan ma non viene fatto nulla per garantire i percorsi diagnostici necessari per fare una prevenzione effettiva. Io, come Presidente della Fondazione Artemisia e grazie all’ausilio dei miei centri clinici diagnostici Artemisia Lab organizzo giornate di prevenzione gratuite proprio per sensibilizzare la popolazione all’importanza della prevenzione e per garantire cure alle fasce più deboli della popolazione, addirittura ci sono persone che vengono da 200 Km di distanza per un semplice PAP Test. Il tutto in autofinanziamento e con la mia equipe medica che opera gratuitamente. Non basta solo investire, ma servirebbe anche chiarezza nelle informazioni. I fondi per la sanità sono stati stanziati, ma ancora il Ministero della Salute non procede all’adeguamento del nomenclatore tariffario per ripianare i tagli ai rimborsi del 50% su tariffe ferme da 26 anni. Bisogna urlare a gran voce».
Negli anni, la Fondazione Artemisia ETS ha promosso progetti e campagne con l’obiettivo di diffondere una maggiore consapevolezza sull’importanza dei controlli periodici e di uno stile di vita sano. Attraverso il dialogo con il territorio e il coinvolgimento di specialisti, la fondazione continua a sostenere una visione della sanità fondata sulla prevenzione, sull’innovazione e sulla centralità della persona.
L’innovazione tecnologica sta entrando anche nella sanità e nel mondo del lavoro. Quali rischi vede per l’occupazione e per il futuro delle nuove generazioni?
«L’intelligenza artificiale sta sostituendo la forza lavorativa umana. Dalla Cina stanno arrivando i robot capaci di sostituire il personale all’interno degli ospedali e delle cliniche. Cosa faranno i nostri ragazzi? Con che cuore potremo licenziare il nostro personale di segreteria che verrà sostituito dall’intelligenza artificiale? Ho lanciato un allarme soprattutto per i giovani perché bisogna pensare anche alle nuove generazioni».
La Fondazione Artemisia ETS interviene anche su violenza, stalking, mobbing e bullismo. Quali fragilità sociali richiedono oggi una risposta più urgente da parte delle istituzioni?
«Con la mia Fondazione Artemisia ci occupiamo di tutti i problemi sociali. Nell’ambito della formazione dei giovani nelle scuole abbiamo siglato un Protocollo d’Intesa con il Ministro Valditara. Inoltre, assistiamo gratuitamente le donne vittime di violenza, per cui abbiamo siglato un Protocollo d’Intesa con la Polizia di Stato. Ed ancora, siamo attivi per fornire tutela contro lo stalking, mobbing e bullismo e lo facciamo in autofinanziamento, con l’ausilio dei centri della Rete Artemisia Lab. Abbiamo pure un numero verde attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per fornire assistenza gratuita alle vittime di violenza. Le Istituzioni dovrebbero intervenire sull’utilizzo dei social, che insieme all’intelligenza artificiale e alle droghe di abuso stanno diventando il vero problema delle nuove generazioni, perché modificano le loro sinapsi creando emotività e visione distorta della realtà. I giovani sono sempre più deboli perché privi dell’affettività familiare, in mancanza di una presenza effettiva dei genitori, che sono troppo presi dal lavoro o dalle difficoltà economiche, i ragazzi di oggi trovano conforto nel branco. Bisogna invertire velocemente rotta, altrimenti non ci sarà via d’uscita per il futuro delle nuove generazioni».
Guardare al futuro significa proseguire lungo questa strada, rafforzando la collaborazione tra pubblico e privato sociale e investendo nella ricerca e nella formazione. La determinazione della dottoressa Mariastella Giorlandino e della Fondazione Artemisia ETS rappresenta, in questa prospettiva, un esempio di impegno costante a favore della salute collettiva.
Nel suo percorso professionale e sociale ricorre spesso il tema della tutela dei più deboli. Quale messaggio considera centrale da consegnare alle nuove generazioni?
«Ritengo che per poter cambiare questa situazione occorre partire dall’educazione e dalla formazione nelle scuole medie, per educare i giovani grazie alla collaborazione delle famiglie per contrastare la dilagante cultura della sopraffazione del più debole e della logica del branco. Il branco guida pensieri, azioni e atti di violenza. La battaglia che dobbiamo fare per lasciare una società migliore, come dico sempre a mio figlio Fabio Massimo, è la tutela dei deboli e dei soggetti più fragili. Come diceva mio padre Giuseppe, chiunque può finire dall’altra parte della ruota e solo se si protegge la morale ed il rispetto umano si può sognare una società migliore nella quale far crescere i nostri figli. Questo è il mio progetto di vita: lasciare qualcosa di buono per chi è meno fortunato per poter vivere una vita migliore».
La battaglia per la prevenzione non conosce un traguardo definitivo: è un percorso che si rinnova ogni giorno, alimentato dalla consapevolezza che ogni iniziativa, ogni controllo effettuato e ogni cittadino informato possono contribuire a salvare vite umane e a costruire una società più sana e più attenta al valore della salute.
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