A Palazzo Sciarra Colonna, i capolavori di Caravaggio e Tiziano dialogano con la storia dei Monti di Pietà: arte, spiritualità e solidarietà in un percorso a ingresso gratuito dal 7 ottobre al 10 gennaio 2027
Le tracce di Francesco non finiscono nelle sale di un museo. Proseguono nelle chiese, nelle immagini meno conosciute, nelle strade di una Roma che custodisce ancora parte della sua eredità. È un invito a ritrovarle, e a leggerle con occhi diversi, quello delle due mostre presentate oggi, martedì 6 ottobre, da Fondazione Roma a Palazzo Sciarra Colonna, a ottocento anni dalla morte del santo d’Assisi. Due percorsi che dalla storia dell’arte arrivano alla nascita dei Monti di Pietà, raccontando come il messaggio francescano abbia preso forma tanto nelle opere dei grandi maestri quanto nelle risposte ai bisogni delle comunità.
Sulle tracce di Francesco. Arte, restauro e contemporaneità, curata da Alessandro Zuccari,
e Dalla predicazione francescana ai Monti di Pietà, a cura di fra Lorenzo Turchi, propongono due letture complementari di un messaggio che ha segnato la cultura figurativa e la vita delle comunità. Entrambe saranno aperte al pubblico da domani, 7 ottobre, fino al 10 gennaio 2027, con ingresso gratuito, nell’ambito del programma di riapertura del Museo del Corso – Polo museale per la stagione 2026-2027.
Alla presentazione sono intervenuti il presidente di Fondazione Roma Franco Parasassi, il vice segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri Marco Villani, i due curatori, don Alessio Geretti, consulente scientifico di Sulle tracce di Francesco, e l’artista Fatinha Ramos, autrice dell’opera Scar.
«Le due mostre nascono da uno stesso intento: rileggere l’eredità di Francesco attraverso due percorsi distinti e complementari, che permettono di guardare alla sua figura tanto attraverso la storia dell’arte e la valorizzazione del patrimonio, quanto attraverso il rapporto tra predicazione, economia e società», dichiara Parasassi.
Il percorso curato da Zuccari, Accademico dei Lincei e professore emerito della Sapienza, riunisce 28 opere, dal tardo Duecento alla contemporaneità. Il raccoglimento del San Francesco in meditazione di Caravaggio incontra le rappresentazioni del santo che riceve le stimmate di Tiziano e di El Greco, il San Francesco abbraccia Cristo crocifisso di Murillo e l’Estasi di san Francesco di Piazzetta. Attraverso sensibilità e linguaggi diversi, emerge una figura che ogni epoca ha continuato a interrogare.
«Una mostra facile e difficile al tempo stesso»: così Alessandro Zuccari descrive la sfida del progetto. Facile per la ricchezza di spunti, suggestioni e provocazioni che la figura di Francesco continua a offrire; difficile perché, nell’anno del centenario, aggiungere un’esposizione significa soprattutto proporre «una lettura diversa» e «promuovere nuove ricerche».
Da questa esigenza nasce l’approfondimento sulle rappresentazioni duecentesche del santo conservate a Roma, condotto con il contributo di studiosi medievisti. Un lavoro che affianca alle immagini più celebri testimonianze meno conosciute e che trova, al termine del percorso, uno sbocco concreto: una mappa invita i visitatori a uscire dalle sale e a cercare nella città i segni dell’eredità francescana. La mostra diventa così il punto di partenza per riscoprire Roma sulle tracce di Francesco.
La mostra, patrocinata dal Dicastero per l’Evangelizzazione, porta all’attenzione del pubblico anche opere restaurate grazie all’impegno della Fondazione: il San Francesco medita sul crocifisso di Ludovico Carracci, proveniente dai Musei Capitolini, il San Francesco in preghiera con il crocifisso di Gerolamo Muziano e La visione di san Francesco consolato dalla musica di un angelo di Biagio Miniera.
A raccontare il rapporto del santo con Roma e le sue famiglie nobiliari è invece la ricostruzione visiva di un raro dossale musivo di fine Duecento. Realizzato per la cappella della Santa Croce in Santa Maria in Aracoeli e trasferito nel Seicento a Palazzo Colonna ai Santi Apostoli, raffigura Francesco come protettore del senatore Giovanni Colonna.
Il dialogo arriva al presente con l’inedito Il Nuovo Cantico di Omar Galliani, la pittura di Stefano Di Stasio, la scultura in bronzo Silent Maria di Jaume Plensa e Scar, l’opera in vetro di Murano di Fatinha Ramos che esplora il legame fra esperienza fisica ed emotiva.
Anche gli studenti del Liceo Artistico Via di Ripetta prenderanno parte al progetto: durante la mostra realizzeranno, in uno spazio dedicato del museo, un’opera a tema francescano destinata al Villaggio Fondazione Roma, struttura rivolta alle persone con Alzheimer e Parkinson. Si affianca all’iniziativa un progetto pilota di accessibilità partecipata per persone con disabilità uditive, visive e cognitive, pazienti con Alzheimer, migranti e pubblici con differenti livelli di familiarità con il patrimonio culturale. In occasione dell’esposizione saranno inoltre presentate nuove acquisizioni della collezione permanente, con opere di Domenichino, Gentileschi e Ribera.
Dalle immagini ai documenti, la seconda mostra sposta lo sguardo sulle conseguenze sociali della predicazione francescana. Dalla predicazione francescana ai Monti di Pietà ricostruisce la nascita, nel Quattrocento, di istituzioni che, grazie soprattutto all’azione dei frati dell’Osservanza, offrirono forme di credito alle fasce più fragili della popolazione, contrastando l’usura.
Il patrimonio dell’Archivio storico di Fondazione Roma dialoga con prestiti della Biblioteca Apostolica Vaticana e di altre istituzioni italiane. Sono esposti la bolla di Paolo III Farnese del 9 settembre 1539, che istituì il Monte di Pietà di Roma, il verbale della prima Congregazione dell’11 aprile 1540 e la copia degli Statuti sottoscritti nel 1565 dal cardinale Carlo Borromeo.

Tabula de la Salute © Biblioteca Guarnacci Volterra
Accanto a questi documenti figurano i Sermones dominicales di Giacomo della Marca, il Liber conformitatum di Bartolomeo da Pisa e il Consilium montis pietatis di Fortunato da Perugia, insieme a manoscritti liturgici, incunaboli, opere a stampa e testimonianze numismatiche. Il facsimile del Leggendario Ungherese Angioino permette inoltre di esplorare le miniature dedicate alla vita di Francesco e la diffusione europea del suo culto.
È in questa storia che la Fondazione riconosce una radice del proprio impegno. «Il credito diventava così uno strumento di riscatto e la fiducia un principio capace di contrastare l’usura e sostenere chi si trovava in difficoltà», osserva Parasassi, richiamando una concezione della carità capace di offrire possibilità concrete di autonomia e dignità.
Vaticana.L’esposizione segna anche uno dei primi passi del gemellaggio istituzionale con la Biblioteca Apostolica Vaticana. «Una collaborazione in nome di valori comuni, quali la condivisione del sapere, la divulgazione e lo studio del patrimonio antico», dichiara il prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana, don Mauro Mantovani.
Patrocinate dal Comitato nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi, le due mostre restituiscono un’eredità che continua a parlarci: nella bellezza delle opere, nel coraggio del dialogo e nei gesti concreti di solidarietà.
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