Milano, 19 mag. (Adnkronos/Labitalia) – Troppe microimprese (93,9%), pochissime grandi (0,2%) e poche piccole (5,1%) o medie (0,8%) e in generale sottomanagerializzate. Questo il quadro in Lombardia, che non si discosta molto da quello nazionale e vede le imprese impreparate ad affrontare sfide complesse come la transizione energetica e digitale e una crisi internazionale che si fa sentire e incide sulla capacità di innovare e competere. In Lombardia ci sono 59.696 dirigenti, di cui circa il 24,8% donne (aumentate del 129,3% negli ultimi 16 anni), e 54.387 imprese sopra i 9 dipendenti: il dato testimonia come ancora la stragrande maggioranza delle Pmi sia priva di manager esterni alla famiglia, presenti solo nel 30% delle Pmi italiane a fronte di circa l’80% di quelle di Germania, Francia e Spagna. Quanto una gestione manageriale sia determinante per competere lo spiegano i dati che vedono le nostre grandi e medie imprese avere una produttività in linea e a volte superiore alla media europea, mentre il livello crolla nelle piccole e microimprese.La crescita e, quindi, la managerializzazione delle Pmi sono alcuni dei temi al centro dell’assemblea di Manageritalia Lombardia in svolgimento all’Hotel Enterprise di Corso Sempione a Milano.Nel corso dell’assemblea, oltre al tema della scarsa managerializzazione delle Pmi, è stato affrontato anche il nodo strategico della sostenibilità, dell’innovazione e della crescente attenzione ai benefici dell’economia circolare, asset ormai indispensabili per la crescita e la competitività delle imprese. Asset che richiedono competenze, visione strategica e una rinnovata cultura aziendale che solo i manager possono garantire accompagnando le imprese nei processi di trasformazione.In Lombardia il gap manageriale rispetto ai principali competitor si fa sentire meno che nelle altre regioni: in Italia nel settore privato ci sono 0,9 dirigenti ogni cento dipendenti contro l’1,8 in Lombardia ma rimane comunque inferiore al 2-4% nei principali Paesi europei. Questa carenza non è colmata dalla crescita dell’ultimo anno (+3,4% dei dirigenti privati nella regione e +22,7% negli ultimi 16 anni) anche se risulta superiore alla crescita media nazionale (rispettivamente 2,6% e +17,4%).“Tra novembre 2025 e marzo 2026, con il rinnovo dei Contratti Collettivi – spiega commenta Antonio Bonardo, Presidente di Manageritalia Lombardia – è stata introdotta una misura sperimentale pensata per le aziende che vogliono inserire per la prima volta un dirigente nel proprio organico. L’agevolazione riguarda i dirigenti con una retribuzione lorda annua omnicomprensiva fino al 3% del minimo contrattuale, cioè 67.197 euro lordi, e si traduce in un taglio dei contributi dovuti al Fondo Mario Negri e all’Associazione Antonio Pastore. Il risultato è che, con circa 7mila euro l’anno in più rispetto ad un quadro, anche una piccola impresa può puntare su competenze manageriali di alto profilo. Sarebbe inoltre utile – conclude Bonardo – un intervento di Regione Lombardia per rafforzare il sostegno all’inserimento dei dirigenti nelle PMI, anche riprendendo strumenti ispirati all’articolo 20 della Legge 266/1997. Con questa legge, tramite accordi tra le agenzie per l’impiego, le associazioni rappresentative delle imprese e dei dirigenti, le PMI fino a 250 dipendenti potevano ottenere uno sgravio contributivo della durata di 12 mesi per favorire percorsi mirati di reinserimento di dirigenti disoccupati”.L’assemblea è stata inoltre l’occasione per approfondire un tema sempre più strategico nella gestione d’impresa: lo stretto legame tra benessere organizzativo e produttività. Al centro del confronto il welfare come driver strategico per la competitività, con un dibattito dedicato a come costruire sinergie efficaci tra welfare pubblico, contrattuale e aziendale. Moderato dal giornalista Dario Donato, l’incontro ha messo a confronto le visioni di Monica Nolo, vicepresidente Manageritalia, Simone Pizzoglio, vicepresidente Manageritalia, Massimo Fiaschi, segretario generale Manageritalia, Stefano Castrignanò, presidente dell’Osservatorio Italian Welfare, insieme alle testimonianze aziendali di Giuseppe Bertolino, Hr Manager Hilton Milano, Chiara Daviddi, Head of HR Development and Management Agos, e Cristian Valsiglio, responsabile dell’Amministrazione del Personale e delle Relazioni Sindacali di Esselunga. Dal dibattito è emerso come investire nel benessere delle persone rappresenti oggi una leva concreta di attrattività, retention, innovazione e crescita per le imprese.

