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L’Italia resta a casa

Roberto Sciarrone

Il fallimento del “sistema calcio”. Débâcle nazionale?

Débâcle nazionale? Che dire? Sono davvero molto deluso dall’esito di questa partita che ci vede per la terza volta consecutiva fuori dai mondiali di calcio, un record.
Ormai siamo primi dove non lo eravamo mai stati (evviva!) e non lo siamo più dove invece lo dovremmo essere per storia, cultura e tradizione penso al calcio, ma anche al ciclismo. Invece siamo primi ovunque, dal curling alla Formula 1, passando per il tennis, lo sci di fondo e lo slittino e a tutti gli altri sport di squadra come la pallavolo, il baseball e il rugby.
Il risultato di ieri credo sia conseguenza di scelte programmatiche sbagliate, la federazione innanzitutto, il sistema calcio in Italia non funziona più. In dieci edizioni del mondiale – dal 1970 al 2006 – siamo arrivati due volte primi, due volte secondi, una volta terzi e una quarti. Insomma, sempre protagonisti. Oggi siamo spariti, non solo dalla massima competizione calcistica per nazioni ma anche dalle coppe europee dove ormai da anni le nostre squadre raccolgono poco o nulla.
Un sistema, quello calcistico, al vertice degli sport italiani per finanziamenti pubblici assegnati alle federazioni sportive nazionali (solo quest’anno circa 35milioni alla FIGC). Finanziamenti assegnati annualmente in base a parametri di performance sportiva (risultati olimpici e mondiali), volumi di attività (numero di tesserati) e capacità gestionale. E allora? Qualcosa non torna. In questa speciale classifica, dopo il calcio, abbiamo la FIN (nuoto) cui sono stati assegnati circa 18milioni di euro e poi la FIPAV (pallavolo) 17milioni, seguono la FITP (tennis e padel) 16milioni, FIDAL (atletica leggera) 14milioni, FISI (sport invernali) 12milioni ed a seguire pallacanestro, scherma, ginnastica e ciclismo. Oggi gli stadi di calcio sono strutture perlopiù fatiscenti, rimaste agli anni ’90. Solo due o tre squadre hanno stadi di proprietà in Italia e non si investe sui giovani, il futuro, non ci si rinnova, non si guarda oltre il proprio giardino. Ma si ottengono tanti finanziamenti. La differenza è che negli altri sport vinciamo, anche molto, mentre nel calcio siamo fermi al primo decennio 2000, con la vittoria dei mondiali nel 2006 e la coppa dei campioni dell’Inter nel 2010.
Poi dal punto di vista generale è assurdo comunque che in un mondiale l’Italia non giochi e che giochino invece altre nazionali senza storia internazionale ma che – giustamente – sul campo hanno meritato il posto. Ma queste dimensioni non contano, nello sport conta solo la bravura, chi è più allenato e qui noi di fatto abbiamo steccato. È stato un errore col senno di poi andare ad esultare e farsi riprendere dalle telecamere perché abbiamo caricato ulteriormente un ambiente già adrenalinico di suo.
Io mi ritengo comunque fortunato per aver visto e vissuto le atmosfere di Italia 90, USA 94, Francia 98, Corea 2002 e Germania 2006. Spiace per i ragazzi di oggi che invece queste emozioni chissà se le vivranno, quando le vivranno e come le vivranno. Davvero una grande delusione. Ripensandoci, così velocemente tornano alla memoria le tante diapositive mondiali: i goal di Schillaci a Italia 90, il goal di Baggio alla Nigeria a USA 94, la traversa di Gigi Di Biagio a Francia 98 e poi la Corea e Moreno nel 2002 per finire con l’apoteosi di Berlino nel 2006. Momenti che sembrano lontani nel tempo, ma sono solo ieri. Ci rimane Kimi Antonelli (e per fortuna, molto altro).

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