Home In Evidenza S. Kilian: un Santo per il nostro millennio. Intervista a Enzo Farinella

S. Kilian: un Santo per il nostro millennio. Intervista a Enzo Farinella

Mimma Cucinotta

Dall’Irlanda alla Germania l’impatto storico e spirituale di Kilian e dei monaci irlandesi sul cuore dell’Europa medievale e sull’identità europea contemporanea

Nella cosiddetta “Svizzera irlandese”, una zona collinosa vicino a Dublino che comprende Delgany, Greystones e Glendalough, una piccola chiesetta parrocchiale di Delgany, incastonata come gemma nel verde brillante del paesaggio, è dedicata a San Kilian, monaco irlandese del VII secolo. Kilian nacque verso il 640 in una famiglia nobile di Cloughballybeg, Mullagh, nella Contea di Cavan, e da giovane decise di seguire un misterioso sogno: portare la luce della cultura e dei valori cristiani in tutto il mondo.
Come Columbano in Francia e Italia o Gallo in Svizzera, Kilian si recò in Germania, illuminando le valli e i monti di Würzburg con il Vangelo.

Kilian Wikipedia

I suoi semi, piantati quasi mille anni prima, avrebbero trovato nuovi germogli grazie a altri monaci irlandesi come il Beato Marianus Scottus, contribuendo alla crescita culturale ed economica della regione bavarese e alla fondazione di Würzburg come centro di fede e cultura.

Il Prof. Enzo Farinella studioso e autore di numerosi saggi sul monachesimo irlandese, approfondirà l’impatto storico e spirituale di Kilian e dei monaci irlandesi sul cuore dell’Europa medievale e sull’identità europea contemporanea.

Intervista
Professor Farinella, perché San Kilian è considerato un santo per il nostro millennio?
San Kilian rappresenta la forza dei valori cristiani portati con coraggio e dedizione in terre straniere, come la Germania del VII secolo. La sua opera non fu solo spirituale, ma culturale: piantò semi che fiorirono secoli dopo con altri monaci irlandesi, contribuendo alla crescita di Würzburg e alla diffusione della fede. La sua storia ci ricorda che radici profonde e azioni coraggiose possono influenzare intere società, anche a distanza di secoli.

Würzburg da Wikipedia

Qual è stato il percorso di Kilian dall’Irlanda alla Germania?
Secondo Rabanus Maurus, nell’estate del 686 Kilian partì con dodici compagni dal porto di Kilmakilloge, navigando fino alla foce del Reno e poi lungo il Main fino a Würzburg. Lì piantò una croce sul Kreusberg, “la collina della croce”, prima di proseguire verso Roma, dove incontrò Papa Conon. Tornati in Franconia, Kilian, il prete Colmán e il diacono Totnan rimasero a Würzburg, predicando e convertendo la popolazione, incluso il Duca Gozbert.

Come Kilian affrontò le sfide locali?
Il Santo non esitò a richiamare il Duca alla correttezza secondo la Sacra Scrittura, denunciando il matrimonio invalido con la vedova di suo fratello. Questo gesto provocò l’ira di Geilana, che ordinò l’uccisione di Kilian e dei suoi compagni. Nonostante ciò, la loro memoria e la devozione dei fedeli crebbero, portando alla costruzione di chiese e alla venerazione dei martiri, che si svolge ancora oggi, specialmente l’8 luglio a Würzburg.

Qual è l’eredità culturale e spirituale lasciata dai monaci irlandesi in Germania?
I monaci irlandesi consolidarono la fede cristiana in un periodo di barbarie e instabilità, rendendo la Chiesa bavarese un punto di riferimento. L’apporto culturale fu enorme: portarono manoscritti, scritti in gaelico e latino, come “I Vangeli di S. Kilian” e la “Vita di S. Patrizio” di Muirchu. Würzburg divenne un centro di pellegrinaggio e di studi, influenzando imperatori come Carlomagno e Federico Barbarossa e dando vita a scuole, biblioteche e tradizioni che ancora oggi testimoniano la loro presenza.

Può spiegare il legame tra Monaco e i monaci irlandesi?
Lo stemma più piccolo della città di Monaco raffigura un possibile monaco con un libro rosso in mano, simbolo del Vangelo, e la mano destra alzata in benedizione. È plausibile che questa immagine sia un riconoscimento della presenza e dell’opera dei monaci itineranti irlandesi, che portarono luce e speranza in un’epoca buia, consolidando la fede e la cultura locale.

Come possiamo trarre ispirazione oggi dalla storia di Kilian?
Riflettere su San Kilian significa comprendere le radici profonde dell’Europa, apprezzare il pluralismo culturale e religioso e creare un senso di “casa comune” europea. La sua opera dimostra come valori condivisi e coraggio morale possano trasformare società intere, offrendo un modello di riferimento per iniziative sociali, civili, spirituali e culturali contemporanee.

Qual è la diffusione moderna della devozione a San Kilian?
Il culto di Kilian è ancora vivo in Irlanda, Germania, Sud Africa, Australia e USA. La comunità dei Kiliani celebra due settimane di festa in luglio, con testimonianze di miracoli e guarigioni.

Il suo nome è portato anche dal club sportivo GAA St. Kilians, segno della duratura influenza culturale e spirituale del Santo.

Prof. Farinella, ci sarà un’occasione per approfondire queste riflessioni?
Sì, discuterò di questi temi con la Società Storica di Delgany/Greystones nella Contea di Wicklow, condividendo l’importanza dei monaci irlandesi nella storia europea e il ruolo di San Kilian come esempio di luce e cultura per il nostro millennio.

Enzo Farinella
Storico, saggista e conferenziere, Enzo Farinella è considerato uno dei più autorevoli studiosi europei del monachesimo irlandese e della sua influenza nella formazione culturale dell’Europa medievale.
Nato a Gangi (Palermo) in Sicilia, vive nella Irlanda da oltre cinquant’anni, dove ha svolto un’intensa attività accademica e culturale. Per molti anni è stato docente di antropologia filosofica presso istituzioni universitarie irlandesi e ha svolto per oltre vent’anni (1979–1999) l’incarico di Addetto Culturale presso l’Istituto Italiano di Cultura di Dublino, organismo della rete culturale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale deputato alla promozione della lingua e della cultura italiana all’estero. In tale veste Farinella ha svolto un’intensa attività di insegnamento della lingua e della cultura italiana e di promozione culturale, incontrando nel corso degli anni migliaia di studenti irlandesi adulti — fino a circa quattrocento l’anno — e organizzando conferenze, incontri e iniziative dedicate alla valorizzazione dei rapporti storici e culturali tra Italia e Irlanda oltre alla partecipazione a numerosi progetti di divulgazione storica dedicati alle radici comuni dell’Europa cristiana.

Nel corso della sua attività ha tenuto conferenze e cicli di lezioni in diversi paesi europei, contribuendo alla diffusione degli studi sul monachesimo celtico e sulla tradizione della peregrinatio pro Christo, il pellegrinaggio missionario dei monaci irlandesi. Alla carriera accademica ha affiancato una lunga attività giornalistica come corrispondente dall’Irlanda per ANSA e Radio Vaticana.

Tra i momenti più significativi della sua esperienza professionale figura la presenza, come unico giornalista italiano tra i coordinatori, durante la storica visita di Papa Giovanni Paolo II in Irlanda nel 1979, evento che segnò una pagina importante nella storia contemporanea del paese.

Nel corso della sua attività giornalistica ha inoltre realizzato una celebre intervista al leader sovietico Michail Gorbaciov, protagonista della stagione della perestrojka e della fine della Guerra fredda.
Studioso prolifico, Farinella è autore di numerosi libri dedicati alla presenza dei monaci irlandesi in Europa e al ruolo che questi “pellegrini per Cristo” ebbero nella diffusione del sapere, della spiritualità e delle istituzioni culturali tra il VI e il XIV secolo.

Tra le sue opere più note figurano Through Mountains and Valleys – Irish Monks & Pilgrims in Europe and Austria, Born in the Emerald Ireland, Lit up the Black Forest – Irish Pilgrims in Europe and Germany, Sulle vette del massimo amore. Monaci irlandesi in Europa e in Svizzera, Dall’Atlantico al Mediterraneo. Santi e studiosi irlandesi alle origini della storia europea e il più recente Scozia – Galles – Inghilterra. I Monaci Irlandesi nella Britannia, dedicato alla presenza dei missionari irlandesi nelle isole britanniche.
Attraverso conferenze, saggi e volumi pubblicati in diversi paesi europei, continua ancora oggi a promuovere la conoscenza delle radici culturali comuni dell’Europa e del dialogo storico tra Irlanda e Italia, con particolare attenzione al ruolo svolto dai monasteri irlandesi come centri di trasmissione del sapere e di conservazione della cultura classica nel primo Medioevo.
È inoltre membro del Comitato Scientifico del Cammino di San Colombano, itinerario culturale europeo dedicato alla figura di San Colombano, uno dei più grandi monaci missionari irlandesi, di cui Robert Schuman, tra i padri fondatori dell’Europa unita, scrisse: «Colombano è il santo protettore di quanti cercano di costruire un’Europa unita».

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