Milano, 18 feb. (Adnkronos Salute) – Superbatteri di origine alimentare minacciano la salute degli europei. “La resistenza antimicrobica (Amr) nei batteri di origine alimentare più comuni”, da Salmonella e Campylobacter all’Escherichia coli, “continua a rappresentare un problema di salute pubblica in tutta Europa”, avverte un rapporto congiunto di Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) ed Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare). Un report in chiaroscuro, perché “sebbene la resistenza agli antimicrobici di uso comune rimanga diffusa nei batteri di origine alimentare”, le due agenzie Ue sottolineano che per questi microrganismi “diversi Paesi hanno segnalato progressi nella riduzione dei livelli di Amr nell’uomo e negli animali destinati alla produzione alimentare”. Siccome però questi superbug resistenti “possono diffondersi dagli animali e dagli alimenti all’uomo, causando infezioni gravi” che potrebbero richiedere una terapia antibiotica a rischio flop, “un’azione continua nell’ambito di un approccio One Health rimane essenziale” e va potenziata, è l’appello di Ecdc ed Efsa.Le agenzie rilevano che “un’elevata percentuale di Campylobacter e Salmonella, sia negli esseri umani che negli animali destinati alla produzione alimentare, continua a mostrare resistenza alla ciprofloxacina, un importante antimicrobico utilizzato per il trattamento di infezioni gravi nell’uomo. Mentre per la Salmonella negli animali destinati alla produzione alimentare la resistenza è rimasta costantemente elevata, per le infezioni umane da Salmonella è aumentata negli ultimi anni. Questa tendenza è preoccupante, perché la resistenza alla ciprofloxacina limita l’efficacia delle opzioni terapeutiche disponibili”, spiegano gli esperti. “Nel caso di Campylobacter – aggiungono – la resistenza è ormai così diffusa in Europa che la ciprofloxacina non è più raccomandata per il trattamento delle infezioni umane”, e per salvarne l’efficacia nelle indicazioni ancora valide “sono state imposte restrizioni al suo utilizzo negli animali”. Dal rapporto emerge inoltre che “in tutta Europa un’elevata percentuale di Salmonella e Campylobacter, sia negli esseri umani che negli animali destinati alla produzione alimentare, mostra resistenza anche ad antimicrobici di uso comune tra cui ampicillina, tetracicline e sulfonamidi”. Infine, “richiede molta attenzione il rilevamento di batteri E. coli produttori di carbapenemasi negli animali destinati alla produzione alimentare e nella carne in diversi Paesi”, evidenziano Ecdc ed Efsa. “I carbapenemi – precisano – sono antimicrobici di ultima istanza per l’uomo e non sono autorizzati per l’uso negli animali destinati alla produzione alimentare. Il numero di rilevamenti segnalati è in aumento e le fonti necessitano di ulteriori indagini”.Ombre, dunque, ma anche luci. “Nonostante le preoccupazioni persistenti”, osservano le agenzie europee, nel report “ci sono segnali incoraggianti. Sebbene un’elevata percentuale di Salmonella e Campylobacter presenti nell’uomo e negli animali destinati alla produzione alimentare rimanga resistente agli antimicrobici comunemente utilizzati, diversi Paesi hanno segnalato un calo della resistenza a specifici antimicrobici nel tempo, a dimostrazione del fatto che interventi mirati possono fare la differenza”.”Per quanto riguarda la Samonella – dettagliano gli esperti – la resistenza dei batteri di origine umana all’ampicillina e alle tetracicline è diminuita significativamente negli ultimi 10 anni, rispettivamente in 19 e 14 Paesi. Sono state identificate tendenze positive anche negli animali destinati alla produzione alimentare a livello Ue, con una riduzione della resistenza alle tetracicline nei polli da carne e all’ampicillina e alle tetracicline nei tacchini”. Per quanto riguarda Campylobacter “la resistenza all’eritromicina, un trattamento di prima linea per le infezioni da Campylobacter nell’uomo, è diminuita in diversi Paesi nell’ultimo decennio, sia negli esseri umani che in alcuni animali destinati alla produzione alimentare”. Inoltre, “la resistenza combinata a uno o più antimicrobici di importanza critica rimane generalmente bassa in Salmonella, Campylobacter ed E. coli”. Questi miglioramenti “hanno subito un rallentamento in alcune aree, in particolare per l’E. coli, dove i livelli di resistenza ad alcuni composti nel pollame si sono stabilizzati anziché continuare a diminuire. Tuttavia, alcuni Paesi sono riusciti a ridurre la resistenza antimicrobica negli animali destinati alla produzione alimentare, contribuendo a un miglioramento complessivo a livello Ue”. “I modelli di resistenza – si puntualizza nel rapporto – variano notevolmente tra Paesi, batteri e antimicrobici, riflettendo le differenze nelle modalità di utilizzo” di questi farmaci, “nonché nelle pratiche agricole, nelle misure di salute animale e nelle strategie di prevenzione delle infezioni”. Ma in generale, “questi risultati evidenziano l’importanza di un approccio One Health che riconosca gli stretti legami tra salute umana, salute animale e produzione alimentare. Sebbene siano stati compiuti progressi in alcuni ambiti, l’uso continuo e responsabile degli antimicrobici in tutti i settori, combinato con efficaci pratiche di prevenzione delle infezioni, salute animale e sicurezza alimentare, rimane essenziale per rallentare l’insorgenza e la diffusione di batteri resistenti agli antimicrobici e per proteggere la salute pubblica in tutta Europa”. Ammoniscono Ecdc ed Efsa: “La resistenza antimicrobica colpisce tutti. Quando i batteri diventano resistenti agli antimicrobici, le infezioni sono più difficili da trattare e le opzioni terapeutiche diventano limitate”.

