Home Redazione Andreoni: “Italia in sofferenza, investimenti troppo bassi rispetto all’Europa” L’infettivologo, ‘solo l’1,37% del Pil è destinato alla ricerca, contro una media Ue del 2,1% – Sinergie tra pubblico e privato per mantenere il Paese ai vertici internazionali’

Andreoni: “Italia in sofferenza, investimenti troppo bassi rispetto all’Europa” L’infettivologo, ‘solo l’1,37% del Pil è destinato alla ricerca, contro una media Ue del 2,1% – Sinergie tra pubblico e privato per mantenere il Paese ai vertici internazionali’

Redazione

Roma, 4 nov. (Adnkronos Salute) – “La ricerca italiana è in grande sofferenza. Gli investimenti sono troppo scarsi anche rispetto agli altri Paesi europei: in Italia si destina alla ricerca solo l’1,37% del Pil, contro una media europea del 2,1%. In questo scenario, bandi come quelli di Gilead rappresentano un esempio importante di collaborazione tra ricerca pubblica indipendente e privata, una sinergia che può contribuire a mantenere l’Italia ai vertici della ricerca internazionale”. Lo ha detto Massimo Andreoni, professore emerito di Malattie infettive all’università Tor Vergata di Roma, membro del Consiglio superiore di sanità e presidente della Commissione giudicatrice Fellowship Program, intervenendo all’incontro ‘Generare innovazione. Creare salute’, a Roma, durante il quale sono stati annunciati i progetti vincitori della 15esima edizione dei Bandi Gilead.”Avendo avuto la possibilità di partecipare come commissario a diversi bandi Gilead negli ultimi anni, ho potuto constatare l’altissimo livello delle proposte di ricerca presentate dai ricercatori italiani. Il bando è diventato un appuntamento atteso e un punto di riferimento per la ricerca nel nostro Paese” ha aggiunto Andreoni, sottolineando come la “carenza di finanziamenti rischi di compromettere la capacità dell’Italia di mantenere il proprio ruolo scientifico in ambiti come infettivologia, oncologia ed ematologia”. Un problema che riguarda soprattutto le nuove generazioni. “La mancanza di fondi rende l’Italia sempre meno attrattiva per i giovani ricercatori, che spesso sono costretti ad andare all’estero per poter svolgere le proprie attività. È un trend che deve essere interrotto. I ricercatori italiani si sono sempre dimostrati all’altezza dei massimi livelli della ricerca internazionale, ma hanno bisogno di strumenti, risorse e strutture adeguate per esprimere le proprie capacità”.Per Andreoni, occorre quindi “ripensare le strategie nazionali di finanziamento” e rafforzare il sistema della ricerca. “Bisogna ottenere fondi finalizzati alla ricerca e ristrutturare le sedi in cui si svolge l’attività scientifica, così da dare ai giovani la possibilità di esprimere il proprio talento e rendere nuovamente l’Italia un Paese ai vertici della ricerca internazionale” ha aggiunto. Fondamentale anche il rapporto tra pubblico e privato. “Dobbiamo cambiare mentalità e considerare la collaborazione tra ricerca pubblica e privata un valore aggiunto. Lo Stato e le istituzioni dovrebbero favorire la ricerca delle aziende farmaceutiche e fare in modo che si integri sempre di più con quella accademica. Le potenzialità sono altissime, ma non bastano: per raggiungere risultati servono gli strumenti per fare ricerca”, ha concluso.

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