I campi di concentramento, i fili spinati, i forni, le foibe sono l’indimenticabile nelle storie delle civiltà.
Dopo il tragico c’è sempre una antropologia che deve permetterci di riflettere sul passato.E’ nel concetto del ricordo-memoria che le società e le culture possono ricrearsi in una visione di pace tra le Genti. Un insegnamento paolino, tra pietà e umanità, che è una esortazione certamente ma è anche una volontà d’amore tra gli uomini.
Pierfranco Bruni
Giornata della Memoria. Ovvero il non dimenticare. Il tragico che diventa indissolubile pensiero tra i popoli, le civiltà, le religioni, le etnie. Oggi non può essere considerato soltanto il dramma di un popolo e l’invito a ricordarlo. Attenzione! Il Giorno della Memoria come quello del Ricordo non si celebrano.
La morte non si celebra. Non si dimentica. Perché è la vita che si celebra. È anche una questione profondamente religiosa. I campi di concentramento, i fili spinati, i forni, le rocce scavate in foibe sono l’indimenticabile nelle storie delle civiltà.
Dopo il tragico c’è sempre una antropologia che deve permetterci non al passato ma a ciò che è stato dopo e a ciò che sarà. Il mondo ebraico non è il percorso di un popolo ma una civiltà che ha cercato di superare la propria erranza biblica sino al tempi moderni e a quello sciagurato 1938.
La storia moderna credo che cominci da questa data disperante e dall’unione tra Fascismo e Nazismo che hanno legato Nazioni inconsapevoli verso il disastro non solo di un popolo ma dell’Europa. L’ebreo errante è e resta, con i recenti conflitti e scontri Israele-Palestina, un popolo errante. È come se ritornasse quel biblico senso di quella dolorante antica sofferenza.
Ebbe a dire l’ebreo Franz Kafka: “Nei paesi in cui abbiamo vissuto per secoli, siamo ancora tacciati come estranei; e spesso da coloro i cui antenati non erano ancora domiciliati nella terra dove gli ebrei avevano già fatto esperienza di sofferenze”.
Una storia che ha narrato vicende di famiglie, di uomini, donne, bambini in un tempo che ha lasciato macerie e cenere. Storie che si vivono anche nella letteratura. Come nel romanzo dell’ebreo Giorgio Bassani in “Il giardino dei Finzi-Contini”. Straziante. Lacerante. In un’epoca che si pensava finita.
Nel romanzo di Bassani un semplice dialogo gronda dolore: “Micol: Dove ci porteranno?
Padre di Giorgio: E chi lo sa. Preghiamo Dio che ci lascino insieme almeno noi”.
Stare insieme. Morire insieme nell’ora più tragica della storia. Un infinito che pensavamo che potesse finire. Ma la storia lascia il suo passato e si riedifica nel presente con ciò che stiamo vivendo nell’attuale temperie.
Il presente deve poterci far riflettere sul passato, su ciò che usiamo chiamare memoria. Proprio lungo questa drammatica esperienza e angosciante testimonianza il ricordare è fondamentale perché dentro questo concetto del ricordo-memoria che le società e le culture possono ricrearsi in una visione fortemente spirituale.
Anna Frank diceva: “A noi giovani costa doppia fatica mantenere le nostre opinioni in un tempo in cui ogni idealismo è annientato e distrutto, in cui gli uomini si mostrano dal loro lato peggiore, in cui si dubita della verità, della giustizia e di Dio”.
A questa giustizia e a questa verità di Dio dobbiamo dedicare una profonda meditazione per allontanare le morti e le cattiverie e “imporre” non una cosiddetta kantiana “pace perpetua” ma semplicemente una pace tra le Genti. Un insegnamento paolino, tra pietà e umanità, che è una esortazione certamente ma è anche una volontà d’amore tra gli uomini.
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Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.
Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.
Incarichi in capo al Ministero della Cultura:
Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;
Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;
Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.
Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.
Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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