Mattarella: «Ha impresso un segno nella vita della Repubblica». Meloni: «Una voce forte e riconoscibile della politica italiana».
È morta Emma Bonino. Aveva 78 anni. Con lei scompare una delle figure più riconoscibili e combattive della politica italiana degli ultimi cinquant’anni, protagonista di battaglie che hanno segnato profondamente il dibattito sui diritti civili, sulle libertà individuali e sull’Europa. La morte è stata annunciata l’11 settembre da +Europa.
Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, Bonino aveva iniziato giovanissima il suo percorso politico accanto a Marco Pannella e al Partito Radicale. Da allora il suo nome è rimasto legato ad alcune delle campagne più importanti della storia italiana recente: dal diritto all’aborto alla lotta contro la pena di morte, dalla difesa dei diritti delle donne alle iniziative umanitarie internazionali.
Una carriera lunga, vissuta spesso in prima linea e senza rinunciare a posizioni scomode. È stata parlamentare italiana ed europea, commissaria europea dal 1995 al 1999, ministra per il Commercio internazionale e le Politiche europee nel governo Prodi e, tra il 2013 e il 2014, ministra degli Esteri nel governo Letta.
Bonino è stata soprattutto una politica capace di trasformare temi considerati marginali in questioni centrali del confronto pubblico. La sua idea di politica era strettamente legata alle libertà personali, alla responsabilità individuale e a una visione fortemente europeista.
Nel corso degli anni aveva portato il proprio impegno anche fuori dai confini italiani, partecipando a campagne internazionali per i diritti umani, contro le mutilazioni genitali femminili e contro la pena capitale. Il suo attivismo l’aveva resa una figura conosciuta ben oltre i confini nazionali.
Negli ultimi giorni le sue condizioni di salute si erano aggravate. Era stata ricoverata all’ospedale Santo Spirito di Roma per una grave crisi respiratoria e trattenuta in terapia intensiva. Il 10 settembre era stata trasferita in una struttura privata, mentre la situazione clinica restava delicata.
La notizia della morte ha provocato immediate reazioni nel mondo politico.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato Emma Bonino sottolineando come abbia «impresso un segno nella vita della Repubblica, con un impegno tenace per i diritti, l’Europa e le grandi battaglie civili».
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ricordato Bonino come una «voce forte e riconoscibile della politica italiana», sottolineando come la distanza tra le rispettive sensibilità politiche non le abbia mai impedito di riconoscerne «il peso e il ruolo nella vita pubblica della nostra Nazione». La premier ha quindi espresso il proprio cordoglio alla famiglia e ai suoi cari.
Anche il presidente del Senato Ignazio La Russa ha ricordato «le numerose battaglie portate avanti con forza e tenacia», mentre la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha sottolineato il ruolo di Bonino nella costruzione europea, ricordando una donna che «ha sempre scelto di andare avanti, indicando la strada agli altri».
Negli ultimi anni Bonino aveva continuato a partecipare alla vita politica nonostante i problemi di salute. Nel 2015 aveva reso pubblica la diagnosi di un tumore al polmone, senza interrompere il proprio impegno pubblico.
Emma Bonino lascia una storia politica difficilmente separabile da quella delle grandi battaglie radicali italiane. Una figura capace di dividere, provocare e spesso anticipare discussioni che, anni dopo, sarebbero entrate stabilmente nell’agenda politica del Paese.
Con la sua morte scompare una protagonista di oltre mezzo secolo di storia italiana ed europea, legata fino alla fine alla difesa dei diritti civili, delle libertà individuali e dell’idea di un’Europa più unita.
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