“Il pensiero non è più tale. Hanno preso il sopravvento le idee, ma sono idee confuse, distoniche, disordinate, pressapochiste e arroganti. Le idee senza Pensiero sono sfuggevoli e incanalate verso il vuoto o verso il nulla. Siamo nel tempo della banalità.
La modernità ha annullato tutto questo, trasformando il tutto in spettacolo, in una recita continua dove l’apparire ha divorato l’essere. Si vive di riflessi, di luci della ribalta, di palcoscenici allestiti in fretta per nascondere la mancanza di fondamenta. L’agonia della politica, in questo contesto, genera un’immagine di vacuità che spaventa chi ancora prova a ragionare con la propria testa.
Si è perso il garbo, si è smarrita la gentilezza del confronto, sostituita dall’arroganza di chi pensa che alzare la voce o occupare uno spazio visivo equivalga ad avere ragione. Ma il potere senza dignità è solo rumore bianco. È un castello di carta che attende solo un soffio di verità per crollare.
Camminiamo su tappeti di volti sorridenti stampati su carta lucida, promesse che già il giorno dopo giacciono nel fango. Li calpestiamo beatamente, questi programmi elettorali che non leggerà nessuno, mentre i candidati urlano dai palchi una realtà che non esiste. La nostra indifferenza è proporzionale al peso della carta che calpestiamo.
Nel momento in cui ci si trova nel bosco, assurge una parola — una sola parola — a indicare due strade: il deserto e la prateria. Il deserto è la ripetizione dell’identico, della piattezza, dell’urlo sguaiato. La prateria è lo spazio del pensiero libero, delle radici, della coerenza tra ciò che si dice e ciò che si è. Abbiamo i cavalli giusti per cavalcare la prateria o ci accontenteremo di morire di sete nel deserto dell’apparenza?”
@Riproduzione riservata

