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LE MADRI COSTITUENTI ABRUZZESI: FILOMENA DELLI CASTELLI E MARIA AGAMBEN FEDERICI

Goffredo Palmerini

Successo del convegno promosso dal Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Pescara

 

PESCARA – Un successo il convegno organizzato dal Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Pescara per la Giornata Internazionale della Donna, nell’80° anno del voto alle donne, della nascita della Repubblica e dell’elezione dell’Assemblea Costituente. È stato un doveroso ed emozionante tributo alle due Madri costituenti abruzzesi, Filomena Delli Castelli e Maria Agamben Federici, nel fare memoria del loro contributo alla elaborazione della nostra Costituzione. L’incontro si è svolto nella mattinata di martedì 10 marzo, con una significativa partecipazione, presso l’Aula Riunioni “Giovanni Di Biase” del Tribunale di Pescara.

L’evento ha inteso rendere omaggio a due figure centrali della storia istituzionale italiana e abruzzese, le Onorevoli

Filomena Delli Castelli e Maria Agamben Federici, protagoniste nell’Assemblea Costituente e testimoni dell’impegno femminile nella costruzione della Repubblica e della Carta costituzionale. Dopo i saluti istituzionali dell’Avv. Daniela Terreri, Vice-Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Pescara, dell’Avv. Chiara Sabatini, Segretaria della Fondazione Forum Aterni, dell’Avv. Marco Pellegrini, Presidente del Comitato Pari Opportunità presso l’Ordine degli Avvocati di Pescara, e del Prof. Carlo Fonzi, Presidente dell’Istituto Abruzzese di Storia della Resistenza e dell’Italia contemporanea. 

Sono seguiti gli interventi dell’Avv. Chiara Sabatini, Vice Presidente del Comitato Pari Opportunità presso l’Ordine degli Avvocati di Pescara, che ha illustrato il ruolo delle 21 donne dell’Assemblea Costituente; dell’Ing. Antonio Delli Castelli, nipote della parlamentare, sul contributo reso dall’On. Filomena Delli Castelli in seno all’Assemblea Costituente, poi come Deputata nella prima e seconda Legislatura, quindi come Sindaca di Montesilvano dal 1951 al 1955, infine come docente e giornalista Rai di illuminata visione culturale e sociale; infine la relazione del giornalista e scrittore Goffredo Palmerini sul contributo dell’On. Maria Agamben Federici nella Costituente e nella storia politica italiana. Ha moderato l’incontro l’Avv. Francesca Chichiricò, Segretaria del Comitato Pari Opportunità presso l’Ordine degli Avvocati di Pescara. L’iniziativa ha rappresentato un intenso momento di riflessione, con l’obiettivo di custodire e trasmettere la memoria di donne che, con competenza e determinazione, hanno contribuito a scrivere le fondamenta della nostra Repubblica e a promuovere l’effettiva partecipazione femminile alla vita politica e istituzionale del Paese. Se può essere d’interesse, qui di seguito il testo della relazione svolta da Goffredo Palmerini.

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LE 21 DONNE DELL’ASSEMBLEA COSTITUENTE

E UN FOCUS SU MARIA AGAMBEN FEDERICI

Mi piace iniziare questo intervento sulla lunga marcia delle donne nelle Istituzioni della Repubblica, e delle Abruzzesi in particolare, ricordando il loro contributo nella Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Non soltanto, dunque, il contributo reso dalla gloriosa Brigata Maiella, l’unico reparto di “patrioti della libertà” insignito di Medaglia d’oro al valor militare, ma anche quello di uomini e donne abruzzesi impegnati nella Resistenza umanitaria, attraverso la quale fu dato soccorso e protezione agli ebrei e, dopo l’8 settembre 1943, a militari italiani e ai quasi tremila prigionieri alleati evasi dal Campo di concentramento n.78 nei pressi di Sulmona o da altre strutture di detenzione in Abruzzo, nel clima di sbandamento e in assenza di ordini seguito alla notizia dell’armistizio. L’Abruzzo ha vissuto la guerra e il fronte, lungo la linea Gustav, per ben 9 mesi, da settembre 1943 a giugno ’44. La guerra vi ha ristagnato, con tutte le sue tragedie e le sue vittime. In quei mesi gli uomini della Resistenza umanitaria, a rischio della propria vita, guidarono attraverso i sentieri della Maiella quei militari oltre il fronte, affinché potessero ricongiungersi a Casoli ai reparti dell’VIII Armata alleata. Le donne, anch’esse a rischio dei rastrellamenti tedeschi e della loro stessa vita, si adoperavano nella protezione dei prigionieri evasi e nel dividere con loro “il pane che non c’era”.

Ne lasciò una testimonianza toccante, di questa assistenza umanitaria al femminile, il filosofo Guido Calogero, che in quei mesi era a Scanno: “[…] Le donne continuavano tranquillamente a dare il loro pugno di farina. Questa alta serenità femminile è stata una delle caratteristiche della reazione ai tedeschi e dell’aiuto agli alleati. Noi conoscevamo la fermezza delle donne italiane di fronte ai metodi polizieschi del fascismo, agli arresti e ai processi e agli interrogatori di loro stesse e dei loro congiunti. Ma potevamo credere che tali fossero solo le donne che erano riuscite a raggiungere un alto grado di educazione politica, appartenessero a famiglie di operai “sovversivi” o di intellettuali antifascisti. Il periodo dell’occupazione tedesca ci ha insegnato di che cosa sono capaci le nostre donne, anche soltanto per uno spontaneo senso di difesa della vita e della dignità umana contro ogni prepotenza. […]

Illuminanti queste parole nel descrivere quel contributo delle donne abruzzesi alla cacciata dell’invasore tedesco e alla riconquista della libertà. Mi piace, in questo esempio della nostra terra d’Abruzzo, vedere tutti i prodromi dell’Italia libera e democratica e l’inizio della lunga marcia delle donne nelle Istituzioni della Repubblica. Dopo l’avvenuta Liberazione, il 2 giugno 1946 l’Italia votò il referendum istituzionale: Monarchia o Repubblica. Scelse la Repubblica, con quasi 2 milioni di voti in più. Nello stesso giorno si votò per eleggere l’Assemblea Costituente. Quel giorno in cui s’esercitò il suffragio universale votarono anche le donne, la prima volta nella storia d’Italia, e finalmente poterono essere elette in Parlamento. Su 556 deputati dell’Assemblea furono elette 21 donne: 9 della Democrazia cristiana, 9 del Partito comunista, 2 del Partito socialista e 1 dell’Uomo qualunque.

Ricordiamole con i loro nomi, che sono incisi nella storia della nostra Repubblica: Adele Bei, Bianca Bianchi, Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Maria De Unterrichter, Filomena Delli Castelli, Maria Federici, Nadia Gallico, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi, Leonilde Iotti, Teresa Mattei, Angelina Merlin, Angiola Minella, Rita Montagnana, Maria Nicotra, Teresa Noce, Ottavia Penna, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi, Vittoria Titomanlio. Cinque di esse entrarono nella Commissione Speciale dei 75 che avrebbe redatto il progetto di Costituzione, poi discusso e approvato dall’Assemblea: Maria Federici (Dc), Nilde Iotti (Pci), Lina Merlin (Psi), Teresa Noce (Pci), Ottavia Penna (L’Uomo qualunque) che presto rinunciò e fu sostituita da Angela Gotelli (Dc). Sotto la presidenza di Meuccio Ruini la Commissione dei 75 elabora bozza di Carta costituzionale, poi discussa in aula dall’Assemblea e definitivamente approvata il 22 dicembre ‘47. Promulgata il 27 dicembre dal Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola, la Costituzione entra in vigore il 1° gennaio 1948.

Alcune di loro – annota una pubblicazione del Senato sulle 21 Madri costituenti divennero grandi personaggi, altre rimasero a lungo nelle aule parlamentari, altre ancora, in seguito, tornarono alle loro occupazioni. Tutte, però, con il loro impegno e le loro capacità, segnarono l’ingresso delle donne nel più alto livello delle istituzioni rappresentative. Donne fiere di poter partecipare alle scelte politiche del Paese nel momento della fondazione di una nuova società democratica. Per la maggior parte di loro fu determinante la partecipazione alla Resistenza. Con gradi diversi di impegno e tenendo presenti le posizioni dei rispettivi partiti, spesso fecero causa comune sui temi dell’emancipazione femminile, ai quali fu dedicata, in prevalenza, la loro attenzione. La loro intensa passione politica le porterà a superare i tanti ostacoli che all’epoca resero difficile la partecipazione delle donne alla vita politica.

Due le Madri costituenti abruzzesi elette il 2 giugno di 80 anni fa: Maria Agamben Federici (L’Aquila, 1899 – Roma, 1984) e Filomena Delli Castelli (Città Sant’Angelo, 1916 – Pescara, 2010). Assai significativo è dunque l’omaggio che il Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Pescara dedica, nella ricorrenza della Giornata internazionale della Donna, alle due donne abruzzesi dell’Assemblea Costituente. Rilevante fu il loro contributo nella stesura della Carta costituzionale, in Aula e nella Commissione Speciale dei 75.

Di Filomena Delli Castelli, Madre costituente e poi Deputata per la Democrazia Cristiana nelle prime due Legislature, Sindaca di Montesilvano dal 1951 al 1955, tra le prime donne ad essere eletta sindaco, è stato già detto nell’intervento precedente svolto dall’Ing. Antonio Delli Castelli, figlio del fratello della parlamentare. L’opera sapiente e lungimirante dell’On. Delli Castelli, talvolta di frontiera, alla guida del comune di Montesilvano, fu davvero illuminata e, in forza dei suoi principi, continuò poi nella vita di docente e di giornalista Rai.

A me spetta ricordare il contributo reso da Maria Federici, che operò nella terza sotto-Commissione, relativa ai diritti e doveri economico-sociali. Significativa fu la sua azione per il riconoscimento di pari diritti alle donne, anche nell’accesso alla Magistratura, fino ad allora escluso. La Federici si chiedeva come fosse possibile che quegli stessi Costituenti, che in una comune visione avevano sancito nell’art. 3 la pari dignità sociale e l’eguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla legge, potessero assumere posizioni ancora discriminatorie nei confronti della metà della popolazione italiana. “Ed è sorprendente constatare – sottolineava in un convegno Gabriella Luccioliche personalità così illuminate non percepirono la gravità dei pregiudizi che annebbiavano il loro pensiero, impedendo di vedere che proprio quei principi di eguaglianza, pari dignità e solidarietà solennemente sanciti nei primi articoli della Carta erano stati offesi in passato in infiniti modi da una legislazione che aveva relegato le donne ai margini della vita sociale, del mondo del lavoro e all’interno della famiglia e che la sede costituente offriva un’occasione storica irrinunciabile perché quei valori e quei principi si traducessero finalmente nel riconoscimento  dei diritti delle donne.”

Dopo un lungo dibattito, segnato dagli appassionati interventi delle Madri costituenti Federici, Mattei e Rossi, si giunse finalmente all’approvazione dell’art. 51, che nel suo primo comma dispone che Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge.” Una formulazione di compromesso, raggiunta dopo l’approvazione di un ordine del giorno presentato dalla Federici il 26 novembre 1947 e sottoscritto anche da Filomena Delli Castelli, Maria Maddalena Rossi, Teresa Mattei, Vittoria Titomanlio. Il principio sancito all’art.51 avrebbe avuto il giusto esito solo nel 1963, con l’accesso effettivo delle donne ad ogni ruolo della Giurisdizione.

Rilevante, dunque, il contributo della Federici nella Commissione dei 75, sull’accesso delle donne in Magistratura, sulle tematiche e sulle garanzie economico-sociali per l’assistenza alla famiglia, sul diritto all’affermazione della personalità del cittadino, sul diritto di associazione e ordinamento sindacale, sul diritto di proprietà nell’economia. Pure rilevante il suo ruolo in Assemblea plenaria con incisivi interventi in aula sui rapporti etico-sociali, sui rapporti economici e politici, sull’ordinamento giudiziario, su diritti e sui doveri dei cittadini. Come più in generale, nella vita pubblica, l’incisiva sua attenzione alla questione femminile e al ruolo delle donne in ogni ambito della società.

[…] Il primo passo della liberazione della donna – annotava tra l’altro la Federici in una sua memoria riportata nel volume “Scritti e interventi di Maria Federici” curato dall’On. Alberto Aiardi poté essere compiuto soltanto per volontà del governo del Comitato di Liberazione Nazionale che estendendo alle donne, nel 1945, il diritto di voto, dette alle stesse la possibilità di farsi protagoniste della lotta della loro emancipazione nella sede più adatta: la Costituente. Gli anni 1946 e 1947 restano perciò come quelli in cui le questioni femminili, per l’innanzi dibattute in sedi modeste, limitate e pive di ogni potere decisionale, trovarono le attese soluzioni. Tuttavia il progresso della donna lungo il corso della elaborazione della Carta costituzionale non fu breve né semplice. Rimane nella storia di quegli anni, documentata dai resoconti delle discussioni e dagli atti delle sedute, una traccia, che si rileva con disagio, dell’atteggiamento di non pochi uomini, peraltro di grande ingegno e cultura e di esperta dottrina giuridica, i quali ostacolarono, in qualche caso con fermezza, il processo di promozione socio-giuridica della donna. […] Si è perciò indotti a dire, in una visione retrospettiva della vicenda, che la donna non avrebbe nella Costituzione il posto che di fatto vi ha, se non ci fosse stato alla Costituente quel gruppo di donne che il suffragio universale e l’esercizio dell’elettorato passivo, oltre che attivo, aveva portato nell’aula di Montecitorio. La presenza delle donne alla Costituente è risultata infatti incisiva e determinante in modo particolare per le questioni femminili, senza peraltro voler con questa affermazione sminuire il contributo da esse dato alle questioni generali […].”

Ancora qualche annotazione sulla sua vita istituzionale, politica e sociale. Anna Maria Agamben nasce a L’Aquila il 19 settembre 1899, da Alfredo e Nicolina Auriti, primogenita di 4 figli di una famiglia benestante, armene le origini paterne. Laureata in lettere all’Università di Roma La Sapienza, docente e giornalista, Maria Agamben sposa nel 1926 Mario Federici, anch’egli aquilano, drammaturgo e affermato critico letterario, tra le personalità più insigni della cultura abruzzese del Novecento. Insofferente alle limitazioni culturali imposte dal regime fascista, la coppia nel 1929 lascia l’Italia per stabilirsi all’estero, dapprima a Sofia, poi al Cairo e infine a Parigi, dove Maria insegna negli Istituti italiani di Cultura.

A Parigi, in particolare, lei vive uno dei periodi più fecondi della sua vita, venendo a contatto con gruppi di esuli italiani in fuga dalla dittatura fascista e maturando la sua formazione influenzata dal pensiero cristiano sociale – soprattutto di Emmanuel Mounier e Jacques Maritain – che avrebbe connotato profondamente la filosofia e la politica dello scorso secolo. Rafforza inoltre le sue idee sulla giustizia sociale e sul ruolo pienamente paritario della donna nella società, che costituiranno il caposaldo della suo pensiero. Cattolica impegnata, profonda fede nei valori di libertà e democrazia, la Federici sviluppa i suoi propositi d’impegno affondandone le radici nel valore della libertà, della giustizia sociale e del ruolo essenziale della donna, non solo nella famiglia, ma anche in politica e nella società.

Al rientro in Italia, nel 1939, Maria Federici avvia un intenso impegno sociale e d’apostolato laico. A Roma è attiva nella Resistenza nell’Associazione Piazza Bologna, organizzando un centro d’assistenza per profughi, reduci e perseguitati politici. Presto si rivela come un forte esempio d’emancipazione femminile. Nell’agosto 1944 viene eletta delegata al Congresso di fondazione delle ACLI (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani) e, in questa veste, l’anno seguente organizza il Convegno nazionale per lo studio delle condizioni del lavoro femminile, un importante momento di confronto per le donne cattoliche. L’anno dopo contraria alla partecipazione delle donne cattoliche all’UDI (Unione Donne Italiane) e convinta sostenitrice della necessità della loro autonomia – partecipa anche ai lavori per la fondazione del CIF (Centro Italiano Femminile), che si radica ben presto su tutto il territorio nazionale. Maria Federici ne è la presidente sino al 1950, orientando l’attività del CIF in una serie di iniziative in favore degli sfollati, dei reduci e particolarmente dell’infanzia, con colonie estive, scuole e mense.

 

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