Milano, 16 feb. (Adnkronos Salute) – Un caso in Gran Bretagna e uno in India. A migliaia di chilometri di distanza, scoperta una versione ‘ricombinante’ del virus Mpox (come è stato ribattezzato il patogeno un tempo noto come vaiolo delle scimmie). Si tratta di un mix fra i cladi Ib e IIb e a segnalarne l’identificazione è l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). “Negli ultimi mesi – informa l’agenzia Onu per la salute – è stata documentata una ricombinazione dei ceppi del virus Mpxv. E’ un processo naturale noto che può verificarsi quando due virus correlati che infettano la stessa persona si scambiano materiale genetico, producendo un nuovo virus”. Il primo caso, quello rilevato nel Regno Unito, ha una storia di viaggio in un Paese del Sudest asiatico. Il secondo, quello intercettato in India, ha una storia di viaggio in un Paese della Penisola Arabica. “Un’analisi dettagliata dei genomi del virus mostra che i due pazienti si sono ammalati a diverse settimane di distanza con lo stesso ceppo ricombinante – avverte l’Oms – e questo suggerisce che potrebbero esserci ulteriori casi rispetto a quelli attualmente segnalati”. In entrambi i pazienti la presentazione clinica dell’infezione risulta “simile a quella osservata per altri cladi”. Nessuno dei due ha avuto esiti gravi, rassicurano gli esperti. Il tracciamento dei contatti per entrambi nei Paesi che hanno segnalato il virus ricombinante è stato completato e non sono stati rilevati casi secondari. Sulla base delle informazioni disponibili, quindi, la valutazione complessiva dell’Oms sul rischio per la salute pubblica rappresentato da Mpox resta invariata: è moderato per gli uomini che hanno rapporti sessuali con uomini, con partner nuovi e/o multipli, e per i lavoratori del sesso o altri con più partner sessuali occasionali. Mentre resta basso per la popolazione generale senza fattori di rischio specifici.Il caso britannico è stato rilevato nel dicembre 2025 e, dopo la pubblicazione della sequenza virale in un database pubblico come nuovo ceppo ricombinante di Mpox, un caso rilevato in India a settembre 2025 è stato riclassificato retrospettivamente come ceppo ricombinante strettamente correlato sulla base dei dati di sequenziamento. Ad oggi sono gli unici casi noti. Il paziente intercettato in Gb era rientrato da un viaggio a ottobre 2025. Durante la conferma di laboratorio dell’esito del tampone, il patogeno che lo aveva infettato era stato inizialmente tipizzato come clade Ib, poi il sequenziamento dell’intero genoma ha rivelato delle differenze: le analisi filogenetiche hanno indicato la presenza di regioni simili sia a sequenze di riferimento del clade Ib, sia del clade IIb. Per confermare il risultato insolito, il sequenziamento è stato ripetuto su altri campioni e l’esito ha supportato l’idea iniziale che si trattasse di un nuovo ceppo ricombinante. Gli approfondimenti degli esperti hanno dimostrato che può replicarsi e presenta un potenziale di trasmissione. Le autorità sanitarie del Regno Unito stanno ora continuando gli studi di caratterizzazione fenotipica. Quanto al caso emerso in India, invece, la notifica all’Oms risale al 13 gennaio. Il virus ricombinante è stato trovato nei campioni di un uomo colpito dall’infezione che aveva richiesto cure a settembre 2025 e aveva viaggiato in un Paese della Penisola Arabica dove risiede come lavoratore fuorisede. I sintomi per lui sono cominciati l’1 settembre 2025 quando era ancora all’estero. Dopo il suo ritorno in India, gli esami hanno confermato l’infezione da Mpox l’11 settembre. Durante il ricovero non ci sono state complicazioni mediche e il paziente è completamente guarito con test negativi il 29 settembre. L’analisi filogenetica del suo virus ha mostrato una similarità sopra il 99,9% con il ceppo ricombinante rilevato nel Regno Unito. E di fatto il caso segnalato dall’India rappresenta quindi la prima rilevazione nota del ceppo ricombinante a livello globale, avendo preceduto da un punto di vista temporale il caso segnalato in Gb. Nel suo report, l’Oms ribadisce le misure da mettere in atto in tutti i Paesi per mantenere la sorveglianza, gestire al meglio i casi, garantire test e cure precoci, informare le persone che potrebbero essere a rischio, e impegnarsi a eliminare la trasmissione interumana del virus. Fermo restando che – precisa l’agenzia – sulla base delle informazioni disponibili sui 2 casi, non si raccomanda “alcuna restrizione ai viaggi o al commercio con i Paesi indicati nel report”.

