Home Attualità La questione del cardinale Pizzaballa è un attacco all’Occidente cristiano

La questione del cardinale Pizzaballa è un attacco all’Occidente cristiano

Pierfranco Bruni

La gravità dell’Alt al cardinale Pizzaballa è non solo assurda ma è anche irragionevole e religiosamete irriguardosa e pericolosa in termini storici e culturali.
Dobbiamo stare molto attenti in questo mondo di sradicamenti diffusi. Di bugie ridondanti. Di tradizioni negate e confuse in quelle antropologie delle feste che rappresenta il coronamento del relativismo.
La festa è un relativismo in una società sacrificata al benessere nonostante le crisi economiche e esistenziali delle civiltà.
La questione del divieto al Cardinale Pizzaballa di entrare in un Tempio sacro a Gerusalemme, nel giorno della benedizione delle Palme, è di una tale gravità che mette a rischio l’intero processo di fede tra Oriente e Occidente.
Non è accettabile che l’Occidente cristiano e l’Oriente cristiano ortodosso possano accettare una tale requisitoria. Credo che siamo a una fase di discredito dello stesso Occidente cattolico. Mi verrebbe da dire che siamo finiti nelle griglie dell”ebraismo di uno Stato come Israle intollerante e sistematicamente anti cattolico.
Non siamo caduti soltanto nella intolleranza. Siamo piuttosto scivolati nella negazione di un cattolicesimo che ha sempre cercato di intavolare un discorso serio con l’ebraismo. Ma non è servito a nulla. Hanno creato lo scontro chiaro.
Non è accettabile che le religioni scendano a questi livelli. È la dimostrazione che la guerra tocchi realmente le Fedi. Israele che costituisce quel pezzo di Mediterraneo dentro il quale le Fedi sono nate è diventato una sfida raccapricciante contro il dialogo.
Può interessare la politica dei Governi europei e non solo? Chiaramente sì. Questo è il punto serio ora. Città del Vaticano non è uno Stato a sé in una tale situazione.
È quella civiltà che custodisce la evangelizzazione dei Popoli. È quella cultura che ha sancito l’incontro tra l’Antico e il Nuovo Testamento. Ma è soprattutto il simbolo della cristianità.
Come può l’Europa compresa l’Italia stare dalla parte di Israle dopo questo attacco alle coscienze e anche all’immagine di una visione cattolica? Crolla l’incontro tra Paolo e la Chiesa di Roma. Si lacera la Parola di Agostino proiettata sino all’attuale Pontefice.
Bisogna far smettere Israele di sentirsi padrone della religiosità nel Mediterraneo occidentale. È una ferita che riapre scenari contradditori. Credo che un appello al mondo cattolico sia importante. Non cedere. Ma riedificare. Questo dovrebbe essere il monito fondamentale.
L’Occidente cristiano resta ancora in quel che ha sostenuto e disegnato Paolo di Tarso nell’agorà dell’abbraccio e dell’amicizia ma un grido va lanciato sia sul piano religioso che politico. D’altronde è anche una aggressione agli Stati europei che aiutano Israele. La smettano di stare con una storia che non ci appartiene più. O forse non è mai apparteneva alla cristianità occidentale.

Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.

Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.

Incarichi in capo al Ministero della Cultura:

Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;

Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;

Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.

È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.

Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.

Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.

Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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