Home Storia, Arte, Cultura Il Cantico dell’Amore: a Pescia ontologia e visione francescana

Il Cantico dell’Amore: a Pescia ontologia e visione francescana

Mimma Cucinotta

Pescia (Pistoia), 11 aprile 2026 | Nel chiostro della Chiesa Monumentale di San Francesco, le celebrazioni per gli 800 anni francescani diventano percorso di pensiero e spiritualità. Al centro, Pierfranco Bruni, motore di un progetto culturale che intreccia ontologia e antropologia, restituendo al francescanesimo una voce contemporanea tra parola, mistero e identità

Nel solco delle celebrazioni per gli ottocento anni del francescanesimo (1226–2026), l’iniziativa dedicata a Il Cantico dell’Amore. Sui passi di Francesco dalla Parola al Mistero, in programma l’11 aprile 2026 alle ore 18.30 nel chiostro della Chiesa Monumentale di San Francesco a Pescia (Pistoia), si presenta come attraversamento del pensiero e dello spirito francescano.
Promossa nell’ambito delle Celebrazioni francescane 800 anni e sostenuta da realtà associative e culturali quali Terra dei Padri – Associazione Culturale, ENAC (Ente Nazionale Attività Culturali) e RiArtEco – Accademia di Ecologia ed Arte A.P.S., l’iniziativa si colloca in un contesto di alto profilo istituzionale e spirituale.
Ad aprire i lavori saranno i saluti istituzionali del sindaco di Pescia Riccardo Franchi e dell’assessore alla cultura Claudia Massi, a testimonianza dell’attenzione della comunità locale verso un progetto che coniuga identità e tradizione. L’introduzione è affidata a Maurizio Abbate, presidente ENAC, mentre gli interventi spirituali vedranno la presenza di Fra Alfred Parambakathu (OFM Conv) insieme ai confratelli.
Tra i contributi saggistici si segnalano quelli di Pasquale Guerra e Marilena Cavallo, inseriti in un dialogo più ampio che intreccia riflessione critica e dimensione umana.

A prendere la parola saranno inoltre Franca De Santis, curatrice del progetto, Marco Canestrelli, vicepresidente ENAC, e Silvia Filippi, vicepresidente dell’Accademia RiArtEco.
A impreziosire ulteriormente l’evento, una sezione espositiva con opere di Enrica Capone, Aldo Celle, Luca Girolami, Antonella Pirozzi, Stefania Verderosa e Zero, in una sintesi tra arti visive e ricerca spirituale che rafforza il carattere interdisciplinare dell’iniziativa.
Al centro della riflessione si colloca la figura di Pierfranco Bruni, coordinatore scientifico del progetto, che emerge come autentico motore culturale di un percorso che intreccia ontologia e antropologia, parola e mistero, memoria e identità.
L’impianto dell’iniziativa non è semplicemente celebrativo. In esso si riconosce una precisa visione, ossia un francescanesimo letto come esperienza dell’essere, prima ancora che come tradizione religiosa. È qui che si inserisce l’opera di Bruni, da anni impegnato in una ricerca che attraversa filosofia, letteratura e antropologia in una chiave profondamente ermeneutica.
Nel suo approccio, il Cantico rappresenta “luogo dell’essere”, spazio in cui l’uomo ritrova la propria dimensione originaria nel rapporto con il creato e con il sacro. Una prospettiva che si muove tra metafisica e antropologia culturale, restituendo al francescanesimo una funzione contemporanea: quella di linguaggio universale della relazione.

La figura di Pierfranco Bruni è tra le più originali nel panorama della critica filosofico-letteraria italiana . Archeologo, antropologo, linguista e saggista, è stato direttore nel Ministero dei Beni Culturali e ha ricoperto incarichi di rilievo in ambito istituzionale e scientifico.
Docente presso l’Università “La Sapienza” di Roma, ha sviluppato studi sulle minoranze etno-linguistiche e sulle identità culturali, con una particolare attenzione al Mediterraneo come spazio simbolico e storico.
Presidente della Commissione per il conferimento del titolo di Capitale Italiana del Libro 2024, è autore di numerose opere poetiche e saggi che spaziano dalla letteratura del Novecento alla riflessione sul sacro e sull’estetica.
Il suo lavoro si distingue per il rapporto tra linguaggio e verità, tra simbolo e conoscenza, unendo rigore scientifico e sensibilità letteraria.

Nel progetto in programma a Pescia, Bruni imprime una direzione precisa: riportare la cultura alla sua dimensione originaria, quella dell’interrogazione sull’essere. L’antropologia, in questo contesto, non si pone come disciplina descrittiva ma lettura ermeneutica dei segni del passato alle domande del presente.
Il francescanesimo diventa così paradigma di una nuova umanità possibile, fondata sulla relazione, sull’ascolto e sulla bellezza come forma di conoscenza.

L’evento si inserisce in una visione più ampia in cui la cultura diviene testimonianza. In questo senso, la presenza congiunta di istituzioni, studiosi, artisti e rappresentanti del mondo religioso contribuisce a costruire un dialogo plurale, coerente con l’impostazione bruniana: una “geo-letteratura delle culture”, in grado di connettere territori, identità e linguaggi.
Il Cantico dell’Amore si configura dunque come un’opera corale, intorno al pensiero di Pierfranco Bruni, che ne rappresenta l’architrave teorico e ontologico. Lungo un processo spirituale che continua a interrogare il nostro tempo, invitando a riscoprire, attraverso Francesco, il senso più profondo dell’umano.

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