Milano, 15 gen. (Adnkronos Salute) – Radioterapia one shot per il ‘cuore matto’. “I pazienti con aritmie maligne possono essere trattati efficacemente, e senza significativi effetti collaterali, con una singola seduta di radioterapia, in modo non invasivo”. Lo dimostra lo studio Stra-Mi-Vt, uno dei primi trial clinici al mondo – il primo in Italia – sull’utilizzo della radioterapia stereotassica per il trattamento delle tachicardie ventricolari, condotto dal Centro cardiologico Monzino di Milano insieme all’Istituto europeo di oncologia. “I dati conclusivi su 20 pazienti che non rispondevano alle terapie standard, appena pubblicati online dalla rivista ‘Europace’ – riferiscono da Monzino e Ieo – mostrano, a 1 anno dal trattamento, la regressione del quadro aritmico in oltre l’80% dei pazienti: un risultato addirittura più favorevole rispetto alle tecniche tradizionali”.”Tutte le evidenze acquisite dall’avvio dello Stra-Mi-Vt dal 2019 ad oggi confermano che si sta aprendo un mondo nuovo, con orizzonti clinici e di ricerca inediti, sulle possibilità di trattare con radioterapia le forme più maligne e aggressive di aritmia cardiaca – dichiara Corrado Carbucicchio, direttore dell’Unità operativa per il trattamento delle aritmie ventricolari del Monzino, ideatore e principal investigator (Pi) del trial – Abbiamo finalmente per queste malattie cardiache gravissime, e spesso letali, una nuova strategia di cura, nata dall’esperienza di circa 300 pazienti ad oggi trattati nel mondo, seppur solo in una minoranza in studi controllati, e dall’impegno collettivo di aritmologi, radio-oncologi, esperti di imaging e fisici sanitari”. La nuova metodica – spiega una nota – risponde ai bisogni dei pazienti in condizione di severa cardiopatia, per esempio dopo un infarto o per una malattia cosiddetta primitiva del muscolo cardiaco, che causa episodi ripetuti di gravi aritmie ventricolari: una situazione molto minacciosa sia per la sofferenza che procura al paziente, sia per il rischio che l’aritmia provochi morte improvvisa anche se il paziente è portatore di un defibrillatore impiantabile (le morti improvvise in Italia sono oltre 50mila all’anno). Per questi pazienti l’intervento standard è l’ablazione transcatetere, che ottiene ottimi risultati, ma che è inapplicabile ai casi più gravi, fino a ieri orfani di cura. “Il successo del nostro studio – sottolinea Carbucicchio – si è basato sull’expertise sviluppata al Monzino con tecniche di mappaggio e ablazione altamente innovative, unita all’eccellenza della radioterapia Ieo. La collaborazione con i nostri esperti di imaging cardiaco ha consentito poi di comprendere meglio le caratteristiche del tessuto miocardico responsabile delle aritmie e di localizzarne con grande precisione la sede. Dalla corrispondenza tra immagini radiologiche, elaborate oggi con algoritmi dedicati, e le mappe elettroanatomiche ottenute durante le procedure di ablazione è derivata la possibilità di identificare il tessuto da cui origina l’aritmia (target aritmogeno) sulle immagini radioTac, migliorando la precisione del trattamento radioterapico così da garantire massima efficacia e sicurezza per il paziente”. Il Monzino – ricordano dall’Irccs cardiologico – è da sempre promotore di progetti che prefigurano le nuove frontiere per il trattamento delle aritmie ed è storicamente un riferimento nella cura delle tachicardie ventricolari con tecniche ablative avanzate e procedure complesse. Per gli autori “lo studio Stra-Mi-Vt, tra i più rappresentativi al mondo per la metodologia utilizzata e per la gravità e complessità dei pazienti trattati, apre la strada a una nuova strategia di cura: è ragionevole pensare infatti che anche pazienti con presentazioni aritmiche meno drammatiche possano a breve termine beneficiare di questa opzione terapeutica innovativa”.”Come co-Pi dello studio Stra-Mi-Vt è stato un privilegio contribuire a questa innovazione – afferma Barbara Jereczek, direttore della Divisione di Radioterapia dello Ieo e professore ordinario dell’università Statale di Milano – Sempre più centri cardiologici stanno valutando l’approccio insieme ai loro radio-oncologi e le società scientifiche, fra cui l’Associazione italiana di radioterapia e oncologia clinica (Airo) e la Società europea di radioterapia e oncologia (Estro), stanno avviando la definizione delle prime raccomandazioni, anche sulla base dei nostri dati”.

