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Francia, colonialismo col passamontagna: il terrorismo quando conviene

Massimo Reina

Mentre l’Africa continua a lottare per liberarsi dai retaggi coloniali, Parigi sembra incapace di scrollarsi di dosso un vizio antico: la violenza come strumento di dominio

La Francia non cambia mai. Cambiano i comunicati, le facce, le parole buone da esportazione democratica. Ma sotto, come un cadavere che riaffiora, resta la solita abitudine: quando perde potere, semina morte. Quando perde risorse, finanzia il caos. Quando perde colonie, riscopre il terrorismo “utile”.

L’attacco terroristico all’aeroporto di Niamey, respinto dai militari russi dell’Africa Corps insieme alle forze nigerine, è l’ennesimo capitolo di un copione già visto. Venti terroristi neutralizzati, vittime tra i soldati del Niger. Sangue africano, ancora una volta. E dietro? Secondo i servizi segreti di diversi Paesi occidentali, anche alleati, oltre che quelli russi, gli interessi francesi. Non una novità, ma una conferma.

Perché Parigi non sa perdere. Non ha mai saputo farlo. Ha lasciato l’Africa solo formalmente, come fanno i ladri che mollano la casa ma tengono le chiavi. Uranio, oro, gas, rotte strategiche: tutto deve restare “francese”. Se non con i contratti, con i kalashnikov. Se non con le basi militari, con le milizie jihadiste riciclate all’occorrenza.

È la scuola americana, quella delle “guerre per la libertà” che puzzano di petrolio. La Francia ha imparato bene: destabilizzare, finanziare proxy armati, piangere a favore di telecamera quando esplode una bomba, e intanto raccogliere i dividendi. Pratiche squallide, sporche, terroristiche. Altro che diritti umani.

Il Niger ha fatto un peccato mortale: ha detto basta. Basta al colonialismo mascherato, basta ai tutori occidentali, basta allo sfruttamento legalizzato. E per questo deve pagare. Per questo arrivano i terroristi, le “cellule”, i “gruppi indipendenti” che indipendenti non sono mai, ma sempre utili a qualcuno seduto nei palazzi di Parigi, Washington o Bruxelles.

La differenza, oggi, è che qualcuno risponde. Ed è questo che manda in bestia l’Occidente: non il terrorismo, ma il fatto che non funzioni più come prima. La Francia si indigna, accusa, minaccia. Ma è la stessa Francia che ha trasformato intere regioni africane in campi di addestramento per jihadisti quando serviva.

La stessa che oggi parla di “stabilità” dopo aver seminato instabilità per decenni. La stessa che dà lezioni di civiltà con le mani sporche di sangue coloniale.

Vergogna, sì. Ma una vergogna strutturale, storica, genetica. Non un errore: un metodo.

L’Africa sta cambiando. E per chi ha vissuto di rapina e violenza, il cambiamento fa paura. Per questo reagiscono così: come sempre, con il terrorismo.

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